Archivio del mese febbraio 2012

Xpolar, l’auto volante che viene dalla Francia

Un ingegnere di Tolosa ha ricevuto 1 mln di euro per progettare un’automobile in grado di decollare verticalmente. Sul mercato fra cinque anni

(Rinnovabili.it) – Lui è un ingegnere in pensione di Tolosa. Lei una monoposto non che non riesce a stare colle ruote per terra. Sono Michel Aguilar e la sua macchina, a metà tra un’automobile e un aereo, Xplorair. Il progetto, ancora alla fase di prototipo, ha conquistato il Ministero dell’Industria francese che sovvenzionerà l’invenzione con un milione di euro in partnership con la Delegazione generale per gli armamenti. L’auto volante è stata dotata di un micro termoreattori, motori a reazione simili a quelli degli aerei, che istallati nelle ali permetteranno il decollo in verticale del velivolo. “E’ un sogno d’infanzia che ha cominciato a prendere forma, – ha commentato entusiasta Aguilar. – Grazie ai sussidi che ho ricevuto, sarò in grado di finanziare la convalida del concept dei termoreattori, una fase tecnica importante nel mondo dell’aviazione. Esiste un progetto simile negli Stati Uniti, ma quella macchina volante decolla come un aereo, è non in verticale come la mia”.

Il futuristico veicolo potrà volare a 2500 metri d’altezza, ad una velocità di 200 km/h e con un’autonomia stimata di 500 km o tre ore circa. Per fare il pieno d’energia, Xplorair utilizzerà esclusivamente un biocarburante a base di alghe, dando così una doppia mano all’ambiente. Questo curioso velivolo sarà ultimato nel 2015 ad un costo che oscillerà intorno ai 50 mila euro come modello senza pilota; l’anno successivo si passerà quindi ai test di sicurezza per arrivare alla vendita tra il 2017 e il 2018.

Fonti:Mobilità Rinnovabili.it

Airdrop farà crescere le patate nel deserto

Prende spunto dall’abilità del Coleottero delle nebbie, l’eco-sistema d’irrigazione disegnato per sconfiggere la siccità anche nelle zone più aride del pianeta

(Rinnovabili.it) – Rendere la siccità solo un ricordo è possibile? Edward Linacre crede di sì ed intende dare una mano perche questa speranza si possa concretizzare. E ispirandosi ad uno dei migliori sistemi esistenti in natura in fatto di risparmio idrico il giovane designer ha messo a punto un dispositivo capace di trasformare aree colpite dalla siccità in fertili terreni agricoli. Per realizzare Airdrop, questo il nome dell’innovativo sistema d’irrigazione, Linacre ha studiato i Coleotteri delle nebbie, chiamati anche coleotteri del Namib, una specie intelligente che vive in uno dei posti più secchi della Terra. Con un solo centimetro di pioggia all’anno, l’insetto è in grado di sopravvivere consumando la rugiada che si raccoglie la mattina sul proprio dorso. La conformazione dell’esoscheletro di questi tenebrionidi è così efficace nella raccolta dell’umidità che ha già attirato l’attenzione di diversi scienziati e seguaci della biomimetica. La soluzione offerta da Airdrop si presenta però come un economico e verde espediente, così accattivante da aver conquistato il primo premio al James Dyson Award 2011.

Approfondite ricerche hanno rivelato durante prolungati periodi di siccità un aumento dell’evaporazione del suolo e dell’evapotraspirazione (l’acqua che dal terreno passa nell’aria per effetto congiunto della traspirazione, attraverso le piante, e dell’evaporazione diretta dal suolo) a causa delle temperature in aumento. Airdrop è stato concepito appositamente per sfruttare questo fenomeno. Nel dettaglio, una turbina incanala l’aria nel sottosuolo attraverso una rete di tubature per raffreddarla rapidamente e farle così raggiungere il 100% di umidità. L’acqua prodotta viene successivamente immagazzinata in un serbatoio interrato e pompata verso le radici delle colture tramite getti di irrigazione a goccia sotterranei. Per funzionare il dispositivo sfrutta sia l’energia del vento che quella del sole, attraverso un piccolo modulo fotovoltaico.

