Archivio del mese dicembre 2010

Philadelfia: metropolitana sostenibile, energia ricavata dalle frenate

L’efficienza di un mezzo di trasporto pubblico come la metropolitana, che ogni giorno porta da una parte all’altra di molte città milioni di persone, è già di per sé un buon sistema per evitare che le persone scelgano di spostarsi in automobile. Se poi l’efficienza del mezzo di trasporto è anche di tipo energetico, ancora meglio! La Southeastern Pennsylvania Transportation Authority (SEPTA) in collaborazione con la società Viridity Energy, ha annunciato che la metropolitana di Philadelfia contribuirà entro pochi mesi allaproduzione di energia elettrica. E’ stato studiato infatti, che sfruttando le frenate dei convogli metropolitani, e quindi l’energia cinetica da essi posseduta, è possibile generare energia da accumulare e all’occorrenza immettere nella rete elettrica cittadina. La società che gestisce i trasporti pubblici della città, ha investito in questo progetto 900 mila dollari. Soldi che dovrebbero portare vantaggi in termini sia economici che energetici. E’ stato stimato infatti che quando il sistema entrerà a regime, potrebbe comportare una riduzione delle emissioni di circa 1200 tonnellate e un taglio della bolletta energetica della SEPTA del 40%! Numeri che non lasciano indifferenti e fanno riflettere su quanto la ricerca sia importante nella salvaguardia del nostro prezioso Pianeta.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

In Amazzonia lo sviluppo è rinnovabile

Il premio Rinnoviamoci!, il concorso di scrittura giornalistica dedicato alle tematiche ambientali, promosso da Repubblica. it insieme al Centro Studi Cts e Modus Vivendi è arrivato a conclusione. Di seguito l’articolo vincitore che vale una borsa di studio per un master in “Comunicazione ambientale. Giornalismo, divulgazione, green economy”.
Con un investimento di quasi 53 milioni di dollari, il governo dell’Ecuador lancia una sfida: migliorare le condizioni di vita degli abitanti dell’Oriente ecuadoriano mediante l’uso di energia rinnovabile. Questa regione, pur rappresentando il motore economico del paese per gli importanti giacimenti di greggio, soffre di un grave ritardo nello sviluppo economico e sociale.
L’obiettivo del progetto PERVA (Programa de energización rural para 15.000 viviendas de la Amazonía) è quello di portare energia elettrica in 2.145 comunità delle province amazzoniche. In questa regione, che copre quasi il 50% del paese ed in cui risiede il 5% degli ecuadoriani, la maggioranza della popolazione rurale non dispone di energia elettrica (CONELEC, 2008). Fino ad ora il processo di elettrificazione nelle zone rurali con i mezzi tradizionali non è stato effettivo a causa dell’isolamento e della dispersione delle singole comunità, degli alti costi in virtù della scarsa domanda di energia, della lontananza dalle fonti di produzione di energia e difficoltà di manutenzione. Ancora oggi la maggior parte della popolazione dipende da fonti di energia come legna, paraffina e combustibili liquidi, fonti fisicamente ed economicamente dispendiose.
L’intenzione non è solamente quella di fornire energia elettrica, bensì promuovere lo sviluppo socio-economico dell’area. Lo Stato investe in energia pulita, principalmente nel fotovoltaico, per aumentare l’autosufficienza elettrica di famiglie che vivono di un’economia di sussistenza. Nel caso di comunità isolate, il progetto prevede la formazione di tecnici all’interno delle stesse comunità in grado di operare, con una certa indipendenza, nella gestione e manutenzione del sistema. Ogni singola operazione sarà pianificata in base alle caratteristiche della popolazione beneficiaria, alla domanda di energia e alle risorse disponibili nella zona.
La realizzazione del progetto porterà ad un miglioramento della qualità di vita nelle case. Sostituendo i metodi attuali di illuminazione, consistenti principalmente in candele e lampade a cherosene, e mettendo a disposizione energia elettrica più sicura e continua a costo zero, sarà possibile accedere a servizi fondamentali come la conservazione degli alimenti e delle medicine, e migliorare complessivamente le condizioni di salute e lavoro.
Il governo, in una regione gravemente contaminata dall’estrazione petrolifera, investe nelle risorse rinnovabili per elevare il tenore di vita degli abitanti dell’Amazzonia, dimostrando che l’uso di tecnologie appropriate e sostenibili può garantire un servizio prioritario come l’energia elettrica. Tutto ciò permetterà lo sviluppo di attività educative, mediche e sociali, favorendo la riduzione della migrazione, l’uso appropriato delle risorse naturali e una maggiore cura dell’ambiente.

