Archivio della categoria ‘Bio-architettura’

Isolare pareti e pavimenti ecologicamente

Quali materiali scegliere per isolare pareti e pavimenti ecologicamente? Sicuramente sono da privileggiare i prodotti naturali, che si caratterizzano per essere biodegradabili, a basso impatto ambientale e a elevato rendimento energetico.

Per ottenere un buon livello di comfort abitativo bisogna coibentare termoacusticamente l’involucro dell’edificio per evitare dispersioni di calore e rumori molesti. Tra gli isolanti ecologici posso citare:

 Thermofloc, il quale prevede un isolamento continuo privo di ponti termici, è un materiale organico in grado di assorbire l’umidità e quindi di rilasciarla di nuovo, è composto da granuli di carta di giornale, riciclata, con aggiunta di sali borici.

Dato che non genera polveri e non contiene collanti, questo isolante non provoca reazioni nocive.

 Celenit, è una famiglia di pannelli isolanti formati da fibre di abete mineralizzate e rivestite da cemento Portland, un legante minerale che protegge il legno da acqua, gelo e umidità, e che inibisce lo sviluppo di muffe.

Isola da caldo, freddo e rumore in modo efficace e igienico. Regola l’umidità dell’aria perchè assorbe quella in eccesso rilasciandola lentamente quando l’ambiente è troppo secco.

 Porotherm bio, mattone ad alte prestazioni soprattutto dal punto di vista della coibentazione termoacustica. I mattoni di questa serie hanno delle cavità diffuse all’interno della massa che contengono solo aria. Adatti, per la leggerezza, nelle ristrutturazioni quando si costruiscono dei tramezzi su una vecchia struttura portante.

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Verso la sostenibilità

Sviluppo sostenibile significa rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l’individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano quali: la gestione dei rifiuti, il rispetto di norme e principi del “vivere comune”, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia e l’uso razionale delle risorse di un territorio, ecc.
Lo studio di architettura WORK ha progettato una fattoria alimentata a energia solare a New York, dove i bambini impareranno a coltivare e consumare i prodotti dell’orto, questo progetto fa parte del programma Edible schoolyard.po
Una serie di sistemi sono collegati per la produzione di energia e calore, la raccolta delle acque piovane, compostaggio dei rifiuti.
Al centro del progetto c’è la Kitchen Classroom dove gli studenti possono preparare e gustare i pasti insieme, il cui tetto è attrezzato per la raccolta delle acque.
Dall’altro lato è il Wall Systems: una serie di spazi che comprendono una cisterna, lo spazio per il compostaggio e la cernita dei rifiuti, batterie solari, impianti di lavaggio, un capanno degli attrezzi e un pollaio.

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L’Uovo di Struzzo, l’edificio biocompatibile che concilia l’uomo e l’ambiente

L’Uovo di Struzzo, l’edificio biocompatibile che concilia l’uomo e l’ambiente è realizzato con materiali naturali che, grazie ad un impianto fotovoltaico, unogeotermico, a una pala eolica e a vetrate basso emissive, è quasi totalmente autonomo dal punto di vista energetico.
Quando si parla di futuro, bisogna prima di tutto osservare il mondo che ci circonda e pensare a chi lo abiterà dopo di noi.
Con questo pensiero fisso il team dello Studio Archingegno e il suo titolare, l’architetto Giuseppe Magistretti, hanno progettato un palazzo che non ha eguali in Italia: un edificio che trae ispirazione dal ciclo naturale delle cose per risparmiare energia, abbattere la produzione di CO2 nell’atmosfera e conciliare l’uomo con l’ambiente che lo circonda.

L’Uovo di Struzzo con gli Occhi di Mosca è un palazzo di sette piani, la cui forma ellittica garantisce la minima resistenza aerodinamica ai venti, costruito con materiali naturali come il sughero, il legno lamellare e la fibra di cellulosa.
Le superfici vetrate ed un sistema ad esagoni concentrici funzionanti a doppio schermo, permetteranno di regolare, nelle stagioni e nelle diverse ore del giorno, i raggi di incidenza. Contemporaneamente, i muri di Trombe producono uno sfasamento termico di 4 ore che assicura un sostanziale contributo di calore nella stagione invernale e un clima fresco in quella estiva.
pannelli fotovoltaici trasparenti e una pala eolica si occuperanno poi della produzione di energia elettrica, mentre un impianto geotermico carpirà l’energia geotermica dal terreno circostante per soddisfare il fabbisogno termico, eliminando così ila dipendenza da carburanti di origine fossile.
Un edificio autonomo, armonico e biocompatibile che guarda dritto al futuro.

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Convegno Ecoquartieri: un patto per la rigenerazione urbana

Ambiente Italia è lieta di invitarvi alla presentazione del progetto

Ecoquartieri: un patto per la rigenerazione urbana

Milano, 6 giugno 2011, ore 14:30
Sede Assimpredil – ANCE
via San Maurilio 21

Il progetto, promosso da Audis, GBC Italia e Legambiente, rappresenta una proposta per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale delle città e dei territori, e intende contribuire all’affermazione della rigenerazione urbana e ambientale come chiave strategica per lo sviluppo.

Il presidente di Ambiente Italia, Maria Berrini, ha contribuito alla stesura del documento alla base del progetto e lo intruduce alla discussione, assieme ai promotori dell’iniziativa e in rappresentanza di Legambiente.

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L’architettura è una cosa seria

In un mondo in cui tutti urlano e la necessità più impellente è quella di distinguersi in questo grande rumore, l’architettura subisce attentati di varia natura, tutti volti a sottolinearne aspetti che la rendano curiosa, interessante, ludica. In poche parole, stupida (guardate la gallery per farvene un’idea).

