Articoli relativi a ‘Design’

Energia: boschi fotovoltaici ricaricano auto elettriche

Il parcheggio per auto elettriche E_TREE assomiglia a un boschetto: ogni albero ha una chioma fotovoltaica con cui produrre energia elettrica per ricaricare i veicoli. I pali su cui sono montati i pannelli solari hanno l’aspetto di tronchi e i pannelli stessi, piatti, hanno la forma di una fronda. I pannelli ruotano e si inclinano come enormi girasoli per ottimizzare la cattura della luce nell’arco del giorno. Il designer Neville Mars si è ispirato alla natura, applicandone forme e funzioni alle necessità urbane. Mars si è formato alla scuola olandese di design e le sue idee sulla trasformazione urbana sostenibile hanno poi trovato applicazione a Pechino. Dirige la Dynamic City Foundation progetto di dimensioni enormi per combattere la sproporzionata crescita degli agglomerati urbani in Cina.

Fonte: Ecowiki
Foto: BurbTv

Design 3: “Node chair” la nuova seduta di Steelcase

Presentate all’ultima edizione del NeoCon show di Chicago, le sedute Node Chair hanno fatto parlare molto di sè grazie al loro nuovo approccio progettuale.
La Steelcase è un’azienda produttrice di mobili per ufficio a livello mondiale, molto attenta ai cambiamenti della società e alle nuove esigenze. Proprio da questa costante attenzione e sensibilità nasce la seduta Node, la loro prima seduta dedicata all’istruzione. Diversamente dalle sedie che abbiamo sempre trovato nelle aule, pesanti, scomode, difficili da spostare e progettate secondo un modello di insegnamento ormai superato, le Node Chair permettono spostamenti rapidi, sono molto leggere ed ergonomiche. Il sedile girevole permette agli studenti di ruotare facilmente e visualizzare informazioni che vengono condivisi in tutta l’aula. Il disegno della seduta consente loro di cambiare posture e posizioni per un comfort maggiore. La sua base mobile offre la possibilità di muoversi avanti e indietro dalla modalità di apprendimento di gruppo alla didattica frontale senza interruzioni. La base e il bracciolo della seduta permettono di tenere zaini ed oggetti personali degli studenti. Inoltre, la sedia è dotata di un piano d’appoggio mobile -per computer portatili, libri e quaderni- che può essere disposto anche dal lato sinistro della seduta per un comfort maggiore per gli studenti mancini.
Leggi anche: Breathing chair; Mozzarella chair.

Fonte: Architettura&Design

Design 2: nasce la “mozzarella chair”

 

Bianca e densa come una mozzarella, ecco la ”mozzarella chiar” di Tatsuo Yamamoto si presenta agli occhi dei visitatori del Salone del Mobile con una leggerezza stilistica unica, un design leggero e soffice impreziosito da un elemento in acciaio, spesso 2mm, che abbraccia tutta la seduta creando un armonioso gioco di contrasti materici e cromatici. Da un lato l’acciaio freddo e rigido e dall’altro un morbido tessuto elasticizzato soffice e confortevole.

L’unico aspetto negativo pare essere la mancanza di sostegno alla parte lombare della schiena e risulta impossibile utilizzare i lati della seduta come braccioli. Guarda anche la: Breathing chair

Visita il sito di Tatsuo Yamamoto

Fonte: Architettura&Design

Design: nasce la “breathing chair”

Semplice ma d’impatto è la sedia della designer Wu Yu-Ying vincitrice del premio Red Dot Award 2009.  L’ispirazione è arrivata osservando al microscopio un piccola sezione di corteccia di albero cambium. Wu Yu-Ying è ha scoperto il cuore di questo albero e il gioco di celle a diversa dimensione e forma impossibili da percepire a occhio nudo.

