Archivio del mese novembre 2010

Cancun, Cop 16: si cambia rotta?

La nuova speranza nella lotta ai cambiamenti climatici si chiama Cop 16 di Cancun. Ma, onestamente, non è una grande speranza. I leader del mondo sono arrivati ieri nella cittadina messicana per partecipare alla conferenza, portandosi dietro crisi economiche, crisi politiche, documenti rivelati dagli hacker e quanto altro può remare contro il buon esito di questi dieci giorni di lavori sul clima. Il pessimismo, dopo la fallimentare conclusione della conferenza di Copenaghen, è il punto di partenza: troppi problemi sono ritenuti prioritari rispetto al clima dall’attuale classe politica in mezzo mondo. Forse solo i paesi africani, alle prese con la deforestazione e la desertificazione, hanno qualche stimolo in più. Ma tra i centoventi presenti contano assai poco.
Nulla, rispetto agli Stati Uniti di Barack Obama, che pure si è presentato ambientalista in campagna elettorale e, ancora oggi, deve dimostrare di esserlo. Assai poco rispetto ad una Europa che per combattere il global warming punta troppo sulla cattura del carbonio. Per non parlare della Russia, che campa di gas naturale e petrolio, e della Cina, che brilla nelle rinnovabili tanto quanto nel carbone. Per non parlare della guerra aperta tra Usa e Cina per i sussidi alle rinnovabili e dell’ Italia che si presenta con un Direttore del Ministero per l’Ambiente, Corrado Clini, che ha già messo le mani avanti. La speranza è l’ultima a morire, ma a morir disperato potrebbe essere il pianeta intero.

Fonte: EcoBlog

Eco-city 2020: in Siberia nasce la città sotterranea

Una città sottoterra per 100mila abitanti, al centro del nulla nella Siberia sterminata, là dove fino a qualche anno fa i minatori estraevano diamanti dalle viscere. È questo il progetto di Eco-City 2020, un luogo che ancora non esiste ma che già fa parlare di sé. L’inizio dei lavori non è ancora deciso, per ora in Rete circolano solo modellini, foto, descrizioni tecniche: tutta verticale, sarà ricoperta da una enorme cupola di vetro per riparare dal clima rigido della zona e portare all’interno energia dalla luce.
Sebbene si tratti solo di un progetto la cui realizzazione non ha certezza, i progettisti russi di Ab Elis hanno già pensato a tutto e hanno studiato la vita della comunità sotterranea su tre sezioni che si sviluppano in verticale. Ci saranno fattorie, foreste e coltivazioni costruite in altezza, spazi ricreativi per la socializzazione della comunità, aree con le abitazioni costruite su terrazzamenti, un po’ come avviene in terreni impervi anche in Italia, per esempio alle Cinque Terre. La città si potrà spingere fino a 525 metri sotto terra, tanto quanto è profonda oggi la miniera, e allargarsi per tutto il diametro della cava, oggi di 1.200 metri. E sarà ricoperta da una enorme cupola di cristallo, dotata di pannelli fotovoltaici per scaldare e dare energia al suo interno e permettere alla luce di filtrare all’interno. Lo spazio della miniera a cielo aperto di Mir, oggi in disuso e ufficialmente chiuso già nel 2001, è il secondo “buco” scavato nella terra più grande al mondo (il primo è una cava di rame nello Utah). Qui e nelle aree della repubblica siberiana di Jacuzia (o Repubblica di Sakha), dove l’inverno è così rigido da raggiungere i 25 gradi sotto lo zero, opera Alrosa, la società in mano al governo russo e oggi in fase di privatizzazione per via dei suoi debiti miliardari che detiene di fatto il monopolio per l’estrazione dei diamanti e che ne produce il 40 per cento a livello mondiale. Intorno all’estrazione mineraria (diamanti, ma anche oro) sono nati piccoli villaggi dove si sono insediati gli operai russi ucraini e nativi del luogo, soprattutto giovani, che sfidano il clima rigido e che oggi potrebbero divenire i primi abitanti della città del futuro.
La città che ancora non c’è è uno dei molti progetti che negli ultimi anni hanno immaginato villaggi interi racchiusi in strutture geometriche, dove tutto è contenuto in un gigantesco involucro futuristico autosufficiente: è il caso dell’enorme piramide proposta per New Orleans, che dovrebbe sorgere sulle rive del Mississippi. Ma il concetto di città racchiusa sotto una campana di vetro è caro anche al cinema, e ricorda film come The Truman Show o la sua parodia nel lungometraggio dei Simpson, così come è oggetto di trame fantascientifiche. L’ultimo romanzo di Stephen King, The dome, racconta per esempio di una cittadina ricoperta da una cupola e il prossimo anno diverrà una serie televisiva prodotta da Stephen Spielberg.

