Archivio della categoria ‘Bio-architettura’

Dar Sabra a Marrakech : hotel e giardini d’artista

Se si vuole visitare un posto speciale come Marrakech, con la sua architettura color terracotta in una distesa di palme e le montagne innevate sullo sfondo, vale la pena di soggiornare in un posto speciale. Dar Sabra è un piccolo hotel, nato come villa privata e galleria d’eccezione per le opere d’arte collezionate dal proprietario François Chapoutot.
Nel cuore di La Palmeraie, il palmeto alle porte di Marrakech che è la zona residenziale più “in” dove hanno ville sia membri della famiglia reale e altri vip marocchini che celebrità internazionali come Paul McCartney, questo boutique hotel è al centro di un antico oliveto di due ettari. La pianta più presente, però, è l’aloe, dal quale il complesso prende il nome: in arabo Dar Sabra vuole dire “casa della sabra”, la preziosa seta vegetale derivata dalle foglie di aloe. Nonostante la bellezza della natura, a rendere unico il posto sono l’architettura, creata dal messicano Ricardo Legorreta, che punta sulla semplicità e la luce, e l’arte e la scultura. Nel 2001, quando la villa è stata costruita, Chapoutot l’ha riempita di tesori di antiquariato collezionati nei suoi viaggi in tutto il mondo. Ognuna delle sette camere nella casa principale ha un tema: c’è la stanza marocchina, quella africana, e poi una indiana, una afghana, una “nomade”, una art déco, una asiatica “Zen”. Nel salotto e nelle parti comuni, ma soprattutto nell’ampio giardino, ci sono invece opere d’arte contemporanea create in situ da artisti di tutto il mondo. Ho invitato amici artisti a stare qui e a creare qualcosa durante il loro soggiorno, quindi sono sculture nate per essere collocate qui in questo paesaggio e intorno a questa casa, spiega Chapoutot. Per questo, anche se ora questo infaticabile collezionista ha deciso di dedicarsi a un nuovo progetto (l’hotel è in vendita tramite l’agenzia internazionale Savills), Chapoutot lascerà qui tutti gli arredi e le opere d’arte. C’è ad esempio lo spettacolare arco di metallo dell’artista italiano Mauro Staccioli, che attraversa come un arcobaleno la più grande delle cinque piscine del complesso, lasciando il suo riflesso nell’acqua. O i divertenti blocchi-scultura colorati dello scultore argentino Leopold Maler, che all’ingresso scrivono il nome dell’hotel, o la spettacolare Piramide bianca dell’olandese Marc Brusse e tante altre sculture disseminate nel grande giardino.
Oltre alle sette camere della villa principale, il complesso comprende otto grandi suite separate, ognuna con il proprio ingresso e cortile privato, nel giardino, una villa in pietra di due camere con giardino e piscina privata, una sala cinema, un campo da tennis di terra battuta e il centro benessere, con palestra, sale massaggi, hammam e Spa. Dopo una giornata passata a esplorare le bellezze del centro di Marrakech e a contrattare nel grande souk, tornare a Dar Sabra significa rifugiarsi in un’oasi di pace e di bellezza.

www.darsabra.com

Fonte: Luxury24

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Washington DC: la casa pluricentenaria che diventa sostenibile

