Archivio del mese giugno 2011

Aero Train, arriva il treno volante

Agli inizi dell’Ottocento i primi treni a vapore arrivarono come un ciclone nel settore dei trasporti. Da quei giorni ad oggi si è fatta tanta strada. La rivoluzione più importante è stata quella deimeglev, treni a levitazione magnetica. Carrozze cioé in grado di viaggiare lungo i binari, ma senza toccarli, “volando” sopra il terreno, sollevati dalla forza di enormi magneti.

Oggi la schiera dei treni veloci ed ecosostenibili si arricchisce di un nuovo alleato. Ingegneri giapponesi dellaTohoku University, guidati dal professor Yusuke Sugahara, hanno dato vita ad un prototipo di veicolo in grado di rimanere sospeso in aria, ma senza bisogno di rotaie. Si chiama Aero Trained è un vero e proprio treno volante, ai cui lati sono stati aggiunte delle ali. In questo modo il convoglio è in grado di sollevarsi dal suolo di alcuni centimetri,  quanto basta per evitare l’attrito col terreno.

Quando infatti un treno “tradizionale” si muove su una rotaia di acciaio, viene frenato da due tipi di attrito. Il primo è quello dell’aria, che è virtualmente ineliminabile almeno di non far viaggiare il treno in una galleria sottovuoto. Il secondo è quello dovuto allo sfregamento delle ruote sulle rotaie. Eliminare questa dispersione di energia rende possibile usare meno forza e raggiungere velocità più elevate. Soprannominato veicolo a effetto suolo, il treno è stato costruito in modo da essere il più eco-compatibile possibile. Per rendere possibile questo ideale gli ingegneri giapponesi hanno studiatol’Aero Train in modo che potesse essere alimentato grazie all’energia eolica e solare.

 

La cucina a energia solare

È stata sperimentata da molti a Milano, durante la Design Week 2011, la Lapin Kulta Solar Kitchen Restaurant, ovvero la stazione per cucinare tramite energia solare.
Nata dal progetto della birra scandinava Lapin Kulta, e dalle idee del catalano Marti Guixé assieme al finlandese Antto Melasniemi, la cucina solare ha come scopo unire il buon cibo e l’energia pulita attraverso la tecnologia.

Immaginate le piazzole dei camping. Ad oggi tavolini e, se ben attrezzate, barbecue. Pensate di non dover più cercare legna da ardere (con le connesse emissioni e pericoli per i boschi) ma di trovare già lì, nei boschi pronti per la scampagnata, le cucine solari.
Le riconoscerete dalla forma: sfere tagliate che hanno all’interno un gioco di specchi che attirano e convogliano la luce del sole e il calore.

Non si brucia nulla (a parte i cibi in caso di disattenzione e di sole… equatoriale), non si consuma nulla (eccezion fatta per lo squisito cibo che vi sarete preparati). Emissioni nulle e tanta soddisfazione per i primi piatti a impatto zero in relazione all’energia usata.

 

Plastica elettrica, si può fare!

Fin dalla sua invenzione la corrente elettrica ha sempre comportato costi elevati per la distribuzione delle infrastrutture e per raggiungere luoghi isolati e lontani dai centri.

Ma il campo dell’energia elettrica e non solo potrebbe essere rivoluzionato a tempi brevi grazie ad una nuova scoperta di un team di scienziati e docenti d’università australiani.

Una nuova tecnica, che si serve dei fasci di ioni,permetterebbe di creare un nuovo materiale plastico conproprietà metalliche e quindi, se raffreddato ad una temperatura sufficientemente bassa, con la possibilità di condurre elettricità corrente senza resistenza. La plastica, infatti, si lascia attraversare talmente poco dall’elettricità, che è comunemente utilizzata per isolare cavi o materiali avvolti dall’alta tensione, mentre ora potrebbe andare a sostituire gli oggetti metallici che fino ad oggi ha protetto.

I fasci di ioni sono solitamente utilizzati nell’industria microellettrica per rendere conduttori elementi come il silicio; questi  tentativi di adattare un processo simile a membrane plastiche iniziarono già negli anni 80, ma fino ad oggi non avevano dato alcun risultato positivo.