Fonte: IlCorriere

Valmarecchia: Valorizzazione e tutela per lo sviluppo

Valorizzare il turismo e i prodotti tipici per un’ economia sostenibile in Valmarecchia,  queste le tematiche su cui verterà il convegno di Sabato 4 dicembre 2010 a San Leo. L’appuntamento è fissato alle ore 9.30 presso la Sala Teatro del Palazzo Mediceo.

Ad aprire la discussione con i saluti sarà il Sindaco del Comune di San Leo Marco Guerra a cui si affiancherà l’Assessore al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di San Leo Carla Bonvicini. Il moderatore dell’appuntamento sarà Franco Boarelli, di L’Umana Dimora.

http://www.umanadimorarimini.it/

Prima sessione:

∙ L’economia sotto i piedi: il turismo outdoor per la valorizzazione del territorio

Italo Clementi – Presidente Gruppo Clementi Editore Network del turismo outdoor

∙ Prodotti tipici e promozione del territorio

Valentina Ridolfi, Consulente del Piano Strategico di Rimini

∙ Politiche locali:

quali strategie per il sostegno all’economia eco-compatibile?

Jamil Sadegholvaad, Assessore alle Attività Produttive Provincia di Rimini

Seconda sessione:

∙ Sport eco-compatibili e sviluppo turistico

Esperienze di successo a confronto

Ruggero Bontempi, Consulente nel settore ambientale, naturalista e giornalista

∙ Un nuovo rapporto costa – entroterra:

specializzare e integrare l’offerta ricettiva

Luca Cevoli, Direttore Associazione Albergatori di Riccione

∙ Politiche locali:

quali strategie per lo sviluppo del turismo sostenibile in Valmarecchia?

Fabio Galli, Assessore al Turismo Provincia di Rimini

Al termine dei lavori buffet offerto ai partecipanti dall’Amministrazione comunale di San Leo

L’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto
Valmarecchia: valorizzazione e tutela per lo sviluppo

Promosso da “Insieme per la Valmarecchia”, “L’Umana Dimora”, “Marecia Mia”

Patner: Associazione Vegetariana Italiana, La Pedivella,Legambiente Bellaria, Maricla, Pedalando e Camminando, WWF

