Archivio del mese settembre 2010

Ex stabilimento aeronautico Caproni di Predappio.

Nel 1935 Mussolini collocò nel suo paese di origine una nuova fabbrica aeronautica affidandone la direzione all’ingegnere italiano Giovan Battista Caproni: da quello stabilimento uscirono i 150 esemplari del Caproni Ca 164.

Lo stabilimento aeronautico di Predappio è un complesso architettonico costituito da una serie di corpi di fabbrica disposti lungo l’impluvio di una stretta gola racchiusa dai rilievi collinari del territorio da Predappio Nuova. Inglobando due preesistenti edifici gemelli appartenenti alla società Zolfi, che estraeva dal colle il materiale, nel 1933 iniziarono i lavori della parte bassa del complesso.

I due piani sui quali venne impostata dividevano le lavorazioni meccaniche della fresatura e torneria da quelle, al piano superiore, di saldatura e intelaiatura. Ben presto venne dotata anche di due capannoni, oggi non più esistenti, situati col retro dello stabilimento ed a quota superiore, dove vennero ricavati i reparti idonei alle lavorazioni finali di falegnameria e montaggio, accessibili tramite una strada laterale.

Nell’estate 1940 vennero completati i progetti dell’ingegnere Alessandrini di Bologna per il nuovo ampliamento; un capannone rettangolare di grandi dimensioni raggiunge la quota più alta del complesso edilizio, in prossimità della cima del colle, attraverso la sovrapposizione di quattro diversi livelli che, seguendo il profilo dell agola, assumono planimetrie sempre più grandi, dal basso verso l’alto.
Questo almeno da quanto appare nelle foto dell’epoca e nelle diverse pubblicazioni propagandistiche del periodo.
Sono invece opera dello scultore bolognese Ulderigo Conti i tondi scultorei  previsti da Florestano Di Fausto nella parte centrale al di sopra del cornicione ed anche le testine poste nelle chiavi di volta degli archi del portico.

Video originale dal canale youtube ‘lavoceromagnola

Conferenza Europarc 2010: salvare la biodiversità e far conoscere le ricchezze naturali dell’Abruzzo

Il 2010 è stato proclamato l’anno internazionale della biodiversità, per questo motivo la Conferenza Europarc affronterà con workshops, escursioni e dibattiti il tema “Vivere insieme. Biodiversità e attività umane: una sfida per il futuro delle Aree Protette”.
Importanti relatori europei e internazionali cercheranno insieme le risposte locali di cui abbiamo bisogno per contrastare la perdita di biodiversità a livello mondiale. Tra loro, interverrà anche il presidente di Slow Food International Carlo Petrini, sostenitore dell’idea che selezionando cibi di buona qualità, prodotti con lavorazioni e criteri che rispettino l’ambiente e le tradizioni locali, favoriamo la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile. L’associazione del mangiare “buono, pulito e giusto” conta 100.000 iscritti, ha sedi in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito e 130 Paesi aderenti.
Altri ospiti illustri saranno Ladislav Miko, direttore del Dipartimento Ambiente della Commissione europea, e Jon Jarvis, Direttore  del National Park Service che gestisce i Parchi nazionali degli Stati Uniti. Nella sessione plenaria interverranno inoltre Hans Friederich, direttore per l’Europa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura; Sarat Gidda, rappresentante della Convention on biological diversity delle Nazioni Unite; Harvey Locke, vice presidente della Wild Foundation, organizzazione internazionale dedicata interamente alla protezione delle aree naturali in tutto il mondo. La manifestazione rappresenta sicuramente un’occasione per far conoscere le ricchezze naturali, storiche, culturali ed enogastronomiche presenti sul territorio abruzzese. Oltre a partecipare all’Assemblea generale, i partecipanti infatti avranno modo di scoprire e godere delle bellezze del Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise attraverso diverse escursioni e viste guidate.
L’evento che porterà sotto i riflettori l’Abruzzo potrà comunicare così l’immagine del Parco e della sua organizzazione oltre i confini nazionali.
Mauro Di Dalmazio, assessore abruzzese al Turismo, afferma: E’ intuitivo comprendere come questa importante iniziativa sia anche una straordinaria opportunita’ di marketing territoriale. La nostra collana di aree protette viene considerata dagli esperti del settore un vero gioiello turistico, con questa vetrina si andra’ ad incrementare la buona reputazione. Ma adesso la vera sfida e’ riuscire a mettere a sistema tutto questo patrimonio naturale facendo in modo che interagisca con le attivita’ dell’uomo. La tutela delle aree non deve diventare un ostacolo allo sviluppo turistico, anzi bisogna fare in modo che la loro conservazione diventi un valore da rendere fruibile per maggiorare l’attrazione dei flussi turistici.