Il pretesto nuovo poi di attribuirle connotati di vantaggio, come quelli di renderla sostenibile, economica, confortevole, portano alcuni professionisti (non si dovrebbero chiamare così per la verità) a sperimentare forme nuove, estreme, improbabili, strabilianti, divertenti, ma soprattuttoridicole.

La gente comune in realtà sa poco di architettura, vede gli edifici delle città, vede i monumenti, impara a distinguere il bello da brutto nel migliore dei casi, ma difficilmente distingue il giusto dall’ingiusto.

Responsabilità dell’architetto è fare quello chePlatone ha chiaramente esposto nei sui scritti: essere medico dello spazio, essere colui che cura il territorio e gli spazi in cui ci muoviamo, dando loro armonia, equilibrio e soprattutto un senso, storico e territoriale.

Dare un senso storico significa inserire un edificio del momento storico che si sta vivendo (tanto per farsi capire, progettare adesso una cattedrale gotica è inutile e sbagliato), mentre dare un senso territoriale significa evitare di costruire la baita di Heidi nel centro di una città, o un grattacielo in alta montagna.

Ci sono alcuni casi poi che meriterebbero il deferimento dei progettisti ad una corte suprema che ne decreti non solo la stupidità ma la dannosità. Progettare una casa a uovo sostenendo che è sostenibile è culturalmente dannoso, poiché diffonde la convinzione che una casa, per poter dare ottime performances energetiche e ambientali debba assomigliare alla casa dei puffi, con tutto il bagaglio di ridicolaggine che ne consegue.

L’architettura sostenibile non è una cosa ridicola, ma al contrario assolutamente serissima. Ci sono case che consentono di ottenere emissioni di CO2 rasenti lo zero, con costi di manutenzionepressoché nulli, pur essendo bellissime esteticamente e assolutamente all’avanguardia come design e impiego di materiali tecnologici.

Un beneficio tecnico ed economico non deve mai rinunciare al lato estetico, altrimenti viene vanificato l’obiettivo principale di tutto il processo di sostenibilità in atto: il miglioramento della qualità generale della vita, pratica, tecnica, economica ed estetica.

Per favore, lasciamo queste nefandezze a quei pochi (per fortuna) sciagurati architetti che le progettano solo perché si parli un attimo di loro, prima di ripiombare nell’oblio, come meritano.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/architettura-seria.html

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Fotovoltaico a concentrazione: ora funziona anche di notte

Si era già parlato di particolari innovazioni in campo fotovoltaico: dai dispositivi “sun-free”, in grado di produrre energia elettrica sfruttando il calore invece della luce solare diretta, ai nastri flessibili in fluoruro di polivinile in grado di generare elettricità in qualsiasi condizione meteorologica, vento e pioggia compresi.

In questo caso, invece, si parla di fotovoltaico a concentrazione (come la centrale Archimede, in Sicilia). La tecnologia, già conosciuta, cattura la luce del sole attraverso una concentrazione di specchi che raggiungono temperature di centinaia di gradi; grazie al calore raggiunto viene prodotto gas o vapore ad alta pressione con cui si mette in moto un generatore elettrico.

La novità è che, in Spagna, si è riusciti a superare una delle principali criticità delle energie rinnovabili, ossia la discontinuità di produzione. Nell’impianto Gemasolar, di proprietà della Torresol Energy e inaugurato all’inizio del mese vicino a Siviglia, nella Spagna meridionale, per la prima volta si è riusciti a produrre energia anche durante le ore di buio.

Il raggiungimento del risultato si deve a una tecnica innovativa. La centrale da 19,9 MW concentra i raggi solari grazie a 2650 specchi “puntati” verso la cima di una torre di 130 metri. Il calore generato viene poi immagazzinato in depositi di sali fusi che permettono la produzione di energia elettrica in notturna o in assenza di sole: «Il primo mese di operazioni ha superato le aspettative – conferma Frank Wouters, direttore della Masdar power, società degli Emirati Arabi Uniti che compartecipa al progetto insieme alla spagnola Torresol – questa nuova tecnologia può portare a grandi vantaggi per la comunità».

Gemasolar può operare a temperature superiori a 500 °C e genera l’energia necessaria per più di 27.000 case, con un risparmio in termini di CO2 di 30.000 tonnellate all’anno.

In previsione da parte del consorzio proprietario della centrale spagnola c’è la costruzione di altri due impianti simili a Cadice, entrambi da 50 MW. Il costo totale delle tre centrali ammonterà a circa un miliardo di euro: un investimento che verrà ripagato grazie a tariffe elettriche regolate per 25 anni.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/fotovoltaico-concentrazione-funziona-notte_4658.html

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Bioarchitettura: in Bangladesh apre una scuola a misura di studente

Anna Heringer, architetto austriaco, ed Eike Roswag (Germania), sono stati premiati per questo progetto in bioarchitettura con l’Aga Khan Award for Architecture nel 2007, per aver creato un nuovo concept scolastico, sociale oltre che architettonico: la METI School handmade a Rudrapur in Bangladesh.

Il METI (Modern Education and Training Institute) è un particolare sistema educativo e il risultato di una vasta conoscenza e pratica dell’educazione infantile integrata con lo sviluppo rurale, che tiene conto della stretta e costante relazione tra ambiente e territorio.

METI mira a promuovere le capacità e gliinteressi individuali tenendo conto delle diverse velocità di apprendimento degli studenti in una forma di apprendimento libera e aperta.

L’architettura della scuola realizzata a Rudrapurrispecchia questi principi: vi sono diverse tipologie di spazi nei quali si rende possibile questo nuovo e personalizzato approccio all’insegnamento e all’apprendimento. Al piano terra, costruito interamente in bioarchitettura con spessi muri diterra cruda, si trovano tre aule ognuna con il proprio accesso verso un sistema organico “a grotte” nella parte posteriore della classe.

