Articoli relativi a ‘ENERGIE RINNOVABILI’

La Danimarca dice stop a petrolio e carbone

Carbone e petrolio non sono sinonimo di energia pulita: questo concetto è già entrato nelle idee della gente, che sta iniziando a sensibilizzarsi sull’importanza dello sviluppo sostenibile. Detto questo, passare dalle parole ai fatti non è certo una scelta facile. Moltissimi paesi del mondo stanno incrementando il business delle energie rinnovabili. Le fonti alternative stanno conoscendo una vera espansione, ma i combustibili fossili costituiscono ancora ovunque una parte fondamentale del pacchetto energetico.
L’ addio alle fonti tradizionali di energia sembra lontano? Eppure la Danimarca dà il primo segnale concreto di volerle abbandonare. Un’agenzia governativa danese ha infatti annunciato di recente che il 2050 potrebbe essere la data utile a congedare i combustibili fossili in tutto il paese. Un obiettivo tanto ambizioso quanto importante: quali strategie intende seguire lo stato?
Bastano due parole: energia eolica. Sotto questo punto di vista la Danimarca è davvero fortunata: oltre il 20% del consumo di elettricità proviene dal vento. È in assoluto la percentuale più alta al mondo, e addirittura nei giorni particolarmente ventosi si raggiunge il 40% di tutta l’elettricità prodotta da un paese delle dimensioni della Spagna. Attualmente la Danimarca produce 3mila megawatt di energia dalle centrali eoliche, principalmente offshore, una quantità che dovrebbe crescere a 18 mila nei prossimi 40 anni. Quindi il governo danese intende sfruttare l’eolico sei volte di più rispetto al presente. Certo, la strategia prevede anche qualche punto dolente: per scoraggiare il ricorso alle fonti energetiche tradizionali, si prevede di aumentare di dieci volte le tasse sui combustibili fossili, passando dagli attuali 5 corone per gigajoule a 50 corone entro il 2030. Una sfida che non spaventa il Primo Ministro danese Lars Rassmussen: l’obiettivo è possibile, anche se ha implicazioni sul piano del debito e dei posti di lavoro che vanno studiate. Ma sappiamo che dobbiamo partire adesso per raggiungerlo.

