Archivio della categoria ‘Restauro’

Santo Stefano di Sessanio, un borgo vecchio per una vita nuova

Un borgo medievale in Abruzzo riprende vita grazie a un recupero edilizio che ne ha fatto un esempio internazionale di turismo sostenibile da copiare.

Lassù, fino a poco tempo fa, si arrivava a stento.Santo Stefano di Sessanio è un borgo di montagna, isolato sul Gran Sasso, a 1.250 metri di altezza in cima a una strada contorta dai panorami mozzafiato. Il parcheggio è poco fuori paese, anche perché le macchine non riescono a girarvi: è tutto un groviglio di case di sasso abbracciate tra loro, una sopra l’altra e accanto all’altra, divise da strade che sono poco più di sentieri, e sovrastato da una altissima torre medicea che svetta sui tetti. È uno dei 100 borghi più belli del mondo eppure fino a qualche anno fa era quasi abbandonato e mezzo diroccato.

Un giorno, grazie all’intuizione di un architetto italo-svedese, Daniele Kihlger, capitatovi per sbaglio girando in moto, Santo Stefano di Sessanio ha iniziato a cambiare vita diventando un cantiere brulicante.

L’obiettivo era di farne un albergo diffuso, un immenso tempio del turismo sostenibile dove l’accoglienza alberghiera fosse sparpagliata per tutto il paese, andando a occupare le case. Sono state individuate per questa operazione le costruzioni che non erano mai state toccate prima da restauri frettolosi di cemento, ma solo quelle intatte, tutte in sasso e travi antiche. Una riqualificazione edilizia di oltre 3.500 metri quadri, attento a tutte le più avanzate tecniche ecosostenibili e abbinato all’uso di tutti materiali naturali, ha prodotto un risultato assolutamente originale e di grande gusto estetico oltre che di grande coerenza tecnica e di attualità tecnologica: Internet e connessioni wi-fi sono ovunque, perfettamente mimetizzate nelle strutture e totalmente invisibili.

Il successo di questa operazione è stato immediato. Il paese è letteralmente rinato, da 70 abitanti a cui era rimasto oggi registra 7.300 presenze l’anno anche d’inverno, la quotazione delle case si è moltiplicata di 20 volte e a oggi è difficilissimo trovare un appartamento in vendita: molti sono stati comperati da inglesi, belgi e francesi. Il paese ha inoltre mosso un enorme indotto economicosull’intero territorio limitrofo, che non si limita alla importanza dell’investimento immobiliare ma anche alla creazione di moltissimi posti di lavoro che hanno ripopolato la zona.

La rinascita di questo borgo è stata gestita da una società, la Sextantio di Kihlger, che è oggi uno degli emblemi di Symbola, la fiera campionaria delle qualità italiane promossa da Fiera Milano: una fotografia delle eccellenze imprenditoriali del Made in Italy. Santo Stefano di Sessanio è stato un progetto pilota che oggi la Sextantio sta riproponendo in altre realtà italiane con le stesse caratteristiche, per creare, attraverso nuovi esempi di recupero edilizio, altri luoghi dove la possibilità di alloggiare in albergo diffuso consenta di vivere appieno l’esperienza di una vita ecosostenibile in armonia con la natura e con se stessi, e di recuperare il rapporto, ormai quasi perduto, con una dimensione abitativa del tutto naturale.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/santo-stefano-di-sessanio-borgo-vecchio-per-vita-nuova.html

Teatro Romano d’Aosta: 600 mila euro per migliorarne la fruizione

Al Teatro Romano di Aosta sarebbero destinati 600 mila euro per finanziare i lavori necessari a migliorarne la fruizione. Il monumento è tornato alla sua funzione originaria, quella di luogo di spettacolo e dall’anno scorso, è il fulcro della programmazione culturale, ha spiegato l’assessore regionale all’Istruzione e alla cultura. Nell’area è stata realizzata una struttura per spettacoli all’aperto e sono già 43 le manifestazioni in programma. Tra gli interventi sono previsti quelli di installazione di un sistema conta ingressi e di messa in sicurezza della sottostante falda acquifera. Il teatro è diventato simbolo della politica culturale della Valle d’Aosta per promuovere il turismo culturale, i nostri beni culturali e la Valle d’Aosta come meta di questo tipo di turismo che crea, ha concluso l’assessore, ricadute molto interessanti anche economiche sul territorio, e che l’anno scorso per la sola programmazione estiva ha fatto registrare 450.000 presenze tra siti, mostre e eventi culturali.

