Archivio della categoria ‘Bio-architettura’

Tecnica e tecnologie: sistemi a secco e isolante minerale

picture-32872-zoomIl parco dei Mulini di Lugo, a Ravenna, è il primo housing sociale in Italia ad aver ottenuto la certificazione «Green Building Council Italia» per il «Gbc Home», grazie alle soluzioni Gyproc e Isover Saint-Gobain.

Il complesso residenziale «Parco dei mulini» è una suggestiva iniziativa immobiliare di housing sociale che sorge all’interno di un grande parco, delimitato dall’antico canale dei Mulini e caratterizzato dalla presenza del cosiddetto «Ponte delle Lavandaie», interessante opera storicomonumentale risalente al 1600 e tuttora in buono stato di conservazione.
Rappresenta inoltre il primo intervento in Italia ad aver ottenuto la prestigiosa «Green Building Council Italia», protocollo dedicato all’edilizia residenziale e nato per verificare e premiare i cantieri più attenti agli aspetti sostenibili, dal risparmio di energia e di acqua potabile all’isolamento termoacustico e, più in generale, al comfort abitativo degli edifici.
Il riconoscimento di Gbc Italia poggia le basi anche sull’adozione, sia in fase progettuale sia realizzativa, di alcune soluzioni Saint-Gobain.

La tecnologia

È stata utilizzata la nuova tecnologia dei sistemi a secco Habito activ’air di Gyproc Saint-Gobain, in grado di assicurare ottimali performance sia nella rapidità d’installazione e versatilità progettuale, sia per la qualità dell’aria all’interno degli ambienti. Per le sue prestazioni termo-acustiche è stato scelto l’isolante minerale Par G3 touch, di Isover Saint-Gobain, concepito per l’isolamento dei sistemi a secco, idrorepellente e trattato con resina termoindurente a base di componenti organici e vegetali, per offrire protezione in termini di isolamento e protezione dal fuoco.

L’intervento

Tutti gli alloggi, certificati in classe energetica A, sono stati progettati per rispondere alle diverse esigenze degli utenti finali e sono disposti in funzione dell’esposizione solare. Questo nuovo complesso è stato realizzato con l’ausilio della tecnica costruttiva «Easy building system» (Ebs), brevettata dalla società Cogefrin e contraddistinta da una serie di accorgimenti progettuali che consentono d’ottenere edifici ecocompatibili ed efficienti dal punto di vista energetico.
L’obiettivo consiste nel promuovere il controllo e la diminuzione dello sfruttamento delle risorse ambientali, attraverso l’applicazione di processi produttivi a basso consumo energetico e con ridotte emissioni di anidride carbonica, nonchè l’impiego di materiali sostenibili che rendono possibile la reversibilità degli interventi.

L’Isolamento

Il sistema Habito activ’air per le pareti interne, le contropareti e i divisori tra appartamenti, è una soluzione costruttiva che unisce flessibilità nella posa in opera e prestazioni in termini di benessere abitativo, grazie all’abbinamento di lastre speciali Gyproc Habito 13 activ’air e Rigidur H con i pannelli in isolante minerale Isover Par G3 touch che, posti nell’intercapedine delle strutture metalliche, garantiscono isolamento acustico e sicurezza al fuoco.
Habito activ’air è stato studiato per purificare gli spazi domestici in modo continuo e duraturo: è in grado di captare il 70% dei Voc (Composti organici volatili) contenuti nell’aria degli ambienti chiusi, innescando una reazione chimica che trasforma la formaldeide e gli aldeidi in composti inerti non più pericolosi.

I materiali

Nel cantiere sono state impiegate le soluzioni Gyproc e Isover Saint-Gobain. Habito activ’air è la lastra di tipo speciale con incrementata densità del nucleo, il cui gesso è additivato con fibre di vetro. Tali caratteristiche conferiscono durezza superficiale e resistenza meccanica. La tecnologia activ’air del sistema Habito migliora la qualità dell’aria all’interno degli ambienti neutralizzando la formaldeide. Gyproc Rigidur H è la lastra di tipo speciale in gesso fibrato, a base di gesso, fibre cellulosiche ed additivi minerali. Adatta per la realizzazione di pareti divisorie con resistenza agli urti, intonaci a secco, contropareti su struttura e controsoffitti di coperture a falda. È ecologica secondo certificato IbrInstitut fur Baubiologie Rosenheim. Isover Par G3 touch è il pannello arrotolato in isolante minerale G3 touch, concepito per l’isolamento termoacustico dei sistemi a secco, idrorepellente e trattato con resina termoindurente a base di componenti organici e vegetali, per isolamento e protezione dal fuoco. Questa soluzione permette gradevolezza di posa per gli applicatori, grazie al rivestimento su una faccia con velo di vetro «Soft touch», brevetto internazionale di Saint-Gobain.

Chi ha fatto Cosa

Committente
Parco dei Mulini srl, Lugo
Progetto e direzione lavori
Studio Conti e Galegati architetti associati, Lugo
Impresa esecutrice
Cogefrin spa
Castel Maggiore (Bo)

La certificazione Gbc Home

L’impegno di Gbc Italia, dopo aver realizzato una versione per il mercato nazionale del protocollo Leed
2009 Nuove costruzioni e ristrutturazioni, è stato quello di produrre uno strumento che si rivolgesse al mercato residenziale. Si tratta di un prodotto a marchio Gbc Italia, che ha preso come punto di partenza «Leed for homes», ma che è stato sviluppato considerando le caratteristiche abitative e le diversità nel modello costruttivo proprie della realtà italiana. Gbc Home vuole promuovere la salubrità, la durabilità, l’economicità e le migliori pratiche ambientali nella progettazione e nella costruzione degli edifici.

Fonte: EdiliziaNews

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Con i nuovi materiali nati in Italia la casa diventa un grande pannello solare

The International Photovoltaic Power Generation Expo in JapanNon più solo i tetti, ma tutte le parti di un edificio possono diventare pannelli solari, incluse finestre e facciate, grazie a lastre di plexiglass ‘drogate’ con speciali nanoparticelle fluorescenti che catturano e concentrano la luce del sole trasformando ogni elemento architettonico in un generatore di energia pulita. Questa tecnologia, descritta su Nature Photonics, è stata messa a punto dall’Università Milano-Bicocca in collaborazione con il Laboratorio nazionale di Los Alamos negli Usa. Per catturare la luce solare senza dispersione, i ricercatori hanno sviluppato dei concentratori solari luminescenti, ovvero dei dispositivi costituiti da una lastra plastica o vetrosa nella quale sono incorporate specie otticamente attive che assorbono parte della luce solare e la ri-emettono all’interno della lastra. La luce viene quindi convogliata verso i bordi sfruttando il fenomeno della riflessione totale interna e lì viene trasformata in energia elettrica da piccole celle solari poste lungo gli spigoli.