Le “grotte” sono spazi importantissimi per l’equilibrio psicofisico degli alunni: il loro interno, tutto in materiali naturali, è fatto per essere sfiorato, per accoccolarvisi dentro, per ritirarsi come in una sorta di pensatoio isolato o per trovarsi in piccoli gruppi a ragionare o conversare.

Il piano superiore è, al contrario del piano terra,luminoso e arioso, con le aperture nelle pareti di bambù che offrono ampie vedute su tutto l’intorno e i suoi interni di grandi dimensioni che forniscono spazio per il movimento.

La vista si estende a tutte le cime degli alberi e al laghetto. Luci e ombre, filtrando dalle canne di bambù, creano dei giochi sul pavimento di terra, contrastando con i materiali dei sari multicolore sul soffitto.

L’effetto di contrasto e al tempo stesso di equilibrio tra il colore della terra e i colori vivacissimi delle stoffe crea una sorta di rassicurazione intima degli allievi, perché rievoca i colori che tutti i bambini sono abituati a vedere una volta tornati a casa o nelle campagne con la loro famiglia.

La volontà è proprio quella di non creare interruzioni emotive nella loro percezione dello spazio, in modo da non inquinare con sensazioni nuove e sconosciute il loro processo di apprendimento.

Lo stesso modo in cui è stata costruita la scuola contribuisce a creare una profonda sensazione difamiliarità: gli spessi muri del piano terra sono fatti con una miscela di fango e paglia, che sono stati portati sul posto da mucche e bufali, gli stessi che gli allievi trovano a casa o sulle strade.

soffitti invece sono stati armati con incroci di lunghi bambù a reggere i pavimenti superiori: tutti materiali naturali consueti e familiari, applicati con tecniche di costruzione aggiornate.

Queste infatti sono state affinate dietro la supervisione dei due architetti europei che hanno avuto modo di addestrare le maestranze locali, partendo però dalle loro competenze specifiche consolidate nei secoli. Il risultato è stata la perfetta fusione di pratiche artigianali e pratiche più avanzate tipiche della nostra cultura europea.

Tutto questo a completare un progetto di bioarchitettura che di sostenibile non ha solo il comportamento della costruzione in sé ma tutto il processo di produzione, oltre alla qualità della vita di chi vi passerà l’infanzia a studiare, a dimostrare che l’approccio “sostenibile” è un approccio non solo tecnico ma soprattutto psicologico.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/bioarchitettura-bangladesh-scuola-studente.html

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Rinnovabili: la nuova tegola fotovoltaica migliora l’estetica

Le tendenze cambiano e si evolvono, coinvolgendo nel processo le persone più sensibili al mondo che le circonda, per poi arrivare, inevitabilmente, anche al resto della popolazione: accade in ogni settore, lavorativo o casalingo che sia. E se solo qualche anno fa era impensabile che un bambino di 12 anni gestisse un profilo Facebook con il proprio smartphone, ora quasi lo si dà per scontato… Fortunatamente, non è nostro compito valutare se sia poi realmente corretto fornire un bambino di tali dispositivi, lo è piuttosto evidenziare quanto la stessa onda di innovazione stia colpendo il settore delle rinnovabili, che, al centro dell’attenzione di ingegneri e designer, sono oggetto di migliorie significative, in grado di incrementarne l’efficienza e al tempo stesso trovare soluzioni architettoniche attente alle esigenze dei cittadini.

Da notare, infatti, come in questi primi anni di utilizzo del fotovoltaico si sia verificata una tendenza all’integrazione architettonica non indifferente: se all’inizio l’installazione di un pannello fotovoltaico sul tetto di casa era considerata un “simbolo” da mostrare all’intera comunità, ora si cerca di identificare strategie d’inserimento delle nuove tecnologie nelle strutture preesistenti.
Proprio sul filo di questo meccanismo si spiega la nuova idea di un’azienda veneta, REM spa,che ha ideato la “tegola fotovoltaica”, più precisamente chiamata “Techtile Energy”, un sistema fotovoltaico che trasforma il tetto dell’edificio in un generatore di energia elettrica senza modificarlo nell’aspetto.
Come riportato dagli stessi ideatori, con Techtile Energy, il tetto diventa attivo: inizia a produrre energia elettrica per la vita della casa. Ciò è possibile grazie alla sostituzione dei tradizionali coppi di copertura con nuovi moduli costruttivi che contengono una cella in silicio capace di trasformare i raggi del sole in energia elettrica. E se questo procedimento è tipico di ogni pannello fotovoltaico, l’innovazione di questa tegola sta proprio nella possibilità di preservare i paesaggi esistenti senza rinunciare all’utilizzo di energie rinnovabili.
Sembra inoltre che anche il passaggio dell’installazione sia stato semplificato, dato che Techtile si posa come una normale tegola in laterizio e in assenza di collegamenti, proprio perché, spiegano i tecnici, nella fase di posa, effettuata manualmente, senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, avvengono simultaneamente sia l’unione meccanica sia quella elettrica. Insomma, un motivo in più per riflettere sulla possibilità di rendere autosufficiente energeticamente la propria dimora, o la propria azienda, senza rinunciare all’estetica tradizionale.
Ultimo spunto, invece, per chi ama le novità e l’architettura d’avanguardia: non temete, esistono designer che hanno pensato anche a voi. Ecco una gallery da non sottovalutare!
Fonte: http://gogreen.virgilio.it/b2b/rinnovabili-tegola-fotovoltaica-amanti-paesaggio.html
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Ristrutturazione casa: come risparmiare per farla diventare verde

Anche le case si “ammalano”. Prima di ristrutturarle è necessario fare un’analisi accurata dei lavori che ci sono da fare. In pratica, bisogna fare una diagnosi energetica, ossia l’insieme sistematico di rilievo, raccolta e analisi dei parametri relativi ai consumi specifici e alle condizioni di esercizio dell’edificio e dei suoi impianti.