Fonte: LaRepubblica

Dal 1° gennaio: stop ai sacchetti plastica

In Italia, a breve ci sara’ una rivoluzione per chi fa la spesa. Negozi, supermarket, mercati di strada, non potranno piu’ consegnare la merce negli ‘shopper’ di plastica. Il Consiglio dei Ministri ha confermato lo stop al loro utilizzo dal 1/o gennaio 2011, senza proroghe. In pensione, quindi, quella che fu considerata una delle massime ‘innovazioni’ del secolo passato: i sacchetti, come noi li conosciamo, verranno sostituiti da equivalenti realizzati in materiale biodegradabile o carta, mentre qualcuno scegliera’ di portarsi la borsa da casa, magari la ‘retina per la spesa’ delle nostre nonne.
E’ una grande innovazione, quella introdotta dal governo – ha commentato il ministro Stefania Prestigiacomo, che si e’ opposta all’introduzione dell’ennesima proroga – che segna un passo in avanti di fondamentale importanza nella lotta all’ inquinamento, rendendoci tutti piu’ responsabili in tema di riuso e di riciclo. Soddisfazione senza riserve da tutte le organizzazioni ambientaliste che temevano, forse per i forti interessi economici implicati, una nuova proroga per l’entrata in vigore del divieto.
Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato, oggi in Consiglio dei Ministri, una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica gia’ previsto dalla legge Finanziaria 2007, ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Vigileremo affinche’ questa importante misura da noi fortemente voluta non sia nuovamente messa in pericolo dalle pressioni delle lobby dei produttori di plastica. La messa al bando dei sacchetti di plastica e’ un risultato importante non solo per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per chi scommette sull’innovazione e sulla chimica verde, ha sottolineato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd.
Da parte sua la Coldiretti, in sintonia, ricorda che gli italiani sono tra i massimi utilizzatori in Europa di shopper in plastica, con un consumo medio annuale di 300 sacchetti a testa” e che ”in Italia arriva un quarto dei 100 miliardi di pezzi consumati in Europa dove vengono importati per la maggioranza da paesi asiatici come Cina, Thailandia e Malesia. Il 28% di questi sacchetti diventa rifiuto e va ad inquinare l’ ambiente in modo pressoche’ permanente poiche’ occorrono almeno 200 anni per decomporli.
Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle citta’, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e piu’ in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica alla deriva negli oceani. Secondo stime riportate sempre dalla Coldiretti, per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio.

Fonte: Ansa

Israele e il recupero energetico

Una societa’ israeliana, la Innowattech, sta sperimento soluzioni alternative sul recupero dell’energia dal manto stradale e dal traffico ferroviario. Grazie alla progettazione e sperimentazione di piastre piezo-elettriche, denominate IPEG PAD, le ha dapprima inserite sotto il manto stradale per catturare energia dal transito dei veicoli e poi depositate anche lungo i tratti ferroviari.
Nel primo caso il risultato non e’ stato esaltante anche se pare che un chilometro di una sola corsia di autostrada possa fornire fino a 100kW di elettricita’, sufficiente a dare energia a circa 40 case. Il problema e’ quello che, per raccogliere un’elevata quantita’ di energia, ci sia bisogno di un traffico intenso e puo’ risultare problematico il posizionamento dei generatori sotto grandi tratti di strada.
Nel caso, invece, della ferrovia il progetto della Innowattech, avviato con la Technion University e l’ Israel Railway Company, e’ possibile controllare maggiormente il traffico ferroviario, la frequenza delle sollecitazioni dovute al passaggio dei treni e valutare, cosi’, i tratti dove e’ piu’ opportuno catturare energia. Innowattech ha, quindi, deposto 32 IPEG PAD sui binari di alcuni tratti ferroviari per raccogliere le sollecitazioni meccaniche e convertirle in energia elettrica. I primi risultati elaborati indicano che le aree soggette al passaggio di 10-20 treni l’ora sarebbero in grado di produrre fino 120 kWh nello stesso lasso di tempo. Questa elettricita’ potrebbe, quindi, essere utilizzata dallo stesso convoglio o per alimentare la segnaletica, misurare la velocita’ e il peso dei treni oppure per essere ceduta alla rete elettrica.

