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(titolo, relatore, laureando)

Il Castello di Montegiano (PU). Rilievi e studi per una proposta di valorizzazione
Relatore: Prof. Gastone Petrini
Correlatore/i: Dott. M. Paolo Semprini; Dott. Claudia Massi
Laureando/i: Barbara Bruscoli
Anno accademico: 2004/2005

 

 Montegiano
Premessa

Iniziata come una ricerca storica dei castelli delle valli del Metauro e del Cesano (territorio ancora poco studiato), a cui allegare un parallelo studio urbanistico architettonico di essi, per una più vasta analisi di un sistema difensivo territoriale della Marca sotto il dominio della signoria malatestiana, la ricerca si è prima soffermata su quei castelli già in stato di rudere, come Ripalta, Carignano, Poggio e Montegiano, per poi scegliere di approfondire meglio lo studio su quest’ultimo in particolare, in quanto mancante di notizie ma soprattutto di cartografia. Addirittura, nelle prime ricerche dal punto di vista strutturale e formale di Montegiano, è emerso che per molti il castello è pensato quasi come una “leggenda”, forse anche per la sua insolita collocazione, seppur su un rialzo collinare, ai piedi del monte su cui invece si trova attualmente il convento del Beato Sante, ed oggi, il castello di Montegiano, risulta completamente nascosto da una rigogliosa vegetazione boschiva.

Quindi, divenuto “ormai rudere” dopo l’abbandono, si è pensato di analizzare e rilevate quanto più possibile e visibile al presente del “castello”, affinché non diventi realmente una “castello fantasma”, e si possa, un domani se non è scomparso del tutto, avere qualcosa di concreto su cui poter proseguire la ricerca, od anche un effettivo interveto di salvaguardia, fissando perciò il tema di tesi con “Il castello di Montegiano (Pesaro-Urbino). Rilievi e studi per una proposta di valorizzazione”.

Prima di rilevare lo stato attuale del “castello”, si è prima di tutto analizzato l’intero territorio marchigiano a cui appartenne, sia per la sua evoluzione storica che cartografica, rilevando una profonda mancanza di quest’ultima soprattutto dal punto di vista dei singoli castelli esistenti allora che, nel caso in cui vengano inseriti in una ricostruzione cartografica, essi sono del tutto ideali (vedi Parte I).

Mentre nella seconda parte del lavoro si è voluto approfondire la storia dei castelli ugualmente appartenuti al territorio della Marca nel periodo di dominio malatestiano tra il 1343 ed il 1463, in quanto lo “splendore” di essi, sia come condizione strutturale che come importanza in un unico sistema territoriale difensivo, sia stato proprio durante il medioevo.

I castelli presi in considerazione (vedi Parte II) sono quelli che, posti tra la valle del fiume Metauro e quella del fiume Cesano, per più tempo sono appartenuti alla famiglia dei Malatesti quando il loro dominio raggiunse la massima espansione. Ve n’erano molti altri come quello di Montalto, Cavallara, Querciafissa, Tomba, Castello del Monte, Beltrano, Cassaspessa, ecc., ma la selezione ha riguardato anche quelli personalmente più interessanti e per i quali sarebbe stato possibile una ricerca circoscritta al territorio di quella Marca compresa per più tempo nel contado di Fano di allora.

Per i vari castelli, quindi, sono state raccolte quante più notizie possibili, recuperate dai vari libri che ne riportavano spicciole righe, e riorganizzate in schede, secondo un ordine alfabetico per nome del castello, suddivise ognuna in tre parti: la prima tratta la storia generale del castello, dalle sue origini alle sorti che ebbe in seguito; poi si è preso in considerazione tutto ciò che collega, o interessa il castello con la 7 signoria dei Malatesti; infine la terza parte è relativa alla struttura architettonico ed urbanistico del castello.
Passando poi ad analizzare il castello d’interesse ed il suo territorio, l’analisi non poteva che basarsi sulle carte catastali pontificie dei primi dell’Ottocento in cui, per la prima volta, venne rappresentata graficamente la pianta del nominato castello di Montegiano, però, senza la segnatura esatta del circuito murario.
A questo punto, dato che le informazioni che si potevano dedurre da esse erano estremamente ridotte, si è integrata l’analisi con un’accurata, quanto più possibile, ricerca d’archivio, considerato che non esistono libri a riguardo se non scarse righe, prima in quello locale di Fano (Archivio di Stato, sezione di Fano) dove però i catasti risultano esclusivamente di carattere descrittivo oltre che tecnico, poi a quello della Chiesa (presso l’Archivio Storico di Roma) che per più tempo ha dominato il territorio marchigiano. In quest’ultimo, le carte manoscritte si trovano raccolte in uno specifico Archivio della Congregazione del Buon Governo che tra il 1592 ed il 1847, come un ufficio ministeriale di oggi, al tempo le venne affidato l’incarico dell’amministrazione delle Provincie appartenenti allo Stato Pontificio (vedi Parte I, cap. I.c.). I documenti manoscritti consultati, di cui ve ne sono d’infinita quantità, sono suddivisi in buste all’interno di ogni serie o filza (cfr. Parte I, cap. I.c.4.- L’archivio della Congregazione del Buon Governo), non numerati e archiviati come fogli sciolti.