Gli obiettivi di questa operazione sono diversi: definire il bilancio energetico dell’edificio; individuare gli interventi di riqualificazione tecnologica; valutare le opportunità tecniche ed economiche di ogni intervento; migliorare le condizioni di comfort e ridurre le spese di gestione.

Lo studio permetterà di stilare un elenco degli interventi più adatti tenendo conto del calcolo costi/benefici di ciascuno di essi e degli incentivi fiscali correlati, in modo da far rendere al massimo l’investimento che si impiegherà nel rinnovamento della propria abitazione.

Al primo posto in un’ipotetica analisi c’è la contabilizzazione del calore. Assotermica ha messo a disposizione anche un software rivolto a tutti coloro che sono interessati a sapere come e quanto il proprio impianto di riscaldamento potrebbe migliorare le sue prestazioni in termini di riduzione dei consumi. Il bonus fiscale per l’installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore è del 36%, che può raggiungere il 55% se abbinato al cambio di caldaia, per il quale sono attive iniziative di rottamazione.

Di seguito, gli altri interventi in ordine di convenienza (fonte: Sole 24Ore):

  • Isolamento del terrazzo. Posa di materiale isolante sullo spazio esterno che diviene copertura dello stabile (bonus 55%)
  • Sostituzione dei vetri. Istallazione di quelli con vetrocamera conservando il telaio esistente (bonus 55%)
  • Cappotto termico. Isolamento termico della facciata dell’edificio (55%)
  • Isolamento solaio del garage. (bonus 55%)
  • Pannelli fotovoltaici. Realizzazione di un impianto per la produzione di elettricità sul tetto (Conto Energia)
  • Pannelli solari termici. Installazione di pannelli solari per l’acqua calda sanitaria (bonus 55%)

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/ristrutturazione-casa-come-risparmiare-per-farla-diventare-verde.html

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Case prefabbricate: ecologiche, economiche, antisismiche

La realizzazione di un sogno, quasi un’utopia. Unacasa a buon mercato, tendenzialmente più fresca d’estate e più facile da riscaldare in inverno. E poiecologica ed economica, bella, in cui sentirsi a proprio agio, in pace con se stessi e con il mondo. La casa prefabbricata conviene e, alla fine, conviene di più se è green. L’unico problema serio, l’unica variabile realmente discriminante, che rende questa soluzione non sempre utilizzabile sul nostro territorio, è la disponibilità di suolo edificabile, risorsa di regola rara e non certamente a buon mercato in un Paese già largamenteantropizzato e cementificato come l’Italia.

Escludendo il costo del terreno, quello per le fondazioni e le opere di urbanizzazione, il prezzo chiavi in mano di una casa prefabbricata ben fatta varia attualmente tra i 1.100 e i 1.400€ al metroquadro. Le case con l’anima di legno sono pronte in pochi mesi. Già tra le proposte standard (molto più convenienti rispetto a quelle personalizzate) dei principali costruttori e distributori non mancano ilay out esteticamente pregevoli, tendenzialmente non distonici in quasi tutti i tipi di contesti storico-architettonici, armonici con la natura ed il paesaggio italiano nelle sue vari sfaccettatureregionali.

Il cantiere dura una decina di settimane, sporca poco, il costo fissato all’inizio non si discosta da quello finale e poi, altro aspetto essenziale, una buona casa prefabbricata è intrinsecamente antisismica. Si tratta di un requisito fondamentale in un Paese come il nostro che è per larghissima parte del territorio soggetto a questo rischio. Nel caso di terremoti, il principio costruttivo ortogonale e la maggiore flessibilità e leggerezza dei materiali consentono un assorbimento più naturale delle spinte laterali, da qualunque direzione esse provengano. In situazioni di rischio sismico più accentuato, inoltre, si possono scegliere specialifondazioni ammortizzanti che azzerano o quasi ogni timore.

Solide e sicure, hanno migliori comportamenti anche in caso d’incendio. Al contrario di quelle in cemento, non sono soggette a umidità, infiltrazioni, muffe, non contengono amianto o formaldeide. Se sono pensate fin dall’inizio in un’ottica di sostenibilità (dalla presenza di pannelli fotovoltaici, all’utilizzo di soluzioni che fino nei dettagli sono meno energivore), le case prefabbricate garantiscono un risparmio energetico elevatissimo.

Le case prefabbricate – specie nelle varianti eco prese in considerazione – sono soggette alle stesse forme di “aiuto” e sgravio fiscale che valgono per tutti i lavori edilizi finalizzati al risparmio energetico. Il rispetto di criteri “ambientali” non è solo una promessa. Il legno è un materiale naturale e rinnovabile. L’energia necessaria per produrre tutto il materiale necessario è di gran lunga inferiore a quella richiesta dall’edilizia tradizionale. Le strutture sono montate e finite in loco utilizzando componenti realizzati in ossequio a precisi standard di sostenibilità. Vernici e colle, sono posate in fabbrica e sono in genere le meno venefiche in commercio.

Considerazione finale, consiglio utile qualunque scelta si faccia e più che mai in questo caso, è quello di affidarsi agli interlocutori giusti: solo così si ha la garanzia che l’utopia diventi realtà.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/case-prefabbricate-ecologiche-economiche-antisismiche.html

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Bioarchitettura: l’autocostruzione è il nuovo trend

Anche nel nostro Paese si sta facendo largo la tendenza all’autocostruzione della casa e spesso viene associata al cohousing, un nuovo modo di abitare già molto diffuso negli Stati Uniti e nel Nord Europa. L’autocostruttore di oggi denota un’attenzione particolare alla qualità abitativa, aimateriali naturali, ai principi dell’edilizia ecologica.

Un consorzio di architetti che hanno sposato la causa dell’autocostruzione sta cercando di farsi assegnare il Borgo di San Martino, abbandonato da anni e ormai ridotto a un cumulo di macerie, con lo scopo di recuperarlo. Sempre nel bolognese, il tecnico bioedile Olver Zaccanti, invece, sta autocostruendo case con calce e canapa.

