Archivio del mese settembre 2011

Pannelli fotovoltaici: il Sud Italia sfida il made in Cina

pannelli made in eu
chiarezza

Fotovoltaico: Gse pubblica chiarimenti. Sì bonus per Made in Europe

Il Gse pubblica le nuove Regole Applicative contenenti le modalità di attuazione delle disposizioni del Quarto Conto Energia. Numerose le criticità.

nuove prospettive

Pannelli fotovoltaici, nasce il marchio “Made in Europe”

La filiera fotovoltaica si organizza, tramite IFI e il certificatore KIWA, realizzando un marchio di garanzia per i pannelli prodotti secondo i criteri europei.

eco innovazione

Fotovoltaico: ecco il battello a pannelli che naviga grazie al sole

Navigare sul fiume in totale silenzio e sostenibilità: grazie ad un progetto tecnologicamente innovativo, l’Italia gode del raro battello fotovoltaico.

Dal Sud Italia arriva una sfida all’importazione di pannelli fotovoltaici di fabbricazione cinese: l’azienda Cappello Alluminio ha deciso di costruire la serie micron di pannelli utilizzando esclusivamente tecnologia e prodotti Made in Ue.

E a quanto riportano i diretti interessati, i risultati non tardano ad arrivare: sembra infatti che il prodotto ottenuto non solo aumenti la resa dell’impianto, ma venga anche costruito con costi inferiori rispetto a quelli dei pannelli realizzati con i prodotti made in Cina.
Si tratta di una conquista non solo a livello produttivo, ma vantaggiosa anche per le tasche degli italiani, grazie alle disposizioni del Quarto Conto Energia, che prevedono una premialità del 10% sugli incentivi erogati per gli impianti fotovoltaici costruiti interamente in Europa. Ma non è solo questo, alla base di tutto si ritrova infatti una svolta all’innovazione tecnologica e alla qualità produttiva. E sulla filiera non ci sono dubbi: la recente certificazione Factory inspection, che permette di etichettare i pannelli micron Made in Ue, è stata rilasciata dalla Tuv Intercert, che ha verificato l’intero ciclo produttivo; dalla stringatura delle cellule fotovoltaiche all’interconnessione delle stringhe, dall’assemblaggio alla laminazione del modulo fino ai test elettrici, l’origine di ogni elemento è stata verificata come europea.
I pannelli siciliani sono stati così tra i pochi in tutta Europa e i primi nel mezzogiorno italiano a ricevere la certificazione Made in Ue. L’azienda, che occupa 80 dipendenti, non ha dunque sbagliato nel decidere di puntare sullo sviluppo della produzione europea. È infatti inconcepibile, ha spiegato il general manager dell’azienda, Giorgio Cappello, «che l’Italia, secondo paese per lo sviluppo del fotovoltaico, importi quasi l’80% dei componenti dai paesi asiatici».

Case prefabbricate: ecologiche, economiche, antisismiche

La realizzazione di un sogno, quasi un’utopia. Unacasa a buon mercato, tendenzialmente più fresca d’estate e più facile da riscaldare in inverno. E poiecologica ed economica, bella, in cui sentirsi a proprio agio, in pace con se stessi e con il mondo. La casa prefabbricata conviene e, alla fine, conviene di più se è green. L’unico problema serio, l’unica variabile realmente discriminante, che rende questa soluzione non sempre utilizzabile sul nostro territorio, è la disponibilità di suolo edificabile, risorsa di regola rara e non certamente a buon mercato in un Paese già largamenteantropizzato e cementificato come l’Italia.

Escludendo il costo del terreno, quello per le fondazioni e le opere di urbanizzazione, il prezzo chiavi in mano di una casa prefabbricata ben fatta varia attualmente tra i 1.100 e i 1.400€ al metroquadro. Le case con l’anima di legno sono pronte in pochi mesi. Già tra le proposte standard (molto più convenienti rispetto a quelle personalizzate) dei principali costruttori e distributori non mancano ilay out esteticamente pregevoli, tendenzialmente non distonici in quasi tutti i tipi di contesti storico-architettonici, armonici con la natura ed il paesaggio italiano nelle sue vari sfaccettatureregionali.