Perciò, per un più facile utilizzo, anche per successive riletture, le riproduzioni in fotocopia sono state innanzitutto numerate con numeri o lettere come fronti di pagina (riportato accanto la collocazione archivistica del documento) secondo l’attuale successione d’archiviazione di essi.

Nella trascrizione di parte di essi, poi riportata nella parte ultima della presente relazione (vedi Parte VI, Appendice documentaria), i documenti sono stati inoltre riordinati, e numerati in ordine cronologico, aggiungendo tra le parentesi tonde, ( ), il luogo o la data che non sono esplicitati nel documento ma che si intuiscono dal testo della lettera, tenendo presente, però, che alcune in forma di “Copia”, sono contenute all’interno della lettera principale, come documento di conferma e testimonianza di quanto sostenuto e richiesto.

Nella redazione del regesto, in alcuni casi, si sono riportate le originali parole o frasi, tra le virgolette, “ ”, perché più idonee ad esplicitare il fatto, o intraducibili nella nostra attuale lingua, mentre nella trascrizione del documento si è voluto mantenere, oltre che l’impostazione della stesura delle lettere, sia il linguaggio che l’ortografia originali, lasciando anche alcune abbreviazioni perché ripetitive ed eccessivamente lunghe, ma di cui si riporta, all’inizio della trascrizione, la scioglitura. Le parentesi quadre, [...], invece, indicano le parole, o più parole, di incomprensibile lettura e, nel caso ne contengano una (es. [parola]), è quella che meglio si traduce dalla calligrafia manoscritta.
Successivamente, dopo aver analizzato la situazione del “castello” di Montegiano: toponimo, origine della struttura, comunità e relazione col vicinato, mulini annessi, e struttura, dove ormai ben poco rimane per essere inteso come vero e proprio castello in quanto dai documenti è emerso in modo eclatante che il castello era in decadenza già alla fine del Settecento (vedi Parte III), è stata realizzata la cartografia 8 territoriale del castello di Montegiano (vedi Parte IV, cap. IV.a.), in quanto mancante per quella precisa zona perché posto in zona agricola e non d’interesse per l’ufficio comunale per future espansioni urbane.

Infine si è passati finalmente alla fase di analisi di rilievo, dove non poche difficoltà si sono presentate, sia proprio per le condizioni di rudere della struttura, sia per l’imperversità del sito, difficile da raggiungere in caso di mal tempo e per la vegetazione che incessantemente ricresce nascondendo il sentiero che raggiunge le mura del castello, oltre che per l’irregolarità del terreno stesso.

Per questi motivi, si è scelto di effettuare un primo rilevamento manuale di “trilaterazione” (vedi Parte IV, cap. IV.b.), poi uno scientifico e strumentale con il “fotopiano”, ed il metodo di fotoraddrizzamento con il programma RolleiMetric MRS (vedi Parte IV, cap. IV.c.), che ha richiesto un iniziale inserimento di punti, o crocini, quotati, quindi l’uso della macchina fotografica per realizzare le immagini da riportare poi su supporto informatico per il procedimento di fotoraddrizzamento, che utilizza i principi della fotogrammetria per ottenere le reali dimensioni delle superfici murarie.

Dopo l’analisi storica e di rilievo, per concludere, si è azzardato una ipotetica ricostruzione della struttura di allora, prima, della sua decadenza (vedi Tav. 13), in base alle prove ritrovate, per poi proporne un intervento di salvaguardia indirizzata alla conservazione del rudere del castello ed alla valorizzazione non solo di esso, ma anche dell’ambiente circostante, in un globale recupero dell’antico valore storico-culturale del territorio della bassa Valle del Metauro.

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