Edificata prima della guerra di secessione americana, la casa di Capitol Hill è definita “la prima casa a emissioni zero di Washington D.C.”. Non che nel lontano 1852 fosse già un esempio di sostenibilità, ma oggi, grazie al progetto della GreenSpur Inc. in collaborazione con la TriCon Construction, ha ottenuto la targhetta di platino della certificazione LEED.
L’aspetto più interessante del progetto consiste nell’alto valore storico dell’edificio, oltre 150 anni di vita che, il riadattamento della GreenSpur non poteva spazzare via in nome della sostenibilità. E quindi, per rispettare l’ambiente senza perdere di vista la tradizione, la casa di Capitol Hill ha conservato la facciata originale ma solo nell’aspetto, perché oggi i materiali sono tutti modernissimi ed ecologici. Non solo, molti elementi del design interno sono stati ricavati da mobili e materiali preesistenti in linea con il concetto di riciclo e riuso. Navigando sul sito della GreenSpur Inc. le frasi ispiranti orientate alla sostenibilità sono tante, come: “Designing and building in a sustainable way is not new, it has simply been rediscovered” oppure “Building with economical and sustainable sense”. L’azienda americana propone progetti di bioedilizia di ultima generazione senza perdere di vista l’importanza di fattori come prezzo e storia.
Abbiamo voluto dimostrare che è possibile ottenere ottime performance architettoniche ed energetiche senza dover rapinare una banca o ribaltare i sistemi costruttivi di riferimento – spiega Nick Cioff direttore edile della GreenSpur – troppe persone pensano che un edificio a zero impatto ambientale sia troppo difficile da realizzare o troppo costoso, e abbiamo voluto spazzare via queste false credenze.
Il progetto si è rivelato particolarmente sfidante per la GreenSpur. Le effettive condizioni della casa erano molto meno rosee rispetto a quanto anticipato alla ditta prima dei lavori e hanno richiesto la rimozione a mano di un enorme quantità di detriti e terra in spazi molto angusti e difficili da raggiungere con dei macchinari. Non solo, la GreenSpur ha voluto raddoppiare le dimensioni della casa senza alterare l’impronta originaria della proprietà. Con dovuti adeguamenti e rimodulazioni, l’interno dell’edificio è passato da 84 metri quadrati a 205. Ora la casa ha 4 camere da letto e tre bagni e utilizza dal 60 all’80% in meno dell’energia richiesta da una “normale” abitazione della stessa zona. E per ottimizzare il rendimento energetico, oltre al cappotto esterno e alle finestre isolanti, sono stati inseriti dispositivi Energy Star, un impianto di riscaldamento e raffreddamento geotermico, wc con doppio scarico, sistemi a basso flusso d’acqua, molta luce naturale e ilcaminetto a bio-etanolo. Per non perdere di vista i consumi dell’abitazione, la GreenSpur ha dotato l’edificio di un sistema definito Smart Home System che calcola i consumi energetici in qualsiasi momento della giornata. Il pavimento proviene da un vecchio mulino tessile della Virginia mentre gli armadietti della cucina e gli sportelli sono costituiti in parte da materiale riciclato. Vecchio e nuovo si sposano così in un progetto bioarchitettonico all’avanguardia.

Fonte: GreenMe

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The Tower of Droplets: progetto di una torre vivente

The Tower of Droplets, letteralmente, La Torre di Goccioline, progettata da Sir Peter Cook e Gavin Robotham, si è classificata al secondo posto durante l’ultima Taiwan Tower Conceptual International Competition, ma purtroppo la struttura rimarrà soltanto un progetto su foglio da disegno, anche se avveniristico e fonte d’ispirazione per future idee.
La torre è composta da gabbie di acciaio connesse tra loro che formano questo andamento libero che caratterizza il progetto, il quale sarà interamente coperto di alghe per la produzione di biocarburanti. La coltivazione delle alghe mette a disposizione biomassa utile per la fabbricazione della carta, oltre che per i biocarburanti, inoltre la torre si nutre di grandi quantità di anidride carbonica dall’ambiente circostante. Secondo i due architetti, le alghe occupano 11 mila metri quadrati di superficie e sono in grado di produrre diverse migliaia di tonnellate di biomassa all’anno e circa 3 milioni di litri di petrolio.
In pratica, il progetto stesso è possibile considerarlo un essere vivente, in grado di crescere e mantenersi autonomamente.

Fonte: Casa&Clima

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Filippine: la scuola di plastica

Costruire una scuola con bottiglie di plastica e malta. Non è solo riciclo creativo di rifiuti, ma è molto di più. Il progetto Bottle school è stato portato a termine dalla MyShelter Foundation nelle Filippine, nella città di San Pablo Laguna nei pressi di Manila.
Tra gli obiettivi della Fondazione proprio la diffusione dell’architettura sostenibile che utilizzi materiale ricavato in loco. E a San Pablo Laguna abbondano le bottiglie in plastica e in vetro. A gestire il progetto Illac Diaz che ha raccontato di come lo abbiano anche deriso quando ha avanzato la sua idea: non è mai una cosa facile per le persone pensare a costruzioni alternative. E’ davvero molto difficile ottenere sostegno su qualcosa se la gente non sa cosa di cosa si sta parlando e se non è mai stato visto prima. Ogni anno ci mancano circa 7.000 classi. Questa carenza non è causata solo dalla crescente popolazione di studenti, ma anche dalle aule che sono danneggiate ogni anno dai forti tifoni. D’altra parte bere una soda richiede solo 7 minuti, mentre una bottiglia di plastica sopravvive almeno 700 anni. Così abbiamo pensato a questa nuova soluzione sostenibile, che è sia educativa sia ambientale.