Fonti:Ambiente Rinnovabili.it

Una piscina galleggiante ripulirà la Moldava

Dalle menti degli architetti Lipensky e Kubna nasce la nuova oasi ricreativa di Praga. Piscina d’estate e pista di pattinaggio d’inverno

(Rinnovabili.it) – Dopo anni di contaminazione nelle mani dell’industria pesante, la Moldava, il fiume più lungo della Repubblica Ceca, sta vivendo una sorta di rinascita sociale ed ambientale, riguadagnando lentamente il suo patrimonio naturale. Per accelerare la riconversione verde, una coppia di architetti di Praga, Ondrej Lipensky e Andrea Kubna, hanno deciso di elaborare un’originale proposta progettuale che potrebbe permettere di ripristinare lo stato di salute delle acque del Vltava creando al contempo un nuovo spazio ricreativo per gli abitanti della Città d’Oro.

L’idea è quella di realizzare una sorta di oasi galleggiante circolare che ospiti al suo interno una piscina nei mesi più caldi ed una pista per il pattinaggio in quelli più freddi; 900 m2 per oltre un metro e mezzo di profondità e una capacità massima di 300 persone, la piscina è stata pensata per sfruttare le stesse acque del fiume filtrate attraverso un sistema di membrane tessili poste sul fondo della struttura, in grado di eliminare odori, batteri e contaminanti. Il filtro fornirebbe acqua pulita agli ospiti della piscina e potrebbe anche contribuire a migliorare la qualità del canale stesso. L’oasi è stata disegnata per offrire nei mesi estivi anche una serie di servizi aggiuntivi come la sauna, le docce e gli spogliatoi, rigorosamente riscaldati sfruttando l’ambiente naturale e le condizioni climatiche.

Non mancano di certo i precedenti al progetto ceco. Prima ancora della +Pool newyorkese pensata per l’East River a Brooklyn, aveva fatto parlar di sé la famosa Piscine Josephine Baker realizzata nel 2006 su delle chiatte lungo la Senna e dotata anch’essa di sistemi di filtraggio simili a quelli previsti nel progetto Lipensky-Kubna.

Fonte:Ambiente Rinnovabili.it

In Spagna sboccia il “tulipano solare” che viene da Israele

Attende solo la messa in funzione la centrale termodinamica dimostrativa da 100 kWe di realizzata ad Almeria

(Rinnovabili.it) – L’israeliana AORA Solar ha “piantato” un seme speciale nei dintorni del comune spagnolo di Almeria. Dopo sette mesi ne è spuntato fuori un tulipano giallo, dallo stelo lungo 35 metri. Si tratta dell’innovativo impianto solare termodinamico ibrido, seconda centrale elettrica di questo tipo dopo quella realizzata nel Kibbutz Samar. Il sistema in questione, spiega AORA, è progettato per richiedere meno terra e meno acqua, ed è in grado di funzionare mentre la produzione di energia e calore più usabile rispetto ad altri sistemi ad energia solare. Il rivoluzionario approccio ibrido dell’azienda concede al sistema la possibilità di funzionare non solo sfruttando la radiazione solare, ma anche con quasi tutti i carburanti alternativi dal metano, al biogas fino al biodiesel. Ciò consente una grande varietà di modalità di funzionamento: dal only-solar mode all’hybrid-mode, dove il combustibile contribuisce a generare energia elettrica quando la luce solare è insufficiente.

Oltre a generare energia elettrica (capacità di 100 kW), il tulipano di Almeria produce come sottoprodotto calore con una potenza di 170 kW che viene reimpiegato per alimentare un impianto di dissalazione. La stazione offre inoltre ampie opzioni di implementazione modulare e permette la costruzione in località remote e su piani inclinati. “Siamo molto entusiasti di aver completato la realizzazione della nostra seconda centrale CSP, e non vediamo l’ora di dimostrare la nostra capacità unica di fornire ai clienti ininterrottamente energia pulita 24 ore su 24″, ha commentato Zev Rosenzweig, CEO di AORA. “La nostra tecnologia è scalabile e può essere facilmente personalizzata per una varietà di applicazioni e ambienti e sono sicuro che questa unità dimostrativa sarà presto seguita da ulteriori impianti in Spagna e in tutto il mondo”.