Bioedilizia: le piastrelle da soffitto nascono dalle bottiglie di plastica

Grazie ad una costante attività di ricerca, alla dedizione e al desiderio di sperimentare degli addetti ai lavori, la bioedilizia sta davvero facendo passi da gigante. L’obiettivo principale è di studiare e realizzare progetti che siano salutari sia per l’uomo che per l’ambiente, impiegando esclusivamente materiali atossici ed eco-compatibili. È questo il caso, ad esempio, di un prodotto proveniente dalla costa occidentale degli Stati Uniti: pannelli e piastrelle da soffitto derivati dal riciclo della plastica. A prima vista, sembrerebbe un po’ assurdo o, alla meglio, improbabile, riuscire a conciliare plastica e bioedilizia: e invece la soluzione escogitata da Ceilume, un’azienda californiana all’avanguardia nella produzione di rivestimenti per interni, ha smentito ogni possibile pregiudizio. L’azienda ha infatti lanciato una linea di piastrelle in un materiale innovativo, appositamente realizzato, testato e brevettato. Stiamo parlando di Ceilume-P40-Plus, un composto proviene per il 60% dal riciclo; di questa percentuale, ril 40% è rappresentata proprio da bottiglie di plastica destinate a finire in discarica. L’ innovativa collezione di piastrelle da soffitto ecosostenibili di Ceilume, Sustainable Ceiling Tiles, è attualmente disponibile in sei stili diversi. Oltre a provenire dal riciclo, le piastrelle sono a loro volta riciclabili. Sono poi semplici da installare, non avendo bisogno di trattamenti particolari. Tra le loro caratteristiche troviamo la proprietà di riflettere la luce, che consente di sfruttare al meglio l’illuminazione naturale e di risparmiare sia energia che costi di bolletta, e quella di non assorbire né umidità né cattivi odori. Per questo, e per il fatto di essere facilmente pulibili, le Sustainable Ceiling Tiles sono particolarmente indicate per i soffitti di bagni e cucine.Il Ceilume-P40-Plus, il materiale “inventato” dalla Ceilume per rendere ecologici e sostenibili i suoi pannelli e le sue piastrelle, è stato recentemente premiato ai Bloom Awards dell’American Society of Interior Design, nella categoria dei materiali innovativi.

Fonte: Greenme

Mart: a Rovereto una mostra sui musei del 21esimo secolo

1959: la città di New York inaugura il Guggenheim Museum. Attorno a quel singolare edifico, perfetta incarnazione dell’ “architettura organica” di Frank Lloyd Wright, s’innesca immediatamente un acceso dibattito culturale in merito a come debba apparire e cosa debba contenere un museo d’arte.
Gli anni Sessanta del Novecento vedono la realizzazione delle prime architetture a funzione museale dove “la sede fisica della collezione” è intesa come un’opera da tutelare e conservare alla pari del patrimonio ospitato, un’attrazione a sè stante.
Nei decenni successivi, con l’intento di parlare a un numero il più possibile alto di utenti, gli enti museali promuovono una gamma sempre più ampia d’iniziative culturali – dalle esposizioni temporanee ai concerti, passando per cineforum e conferenze – e di operazioni di brandig. Mutano radicalmente anche i criteri organizzativi ed espositivi nell’allestimento delle collezioni. Tutti questi fenomeni segnano la necessità di nuove funzioni a supporto delle più disparate attività: agli studi d’architettura spetta dunque il compito di sviluppare progetti del tutto innovativi.
Nel ventunesimo secolo i più celebri musei sono ospitati in edifici così spettacolari da esser spesso considerati come grandi sculture autonome (basti pensare al Guggenheim Museum Bilbao di Frank Gehry). Da tutte queste constatazioni prende forma la mostra itinerante, organizzata dall’Art Centre di Basilea (Svizzera) e curata da Suzanne Greub e Christine Gisi, “Museums in the 21st Century: Concepts, Projects, Building”, che in questi giorni fa tappa presso il Mart di Rovereto.
La mostra presenta ben 27 progetti, ideati da altrettanti atelier d’architettura e sparsi sui cinque continenti. L’esposizione indaga la complessa gamma di relazioni tra “collezione e struttura”, “esterni ed interni”, “paesaggio ed edificio”. Modelli, schizzi, rendering computer, fotografie e animazione forniscono un affascinante spaccato sul processo creativo alla base di queste opere architettoniche a funzione museale, alcune delle quali recentemente inaugurate, altre ancora in costruzione.
Tra gli edifici in mostra, il Zentrum Paul Klee a Berna (Svizzera) di Renzo Piano Building Workshop; il MART di Rovereto di Mario Botta; il MAXXI di Roma progettato da Zaha Hadid; il Museo dell’Acropoli di Atene di Bernard Tschumi – Michael Photiadis; Il museo d’arte dell’Università del Michigan di Brad Cloepfil ad Ann Arbor (Michigan); il Museé des Confluences di Coop Himmelb(l)au a Lione (Francia); il Nelson-Atkins Museum of Art di Steven Holl a Kansas City (USA); l’ampliamento del Denver Art Museum di Daniel Libeskind a Denver (USA); il Musée du quai Branly di Jean Nouvel a Parigi; Il nuovo MoMa di New York progettato da Yoshio Taniguchi; il Mercedes-Benz Museum di Stoccarda firmato Ben Van Berkel. Non si possono non ricordare, infine, i progetti berlinesi del ricostruito Neues Museum e della costruenda James Simon Gallery di David Chipperfield, opera, quest’ultima, che aprirà al pubblico nel 2012 segnando la completa restituzione dell’Isola dei Musei alla capitale tedesca.