La stranezza e la bellezza di questo nuovo materiale sta forse nei nuovi affascinanti oggetti che presto potrebbero entrare in commercio: piccoli dispositivi portatili con display che si potrannoripiegare o persino arrotolare.

La ricerca, pubblicata sul giornale ChemPhysChem, spiega quanto possa essere interessante questa scoperta dato che permetterebbe di servirsi degli aspetti più utili dei polimeri, come per esempio della flessibilità meccanica, la robustezza e i bassi costi, per poi sommarvi come detto la conduttività elettrica, cosa normalmente non associata alla plastica.

È proprio uno dei professori facenti parte del team, Andrew Stephenson, ad affermare il vastissimo potenziale che ora si apre per applicazioni utili nel campo dei materiali leggeri e in quello della elettronica plastica, spalancando le porte ad una nuova generazione tecnologica.

 

MIT: l’energia da una foglia

Nel nostro domani produrre energia pulita, alla portata di tutte le tasche, sia in termini di costi che di dimensioni, sarà semplice come bere un bicchier d’acqua.

La notizia arriva dal Mit (Massachussetts Institute of Technology) e ci anticipa la tecnica del futuro che permetterà ad ogni abitazione di avere piccole centrali di energia solare.

L’ispirazione? La natura!

Infatti, sempre più scienziati e ricercatori per trovare le soluzioni del futuro iniziano a studiare i meccanismi perfetti che l’ambiente già riproduce dopo migliaia di anni di “esperimenti”.

E il nostro domani energetico potrebbe passare da una bottiglia contenente una foglia. Non stiamo parlando di piante acquatiche prodotte da madre natura ma di una foglia artificiale, di silicio, grande come una carta da poker e ricoperta da cobalto e fosfati, materiali assolutamente risparmiosi ed atossici.

Come le foglie delle piante in balcone, le darete dell’acqua, anzi ce la immergerete e la esporrete alla luce. Ecco che la fotosintesi innescherà  una reazione chimica, l’acqua verrà scissa nelle sue componenti: idrogeno ed ossigeno, che, una volta separati, verranno inviati ad una cella a combustibile e utilizzati per creare energia elettrica, sia di giorno che di notte. E anzi sarebbe più corretto parlarne al presente perché dopo anni di studi i prototipi sono finalmente pronti.

Se guardare le piante vi scalda il cuore, la foglia realizzata al MIT sicuramente vi riscalderà casa, con 3-4 litri di acqua al giorno, neanche tanto pulita, potendo così magari recuperare gli scarti del lavaggio di verdure o di casa. E come tutte le “piante” che si rispettino, anche quella del MIT non emetterà sostanze tossiche nell’aria e, assicurano, sarà a zero emissioni di CO2. Entro un paio d’anni, grazie a un accordo con la società Tata Energy sarà possibile vedere i primi reattori in commercio.

 

L’India conquista il sole

Avrebbero potuto chiamarli Icaro, ma sarebbe stato di cattivo auspicio. Si chiamano invece Hale Uav e sono aerei ultraleggeri made in India, capaci di alzarsi in volo a quote molto alte per catturare l’energia solare. Uno dei più grossiproblemi relativi al fotovoltaico infatti è rappresentato dalladispersione di energia in atmosfera.

Quando un raggio luminoso lascia il sole percorre miliardi di chilometri prima di arrivare alla Terra. In questo spazio il vuoto non interpone alcun ostacolo; una volta entrati in atmosfera, invece, i raggi solari vengono rallentati e perdono potenza a causa della presenza di ossigeno e azoto. L’energia contenuta nelle radiazioni quindi degrada e quando arriva al suolo, dove solitamente sono approntati i pannelli solari, possiede solo una frazione dell’energia che aveva all’inizio.

Gli Haler Uav hanno lo scopo di supplire a questo inconveniente. Grazie alla loro particolare conformazione aereodinamica, questi velivoli sono in grado di raggiungere  i 30mila piedi di quota, circa 11mila metri. La particolarità di questi aerei è che utilizzano pochissima energia per rimanere in aria e si muovono grazie ad alcuni motori elettrici che si alimentano grazie agli stessi pannelli solari posti sulle ali. Durante il giorno i pannelli solari immagazzinano energia nelle celle a combustibile poste all’interno della carlinga e durante la notte l’energia stoccata viene rilasciata per far muovere l’aereo.