A Carpi, l’architetto Mina Bardiani autocostruisce in terra cruda e ha realizzato varie costruzioni dell’eco-villaggio di Granara (Parma) con argilla locale.

Tanti esempi che denotano come i professionisti del settore comincino a tenere seriamente conto le infinite possibilità dell’autocostruzione e i suoi molti vantaggi – sapere cosa si sta costruendo e con quali materiali – e di potersi fare un’abitazione a misura delle proprie esigenze.

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Banca Popolare di Padova: etica e sostenibile

Pensare una nuova sede per Banca Popolare Etica di Padova è stata un’occasione importante per dare un volto concreto alla propria immagine e ai propri valori. Il progetto è partito dai principi intangibili della propria identità aziendale quali l’economia etica, la trasparenza, l’informazione, la sensibilità ai grandi problemi globali, il rispetto per l’altro e per l’ambiente: valori propri di un modello di sviluppo umano e sociale sostenibile.

L’idea era quella di realizzare un edificio che trasmettesse immediatamente gli stessi concetti. Ne è nato un edificio efficace da un punto di vista estetico, ispirato ai più rigorosi criteri dell’architettura bioecologica, molto “intelligente” sotto il profilo dei consumi energetici, delle emissioni nocive e dell’impatto sociale.

Il progetto ha seguito ed applicato in forma sperimentale l’innovativo protocollo di certificazioneANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) SB100 e rispetta i parametri della certificazione Casa Clima Plus, rientrando nella classe B, per consumi inferiori ai 50 kWh/m2/anno.

Questi interventi hanno prodotto dei risultati dirisparmio energetico molto consistenti nellamanutenzione dell’edificio: 41% per la produzione di calore; 31% per il condizionamento estivo; 73% per la produzione di C02 e 150.000 litri di acqua potabile in meno.

Tutto questo è stato possibile grazie allacombinazione di accorgimenti progettuali di ultima generazione tecnologica di natura molto diversa, messi insieme tra loro, e soprattutto grazie a una strategia di progetto che ha coinvolto fin dall’inizio tutti i soggetti sociali interessati dall’intervento, secondo un principio di integrazione dei contributi che è proprio del concetto di economia etica.

Il progetto ha seguito i principi fondamentali dellaprogettazione condivisa e partecipata. Sono stati coinvolti i progettisti, i tecnici, i responsabili interni del procedimento, ma soprattutto i soci e tutti coloro che nella nuova sede poi avrebbero operato. Proprio nel corso dei laboratori è emerso con assoluta evidenza che il materiale che suscitava maggiore consenso era il legno, interpretato come un elemento in cui i più si riconoscevano e identificavano.
La scelta del sito è stata motivata dalla vicinanza alla Stazione Ferroviaria, per la possibilità quindi di ridurre l’uso di mezzi privati per gli spostamenti; dalla disponibilità di spazi aperti e verdi, dal valore architettonico degli edifici preesistenti, per recuperare i due manufatti nell’ambito di una rivalutazione dell’edilizia storicista di qualità presente nella zona di via Tommaseo. La strategia d’intervento dimostra la volontà di innescare un processo di riqualificazione di un’area urbana in stato di degrado: a tal fine è stata realizzata una nuova viabilità pubblica pedonale alternativa al percorso verso il centro della città, che eserciti la funzione necessaria di servizio pur mantenendo la priorità di intervento a basso impatto ambientale.
Uno degli obiettivi del progetto della nuova sede di Banca Etica di Padova è stato quello di porre particolare attenzione alla massimizzazione del risparmio energetico e, in seconda battuta, a privilegiare le fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica.
Il contenimento dei consumi è stato ottenuto grazie a:
  • ottimizzazione dell’isolamento termico delle strutture perimetrali;
  • inserimento, ove necessario, di superfici vetrate ad alte prestazioni “basso-emissive” e di opportunischermi solari per la stagione estiva;
  • realizzazione di coperture innovative (tetti ventilati per le strutture esistenti, tetti verdi per la coperturadella nuova struttura di collegamento);
  • utilizzo di impianti e macchine ad alta efficienza (caldaie e gruppi frigoriferi ad alta efficienza, controllo con inverter di pompe di calore e ventilatori, minimizzazione delle perdite di carico nelle tubazioni, sistema di riscaldamento con pannelli radianti a soffitto con possibilità di effettuare anche il raffrescamento estivo);
  • impianto di ventilazione ad aria primaria per garantire il ricambio d’aria, con trattamento in apposita C.T.A. dotata di sistemi per il recupero energetico sull’aria espulsa gruppo frigorifero ad alta efficienza con recupero termico sul condensatore;
  • sistemi di contabilizzazione e regolazione del calore per i diversi locali;
  • impianto a tecnologia BUS, con cui è possibile gestire da un unico punto (es. da un computer) il controllo e regolazione dell’assorbimento e della produzione di energia elettrica, il controllo e regolazione del microclima, il controllo dei guasti di qualsiasi origine, il controllo degli accessi, fino alle comunicazioni dei telefoni, citofoni e TV. In questo modo sarà facilmente reso disponibile anche al cliente di Banca Popolare Etica un quadro chiaro dei consumi e della produzione energetica della sede, istante per istante;
  • per l’energia termica si è provveduto a utilizzare combustibile legnoso (pellet), mentre per quanto riguarda l’energia elettrica si è valutato opportuno impiegare energia solare mediante pannelli fotovoltaici. Va inoltre sottolineato che Banca Etica ha attualmente un contratto di fornitura di energia elettrica con un fornitore in grado di garantire che l’energia elettrica consumata è prodotta al 100% da fonti rinnovabili. Si può quindi ritenere che le emissioni di CO2 complessive della nuova sede di Banca Etica siano effettivamente azzerate.
Scopo fondamentale del progetto è la qualità degli ambienti interni dell’edificio: sia per il comfort fisico (aria, illuminazione, temperatura e umidità locale), sia per il benessere psicologico, perseguendo l’obiettivo di creare spazi domestici (nei colori, nell’arredo, nella relazione con il verde esterno). L’intero complesso è stato studiato per garantire l‘accessibilità di ogni utente, senza barriere fisiche o psicologiche, secondo i principi del “forum progetto uomo” e i parametri del protocollo Tecnothon “un bagno per tutti”.
La scelta dei materiali è stata effettuata nel rispetto delle norme ISO14000, dei principi della Life Cycle Assessment e della valutazione di impatto ambientale: per tanto sono stati privilegiati i materiali bioecologici, riciclabili e a basso consumo energetico.