Il cantiere dura una decina di settimane, sporca poco, il costo fissato all’inizio non si discosta da quello finale e poi, altro aspetto essenziale, una buona casa prefabbricata è intrinsecamente antisismica. Si tratta di un requisito fondamentale in un Paese come il nostro che è per larghissima parte del territorio soggetto a questo rischio. Nel caso di terremoti, il principio costruttivo ortogonale e la maggiore flessibilità e leggerezza dei materiali consentono un assorbimento più naturale delle spinte laterali, da qualunque direzione esse provengano. In situazioni di rischio sismico più accentuato, inoltre, si possono scegliere specialifondazioni ammortizzanti che azzerano o quasi ogni timore.

Solide e sicure, hanno migliori comportamenti anche in caso d’incendio. Al contrario di quelle in cemento, non sono soggette a umidità, infiltrazioni, muffe, non contengono amianto o formaldeide. Se sono pensate fin dall’inizio in un’ottica di sostenibilità (dalla presenza di pannelli fotovoltaici, all’utilizzo di soluzioni che fino nei dettagli sono meno energivore), le case prefabbricate garantiscono un risparmio energetico elevatissimo.

Le case prefabbricate – specie nelle varianti eco prese in considerazione – sono soggette alle stesse forme di “aiuto” e sgravio fiscale che valgono per tutti i lavori edilizi finalizzati al risparmio energetico. Il rispetto di criteri “ambientali” non è solo una promessa. Il legno è un materiale naturale e rinnovabile. L’energia necessaria per produrre tutto il materiale necessario è di gran lunga inferiore a quella richiesta dall’edilizia tradizionale. Le strutture sono montate e finite in loco utilizzando componenti realizzati in ossequio a precisi standard di sostenibilità. Vernici e colle, sono posate in fabbrica e sono in genere le meno venefiche in commercio.

Considerazione finale, consiglio utile qualunque scelta si faccia e più che mai in questo caso, è quello di affidarsi agli interlocutori giusti: solo così si ha la garanzia che l’utopia diventi realtà.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/case-prefabbricate-ecologiche-economiche-antisismiche.html

Risparmiare in casa: isolamento termico taglia bolletta ed emissioni

 

Le case italiane sono poco efficienti dal punto di vista energetico: ben il 70% degli edifici risale a prima della legge sull’isolamento termico del 1976. Peccato, perché i benefici di un corretto isolamento si farebbero sentire non solo sull’ambiente, ma anche in bolletta.

 

 

Le abitazioni del Belpaese sono infatti tra le più “energivore”: considerando il fabbisogno energetico per metro quadro, si scopre che le case svedesiconsumano in media 60 chilowattora al m²,quelle tedesche 130 Kwh e quelle italiane 200 Kwh.

 

 

Non a caso nel nostro paese il 28% delle emissioni deriva proprio dagli edifici. Ecco perché gli esperti stanno sviluppando nuovi strumenti per migliorare l’equilibrio tra fabbisogno reale esprechi domestici. In questi studi si fa sempre più strada una soluzione, la lana di vetro, isolante composto per l’80% da vetro riciclato, che, se correttamente installato, interviene nel limitare ladispersione di calore, riducendo spese inutili econsumi eccessivi.

 

 

Secondo recenti stime, l’edilizia sostenibilepotrebbe far risparmiare all’Europa 270 milioni di euro l’anno, soldi che attualmente vengono spesi per coprire l’inefficienza energetica delle case. Anche in questo caso si avrebbe un ulteriore beneficio, la riduzione delle emissioni inquinanti: il 40% del consumo totale di energia in Europa proviene dai suoi 160 milioni di edifici, rispetto ad un 33%attribuibile ai trasporti e ad 26% all’industria.

 

 

Nonostante in Italia siano molte le strutture vecchie e di complessa manutenzione, è importante sapere che esiste ancora la possibilità di intervenire, soprattutto con la coibentazione, tecnica con la quale si isolano le pareti dell’edificio, in modo da arrivare a diminuire la richiesta di energia addirittura del 70-90%.

 

 

Per fare qualcosa di buono per l’ambiente e per le spese di fine mese, non è necessario quindi prendersi un super attico eco-friendly, si può partire da quello che si ha, impegnandosi in piccole ristrutturazioni, anche grazie alle detrazioni fiscali attualmente in vigore.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/risparmiare-casa-isolamento-termico–bolletta-emissioni.html

 

L’acquisto di arredi delle Pubbliche Amministrazioni

Nell’acquisto degli arredi le Pubbliche Amministrazioni sempre più spesso fanno riferimento, sia in Italia che negli altri paesi europei ed extraeuropei, al “Green Public Procurement (Acquisti Verdi Pubblici)”, strumento di politica ambientale volontario che incoraggia la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti sostenibili.