Nasce così Breathing Chair, una seduta in schiuma di lattice a densità controllata. Il disegno delle celle precedentemente osservato al microscopio è stato trasferito alla seduta sotto forma di texture 3D con diverse forme e grandezze. Grazie alla densità controllata (più soffice verso l’estremità superiore e più compatta verso il cuore e la base) è possibile essere avvolti da questo cubo che si modella sotto il peso del nostro corpo, trasformando le estremità del cubo in comodi braccioli. Un prototipo che ha destato l’attenzione di molte case produttrici di elementi d’arredo e che a breve probabilmente troveremo anche sul mercato. Peccato che il lattice dopo qualche tempo inizia a deteriorarsi. Guarda anche la “mozzarella chair”

Visita la pagina di Wu Yu-Ying

Vedi il video di Breathing Chair

Fonte: Architettura&Design

L’Università Verde di Rotterdam

Rotterdam: lo studio di architetti Paul de Ruiter ha preso parte alla competizione per il design della nuova area dell’Università Erasmus. La tendenza del progetto presentato è l’ecosostenibilità, difatti le nuove costruzioni punteranno a ridurre i consumi elettrici e le emissioni di anidride carbonica. Ecco come si presenta la struttura: trasparente grazie a un’ampia facciata in vetro e un tetto ibrido, ricoperto cioè di pannelli solari, ma organizzati in modo tale da rendere possibile il passaggio dei raggi nell’edificio e garantire in questo modo un’illuminazione indiretta, piacevole, naturale.
La struttura è dotata di una pompa di calore geotermica che si occupa della regolamentazione termica della struttura, in modo che durante i mesi freddi il calore viene estratto dal terreno e assicura il calore agli interni, d’estate il calore in eccesso viene veicolato sotto terra, refrigerando l’aria. Gli architetti spiegano che il tetto ingloba un sistema solare intelligente: la posizione dei lucernari è tale per cui si scongiura il surriscaldamento dell’edificio, e al contrario, facilita un’efficace aerazione. Il sito Designboom ha pubblicato i disegni del progetto.

Fonte: FotovoltaicoBlog

Il fascino dell’analogico

L’allarme acustico progettato da Jamie McMahon

I suoni delle sveglie diventano giorno dopo giorno più fastidiosi. Tantissimi sono coloro che ad esempio utilizzano la funzione sveglia all’interno del proprio cellulare, sempre meno scelgono la radio sveglia e inutile dire che canto del gallo è un ricordo svanito o forse sempre appartenuto al mondo delle favole.
Ma progresso non sempre significa abbandonare per sempre strumenti e oggetti del passati. E di questo avviso sembra essereJamie McMahon, product designer formatosi presso l’Università di Dundee, in Scozia, che, per allietare il risveglio ha riproposto un suono acustico e non digitale.

Ecco così sviluppato un modello dal fascino antico, non solo nell’aspetto ma anche nel segnale acustico, più piacevole e meno invasivo. Si chiama The Acoustic Alarm e si ispira a diversi strumenti musicali. L’allarme acustico utilizza un plettro per pizzicare delle corde che ricordano quelle della chitarra.
Tre sono i materiali che compongono The Acoustic Alarm: legno di betulla, legno di noce e acciaio inox. L’allarme acustico è stato interamente lavorato a mano. Il corpo, fatto con la betulla, è stata rifinito con una cera trasparente per mantenere il colore naturale del legno. I piroli sono stati realizzati invece in noce per dare un contrasto nelle tonalità del legno, così come dare forza ai pezzi con più tensione. Le manopole sono invece in acciaio inox.

A proposito della sua creazione Jamie McMahon affrema: “Le emozioni umane sono influenzate da molti fattori, e uno di questi fattori che più infastidisce le persone è il suono della loro sveglia. The Acoustic Alarm sostituisce i fastidiosi suoni analogici con una melodia rilassante e acustica, che è stata progettata dando all’utente la possibilità di scegliere il tono dell’allarme, regolando i piroli ai quali sono legate le corde.”

 