Fonti:Energie Rinnovabili.it

L’importanza del verde in città!!!

Il verde urbano, sia pubblico che privato, è uno degli elementi più necessari per il benessere dell’uomo. Le città, negli ultimi cinquant’anni, sono state sottoposte ad una notevole espansione urbanistica e, in rapporto, gli spazi verdi previsti da destinare a vegetazione, sono rimasti spesso nelle previsioni, cedendo il passo ad uno sviluppo abitativo sfrenato ed approssimativo, con la conseguenziale ridotta attenzione per la qualità della vita. I segni più evidenti sono congestione urbana, inquinamento atmosferico ed acustico, paesaggi privi di armonia e di equilibrio. Da qualche tempo, per via di una crescente sensibilità, in sede di sviluppi e nuove progettazioni strutturali ed infrastrutturali, si pone molta attenzione alle problematiche connesse alle tematiche ed agli impatti ambientali. Ogni opera è studiata alla presenza di molteplici e diverse figure, dall’ingegnere, all’architetto, all’agronomo, al biolgogo ed al paesaggista che, di concerto, sviluppano le migliori strategie, nella piena condivisione e rispetto delle peculiarità paesaggistiche del luogo, oltre che la salvaguardia della salute ed il benessere dell’uomo. Ultimamente si parla molto di forestazione urbana, che consiste nella riqualificazione di spazi urbani, ove dare origine a delle piccole oasi verdi e, quando ciò è possibile, ad un sistema interconnesso di aree naturali. Non necessariamente realizzazione di parchi, ma spazi verdi fruibili, che servono a garantire degli ecosistemi collegati alla rete ecologica del territorio rurale. Interventi mirati alla ricostruzione di habitat naturali per talune specie vegetali, favorendo anche l’inurbamento di animali, in particolar modo selvatici.. Non dimentichiamo, infatti, che la città è un ecosistema dinamico ed eterogeneo, un particolare habitat, che consente la sopravvivenza della biodiversità. Si è dato vita, in molte città, ad importanti esperienze di riqualificazione di ambiti urbani con il recupero di tratti fluviali o spazi degradati, dove sono stati realizzati dei canali verdi o parchi, indispensabili a favorire il ricambio dell’aria. Non si sottovaluta più l’importanza che riveste il verde urbano!! E’ un fattore indispensabile in misura decisiva!! Le aree verdi, alberature stradali, terreni agricoli e spazi aperti in generale, costituiscono un elemento fondamentale e garantista della qualità della vita nelle città. Le piante con le loro foglie, infatti, sono capaci di catturare ed assorbire le polveri sottili, filtrandole naturalmente. Delle vere e proprie aspirapolveri!! Le cinture verdi, come le siepi o aiuole spartitraffico, proteggono la popolazione dalla maggior parte delle emissioni nocive. E’ ovvio che come qualsiasi aspirapolvere non va sovraccaricata, poiché l’accumulo di sostanze nocive può danneggiare le funzioni vitali delle piante e impedire il processo di fotosintesi e di ricambio di ossigeno, pertanto, il problema bisogna cercare sempre di risolverlo alla fonte, con il contenimento di emissioni. La vegetazione negli spazi urbani, oltre alla produzione di ossigeno ed alla riduzione dei livelli di rumore, svolge la funzione di regolazione del microclima....Infatti gli alberi creano ombra, favoriscono la ventilazione d’estate e proteggono dai venti in inverno. Anche un semplice prato è utile a ridurre il calore nelle giornate molto calde, poiché assorbe le radiazioni solari. Una corretta progettazione e giusta manutenzione del verde contribuisce ad innalzare il valore estetico-ornamentale delle città.. oltre alla funzione sociale con spazi ricreativi ed educativi, percorsi paesaggistico-naturali, passeggiate, sport e quant’altro. Rappresenta un’occasione educativa ed istruttiva, un contatto immediato con la natura e, soprattutto, benessere e qualità della vita in città!!!