Fonte: Ok-ambiente

North Carolina State University: foglie artificiali per produrre energia solare

Il tentativo è già stato tentato da altri, questa volta è il turno della North Carolina State University, che hanno sviluppato un concept per una foglia artificiale in grado di generare energia dai raggi del sole. La sostanza usata è un gel flessibile a base d’acqua con l’aggiunta di molecole recettive ai raggi solari. Le molecole potrebbero e dovrebbero essere sintetiche, ma per ora i ricercatori hanno utilizzato clorofilla naturale, per abbattere i costi di ricerca. Quando il dispositivo è esposto alla luce solare, le molecole presenti reagiscono come nella fotosintesi clorofilliana generando energia; in seguito gli elettrodi all’interno, rivestiti di nanotubi di carbonio, particolato carbonioso o grafite, per ridurne i costi rispetto al platino, agirebbero come conduttori. La resa energetica per ora è molto bassa, ma i ricercatori intravedono grossi margini di miglioramento, magari trovando pure il modo di “coltivare” questo gel direttamente sulle superfici interessate a raccogliere energia dal sole.

Fonte: E-cology

BioDomenica: il 3 ottobre in piazza

Cento piazze in Italia, cinque continenti nel mondo mobilitati per promuovere il consumo di prodotti biologici, sicuri e di qualità. Prodotti legati al territorio, alle sue tradizioni, alla propria cultura. Un appuntamento, che solo a Roma vedrà presenti più di 150 aziende agricole biologiche, targato Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), Coldiretti e Legambiente, insieme il 3 ottobre 2010 per l’undicesima edizione di Biodomenica.
Parlare di agricoltura biologica significa parlare di ambiente, di tutela della biodiversità, di salute, di alimentazione e gusto, di benessere animale, di consumo critico e responsabile, di commercio equo e solidale e di finanza etica. Va proprio in questo senso la giornata nazionale per promuovere il consumo di prodotti sicuri e di qualità, legati al territorio, alle sue tradizioni e alla sua cultura.
La Biodomenica ha l’obiettivo di favorire l’incontro tra il mondo agricolo e i cittadini/consumatori, per creare con loro un movimento di opinione in grado di orientare il mercato e le istituzioni. Le iniziative si svolgeranno nelle piazze delle maggiori città italiane dove si potranno degustare le migliori produzioni biologiche, incontrare i produttori per ricevere informazioni sulle tecniche di produzione e sulle caratteristiche degli alimenti biologici.
In ogni città l’iniziativa sarà caratterizzata dalle produzioni tipiche locali: a Napoli si potrà gustare la pizza fatta con ingredienti Bio, a Genova il pesto biologico, a Roma (in via dei Fori imperiali) il vino dei Castelli, a Firenze l’olio e il farro, in Sardegna i malloreddus e il torrone…
Il tema di quest’anno sarà “Glocal”. Oggi il biologico si pone come una grande opportunità, partendo dal locale, per rispondere a livello globale alla grande crisi climatica, alimentare ed economico-sociale. Il biologico si propone, infatti, a livello locale come un modello in grado di fornire le migliori risposte valorizzando il sapere locale, la biodiversità ed il risparmio energetico. Il tutto concependo una distribuzione che ha come priorità il mercato interno ed il rapporto diretto fra produttore e cittadino/consumatore. Un modello che agisce a livello locale, ma che riesce ad essere una risposta anche alla crisi globale.