Fonte: Liquida

Green eMotion: il progetto europeo che apre la strada alla mobilità elettrica

La Commissione Europea ha dato il via ad un progetto, di durata quadriennale, per promuovere la mobilità elettrica in Europa con il coinvolgimento di 42 partner, tra cui società industriali, costruttori di automobili, utilities, comuni, università e istituti di tecnologia e ricerca, che dovranno mettere a disposizione, scambiare e ampliare il patrimonio di know-how ed esperienza accumulato in alcune regioni pilota europee (già definite o da definirsi) e affinare le tecnologie. Il tema centrale è lo sviluppo dei processi, degli standard e delle soluzioni IT a livello europeo per permettere ai veicoli elettrici un facile e continuo accesso alle infrastrutture di ricarica e ai relativi servizi in tutta l’Unione Europea. La standardizzazione è il fattore chiave per una veloce ed efficiente svolta europea verso la mobilità elettrica. Nelle regioni pilota saranno installati più di 10.000 punti di ricarica: circa 1000 a Barcellona, Madrid e Malaga, 400 a Roma e Pisa, quasi 3600 a Berlino e 100 a Strasburgo. In Danimarca, la nazione con la più alta percentuale di energia prodotta da centrali eoliche al mondo, gli importatori di auto prevedono di immatricolare 2000 auto elettriche entro la fine dell’anno e di installare altrettante stazioni pubbliche e semi-pubbliche di rifornimento a Copenhagen, Bornholm e Malmö. Anche in Irlanda è prevista l’introduzione di quasi 2000 veicoli elettrici e di circa 3500 stazioni di ricarica.
Le soluzioni applicate localmente fino a oggi, frutto dell’esperienza accumulata in regioni pilota specifiche, verranno ora inglobate in studi pan-europei, con l’obiettivo di preparare il terreno alla mobilità elettrica in tutta Europa. Ciò richiederà standard infrastrutturali, di rete, e di Information Technologies, afferma Heike Barlag di Siemens, coordinatrice del progetto Green eMotion. L’integrazione delle attività individuali in un’importante iniziativa di partnership ci sta dando slancio e visibilità, e garantirà lo sviluppo coordinato della mobilità elettrica. Il progetto Green eMotion mira a riunire e mettere a fattore comune l’esperienza fatta con autovetture, autobus e veicoli a due ruote elettrici e ibridi. In alcune regioni verranno effettuati dei test ulteriori quali lo scambio delle batterie, ricarica in corrente continua così come l’integrazione di reti intelligenti, il traffico cross-border, diversi sistemi di pagamento e la sperimentazione di modelli di business alternativi.
Siemens contribuisce allo sviluppo delle soluzioni per il software e le infrastrutture di ricarica e alla fondamentale definizione degli standard industriali. Lo scorso anno, lo sviluppo tecnico ha fatto un significativo passo in avanti. Per esempio, abbiamo sviluppato delle stazioni di rifornimento con tempi di ricarica veloci adatte alle esigenze del mercato. Queste permetteranno di ricaricare le auto elettriche con batterie disponibili in commercio nello spazio di un’ora. Nel medio termine abbiamo intenzione di ridurre i tempi di ricarica a meno di 15 minuti così da rendere brevissimi gli stop in caso di batteria scarica, ha dichiarato Ralph Griewing, responsabile delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici all’interno del Settore Energy di Siemens.
Al progetto Green eMotion partecipano le aziende Alstom, Better Place, Bosch, Ibm e Siemens, le aziende di servizio pubblico quali Danish Energy Association, EDF, Endesa, Enel, ESB, Eurelectric, Iberdola, RWE e PPC, i costruttori di automobili BMW, Daimler, Micro-Vett, Nissan e Renault, i comuni Barcellona, Berlino, Bornholm, Copenhagen, Cork, Dublin (rappresentato dalla compagnia energetica Codema), Malaga, Malmö e Roma, le università e gli istituti di ricerca Cartif, Cidaut, CTL, DTU, ECN, Imperial, IREC, RSE, TDC e Tecnalia, e gli istituti tecnologici DTI, fka e TÜV NORD.

Fonte: GreenNews

Italia: ecco i 20 comuni verdi al 100%

Sono 20 i comuni al 100% rinnovabili in Italia. I due migliori si trovano sull’arco alpino: Morgex, in provincia di Aosta, e Brunico, in provincia di Bolzano. A mettere in fila i comuni ‘verdi’ del nostro Paese ci pensa il rapporto ‘Comuni rinnovabili 2011′ di Legambiente, realizzato con il contributo del Gse (Gestore servizi energetici) e di Sorgenia, presentato a Roma.
A Morgex – si legge nel rapporto relativamente alle motivazioni del premio – c’e un impianto a biomasse con una potenza termica di 9 megawatt (mw), collegato a una rete di teleriscaldamento di 10 chilometri, che serve tutte le utenze domestiche. Per l’elettricita’ il paese si avvale di un importante contributo dell’idroelettrico e di fotovoltaico. A Brunico invece ci si affida a due impianti per il riscaldamento (uno a biomasse e uno a biogas) da 1,5 mw con una rete di 120 km, oltre a solare termico e fotovoltaico, ottenendo un taglio di oltre 50.000 tonnellate di CO2 all’anno. Tra i premiati anche il comune di Peglio (Pu) per la realizzazione di un parco di mini-eolico, e la provincia di Potenza per la ‘miglior buona pratica 2011′ come, per esempio, il progetto di solarizzazione delle scuole. Queste esperienze – sottolinea Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – dimostrano l’affidabilita’ di queste tecnologie” e la necessita’ di ”sostenere un modello energetico efficiente offrendo certezze a imprese e cittadini.
In Italia ci sono oltre 200.000 impianti per energia rinnovabile sparsi in 7.661 comuni, pari al 94% delle amministrazioni nel cui territorio sono presenti fonti rinnovabili. Di questi, quasi 1.000 (964) riescono a essere autosufficienti per una produzione maggiore di energia elettrica rispetto a quanta ne viene consumata e 27 quelli che superano il proprio fabbisogno termico. E’ questa la mappa delle fonti pulite di energia del nostro Paese disegnata da Legambiente nel rapporto. L’obiettivo di 8.600 megawatt, previsto per il 2020, lo raggiungeremo gia’ quest’anno, o al massimo all’inizio dell’anno prossimo. Ha detto Gerardo Montanino, direttore operativo deol Gs.

