‘Isola delle rose’ dal 1968 nei ricordi di Rimini

L’Isola delle Rose (in esperanto Insulo de la Rozoj) fu una piattaforma artificiale nel mare Adriatico 11,612 km al largo di Rimini, 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane, che nel 1968 venne proclamata dal suo fondatore, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, Stato sovrano. L’esperienza dell’autoproclamata Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose durò poche settimane, durante l’estate dello stesso anno. Ora a ricordarne l’esistenza un video documentario diretto da Stefano Bisulli e Roberto Naccari e scritto dai due registi con Giuseppe Musilli e Vulmaro Doronzo.

Il documentario realizzato da Cinematica a quarant’anni dall’estate del 1968 ricostruisce la vicenda dell’Isola delle Rose attraverso le testimonianze dei protagonisti, a partire dall’ingegner Giorgio Rosa, che vive a Bologna e che torna a parlare della sua isola e spiega il perché della proclamazione di una nazione indipendente. Lorenzo, il figlio dell’ingegner Rosa, rievoca i ricordi di bambino e quanto quella storia abbia segnato la vita familiare. Emozioni che vengono ripercorse anche da Gabriella Chierici, la moglie dell’ingegner Rosa. E poi l’amarezza di don Duilio Magnani, che nella sua parrocchia di Rimini ancora tiene corsi di esperanto, la lingua ufficiale della sfortunata Repubblica dell’Isola delle Rose, che ricorda come l’organizzazione mondiale degli esperantisti avesse deciso di far sorgere sull’isola il suo centro internazionale. A Rimini vive ancora Mario Angelucci, l’addetto della Capitaneria di Porto che aveva curato la “pratica”, che contesta la liceità della piattaforma ma ne conferma la genialità dal punto di vista turistico.

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