L’Anfiteatro Romano a Rimini

L’Anfiteatro Romano di Rimini costituisce con l’arco d’Augusto e il ponte di Tiberio il terzo fra i grandi monumenti romani del Riminese. Sorge all’angolo est-nord-est della vecchia città romana. Eretto probabilmente nel II sec. d.C., oggi non rimangono che poche vestigia di quello che fu uno dei maggiori anfiteatri dell’Emilia Romagna. La sua funzione di luogo per combattimenti gladiatori non resistette a lungo. Già nel tardo impero l’anfiteatro fu incorporato nelle mura che venivano erette per resistere alle sempre più minacciose invasioni dei barbari e assunse una funzione militare di struttura adattata a forte. La facciata esterna che fronteggiava il mare ebbe chiuse le arcate per un fronte di ben 63 metri[1]. Non era peraltro questa una novità se ricordiamo come l’anfiteatro castrense di Roma sia stato inglobato nelle mura aureliane.

L’altra funzione, sorte tristemente comune a quella di tanti monumenti dell’antichità romana, fu quella di “cava” di pietre e laterizi ben squadrati, ottimi, in tempi di ristrettezze economiche, per la costruzione di altri edifici

Persa la funzione ludica, e non essendo costantemente necessarie le funzioni di difesa, l’anfiteatro, la cui struttura chiusa e massiccia era singolarmente adatta, divenne anche sede del lazzaretto. In epoca medievale, il grande edificio era già ridotto a un immane cumulo di rovine, circondato da terreni abbandonati e, se non incolti, limitati a poveri orti. Nel 1843, per opera dello storico della città Luigi Tonini (1807-1874) i resti della costruzione furono nuovamente riportati parzialmente alla luce. Cento anni dopo, durante la Seconda guerra mondiale Rimini subì pesanti bombardamenti e gravissimi danni; l’area dell’anfiteatro fu destinata a deposito di macerie.

Servizio Chiara Vannoni.

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