Fonte: Ansa

Coste scozzesi: progetto da 10 mw per energia da maree

Il governo scozzese ha approvato il progetto della Scottish Power Renewables relativo ad un grande impianto dimostrativo per la generazione di energia elettrica dalle maree nel Sound of Islay, il tratto di mare che separa l’isola di Islay da quella di Jura, sulla costa occidentale della Scozia.
Il progetto, della capacità di 10 MW, prevede un investimento di 40 milioni di sterline (circa 46 milioni di euro) per installare 10 turbine da 1 MW, in grado di coprire la domanda elettrica di 5.000 famiglie. Il progetto, che dovrà essere approvato dalla Marine Scotland, l’organismo responsabile della gestione dei mari scozzesi, è considerato di importanza cruciale per testare una serie di fattori necessari per la diffusione su larga scala di questa tecnologia. In particolare, consentirà una migliore comprensione degli aspetti tecnici relativi alla distribuzione e alla manutenzione dei macchinari nonché dei sistemi di analisi e monitoraggio delle prestazioni. Secondo quanto è stato dichiarato da John Swinney, capo di gabinetto per la Finanza e la Crescita sostenibile, questo progetto rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo della tecnologia delle maree. Le coste scozzesi sono considerate uno dei luoghi migliori nel mondo per lo sfruttamento delle correnti di marea. La scelta di installare l’impianto nel Sound of Islay è stata effettuata dalla Scottish Power Renewables a seguito di una ricerca effettuata lungo la costa dell’intero Regno Unito proprio allo scopo di individuare il sito più idoneo allo svolgimento di un grande progetto dimostrativo.

Fonte: LaStampa

Rinnovabili: Romani, avanti spediti

ROMA – Il governo vuole procedere “speditamente” per fornire un nuovo sistema di incentivi alle rinnovabili, partendo già dalla prossima settimana con dei tavoli tecnici con i protagonisti del settore. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, al termine dell’incontro al ministero con imprese e banche.
E’ stata una riunione molto importante con tutti gli operatori e i consumatori, piccoli e grandi, una prima riunione propedeutica a tavoli tecnici e altri incontri di questo tipo che si terranno la settimana prossima e che mostra l’intenzione del governo di procedere molto speditamente a dare certezze definitive al settore fotovoltaico, ha spiegato. Secondo Romani, bisogna fare un confronto con gli incentivi degli altri Paesi europei e arrivare a una riduzione dei costi che renda gli incentivi compatibili con le esigenze di costo di cittadini e imprese. Il Paese è nelle condizioni per trovare la soluzione migliore.

PRESTIGIACOMO, ASSICUREREMO INVESTIMENTI IN CORSO
ROMA – Il governo punta ad assicurare gli investimenti in corso sulle rinnovabili. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, al termine dell’incontro al ministero dello Sviluppo con gli operatori del settore. Il ministro ha aggiunto che obiettivo del governo è quello di moralizzare il settore con incentivi inversamente proporzionali all’innovazione tecnologica. Sono convinta - ha proseguito - che in pochissimi giorni produrremo un provvedimento che darà certezza, equilibrio, equità e futuro alle rinnovabili italiane.

MARCEGAGLIA, CALO INCENTIVI SIA GRADUALE DA 2012
ROMA – Un calo graduale degli incentivi a partire dal 2012. E’ ciò che propone Confindustria al governo per ridefinire il meccanismo di incentivi alle rinnovabili, in un documento presentato dalla presidente Emma Marcegaglia al tavolo tenutosi oggi al ministero dello Sviluppo economico. Gli industriali propongono anche, ha spiegato la presidente, un meccanismo di transizione per i progetti in corso fino a dicembre 2011, con un leggerissimo ‘decalage’ per arrivare a fine anno e un cap al valore degli incentivi al 2016, con un controllo molto ferreo per evitare gli sforamenti.

RINNOVABILI: GALAN, DAREMO CERTEZZE ENTRO DIECI GIORNI
ROMA – Abbiamo deciso di essere rapidi, entro 10 giorni arriveremo ad una conclusione per dare un quadro di certezze al settore. Lo ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, al termine dell’incontro al ministero dello Sviluppo con gli operatori delle rinnovabili. Anche se la strada è lunga e gli interessi contrastanti - ha aggiunto - siamo sulla buona strada. Il governo, ha proseguito, vuole favorire chi per davvero si è impegnato, non gli speculatori.