Fonte: ProgettoRestauro

La town Hall di East London


Facciata metallica e tagliata al laser, con gli interni edwardiani rivisitati della Londra dei primi del ’900.

Ristrutturare il vecchio municipio di East London ha significato non solo fissare un programma ben definito, ma dare una nuova e fresca identità allo storico edificio abbandonato. La struttura fu costruita nel 1910, e dotata di un’aggiunta nel 1937, essa cadde poi in disgrazia – fino alla sua odierna ristrutturazione in un moderno hotel per conferenze. Rare Architects, gli autori del progetto, hanno guardato da vicino il patrimonio del palazzo, sviluppando un arredamento moderno e una pelle suggestiva composto da una facciata in metallo tagliata al laser. Il risultato è una sintesi singolare di art deco e di design moderno che attraversa coraggiosamente la durata centenaria della costruzione. Il restauro mostra un interessante approccio al ripristino dell’architettura storica – esso è contemporaneo ma si rifà al design estetico originale.

Il municipio edwardiano situato su Cambridge Heath Road è caduto in disgrazia negli anni ’90, quando l’edificio neo-classico veniva usato raramente come location per shooting di film. E’ stato ora acquistato da un hotel developer, ragione per cui l’edificio ha subito una notevole metamorfosi che ha mantenuto intatti gli interni classici mentre si è avvolto l’esterno con una pelle di metallo moderno.

Gli interni riflettono il disegno classico degli edifici attraverso un attento restauro dei particolari architettonici e degli arredi eclettici. Ognuna delle 98 camere è unica in termini di dettagli e dimensioni, ma tutte condividono lo stesso particolare intarsio sulla facciata interna posta sotto il guscio metallico forato.

La pelle monolitica è realizzata in alluminio a taglio laser ed è stata sviluppata per portare coesione al progetto. Più integrazioni e ristrutturazioni nel corso degli anni hanno ignorato la storica presenza dell’edificio, ma la nuova facciata porta all’edificio un’identità contemporanea in un interessante contrasto con il disegno classico a lato della nuova strada, sottolineando la dignità del municipio.

La nuova facciata riduce il guadagno di calore interno all’albergo, mentre permette alla luce di filtrare attraverso le finestre così che il carico energetico globale risulta ridotto.

 

Fonte: Architetti.info

 

 

Riapre Ercolano

Riapre il sito archeologico di Ercolano celebrando così dieci anni di attività dell’“Herculaneum Conservation Project” per la salvaguardia dell’antica Ercolano.
Si tratta di una collaborazione fra il Packard Humanities Institute, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e la British School at Rome. Una cooperazione tra pubblico e privato che ha permesso di arrestare e ridurre drasticamente il grave degrado in cui versava il sito archeologico alla fine del ventesimo secolo. La riapertura del Decumano Massimo segna l’ultima tappa nel processo di progressiva restituzione al pubblico godimento del reticolo urbano.
Per la prima volta dagli anni ‘80, infatti, le strade dell’antica Ercolano sono tutte aperte al pubblico. Nei prossimi anni i lavori continueranno con la riapertura di ulteriori aree, tra cui la Casa del Rilievo di Telefo e l’Antica Spiaggia con il suo percorso che condurrà fino alla Villa dei Papiri. Molte delle lezioni apprese nell’ultimo decennio grazie all’Herculaneum Conservation Project sono potenzialmente applicabili ad altri siti archeologici.

Fonte: ProgettoRestauro

Riapre il Negozio Olivetti di Scarpa in Piazza San Marco

“Vorrei da lei un biglietto da visita dell’Olivetti nella più bella piazza del mondo!” Questo, nel 1957, era stato il gentile invito che Adriano Olivetti aveva rivolto all’allora cinquantenne Carlo Scarpa. Il celebre negozio nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, chiuso da anni per l’indifferenza del tempo e l’insidiosità della natura e attualmente di proprietà delle Generali, oggi 20 aprileriapre grazie a un accurato intervento del FAI (Fondo per l’ambiente italiano) in collaborazione con la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia.