Fonte: Ecoblog

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L’Ark di Remizov: l’albergo ecosostenibile…e galleggiante

Noè aveva costruito la sua arca per mettere in salvo tutte le specie animali dal diluvio universale. L’architetto russo Alexander Remizov ha progetto la sua Ark ispirandosi, a quanto pare, agli effetti del riscaldamento globale. Si tratta di un hotel dalla gigantesca struttura a chiocciola realizzato con materiali eco-compatibili, energeticamente autosufficiente e in grado di accogliere fino a 10.000 persone. Questo grande piano edilizio progettato da Remizv ad impatto zero è adattabile in vari modi, secondo la destinazione d’uso e il luogo in cui si vorrà realizzare l’opera. Grazie alla collaborazione con un’azienda di ingegneria tedesca e con lo scienziato moscovita Lev Britvin, Alexander, infatti, ha ideato una struttura completamente autosufficiente, grazie ad un impianto dotato di generatori a energia eolica e solare. La forma di una cupola promuove la formazione di turbolenze d’aria, rafforzando il lavoro di generatori eolici. – ha fatto sapere Remizov – Dentro l’edificio, la forma a cupola promuove l’accumulo di aria calda nella parte superiore della struttura. Questo calore sarà trasformata in altri tipi di energia da raccogliere anche negli accumulatori termici. L’arca – che può essere costruita con il legno, l’acciaio e la plastica EFTE ad alta resistenza – si può adattare agli ambienti e ai climi più diversi e – grazie alla sua struttura modulare e prefabbricata – può prestarsi ad usi diversi, come uffici, hotel, abitazioni, ma anche luoghi di rifugio per emergenza. La struttura è stata studiata per svilupparsi su una superficie di 14.000 metri quadrati ed ospitare così fino a 10.000 persone con ampi spazi verdi al proprio interno.
Potrebbe essere costruita in soli 3 o 4 mesi, in qualsiasi parte del mondo – ha fatto sapere Remizov, specializzato in insediamenti a basso impatto ambientale. Ma non è tutto, perché il l’architetto russo ha pensato anche ad una variante: quella galleggiante! Grazie ad una particolare carena a nido d’ape, l’arca potrebbe anche essere costruita sull’acqua per far fronte alle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai.

Fonte: GreenMe

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A Valencia: la vivienda eco di Luis de Garrido

Realizzare una casa altamente sostenibile dal punto di vista ambientale e bioclimatico, con un alto livello di illuminazione naturale nonostante le piccole dimensioni della facciata esterna ed il posizionamento tra due edifici interconnessi: era questo il punto di partenza del progetto sviluppato dall’architetto spagnolo Luis de Garrido per Casa Calabuig, una residenza privata realizzata a Benetusser, nella regione di Valencia (Spagna).
Ampia poco meno di 730 mq la vivienda sorge su un sito irregolare, connotato da una grande profondità di costruzione, caratteristica che ha portato de Garrido a costruire un grande patio centrale coperto, che regala al nucleo centrale della casa un’illuminazione zenitale. La corte centrale separa la zona giorno della zona notte e connette la vivienda al giardino pensile. Per pavimenti, scale e pareti divisorie è stato fatto ampio uso di superfici vetrate trasparenti, in modo da conservare il massimo livello di illuminazione naturale possibile, nonostante le piccole dimensioni del fronte sud della casa. Dal punto di vista costruttivo, la struttura consta di muratura a doppio strato, il cui rivestimento interno è realizzato in blocchi di legno-cemento (Durisols) di grandi dimensioni spessi 20 cm. Per il rivestimento esterno sono stati invece impiegati pannelli Trespa spessi 13 mm, su cui è stata applicata della pietra naturale. All’interno del doppio strato è inserito un pannello isolante in canapa spesso 6 cm assieme a una camera ad aria ventilata di 3 cm. Il pavimento è fatto di lastre di cemento armato prefabbricato.
Per le finiture esterne sono stati utilizzati pittura ai silicati, pannelli Trespa spessi 13 mm e lastre in pietra naturale lucidata 35 x 200 cm, spesse 4 cm. Per le finiture d’interni invece sono state selezionati: pitture vegetali, marmo lucidato e parquet di compensato di betulla trattato con oli vegetali.
La climatizzazione della casa è ottenuta attraverso un sistema radiante a pavimento (caldo e freddo), alimentato da collettori solari termici. Per la deumidificazione degli ambienti è sfruttato l’”effetto Peltier”. L’abitazione casa ha un comportamento bioclimatico perfetto, e in estate può offrire autonomamente una temperatura che si aggira sui 24 gradi centigradi. Tuttavia, l’elevato tasso di umidità interno viene ridotto tramite un semplice sistema meccanico a basso consumo energetico, si legge nella relazione di progetto. Le schermature solari dell’abitazione sono in legno massello di Iroko, trattato con oli vegetali. Altri elementi “efficienti” della vivienda sono le tubature idriche in propilene e le tubature per il drenaggio in polietilene; gli elettrodomestici a basso consumo energetico; i piani cottura in silestone antibatterico e pareti e pavimenti in vetro serigrafato ad alte prestazioni (anti-graffio, antiscivolo, facili da pulire).