Fonte: Ansa

Ecco il MAI: modulo abitativo tecnologico

Dal lavoro congiunto tra CEii Trentino, Cnr-Ivalsa e Habitech, in collaborazione con circa 30 aziende artigiane trentine, nasce MAI (Modulo Abitativo Invalsa), prefabbricata in casa passiva legno ad elevato livello di modularità e sostenibilità. Si tratta di un modello di abitazione ecosostenibile al 100%, costituita da materiali riciclati rinnovabili il cui reperimento e produzione avviene entro un raggio limitato dal luogo d’origine. Il legno, naturalmente, proviene da foreste certificate di conifere.
La casa è composta da cinque moduli prefabbricati e trasportabili (superficie di 2,5×4 m per un’altezza di 3,5 m) che, insieme, formano un edificio di 33 metri quadrati. L’interno è composto da cinque vani: due stanze da letto, un bagno, una cucina, un soggiorno, totalmente arredati e completi di tutti i comfort ad alto risparmio energetico, a cui vanno aggiunte due terrazze esterne di 16 metri quadrati. Per quanto concerne poi gli aspetti tecnologici, la scelta dei progettisti di MAI è stata quella di adoperare un sistema integrato di solare termico in copertura ed un tetto verde, capace di controllare lo scarico a terra delle acque piovane, per coprire due dei cinque moduli. Gli involucri esterni delle pareti consentono di ottenere valori di trasmittanza e sfasamento termici pari a quelli di una casa passiva, eliminando completamente l’uso dei sistemi di riscaldamento tradizionali.
Il risparmio energetico è garantito da sistemi di controllo e gestione degli impianti meccanici e di illuminazione, oltre che da accorgimenti in fase di progetto. La resistenza al fuoco, infine, è garantita sia dall’uso di una facciata ventilata di tavole in legno con guaina traspirante impermeabile, sia da uno speciale rivestimento interno: tale combinazione consente la protezione totale degli strati di fibra di legno dagli agenti esterni.
Con questo sistema, fa notare con legittimo orgoglio il responsabile scientifico del progetto Ario Ceccotti, “una volta arrivati sul posto, non bisogna fare altro che avvitare dei bulloni… inoltre, è possibile costruire edifici di qualsiasi grandezza e forma architettonica”. Oltre al sistema a incastro, l’aspetto innovativo di ‘Mai’ è il ri-uso dei pannelli. La sua struttura portante (solai, pareti e coperture) è interamente realizzata con tavole di X-lam provenienti dalle prove effettuate nei quattro anni di studi in seno al progetto Sofie. Un vero e proprio ‘riciclo’, che rende questo edificio un prototipo dal design e dall’architettura estremamente curati, un concentrato di tecnologia, ricerca ed estetica. Tali peculiarità rendono per adesso MAI un’ottima testimonial adatta alla partecipazione ad eventi sulla sostenibilità ed un valido tester per indagini non invasive condotte da Cnr-Ivalsa: la strada per un abitare sostenibile è lunga ma credo che la direzione sia finalmente quella giusta.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Decreto rinnovabili: settore a rischio paralisi