Fonte: articolando.net

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L’impatto acustico dei bar e dei locali pubblici.

L’impatto acustico dei bar e dei locali pubblici in genere è oggi sempre più argomento di attualità. La questione è delicata perché oltre al rumore dei classici apparecchi presenti in tutti i bar d’Italia si aggiunge spesso il suono della musica (diffusa o suonata) e il rumore generato dai clienti anche quando sono fuori dal locale (seduti ai tavoli o in piedi).

La legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/95 obbliga i comuni a richiedere che vengano eseguiti degli studi previsionali per tutte le attività rumorose, ciò succede contestualmente alla dichiarazione di inizio dell’attività (nella burocrazia della D.I.A.P. ma spesso anche nella S.C.I.A. per apertura o modifiche all’attività di somministrazione all’interno di pubblici esercizi), succede sempre più spesso che vengano richieste delle valutazioni di impatto acustico (V.I.A.) anche per le attività già esistenti: gran parte dei locali pubblici sono oggi considerati essere potenziali inquinanti per quanto riguarda il rumore.
Si noti come in caso di esposto al comune da parte dei vicini oggi molti uffici ARPA chiedono di effettuare uno studio sull’esistente con progetto di bonifica prima di uscire a fare i controlli e comunque obbligano sempre il gestore a farlo dopo aver fatto dei controlli con esito di superamento die limiti e multa conseguente.

Il titolare deve incaricare un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto da una regione Italiana: questo professionista effettuerà delle misure fonometriche approfondite sull’area interessata e una serie di calcoli per dimostrare se l’attività inquini o meno verso i vicini di casa, nel caso ci sia uno sforamento dei limiti di legge è suo dovere individuare tutte le possibili soluzioni per diminuire l’impatto verso di essi e far rientrare le immissioni sonore nei limiti di legge.

Lo studio è effettuato in via previsionale (V.P.I.A.) se l’attività non si è ancora insediata, è fatto sulla situazione esistente (V.I.A.) se l’attività è già avviata.
I controlli vengono effettuati dall’ARPA provinciale competente su richiesta del comune che raccoglie gli esposti dei cittadini e può multare le attività inquinanti (ammenda, più pagamento delle spese dei tecnici, più conseguenti limitazioni sulla licenza).
L’intervento di un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto dalla regione è obbligatorio per legge quando si deve studiare la bonifica della situazione ma è utile anche per conciliare situazioni delicate extra-giudiziali o a supporto di un avvocato di una delle parti quando si arriva all’accertamento tecnico e poi alla causa legale.

Purtroppo sono ancora poche le zonizzazioni acustiche che prevedano questa problematica e la affrontino seriamente e serenamente verso tutte le persone coinvolte: all’estero è normale che ci siano zone dedicate della città dove si incoraggia l’apertura di locali notturni rumorosi, o che vengano date delle prescrizioni d’orario ben definite, nel nostro paese si riempiono i centri storici senza valutazioni tecniche approfondite e si va sempre più spesso alla guerra degli avvocati con grosse spese e tempi lunghi per tutte le parti coinvolte.

La nostra esperienza diretta è che la classica attività di bar al chiuso con radio/tv o filodiffusione a basso volume raramente risulta inquinante, lo è se lo stabile e/o il locale in cui è posta l’attività ha dei difetti edili o impiantistici o se alcune semplici norme di buon senso tecnico e di civile educazione non sono rispettate. Solitamente i livelli sonori interni a queste attività sono vicini ai 65 dB(A).

La questione cambia quando l’attività nell’ happy hour o la sera preveda musica diffusa a volume sostenuto o suonata dal vivo, quando ci siano tavolini e clienti che consumano e/o sostano all’aperto, quando ci siano impianti particolarmente rumorosi all’interno o all’esterno del locale (p.e. aria condizionata, frigoriferi, videopoker, etc.) e i vicini siano proprio a ridosso del locale. In questi casi il livello sonoro interno può superare gli 80 dB(A) e i 90 dB(A) rendendo la situazione delicata anche dal punto di vista tecnico.