Fonte: Tecnici.it

Arredamento green: ecodesign originale con l’orto in salotto

Se volete un arredamento green, l’orto in salotto per un ecodesign originale è ciò che fa per voi. Sono molte le soluzioni ecocompatibili che è possibile adottare per l’arredamento degli interni. Fra le più originali vanno ricordate sicuramente le librerie di edera e i muri floreali. Ma non mancano le insalate in bella vista negli ambienti interni della casa. Non più soltanto quindi l’orto in giardino, ma una vera e propria agricoltura integrata nell’architettura ecosostenibile. Si tratta di una vera e propria tendenza che è stata messa in evidenza dalla Cia-Confederazione Italiana Agricoltori.
Questo particolare design green è emerso nell’ambito del Salone del Mobile, la nota manifestazione svoltasi a Milano. Un po’ come è successo per l’ecodesign proposto dai mobili da giardino con l’erba, questa tendenza innovativa che riguarda l’arredamento degli ambienti interni a base di prodotti agricoli è destinata a riservare ottime prospettive per il futuro, sia per quanto riguarda i guadagni economici che ne possono conseguire, sia per ciò che concerne le potenzialità ancora inespresse nell’ambito dell’architettura ecocompatibile. Anche l’IKEA aveva lanciato dei prodotti ecosostenibili dall’inconfondibile ecodesign, ma in questo caso si ha molto di più, perché le piante e i fiori diventano elementi d’arredamento, dando vita a forme e a mobili molto originali. A questo proposito i rappresentanti della Cia hanno fatto notare: In Italia stiamo un passo avanti, ma il mondo ci insegue velocissimo e le case più trendy del momento accolgono molto verde. Sono nate vere e proprie partnership tra agricoltori e architetti, che lavorano di concerto per offrire soluzioni originali, negli spazi all’aperto ma anche all’interno delle mura domestiche. Un’idea da tenere in considerazione, visto che le ultime stime indicano che in tema di agricoltura biologica nel tempo libero gli Italiani si dedicano spesso all’orto fai da te.

Fonte: Ecoo

L’italia festeggia i 150 con il design!

L’Italia festeggia i 150anni di unità nazionale e sono moltissime le iniziative, anche nel campo del design, per celebrare al meglio questo speciale anniversario. L’Italia festeggia il tricolore e il design lo celebra in ogni sua declinazione.
Cassina, Moroso, Vitrum, Effebiquadro, Foscarini, Jacuzzi, Bialetti, Faber, Natuzzi…. gli omaggi all’Italia aumentano ad ogni minuto che passa. I tre colori simbolo dell’Italia vengono interpretati da designer ed aziende italiane per ricordare la storia del nostro paese.
Una piccola anteprima la vedemmo allo scorso Salone del Mobile con i tavoli Cassina editi da Gaetano Pesce.
Quest’anno al coro si aggiungono a grande voce moltissime altre aziende. A breve sarà disponibile anche il secondo numero di Inventario*, bookzine diretto da Beppe Finessi, promosso e sostenuto da Foscarini ed edito da Corraini, la cui copertina sarà dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia: un vero e proprio omaggio al Tricolore e al significato dei suoi colori. Non mancano neanche le installazioni. Milano centrale si sveglia in questi giorni con tre porte aperte da cui sono passate decine di persone, in prevalenza stranieri. Per tutti un caloroso benvenuto nel segno dell’accoglienza, in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia. Celebrazioni un po’ forzate o omaggi sentiti, non ci resta che festeggiare sempre e comunque con il design!

Fonte: Architettura&Design

Alice Leonardi e il design di recupero

Recupero, riciclo e creatività alla base del lavoro di Alice Leonardi, una giovanissima eco designer milanese che, affascinata dagli oggetti abbandonati, scartati, gettate via, decide di rivalorizzarli. Superando automatismi mentali che ci fanno associare ad ogni oggetto una determinata funzione, la giovane designer dà sfogo alla sua creatività realizzando lavori che sorprendono per la loro originalità.
E allora, ecco che scarti meccanici si trasformano in orologio e un classico gratta formaggio, soppiantato dai nuovi apparecchi elettronici, si trasforma in una lampada, la grattaluce per l’appunto. Le sperimentazioni, sempre legate al tema del riuso e riciclo di vecchi oggetti, avvengono presso LEALICI, un laboratorio artistico-artigianale alla continua ricerca di nuove forme e nuovi design. Lampade e oggetti di arredo hanno un grandissimo spazio all’interno del laboratorio… ce ne sono di tutti i tipi: pezzi unici, nati da incontri speciali tra scarti, e pezzi ripetibili, ovvero quelli con cui, come ama definire la stessa designer, la storia non è mai finita. Associare ad un oggetto una funzione diversa da quella a cui siamo solitamente abituati, fa sorridere, riflettere, sorprendere. Pensate ad esempio ad un imbuto attaccato al soffitto e un filo che lo attraversa con uno scolapasta all’altra estremità. Una fusione assurda? No! Un originalissimo lampadario che crea effetti di luce esclusivi. Ti piacciono i lavori di Alice Leonardi e vuoi vederne degli altri? Clicca qui.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Il classico design Starck: papà Philippe e la figlia Ara