Nuova puntata del dibattito sul costo delle rinnovabili. Questa volta protagonista è il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che intervenendo alla trasmissione ‘Radio Anch’io’ su Radio1 è tornato a sostenere che l’impatto degli incentivi alle rinnovabili è molto pesante ed ha annunciato che, per questo, è in preparazione un decreto legislativo che sarà pronto nei prossimi giorni, riferendosi probabilmente al provvedimento che recepisce la direttiva europea sulle rinnovabili (28/2009/CE) che, come ha ricordato lo stesso Romani, pone all’Italia l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 una quata del 17% di consumi di energia primaria da fonti rinnovabili.
Quello che più preoccupa però sono le premesse
. Annunciando infatti che è stata individuata la sede dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (anche se non ha detto dove) il ministro ha ribadito ancora una volta che il ritorno al nucleare è un’assoluta proprita, spiegando che è ancora lungo il cammino da fare e numerose le scadenze che attendono il governo. La questione è collegata evidentemente alla revisione del meccanismo di sostegno alle rinnovabili perché il ministro ne ha approfittato appunto per denunciare l’impatto pesante delle rinnovabili, aggiungendo che dal 2000 al 2010 sono stati pagati 20 miliardi in bolletta per aggiungere un 4% di energia rinnovabile. A parte il fatto che Romani avrebbe forse fatto meglio a specificare quanti soldi sono andati alle vere rinnovabili e quanti alle fonti assimilate e allo smantellamento del nucleare, i toni usati dal ministro sembrano purtroppo confermare quel clima di ostilità nei confronti dell’energia pulita più volte denunciato dalle associazioni del settore.
Nel mirino di Romani è finito prima il fotovoltaico, molto incentivato, ma con una percentuale di efficienza energetica molto, molto bassa. Poi il problema delle truffe. E a seguire il sistema dei certificati verdi che probabilmente va rivisto. Insomma, a tutto questo dovrebbe porre rimedio, secondo quanto ha fatto intendere il ministro, il decreto in arrivo. Parole che, come dicevamo, suscitano timori ai quali non è ancora facile dare un nome. Per questo l’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper) si è affrettata a rivolgere un accorato appello al ministro Romani affinché consideri con la dovuta cautela gli effetti che tali disposizioni potrebbero avere sia per il settore economico in Italia sia per il raggiungimento degli obiettivi europei.
Dalla valutazione delle indiscrezioni di queste ore,  – si legge in una nota dell’associazione - in merito alla bozza di decreto di recepimento delle direttiva europea 28/2009/CE, sembra concretizzarsi il rischio che il provvedimento possa  provocare la paralisi per tutto il settore delle rinnovabili. Il decreto che, in recepimento della direttiva europea, – prosegue il comunicato – dovrebbe promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili ai fini del raggiungimento degli obiettivi al 2020, si sta invece rivelando uno strumento che per sanzionare presunti sviluppi speculativi del settore finisce per bloccare il settore nel suo complesso, non solo i grandi investimenti ma anche la generazione distribuita e gli impianti domestici di piccola taglia, emblematico al riguardo il blocco imposto alla crescita del fotovoltaico di qualsiasi dimensione.

Fonte: ZeroEmissioni

Mandare un’email è ecologico: costa solo 4 grammi di CO2

Quanta anidride carbonica produce un americano rispetto a un europeo? E quante emissioni comporta andare su Facebook o chattare con Skype? General Electric ha lanciato un’applicazione online, ‘How Much CO2 is created by’, creata dal designer David McCandless per ‘tradurre’ in emissioni di CO2 semplici attività quotidiane. Come dire: calcola quanta CO2 produci, e ti dirò chi sei. Basta andare su questo sito 1 per accedere a tantissimi dati sull’impronta umana sul pianeta in termini di anidride carbonica, costruendosi poi le proprie classifiche personali in base alla quantità di emissioni prodotte. Ci abbiamo provato anche noi. Ecco alcuni esempi di quanto si inquina nel compiere alcune tra le azioni più comuni.
Tecnologie. Emissioni bassissime (solo 34 grammi di CO2) per un’ora davanti a una tv da 15 pollici, 76 grammi per una tv da 28 pollici, ben 220 per una TV al plasma da 42 pollici. Una chiamata di 1 minuto da cellulare comporta 57 grammi di CO2.
Internet. Skype produce ogni anno 24 milioni di tonnellate di CO2, contro i 13.6 di Facebook. Una singola ricerca su Internet da un laptop produce 0.2 grammi di CO2. Mandare una email comporta solo 4 grammi di CO2, ma se l’allegato è pesante diventano 50 grammi. Internet nel suo complesso ne produce annualmente 300 milioni di tonnellate.
Vita domestica. Solo 12 grammi di CO2 per produrre una shopping-bag di carta, un pannolino riutilizzabile ne produce 200 kg all’anno; una lampadina a incandescenza 500 kg all’anno, mentre una a risparmio energetico solo 90 kg.
Acqua. Una bottiglia d’acqua da una fonte vicina a casa comporta 110 grammi di CO2, contro i 160 dell’acqua imbottigliata a grande distanza e i 215 di una importata dall’estero.
Cibo. Per fare un hamburger si emettono 2.5 kg di anidride carbonica, contro 1 kg per un hamburger vegetariano, un’arancia o una fetta di pane, 1.8 kg per 6 uova, 720 grammi per una bottiglia di latte, 210 kg per un anno di caffè, 12 kg per una forma di formaggio, 900 grammi per una bottiglia di birra d’importazione.
Matrimoni. Un matrimonio con cento invitati produce 5 tonnellate di CO2, mentre per uno in grande stile, con 300 invitati, si raggiungono le 85 tonnellate.
Sport. Una partita di calcio produce 820 tonnellate di CO2, i mondiali di calcio 2010 hanno emesso 2.8 milioni di tonnellate. 
I popoli più inquinanti. A sorpresa, gli australiani, con 30 tonnellate di CO2 all’anno per persona, seguiti dai nordamericani (28). Gli europei sono più morigerati: 15 tonnellate per un cittadino inglese. Meno ancora gli asiatici (“solo” 3,3 per un cinese) e gli africani (1 tonnellata per un abitante del Malawi), per una media mondiale di 7 tonnellate a persona.
Viaggiare. Un volo da New York a Miami comporta emissioni per 193 kg a persona, da New York a Londra 610 kg per persona. Ogni giorno, per tutti i voli nel cielo d’Europa, vengono emesse 560.000 tonnellate di CO2. Per tutti i voli aerei nel mondo, ogni giorno vengono emesse 670 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Una notte in hotel ne produce 25 kg.
Emissioni zero. Una mela colta in giardino è ‘zero-emission’, contro gli 80grammi di CO2 di una comprata al supermercato e i 150 di una importata dall’estero. Così come asciugare i panni al sole e fare un bagno con acqua riscaldata a energia solare.