Il committente Adriano Olivetti nel ’57 si era dimostrato già impegnato nell’affermazione di una cultura architettonica nazionale con la fabbrica a Ivrea degli anni 30, e successivamente aveva creduto nell’apertura in tutto il mondo di showroom che testimoniassero la grande capacità inventiva e produttiva dell’Italia di quegli anni.

Carlo Scarpa nel progetto di piazza San Marco si dovette confrontare con più parametri di difficoltà: primo fra tutti il contesto prestigioso e grondante di storia, in seconda battuta con le dimensioni ridotte del locale, 21 metri di profondità per 5 di larghezza, poco illuminato e diviso in due vani da una parete. Ma egli ne creò un’opera di grande respiro e trasparenza, una scatola luminosa inaspettata per chi proviene dall’ombroso portico. La capacità di Scarpa si rivela qui nella capacità di trasformare lo spazio in uno spazio psicologico. Come la prospettiva straniante dei gradini scolpiti nella scala volante e il tappeto di tessere colorate che ci invitano a salire.

Per questo atteso evento di rinascita di un piccolo pezzo del patrimonio italiano il figlio Tobia Scarpa ha detto: “Il negozio Olivetti è uno dei pochi lavori di mio padre a cui io abbia contribuito. Quando fu inaugurato nel 1958 tutto era nuovo e lucido, perfetto, non vi era la patina del tempo né quella della salsedine che è una peculiarità di Venezia. Adesso è di nuovo tutto in ordine, e sono stati ritrovati i colori originali: questo recupero lo fa vibrare di più. Oggi, si può percepire la scelta cromatica dello stucco veneziano che papà aveva fatto mettere nelle partiture dei parapetti come qualcosa di necessario, mentre prima questo valore non veniva percepito come importante proprio perché nella natura stessa della cosa. Sembrava essere semplicemente un colore giusto, gradevole e bello, in realtà era un colore straordinariamente necessario: faceva vibrare tutto lo spazio nei confronti della luce. Senza il restauro non sarebbe stato possibile capire questa qualità di scelta nella complessità degli elementi”.

L’accesso al pubblico sarà possibile a partire dal 22 aprile. Oltre all’altissima qualità architettonica dei suoi interni, il negozio offrirà ai visitatori la visione della collezione Olivetti di macchine da scrivere e macchine da calcolo, donata al Fai dall’azienda di Ivrea.

 

Fonte: Architetti.info

 

Assisi: riaperta la cripta di San Francesco

Ha riaperto al culto la cripta che conserva le spoglie di San Francesco, dopo i lavori di restauro che l’hanno riportata al suo aspetto e ai suoi colori originari. Era il 1226 quando Francesco morì, dopo soli due anni la Curia pontificia avviava la costruzione della basilica assisiate a lui intitolata, in coincidenza con la canonizzazione.
Nel 1230, la basilica di San Francesco accoglieva le reliquie del Santo e veniva proclamata caput e mater di quel fenomeno religioso che a tutti gli effetti poteva essere appellato “francescanesimo”. Il sarcofago del Santo si trova nella cripta della basilica inferiore, ricavata ai primi del ’900 con l’utilizzo di circa 15.000 conci di pietra rosata provenienti da una cava nei pressi di Assisi. Autore ne fu Ugo Tarchi, che diede forma a un’essenziale struttura neo-romanica con volta a crociera, in un insieme perfettamente integrato all’impostazione della chiesa. La riapertura della cripta è avvenuta alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali, Giancarlo Galan e seguita dalla celebrazione religiosa officiata dal cardinale Angelo Bagnasco. 