Fonte: ArchiPortale

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Bioarchitettura: realtà nella Puglia del 2012

Abitare un luogo, scriveva Luigi Zanzi, in Le case dei Walser sulle Alpi della Fondazione Enrico Monti – è qualcosa di assai diverso che l’insediare in esso una costruzione: l’abitare un luogo comincia con l’aver cura di esso, nel senso di un disegno vitale che sappia far sì che quel luogo stesso diventi la radice della propria cultura, la risorsa prima della propria sopravvivenza, l’occasione creativa per l’invenzione della propria sorte.
Tutti ormai sappiamo che oggi oltre il 40% delle emissioni di gas serra proviene proprio dagli edifici pubblici e privati, non certo nati secondo i criteri di cui parla Zanzi.
Fortunatamente negli ultimi anni una nuova “coscienza ambientale e architettonica” sta prendendo sempre più piede. Anche in Puglia. In provincia di Brindisi, in un paesino chiamato Ceglie Messapica, stanno infatti per sorgere bellissimi appartamenti di 100 mq costruiti rispettando l’ambiente. E la notizia più sorprendente è che i finanziamenti per la realizzazione di questi bio-edifici provengono dalla Regione Puglia, in un quadro più ampio di riqualificazione delle periferie. L’obiettivo è quello di dare alle fasce più svantaggiate la possibilità di comprare casa nel proprio comune. Perché una casa in classe A può non costare di più di quelle tradizionali.
Ne costituisce un esempio “La piccola residenza”, un edificio costruito a Milano secondo criteri di bioedilizia e con prezzi concorrenziali. Gli esempi da citare sono davvero tanti, ma li troviamo soprattutto nel Nord Italia dove sono sorte anche le prime case popolari sostenibili (in provincia di Lucca). Il piccolo paese pugliese, invece, è un bell’esempio di “bioedilizia meridionale” e risponde a tutte quelle obiezioni secondo cui costruire rispettando l’ambiente e il portafoglio è possibile solo nell’Italia settentrionale. Le case, situate nella zona PEEP di Ceglie Messapica saranno interamente costruite con materiali ecologici, pannelli solari e infissi di ultima generazione. Garantiranno un notevole risparmio energetico e le acque saranno trattate con un sistema di depuratori che assicureranno il minimo inquinamento. Saranno assegnate alle famiglie con una procedura simile a quella usata dall’Istituto autonomo per le case popolari, ma gestita dal Comune con una graduatoria basata sulla reale condizione di necessità per le famiglie in emergenza abitativa. L’augurio è che questo bell’ esempio di civiltà venga presto seguito anche da altre amministrazioni comunali meridionali e settentrionali perché il “prendersi cura” del luogo in cui si vive significa prima di tutto prendersi cura di se stessi e delle generazioni future.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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MilanoZero: il nuovo quartiere (per uffici) certificato Leed Platinum