Fonte: Ansa

2011: arrivano gli incentivi per gli infissi

Anche nel 2011 saranno previste le detrazioni del 55% per la ristrutturazione e riqualificazione energetica di case ed appartamenti. Le detrazioni riguarderanno anche i costi sostenuti per la sostituzione dei vecchi infissi, caldaie e pannelli solari, protagonisti del risparmio energetico.
Questo è quanto previsto della nuova finanziaria 2011. Le detrazioni saranno spalmate però su più anni, 10 anni anziché degli attuali 5.
Le detrazioni non sono cumulabili con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge nazionali per i medesimi interventi.
Ecco i limiti di spesa:
per ristrutturazioni edifici: 181.818 euro (con detrazione massima di 100mila euro).
per pannelli solari: 109.091 euro (con detrazione massima di 60mila euro).
sostituzione vecchie caldaie con caldaie a condensazione o pompe di calore: 54.545 euro (con detrazione massima di 30mila euro).

Fonte: BlogEcologia

Bioarchitettura: realtà nella Puglia del 2011

Abitare un luogo, scriveva Luigi Zanzi, in Le case dei Walser sulle Alpi della Fondazione Enrico Monti – è qualcosa di assai diverso che l’insediare in esso una costruzione: l’abitare un luogo comincia con l’aver cura di esso, nel senso di un disegno vitale che sappia far sì che quel luogo stesso diventi la radice della propria cultura, la risorsa prima della propria sopravvivenza, l’occasione creativa per l’invenzione della propria sorte.
Tutti ormai sappiamo che oggi oltre il 40% delle emissioni di gas serra proviene proprio dagli edifici pubblici e privati, non certo nati secondo i criteri di cui parla Zanzi.
Fortunatamente negli ultimi anni una nuova “coscienza ambientale e architettonica” sta prendendo sempre più piede. Anche in Puglia. In provincia di Brindisi, in un paesino chiamato Ceglie Messapica, stanno infatti per sorgere bellissimi appartamenti di 100 mq costruiti rispettando l’ambiente. E la notizia più sorprendente è che i finanziamenti per la realizzazione di questi bio-edifici provengono dalla Regione Puglia, in un quadro più ampio di riqualificazione delle periferie. L’obiettivo è quello di dare alle fasce più svantaggiate la possibilità di comprare casa nel proprio comune. Perché una casa in classe A può non costare di più di quelle tradizionali.
Ne costituisce un esempio “La piccola residenza”, un edificio costruito a Milano secondo criteri di bioedilizia e con prezzi concorrenziali. Gli esempi da citare sono davvero tanti, ma li troviamo soprattutto nel Nord Italia dove sono sorte anche le prime case popolari sostenibili (in provincia di Lucca). Il piccolo paese pugliese, invece, è un bell’esempio di “bioedilizia meridionale” e risponde a tutte quelle obiezioni secondo cui costruire rispettando l’ambiente e il portafoglio è possibile solo nell’Italia settentrionale. Le case, situate nella zona PEEP di Ceglie Messapica saranno interamente costruite con materiali ecologici, pannelli solari e infissi di ultima generazione. Garantiranno un notevole risparmio energetico e le acque saranno trattate con un sistema di depuratori che assicureranno il minimo inquinamento. Saranno assegnate alle famiglie con una procedura simile a quella usata dall’Istituto autonomo per le case popolari, ma gestita dal Comune con una graduatoria basata sulla reale condizione di necessità per le famiglie in emergenza abitativa. L’augurio è che questo bell’ esempio di civiltà venga presto seguito anche da altre amministrazioni comunali meridionali e settentrionali perché il “prendersi cura” del luogo in cui si vive significa prima di tutto prendersi cura di se stessi e delle generazioni future.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Casa della Memoria: progettazione di un edificio pubblico per funzioni civiche e culturali