Per conoscere i requisiti rispondenti alla politica del Green Public Procurement si fa riferimento al documento “Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi” definito in origine dalla Comunità Europea ed adeguato successivamente alle realtà nazionali, tra cui l’Italia.

In Italia il documento è stato elaborato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con un gruppo di lavoro composto dall’Associazione FederlegnoArredo, da alcuni enti pubblici, tra cui l’ENEA, e da diversi laboratori di prova tra cui il COSMOS e il CATAS.

Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi

Riconosciuto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a Marzo 2011, il documento “Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi” prevede sia un set di criteri ambientali di base, sia dei criteri migliorativi da prendere in considerazione quando la procedura di appalto prevede dei meccanismi premianti per i prodotti maggiormente virtuosi dal punto di vista ambientale.

criteri base riguardano la legalità del legno, le limitazioni agli inquinanti presenti nel legno da riciclo, la marcatura delle parti in plastica al fine di consentirne il riciclaggio, il contenuto di COV nei prodotti vernicianti e negli adesivi, la disassemblabilità dei prodotti, la disponibilità di parti di ricambio per almeno 5 anni dalla data di acquisto, e la riciclabilità degli imballi.

Tra i criteri premianti sono stati considerati la certificazione forestale, la percentuale di materiale riciclato, la qualità dei tessuti e dei materiali per l’imbottitura, oltre a criteri più restrittivi per il contenuto di COV e i materiali da imballaggio.

Fonte: Rapporto Ambientale 2010 FederlegnoArredo

 

Fonte: http://www.officebit.com

Il contributo dei prodotti di arredo per ufficio all’ottenimento della certificazione LEED®

All’ottenimento della certificazione LEED® dell’edificio contribuiscono anche le caratteristiche dei prodotti di arredo di cui è prevista l’utilizzazione.
Delle 6 macrocategorie di criteri citate prima, quelle che interessano gli arredi possono variare a seconda che si tratti di un progetto di nuovo edificio o di ristrutturazioni.
In generale, sono la n° 4 (materiali e risorse), la n° 5 (qualità degli ambienti interni) e, in alcuni casi, la n° 6 (progettazione e innovazione).
Ad esempio nella categoria 4 “materiali e risorse”, i criteri influenzati anche dalla scelta degli arredi sono:
- gestione dei rifiuti da costruzione (nel caso dei mobili: gestione e recupero degli imballaggi).
- uso di materiale riciclato (viene conteggiata la percentuale di materiale riciclato, sia pre-consumo che post-consumo, usato nella costruzione del mobile);
- utilizzo di materiali provenienti da fonti rapidamente rinnovabili (sono premiati i materiali ricavati, per es., da piantagioni con ciclo di raccolta decennale o più breve);
- percentuale di legno e materiali a base di legno provenienti da foreste gestite in modo sostenibile (è richiesta la certificazione FSC. GBC sta valutando se riconoscere anche altre certificazioni equivalenti, ad es. la PEFC).

 

La categoria 6, “progettazione e innovazione”, consente di prendere in considerazione requisiti non considerati per il determinato tipo di intervento edilizio che ambisce alla certificazione.

 

Fonte: http://www.officebit.com/officebit/galleria_dossier/certificazioni_luglio/capitolo04.htm

La certificazione LEED® : per edifici ambientalmente sostenibili

Per garantire la sostenibililità dell’edificio, il sistema di certificazione più diffuso al mondo è ad oggi il LEED® ( Leadership in Energy and Environmental Design), un sistema di certificazione degli edifici su base volontaria nato in America ad opera di U.S. Green Building Council (USGBC) ed applicato in oltre 140 Paesi nel mondo con lo scopo di promuovere e sviluppare un approccio globale alla sostenibilità.

Gli standard LEED®, elaborati da USGBC e presenti anche in Italia grazie al lavoro di GBC Italia che ne ha creato una versione locale, indicano i requisiti per costruire edifici ambientalmente sostenibili, sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista del consumo di tutte le risorse ambientali coinvolte nel processo di realizzazione.

Il LEED® si sta sviluppando sempre più a livello internazionale, anche in Italia negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale; può essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove un sistema di progettazione integrata che riguarda l’intero edificio.