L’insonorizzazione dello spazio può essere concepita al meglio e con risparmio in fase di ristrutturazione, l’ingegnere acustico da informazioni per la realizzazioni delle opere di isolamento ma controlla e cura i dettagli dei progetti di tutti gli impianti in gioco (elettrico, aria, idrico, audio, etc.) confrontandosi con l’architetto/il geometra incaricato e tutti i tecnici del caso.
Le opere di isolamento possono integrarsi con la ristrutturazione e con il progetto architettonico dell’interno dei locali.
Come già detto l’insonorizzazione e la bonifica acustica dei locali deve essere studiata per legge da un tecnico competente in acustica ambientale (sigla TCAA) riconosciuto, ogni situazione è differente e va analizzata nei dettagli dell’edificio e del contesto: il problema è risolvibile in gran parte dei casi se c’è l’impegno e la competenza specifica di tutte le persone coinvolte.

Fonte: suonoevita.it

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Protocollo LEED

Gli standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) sono parametri per l’edilizia sostenibile, sviluppati negli Stati Uniti e applicati in 40 Paesi del mondo.
Rivolgendosi all’intero processo (dalla progettazione, alla fase di costruzione e di occupazione) e ad ogni parte dell’edifico, il LEED opta per una visione olistica della sostenibilità, sfruttando ogni possibilità di ridurre impatti ambientali di vario genere ed emissioni nocive degli edifici in costruzione. Si individuano e delineano così le “best practice” per ingegneri, architetti, professionisti e l’intera comunità del settore, destinate a divenire linee guida nella certificazione di parte terza.
Il GBC Italia ha avuto il compito di sviluppare, secondo le linee guida comuni a tutti gli aderenti alla comunità internazionale LEED, le caratteristiche del sistema LEED Italia, che sarà attivo da Aprile 2010 e terrà presenti le specificità climatiche, edilizie e normative del nostro Paese.
Il sistema si basa sull’attribuzione di crediti per ciascuno dei requisiti caratterizzanti la sostenibilità dell’edificio. Dalla somma dei crediti deriva il livello di certificazione ottenuto.
I criteri sono raggruppati in sei categorie, che prevedono prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di performance ambientali, che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio:
• Siti sostenibili
• Gestione efficiente dell’acqua
• Energia ed atmosfera
• Materiali e risorse
• Qualità degli ambienti interni
• Progettazione ed innovazione

Sommando i crediti conseguiti all’interno di ciascuna delle sei categorie, si ottiene uno specifico livello di certificazione, che attesta la prestazione raggiunta dall’edificio in termini di sostenibilità ambientale. La certificazione LEED si articola in:
- Certificazione Base (Certified)
- Certificazione Argento (Silver)
- Certificazione Oro (Gold)
- Certificazione Platino (Platinum)

FONTE: Sistemi di energy managment

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Efficienza energetica e sostenibilità a misura di condominio

Formazione in materia energetica e attenzione al sociale per sostenere le famiglie italiane. Questo quanto previsto dall’accordo quadro firmato dalla più grande associazione italiana di amministratori immobiliari

Combattere  l’attuale momento di crisi economica e venire incontro alle esigenze delle famiglie sul fronte dei servizi energetici. Con questo duplice obiettivo nasce l’accordo quadro firmato oggi da ANAMMI, l’Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d’Immobili, e Metaenergia, società specializzata nella fornitura di energia elettrica e gas. L’intesa prevede l’apertura di sportello dedicato alle problematiche condominiali in materia di energia, consultabile dai 13mila associati ANAMMI che potranno così contare su una consulenza a tutto campo sia in merito all’erogazione dei servizi sia per ciò che concerne le soluzioni energetiche più adatte alle esigenze di ogni singolo condominio. Lo scopo ultimo è quello di garantire un effettivo risparmio sulle bollette dei condòmini, migliorando l’efficienza energetica negli edifici.

