Archivio del mese febbraio 2011

Fotovoltaico: impianto solare sospeso in aria

Dagli Stati Uniti giunge un’interessante innovazione in materia di impianti fotovoltaici.
Una società californiana ha infatti predisposto un dispositivo in grado di sfruttare l’energia solare dalla stratosfera, mediante un’unità sospesa in aria le cui performance dovrebbero poter garantire una maggiore efficienza energetica rispetto ai prototipi realizzati negli anni precedenti. L’impianto in questione, denominato Stratosolar, è tenuto sospeso nell’aria attraverso un tubo gonfiabile che lo collegherà alla terra, con una lunghezza di oltre 20 km. L’utilizzo del collegamento con il vero e proprio dispositivo galleggiante servirà, oltre che per “trascinare” a terra l’energia prodotta dallo sfruttamento solare nella stratosfera, anche per allineare costantemente l’impianto fotovoltaico alla maggiore esposizione. A terra, l’impianto sarà connesso a un sistema di controllo e di monitoraggio che verificherà la prestazione dell’unità fotovoltaica, consentendo al team di lavoro di poter predisporre eventuali correttivi in caso di inefficienze temporanee.

Fonte: Ecoo

Il classico design Starck: papà Philippe e la figlia Ara

«Un giorno, di pomeriggio, una luce, seduta a un tavolo, la voce di una donna disegna un amore, una passione che l’ha unita a una vita e ora a un vuoto». È Ara Starck, 32 anni, primogenita di Philippe, mito vivente del design made in France, ad aver scritto queste parole. «Ho immaginato un gruppo di donne, che parlano. Ricordano qualcuno che hanno amato e che non c’è più. Tutto è molto onirico, impalpabile».
Ara, pittrice, artista eclettica (perfino cantante e compositrice in un duo, The Two, che in Francia sta andando alla grande), dimostra meno della sua età. Piccola, carina, vispa, sorridente: quelle parole così melancoliche non sembrano all’apparenza corrisponderle.
Ci tiene subito a precisare di non essere decoratrice, né architetta. E di frequentare poco le discoteche e lo scintillante mondo del lusso (ma è comparsa nell’ultima campagna pubblicitaria di Cartier). Ara ha voluto collaborare con il padre su questo progetto di Baccarat, «la» maison del cristallo francese, all’avanguardia grazie all’originalità di Philippe, suo fedele designer. La figlia ha ideato un foulard, ispirato al gioco della dama, con quelle sue parole impresse ai bordi.
«Le donne – spiega – si confidano intorno a un vuoto». Dell’anima. E concreto: il vuoto dei bicchieri da riempire di champagne, disegnati da Philippe, in cristallo bianco e in quello nero (che fa tanto Starck): modello Harcourt, icona di Baccarat. Sei e sei, come altrettante pedine del gioco di una sera. O di una vita. Ara si sottopone alla domanda di rito. Chissà quante volte sentita. Il rapporto con il padre? «Mutuo rispetto», commenta. Philippe da bambina l’ha portata in giro per il mondo. «Il luogo che più mi colpì, a otto anni, fu Tokyo. Ci andai varie volte, restandoci a lungo. Fino a dodici anni ho indossato quasi sempre l’uniforme scolastica nipponica, con i grossi calzini ai piedi. Non ci sono più ritornata, ma sto organizzando un viaggio per il prossimo settembre. Da due anni faccio due ore al giorno di giapponese. Lo pratico con i turisti». Ce ne sono tanti nelle stradine intorno al palazzo dove ha sede il suo atelier (anche quello dal tocco molto starckiano). Primo arrondissement, ça va sans dire.
«Nella mia vita sono stata molto fortunata. Ho avuto così tante possibilità di studiare, di viaggiare e di crescere che altri non hanno avuto». Solo en passant ricorda la morte di sua madre, Brigitte Laurent, per più di vent’anni braccio destro di Philippe, quella che ne ha determinato la fortuna «commerciale», almeno all’inizio. Portata via da uno stupido cancro, quando Ara aveva appena 14 anni. Fortunata fino a un certo punto. Ottimista, sorridente. Ma pure melancolica. Ha studiato alle Belle arti di Parigi, poi alla Saint Martins di Londra e infine alla Slade School, nella stessa città. La pittura, la sua passione. E soprattutto gli affreschi di Goya, Tiepolo, el Greco. «Mi piace dipingere tele grandi. Forse perché sono piccola: voglio confrontarmi con qualcosa di più grande. Sempre più grande». Un giorno a New York entra in uno di quei negozi dove vendono le cartoline dalle immagini che cambiano, secondo il punto di vista. È la tecnica lenticolare. «Mi sono detta che, se applicata alla pittura, mi avrebbe permesso di esprimere di più. Di avere più spazio». Così è nata una serie di ritratti conturbanti, perfino un po’ dark, dove l’immagine della persona cambia («per una sola tela vanno fatti fino a sette dipinti»).
In parallelo Ara ha iniziato ad applicare la sua arte al mondo del lusso, collaborando con il padre. Quando Philippe ha ripensato il Meurice, uno dei palace parigini, gli hotel superlusso della città, lei ha dipinto un’enorme tela sul soffitto del ristorante gastronomico. Per il Royal Monceau, invece, inaugurato pochi mesi fa, ha ideato 266 abat-jour, «una diversa dall’altra», ci tiene a precisare. Ara da sempre, quando lavora nel suo atelier, ascolta musica. Sette anni fa ha conosciuto David Jarre, figlio di Jean-Michel, pioniere della musica elettronica. Da due anni hanno iniziato a comporre canzoni in inglese. E a cantarle. A Parigi The Two è il fenomeno musicale della stagione. Genere folk acustico. Lounge. Rilassante. Un po’ melancolico. Proprio come Ara.

