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(titolo, relatore, laureando)

Biblioteca comunale di Cesenatico (FO) (opera giovanile dell'arch. Saul Bravetti). Rilievo, ipotesi di riuso, consolidamento ed analisi strutturale.
Relatore: Prof. Arch.S. Van Riel
Correlatore/i: Arch. G. Lucchi
Laureando/i: Massimo Sanzani, Simona Campanara
Anno accademico: 1998/1999

INTRODUZIONE

Quando Saul Bravetti nel 1938 progetta la nuova Casa del Fascio (ora Biblioteca Comunale “Marino Moretti”), dimostra di avere compreso appieno l’importanza e i contenuti del luogo su cui dovrà sorgere il nuovo edificio,  confine ideale fra l’antico borgo di pescatori e la nuova zona balneare in espansione.

L’edificio trasgredisce, in parte, le ormai consolidate regole di costruzione dettate dal regime, nella ricerca di un corretto rapporto con l’ambiente che lo circonda: il prospetto su Piazza Ciceruacchio tende infatti a fondersi con i vicini edifici ottocenteschi, mentre quello che guarda verso il mare, su via Leonardo da Vinci, mostra il suo lato più moderno, monumentale e “fascista”. 

Saul Bravetti dimostra, inoltre, di aver intuito l’importanza culturale che la sua opera avrebbe potuto assumere per la futura Cesenatico. Infatti, nel piano amministrativo di recupero delle antiche strutture storiche e di rivalutazione delle tradizionali attività commerciali con relative esposizioni periodiche, l’edificio della Biblioteca Comunale si caratterizza come fulcro organizzativo di una città che è una dinamica fucina di ricerca storico-culturale e che vuole portare alla massima espressione la doppia offerta turistica che le è connaturata: quella balneare e quella storica.

 

 

NOTE STORICHE

La decisione di realizzare l’edificio che attualmente ospita la Biblioteca Comunale “Marino Moretti” di Cesenatico risale agli anni 1937-38, quando l’Associazione dei Fasci Combattenti sentì la necessità di dotarsi di una nuova Casa del Fascio. La scelta del sito per la costruzione ricadde su un’area posta nel lotto d’angolo fra piazza Ciceruacchio e viale Leonardo Da Vinci, punto particolarmente significativo sia da un punto di vista storico che urbanistico, costituendo un confine ideale tra il vecchio borgo di pescatori e la zona della nuova città balneare che si andava sviluppando.

Il progetto del nuovo edificio venne affidato a Saul Bravetti, architetto molto attivo nel cesenaticense e del quale si possono ricordare altri lavori realizzati nella cittadina, tra i quali  il Palazzo del Turismo e l’Arlecchino, entrambi in Viale Roma.

Le notizie storiche relative all’iter progettuale della Casa del Fascio sono purtroppo molto scarse, dato che l’Archivio comunale di Cesenatico andò in parte distrutto durante un bombardamento nel 1942. 

Nel 1938, nel numero del 2 luglio del “Popolo di Romagna” appare una pagina monografica sulla storia e sulle future opere che verranno realizzate a Cesenatico. Fra quest’ultime viene citata la “costruenda Casa del Fascio”, sulla quale l’Amministrazione fece erigere una lapide marmorea che commemorava i 280 uomini che seguirono Garibaldi nel 1842 alla volta di Venezia, e nel numero del 13 agosto 1938, nel resoconto della celebrazioni per l’inaugurazione della lapide votiva, si parla ancora dell’edificio in via di costruzione.

Nel 1939 il “Popolo di Romagna” riporta la cronaca della visita del Duce nella cittadina romagnola. Mussolini, affacciandosi al balcone del Palazzo delle Poste, annuncia, di fronte ad una folla concitata, che saranno stanziati nuovi fondi per la Casa del Fascio: “ … £. 500.000 per il risanamento del quartiere a monte e per il finanziamento della nuova Casa del Fascio”. La conferma di questo finanziamento è data dalle delibere comunali successive.

Nella delibera n° 57 del 23 agosto 1939, infatti, la prima in cui sono reperibili notizie sull’edificio, troviamo conferma dello stanziamento di £. 400.000 per la costruenda Casa del Fascio. 

Sempre tramite delibera, nel 1940 il Comune decise di concedere gratuitamente alla Federazione dei Fasci l’area ed il fabbricato della “costruenda Casa del Fascio”, rinunciando alla richiesta di potervi collocare parte dei propri uffici.

Dopo questa data, per oltre due anni, non si riscontrano più notizie; fino al 1942, anno in cui nei documenti per la prima volta si parla di “Casa del Fascio” e non più di “costruenda Casa del Fascio”.

Nel dopoguerra, a seguito del bombardamento che nel 1944 distrusse la vecchia sede comunale, l’edificio ospitò in via provvisoria gli uffici del Comune.

Osservando le foto dei primi anni ’60, si può notare che la costruzione si presentava quasi simile allo stato attuale. Le uniche discordanze si possono riscontrare sul prospetto che si affaccia su Viale L. Da Vinci. La porta d’ingresso dell’odierna biblioteca non c’era: al suo posto erano collocate due finestre uguali a quelle che si trovano tutt’oggi sul lato sinistro della facciata. Inoltre le finestre più interne adiacenti alla scalinata che porta alla corte interna superiore, che oggi sono chiuse, sembra che fossero aperte.

Dopo la costruzione del nuovo Municipio, all’inizio degli anni Sessanta si decise di utilizzare il primo piano dell’edificio come sezione staccata delle scuole medie; ciò fino al 1973, anno in cui l’Amministrazione decise di utilizzare l’edificio come sezione staccata degli uffici comunali, al fine di consentire una maggiore disponibilità di spazio per i restanti reparti. Vi furono trasferiti i servizi di Anagrafe, Stato Civile e Ufficio Leva, e furono affrontati per l’occasione una serie di lavori di ristrutturazione.