«Un giorno, di pomeriggio, una luce, seduta a un tavolo, la voce di una donna disegna un amore, una passione che l’ha unita a una vita e ora a un vuoto». È Ara Starck, 32 anni, primogenita di Philippe, mito vivente del design made in France, ad aver scritto queste parole. «Ho immaginato un gruppo di donne, che parlano. Ricordano qualcuno che hanno amato e che non c’è più. Tutto è molto onirico, impalpabile».
Ara, pittrice, artista eclettica (perfino cantante e compositrice in un duo, The Two, che in Francia sta andando alla grande), dimostra meno della sua età. Piccola, carina, vispa, sorridente: quelle parole così melancoliche non sembrano all’apparenza corrisponderle.
Ci tiene subito a precisare di non essere decoratrice, né architetta. E di frequentare poco le discoteche e lo scintillante mondo del lusso (ma è comparsa nell’ultima campagna pubblicitaria di Cartier). Ara ha voluto collaborare con il padre su questo progetto di Baccarat, «la» maison del cristallo francese, all’avanguardia grazie all’originalità di Philippe, suo fedele designer. La figlia ha ideato un foulard, ispirato al gioco della dama, con quelle sue parole impresse ai bordi.
«Le donne – spiega – si confidano intorno a un vuoto». Dell’anima. E concreto: il vuoto dei bicchieri da riempire di champagne, disegnati da Philippe, in cristallo bianco e in quello nero (che fa tanto Starck): modello Harcourt, icona di Baccarat. Sei e sei, come altrettante pedine del gioco di una sera. O di una vita. Ara si sottopone alla domanda di rito. Chissà quante volte sentita. Il rapporto con il padre? «Mutuo rispetto», commenta. Philippe da bambina l’ha portata in giro per il mondo. «Il luogo che più mi colpì, a otto anni, fu Tokyo. Ci andai varie volte, restandoci a lungo. Fino a dodici anni ho indossato quasi sempre l’uniforme scolastica nipponica, con i grossi calzini ai piedi. Non ci sono più ritornata, ma sto organizzando un viaggio per il prossimo settembre. Da due anni faccio due ore al giorno di giapponese. Lo pratico con i turisti». Ce ne sono tanti nelle stradine intorno al palazzo dove ha sede il suo atelier (anche quello dal tocco molto starckiano). Primo arrondissement, ça va sans dire.
«Nella mia vita sono stata molto fortunata. Ho avuto così tante possibilità di studiare, di viaggiare e di crescere che altri non hanno avuto». Solo en passant ricorda la morte di sua madre, Brigitte Laurent, per più di vent’anni braccio destro di Philippe, quella che ne ha determinato la fortuna «commerciale», almeno all’inizio. Portata via da uno stupido cancro, quando Ara aveva appena 14 anni. Fortunata fino a un certo punto. Ottimista, sorridente. Ma pure melancolica. Ha studiato alle Belle arti di Parigi, poi alla Saint Martins di Londra e infine alla Slade School, nella stessa città. La pittura, la sua passione. E soprattutto gli affreschi di Goya, Tiepolo, el Greco. «Mi piace dipingere tele grandi. Forse perché sono piccola: voglio confrontarmi con qualcosa di più grande. Sempre più grande». Un giorno a New York entra in uno di quei negozi dove vendono le cartoline dalle immagini che cambiano, secondo il punto di vista. È la tecnica lenticolare. «Mi sono detta che, se applicata alla pittura, mi avrebbe permesso di esprimere di più. Di avere più spazio». Così è nata una serie di ritratti conturbanti, perfino un po’ dark, dove l’immagine della persona cambia («per una sola tela vanno fatti fino a sette dipinti»).
In parallelo Ara ha iniziato ad applicare la sua arte al mondo del lusso, collaborando con il padre. Quando Philippe ha ripensato il Meurice, uno dei palace parigini, gli hotel superlusso della città, lei ha dipinto un’enorme tela sul soffitto del ristorante gastronomico. Per il Royal Monceau, invece, inaugurato pochi mesi fa, ha ideato 266 abat-jour, «una diversa dall’altra», ci tiene a precisare. Ara da sempre, quando lavora nel suo atelier, ascolta musica. Sette anni fa ha conosciuto David Jarre, figlio di Jean-Michel, pioniere della musica elettronica. Da due anni hanno iniziato a comporre canzoni in inglese. E a cantarle. A Parigi The Two è il fenomeno musicale della stagione. Genere folk acustico. Lounge. Rilassante. Un po’ melancolico. Proprio come Ara.

Fonte: Luxury24

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