Fonte: Archiportale

Legambiente invita a boicottare la plastica e lancia la campagna “vota il sacco”

Già un paio di mesi fa Legambiente aveva lanciato una petizione in favore dell’abolizione dei sacchetti di plastica, i famosi shopper dei supermercati. Ora arriva una vera e propria campagna nazionale, chiamata “Vota il sacco”, per ribadire e rinforzare la richiesta di dire addio ai sacchetti non biodegradabili. La campagna si svolgerà nelle piazze e su internet, tramite un sito-referendum online per chiedere agli italiani quale sia per loro l’alternativa migliore ai sacchetti tra le borse della spesa riutilizzabili, i sacchetti di carta e i sacchetti di bioplastica.
Perché mai Legambiente ha sentito l’esigenza di tornare, con una nuova iniziativa, su questo argomento? Per due motivi: il primo è politico, come dimostrano le incertezze sull’abbandono della plastica del ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo; il secondo è “tecnico” e consiste nella forte resistenza che sta facendo l’industria della plastica tramite l’associazione di categoria Unionplast.
Unionplast afferma che i sacchetti in bioplastica siano peggiori di quelli normali, in plastica riciclata: la bioplastica proviene da materie prime alimentari (patate, mais, olio di girasole), mentre la plastica riciclata proviene dai rifiuti. Legambiente risponde che il dossier stilato da Unionplast per difendere le sue posizioni “contiene dati inutilmente allarmistici, in alcuni casi volutamente lacunosi e persino falsi”. Per quanto riguarda la competizione con l’industria del cibo, in particolare, Legambiente è convinta che cibo e bioplastica possano convivere ed integrarsi senza alcun problema.

Fonte: Ecoblog

Jakarta: il ristorante giapponese in bambù che assorbe CO2

Il sogno di un ristoratore indonesiano diventa realtà. Dopo averlo tanto desiderato, il suo ristorante giapponese all’aperto prende vita a Jakarta. Flessibile, accattivante e per di più eco, è stato progettato dal DSA+s che ha pensato ad una struttura leggera, facilmente montabile ma anche smontabile il caso di insuccesso. Inizialmente infatti, il proprietario era molto in dubbio sul successo che un ristorante etnico, per lo più all’aperto avrebbe potuto avere a Jakarta e aveva incaricato il DSA+s di realizzare una struttura economica e smontabile. Il problema di un Japanese Noodle restaurant all’aperto è stato risolto dal gruppo di progettazione sfruttando la ben nota forma dell’ombrello, in grado di riparare da sole, vento e pioggia. Il ristorante si snoda infatti sotto tante grandi strutture a forma di ombrelli rovesciati che, sovrapponendosi tra loro, proteggono i clienti dalle condizioni meteorologiche avverse. Hanno tutti dimensioni ed altezze diverse e sono in grado di convogliare al loro interno l’acqua piovana. La bellezza e la particolarità di questo ristorante sta nel fatto che è interamente in bambù.  Canne grandi e piccole si alternano collegate tra loro da semplici corde integrandosi perfettamente nel paesaggio. La sostenibilità dell’intervento sta non solo nel suo bassissimo impatto visivo nel contesto, ma anche nella scelta del materiale. E’ ben nota infatti la rapidità con cui il bambù è in grado di riprodursi e la sua capacità di assorbire la CO2. La possibilità di smontare la struttura una volta realizzata, inoltre, potrebbe in futuro evitare nuove costruzioni.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Mobi boom: l’esplosione del design in Francia, 1945-1975