Fonte: ProgettoRestauro

Napoli: basiliche in comodato d’uso a chi le restaura

Offrire le basiliche in comodato d’uso a imprenditori e associazioni che volessero restaurarle e aprirle al pubblico con attività culturali, artistiche, sociali, di formazione e laboratori teatrali.
Questa l’iniziativa lanciata dal cardinale Crescenzio Sepe per l’apertura del Giubileo per Napoli e del mese di marzo che sarà dedicato alla cultura. Cento le chiese coinvolte, come afferma il cardinale stesso: Sono centinaia gli edifici della Curia che potrebbero essere adottati. Penso San Giovanni Maggiore, San Giorgio dei Genovesi, Santa Maria in Cosmedin, Sant´Agostino alla Zecca, Santa Maria Vertecoeli. Ma è lungo l´elenco delle meravigliose chiese napoletane ancora chiuse dal terremoto del 1980 e che, per una ragione o per un´altra, non sono state ancora riaperte. L’invito del cardinale è aperto a chiunque voglia partecipare al recupero delle chiese – prosegue – imprenditori, associazioni, insomma tutti coloro che hanno progetti interessanti non solo al recupero delle chiese, che in molti casi sono delle vere e proprie opere d’arte, ma anche a progetti di sviluppo territoriale.
Gli edifici utilizzabili secondo la Curia sarebbero oltre cento e rientrano nel patrimonio della Diocesi e delle Arciconfraternite. A sostenere questa iniziativa ci sono anche la Soprintendenza e la facoltà di Architettura dell´Università Federico II. Nel progetto del cardinale le chiese saranno concesse in comodato d´uso per alcuni anni a coloro che le riapriranno. Sepe ha infine inviato una lettera aperta alle diocesi di altri paesi perché siano coinvolti nel progetto.

Fonte: ProgettoRestauro

Firenze: restauro della Tribuna degli Uffizi

Coi lavori di restauro alla Tribuna prende ufficialmente le mosse uno degli interventi di restauro e di riordino museale storicamente più importanti che agli Uffizi siano stati condotti. Un evento assolutamente straordinario sia per l’eccezionale valore storico-artistico del complesso monumentale, sia per l’entità delle risorse economiche impegnate. Il Soprintendente Cristina Acidini ha commentato: Si apre in Galleria una stagione di grandi emozioni. Intervenire sulla Tribuna è come toccare il cuore del museo più antico d’Europa, e ha richiesto e richiederà da parte di tutti sensibilità e competenza. All’odierno restauro della Tribuna e al suo conseguente rinnovato allestimento è sottesa – dice il Direttore Antonio Natali – l’aspirazione a meglio tutelare ed esaltare le peculiari qualità di quest’ambiente antico e nobile. I lavori alla Tribuna, come gli altri interventi degli ultimi anni, saranno condotti in assoluta conformità col progetto degli Uffizi di domani, e nel rispetto del rigore filologico.

Fonte: ProgettoRestauro

L’importanza del colore – Intervista al Prof.Massimo Caiazzo

Tutto ciò che ci circonda ha un colore; il colore è parte integrante della nostra vita e ne siamo influenzati psicologicamente e fisiologicamente anche nella quotidianità. Ma siamo sicuri di dare la giusta importanza al colore in fase di progettazione? Il colore è solo un elemento decorativo oppure deve essere considerato un elemento determinante del nostro progetto? Per avere risposte a queste domande e per comprendere l’influenza del colore in tutto ciò che ci sta intorno abbiamo voluto interpellare uno dei massimi esperti dell’argomento. Abbiamo posto alcune domande al Prof.Massimo Caiazzo, Designer, Colour Consultant e Vicepresidente per l’Italia del Comitato Internazionale dello IACC International Association of Color Consultants (www.iaccna.org), l’associazione che riunisce i progettisti del colore più antica del mondo. 

Lo studio della “nuova percezione del suono e del colore” è il filo conduttore del suo lavoro, improntato alla contaminazione tra diverse discipline.  Il suo eclettismo professionale e artistico, ha trovato spazio anche in campo industriale dove è consulente di importanti aziende. Nella sua attività di Color Consultant, ha sviluppato studi cromatici in diversi settori: nautico, automobilistico (Fiat 500, Lancia Y), nel trasporto pubblico (autobus a gas naturale, Verona), nell’arredo urbano (arredo per la città di Napoli), nell’architettura d’interni (casa-studio di Gianna Nannini, Milano; Banca Albertini Syz, Milano), nel design (Philips, Alessi, Swatch, Bisazza), nella moda (Etro, Guardiani), nell’exhibit design (Essere-Benessere Triennale di Milano; Normali Meraviglie, Genova), nell’ideazione di eventi e performance (Colour is Music, Milano; Synestesia, Milano) e in ambito artistico (è autore con Alessandro Mendini di ”Biancaneve”, scultura ispirata ai sette colori dell’arcobaleno, collezione “Future Film Festival”). Suoi lavori sono esposti nelle collezioni del “Museum fur Kunst und Gewerbe”di Amburgo, del “Musèe Les Arts Dècoratifs” del Louvre di Parigi e del”Museum 4th Block of ecological art” di Kiev. La sua biografia completa è disponibile sul sito www.massimocaiazzo.com