Scegliendo in modo opportuno il grado di trasparenza ed il colore del dispositivo, è possibile trasformare delle normali finestre in elementi fotovoltaici a tutti gli effetti senza sensibili aumenti di costo.

“Questa tecnologia, di cui noi abbiamo fornito la prova di principio – spiega Sergio Brovelli, del dipartimento di scienza dei materiali dell’università Bicocca – è immediatamente scalabile per l’industria e può essere utilizzata nella green architecture e nella building sustainability. Inoltre, la possibilità di realizzare dispositivi di qualsiasi forma e colore offre nuove eccitanti opportunità nel design di elementi architettonici intelligenti”.

Fonte: ANSA

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Shopping village a basso impatto ambientale: dai pannelli solari al riutilizzo acqua piovana

fotoNasce all’insegna della sostenibilità ambientale Shoppinn, il nuovo shopping village tra le Cinque Terre e la Versilia, che apre i battenti sabato prossimo, 12 aprile. Utilizzo di energia da fonti rinnovabili, pannelli solari, riutilizzo delle acque piovane, raccolta differenziata, mobilità sostenibile, materiali riciclati, forestazione a compensare le emissioni di CO2 e una grande attenzione per tutto ciò che può essere fatto a km zero. C’e’ poi il Progetto Coccinelle: per garantire la conservazione dell’ambiente, il bosco di Brugnato sarà ripopolato con le coccinelle, vere e proprie pioniere della lotta biologica ai parassiti che infestano le piante. La presenza delle coccinelle infatti ha l’obiettivo di garantire un efficace monitoraggio ambientale e di mantenere l’equilibrio dell’ecosistema locale. Lo studio di architettura che ha progettato Shopinn ha studiato soluzioni per realizzare un complesso commerciale sostenibile: sono stati previsti interventi per il recupero delle acque piovane sui tetti, da riutilizzare nelle irrigazioni delle aree verdi e nel drenaggio del sottosuolo. Saranno installati pannelli fotovoltaici in grado di coprire il 50% del fabbisogno energetico annuo, utilizzate pareti opache per minimizzare le dispersioni termiche e bilanciare l’apporto di calore estivo, reso possibile anche da un orientamento est-ovest dell’intero complesso: questa posizione garantisce la presenza di ombra nelle aree di passeggio. L’illuminazione delle aree esterne (ad alta efficienza energetica) e dei parcheggi sarà dotata di sistemi inverter per regolare il flusso luminoso in funzione delle necessità; l’orto del giardino sarà coltivato con i rifiuti compostabili derivanti dalle attività di bar e ristoranti presenti nel mall. La sostenibilità del progetto è garantita dall’impiego di materiale privo di emissioni inquinanti in aria, terreno, acqua, con certificazioni di provenienza da fonti rinnovabili e da processi di riciclaggio e di uso di elementi tecnici o da demolizioni selettive e a filiera corta per diminuire l’impatto inquinante legato ai trasporti.

Fonte: ANSA

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Nuove barriere fonoassorbenti su autostrade A1 e A14: il design del silenzio

laermschutzwall_autobahn_rimini_firenze__f755ccbd6aLe autostrade italiane stanno conoscendo un periodo di grande potenziamento e, nel quadro di restyling globale dell’infrastruttura, il viaggiatore rimane piacevolmente colpito dalle recenti sistemazioni sull’Autostrada Adriatica, nel tratto Rimini Nord – Porto S.Elpidio e sull’Autostrada del Sole tra Firenze e Siena.

Progetto: Archea Associati (autostrada A1), CIR Ambiente (autostrada A14)

Località: A1 Impruneta – Firenze, A14 Rimini Nord – Porto S. Elpidio, Italia

Chi di recente si trova a percorrere spesso l’A14 nel tratto che lambisce la Riviera Romagnola meridionale e le Marche rimane ogni volta colpito dalla cura con cui i ponti, le pile dei viadotti, le gallerie e le barriere fonoassorbenti si armonizzino con spettacolare coerenza l’un con l’altro e con il meraviglioso paesaggio circostante. La scelta di pochi materiali, che apparentemente non hanno alcunché di artificiale e sintetico, e il design semplice e lineare degli elementi fanno di questa infrastruttura un modello di integrazione paesaggistica e architettonica, unico in Europa.

Sulla direttrice parallela, nei pressi delle colline del Chianti, si ripete lo stesso scenario. In questo caso, coerentemente con il mutare delle tradizioni edilizie e delle matericità storiche della zona, all’acciaio Corten che domina il tratto adriatico si alterna la pregiata terracotta di Impruneta. Anche in questo caso il disegno è lineare e purista: non distrae il guidatore ma lo accompagna soavemente comunicandogli un cambio di paesaggio. La scelta dell’acciaio Corten ha permesso la produzione di barriere altamente resistenti agli agenti atmosferici poiché il materiale elabora spontaneamente una patina protettiva superficiale non appena è a contatto con gli agenti atmosferici.

Le parti trasparenti sono state realizzate con vetrazioni stratificate temperate senza l’utilizzo di alcun telaio perimetrale. Le “finestre” sul paesaggio, attentamente posizionate in un gioco di ripetizione lineare dell’andamento collinoso, si rivelano quasi invisibili.Il sistema di barriere sviluppate per l’Autostrada A14 sono state scelte a modello per lo sviluppo del progetto europeo QUIESST che pone come obbiettivo la messa a punto di un metodo per la valutazione della sostenibilità dei sistemi di barriera. Sia le barriere installate sull’A14, sia quelle dell’A1, offrono valori di assorbimento di Classe A4 e di isolamento di Classe B3 valutati secondo la normativa europea UNI EN 1793. Le barriere di entrambi i versanti sono state prodotte da CIR Ambiente spa nel rispetto delle più restrittive normative in materia ambientale e di Life Cysle Assessment.

Il verde dei campi, le nuance del Corten, la luminosità della terracotta riescono infine a trasformare un banale passaggio autostradale in un manufatto architettonico che connota il paesaggio e fa riflettere sulle infinite possibilità che in Italia abbiamo di dedicarci al tema del “bello”.

Dati di progetto

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A1 attorno a Firenze
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto: Archea Associati, Laura Andreini, Marco Casamonti, Silvia Fabi, Giovanni Polazzi
Engineering: SPEA, CIR Ambiente
Realizzazione: CIR Ambiente,
Inizio lavori: 2005
Fine lavori: in corso

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A14 adriatico
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto, Engineering: SPEA
Realizzazione: CIR Ambiente
Inizio lavori: 2010
Fine lavori: in corso

Approfondimenti:
www.archea.it
www.cir-ambiente.it

Fonte: Detail Das Architekturportal

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Scale Infinite: una scala ispirata ai disegni di Escher

 

Scale_Infinite_Concept__Photo_by_Jonas_Lencer_dRMM. Molti ricorderanno la Endless Stair, l’intrigante struttura simbolo del London Design Festival 2013 ispirata ai disegni di Escher e costituita da una serie di rampe di scale interconnesse fra loro e realizzate in pannelli di legno massiccio di tulipier (American tulipwood) a strati incrociati. La Endless Stair verrà riconfigurata e montata nell’ambito dell’evento “Feeding New Ideas for the City” organizzato dalla rivista Interni per il Fuori Salone di aprile. La nuova versione della Endless Stair si chiamerà Scale Infinite e sarà ospitata alla Cà Granda.