In particolare, la nuova costruzione è stata impostata sul più ampio utilizzo del legno sia per la struttura che per i tamponamenti; tutti i pavimenti, inoltre, sono realizzati in parquet di legno certificato Fsc.

L’intero processo di progettazione e di costruzione ha rispettato il principio di controllo dell’impatto ambientale anche nell’utilizzo della risorsa primaria acqua. È stato predisposto, ad esempio, un sistema di recupero, trattamento e riutilizzo delle acque meteoriche, destinate ai servizi igienici e all’irrigazione. Intervento questo che garantisce in maniera definitiva e tangibile il beneficio della complessa scelta progettuale effettuata.
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Eco design: giovani talenti under 18 in gara per un futuro sostenibile

Dopo che in tanti, sulle note di celebri canzoni del passato, hanno “sognato California” ora laCalifornia sogna un futuro sostenibile.

All’interno della “California Dream Week” – manifestazione pensata per accrescere le conoscenze degli studenti americani in tema di protezione del pianeta – si sono sfidati, in un concorso a colpi di creatività e design, giovani talenti che hanno dato vita a idee innovative sul tema della sostenibilità ambientale.  Progetti per nulla destinati a rimanere sulla carta.
Sì, perché i modelli che hanno vinto sono stati subito fonte di ispirazione per professionistiaffermati che li hanno reinterpretati o addirittura usati come componenti principali nello sviluppo di nuovi prodotti divertenti e innovativi. Tre le categorie del concorso: Architettura e designTrasporti eComplementi di prodotti.
Tra le idee che hanno conquistato il podio c’è la casa vacanze con il tetto a farfalla, un componente per batterie a energia cinetica e ilmanto stradale solare. Per vedere tutti i progetti premiati e le rielaborazioni dei professionisti vai allafotogallery!
Per saperne di più sui progetti, sui loro ideatori e sui designer visita il sito dedicato!
Fonte:  http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/eco-design-giovani-talenti-gara-futuro-sostenibile.html
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L’energia, da vele subacque

Aquiloni sottomarini per generare energia.

Il governo inglese ci crede e ci mette i finanziamenti: il progetto si chiama Deep Green ed è stato ideato dalla societàMinesto.

La Carbon Trust, compagnia no profit voluta dal governo inglese per lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha premiato l’idea con un assegno di 350.000 sterline, più di mezzo milione di euro.

Il progetto ha lo scopo di sfruttare le correnti marine, fenomeni che nascondono potenziali energetici enormi. Il Deep Green prevede l’installazione di una serie di aquiloni sul fondo marinonelle zone in cui gli spostamenti di acqua sono più consistenti. Ancorate alla roccia, le vele vengono manovrate con degli alettoni che fanno disegnare agli aquiloni un percorso ad otto. Attaccato alla struttura è stato inserito un rotore che, trascinato dalla vela, produce energia elettrica. Più il percorso viene compiuto velocemente più energia viene prodotta.

Gli ingegneri della Minesto hanno calcolato che ogni aquilone potrebbe produrre energia pari a 500 Kw.

Fonte: next.liquida.it

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Greenbuilding: efficienza energetica e architettura sostenibile a Verona

Una tre giorni dedicata all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile: e’ ‘Greenbuilding‘, la mostra-convegno internazionale in programma alla Fiera di Verona dal 4 al 6 maggio, nell’ambito di Solarexpo 2011.
Il via mercoledi’ 4 con il convegno promosso dal Centro Studi Greenbuilding e dal Ministero per i beni e le attivit culturali dal titolo La riqualificazione energetica degli edifici storici”; nel pomeriggio l’Associazione Co.Aer promuove ”Aerotermia e geotermia, dalla natura le fonti per un riscaldamento ad alta efficienza energetica. Il giovedì 5, il Kyoto Club propone il convegno ”Audit energetico sostenibile” sulle tecniche e procedure per la valorizzazione ambientale del patrimonio edilizio esistente. Attesa per gli ”Award Ecohitech: speciale lighting” le soluzioni di eccellenza basate su tecnologia Led dedicate alle evoluzioni del lighting organizzato da Consorzio Ecoqual’It. Nello stesso giorno la Federazione italiana uso razionale dell’energia organizza il workshop ”I nuovi sistemi di certificazione per le imprese, i servizi, le esco e gli esperti in gestione dell’energia”. La giornata finale e’ caratterizzata dal convegno ”Solarch – Building Solar Design & Technologies, l’integrazione architettonica di fotovoltaico e solare termico”, organizzato da Design Build Solar. Sempre al mattino l’Enea promuove ”Efficienza energetica e rinnovabili negli edifici: lo strumento delle detrazioni del 55%”. L’Istituto Nazionale Bioarchitettura propone il convegno nazionale ”Inpraticabioarchitettura 2011”: paesaggio e bioarchitettura” e l’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari la tavola rotonda ”Termoregolazione e contabilizzazione del calore negli impianti condominiali”

Fonte: Ansa

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CasaClima: il primo nido certificato dell’Italia centrale