Fonte: BlogBiologico

Giappone: parcheggi solari per ricaricare le biciclette elettriche

Parcheggi dotati di tetto solare per le biciclette elettriche ibride, che si ricaricano in modo completamente ecologico quando rimangono inutilizzate. Sanyo, gigante giapponese dell’elettronica, ne ha costruiti due a Tokyo, e un altro è in arrivo. Secondo me, è la strada giusta e dovrebbe essere imboccata anche per le auto elettriche, che altrimenti solo fino a un certo punto sono migliori di quelle con motore a scoppio.
Ed ecco cosa succede in Giappone. Le bici ibride elettriche sono note anche come “pedelec” o “biciclette a pedalata assistita”. Quando si pedala, entra in funzione un motore elettrico in grado di diminuire la fatica del ciclista e aumentare un po’ la velocità. Comodissimo soprattutto per affrontare le salite. I parcheggi solari di Sanyo sono accanto alle stazioni di Sakura Shinmachi e Sakura Josui. Il terzo sarà alla stazione di Odakyu Line Kyodo. Sono destinati alle bici pubbliche a noleggio. Al bike sharing, se preferite. Il colpo d’occhio si presenta così. Il tetto di ogni parcheggio è coperto da 46 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, della capacità di 7,56 kilowatt, e corredati da batterie agli ioni di litio in grado di stoccare l’energia e di renderla disponibile anche quando piove e di notte: in quest’ultimo caso non solo per ricaricare le bici, ma anche per alimentare l’illuminazione a Led dell’area. Viene raggiunta così la completa indipendenza dalla rete elettrica e dall’energia prodotta a partire dai combustibili fossili o dalle centrali nucleari. I due parcheggi già operativi sono in grado di provvedere alla ricarica di 40 bici ciascuno. Il terzo sarà per 20 biciclette.
Il comunicato stampa e le foto di Sanyo: in Giappone parcheggi solari per le biciclette elettriche

Fonte: Blogeko

Bulb box: progetto promosso da Ikea, Ecolight e Wwf per il riciclo delle lampadine a risparmio energetico

È possibile compiere un passo in più per aiutare l’ambiente grazie alla Bulb box Ikea che contribuisce al corretto riciclo e recupero delle lampadine a risparmio energetico esauste.
Il progetto è stato ideato e promosso da Ikea, Wwf Italia e dal consorzio Raee Ecolight.
Presso tutti i 18 punti vendita Ikea in Italia è possibile ritirare la Bulb box, una semplice scatola dove raccogliere le lampadine a basso consumo che ormai non funzionano più e riconsegnarla nei negozi.
Un gesto semplice che produrrà almeno tre vantaggi: le lampadine a risparmio energetico così raccolte saranno avviate verso un corretto percorso di smaltimento e recupero dal consorzio Ecolight; per ogni scatola consegnata, Ikea donerà al Wwf un euro per i suoi progetti di conservazione e, infine, in cambio della Bulb box ai clienti IKEA Family verrà dato un buono per una confezione di tre lampadine a basso consumo “Sparsam E27” da 11W.
L’obiettivo è raccogliere almeno la metà delle scatole che sono in distribuzione, precisa in una nota Riccardo Giordano, environmental manager di Ikea Italia. Che significa, riciclare oltre 100mila lampadine evitando così la dispersione nell’ambiente di una quota significativa di sostanze inquinanti pericolose come mercurio e polveri fluorescenti, ma anche permettendo il recupero di quasi 7 tonnellate di vetro.
L’iniziativa, la prima in Italia di questo genere, è già stata proposta con successo in Norvegia.
Vogliamo fare un altro passo avanti nell’attenzione per l’ambiente – prosegue Giordano – stimolare i nostri clienti a recuperare correttamente le lampadine a risparmio energetico. E stimolare, nel contempo, all’uso di lampadine che consumano l’80% in meno delle tradizionali lampadine a incandescenza e hanno una durata circa dieci volte superiore. Secondo la normativa le lampadine a risparmio energetico sono a tutti gli effetti dei Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Contrariamente alle tradizionali lampadine a incandescenza quelle a risparmio energetico devono essere trattate con attenzione: per il loro contenuto di mercurio -in media ne hanno un milligrammo, ma tanto basta a contaminare 4mila litri d’acqua-, sono classificate come rifiuti pericolosi, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio che si occupa della gestione e dello smaltimento dei Raee che ritirerà la lampadine esauste raccolte. Un loro corretto trattamento permette non solamente di smaltire le componenti inquinanti, ma anche di recuperare vetro che viene riutilizzato, per esempio, nella creazione di oggetti in vetro, nuove lampadine, ma anche piastrelle. L’anno scorso, in Italia, sono state raccolte più di 900 tonnellate tra lampadine a risparmio energetico e neon. Nei soli primi sei mesi di quest’anno, la raccolta sta raggiungendo le 1.400 tonnellate, facendo così presagire almeno un raddoppio rispetto al 2009. Per il Wwf si tratta di un’iniziativa che va nel percorso di sensibilizzazione dei cittadini su un corretto uso dell’energia e smaltimento dei rifiuti. Con un semplice ed efficace gesto si può contribuire in prima persona a ridurre le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici ed evitare la dispersione di sostanze tossiche dell’ambiente causate da un non corretto smaltimento delle lampade fluorescenti compatte. Il Wwf ricorda che ormai siamo in piena fase di transizione nell’uso delle vecchie lampadine a incandescenza in virtù della normativa europea che ha sancito la progressiva messa al bando delle vecchie lampade a incandescenza: già oggi sono fuori mercato quelle con potenza da 100 e da 75 watt , entro il 2011 toccherà a quelle 60W e da settembre 2012 tutte le altre di inferiore potenza.
L’Unione Europea, attraverso l’eliminazione delle lampade inefficienti, conta nel 2020 di arrivare a risparmiare, nel solo settore domestico, circa 39 miliardi di kWh all’anno (rispetto ai consumi stimati per quella data) e questo eviterà l’emissione di oltre 15 milioni di tonnellate di CO2.