Scale Infinite si pone in voluto contrasto di materiale, dimensione e composizione rispetto all’armonioso contesto dell’ex Ospedale Maggiore del Filarete. E’ una provocazione estetica e, come la Endless Stair davanti alla Tate Modern a Londra, aggiunge una nuova dimensione all’ambiente in cui si trova.
Progettata da de Rijke Marsch Morgan Architects (dRMM), ingegnerizzata da Arup e costruita da Imola Legno e da Nüssli, la Endless Stair era stata concepita come un esercizio tridimensionale nella costruzione modulare in legno, con la possibilità di essere riconfigurata e adattata a contesti diversi.

Scale Infinite

Pur mantenendo l’influenza iniziale di Escher, Scale Infinite gioca ancora di più sulla prospettiva. Sei rampe di scale saranno connesse fra di loro per creare una forma che colpisce per la sua composizione volutamente in contrasto con l’uniformità classica delle forme rinascimentali dell’edifico che la ospita. dRMM dà nuovamente importanza all’elemento del gioco nella struttura permettendo al visitatore di interagire con essa attraverso l’integrazione di diversi livelli, connessioni e possibili vie di accesso. Questo gioco di prospettiva inoltre offre la possibilità di godere di una visuale nuova e unica sull’elegante chiostro della Cà Granda.

Una scultura e un progetto di ricerca

Scale Infinite non è solo una bella scultura di legno, è anche parte di un progetto di ricerca che fa progredire la conoscenza della costruzione in legno e della sostenibilità. In questo progetto per la prima volta è stato usato legno di latifoglia per produrre pannelli X-Lam, che di solito sono fatti di legno di conifera. Il tulipier (liriodendrum tulipifera, in inglese American tulipwood), il cui nome deriva dalla particolare forma a tulipano dei suoi fiori, è una specie di latifoglia americana ampiamente disponibile e relativamente poco costosa. E, aspetto cruciale per questo progetto, è incredibilmente resistente e rigido in rapporto al suo peso.

Una serie di test effettuati in Italia nel 2013 durante la produzione della struttura originale della Endless Stair ha dimostrato che il tulipier è fino a tre volte più resistente per quanto riguarda il “rolling shear” rispetto al legno resinoso usato normalmente in edilizia, per esempio l’abete. Perciò per i pannelli che costituiscono i gradini e le balaustre è sufficiente uno spessore di 60 mm. David Venables, direttore europeo dell’AHEC, così commenta: «Questo progetto ci aiuta a dimostrare che le latifoglie, con le loro ottime prestazioni tecniche e il loro aspetto estetico attraente, possono aprire nuove prospettive al costruire con il legno. Siamo molto contenti di portare la struttura a Milano in occasione dell’evento organizzato da Interni, e siamo certi che essa susciterà grande interesse e sarà argomento di approfondimento e dibattito».

In quest’ultima versione della Endless Stair, Scale Infinite, la progettazione degli elementi strutturali è stata migliorata usando i dati raccolti dall’installazione di Londra. La nuova disposizione dei pianerottoli e l’estensione del gradino più alto della pensilina fino al suo limite massimo sono il risultato di una progettazione strutturale di alto livello.

Scale Infinite sarà aperta al pubblico dal 7 al 18 aprile
all’Università degli Studi di Milano – Ca’ Granda ex Ospedale Maggiore, via Festa del Perdono 7

Orari di apertura
Dal 7 al 13 aprile: 09.00/24.00 | Dal 14 al 17 aprile: 09.00/21.00 | 18 aprile: 09.00/18.00

Conferenza stampa: lunedì 7 aprile alle 14.30 in Aula Magna
Serata di inaugurazione: lunedì 7 aprile alle 20.30

Endless Stair e Scale Infinite – crediti:
Design: dRMM Architects – timber studio, ARUP Engineering Structures, Material and Fire Specialists
Sponsor: American Hardwood Export Council (AHEC)
Contractor: Nüssli
Produzione dei pannelli X-Lam: Imola Legno

Arup: www.arup.com | dRMM: www.drmm.co.uk

Fonte: Professione Architetto

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Il padiglione del Kuwait per Expo 2015

expo

Una struttura segnata dalle ‘vele’ che solcano il Golfo Arabico, con richiami agli elementi naturali di una terra dalle condizioni climatiche difficili.

Un nuovo progetto si aggiunge alla folta serie di strutture per i padiglioni di Expo 2015: è quello del Kuwait, presentato a Milano nel corso di una conferenza stampa lo scorso 6 marzo 2014. Una riflessione visionaria suglielementi naturali che caratterizzano il paesaggio dello Stato mediorientale, come il deserto, il sole e il mare, con un accento particolare sull’acqua, mai come in questa terra così preziosa.

Affidato per la sua realizzazione a Nussli Italia, con il contributo dello studio Italo Rota per l’ideazione architettonica e il design della struttura, il progetto del padiglione Kuwait rappresenta il mix di tradizione culturale e modernità scientifica alla base dell’identità della società kuwaitiana contemporanea, che viene trasposto nel profilo delle vele “kuwaitiane” proprie delle imbarcazioni tradizionali (le “Dhow”), ancora in uso nelle acque del Golfo arabico e sulla superficie delle serre e dei sistemi agricoli idroponici del Paese. Nel progetto viene richiamato il tema principale di Expo 2015 (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”), interpretato dall’identità di un Paese che da tempo è impegnato nello sviluppo di best practices in campo energetico per applicare soluzioni non convenzionali nella produzione di alimenti e lasciare alle generazioni future una terra più fertile.

“Il padiglione offre ai visitatori un’esperienza affascinante e ricca di momenti interattivi, per scoprire come dalla ricombinazione degli elementi naturali permessa dalle moderne tecnologie sia possibile generare la vita in luoghi inaspettati”, spiega Emanuele Rossetti, direttore di Nussli Italia. “Per questo motivo il percorso espositivo si articola in una struttura narrativa che si può suddividere in tre momenti: la presentazione del territorio del Kuwait e delle sue difficili caratteristiche climatiche, uno sguardo sulle soluzioni tecnologicheeducative e di ricerca che stanno rimodellando questo ambiente e, finalmente, l’incontro con la calda ospitalità e la ricchezza culturale della società kuwaitiana”.