 

 

Come si ottiene la certificazione LEED®: attribuzione dei crediti

La certificazione LEED® viene conferita tramite l’attribuzione di “crediti” ottenibili se si possiedono diversi requisiti caratterizzanti la sostenibilità dell’edificio..

Per conferire i crediti si fa riferimento ai cosìdetti “criteri” raggruppati in 6 categorie, che prevedono prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di performance ambientali facoltative, che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio.
Nello specifico, le categorie di criteri a cui si fà riferimento sono:

La Sostenibilità del Sito (2 prerequisiti – 10 crediti ): gli edifici certificati LEED® devono avere il minor impatto possibile sul territorio e sull’area di cantiere.

La Gestione delle Acque (1 Prerequisito– 4 Crediti): la presenza di sistemi per il recupero dell’acqua piovana o di rubinetti con regolatori di flusso deve garantire la massima efficienza nel consumo di acqua.

Energia ed Atmosfera (3 Prerequisiti, 6 Crediti): utilizzando al meglio l’energia da fonti rinnovabili e locali, è possibile ridurre in misura significativa la bolletta energetica degli edifici.

Materiali e Risorse (1 Prerequisito, 7 Crediti): ottengono un punteggio superiore, nel sistema di valutazione LEED®, gli edifici costruiti con l’impiego di materiali naturali, rinnovabili e locali.

La qualità ambientale Interna (3 Prerequisiti, 10 Crediti): All’interno di questa categoria trovano spazio anche i requisiti per le emissioni indoor dei manufatti, che rappresentano uno dei punti di maggior attenzione per i produttori di arredi e di prodotti per l’edilizia.

Innovazione nella Progettazione + Priorità Regionale (3 Crediti + 1 Credito e 4 Crediti): L’impiego di tecnologie costruttive migliorative rispetto alle best practice è un elemento di valore aggiunto, ai fini della certificazione LEED®.

Sommando i crediti conseguiti all’interno di ciascuna delle sei categorie, si ottiene uno specifico livello di certificazione, che attesta la prestazione raggiunta dall’edificio in termini di sostenibilità ambientale.

La certificazione LEED® si articola in:

• BASE (40 – 49 punti)
• ARGENTO (50 – 59 punti)
• ORO (60-79 punti)
• PLATINO (80 o più punti)

 

 

 

Fonte: http://www.officebit.com/officebit/galleria_dossier/certificazioni_luglio/capitolo04.htm

A Cipro residenze di lusso, ovviamente eco

Il progetto nasce dalla precisa volontà della committenza di creare un gruppo di residenze in un’area suburbana vicino a Nicosia, Cipro, lungo il corso del fiume Pedieos.

La richiesta era di quattro unità unifamiliari di lusso con la specifica caratteristica di avere un’unica forma fluida. Questa richiesta è stata interpretata dallo studio Iosa Ghini Associati in modo tale che le quattro unità abbiano un comune denominatore e, contemporaneamente, possano avere ognuna una propria identità morfologica.

Nel progetto le tecnologie ecologiche hanno fondamentale importanza sia dal punto di vista passivo che attivo: i dispositivi attuati riguardano l’adozione di vetri camera basso-emissivi e l’integrazione in copertura di pannelli solarifunzionanti come deflettori, con possibilità di essere movimentati, per captare, durante la giornata, le radiazioni solari.

E’ previsto negli interrati l’utilizzo di sistemi di accumulazione idrica per il recupero delle acque meteoriche e un impianto di riscaldamento apellets (appositamente sviluppato per il progetto), con la possibilità di stoccaggio degli stessi e graduale re-immissione automatizzata del materiale per il riscaldamento durante i mesi invernali. L’involucro esterno è trattato con uno specialelegante fotocatalitico, a base cementizia, in grado di annullare gli effetti inquinanti della CO2 e contestualmente conservare nel tempo la purezza del bianco, la brillanza e le qualità estetiche iniziali.

La fotocatalisi è il fenomeno naturale, con molte affinità con la sintesi clorofilliana, per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore, attraverso l’azione della luce naturale o artificiale, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive in composti assolutamente innocui. La fotocatalisi è quindi un acceleratore dei processi di ossidazione che già esistono in natura. Favorisce una più rapida decomposizione degli inquinantievitandone l’accumulo.