Fonte: LaRepubblica

Da turismo a rifiuti: 10 settori green-economy

Per lanciare la nuova “green economy”, il settore privato da qui al 2050 dovrebbe investire ogni anno il 2% del Pil globale, equivalente a circa 1,3 migliaia di miliardi di dollari. E’ questo il messaggio lanciato dal nuovo rapporto del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), secondo cui il passaggio ad un’economia a basso contenuto di carbonio partirebbe dalla trasformazione “verde” di dieci aree chiave: agricoltura; edilizia; energia; pesca; foreste; industria; turismo; trasporti; gestione di acqua e rifiuti. Attualmente, il mondo spende una cifra compresa fra l’1% e il 2% del Pil in una serie di sussidi destinati a settori come quelli di carburanti fossili, pesca e agricoltura non sostenibili. Basterebbe quindi cominciare a ridistribuire le risorse, con una serie di vantaggi.
Secondo il rapporto, il passaggio alla green economy, se sostenuta da politiche a livello nazionale e internazionale, porterebbe nuovi posti di lavoro, in sostituzione di quelli persi progressivamente con l’economia tradizionale. Ad esempio, investire circa l’1,25% del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, potrebbe tagliare la domanda di energia del 9% nel 2020 e quasi del 40% entro il 2050. E il passaggio alla green economy produrrebbe una crescita maggiore del Pil e del Pil pro capite, contribuendo ad alleviare la povertà e riducendo di un terzo le emissioni di gas serra, un obiettivo fondamentale per evitare i disastri dei cambiamenti climatici.