Il primo asilo nido certificato CasaClima dell’Italia centrale è attivo ormai da un anno, in Emilia Romagna, in provincia di Modena.
Realizzato con intervento pubblico in un area ad alto potenziale in quanto precedentemente destinata ad un vivaio ormai dimesso, il progetto del nuovo asilo nido intercomunale Le Margherite di Spilamberto e Vignola si poneva come obiettivi di offrire spazi di alto livello qualitativo con un intervento il più possibile sostenibile sia in termini economici che, soprattutto, ambientali. Grazie al contributo delle educatrici e di pedagogisti, i progettisti hanno organizzato uno spazio strutturato in forme semplici che permetta ai bambini di interagire costantemente con l’esterno “inteso come luogo di espressione dei fenomeni naturali” (dalla relazione dell’ufficio tecnico). Per questo sono state pensati degli spazi verdi coperti su cui si affacciano direttamente le aule e si è cercato di salvaguardare il più possibile le preesistenze arboree presenti sul lotto e il bosco di tigli che occupa la zona ovest dell’area anche per garantire la protezione dai venti e quindi delle buone condizioni microclimatiche.
Le scelte tecnologiche hanno privilegiato l’utilizzo del legno come materiale principale perché permette di ottenere alte prestazioni energetiche e una notevole semplicità e quindi una maggiore velocità di esecuzione. E’ inoltre possibile utilizzarlo in abbinamento con diversi materiali ecocompatibili. Un impianto solare termico (con recupero del calore eventualmente non utilizzato) garantisce la produzione della necessaria acqua calda sanitaria e integra il riscaldamento prodotto da caldaie a condensazione ad alto rendimento collegate al sistema di pannelli radianti a pavimento.
L’energia elettrica è prodotta tramite pannelli fotovoltaici che alimentano lampade fluorescenti e per ridurre il più possibile il fabbisogno sono stati installati rilevatori di persona temporizzati che tolgono tensione alle zone non occupate e sensori di luminosità che regolano l’intensità dei corpi illuminanti. Questa attenzione all’utilizzo di tecnologie avanzate per ridurre i costi energetici e le scelte costruttive hanno permesso a questa struttura di essere il certificato in classe B secondo i parametri di CasaClima, con un consumo energetico nel periodo di riscalmento pari a 51,93 Kwh/mq anno.

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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LilyPad: la città anfibia a forma di ninfea

Quella di Lilypad è la storia di un sogno. Nato nella mente creativa di un giovane architetto belga, Vincent Callebaut, il progetto avveniristico di Lilypad si ispira alla perfezione della natura.
Il modello è infatti la foglia di un fiore acquatico: la ninfea che scientificamente porta il nome di Amazonia Victoria Regia in onore della regina Victoria, cui nel XIX secolo fu dedicata la scoperta di questa specie da parte del botanico tedesco Thaddeaus Haenke. L’ambizione è grande almeno quanto il nome: il sogno di Callebaut è infatti quello di creare – basandosi sui principi della biomimetica- la prima città anfibia della storia, a metà tra terra e acqua e in totale armonia con la natura.
Sappiamo bene – anche perché ce lo sentiamo ripetere in continuazione – che a causa dell’uomo la terra si sta surriscaldando, e che il livello dei mari minaccia di innalzarsi pericolosamente: lo scioglimento dei ghiacci perenni situati sulla terraferma, in Groenlandia e nell’Antartico, promette di erodere progressivamente tratti sempre più ampi delle coste. Un innalzamento di un metro cancellerebbe buona parte delle coste in Olanda, Egitto e Bangladesh. Due metri di acqua in più spazzerebbero via New York, Bombay, Calcutta, Miami, Djakarta, Shanghai, Alessandria…il tutto devastando non solo popoli e paesi, ma anche grandi ecosistemi. In termini di sfollati, ecoprofughi, la previsione è di quasi 230 milioni di persone costrette a migrare, senza contare la fetta di popolazione che si sta insediando appena adesso in queste aree urbane, incurante del fatto che nel giro di relativamente poco tempo potrebbero essere inghiottite dal mare.
Lilypad nasce innanzitutto in previsione di questa emergenza, ma non solo: essendo progettata in modo da essere interamente autosufficiente, nel caso in cui venisse realizzata questa città anfibia permetterebbe di rispondere alla quattro sfide lanciate dall’OECD, e riguardanti cioè clima, biodiversità, acqua e salute. Così come la foglia di ninfea a cui è ispirata, Lilypad ha una forma plastica, morbida, é fatta per scivolare sull’acqua, per seguire le correnti e le stagioni, per approfittare del sole, della pioggia e dei venti. Rispetto alla sua matrice vegetale, però, é 250 volte più grande: dovrebbe poter ospitare fino a 50.000 persone. La “pelle” di Lilypad é fatta di fibre di poliestere ed é ricoperta di biossido di titanio: reagendo ai raggi ultravioletti quest’ultimo assorbe l’inquinamento atmosferico. Grazie all’integrazione complessa di tutte le forme di energia alternativa, dei processi di depurazione naturale (fitodepurazione) e del trattamento delle biomasse organiche, la città anfibia vanterebbe zero emissioni e addirittura finirebbe con il produrre più energia di quanta non ne consumerebbe. Una vera e propria ecopoli riciclabile e galleggiante insomma, capace di stimolare autonomamente processi di rigenerazione (resilienza) e di rendersi autosufficiente anche dal punto di vista alimentare. Equilibrata anche nella distribuzione “geografica”, la città ideale sarebbe delimitata da tre aree marine e tre zone montagnose, che circonderebbero un profondo cuore acquatico centrale, una vera e propria zavorra d’acqua attorno alla quale sviluppare la vita cittadina. Le sei aree sarebbero adibite alle attività lavorative e ricreative, mentre la laguna centrale, che affonderebbe ben al di sotto del livello del mare, ospiterebbe floride acquacolture. Lilypad incarnerebbe un sogno ambizioso e complesso. Ma la vedremo davvero galleggiare al largo delle nostre coste, un giorno? Nessuno può dirlo. Per quanto il progetto sia stato concepito nei dettagli e presenti innumerevoli spunti innovativi, rimane l’ostacolo più grande: un costo immenso, che di certo i “rifugiati” del futuro non potranno permettersi. Ma la speranza é che progetti come questo facciano vibrare le corde giuste, ci sensibilizzino, ci rendano più consapevoli e partecipi dei destini dell’umanità su questa terra. E chissà che pian piano le nostre città non comincino a trasformarsi in questa direzione, trascinate dalla voglia di perseguire idee audaci come questa.