 

Quale è il ruolo della IACC International Association of Color Consultants? Presente in 14 paesi, IACC è la più antica ed autorevole istituzione internazionale finalizzata alla diffusione della cultura progettuale del colore. L’Associazione prepara ed accredita progettisti e consulenti del colore che operano principalmente nell’ambito dell’architettura del design e in tutti i settori in cui il colore riveste un ruolo fondamentale. Da oltre cinquanta anni IACC organizza corsi di alta formazione e promuove il riconoscimento delle figure professionali del Colour Consultant e del Colour Designer. Nel 2009 nasce IACC Italia che, nel pieno rispetto del disciplinare internazionale, si impegna concretamente a formare, valorizzare e regolamentare, su tutto il territorio nazionale, le attività di ricercatori e progettisti del colore. Nel gennaio 2011 sono stati avviati anche in Italia il programma di formazione di IAC che prevede lo studio di diverse discipline correlate con il colore e tutte le sue sfaccettature: dal rapporto con la luce negli ambienti fino alle sue applicazioni nel marketing. Per conseguire il Diploma IACC è necessario frequentare il ciclo completo di quattro i seminari e presentare una tesi di laurea finale con conseguente valutazione di idoneità da parte di una commissione speciale composta da esperti di varie nazioni. Naturalmente, però, chi desidera semplicemente ampliare il proprio bagaglio culturale senza la necessità di conseguire il Diploma IACC può iscriversi comunque ad uno o più seminari. Il primo dei quattro seminari italiani si è appena concluso presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano. Attualmente stiamo organizzando il Seminario n2 (dal 19 al 23 giugno 2011) sempre alla NABA. Il seminario prevede la partecipazione di un massimo di 25 persone, per un totale di 40 ore di lezione con traduzione simultanea dall’inglese, organizzate secondo il modello IACC, già adottato in molte università statunitensi come Berkeley e UCLA oltre che in altri prestigiosi istituti di tutto il mondo. Coloro che non hanno potuto frequentare il Seminario n1 possono comunque iscriversi al Seminario n2, frequentando, il 18 giugno 2011, l’introduzione del Seminario1 che potranno completare nel gennaio 2012.

Come è nata in Lei questa particolare attrazione per i colori? Potrei dire che sin da quando ero bambino il colore ha sempre esercitato su di me una irresistibile attrazione appagando sia la mia curiosità, che il desiderio di esprimermi senza usare le parole. Nell’esperienza del colore, infatti, tutte le informazioni confluiscono in una percezione unitaria dove conoscenza e istinto si fondono. L’argomento colore, si presta molto all’approccio eclettico in quanto può essere analizzato da infiniti punti di vista e in ogni campo del sapere, sia in chiave scientifica che umanistica: dalla filosofia alle scienze naturali, dalla biologia alla medicina, dall’antropologia alla psicologia, dalla fisica alla teoria del colore, dal design all’ergonomia visiva, dall’architettura all’arte. Il colore con la sua impareggiabile capacità di raccontare ogni aspetto della vita è un prezioso strumento per rappresentare la condizione umana.

Lei ha esperienza di Colour Consulting in parecchi settori. In quale secondo Lei viene richiesta una maggiore attenzione nello studio del colore e per quale motivo? Il colore è sempre contestuale, e soprattutto nell’ambito delle arti applicate, assume valenze e significati sempre diversi. I colori con i loro attributi e le infinite possibilità di combinazione possono essere considerati una vera e propria “cartina di tornasole” dello spirito dei tempi che il progettista deve saper individuare, comprendere e tradurre in base alle specifiche competenze del proprio ambito disciplinare. Proprio per questo non è possiblie intercambiare i sistemi cromatici delle discipline attinenti la moda con quelli dell’architettura. Nella moda ad esempio, l’elemento colore deve interagire con le complesse dinamiche che determinano le tendenze del colore. Direi che tra i vari ambiti, quello che richiede particolare attenzione è l’architettura invece la progettazione del colore è strettamente legata alle funzioni e alle dimensioni degli spazi. Ovviamente anche il tempo di permanenza in ciascun ambiente, la sua temperatura e il suo grado di rumorosità incidono sull’ efficacia del contesto cromatico. Solo una formazione specifica e interdisciplinare offre gli strumenti necessari a soddisfare, nei vari ambiti della progettazione, le esigenze funzionali ed estetiche che consentono di ottenere una piena integrazione tra uomo e ambiente costruito. Per formulare un progetto efficace sono necessarie conoscenze umanistiche e scientifiche in grado di guidare il designer nella scelta delle tecniche e dei materiali più idonei alla sua realizzazione.