Il cantiere del padiglione Kuwait sarà aperto, secondo il cronoprogramma fissato dal comitato organizzativo dell’Expo, a giugno, occupando un lotto di 2.790 mq a nord del Decumano nella parte orientale del sito espositivo. A regime, impiegherà circa 300 persone del posto.

Autore: Vincenzo Rossini

Fonte: ARCHITETTO.INFO

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Wood Building the Future: il legno in mostra a Milano dal 21 al 31 marzo

wood building

Il capoluogo lombardo è la prima tappa di una mostra itinerante che sottolinea la rilevanza del legno nell’edilizia pubblica. Lo scopo è mettere a confronto autorità, progettisti, imprese edili, industrie del legno e ricerca per costruire efficaci reti di comunicazione.

Milano è la prima tappa dei Wooddays, un roadshow internazionale che, con dibattiti, conferenze e manifestazioni di presentazione delle migliori pratiche, approfondirà il tema delle possibilità offerte dal legno come materiale da costruzione in ambito urbano. L’esposizione mobile Wood Building the Future, sotto forma di Woodbox, sarà collocata nel cuore di Milano in Piazza Cordusio.
Promosso da proHolz Austria, in collaborazione con promolegno per la manifestazione italiana, il Roadshow prevede, dopo la prima di Milano, altre tappe a Bratislava, Lubiana e Bruxelles nel 2014, a Torino, Zagabria e Praga nel 2015, a Firenze, Belgrado e Budapest nel 2016.
L’idea di fondo del roadshow internazionale è quella di valorizzare il legno come materiale da costruzione in tutte le sue possibilità applicative, collocandolo proprio nei punti nevralgici nei quali in futuro l’edilizia in legno avrà un ruolo importante: nel cuore delle città.

Woodbox: 38 progetti di architettura urbana in legno che guardano al futuro
Partendo da alcuni significativi progetti architettonici già realizzati, Woodbox mostra come l’edilizia in legno si stia affermando in nuovi ambiti, dalla realizzazione di strutture portanti con ampie campate alla costruzione di grattacieli, e come si possa utilizzare il legno per effettuare interventi innovativi di ampliamento del patrimonio edilizio preesistente, di riqualificazione e di costruzione di agglomerati abitativi. La mostra itinerante sottolinea inoltre quale rilevanza abbia il legno anche nell’edilizia pubblica, dalle scuole alle case di riposo.

Wooddays | Piattaforma di dialogo esclusiva
È l’idea della creazione di un network dell’edilizia in legno a fare da sfondo ai Wooddays, gli eventi offrono infatti un’esclusiva piattaforma di dialogo internazionale. L’obiettivo è far incontrare politica e autorità, architettura e progettazione, industria del legno e imprese edili, nonché scienza e ricerca, per un confronto comune che permetta di definire le condizioni in cui l’edilizia in legno può aver successo e di costruire efficaci reti di comunicazione.

Wood Growing Cities | Il contributo del legno per una crescita urbana sostenibile
Focus dei dibattiti sarà soprattutto il tema del rinnovamento e della presenza, all’interno delle città di strutture in legno. Le città smart necessitano di edifici sostenibili che comportino una riduzione delle emissioni di CO2 e il legno offre un contributo fondamentale per una metodologia costruttiva pulita, all’insegna dell’efficienza energetica e della salvaguardia delle risorse.

Partnership internazionale
proHolz Austria, l’organizzatrice dell’articolato Roadshow, è sostenuta in questa iniziativa dall’Organizzazione europea delle segherie (Eos) e dalla Federazione europea dei produttori di pannelli (Epf).
L’ideazione dei contenuti avviene in stretta collaborazione con la Technische Universität di Monaco di Baviera. L’idea e l’impostazione del Woodbox sono opera di Hermann Kaufmann, architetto e pioniere dell’edilizia in legno nonché docente di Edilizia in legno alla Technische Universität di Monaco.

Programma | 21-31 marzo Milano, Piazza Cordusio
21.03 | ore 18:00, Opening
26.03 | ore 10:00 – 13:00, Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele – Milano
Dialogo tra città Wood Growing Cities Milano – Zurigo

  • La politica municipale di Zurigo per la sostenibilità edilizia e la Società a 2000 Watt
  • Edifici multipiano in legno a Zurigo: lo stato dell’arte
  • Edifici multipiano in legno a Milano: il complesso residenziale di via Cenni
  • Situazione dei progetti urbani in legno in Europa e oltreoceano
  • Normative, regolamenti edilizi, stato della tecnica nella sicurezza antincendi e antisismica

28.03 | ore 14:30 – 18:30, Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti 2 – Milano
Convegno di architettura Wood. Building the Future
Impiego del legno nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

  • Riconversione e rilancio delle aree dismesse nel tessuto urbano
  • Sviluppo dell’edilizia in legno nelle metropoli : l’esempio di Zurigo
  • Edilizia scolastica moderna, intelligenza e sostenibilità: una case history dell’Austria.

Fonte: Edilizia news

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Ecco le ‘idee green’ per le piccole isole

BEEboat, primo classificato per Mobilità sostenibile

Progetti made in Italy che sfruttano le energie solare, eolica e marina nel rispetto del paesaggio come il taxi boat a Ponza o il faro energeticamente autosufficiente a Strombolicchio.

Ecco di seguito i progetti premiati al concorso d’idee internazionale ‘Sole vento e mare-Energie rinnovabili e paesaggio’ delle Isole minori e delle aree marine protette italiane nelle quattro categorie: mobilità sostenibile, aree portuali, edifici, fari.

MOBILITÀ SOSTENIBILE.

– Primo Premio: ‘Beeboat’ – Servizio di ‘taxi-boat’ volto ad un miglioramento della mobilità nell’isola di Ponza (Latina). Il progetto prevede l’utilizzo di piccoli gozzi elettrici alimentati da energia prodotta e immagazzinata da una serie di stazioni di ricarica che sfruttano energia solare ed eolica.

– Secondo Premio: ‘Hydrogen2Boat’ – Sistema di propulsione ad idrogeno per una barca a vela. L’idea vede trasformata l’energia prodotta da sole, acqua e vento in idrogeno (attraverso il processo di elettrolisi) che viene accumulato per alimentare le cella a combustibile per la propulsione elettrica o per il fabbisogno interno della barca.

– Terzo Premio: ‘Freedom Power’ – Struttura galleggiante modulare finalizzata alla nautica, che produce energia elettrica con lo sfruttamento simultaneo del moto ondoso, dell’energia del vento e del sole.

CATEGORIA – AREE PORTUALI.