Fonte: Luxury24

Ch2oice: nasce etichetta Ue per idroelettrico

Nasce l’etichetta europea che certifica l’idroelettrico che rispetta fiumi e ambiente per produrre energia in modo piu’ sostenibile. Il ‘bollino’ amico dell’ambiente di cui e’ partner anche il Wwf Italia, presentato al Maxxi, si chiama Ch2oice ed e’ stato sviluppato per gli impianti che rispettano elevati standard ambientali.
Il bollino - spiega Giulio Conte di Ambiente Italia, coordinatore del progetto - vuole contribuire ad armonizzare gli obiettivi delle due direttive europee”, producendo ”non solo energia rinnovabile ma anche energia rispettosa degli ecosistemi acquatici, mantenendo le dinamiche naturali dei corsi d’acqua.
L’energia idroelettrica e’ la fonte rinnovabile piu’ importante in Italia: costituisce oltre il 16% della produzione elettrica. Molti impianti – afferma Andrea Goltara, direttore del Centro italiano per la riqualificazione fluviale, partner del progetto – hanno pero’ un notevole impatto sugli ecosistemi fluviali alterando la portata naturale dei fiumi, interrompendo la loro continuita’ ecologica, e mangiando habitat e specie. L’eco-certificazione – frutto di tre anni di lavoro tra associazioni ambientaliste, produttori ed esperti di ecologia dei fiumi – e’ stata testata su 4 impianti tra Trentino Alto-Adige e Veneto e 4 in Slovenia. All’interno di Ch2oice ci sara’ un Comitato scientifico di alto livello e un Comitato di garanzia, mentre la gestione sara’ di Ambiente Italia.