La società Hines Italia SGR S.p.A. in collaborazione con il Comune di Milano, ha lanciato concorso di idee privato, articolato in due fasi, per la progettazione di un edificio pubblico destinato a funzioni civiche e culturali denominato “Casa della Memoria”. 
Il concorso ha per oggetto la definizione di una proposta progettuale di un edificio pubblico, avente una superficie utile pari a circa 2mila mq, destinato ad ospitare le sedi di alcune delle associazioni che conservano la memoria della conquista della libertà e della democrazia nel nostro Paese oltre a spazi dedicati al quartiere Isola.  
Le soluzioni progettuali dovranno porre particolare attenzione:
- ai caratteri distributivi e tipologici
- alla flessibilità ed efficienza spaziale e organizzativa
- alla qualità tecnologica, materica oltre che architettonica – spaziale
- all’ottimizzazione delle superfici
- alle relazioni con gli spazi aperti, con particolare attenzione alle connessioni con l’ambito urbano di riferimento e le trasformazioni per esso previste
- alla fattibilità tecnica, strutturale e impiantistica in osservanza della vigente normativa oltre che nel rispetto di criteri di sostenibilità ambientale degli interventi.
Il concorso è aperto alla partecipazione di architetti che non siano inibiti all’esercizio della professione e che siano iscritti agli Albi dei rispettivi Ordini professionali. 
La prima fase concorsuale, che si svolgerà tra il 23 dicembre 2010 e il 14 gennaio 2011, sarà volta alla raccolta delle manifestazioni di interesse a partecipare al concorso da parte di architetti. Al termine della prima fase un’apposita giuria, presieduta dall’arch. Stefano Boeri, selezionerà 5 candidati che saranno invitati a partecipare alla seconda fase del concorso. 
Nella seconda fase concorsuale, che si terrà indicativamente dal 14 febbraio 2011 al 31 marzo 2011, i concorrenti selezionati dovranno predisporre un progetto architettonico e presentarlo secondo le modalità che saranno specificate nella lettera di invito alla seconda fase.
Hines Italia SGR S.p.A. si riserva, dopo la proclamazione del vincitore, la facoltà di rendere pubbliche le proposte dei concorrenti tramite una mostra dei progetti presentati.

Fonte: ArchiPortale

Lussemburgo: nuovo edificio per la Commissione Europea

La cordata composta da JSWD Architects (Colonia), Chaix & Morel et Associés (Parigi) e Bertrand Schmit (Lussemburgo) si è classificata al primo posto del concorso internazionale di progettazione per l’edificio Jean Monnet 2 nel quartier generale della Commissione Europea a Lussemburgo.  
La nuova struttura sorgerà nel grande parcheggio del complesso “JeanMonnet”, in sostituzione a un edificio per uffici edificato nel 1975. I lavori di realizzazione dello stabile saranno ultimati nel 2016. Un secondo edificio, che sarà eretto in sostituzione del volume “Jean Monnet 1”, sarà realizzato entro la fine del 2019. I due edifici saranno collegati e daranno vita a un’area uffici ampia circa 120.000 mq, con una capienza totale di 2.900 dipendenti. 
Il progetto vincitore di basa sul principio della “comunicazione diretta all’interno dell’ambiente di lavoro”. L’edificio disporrà di molte zone comuni che, oltre a portare la luce naturale nelle zone centrali dell’edificio grazie a una serie di pareti trasparenti, attiveranno relazioni visive tra gli uffici di uno stesso piano ed anche tra i diversi livelli, in modo da favorire la comunicazione tra i dipendenti. Quest’ idea ha guidato anche la progettazione di: zona conferenze, il ristorante, biblioteca e mensa aziendale, e area sportiva per i dipendenti della struttura.
La struttura sarà conforme a quanto previsto dagli standard costruttivi delle passive house. Solo per fare qualche esempio: ai classici impianti d’aria condizionata per il raffrescamento degli uffici, sono stati preferiti dei sistemi per lo stoccaggio dell’aria fredda che circolerà attraverso l’edificio nelle ore notturne e verrà poi distribuita negli ambienti interni durante le ore lavorative.
Per riscaldare il complesso verranno impiegati il calore ottenuto dalle celle solari termiche inserite sul tetto del volume e le grandi masse d’aria calda prodotta dal centro di calcolo informatico. Infine, uno schermo solare esterno proteggerà l’edificio dal surriscaldamento nei mesi estivi e permetterà di recuperare calore dalla luce solare nei mesi invernali.

