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(titolo, relatore, laureando)

Fabbricato ex Fabbrica "Moto-Benelli" a Pesaro. Rilievo, conservazione strutturale e adattamento a museo della moto
Relatore: Prof. Arch. Silvio Van Riel
Correlatore/i: Arch. Iader Carlini
Laureando/i: Elena Baffoni, Daniela Tanesini
Anno accademico: 1999/2000

 

Marchio

Archeologia e storia industriale sono discipline relativamente recenti collocabili tra la storia economica, la storia della tecnica e la storia sociale che si occupano del comparto dell'industria. Mentre la storia industriale fa riferimento a fonti "tradizionali" per ricostruire le vicende dell'impresa, l'archeologia industriale, che si innerva strettamente alla prima disciplina, opera su materiali concreti per individuare, studiare, catalogare ed eventualmente salvaguardare i resti fisici delle attività produttive. L'economia della provincia di Pesaro tra Sette e Novecento vede il settore agricolo largamente predominante sia per addetti sia per valore monetario della produzione: il sistema manifatturiero è  ancora sommerso dall'agricoltura ed il processo di separazione tra agricoltura ed industria stenta mettersi in movimento. Il difficile reperimento di mezzi finanziari ma anche la resistenza della manodopera rurale a diventare forza-lavoro industriale urbana costituiscono rilevanti impedimenti alla realizzazione di una base industriale. L'economia pesarese è caratterizzata da attività manifatturiere basate sull'utilizzo di risorse minerarie, argilla e zolfo, e sulla trasformazione di alcune produzioni agricole: bozzoli e cereali. La produzione solfifera si ferma però al primo stadio della raffinazione, mentre il ciclo serico basato sull'allevamento diffuso del baco non riesce ad oltrepassare la trattura della seta; solo l'industria dei laterizi arriva al prodotto finito agevolata essenzialmente dalla semplicità del manufatto da produrre. Queste prime attività manifatturiere sono localizzate sia in funzione dell'ubicazione delle risorse materiali, sia della prossimità delle vie di comunicazione. La relativa abbondanza di terreni argillosi determinò una diffusione di fornaci da laterizi nella valle del Foglia e lungo tutta la valle del Metauro. L'allevamento del baco da seta praticato in tutto il territorio provinciale, fa capo alle filande "lunghe" di Fossombrone Fano e Pesaro ed alle "filandine" presenti a Fossombrone e nei comuni limitrofi. Un'altra importante risorsa locale è il grano che fino alla seconda guerra mondiale alimenta un'industria di trasformazione: la molitura diffusa in tutto il territorio della provincia. I mulini da grano solo in alcuni casi sono riusciti ad elevarsi ad attività industriale, i rimanenti hanno per lo più la connotazione di artigianato rurale. Le filande a vapore e le fornaci Hoffmann costituiscono nel corso del XIX secolo i primi segni dell'arrivo del sistema di fabbrica nella provincia rappresentando un momento di svolta per le attività manifatturiere. E' molto importante per la storia industriale della provincia, la costituzione di due canali artificiali derivati dal Metauro e dal Foglia: il Vallato del Porto o della Liscia a Fano, e il Vallato Albani a Pesaro. Sono entrambi canali di consistente portata, non navigabili, realizzati in età moderna per incrementare le risorse idriche energetiche nei centri urbani di Fano e Pesaro. Il Vallato Albani, da poco interrato si staccava dal Foglia in corrispondenza di Montelabbate, percorreva tutta la sua piana, attraversava il centro di Pesaro e sfociava nel porto della città. La cartina di Pesaro dell'I.G.M. documenta il ruolo di catena energetica svolta dal Vallato: il canale vede infatti insediarsi ai suoi lati diverse attività produttive. Si affacciano su di esso il molino "dei  canonici",le raffinerie di zolfo Albani ed alcuni mulini da grano, il canale servirà ad alimentare dai primi del 1900 piccoli impianti per la produzione di energia idroelettrica. L'industrializzazione del capoluogo che ha registrato alcuni fermenti all'inizio del secolo rimane sostanzialmente ferma alle attività tradizionali, filande e fornaci; conosce solo l'episodio della fabbrica di motociclette "Benelli" che, sebbene la sua popolarità, rimane un episodio isolato. Le vicende della II guerra mondiale mettono in ginocchio le poche attività industriali di Pesaro. Nel secondo dopoguerra oltre ad uno sforzo di ricostruzione degli impianti distrutti, ad eccezione delle filande da seta che opereranno solo ancora per pochi anni prima di essere chiuse definitivamente, il fatto nuovo delle vicende industriali sta nella nascita dell'industria del mobile. Questo comparto si forma a Pesaro direttamente con caratteristiche industriali. Già alla fine degli anni  1950 l'area di Pesaro è indicata come una zona specializzata nella produzione mobiliera ed i decenni successivi non fanno che