Con un’apertura alare di 400 piedi (circa 140 metri), Hale Uav è in grado di volare ininterrottamente per 5 anni senza aver bisogno di toccare terra a meno di eventuali guasti.
Le applicazioni di questo velivolo sono molteplici e non sempre nobili. Il premier indiano si è detto prudente in quanto un aereo del genere potrebbe volare sopra i cieli di uno stato come aereo spia e trasmettere informazioni di intelligence. Una sorta di spione che dall’alto è in grado di acquisire informazioni senza mai stancarsi.

D’altro canto gli usi energetici sono molto più interessanti. Una volta in quota l’aereo potrebbeimmagazzinare energia per una settimana e poi tornare a terra. Qui potrebbe “scaricare” le batterie nella linea elettrica del Paese prima di ritornare in volo per ricaricarsi.

Non è la prima volta che gli scienziati tentano di ridurre le distanze terra-sole. In passato sono stati ideati dei satelliti in grado di essere messi in orbita e lì, nel vuoto più assoluto, dove i raggi del sole mantengono la loro massima potenza, spiegare enormi vele di fotovoltaiche per raccogliere l’energia. I problemi che però hanno bloccato il progetto sono stati due: in primo luogo i detriti spaziali che avrebbero causato frequenti danni alle vele, in secondo luogo il problema ditrasmettere al suolo l’energia raccolta.

fonte immagine: Google Images

 

In Australia prima rete che carica l’auto elettrica in 5 minuti

Nascerà in Australia, a Camberra, la prima rete per ricaricare l’auto elettrica altempo di un pieno di benzina senza doverla fermare per ore. Nella nuova rete,con una sosta di soli cinque minuti, le batterie esaurite saranno sostituite automaticamente con altre perfettamente cariche, come se l’automobile fosseun giocattolo.

A questo obbiettivo punta un accordo strategico firmato tra la Renault e la “Better Place”, industria californiana tra le più qualificate nel campo del trasporto sostenibile. L’accordo prevede che Renault commercializzi in Australia la sua “Fluence Z.E.” (Zero Emission), equipaggiata di batterie sostituibili in stazioni automatizzate, e che la “Better Place” fornisca le infrastrutture di ricarica ed i servizi connessi.

L’accordo è già operativo, tanto che entro la fine dell’anno cominceranno i lavori per allestire la rete, in maniera che a partire dalla metà del 2012 possa cominciare la commercializzazione della “Fluence Z.E.”, una vettura di classe media (quattro posti, quattro sportelli) a sola trazione elettrica, con un’autonomia di circa 180 chilometri. Chi la acquisterà stipulerà anche un contratto con la Better Place che gli consentirà un accesso illimitato alla rete dei punti di ricarica e di ricambio automatico ad un prezzo prestabilito, per un’elettricità che viene garantita al cento per cento da fonti rinnovabili.

Renault e Better Place sono certe che, dopo l’esordio a Canberra, la capitale Australiana, l’operazione si potrà estendere progressivamente a tutto il Paese costituendo, per il 2013, la maggior rete mondiale di ricarica di veicoli elettrici.

 

 

Phoenix, l’auto usa e getta

Mentre il mondo dell’automobile s’infervora sull’auto elettrica e tutti i costruttori principali hanno almeno un modello in rampa di lancio destinato al grande pubblico, c’è anche chi s’inventa una macchina che si costruisce in pochi giorni, dura un lustro e, dopo un intenso utilizzo… si ricicla.

L’idea è venuta ad un duo di ingegneri e designer, Kenneth CobonpueAlbrecht Birkner, che hanno declinato all’estremo il concetto di auto green ed ecosostenibile. La loro vettura è infatti realizzata utilizzando materiali naturali come bambùpalmenylonacciaio (ok, questo non è prettamente naturale, ma bisogna pure tenere insieme tutte le parti).

Il parto delle loro menti si chiama Phoenix, un’auto quasi totalmente biodegradibileuna monoposto a tre ruote con un design molto accattivante, che può ospitare un motore elettricoe resistere all’uso, secondo i costruttori, fino a cinque anni nei paesi industrializzati e oltre dieciin tutti gli altri.