Fonte: LaStampa

Bell’Italia dimenticata. La zona del Pilastro a Bologna.

C’è un quartiere densamente popolato a Bologna denominato Pilastro, situato all’interno del Quartiere San Donato. La sua progettazione ebbe inizio nel 1962, quando l’Istituto Autonomo Case Popolari propose la costruzione di una nuova zona di edilizia popolare, per rispondere alla necessità di offrire un alloggio alle ondate di immigrati meridionali giunti a Bologna in seguito al suo sviluppo industriale.

Il Villaggio del Pilastro nacque nel 1966 e nella zona si concentrarono consistenti insediamenti residenziali, vaste aree adibite a verde sportivo ed a parco pubblico e un centro commerciale. I primi 2500 abitanti, provenienti soprattutto dal sud Italia, trovarono un ambiente poco confortevole.

Tuttavia, la concezione del Pilastro come il “quartiere meridionale” della città va in parte rivista. Infatti, da un’indagine condotta nel marzo 1970, emerse che il 56% degli abitanti provenivano dal Nord. Negli anni ‘80 e ‘90 si verificarono altre due consistenti ondate d’immigrazione: quella magrebina e quella proveniente dal Kosovo, dalla Serbia e dal Montenegro.
Attualmente al Pilastro ha sede un C.d.A. nomadi, che accoglie soprattutto famiglie Rom provenienti dai paesi della ex-Yugoslavia.

La situazione di disagio è dovuta anche ad altre cause: il quartiere Pilastro, infatti, è sempre stato carente di luoghi e di momenti di socializzazione e di svago. Probabilmente per questo tende a essere concepito dai propri abitanti come “dormitorio”.

Video originale dal canale ‘nonnaida‘ di Youtube.