I mobili in stile? Oramai facevano troppo vecchio. Già subito dopo la guerra, i nuovi e giovani borghesi francesi, fin dall’avvio delle «trente glorieuses», il trentennio successivo di crescita economica ininterrotta nel loro paese, come in gran parte dell’Occidente, cominciarono a disdegnare le imitazioni più o meno potabili dei mobili Napoleone III o Luigi XVI. Quella svolta e gli anni che vennero di florilegio, produttivo e creativo, del settore sono raccontati nella mostra «Mobi boom, l’esplosione del design in Francia, 1945-1975», al museo di arti decorative a Parigi. Sta avendo un incredibile successo.
Non è una sorpresa, perché già da qualche anno si stanno riscoprendo quelle sedie, poltrone, divani, scaffali dal sapore modernista, a tratti futuristico. Ritornano alla ribalta, pure nei negozi di antiquariato della capitale e nelle aste (fra qualche giorno Tajan ne dedica una agli oggetti di quel periodo). Sono designers, un tempo famosi, poi in fretta dimenticati, da quando, gli anni Settanta, l’industria del mobile nazionale entro’ in crisi. Agli editori francesi del settore, allora, si sostituirono gli italiani e gli svedesi.
1945-1975 è un lungo periodo: composito, difficile da sintetizzare. Diciamo che con la ricostruzione e la necessità di fabbricare molto, a prezzi più contenuti e per appartamenti sempre più piccoli, prevalsero l’aspetto funzionale e il razionalismo. Invece, tra gli anni 60 e 70, quelle esigenze cessarono di essere prioritarie. L’atmosfera divento’ più ludica, divertente, conviviale, osserva Dominique Forest, curatrice dell’esposizione. Insomma, si passo’ dagli interni (semplici, lineari, con tanto legno dalle tonalità chiare), concepiti prima da René Gabriel e poi da Marcel Gascoin per i nuovi palazzi di Le Havre, distrutta durante la guerra e completamente riedificata sulla base di un progetto dell’architetto Auguste Perret, ai divani Lounge e Dromadaire, vasti e modulabili, un po’ hippy, di Hans Hopfer per Roche Bobois: miti della borghesia urbana francese all’inizio degli anni Settanta. O alla chaise longue, dalle linee morbide e flessuose, Djinn, di Olivier Mourgue, del 1964. Che Stanley Kubrick utilizzerà nel film «2001, Odissea nello spazio». Siamo migrati dalla praticità iperfunzionale all’utopia, verso un edonismo quasi ingenuo. L’evoluzione avvenne in maniera progressiva, in parallelo all’apertura a nuovi materiali, come la plastica o le fibre di vetro. Tanti di questi oggetti sono finiti nelle cantine di numerose famiglie francesi, se non sono stati letteralmente buttati via. Da qualche anno, pero’, si è aperta la caccia al mobile delle «trente glorieuses». Il 23 novembre la galleria parigina Tajan ha dedicato un’asta a questo tipo di design. Se si scorre il catalogo, è chiaro come i prezzi di alcuni oggetti abbiano iniziato a decollare, in particolari quelli delle lampade (splendida un’applique , con bracci mobili, di Pierre Guariche, valore stimato 4-6mila euro). Per il design francese del periodo 1945-1975, alcune attenzioni si impongono. Certi prodotti sono unici o comunque rari (la chaise longue Djinn di Mourgue, ad esempio, almeno nel suo jersey originale, si vende sopra gli 80mila euro). In altri casi, invece, il valore crolla, perché si tratta di produzioni in serie.
Un altro problema da considerare – sottolinea Jean-Jacques Wattel, l’esperto di Tajan, che si occupa dell’asta – è che questi oggetti, pur interessanti per il disegno, sono stati spesso costruiti con materiali nuovi e più economici, non proprio pregiati, quali il compensato o la schiuma che riempie poltrone e divani. Resistono male al trascorrere del tempo. Infine, non è facile districarsi nella molteplicità dei nomi dei creatori. Alcuni sono ormai ridiventati delle vedette da tempo, soprattutto certi modernisti, più famosi negli anni 50, come Charlotte Perriand e Jean Prouvé. Tra i «giovani lupi», come vengono chiamati quelli che si imposero più tardi, Pierre Paulin, chiamato da Georges Pompidou e consorte a decorare l’Eliseo al principio degli anni 70, è ritornato alla ribalta negli ultimi anni. Ora si sta guardando con interesse a «nuovi» nomi – conclude Wattel – come Pierre Guariche, René Motte e Serge Mouille. Per chi non li conosce, è da consigliare (entro il 2 gennaio prossimo) un giro al museo delle arti decorative.