Nel 2008, per la prima volta in Europa, ha ideato e progettato l’intervento di riqualificazione cromatica di un istituto di pena, con il progetto no-profit “Colore al carcere di Bollate”. Che ruolo ha il colore in un istituto di questo tipo? Che cosa ricorda con entusiasmo di questa esperienza? Il progetto nasce con l’obbiettivo di ideare soluzioni che, utilizzando le potenzialità del colore, contribuiscano a migliorare la qualità della vita anche in quei luoghi che sono stati esclusi a priori da qualsiasi forma di estetica. All’esterno della casa circondariale la problematica da risolvere era l’eccessiva ortogonalità delle facciate: una struttura massiccia rivestita di cemento che richiama l’idea di una fortificazione ed evoca inevitabilmente il concetto di gabbia, di carcere come luogo di pena e non di riabilitazione.L’effetto policromo della facciata ha attenuato la durezza dell’intera struttura. Il risultato è stato un miglioramento della qualità della vita degli agenti della polizia penitenziaria degli operatori e dei reclusi. I nuovi colori hanno portato benefici concreti soprattutto ai tanti bambini e a tutti coloro che recandosi a far visita ai detenuti, subiscono ingiustamente il carcere come luogo di deprivazione sensoriale. All’interno l’intervento di riqualificazione cromatica è basato sull’effetto dei colori sulla percezione del tempo. L’illuminazione ottenuta con speciali fluorescenze diffonde una luce molto simile a quella solare che rende il contesto più “naturale” e quindi vivibile. Il risultato è stato un miglioramento della qualità della vita degli agenti della polizia penitenziaria degli operatori e dei reclusi. I nuovi colori hanno portato benefici concreti soprattutto ai tanti bambini e a tutti coloro che recandosi a far visita ai detenuti, subiscono ingiustamente il carcere come luogo di deprivazione sensoriale. Questo progetto mi ha dato un’enorme soddisfazione per l’alto valore sociale poiché è stato realizzato grazie a un modello di cooperazione tra tutti i vari soggetti coinvolti. Il lavoro, pianificato con la direttrice del carcere è stato eseguito da una “squadra” composta da cinque detenuti volontari, coordinata da un assistente della polizia penitenziaria.

L’esempio di cui abbiamo appena parlato dimostra che in un progetto di riqualificazione anche il colore ha un suo ruolo importante. Ci stiamo abituando però a vivere in città sempre più “incolori”. Esistono Amministrazioni Comunali che stanno prendendo in seria considerazione anche il capitolo della riqualificazione cromatica? Come ho sempre sostenuto, in Italia non esiste una diffusa cultura progettuale del colore, c’è infatti ancora molto su cui dobbiamo lavorare. Io stesso faccio fatica a comunicare adeguatamente la mia professionalità, perché nel nostro paese si è consolidato il retaggio del colore come semplice elemento decorativo, che entra a completamento di un’opera solo alla fine. Mentre dovrebbe essere considerato fin dagli studi preliminari di una realizzazione, un elemento determinante. Inoltre, le difficoltà maggiori sono dettate dal fatto che anche le istituzioni e le amministrazioni in genere, non hanno preso coscienza pienamente di questo problema. Le nostre città sono inquinate visivamente e si scorgono all’orizzonte solo timidi cenni di cambiamento. Purtroppo anche l’inestimabile patrimonio cromatico del nostro paese, anche quando viene adeguatamente valorizzato, come avviene in molti centri storici, risulta continuamente svilito dagli assurdi cromatismi che dominano le periferie e i cosiddetti “non luoghi”, in cui regna la totale assenza di regole.