Fonte: Ansa

Emilia Romagna: online la mappa delle aree idonee al fotovoltaico a terra

Dopo il via libera, il 6 dicembre scorso, alla delibera che disciplina la localizzazione degli impianti fotovoltaici sul territorio (leggi), la Regione Emilia-Romagna mette ora a disposizione online una cartografia aggiornata e completa delle aree adatte all’installazione a terra degli impianti fotovoltaici. Realizzata alle scale 1:250.000 e 1:25.000, la carta unica dei criteri generali localizzativi degli impianti fotovoltaici è disponibile sul sito del Servizio Geologico, sismico e dei suoli della Regione. In particolare la cartografia segnala le aree idonee o meno all’istallazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati al suolo.
Per le singole zone sono indicati i diversi livelli di tutela, tenendo conto della presenza di vincoli di natura paesaggistica e ambientale e delle caratteristiche del territorio. La cartografia tiene conto dei criteri generali di localizzazione degli impianti, approvati dall’Assemblea legislativa regionale, che fanno riferimento a norme e piani in materia ambientale, paesaggistica, di tutela dei beni ambientali e culturali, prodotte da Stato, Regione e Province.
Alla base della normativa - spiega l’assessore regionale alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo - c’è la convinzione che anche lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili di energia debba avvenire assicurando le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività energetiche. Considerato che l’installazione di un impianto fotovoltaico con moduli ubicati sul suolo comporta la modifica dell’uso del suolo, la Regione ha ritenuto necessario dotarsi di uno strumento conoscitivo per una preliminare ricognizione sul proprio territorio delle aree idonee a tale uso.
Nella cartografia non si fa riferimento agli impianti collocati su edifici poiché questi possono essere montati sugli immobili esistenti, fermo restando il rispetto delle norme di tutela degli stessi e di sicurezza sismica. La carta (approvata con la delibera di Giunta n. 46 del 17/01/2011) è stata realizzata sulla base dei dati raccolti dal Servizio geologico, sismico e dei suoli e dal Servizio parchi e risorse forestali della Direzione ambiente, difesa del suolo e della costa e dai Servizi della Direzione generale programmazione territoriale e negoziata e della Direzione generale agricoltura.

Fonte: Casa&Clima

Lee Never Wasted: una shopping bag ma tanti usi!

Lee, il celeberrimo brand di abbigliamento, cambia il look delle shopping bag! Lee Never Wasted. 3000 esemplari, creati dall’agenzia indiana Happy Creative Services, sostenibili al 100%! Mai una shopping bag è stata più ecologica. Nuove buste, realizzate interamente in carta riciclata (e riciclabile ovviamente) pronte a sensibilizzare i clienti su tematiche importantissime come il recupero e il riutilizzo. Tutte le buste sono infatti pronte a trasformarsi in molto molto altro. E il naming di queste buste rende già chiarissimo tutto il concept. Per la serie non si butta via niente, e in queste buste davvero non si butta via nulla! Unico occorrente… un paio di forbici! Basta infatti tagliare lungo le linee tratteggiate per realizzare portamatite, segnalibri, calendari, giochi, portaschede e molto, molto altro ancora! Dalla gallery potrete sicuramente farvi un’idea di quante cose possono essere realizzate dalla bag! Interessanti i manici della busta, realizzati con un paio di lacci per scarpe, utilizzabili una volta fatta “a pezzi” la busta!
Un’iniziativa che ha colpito piacevolmente tutti i clienti, tanto da spingere la Lee ad aumentare il numero di bags passando così dalle iniziali 3000 a ben 300.000!!! E’ ovvio che in molti penseranno a “la solita trovata di marketing”! Potrebbe anche essere, ma almeno è una trovata attenta all’ambiente e che porta in se un significato profondo tentando di sensibilizzare i consumatori alle tematiche ambientali. Ovviamente aspetto anche il vostro parere.