– Primo Premio: ‘PER- Pontile Ecologico Reversibile’ – Pontile galleggiante, modulare e componibile in grado di potenziare ‘temporaneamente’, durante i periodi di maggiore affluenza turistica, strutture portuali incrementando anche i servizi offerti grazie alle fonti di energia ‘pulite’.

– Secondo Premio: ‘Ecoisola’ – Progetto sulla gestione dei rifiuti destinati alla raccolta differenziata. La struttura, con un compattatore e un tritavetro al suo interno alimentati dall’energia solare prodotta in loco, è in grado di ‘chiamare’ il servizio di smaltimento solamente quando è necessario.

– Terzo Premio: ‘Asteroidea’ – Boa galleggiante in grado di fornire servizi alle imbarcazioni (anche in ottica di una riduzione del traffico portuale nei periodi di punta) attraverso lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica.

CATEGORIA – EDIFICI.

‘Cannizzo Blu’ – Modulo fotovoltaico “invisibile”, nascosto all’interno di una struttura di finte canne di bambù, che richiama le caratteristiche incannucciate che si vedono nei terrazzi delle case delle isole minori.

CATEGORIA – FARI. ‘Sotto una nuova luce’ – Riqualificazione energetica e funzionale del faro di Strombolicchio – la piccola isola vulcanica delle Isole Eolie – con la creazione di uno spazio ricettivo energeticamente autosufficiente attraverso l’adozione di sistemi attivi e passivi per la produzione di energia incentrati su solare ed eolico.

Menzione Speciale dalla giuria a ‘Jellyfish’. Avveniristica struttura offshore in grado di catturare energia dal moto ondoso e concepito per essere allacciato alla rete elettrica sulla terra ferma.

Fonte: ANSA

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BIQ house ad Amburgo – Splitterwerk

Progetto_ARK74_01_420x270Un edificio dimostrativo, the building exhibition within the bulding exhibition, pensato e progettato affinché gli occupanti, ma anche i curiosi visitatori, possano comprenderne il funzionamento energetico di un’abitazione.


L’innovativa facciata, costituita da 129 fotobiorettori (PBR) a microalghe, disegna il prospetto sud-ovest e sud-est, mentre sui prospetti opposti slogan a fumetti sintetizzano il significato energetico dei curiosi schermi solari verdi (photosynthesis). Fasce marcapiano a righe rosse e bianche simboleggiano e celano i tracciati impiantistici che collegano i fotobioreattori al locale tecnico.

I pannelli PBR svolgono una tripla funzione energetica per l’edifico: fungono da schermo solare orientabile, da produttori di biomassa (e di conseguenza biocombustibile) dalle microalghe in esso contenute e da collettori solari termici. Le alghe crescono all’interno dei bioreattori alimentate da un circuito chiuso che corre lungo la facciata e trasformano la CO2 proveniente dai gas di combustione del generatore termico a gas in ossigeno. Quando si accumula una sufficiente quantità di alghe, vengono raccolte e inviate al locale tecnico per la trasformazione in biocombustibile (biogas). I fotobioreattori vengono, inoltre, utilizzati come collettori solari recuperando il calore accumulato attraverso uno scambiatore termico. Questo calore può essere così accumulato per l’inverno attraverso sonde geotermiche a salamoia o utilizzato per alimentare direttamente la pompa di calore.

L’energia prodotta dal sistema a biomasse e dallo scambio termico (collettore solare) si aggira sui 30 kWh/m2 per ciascun sistema (circa 60 kWh/m2 totali).

L’innovazione in BIQ House non si ferma alla facciata: l’edificio è composto da 15 unità immobiliari (dai 50 ai 120 mq), di cui due rappresentano “gli appartamenti del futuro”. Un nucleo centrale nasconde i servizi igienici e l’angolo cottura, mentre gli spazi attorno non hanno una funzione fissa: è l’utente, secondo le necessità, ad attribuire alla stanza una funzione piuttosto che un’altra. Gli arredi sono integrati e nascosti lungo le pareti perimetrali, in questo modo un locale soggiorno può diventare la zona letto e viceversa.

BiQ House rappresenta quindi un esempio di edificio del futuro in cui la sinergia tra estetica e necessità energetiche dona carattere e originalità al progetto.

Fonte: http://www.archinfo.it/biq-house-ad-amburgo-splitterwerk/0,1254,53_ART_8995,00.html

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Bioarchitettura. A Trento l’edificio unifamiliare PF

 

Anche in Italia qualcosa si muove. La sostenibilità diventa un criterio che detta scelte architettoniche, costruttive,  di vita. Ne sono una prova gli edifici che si stanno realizzando per i quali la sostenibilità è la parola d’ordine. Vi proponiamo un esempio di edificio unifamiliare realizzato a Pergine Valsugana in provincia di Trento dallo studio Burnazzi Feltrin Architetti che si occupa principalmente di progettazione a risparmio energetico. L’edificio unifamiliare PF nasce dal rifacimento e ampliamento di una costruzione esistente collocata in una posizione ideale sia dal punto di vista dell’esposizione, sia per la vista sulla valle, sotto il castello medievale del comune. Si tratta di un edificio privilegiato dalla sua posizione che lo rende soleggiato tutto l’anno. Condizione da non sottovalutare, soprattutto in una zona dove le temperature non raramente scendono al di sotto dello zero. L’ampliamento del vecchio edificio ha una struttura portante autonoma costituita da una trave Vierendeel alla quale è appeso il primo piano. Questo espediente tecnologico consente di avere una pianta libera da pilastri. Molte sono state le attenzioni dei progettisti alle soluzioni per il risparmio energetico, a partire dall’involucro edilizio, attentamente studiato per essere ben isolato: le tamponature sono in legno prefabbricato preassemblato e l’isolamento termico è realizzato da pannelli in fibra di legno. Anche gli infissi contribuiscono, con i loro vetri basso emissivi, alla coibentazione termica della struttura. Attenzione anche agli impianti: il sistema di riscaldamento e raffrescamento a pavimento e a parete è alimentato da un fluido termovettore pre-riscaldato o raffreddato dal terreno tramite un impianto geotermico. L’acqua calda è fornita invece dal solare termico e all’interno a farla da padrona è la domotica.La sensibilità dei progettisti è stata confermata dalla scelta dell’uso del legno, a creare un legame con l’architettura rurale della regione.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Plastic Dining Room: l’eco-ristorante costruito su bottiglie riciclate