Energia: il 20% dell’energia fotovoltaica nazionale è pugliese

Con oltre 310 megaWatt proviene dalla Puglia più del 20% dell’energia fotovoltaica nazionale. E la nostra regione conferma il proprio primato assoluto nella produzione di energia solare  ecco le parole  di Loredana Capone, la  Vice Presidente dell Giunta pugliese e Assessore allo Sviluppo economico.
La dichiarazione è avvenuta a margine della Fiera del Levante, nel corso della 4° giornata dell’energia pulita dal titolo Sviluppo del mercato delle energie rinnovabili e nuovo conto energia. La Puglia – ha continuato la Vice Presidente – secondo la rilevazione del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, il 14 settembre ha raggiunto il 310,256 megaWatt di potenza elettrica installata, staccando la Lombardia (seconda dopo la Puglia) di 136,337 Mw. Un risultato importante per il raggiungimento degli obiettivi del Pear (il Piano energetico ambientale regionale) che tuttavia deve farci riflettere per gli effetti sull’ambiente. La Puglia è la prima Regione in Italia per eolico e fotovoltaico, ma è anche tra le Regioni che spicca nelle presenze turistiche per l’innegabile bellezza dei suoi paesaggi, che abbiamo il dovere di salvaguardare. Per questo - ha concluso la vice Vendola - gli assessorati regionali stanno lavorando alacremente per redigere le linee guida, in materia di energia, importanti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e allo stesso tempo per la tutela del territorio.

Fonte: FotovoltaicoBlog

Rinnovabili. Scozia: nel 2020 energia verde all’80%

Entro il 2020 l’80% del consumo di energia elettrica in Scozia dovrà essere assicurato da fonti rinnovabili. È questo il nuovo obiettivo che il governo scozzese si è dato, in sostituzione di quello indicato nel 2007 che stabiliva al 50% il contributo delle rinnovabili alla copertura dei consumi elettrici (con obiettivo intermedio del 31% al 2011). Il primo ministro, Alex Salmond, ha dichiarato che la Scozia è già ben posizionata per centrare l’obiettivo del 50%. Disponiamo già di circa 7.000 MW di capacità installata o in costruzione da fonti rinnovabili – ha infatti affermato – e, data l’entità dei contratti di concessione già assegnati per progetti di energia eolica offshore e di impianti per lo sfruttamento dell’energia ottenuta dal moto ondoso e dalle correnti marine, esistono tutti i presupposti per superare largamente il precedente obiettivo che ci siamo dati. Salmond ha inoltre sottolineato i benefici rilevanti sotto il profilo occupazionale che lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili sta arrecando alla Scozia. Citando i risultati di uno studio realizzato da Scottish Enterprise, ha affermato che il potenziale dei nuovi posti di lavoro legati al mercato delle rinnovabili può essere stimato fino a 28.000 unità. L’annuncio del nuovo obiettivo del governo scozzese giunge alla vigilia della conferenza internazionale di Edinburgo che avrà al centro dei lavori le proposte per accelerare gli investimenti nei settori dell’economia a bassa emissione di carbonio.

Fonte: LaStampa

Giugiaro design firma le nuove case prefabbricate per Albe Case di Wood Albertani S.p.A.

GIUGIARO DESIGN FIRMA LE NUOVE CASE PREFABBRICATE per ALBE CASE di WOOD ALBERTANI S.p.A.
Giugiaro Design ha firmato un nuovo modello di villa prefabbricate di design, realizzate dall’azienda italiana ALBE CASE di WOOD ALBERTANI S.p.A.
Nel nascente mondo dell’edilizia prefabbricata di alto livello, Giugiaro Design ha portato la propria trentennale esperienza nel campo dell’industrial design per interpretare con soluzioni costruttive e impiantistiche di ultima generazione il tema proposto da ALBE CASE.
Abbiamo voluto portare la nostra visione personale – ha dichiarato Fabrizio Giugiaro, direttore stile di Giugiaro Design – in un tema molto personale come quello della casa, senza tuttavia stravolgere le metodologie e le tecniche costruttive adottate e collaudate in questi anni da ALBE CASE. Dopo diversi anni di presenza nel mercato delle costruzioni in legno ed dopo che ci siamo affermati a più livelli in questo settore – dice Natale Albertani , direttore tecnico di ALBE CASE – era ora di dare una svolta alla nostra immagine legata alle costruzioni completamente in legno con uno stili marcatamente nordico o alpino. L’occasione di un rapporto personale di lavoro con Fabrizio Giugiaro ci ha dato l’opportunità di concretizzare il nostro sogno di vedere progettata una casa innovativa e di design, con tratti piacevoli e moderni.

Fonte: Maggioli Editore

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