Probabilmente non tutti ce ne accorgiamo, ma studi dimostrano che i colori influenzano la nostra vita di tutti i giorni. Pensando ad una abitazione, come possono incidere i colori delle stanze sul nostro umore? Studi recenti hanno confermato che la nostra reazione al colore è totale: ne siamo influenzati sia psicologicamente che fisiologicamente. Il colore non è solo un elemento di “decorativo” (concezione quest’ultima che purtroppo si è andata invece affermando nel corso della storia cromatica più recente di questo paese) ma è in grado di dare forma alle cose e agli ambienti in cui ci troviamo. Possiamo dire che i colori contribuiscono non solo a creare l’atmosfera più adatta ma, influenzano la nostra percezione degli odori, dei sapori. La percezione del colore investe i nostri cinque sensi coordinati da un sesto senso: quello psicologico. Il colore è strettamente legato alle funzioni e alle dimensioni degli spazi: la stessa combinazione produce effetti diversi se usata in soggiorno, in cucina, nel corridoio, in camera da letto o in bagno. Ovviamente anche il tempo di permanenza in ciascun ambiente, la sua temperatura e il suo grado di rumorosità incidono sull’ efficacia del contesto cromatico. Un clima cromatico favorevole rende armonici gli ambienti, agevola la percezione dello spazio migliorando anche il nostro senso dell’orientamento e di conseguenza facilita le tutte le azioni che quotidianamente svolgiamo al suo interno. Il Clima Cromatico è l’insieme dei rapporti che si stabiliscono tra gli attributi del colore, la luce e tutto gli elementi necessari ad ottenere un rapporto bilanciato tra contenuto e forma. La luminosità degli ambienti è fondamentale per un utilizzo armonioso del colore: una favorevole esposizione alla luce naturale garantisce un clima cromatico ideale ed è fondamentale nella percezione del volume di un ambiente: luci diffuse lo ampliano, mentre luci fioche lo riducono. La rifrazione della luce è direttamente proporzionale al grado di opacità o Lucidità delle superfici: la scelta dei materiali e della loro finitura (piastrelle, parquet, resina cotto, mosaico, tempera, laccatura, carta da parati, tappezzeria in soffa etc.) è determinante per ottenere un buon risultato.

Per quale motivo, ad esempio, una stanza da letto dovrebbe essere di un colore piuttosto che un altro? Direi che dipende principalmente dalla natura delle attività che vi si svolgono… Ad esempio, un contesto in cui domina il blu dilata la percezione del tempo il blu ci aiuta a rilassarci e a riposare. All’opposto il rosso influisce sulla nostra percezione del tempo che risulta accelerata. Infatti, per mettere a fuoco il rosso, il nostro cristallino è costretto a modificarsi per cogliere la lunghezza d’onda di questo colore, provocando una leggera accelerazione del battito cardiaco e del ritmo della respirazione.

Riuscirebbe ad immaginarselo un mondo in bianco e nero? Direi di no ma sicuramente sarebbe un mondo privo di informazioni fondamentali per la nostra sopravvivenza comunque, siccome l’uomo ha una incredibile capacità di adattamento, facilmente potremmo resistere anche in una realtà acromatica. Del resto il crescente interesse per l’argomento colore è la diretta conseguenza della sistematica “negazione del colore” che ha dominato la nostra recente cultura. Infatti negli ultimi anni, anche a livello urbanistico ed edilizio, ha prevalso la legge del livellamento collettivo e il colore è stato ridotto a elemento accessorio, completamente svuotato del suo valore sociale. Non è un caso che fenomeni come il “vandalismo” siano in continuo aumento proprio nei contesti urbani in cui dominano grigiore e spersonalizzazione. Altrettanto preoccupanti sono le conseguenze della diffusa “voglia di colore” come mero fattore estetico che, non essendo supportata da un’adeguata “cultura del colore”, si limita ad un approccio superficiale, impoverendo ulteriormente il nostro patrimonio cromatico.