In uno Yacht Club ci si aspetterebbe di trovare materiali e rifiniture pregiate, magari del marmo o del legno. E invece da Vancouver, in Canada, ci arriva la smentita. Perché presso lo Yacht Club del posto, è stata realizzata una sala ristorante rifinita con materiali riciclati e alimentata da energia pulita. Questo fa piacere, sì, ma c’è dell’altro, che vi sorprenderà.
La sala ristorante, infatti, galleggia su 1675 bottiglie di plastica da due litri. Sostituiscono il cemento, riducono il problema dello smaltimento della plastica e, soprattutto, sensibilizzano alla questione rifiuti. Un problema da non sottovalutare perché genera delle enormi isole di spazzatura che possono raggiungere dimensioni sorprendenti e danneggiare la flora e la fauna marina. L’hanno chiamata la Plastic Dining Room ed è il primo locale al mondo a galleggiare su così tante bottiglie di plastica da due litri. Come anticipato, ogni dettaglio della sala è realizzato con criteri di sostenibilità ambientale. Dall’energia, generata tramite pannelli solari, ai materiali utilizzati per le finiture, esclusivamente riciclati, tutto è pensato per ridurre i consumi energetici e gravare il meno possibile sull’ambiente. Trattandosi di un ristorante, dopo aver parlato del modo in cui è realizzato, è arrivato il momento di parlare del cibo che viene servito. Le specialità del posto, sono i piatti a base di pesce, rigorosamente locale. Acquistando i prodotti del mare dai pescatori della zona, si riducono infatti le emissioni di CO2 che deriverebbero da un eventuale trasporto. Continuamente a contatto con il mare, chissà se i membri dello Yacht Club, mangiando in una simile sala, saranno sensibilizzati al problema…

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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Londra: Jellyfish, il teatro costruito con rottami e materiali di scarto

 

Jellyfish (”Medusa”) è un teatro costruito nel cuore di Londra con scarti, rottami e materiale di risulta tra cui predominano 800 pallet, i bancali in legno che si usano nei magazzini e nei mercati per appoggiarvi la merce. E’ perfettamente a norma di legge (120 posti a sedere) e sarà inaugurato la settimana entrante, per una breve stagione. Lo stanno tirando su volontari e disoccupati: ma i biglietti si pagano. Giusto per rovesciare i normali processi economici: i rifiuti diventano qualcosa di utile, qualcosa che ha valore. Guardate le immagini. Il teatro nasce da un’idea di Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, due artisti tedeschi. Il progetto si chiama Oikos, che in greco antico significa “casa”: la radice comune di ecologia e economia. Oikos è anche il titolo di uno dei due spettacoli in cartellone. Il secondo è “Protozoa”. Tutti e due parlano di persone che ricostruiscono la loro vita dopo catastrofi politiche ed ambientali. Finita la stagione, il teatro verrà smantellato ed i suoi eterogenei componenti saranno avviati al riciclaggio: edifici del genere, pare, hanno una breve vita. Jellyfish ha un’essenziale struttura portante in acciaio: il resto è appunto di pallets, boccioni vuoti dell’acqua (un’intera parete), listelli di legno per pavimenti. Leggi la notizia sul Guardian

Fonte: Blogeko

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Concorso “Experience spaces”: idee per spazi low cost ed eco-compatibili di accoglienza e ospitalità

Il Dipartimento INDACO con l’ Ecomuseo delle Orobie e Art Container promuovono un concorso di idee dal titolo Experience Spaces per la progettazione di nuovi spazi eco-compatibili di accoglienza, ospitalità e di erogazione di servizi e informazioni per i territori turistici ed ecomuseali.
L’obiettivo è stimolare la progettazione di sistemi modulari che sfruttino l’adattamento di container come modulo base in modo da far emergere idee innovative ed originali capaci di definire nuove soluzioni temporanee e low cost per l’accoglienza e l’ospitalità negli spazi di montagna e nelle aree marine, in ottica di sostenibilità, di gestione della temporaneità e della stagionalità dei bisogni turistici e del rispetto delle aree a forte vocazione naturalistica che caratterizzano il territorio italiano. Tra gli attori attivi sul territorio regionale e nazionale per la promozione dei territori, la loro valorizzazione in chiave turistica e culturale (con una visione sostenibile) ci sono gli Ecomusei. In Italia gli ecomusei in questi anni si sono sviluppati, si sono profondamente radicati nei territori, sono diventati numerosi e diffusi a livello nazionale e soprattutto si sono organizzati attraverso reti in grado di migliorarne l’attività, i servizi e la diffusione.
L’ Ecomuseo delle Orobie è, in Lombardia, un esempio virtuoso di questa esperienza di valorizzazione delle risorse locali anche in chiave turistica; esso, infatti, testimonia importanti tradizioni socio-culturali legate, in particolare, agli antichi mestieri: prodotti tipici ed artigianato locale legato alle preziose risorse naturali presenti sul territorio (falegnami ed intagliatori, poiattari e calcherocc), così come produzioni locali che hanno sostenuto l’economia locale (minatori, malgari e pastori, allevatori). Alla luce di quanto detto la soluzione progettuale oggetto del concorso dovrà essere rivolta alla definizione di progetti di nuovi “experience spaces” temporanei realizzati attraverso l’utilizzo di 1 o più container isomarittimi rifunzionalizzati e recuperati (esternamente ed internamente) che potranno essere posizionati in verticale o orizzontale, a terra o rialzati.
Il Concorso è aperto a tutte le persone fisiche di età massima compresa entro i 30 anni, non sono previste limitazioni di accesso legate al possesso di requisiti di natura professionale, geografica o di altro tipo.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro il prossimo 30 settembre prossimo, mentre per gli elaborati ci sarà tempo fino al 3 novembre 2010. Il montepremi complessivo del concorso è pari a 3mila euro. Al vincitore andranno 2mila euro mentre il secondo classificato  si aggiudicherà mille euro.

Fonte: Architettura&Design

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Bioedilizia italiana: tra abusivismo e casi d’eccellenza