Fonte: Ansa

Monte dei Paschi di Siena: il bancomat solare

Con lo scopo di incrementare la capillarità dei propri servizi la Banca Monte dei Paschi di Siena decise di realizzare delle postazioni di self banking da posizionare in occasioni di manifestazioni, in prossimità di insediamenti produttivi o turistici, oppure in quartieri e località distanti dalle proprie dipendenze. La soluzione più ovvia, fino a quel momento adottata, era quella di realizzare un piccolo manufatto in muratura, con caratteristiche fisiche idonee a garantire la sicurezza dell’apparecchiatura elettronica di self banking contro le effrazioni, dotandola nel contempo degli impianti idonei a creare all’interno un microclima ottimale per il funzionamento degli apparati elettronici. Alla luce della politica socio ambientale adottata da alcuni anni dalla Banca MPS, il progettista, l’arch. Franco Biondi, ha cercato di conferire alla postazione dei contenuti che andassero al di là della mera funzionalità e del rapporto con il contesto circostante. L’obiettivo era quello di realizzare un’architettura con un impatto nullo nei confronti dell’ambiente ma che addirittura contribuisse ad un apporto positivo nei confronti del suddetto alla stregua di un albero. Inoltre la postazione di self-banking doveva essere realizzata in serie in officina per poi essere facilmente trasportabile e assemblabile sul posto.
Ne è scaturito un manufatto costituito essenzialmente da cinque elementi distinti: un elemento di forma cubica atto a contenere gli impianti e l’apparecchiatura self-service; una struttura di sostegno della copertura rivestita in acciaio cor-ten; una copertura inclinata per proteggere il cubo dalle intemperie, per ombreggiare la postazione e per generare l’energia necessaria al funzionamento delle apparecchiature elettroniche e di illuminazione; una parete metallica frangisole; una “pelle esterna”, tipo facciata ventilata GRANITECH, costituita da piastrelle di grès porcellanato Fiandre Extra White ACTIVE.
La facciata ventilata del cubo espleta due delle tre funzioni che attribuiscono al bancomat solare l’appellativo di “architettura attiva”: generare, grazie ad uno studio attento delle ombre portate della copertura fotovoltaica e della rete laterale, fra la superficie ceramica e quella blindata, un moto convettivo dell’aria (effetto camino) che contribuisce a creare naturalmente all’interno del cubo un microclima, per temperatura e tasso di umidità, ideale al funzionamento delle apparecchiature elettroniche senza l’ausilio di un impianto di climatizzazione che dissipa energia; contribuire all’abbattimento degli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera grazie all’azione foto catalitica del biossido di titanio presente nelle piastrelle di grès porcellanato Fiandre Extra White ACTIVE. La terza funzione “attiva” del bancomat solare è rappresentata dalla produzione di energia elettrica, necessaria al funzionamento delle apparecchiature e del sistema di illuminazione, tramite i pannelli fotovoltaici installati nella copertura inclinata. La parete frangisole è realizzata con una rete metallica in acciaio inox di tipo architettonico ed ha, come già descritto in precedenza, sia la funzione di proiettare sulla parete ventilata GRANITECH del cubo più esposta ai raggi solari una superficie di ombra e sia quella di sostenere insegne o messaggi pubblicitari della Banca. La modularità della “pelle esterna Fiandre ACTIVE” è stata studiata appositamente per l’installazione di monitor LCD idonei per la pubblicità e l’informazione dinamica, oppure, come nell’ultima postazione realizzata, una piastrella 600×600 mm. è stata resa apribile per occultare le prese di ricarica di veicoli ecologici.
Sono stati progettati due diversi tipi di postazione self-banking: una statica con allaccio alle reti elettrica e telefonica, utilizzando il sistema di scambio di energia con il gestore e beneficiando degli incentivi di legge e una “nomade” completamente affrancata dalla rete elettrica e telefonica via cavo. Quest’ultima postazione, particolarmente indicata per installazioni temporanee ed in zone non raggiunte dalle reti dei gestori delle linee elettriche e telefoniche, è equipaggiata con un set di accumulatori che riescono a garantire il funzionamento degli apparati per tre giorni, nel caso del tutto remoto, che i pannelli non contribuiscano per tale lasso di tempo ad un minimo di ricarica. Dalle esperienze desunte dalle postazioni fin qui installate, in un arco temporale significativo, è risultato che nel corso di un anno solare l’energia elettrica prodotta dai pannelli è maggiore di quella consumata dalle apparecchiature. Pertanto la postazione di self banking può essere associata ad una piccola stazione di generazione di energia che immette nella rete, laddove questa è presente, energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. La postazione “bancomat solare” è stata studiata per poter ospitare anche altri servizi di pubblica utilità che vanno al di là della funzione bancaria, come ad esempio le prese per la ricarica di energia, monitor per fornire informazioni e altre apparecchiature self service per i più svariati servizi.
L’arch. Franco Biondi ha affermato: La “pelle esterna” rivestita con piastrelle di grès porcellanato Fiandre ACTIVE ha una superficie di circa 25 mq., la loro azione nei confronti dell’ambiente, come risulta da specifiche ricerche, equivale a quella di un albero di medio fusto. Pertanto possiamo affermare che l’installazione di un bancomat solare, grazie ad ACTIVE di Fiandre, equivale a piantare un albero nell’ambiente dove viviamo.

Fonte: Archiportale

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