Dal 1990 l’edificio è adibito interamente a biblioteca; ospita inoltre l’Antiquarium, un piccolo museo nel quale sono conservati i reperti dell’antico insediamento di “AD NOVAS”,  e l’Ufficio Informagiovani.

 

 

STATO ATTUALE  e IPOTESI DI RIUSO

 

L’edificio della Biblioteca Comunale “Marino Moretti” si presenta come un edificio di modeste dimensioni, costituito nella quasi totalità delle sue parti in setti di muratura portante e copertura lignea a falde, ad impianto planimetrico di forma pressoché quadrangolare che si sviluppa su due piani fuori terra di cui quello superiore organizzato attorno ad una corte a cielo aperto. A quest’ultima si accede attraverso una scalinata posta sotto un alto porticato d’ingresso retto da quattro alti pilastri in cemento armato, quasi a voler creare un vero e proprio ordine gigante, prospicienti viale Leonardo da Vinci.

Il prospetto che si affaccia su piazza Ciceruacchio, praticamente l’altra facciata principale dell’edificio, è invece scandito da una doppia serie di aperture organizzate simmetricamente rispetto al piccolo balcone sito al primo piano.

La stessa cosa può dirsi per il prospetto sud-est, anche se qui le aperture sono di dimensioni più ridotte; esso si affaccia su una stretta strada laterale che porta al piccolo cortile su cui è affacciato il retro dell’edificio (sud-ovest). Quest’ultimo è costituito da due ali laterali, una delle quali è direttamente collegata all’edificio adiacente. Questo prospetto ha un aspetto più irregolare; inoltre ad esso è addossato una piccola costruzione, sicuramente non originaria, adibita a centralina elettrica.

L’edificio è interamente rivestito, ad eccezione della parte retrostante che è semplicemente intonacata, con bugne di finta pietra (cemento stampato) che probabilmente volevano simulare il travertino o forse la pietra bianca d’Istria.

Nella parte terminale della corte interna al primo piano, una sorta di patio all’aperto a forma di ferro di cavallo, si trova una zona rialzata coperta anch’essa da tetto a falde che assolve la funzione di disimpegno per i due corpi contenenti i locali del medesimo piano. 

Dal punto di vista distributivo, l’edificio è organizzato su due piani: il piano terreno, al quale si accede da un portone ubicato sul lato sinistro della facciata nord-est, è oggi quasi tutto occupato dagli ambienti della biblioteca comunale ad esclusione di una piccola stanza adibita ad Antiquarium.. Quasi tutti i locali di questo piano, costretti negli spazi delimitati dai setti murari portanti, sono distribuiti da uno stretto e lungo corridoio centrale.

Il primo piano è occupato, nell’ala che si affaccia su piazza Ciceruacchio, dai locali adibiti ad Informagiovani, mentre l’altra ala ospita la scuola di musica.

Al momento del rilievo l’edificio presenta quei segni inevitabili di degrado che il tempo, gli agenti atmosferici e le condizioni ambientali-morfologiche lasciano sugli edifici che non sono mai stati interessati da un serio intervento di restauro.  Le prime notizie di interventi si possono infatti riscontrare solo in una delibera del 1973, anno in cui sono stati demoliti e costruiti nuovi tramezzi divisori, il tetto è stato rimaneggiato, sono stati sostituite le docce ed i pluviali,  la pavimentazione con la relativa impermeabilizzazione della corte-terrazza al primo piano è stata rifatta, così come buona parte delle pavimentazioni interne, sono stati creati  nuovi locali igienici al piano primo, l’esterno è stato ritinteggiato, rifatti buona parte degli infissi interni ed inoltre sono segnalati piccoli restauri interni ed esterni. 

Anche se non si ha notizia di restauri antecedenti si suppone che sicuramente ve ne siano stati, come si può rilevare dall’elevato spessore delle pareti che affiancano il sottoscala interessato da grossi problemi di umidità di risalita; questo lascia supporre che ai muri originali siano stati aggiunti strati di materiale nel tentativo di impedire che le macchie di umidità fossero visibili nei locali interni dell’edificio. Non a caso tali pareti sono coperte oggi da un rivestimento costituito da marmo in un caso e da legno nell’altro. 

 

Il progetto di riuso presentato prevede a pian terreno un unico grande spazio contenente la reception (informazioni-prestito) ed uno spazio fruibile sia per le ricerche bibliografiche tramite terminale che come punto per la navigazione in Internet.

Al piano superiore si è sfruttata tutta l’ala sinistra come unica grande sala di lettura; questa parte si trova infatti dal lato che si affaccia su una piccola strada laterale e rimane, quindi, nella zona più silenziosa e tranquilla dell’edificio.

L’ala destra del medesimo piano è stata riservata a zona di aggregazione e ristoro. Infatti, tutto lo spazio, ad esclusione della parte occupata dai collegamenti verticali, è stato sfruttato come “Internet-café” nel quale poter consultare anche libri e riviste della biblioteca. Si è inteso con ciò creare una nuova tipologia di “sala lettura” che, non tralasciando l’importanza della socializzazione, abbracci le più innovative tecnologie multimediali. 

Il patio esterno al primo piano diventa una vera e propria piazzetta all’aperto, luogo di incontro e di sosta, oltre a fungere da disimpegno fra i locali posti al medesimo piano e l’ambiente esterno circostante. Oltre a questo utilizzo la corte è stata anche pensata come sede di temporanee esposizioni di opere d’arte. Questo uso non è nuovo: già da tempo le pareti laterali di questo luogo erano destinate ad un allestimento di questo tipo.

 

 

 

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