Fonte: Archiportale

Eolico: bando egiziano da mille megawatt

Annunciata per il prossimo gennaio in Egitto la gara per scegliere le imprese cui affidare la costruzione di impianti eolici per circa 1.000 MW , da realizzare prevalentemente lungo la costa del Mar Rosso.
Lo ha dichiarato alla stampa il ministro egiziano dell’Energia, Hassan Younes, precisando che lo svolgimento della gara si comporrà di due fasi. Durante la prima, che si svolgerà appunto a gennaio, saranno assegnati i lavori per i primi 500 MW, mentre i rimanenti 500 MW troveranno allocazione nel mese di luglio.
Il contratto di vendita dell’energia prodotta dai nuovi impianti prevede l’acquisto per 20 anni da parte della compagnia elettrica nazionale, che la distribuirà ai consumatori sulla base di prezzi stabiliti dal governo. Il ministro ha ribadito l’impegno del governo di ricavare entro il 2020 da fonti rinnovabili, e in particolare dall’eolico e dal solare, il 20% dell’energia necessaria a coprire il fabbisogno del Paese.
L’intera capacità di generazione dell’Egitto assomma oggi a 25.000 MW e l’intenzione del governo è quella di portare questo valore a 58.000 MW entro il 2027, mobilitando investimenti per 110 miliardi di dollari.

Fonte: LaStampa

Polemica su lampadine verdi: basso consumo al mercurio

E’ polemica sulla decisione della Commissione Ue di procedere con l’interdizione progressiva delle lampadine incandescenti a favore di quelle a basso consumo di energia. Un test dell’Ufficio tedesco dell’ambiente ha confermato le preoccupazioni sollevate da un gruppo di eurodeputati tedeschi, secondo i quali le lampadine ‘verdi’ si rileva una presenza di mercurio, per quanto bassa. 
Su pressione di una follia climatica, si è deciso rapidamente di interdire le lampadine incandescenti, senza tenere conto della presenza di mercurio in quelle a lungo consumo, ha protestato Silvana Koch-Mehrin, vice-presidente del Parlamento europeo, chiedendo la sospensione immediata del provvedimento. Il test ha segnalato che il livello di 0,35 microgrammi di mercurio per metro cubo tollerato potrebbe essere moltiplicato per venti in caso di rottura della lampadina. L’ufficio ha consigliato ai consumatori di privilegiare le lampadine che sono protette da un involucro di plastica ed ha sollecitato in generale l’eliminazione di questo tipo di prodotto a “medio termine”. 
La Commissione europea ha confermato la decisione di procedere con l’interdizione progressiva delle vecchie lampadine, definendo “esagerate” le preoccupazioni degli eurodeputati. Le conclusioni degli studi fatti da esperti scientifici hanno escluso rischi per la salute per gli adulti anche in caso di rottura accidentale di una lampadina a basso consumo di energia, ha riferito la portavoce Marlene Holzner. Per le conseguenze sui bambini, invece, non ci sono dati sufficienti per giungere a conclusioni certe. 
Mentre quindi la Commissione mantiene il programma di interdizione delle vecchie lampadine, ha deciso al tempo stesso di imporre ai produttori nuovi limiti sulla presenza di mercurio, che dovranno passare da 5,0 a 2,5 microgrammi al metro cubo entro il 2013, con un obiettivo intermedio di 3,5 microgrammi nel 2012. Sul mercato esistono però anche lampadine a basso consumo energetico prive di mercurio, ha aggiunto la portavoce. I consumatori che hanno questo tipo di preoccupazione, possono rivolgersi ad altri prodotti.

Fonte: Ansa

 

Secondo il programma per tutta la Ue, dopo l’interdizione per i 100 e i 75 watt, nel settembre del 2011 dovranno andare in pensione le lampadine a incandescenza a 60 watt ed entro la fine del 2012 dovranno sparire quelle di 40 e 25 watt. L’Ue stima che, sostituendo tutte le lampadine di vecchia generazione con quelle nuove si potranno risparmiare fino a 40 miliardi di KW/h l’anno, con conseguente risparmio 15 milioni di tonnellate di CO2. Per fare un paragone, il consumo di uno stato come la Romania in un anno intero.

Pagina 1 di 612345...Ultima »