Fonte: next.liquida.it

Biocarburanti/ Primo volo intercontinentale con Green Jet Fuel

Il è stato il primo aereo a compiere la traversata dal Nord America fino all’Europa con una miscela composta al 50% da un biocarburante e per l’altra metà da un carburante convenzionale a base di petrolio. Seguendo la rotta storica seguita da Charles Lindbergh, l’aeromobile è atterrato allo scalo di Parigi dopo un volo durato sette ore. Lo ha annunciato la Honeywell specificando che il biocarburante impiegato, da essa messo a punto con il nome di “Green Jet Fuel”, è un derivato della camelina, una pianta finora nota soprattutto perché i semi sono ottimi come mangime per gli uccelli e che non danneggia la catena alimentare perché può essere coltivata anche su terreni marginali.

“Questo primo viaggio intercontinentale che si aggiunge ad oltre una dozzina di altri voli di prova commerciali e militari condotti fino ad oggi – ha dichiarato Jim Rekoske, vice presidente della Honeywell – dimostra che il Green Jet Fuel è in grado di soddisfare i più severi requisiti di un volo aereo”. Secondo calcoli che hanno valutato l’intero ciclo di vita nel nuovo biocarburante, il suo impiego ha fatto risparmiare circa 5,5 tonnellate nette di CO2, rispetto al medesimo volo alimentato a carburante convenzionale a base di petrolio.

Il processo per la produzione di Green Jet Fuel è stato originariamente messo a punto nel 2007, mediante la conclusione di un contratto con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), agenzia USA per la produzione di carburante rinnovabile per velivoli militari. Tale processo utilizza l’idrogassificazione, tecnologia comunemente utilizzata nelle moderne raffinerie che producono carburanti destinati ai mezzi di trasporto. Il risultato ottenuto è un biocarburante per l’aviazione che può essere miscelato con combustibile a base di petrolio.

Fonte: virgilio.notizie.it

Solare/ Anche l’Australia punta sui grandi impianti

Anche l’Australia gioca la carta dei grandi impianti solari per aumentare il contributo delle fonti rinnovabili al bilancio energetico del Paese. In particolare due progetti – uno dei quali molto innovativo – hanno ricevuto nei giorni scorsi il via libera dalle autorità competenti e saranno realizzati a Moree (New South Wales) e a Chinchilla (Queensland). L’impianto di Moree prevede l’installazione di 650.000 pannelli fotovoltaici su una superficie di 1.100 ettari, per una potenza totale di 150 MW. L’inizio dei lavori di costruzione è previsto per la metà del 2012, con un investimento che, complessivamente, dovrebbe ammontare a oltre 900 milioni di dollari australiani (665 milioni di euro), di cui circa un terzo sarà messo a disposizione dal governo federale.

Sul sito di Chinchilla è invece prevista una centrale solare termodinamica, dove, cioè, la radiazione solare viene concentrata per riscaldare ad altissima temperatura un fluido che viene poi utilizzato per produrre il vapore necessario a generare elettricità tramite convenzionali cicli termoelettrici. In questo caso la tecnologia prevista è quella degli specchi lineari di Fresnel, posti orizzontali sul suolo, sopra i quali è posto un particolare tubo contenente il fluido da riscaldare. Si tratta del primo impianto di questo genere di grande taglia (250 MW) che verrà realizzato al mondo (attualmente il maggiore impianto di tipo Fresnel è una centrale dimostrativa da 1,4 MW in servizio in Spagna). Si tratta inoltre di un impianto ibrido, cioè accoppiato ad una centrale termoelettrica a gas che fungerà da back-up per i momenti in cui non c’è il sole (ad esempio di notte), o che produrrà energia potenziata dalla centrale solare in caso di necessità sulla rete. L’investimento previsto per la parte solare dell’impianto ammonta a 1,2 miliardi di dollari australiani (886 milioni di euro), di cui poco meno della metà di provenienza pubblica.

 

Oggi giornata contro desertificazione

‘Le foreste sono essenziali contro il degrado del territorio”.Cosi’ il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha annunciato l’adesione alla Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione, che si celebra oggi. Il tema di quest’anno e’ il ”ruolo fondamentale delle foreste nelle zone aride del mondo”, anche perche’ il 2011 e’ l’anno internazionale Onu dedicato ai grandi polmoni verdi del Pianeta.

Fonte: virgilio.notizie.it

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