Spiega Maurizio Molinari, presidente di Metaenergia, l’obiettivo primario è la fornitura di un servizio moderno e qualificato, che consenta una gestione trasparente dei contratti di fornitura ai condomini”. “Sono previste misure – continua Molinari – che tengono conto delle particolari condizioni in cui si possono trovare le famiglie italiane in questo momento di crisi, studiate appositamente da Metaenergia e che rappresentano un’ulteriore novità all’interno dell’accordo raggiunto”.

FONTE : Rinnovabili.it

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Uk: avviate le istallazioni per il parco offshore dei record

E’ iniziata a fine gennaio l’istallazione delle prime due turbine che daranno vita all’impianto eolico offshore che toccherà il GW di potenza istallata

(Rinnovabili.it) – Il progetto per la costruzione della più grande centrale eolica offshore ha preso il via. Lo scorso 27 e 28 gennaio si è infatti proceduto all‘istallazione delle sue prime due turbine delle 175 previste dal progetto, con la previsione di farle entrare in funzione entro marzo prossimo.

Il parco eolico della London Array, costruito alla foce del Tamigi, rappresenterà la fattoria eolica dei record e, secondo i dati rilasciati dall’azienda, il completamento dell’impianto è previsto per fine anno. Durante i mesi rimanenti bisognerà quindi provvedere anche alla realizzazione delle 75 piattaforme che ancora non sono state gettate. Nella prima fase di costruzione si arriverà a toccare una potenza istallata di 630 MW mentre nella seconda fase si prevede l’implemento della potenza con la previsione di raggiungere il GW istallato segnando così il record mondiale per capacità.

Nel frattempo risulta in fase di completamento anche il parco eolico offshore con una capacità istallata di 500 MW realizzato sulle coste della contea di Suffolk, nell’East Anglia, dove sono stati già posizionati 133 rotori di cui 108 già producono energia elettrica, collegati alla rete con la previsione di portare il progetto a compimento entro la fine dell’anno.

Fonti:Energie Rinnovabili.it

Cina: sforbiciata ai sussidi per le istallazioni solari off-grid

Pechino ha deciso di decurtare, a partire da quest’anno, le sovvenzioni concesse nell’ambito del programma di sostegno “Golden Sun”

(Rinnovabili.it) – Con i prezzi della componentistica solare in continuo ribasso, la Cina ha deciso di rimettere mano ai sussidi statali e tagliare le tariffe incentivanti concesse all’interno del ‘Golden Sun Program’. Fino ad oggi il programma di sostegno ha concesso sussidi a quanti dal 2009 hanno realizzato tetti fotovoltaici o impianti a terra ‘off grid’, ovvero con una produzione di energia destinata all’autoconsumo anziché alla vendita all’operatore di rete. Per il paese divenuto ormai il più grande produttore mondiale di moduli fotovoltaici è arrivato però il momento di riformulare la propria politica di incentivi adeguandola alle attuali condizioni di mercato. Pechino, attraverso il proprio ministro delle Finanze, ha in questi giorni annunciato di essere pronta a decurtare il sussidio concesso ai progetti, che passerà pertanto dagli attuali 1,09 euro/Watt per i moduli in silicio cristallino e 0,97 euro/Watt per quelli a film sottile, ad un 0,84euro/Watt per entrambe le tecnologie.

L’aumentata produzione cinese ha fatto si che il costo dei pannelli scendesse del 47% lo scorso anno, portando ad un eccesso di capacità dopo i tagli apportati a vari FiT europei. ”La riduzione delle sovvenzioni non è significativa, data la caduta dei prezzi dei componenti solari”, ha commentato Lian Rui, analista senior per la società di ricerca Solarbuzz società di ricerca, ha detto oggi per telefono. ”Nonostante i tagli però, gli sviluppatori possono ancora assicurarsi rendimenti elevati”. Il governo ha inoltre deciso di concedere sovvenzioni supplementari ai progetti che utilizzano la tecnologia delle smart-grid e micro-grid, ma non sono stati rivelati dettagli in merito.

Fonti:Energia Rinnovabili.it

 

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