Fonte: GreenMe

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Patrick Blanck: l’uomo che inventò i giardini verticali

Nel 1986, quando realizzò la sua prima opera nella Cité de Sciences a Parigi, Patrick Blanck era un botanico visionario a cui era venuta la strampalata idea di ricoprire di verde una parete verticale del museo. Nel 2001, quando rivestì di piante un muro di 30 metri in un hotel nei pressi delle Champs Elysée la sua fama era giunta alla stregua delle grandi archistar. Sono serviti venticinque anni, e innumerevoli minacciose notizie sul futuro del pianeta, per convincere l’opinione pubblica che l’idea di sfruttare i muri dei grandi palazzi per farne dei giardini non fosse poi così assurda. In realtà, l’idea di Patrick Blanck non è nuova alla natura. Egli stesso ammette di aver preso ispirazione da alcuni meravigliosi esempi di piante capaci di crescere sulla roccia, viste in Malesia e Thailandia nel corso dei suoi anni di studio. Fu una rivelazione – dice in un’intervista rilasciata a La Repubblica qualche tempo fa -. Rimasi talmente affascinato che provai a riprodurre quel tipo di vegetazione sui muri di casa mia, mettendo a punto, in assenza di terra supporti speciali e sistemi di irrigazione appropriati. Da quel momento la sua vocazione ha assunto i tratti di una piccola rivoluzione vegetale, grazie alla quale si vedono spuntare immense pareti ricoperte di verde nei centri storici delle città, sui muri di enormi grattacieli della City, su una delle pareti del Parlamento Europeo e attorno ai perimetri di innumerevoli musei.
Tra i progetti che lo hanno reso noto c’è quello realizzato per il Museo di Arte contemporanea di Madrid dove una delle pareti è ricoperta da 24 metri di verde. L’equivalente di 15000 piante e 250 specie diverse. Se pensate che già questa possa essere un’opera monumentale, provate a immaginare un muro di 800mq ricoperto da piante provenienti dal Giappone, dalla Cina, Europa e Stati Uniti. Questa è la dimensione del progetto realizzato per il Museo Quai Branly di Parigi. Le pareti verticali consentono di sfruttare enormi superfici apparentemente inerti e inutilizzabili, facendole diventare parti vive della città.
La componente vegetale strappa la verticalità all’artificialità restituendone una dimensione vivente più vicina agli uomini dice Blanck. Ovvio che la scelta di un piano verticale implica conoscenza e capacità di selezione delle specie. Ancor prima che con la biodiversità, Blanck si è dovuto confrontare però con la forza concreta della natura. Le radici delle piante possiedono una potenza tale da distruggere le mura contro le quale sono attaccate e frantumarle. Per evitare questo, non banale, inconveniente, Blanck ha studiato a lungo il comportamento delle piante giungendo alla conclusione che un sistema di irrigazione frequente e regolare consente alle radici di distribuirsi in orizzontale, rimanendo in superficie. Ed evitando così di infiltrarsi in profondità. A partire da questo fondamento, egli ha ideato un vero e proprio sistema progettuale del peso di 30kg al metro quadro costituito da una base metallica, da un telo in PVC e da uno strato in cartonfeltro. I traversi e i montanti metallici, ancorati al supporto o autoportanti, fanno da base di appoggio (a volte si aggiunge una camera d’aria tra supporto e struttura per favorire l’isolamento degli ambienti). Su di essi, viene steso il telo che serve per omogeneizzare e rinforzare la struttura e il cartonfeltro, che consente di distribuire l’acqua su tutta la superficie. Perché, se non fosse stato chiaro fino ad ora, nei Giardini Verticali di Blanck, non è previsto l’uso della terra. Solo acqua, con l’aggiunta di sali minerali.
Ma quali sono i reali vantaggi di un giardino verticale? Facile immaginare l’impatto sulla fotografia urbana: vedere una superficie interamente verde immersa in un ambiente insolito come quello cittadino è come avere la sensazione di essere improvvisamente altrove. L’effetto di stupore e spiazzamento percepito dagli astanti è complementare al beneficio ambientale di cui godono sia gli abitanti sia coloro che lavorano negli spazi interni ricoperti dalle superfici verdi. La presenza di erba sulla parete di un grande edificio consente all’atmosfera di alleggerirsi di anidride carbonica e al sistema di riscaldamento e raffreddamento di consumare di meno. La vegetazione (e l’antica tradizione delle piante rampicanti ne è testimonianza) fa da isolante termico e fonico. Inoltre consente di rimettere in circolo l’acqua piovana e le acque grigie dei palazzi. Qualcosa di simile sta per essere progettato per il nuovo impianto di Abu Dhabi, dove il prato di circa venticinquemila metri quadri sarà alimentato dall’acqua dei condizionatori. Nel libro “Il bello di essere pianta” (edito da Bollati Boringhieri), Blanck che da autore assume il punto di vista proprio di una pianta, sintetizza il dovere di rispettare la natura parafrasando l’ espressione cartesiana: “Cresco quindi esisto”.
Un punto di vista, quello di Blanck, che prevede la possibilità di immaginare una co-esistenza tra uomo e natura e non un perenne stato di conflitto e di opposizione.

Fonte: GreenMe

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