Secondo un’indagine del portale Casa.it, il 63% degli italiani vorrebbero un appartamento bio, il 58,8% ha intenzione di ristrutturare il proprio secondo i principi della bioedilizia e il 17,5% abita già tra muri di legno e finestre con doppio vetro. Risultati incoraggianti anche se rispetto agli altri paesi europei siamo ancora in forte ritardo. Una recente direttiva dell’Itre, il Comitato industria, ricerca ed energia del Parlamento Europeo, ha stabilito che dal 1 gennaio del 2019 tutti gli immobili dovranno essere costruiti ad impatto zero e che entro il 2018 saranno effettuati interventi sugli edifici già realizzati. Nel nostro paese, il tema della bioedilizia è solitamente accompagnato dal termine abusivismo. Case, ville, centri di qualsiasi genere vengono liberatamente realizzati là dove scorre un ruscello, a due passi dalla spiaggia, sulle propaggini rocciose di qualche riserva naturalistica orientata senza badare ai limiti ambientali, naturali e paesaggistici. Ad esempio, tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi insieme. Altri gli esempi che provengono d’oltralpe, dal nord del vecchio continente, dove già da tempo esistono addirittura interi quartieri e città scrupolosamente costruite secondo i canoni della bioarchitettura.
In Svezia, ad esempio, la carbon tax, la tassa sulle emissioni di CO2 è in vigore da 9 anni e, oltre a far diminuire le emissioni di gas serra, porta ogni anno 1,4 miliardi di euro allo stato svedese.
In Germania, nell’eco-quartiere di Vauban, coesistono luoghi di lavoro e residenze per diverse utenze sociali, un sistema di mobilità sostenibile che valorizza i trasporti pedonali, ciclabili e pubblici a scapito dell’uso delle auto private. Le facciate degli edifici, rivolti a sud per usufruire del maggior irraggiamento solare, sono realizzate su intelaiature in legno non strutturali mentre i tetti sono coperti da un sistema estensivo a verde. Gli edifici sono inoltre dotati di un sistema di gestione delle acque e dei rifiuti che vengono reimpiegati, attraverso opportuni processi di depurazione, per i wc e come fertilizzanti.
In Italia il primo esempio di architettura ecosostenibile risale al 1998 quando a Caponago (Mb) venne realizzato un complesso residenziale secondo i principi della bioarchitettura: isolanti naturali come sughero e kenaf, vernici bioprodotte per le rifiniture di tetti e pareti e legno per il tetto.
In Toscana,  in un quartiere popolare di Capannori (Lu) è stata realizzata (in un arco temporale brevissimo) la prima palazzina verde di classe energetica A. I pannelli di lana di roccia e fibra vegetale di canapa sono efficaci isolanti termici capaci di trattenere il calore durante la stagione invernale mentre i pannelli solari riscaldano l’acqua per usi sanitari. E ancora, risalendo lo stivale, in Veneto è in fase preliminare la ristrutturazione di uno stadio di rugby, concepito non solo per limitare i consumi energetici ma anche per produrre esso stesso energia.
A Bergamo è stata da poco realizzata una cattedrale vegetale: opera dell’architetto Giuliano Mauri, è composta da 42 piante di faggio su una superficie di 650 mq e favorisce un dialogo continuo tra l’uomo e la natura, trasmettendo così un messaggio di sintonia con l’ambiente. A dirla come Giancarlo Allen, segretario nazionale dell’ Associazione nazionale architettura bio–ecologica, L’unica architettura sostenibile è quella non costruita.

Fonte: Greenbiz

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Ecco il MAI: modulo abitativo tecnologico

Dal lavoro congiunto tra CEii Trentino, Cnr-Ivalsa e Habitech, in collaborazione con circa 30 aziende artigiane trentine, nasce MAI (Modulo Abitativo Invalsa), prefabbricata in casa passiva legno ad elevato livello di modularità e sostenibilità. Si tratta di un modello di abitazione ecosostenibile al 100%, costituita da materiali riciclati rinnovabili il cui reperimento e produzione avviene entro un raggio limitato dal luogo d’origine. Il legno, naturalmente, proviene da foreste certificate di conifere.
La casa è composta da cinque moduli prefabbricati e trasportabili (superficie di 2,5×4 m per un’altezza di 3,5 m) che, insieme, formano un edificio di 33 metri quadrati. L’interno è composto da cinque vani: due stanze da letto, un bagno, una cucina, un soggiorno, totalmente arredati e completi di tutti i comfort ad alto risparmio energetico, a cui vanno aggiunte due terrazze esterne di 16 metri quadrati. Per quanto concerne poi gli aspetti tecnologici, la scelta dei progettisti di MAI è stata quella di adoperare un sistema integrato di solare termico in copertura ed un tetto verde, capace di controllare lo scarico a terra delle acque piovane, per coprire due dei cinque moduli. Gli involucri esterni delle pareti consentono di ottenere valori di trasmittanza e sfasamento termici pari a quelli di una casa passiva, eliminando completamente l’uso dei sistemi di riscaldamento tradizionali.
Il risparmio energetico è garantito da sistemi di controllo e gestione degli impianti meccanici e di illuminazione, oltre che da accorgimenti in fase di progetto. La resistenza al fuoco, infine, è garantita sia dall’uso di una facciata ventilata di tavole in legno con guaina traspirante impermeabile, sia da uno speciale rivestimento interno: tale combinazione consente la protezione totale degli strati di fibra di legno dagli agenti esterni.
Con questo sistema, fa notare con legittimo orgoglio il responsabile scientifico del progetto Ario Ceccotti, “una volta arrivati sul posto, non bisogna fare altro che avvitare dei bulloni… inoltre, è possibile costruire edifici di qualsiasi grandezza e forma architettonica”. Oltre al sistema a incastro, l’aspetto innovativo di ‘Mai’ è il ri-uso dei pannelli. La sua struttura portante (solai, pareti e coperture) è interamente realizzata con tavole di X-lam provenienti dalle prove effettuate nei quattro anni di studi in seno al progetto Sofie. Un vero e proprio ‘riciclo’, che rende questo edificio un prototipo dal design e dall’architettura estremamente curati, un concentrato di tecnologia, ricerca ed estetica. Tali peculiarità rendono per adesso MAI un’ottima testimonial adatta alla partecipazione ad eventi sulla sostenibilità ed un valido tester per indagini non invasive condotte da Cnr-Ivalsa: la strada per un abitare sostenibile è lunga ma credo che la direzione sia finalmente quella giusta.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Ecco l’ecoquartiere di Bordeaux

Una Bordeaux a misura d’uomo e amica dell’ambiente. Con questi obiettivi la Comunità urbana di Bordeaux ha lanciato, nel 2009, il progetto Bordeaux 2030, verso una città sostenibile. E proprio in questo piano, destinato nelle intenzioni dell’amministrazione a coinvolgere tutta la comunità, si inserisce la pianificazione di un nuovo eco – quartiere affacciato sul Lac Bordeaux.
GINKO, UN QUARTIERE DURATURO. Si chiama Ginko, il nuovo quartiere green; un nome scelto in onore della più celebre pianta, il ginko biloba, albero simbolo di resistenza e durevolezza. Questo, tra gli altri, l’auspicio per il quartiere, avviato nel 2006: che sia duraturo e a basse emissioni nocive. Per il sito di ubicazione, gli urbanisti hanno scelto un’area particolarmente suggestiva della città, in prossimità del lago Bordeaux. Sviluppato su 23 ettari, il nuovo insediamento sarà servito dai mezzi pubblici – la linea C dei tram passa proprio di lì – e potrà godere della vicinanza agli impianti sportivi della città. Ginko promette di divenire un quartiere a 360°: i progettisti hanno, infatti, predisposto l’area perché possa accogliere 2.149 alloggi, strutture scolastiche, uffici, un grande centro culturale e numerosi spazi commerciali. Nonché, ovviamente, spazi verdi.
EDILIZIA SOSTENIBILE, CONSUMI ENERGETICI RIDOTTI. Il progetto, partito nel dicembre 2006 e proseguito attraverso tranches di lavoro annuali, dovrebbe terminare entro il 2017, con l’ultima fase di costruzioni. Il 70% degli edifici, specificano architetti e ingegneri a capo del piano Ginko, sono “BBC – Basse Consommantion d’Energie”, il che significa per l’appunto che sono stati progettati per garantire consumi energetici contenuti e un bassissimo impatto ambientale. Le buone performances di Ginko sono garantite, infine, anche dalle scelte innovative in termini di riscaldamento, coibentazione, isolamento termico ed illuminazione. Una strategia a 360°, per arrivare preparati al traguardo Bordeaux 2030 – città verde.