Fonte: Architettura&Design

Solare: il futuro è la plasmonica

Più sottile è la cella solare, più elettroni arrivano agli elettrodi e diventano elettricità. È la legge numero uno del fotovoltaico. Più facile a dirsi che a farsi, però, anche se già le più recenti celle a film sottile hanno reso obsoleta la prima generazione di pannelli solari spessi e pesanti. Ma ora una squadra di scienziati di Stanford assicura di poter realizzare le pellicole solari più sottili mai raggiunte grazie un nuovo settore emergente della scienza e della tecnologia: la plasmonica, che studia le interazioni tra luce e metallo. 
La plasmonica rende più semplice aumentare l’efficienza delle celle solari, spiega Mike McGehee, professore di scienza dei materiali e ingegneria all’Università californiana di Stanford e primo autore di un articolo apparso su Advanced Energy Materials a fine gennaio. McGehee è anche il direttore del Centro per il fotovoltaico molecolare avanzato, un polo di ricerca di eccellenza sulle celle solari a film sottile. In determinate condizioni, le interazioni luce-metallo creano un flusso ad alta frequenza di onde elettriche. Gli elettroni viaggiano in onde estremamente veloci che, come tutte le onde, presentano picchi (creste) e avvallamenti (cavi). La squadra di McGehee ha impresso in una cella solare una nanostruttura a nido d’ape su uno strato metallico di titanio, immergendo il tutto in un pigmento fotosensibile che impregna la nanostruttura a nido d’ape. Infine è stato aggiunto uno strato di argento per rendere la struttura più resistente: il tutto prende una forma di un contenitore per uova, con punti più elevati e zone depresse, a una scala di pochi millesimi di micron. La luce interagisce con i dossi creati nello strato di argento dando origine l’effetto plasmonico. Ma per ottenerlo occorre che i rilievi abbiano particolare diametro e altezza, e siano intervallati a una distanza ottimale.
I fotoni entrano nella cella e passano attraverso la base trasparente in titanio: una parte viene assorbita dal pigmento fotosensibile creando una corrente elettrica. La maggior parte dei fotoni rimanenti viene riflessa dallo strato di argento e ritorna nella cella. Una percentuale di fotoni che raggiunge lo strato argentato, però, colpisce i rilievi della microstruttura e provoca le onde plasmoniche.  
L’effetto plasmonico in pratica non fa altro che aumentare l’efficienza delle celle a film sottile a pigmento fotosensibile, che finora hanno rendimento basso, circa l’8%, e durata di sette anni. Al momento non sono competitive con le tecnologie solari più avanzate che raggiungono il 25% di efficienza (con punte del 40% in laboratorio) e soprattutto hanno durata di 20-30 anni. Secondo McGehee, però, con la plasmonica si può raggiungere il 15% di efficienza e allungare la durata di vita di queste celle sino a dieci anni e, con prezzi più bassi, anche le celle sottili a pigmento fotosensibile possono diventare competitive sul piano commerciale. Con il vantaggio che si possono creare strumenti così piccoli e leggeri da poter davvero dare vita alla generazione del «solare portatile» per avere una fonte di energia sempre a portata di mano.