Fonte: Luxury24

Il marchio Infinity presenta il concorso “Still life. Is your life still or…?”

Semaforo verde per il concorso Infiniti designStill life. Is your life still or…?“ Rivolto a giovani creativi nati dopo il primo gennaio 1970 il concorso si propone di raccogliere idee originali e innovative relative a complementi d’arredo dedicati all’ambiente casa - non ufficio quindi – che assolvano la funzione di “classico del design per il domani”. Si richiede ai designer di dare vita, utilizzando qualsiasi materiale, a complementi che siano innovativi al giorno d’oggi ma che possano un domani rappresentare delle autentiche icone del design. Lo stesso, in sostanza, che è accaduto per diversi modelli di sedute create negli anni ’70 eppure ancora oggi assolutamente attuali e oggetto di continue riedizioni. Le categoria in questione sono 3:
- sedute
- sgabelli
- tavoli
Il concorso si concluderà con la presentazione ufficiale dei progetti scelti, che si terrà durante la settimana del Salone del Mobile di Milano, al Fuori Salone, dove saranno invitati i giornalisti delle principali riviste di design. Una Giuria qualificata selezionerà i migliori progetti inviati e decreterà per ogni singola categoria un progetto vincitore. Gli oggetti creati dai designer vincitori entreranno a far parte del catalogo Infiniti Design e i diritti di vendita saranno concordati con l’azienda con un regolare contratto da professionista. I progetti dovranno essere consegnati entro il 15 marzo 2011.

Fonte: Archiportale

Senigallia: “Il lungo ponte verso le rinnovabili”

Il Gruppo Imprenditori di Senigallia (in sigla G.I.S.) ha organizzato un appuntamento in materia di energie rinnovabili e ambiente dal titolo “Il lungo ponte verso le rinnovabili”. L’incontro si terrà venerdì 26 novembre dalle 19 presso la sala convegni del Senbhotel. Moderatore della serata sarà il Professor Giorgio Turchetti dell’Università di Bologna, Direttore Centro Interdipartimentale «L. Galvani» (C.I.G.) per Studi Integrati di Bioinformatica, Biofisica, Biocomplessità. Interverranno relatori qualificati quali: Pierluigi Gradari, esperto in energie nucleari, risparmio energetico e fonti rinnovabili; Enrico Loccioni, Presidente dell’omonimo Gruppo innovatore e sperimentatore di sistemi ecosostenibili; Fabio Polonara dell’Università Politecnica delle Marche, estensore del Piano Energetico Ambientale Regionale; Pierluigi Rotoloni, esperto in tematiche sui combustibili nucleari. Su invito di Silvio Paquini, Presidente del G.I.S., parteciperà all’incontro anche il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi.

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