La progettazione integrata dell’interior e dell’involucro architettonico consente il controllo e la gestione dei materiali utilizzati: il guscio esterno dalla linea fortemente fluida consente la fusione armoniosa tra materiali contemporanei e tradizionali, come la pietra locale; la tipologia strutturale utilizzata permette di avere, all’interno, ampie superfici, totalmente prive di pilastri, ottenendo la massima libertà e flessibilità nell’interior design.

Questo modo di progettare è modulare, ripetibile, prefabbricabile anche in loco: si presta insomma anche a progetti più estesi, non solo a destinazione abitativa.

Il risultato estetico è di sicuro impatto, ma ancora più importante è la flessibilità di destinazione d’uso che un sistema simile può garantire.

In questo caso si tratta di abitazioni di lusso dove il lusso è offerto dalla apertura degli spazi, dalla fluidità dei percorsi, dall’inserimento naturale nell’ambiente esterno: non certo dal costo di costruzione.

Un nuovo concetto di lusso è quindi proponibile con questo tipo di architettura: il lusso della luce e dell’aria, della privacy e della natura in casa. Un lusso semplice, responsabile, elegante e corretto.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/cipro-residenze-di-lusso-eco.html

Santo Stefano di Sessanio, un borgo vecchio per una vita nuova

Un borgo medievale in Abruzzo riprende vita grazie a un recupero edilizio che ne ha fatto un esempio internazionale di turismo sostenibile da copiare.

Lassù, fino a poco tempo fa, si arrivava a stento.Santo Stefano di Sessanio è un borgo di montagna, isolato sul Gran Sasso, a 1.250 metri di altezza in cima a una strada contorta dai panorami mozzafiato. Il parcheggio è poco fuori paese, anche perché le macchine non riescono a girarvi: è tutto un groviglio di case di sasso abbracciate tra loro, una sopra l’altra e accanto all’altra, divise da strade che sono poco più di sentieri, e sovrastato da una altissima torre medicea che svetta sui tetti. È uno dei 100 borghi più belli del mondo eppure fino a qualche anno fa era quasi abbandonato e mezzo diroccato.

Un giorno, grazie all’intuizione di un architetto italo-svedese, Daniele Kihlger, capitatovi per sbaglio girando in moto, Santo Stefano di Sessanio ha iniziato a cambiare vita diventando un cantiere brulicante.

L’obiettivo era di farne un albergo diffuso, un immenso tempio del turismo sostenibile dove l’accoglienza alberghiera fosse sparpagliata per tutto il paese, andando a occupare le case. Sono state individuate per questa operazione le costruzioni che non erano mai state toccate prima da restauri frettolosi di cemento, ma solo quelle intatte, tutte in sasso e travi antiche. Una riqualificazione edilizia di oltre 3.500 metri quadri, attento a tutte le più avanzate tecniche ecosostenibili e abbinato all’uso di tutti materiali naturali, ha prodotto un risultato assolutamente originale e di grande gusto estetico oltre che di grande coerenza tecnica e di attualità tecnologica: Internet e connessioni wi-fi sono ovunque, perfettamente mimetizzate nelle strutture e totalmente invisibili.

Il successo di questa operazione è stato immediato. Il paese è letteralmente rinato, da 70 abitanti a cui era rimasto oggi registra 7.300 presenze l’anno anche d’inverno, la quotazione delle case si è moltiplicata di 20 volte e a oggi è difficilissimo trovare un appartamento in vendita: molti sono stati comperati da inglesi, belgi e francesi. Il paese ha inoltre mosso un enorme indotto economicosull’intero territorio limitrofo, che non si limita alla importanza dell’investimento immobiliare ma anche alla creazione di moltissimi posti di lavoro che hanno ripopolato la zona.

La rinascita di questo borgo è stata gestita da una società, la Sextantio di Kihlger, che è oggi uno degli emblemi di Symbola, la fiera campionaria delle qualità italiane promossa da Fiera Milano: una fotografia delle eccellenze imprenditoriali del Made in Italy. Santo Stefano di Sessanio è stato un progetto pilota che oggi la Sextantio sta riproponendo in altre realtà italiane con le stesse caratteristiche, per creare, attraverso nuovi esempi di recupero edilizio, altri luoghi dove la possibilità di alloggiare in albergo diffuso consenta di vivere appieno l’esperienza di una vita ecosostenibile in armonia con la natura e con se stessi, e di recuperare il rapporto, ormai quasi perduto, con una dimensione abitativa del tutto naturale.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/santo-stefano-di-sessanio-borgo-vecchio-per-vita-nuova.html