Fonte: Corriere

LilyPad: la città anfibia a forma di ninfea

Quella di Lilypad è la storia di un sogno. Nato nella mente creativa di un giovane architetto belga, Vincent Callebaut, il progetto avveniristico di Lilypad si ispira alla perfezione della natura.
Il modello è infatti la foglia di un fiore acquatico: la ninfea che scientificamente porta il nome di Amazonia Victoria Regia in onore della regina Victoria, cui nel XIX secolo fu dedicata la scoperta di questa specie da parte del botanico tedesco Thaddeaus Haenke. L’ambizione è grande almeno quanto il nome: il sogno di Callebaut è infatti quello di creare – basandosi sui principi della biomimetica- la prima città anfibia della storia, a metà tra terra e acqua e in totale armonia con la natura.
Sappiamo bene – anche perché ce lo sentiamo ripetere in continuazione – che a causa dell’uomo la terra si sta surriscaldando, e che il livello dei mari minaccia di innalzarsi pericolosamente: lo scioglimento dei ghiacci perenni situati sulla terraferma, in Groenlandia e nell’Antartico, promette di erodere progressivamente tratti sempre più ampi delle coste. Un innalzamento di un metro cancellerebbe buona parte delle coste in Olanda, Egitto e Bangladesh. Due metri di acqua in più spazzerebbero via New York, Bombay, Calcutta, Miami, Djakarta, Shanghai, Alessandria…il tutto devastando non solo popoli e paesi, ma anche grandi ecosistemi. In termini di sfollati, ecoprofughi, la previsione è di quasi 230 milioni di persone costrette a migrare, senza contare la fetta di popolazione che si sta insediando appena adesso in queste aree urbane, incurante del fatto che nel giro di relativamente poco tempo potrebbero essere inghiottite dal mare.
Lilypad nasce innanzitutto in previsione di questa emergenza, ma non solo: essendo progettata in modo da essere interamente autosufficiente, nel caso in cui venisse realizzata questa città anfibia permetterebbe di rispondere alla quattro sfide lanciate dall’OECD, e riguardanti cioè clima, biodiversità, acqua e salute. Così come la foglia di ninfea a cui è ispirata, Lilypad ha una forma plastica, morbida, é fatta per scivolare sull’acqua, per seguire le correnti e le stagioni, per approfittare del sole, della pioggia e dei venti. Rispetto alla sua matrice vegetale, però, é 250 volte più grande: dovrebbe poter ospitare fino a 50.000 persone. La “pelle” di Lilypad é fatta di fibre di poliestere ed é ricoperta di biossido di titanio: reagendo ai raggi ultravioletti quest’ultimo assorbe l’inquinamento atmosferico. Grazie all’integrazione complessa di tutte le forme di energia alternativa, dei processi di depurazione naturale (fitodepurazione) e del trattamento delle biomasse organiche, la città anfibia vanterebbe zero emissioni e addirittura finirebbe con il produrre più energia di quanta non ne consumerebbe. Una vera e propria ecopoli riciclabile e galleggiante insomma, capace di stimolare autonomamente processi di rigenerazione (resilienza) e di rendersi autosufficiente anche dal punto di vista alimentare. Equilibrata anche nella distribuzione “geografica”, la città ideale sarebbe delimitata da tre aree marine e tre zone montagnose, che circonderebbero un profondo cuore acquatico centrale, una vera e propria zavorra d’acqua attorno alla quale sviluppare la vita cittadina. Le sei aree sarebbero adibite alle attività lavorative e ricreative, mentre la laguna centrale, che affonderebbe ben al di sotto del livello del mare, ospiterebbe floride acquacolture. Lilypad incarnerebbe un sogno ambizioso e complesso. Ma la vedremo davvero galleggiare al largo delle nostre coste, un giorno? Nessuno può dirlo. Per quanto il progetto sia stato concepito nei dettagli e presenti innumerevoli spunti innovativi, rimane l’ostacolo più grande: un costo immenso, che di certo i “rifugiati” del futuro non potranno permettersi. Ma la speranza é che progetti come questo facciano vibrare le corde giuste, ci sensibilizzino, ci rendano più consapevoli e partecipi dei destini dell’umanità su questa terra. E chissà che pian piano le nostre città non comincino a trasformarsi in questa direzione, trascinate dalla voglia di perseguire idee audaci come questa.