Qual è il progetto a cui ha partecipato che Le ha dato maggiori soddisfazioni? La cultura progettuale del colore rappresenta una risorsa preziosa poichè consente di recuperare e valorizzare il territorio con interventi poco onerosi e di rapida attuazione apportando benefici concreti alla qualità della vita. Certamente progetti come il carcere di Bollate e la chiesa alla quale sto attualmente lavorando sono esperienze straordinarie ma, c’è un progetto che mi ha molto appassionato. Il Comune e l’azienda dei trasporti di Verona, nel 2004 mi commissionarono la tavolozza colori degli autobus a gas naturale, con l’obbiettivo di contrastare il fenomeno del vandalismo esprimendo in termini estetici il desiderio di offrire all’utenza del trasporto pubblico un servizio di qualità. Infatti da una indagine condotta tra gli utenti era emerso chiaramente che l’autobus veniva percepito come il mezzo di trasporto del quale usufruivano coloro che non potevano permettersi i costi del trasporto privato e si constatava un’assenza di estetica che diventava costrizione quando non c’era la possibilità di muoversi in taxi o con la propria auto. Se è vero che il vandalismo è un fenomeno del nostro tempo, in quel caso si assisteva ad una vera e propria crescita esponenziale. Ne è seguita un’operazione di riqualificazione cromatica che ha riportato i colori della città di Verona all’interno del mezzo. Il giallo e l’azzurro hanno così trasmesso un senso di appartenenza alle persone che non lo hanno più visto come un mezzo grigio o arancione, privo di qualsiasi contestualizzazione. All’esterno per la prima volta nel trasporto pubblico italiano ed europeo è stata applicata una vernice che cambia colore a seconda dell’ inclinazione della luce da cui è colpita (arancio, blu, viola). Da quando sono entrati in servizio l’Amt di Verona ha constatato una drastica riduzione degli atti vandalici a bordo dei veicoli. Dai 6 veicoli iniziali, siamo arrivati ai più di 80 attuali.

Quali sono i progetti che la stanno impegnando in questo periodo? Il progetto dei colori per uno studio medico e una chiesa…

Curiosità finale; quale è il suo colore preferito? Devo dire che non amo le monocromie, ciascun colore va considerato in base alla sua capacità d’interazione con gli altri cromatismi. La stessa tonalità può risultare giusta o sbagliata a seconda del contesto in cui viene usata. Ultimamente lo sviluppo tecnologico ha profondamente influenzato la nostra cultura, sollecitando nuovi approcci al colore. Trovo davvero affascinanti le vernici tattili e i pigmenti cangianti a interferenza che emetteno riflessi di tinte diverse cambiando in base all’inclinazione e alla potenza della luce da cui sono colpiti.

Io amo il blu…forse è per questo che ho deciso di lasciare una grigia città lombarda per spostarmi a vivere in una città di mare. Condivido, innanzitutto perchè il blu è molto diffuso in natura in quanto colore del cielo e del mare e di conseguenza a livello percettivo risulta ottimale. La gamma dei blu infatti si imprime direttamente sulla retina (la membrana su cui si visualizzano i colori), senza sforzo, poiché il nostro apparato percettivo,nel corso dell’evoluzione della specie umana, si è adattato alla forte presenza in natura di questi colori. Proprio da questa peculiarità fisiologica deriva la vocazione psicologica del blu ad essere un colore rilassante, universalmente accettato, che anche nel marketing raggiunge un indice di gradimento da parte dei consumatori ben più alto di altri colori.

…nei prossimi progetti ricordiamoci del COLORE!

Intervista a cura di Roberto Conti

MASSIMO CAIAZZO 2010, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione senza autorizzazione da parte dell’autore. http://www.massimocaiazzo.com/

Roma: Diego Della Valle restaura il Colosseo

E’ stato firmato a Roma l’accordo per il restauro del Colosseo grazie ai sostanziosi contributi messi a disposizione da Diego Della Valle.
Tod’s spa si impegna a finanziare la realizzazione del Piano degli Interventi mettendo a disposizione una somma in denaro omnicomprensiva pari a 25 milioni di euro. Il pagamento del contributo sarà erogato alle imprese appaltatrici sulla base degli stati di avanzamento lavori approvati dal Commissario delegato e dalla Soprintendenza. Il Piano degli Interventi, elaborato dal Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica, prevede otto ambiti di lavoro. Le funzioni di direzione scientifica e di vigilanza su tutte le attività relative agli interventi saranno assunte dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ed è stato assicurato che le visite del pubblico non subiranno interruzioni nel corso dei lavori. Sarà inoltre costituita una fondazione senza fini di lucro denominata “Amici del Colosseo” che potrà, in esclusiva, promuovere e pubblicizzare, a livello nazionale e internazionale, i lavori di restauro del Colosseo, anche quale simbolo del patrimonio artistico italiano nel mondo.

Fonte: ProgettoRestauro

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