confermare questa tendenza. IL percorso industriale inizia in frazione Cattabrighe in cui troviamo la fornace da laterizi Badioli. Si tratta di un esemplare di fornace alla Hoffmann chiusa da una costruzione a capanna a due piani e sormontata da una corta criniera centrale. La fornace Badioli è l'ultima testimonianza del nutrito sistema di moderne fornaci da laterizio che circondavano Pesaro tra 1800 e 900. Nel capoluogo operavano quattro fornaci alla Hoffmann ed altre due nella vicina Fano. La cottura era continua e presentava un elevato grado di meccanizzazione a cui lavoravano gli impilatori dei mattoni all'interno della fornace, le altre operazioni, a monte della cottura (scavo dell'argilla, impasto, formatura dei laterizi e trasporto) erano ancora effettuate a mano con notevole presenza di manodopera femminile e minorile. Le fornaci hanno operato sin dopo la seconda guerra mondiale, la loro attività è declinata con l'ammodernamento degli impianti. Oltrepassato il Foglia si incontra sulla sinistra, il sito dove si è sviluppata, in prossimità del porto, l'industria pesarese nella prima metà del 1900. Erano presenti in quest'area la fabbrica dei Molaroni poi dei Benelli, la filanda da seta Sollazzi e vi è tutt'ora presente l'officina del gas. La maggior parte dei reperti della Benelli, uno dei pochi esempi esistenti nella provincia di architettura industriale ispirata al " movimento moderno " sono stai demoliti, mentre la filanda da seta Sollazzi è stata distrutta dai tedeschi nel 1944. Rimangono gli edifici dell'officina del gas fondata nel 1882 che hanno in parte mantenuto le caratteristiche originarie: di rilievo un capannone sostenuto da un articolato sistema di pilastri che rappresenta una tipologia di trapasso ma anche di connessione tra architetture rurali ed architetture industriali. Attraversando il centro di Pesaro ed oltrepassando il cavalcavia ferroviario all'ingresso della villa Miralfiore, si incontrano gli edifici della fonderia ex-Montecatini. Il sito denominato nel catasto pontificio " Ingualchiera " riveste un notevole interesse dal punto di vista della storia industriale della città. Il toponimo sta a testimoniare un'antica attività di lavorazione dei tessuti che utilizzava l'energia idraulica del canale Albani. Nel 1880 vi troviamo insediata una raffineria di zolfo ed una officina meccanica per la riparazione e fabbricazione di macchine agricole, l'attività di raffinazione cesserà nei primi del 900 mentre gli impianti dell'officina si orienteranno sempre più verso i lavori di fonderia. Uscendo da Pesaro e proseguendo verso Urbino si incontra l'edificio del Molino dei "Canonici" in cui sono ancora riconoscibili gli ambienti dove erano alloggiate le ruote idrauliche. Proseguendo verso Urbino, in prossimità di Fermignano, vi è la fornace Volponi, risalente al secondo dopoguerra, dove sono ancora perfettamente leggibili tutte le fasi del ciclo produttivo, dalla cava dell'argilla ai reperti di lavorazione dei laterizi, dalla fornace Hoffmann agli spiazzi di essicazione dei mattoni. Più in basso troviamo "Le conce", un'imponente fabbrica che testimonia il tradizionale artigianato rurale. L'impianto non risulta più funzionante già alla fine del XIX secolo, il restauro eseguito intorno al 1980 ha messo in evidenza la struttura e le aperture originali. A Fermignano si ha una interessante visione dell'apparato industriale del paese risalente per alcuni insediamenti all'inizio dell'età moderna. Esso è collocato in prossimità del fiume Metauro per utilizzare a pieno la forza motrice delle acque; è costituito da quattro edifici industriali affiancati con copertura a doppio spiovente, alla base dei quali vi sono le bocche a volta per l'entrata e l'uscita dell'acqua che ospitavano una cartiera risalente al XV secolo. E' rimasta in attività fino alla fine del 1800 senza però a riuscire mai a diventare un complesso di rilievo. Seguendo il tracciato della vecchia via Flaminia si arriva a Fossombrone dove sono ancora conservate le filande, costruite intorno al perimetro dell'antico centro storico già alla fine del 1700. Mentre alcuni edifici sono contigui al Metauro, altri ne utilizzavano le acque tramite opportune derivazioni come l'imponente edificio della filanda "Staurenghi". Si tratta di un fabbricato lineare e modulare costruito su tre piani con diverse tipologie di aperture , la mancanza di elementi decorativi e la scansione delle aperture ne fanno un interessante documento architettonico industriale riferibile alla prima comparsa del sistema di fabbrica nella provincia. Costeggiando il Vallato del Porto troviamo la centrale idroelettrica Enel che cominciò a funzionare nel 1920. L'impianto è tuttora funzionante e rappresenta un esempio di massima utilizzazione da parte delle moderne tecnologie delle opere idrauliche del passato.

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