Fonte: GreenMe

Mandare un’email è ecologico: costa solo 4 grammi di CO2

Quanta anidride carbonica produce un americano rispetto a un europeo? E quante emissioni comporta andare su Facebook o chattare con Skype? General Electric ha lanciato un’applicazione online, ‘How Much CO2 is created by’, creata dal designer David McCandless per ‘tradurre’ in emissioni di CO2 semplici attività quotidiane. Come dire: calcola quanta CO2 produci, e ti dirò chi sei. Basta andare su questo sito 1 per accedere a tantissimi dati sull’impronta umana sul pianeta in termini di anidride carbonica, costruendosi poi le proprie classifiche personali in base alla quantità di emissioni prodotte. Ci abbiamo provato anche noi. Ecco alcuni esempi di quanto si inquina nel compiere alcune tra le azioni più comuni.
Tecnologie. Emissioni bassissime (solo 34 grammi di CO2) per un’ora davanti a una tv da 15 pollici, 76 grammi per una tv da 28 pollici, ben 220 per una TV al plasma da 42 pollici. Una chiamata di 1 minuto da cellulare comporta 57 grammi di CO2.
Internet. Skype produce ogni anno 24 milioni di tonnellate di CO2, contro i 13.6 di Facebook. Una singola ricerca su Internet da un laptop produce 0.2 grammi di CO2. Mandare una email comporta solo 4 grammi di CO2, ma se l’allegato è pesante diventano 50 grammi. Internet nel suo complesso ne produce annualmente 300 milioni di tonnellate.
Vita domestica. Solo 12 grammi di CO2 per produrre una shopping-bag di carta, un pannolino riutilizzabile ne produce 200 kg all’anno; una lampadina a incandescenza 500 kg all’anno, mentre una a risparmio energetico solo 90 kg.
Acqua. Una bottiglia d’acqua da una fonte vicina a casa comporta 110 grammi di CO2, contro i 160 dell’acqua imbottigliata a grande distanza e i 215 di una importata dall’estero.
Cibo. Per fare un hamburger si emettono 2.5 kg di anidride carbonica, contro 1 kg per un hamburger vegetariano, un’arancia o una fetta di pane, 1.8 kg per 6 uova, 720 grammi per una bottiglia di latte, 210 kg per un anno di caffè, 12 kg per una forma di formaggio, 900 grammi per una bottiglia di birra d’importazione.
Matrimoni. Un matrimonio con cento invitati produce 5 tonnellate di CO2, mentre per uno in grande stile, con 300 invitati, si raggiungono le 85 tonnellate.
Sport. Una partita di calcio produce 820 tonnellate di CO2, i mondiali di calcio 2010 hanno emesso 2.8 milioni di tonnellate. 
I popoli più inquinanti. A sorpresa, gli australiani, con 30 tonnellate di CO2 all’anno per persona, seguiti dai nordamericani (28). Gli europei sono più morigerati: 15 tonnellate per un cittadino inglese. Meno ancora gli asiatici (“solo” 3,3 per un cinese) e gli africani (1 tonnellata per un abitante del Malawi), per una media mondiale di 7 tonnellate a persona.
Viaggiare. Un volo da New York a Miami comporta emissioni per 193 kg a persona, da New York a Londra 610 kg per persona. Ogni giorno, per tutti i voli nel cielo d’Europa, vengono emesse 560.000 tonnellate di CO2. Per tutti i voli aerei nel mondo, ogni giorno vengono emesse 670 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Una notte in hotel ne produce 25 kg.
Emissioni zero. Una mela colta in giardino è ‘zero-emission’, contro gli 80grammi di CO2 di una comprata al supermercato e i 150 di una importata dall’estero. Così come asciugare i panni al sole e fare un bagno con acqua riscaldata a energia solare.

Fonte: LaRepubblica

La Scienza per l’Arte Contemporanea

Giornata di Studio e Formazione per conservare l’Arte Contemporanea.

Ferrara, IUSS 1391, 28 Febbraio 2011.

Convegno “La Scienza per l’Arte Contemporanea”

Ferrara, Castello Estense, 1-4 Marzo 2011.

Il convegno si svilupperà in 4 sessioni:

  • 1 – DIAGNOSTICA E CONSERVAZIONE DELL’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA (ore 17:30 Martedì 1 Marzo)
  • 2 – ARCHEOMETRIA DELLE NUOVE FORME D’ARTE (ore 17:50 Martedì 1 Marzo con proseguimento lavori ore 9:00 Mercoledì 2 Marzo)
  • 3 – MATERIALI E TECNICHE ARTISTICHE (ore 9:00 Giovedì 3 Marzo)
  • 4 – MONITORAGGIO, MANUTENZIONE E RESTAURO (ore 9:00 Venerdì 4 Marzo)

Per maggiori informazioni e dettagli è possibile consultare il sito www.fe.infn.it/aiar2011/ e le brochure degli eventi in lingua italiana e inglese.

Marimekko lancia “Why not together, take part. make art”

In occasione dei suoi 60 anni, l’azienda finlandese Marimekko ha lanciato un concorso di idee e design dal titolo Why not together, take part. make art. Obiettivo del concorso è stimolare la fantasia di creatori e designer a progettare un oggetto unico e originale che presenti almeno un tessuto Marimekko. Può essere un oggetto fatto a mano, di arredo, un mobile o un oggetto artistico, l’importante è che sia pratico, bello e originale. Si può vincere un invito a un workshop che si terrà a metà marzo presso la sede Marimekko al fine di contribuire alla produzione dell’oggetto che verrà presentato al Salone del Mobile 2011.
La sottomissione è valida fino al 13 marzo 2011. L’idea verrà prodotta solo per la fiera e non in serie. Inoltre per un partecipante fortunato c’è la possibilità di vincere un buono Marimekko di a somma di 500 euro. Inoltre i vincitori saranno invitati a proprie spese ad un brunch ad Helsinki il 19 marzo 2011.

Fonte: ArchiPortale

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