Biomateriali per l’edilizia. Una scelta o la legge?

Da un po’ di anni si parla del difficile accostamento tra il costruire e l’utilizzo di tecniche e materiali biocompatibili. Ammettiamolo, la bioedilizia non è mai stata vista di buon grado dalla maggior parte dei tecnici, per non parlare di ciò che ne pensa la committenza, ovvero di coloro che ponendosi il problema di dover investire i propri sacrifici, vorrebbero vedersi costruire l’abitazione dei sogni, bella, salubre, staticamente eterna e non sentirsi cavie di esperimenti sull’abitare rispettando l’ambiente. D’altronde come dargli torto dato che, senza numeri alla mano, molte proposte di materiali innovativi sono sembrare non fondate su basi scientifiche. Ma i pregiudizi si sgretolano (era ora) e le tecniche avanzano, in quanto i test effettuati su alcuni materiali per la bioedilizia non fanno altro che dar torto a tutti i malpensanti d’occasione. Tegole, mattoni, intonaci e molti altri prodotti per l’edilizia sono stati rivisti in chiave “bio” mettendosi, nella maggior parte dei casi, qualitativamente al di sopra di tutti i materiali di comune utilizzo. In un paese della Comunità Europea come la Francia si crede in ciò qui scritto, e lo si fa da anni, mentre le stesse idee sembrano esser cestinate a priori a pochi chilometri di distanza. Sarà la committenza? I tecnici? Non si sa chi faccia ancora orecchie da mercante al riguardo, ma perché innanzi a proposte economicamente competitive, rispettose dell’ambiente e dell’uomo non si sceglie sempre la miglior soluzione? Già largamente utilizzati in altri Paesi della Comunità Europea, i materiali bio sembrano trovare spazio a fatica in Italia, eppure in un tempo in cui si deve far fronte alla crisi economico-energetica e ambientale nulla suona meglio di questi prodotti.
Regolano l’umidità all’interno degli ambienti, isolano termicamente ed acusticamente, hanno un ridottissimo impatto ambientale e soprattutto durano nel tempo così come i materiali comuni. Ottimo è, a questo proposito, l’esempio del bio-mattone, adatto sia alla fase di costruzione che in quella di ristrutturazione dell’esistente. La sola produzione è a ridotto impatto ambientale, ed il general manager di una delle ditte produttrici dichiara: “Con il nostro prodotto vogliamo veicolare non solo un materiale ecocompatibile e a emissioni zero, ma un modo nuovo di concepire l’edilizia”. La domanda sorge spontanea: “Riusciremo a vedere diffondersi dei biomateriali all’interno delle nostre costruzioni, o dovremo per forza di cose aspettare una legge che lo imponga?”

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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