Inghilterra, pale eoliche come il Big Ben

Saranno dei veri e propri monumenti alla tecnologia ecosostenibile. L’Eti (Energy Technologies Institute), l’istituto britannico preposto a sviluppare nuove tecnologie energetiche,ha lanciato un progetto da dieci milioni di sterline per la produzione di una rivoluzionaria generazione di rotori eolici.

Strutture dotate di pale enormi, lunghe 90 metri, questi colossi verranno installati su turbine offshore di nuova generazione, visibili a chilometri di distanza. La loro altezza infatti sarà pari a quella del simbolo per eccellenza della Gran Bretagna,il famoso Big Ben.

Secondo gli ingegneri inglesi ogni rotore avrà la capacità di generare fino a10 Mw di potenza ciascuna. L’aumento di grandezza non ha uno scopo puramente velleitario, ma risponde ad una precisa esigenza di efficienza. Un recente studio dell’Eti ha infatti concluso che l’aumento del 50 per cento della grandezza delle pale eoliche (quelle oggi in produzione arrivano a 60 metri) potrebbe abbattere i costi dell’ energia di un terzo.

Una equipe di ricercatori danese, invece, ha calcolato che potrebbero essere costruite turbine fino a 20 Mw di potenza grazie a questa innovazione. Per adesso gli ingegneri inglesi sono nella fase preliminare del progetto, che prevede esclusivamente lo studio del design delle pale in modo da sviluppare quello più aereodinamico. Successivamente inizierà la produzione industriale al fine di installare lungo la costa inglese decine di rotori.

La fase di studio, secondo l’Eti, sarà completata entro il 2014 e subito dopo si passerà alla produzione. “La creazione di lame molto lunghe con la giusta rigidità e nel contempo conprestazioni aerodinamiche mantenendo un costo accettabile, sarà una sfida enorme per l’industria”, afferma il Chief Executive dell’Eti David Clarke. “Ma investire in questo progetto per produrre lame più grandi e più efficienti è un passo fondamentale per l’intero settore. Servirà a preparare il terreno per le turbine più efficienti, che a loro volta contribuiranno ad abbassare i costi di produzione dell’energia elettrica”, ha concluso Clarke.

Fonte: next.liquida.it

  • Share