Fonte: CasaeClima

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PROGETTISTI IN VERDE

Giardini d’Autore, la mostra mercato dedicata al mondo del giardino, presenta anche quest’anno il progetto “Green Carpet”: giovani designer propongono idee innovative per l’outdoor.
Appuntamento da venerdì 16 a domenica 18 marzo a Villa Lodi Fè, Riccione
Riccione, 13 febbraio 2012_Ritorna la tanto attesa edizione primaverile della rassegna florovivaistica dedicata agli amanti del giardino. Vivaisti provenienti da tutta Italia colorano con collezioni botaniche uniche il weekend riccionese.

Addentrandosi nello splendido giardino di Villa Lodi Fè ci si potrà perdere tra i profumi di piante aromatiche, rose antiche e moderne; osservare il colore di orchidee, camelie, peonie, ellebori e azalee in fiore e sarà difficile non lasciarsi tentare delle piante afrodisiache o farsi affascinare dalla tenacia delle piante rampicanti. È consigliabile guardare ma non toccare le pungenti piante grasse, affinare l’olfatto tra agrumi e alberi da frutto e aguzzare la vista tra piante acquatiche, piante per api e farfalle.
Nelle tre giornate dell’evento i visitatori avranno la possibilità di acquistare direttamente dai migliori vivai italiani piante, bulbi e semi per cimentarsi nella creazione di veri e propri Giardini d’Autore.
Come ogni anno professionisti e non potranno condividere la passione per il verde e per l’artigianato artistico di qualità, in un ambiente ricco di stimoli per arredare con originalità casa e giardino.
In primavera, ciclicamente sboccia il progetto Green Carpet, uno spazio dedicato a giovani designer e progettisti che hanno la possibilità di presentare le loro idee del vivere verde. Un’idea che parte dalla volontà di ripensare gli spazi verdi sia pubblici che privati sotto una visione nuova e con temporanea.
Tra le presenze da segnalare in questa edizione 2012 il progetto di “Ofelia Tuttotorna”, uno spazio nato dalla voglia di accogliere creazioni che si sono ribellate al loro destino. Strumenti sfuggiti al loro uso quotidiano e divenuti qualcos’altro per opera delle mani creative di giovani e sconosciuti designer che hanno scelto l’artigianato ed il “pezzo unico”. Eco alcune delle proposte: la lampada da terra Tree Metal con la base di gesso, il tronco d’albero a stelo ed una nuvola di zanzariera metallica; la colorata e spiritosa collezione Vasi Outdoor maxi realizzati interamente inmaterie plastiche di recupero; l’Erbavoglio, il simpatico giardino da tavolo destinato a coloro che vogliono abbellire l’ufficio o la casa con un angolo verde originale. Inoltre, insieme a Ofelia Tuttotorna, saranno attivati anche laboratori creativi che si terranno nelle tre giornate di Giardini d’Autore.
L’Associazione “Ri-QUADRO” per Boulevard dei paesaggi partecipa con “RI-CITY”, un progetto di ricerca, sensibilizzazione e divulgazione sui temi della mobilità lenta in città, in particolare sulla conoscenza del percorso di “Boulevard dei Paesaggi Riccione”.
Altra presenza importante quella di Neò – Natura su misura – studio di architettura e progettazione creativa di spazi verdi, dove il giardino esce dal suo essere espressione di bellezza e diventa ambasciatore di attenzione verso il paesaggio. Si risveglia la coscienza di ciascuno nell’attivarsi con tanti piccoli gesti ripetuti da un gran numero di persone, come piantare un albero o curare un giardino. La creatività e la competenza tecnica di Elisa Campra, agronomo e architetto paesaggista, danno vita a soluzioni sostenibili e originali, mentre nella showroom, curata da Laura Campra, i progetti trovano il loro completamento con arredi, strutture e accessori.
Infine il progetto “Green Life” nato da un’idea dell’Architetto Manolo Benvenuti, da anni collaboratore di Giardini d’Autore. Mobili e oggetti di uso quotidiano oramai dismessi ri- prenderanno vita grazie alla creatività dei ragazzi del Liceo Artitisco Federico Fellini di Riccione e si traformeranno per ospitare piante e fiori: un’estremizzazione del verde che diviene il prolungamento della casa e bene da curare e valorizzare.
Nelle tre giornate della manifestazione saranno attivati corsi per piccoli e grandi giardinieri. Il pubblico di Giardini d’Autore potrà partecipare all’iniziativa a cura dell’Associazione Maestri di Giardino: “Apprendisti Giardinieri”- mini appuntamenti presso gli stand dei vivaisti presenti per conoscere tecniche e segreti sulle piante, oppure scegliere il laboratorio di composizione floreale, per dare spazio a fantasia e manualità. Per la prima volta inoltre verrà presentato l’orto sinergico, ovvero l’arte di coltivare la terra lasciando fare alla natura.
La rassegna florovivaistica diventa inoltre una splendida occasione per scoprire il territorio grazie alle idee weekend proposte dal Consorzio Costa Hotels Riccione.
La mostra rimane aperta nelle giornate di venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 marzo con orario continuato dalle ore 9.30 alle ore 18.30. Il costo del biglietto d’ingresso è di 4 euro. Entrata gratuita per i ragazzi sotto i 16 anni.

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Empire State Building, ristrutturazione in chiave ecologica

L’Empire State Building, uno dei simboli della Grande Mela, verrà sottoposto ad un restyling in chiave ecologica.

Il progetto di ristrutturazione interesserà prevalentemente la parte impiantistica prevedendo un abbattimento del 38% dei consumi e dell’inquinamento prodotti dalla costruzione entro il 2013.

E’ prevista la sostituzione di 6.500 serramenti dotati di vetri a tripla camera d’aria migliorando l’isolamento termico di pareti e finestre, impedendo dispersioni di calore e permettendo un risparmio per il riscaldamento invernale e il condizionamento estivo. Verranno utilizzate lampadine a basso consumo e sensori che sfruttano l’energia solare, particolare attenzione verrà posta per gli impianti di riscaldamento e condizionamento e il sistema di ventilazione, infine verrà realizzato un sistema di monitoraggio elettronico per il controllo dei consumi.

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