Sarà inaugurato nella primavera del 2013 il quartiere per uffici ecosostenibile da 220 milioni di euro “MilanoZero”, destinato a sorgere sul sito una volta occupato dall’ex sito industriale della Domenico Altieri Chimica. Progettata da Studio FZ (Milano) su commissione della famiglia Altieri, l’area di lavoro, a un minuto dall’aeroporto di Linate, occuperà una superficie di oltre 40.000 metri quadrati e sarà percorribile esclusivamente a piedi, in bici o con minicar elettriche. La struttura, articolata su 10 edifici di differente funzione, sarà dotata di un assai ampio ventaglio di soluzioni ecosostenibili, individuate dai progettisti nell’ottica di realizzare un complesso certificato Leed, classe Platinum. Tra i volumi di MilanoZero vi sarà il ZeroHotel, una struttura ricettiva di lusso high-tech, destinata a rappresentare il primo complesso alberghiero italiano classe A.
Nel progetto di Studio FZ i tetti a shed degli edifici accolgono pannelli fotovoltaici di terza generazione ad altissima efficienza, in grado di regalare al complesso l’autonomia energetica per coprire i consumi energetici dipesi da climatizzazione e gestione ordinaria. Impianti per il recupero e lo sfruttamento delle acque meteoriche nei servizi igienici e per l’irrigazione dei giardini sono inseriti su tetti e piazzali. Nei mesi più caldi, un’alimentazione automatica ausiliaria garantisce l’approvvigionamento idrico attraverso la rete dell’acqua potabile.
MilanoZero sfrutta anche il sottosuolo, dove l’acqua si mantiene alla temperatura costante di 14°C tutto l’anno. Un pozzo geotermico di estrazione consente al centro di disporre di questa preziosa risorsa costantemente e di portarla alla temperatura desiderata grazie all’energia solare – si legge nella proposta vincitrice. Il calore accumulato viene poi conservato con l’applicazione delle più studiate regole di isolamento e coibentazione. Questo ciclo perfettamente chiuso e autonomo si compone di tre parti distinte: i pozzi geotermici dell’acqua di falda, le macchine di climatizzazione, fulcro dell’impianto, e le apparecchiature di erogazione del calore. Apparecchi moderni, tra i migliori e i più sicuri che la tecnologia odierna possa offrire. Sulle sommità degli edifici crescono lunghi e rigogliosi giardini pensili, con i colori e la vegetazione tipici della Valle del Lambro. Ognuno di questi contribuirà non solo a rendere esteticamente più piacevole la veduta dall’alto del nuovo innovativo complesso, ma sarà anche in grado di migliorare il rendimento energetico degli edifici e di ridurre l’effetto del deflusso delle acque a causa delle tempeste. Gli spazi avranno un costo di realizzazione di circa 1500/ 2000 € al mq e verranno affittati a un prezzo che si aggira attorno ai 250 euro al metro quadrato l’anno.

Fonte: ArchiPortale

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Genova risparmia con le abitazioni autosufficienti

Progettare senza gravare sull’ambiente. E’ questo lo spirito di chi realizza una casa passiva. Autosufficienti sia d’estate che d’inverno, sono in grado di far risparmiare notevolmente sulle bollette. Niente condizionatori né termosifoni, a tenerci al caldo in inverno e freschi in estate, ci pensano le mura domestiche ed un’accorta progettazione. La casa passiva in questione, è quella realizzata da PassivHaus Zentrum in collaborazione con Saint-Gobain a Cogoleto, in provincia di Genova.
A guardarla, non sembrerebbe poi così speciale, ma andando oltre l’apparenza, si scoprono i suoi molteplici pregi. Si tratta infatti di una casa energeticamente autosufficiente, ben isolata sia termicamente che acusticamente, dotata di un sistema di recupero e ricircolo delle acque piovane, utilizzate per gli scarichi domestici e per scopi irrigui. Un impianto di solare termico provvede al riscaldamento dell’acqua e uno fotovoltaico alla fornitura di energia elettrica. La ventilazione, necessaria per il comfort termo-igrometrico, avviene tramite un apposito impianto, che garantisce i dovuti ricambi d’aria.
A testimonianza che quella di realizzare case passive è una pratica che, qualora diventasse abitudine, gioverebbe all’ambiente quanto ai proprietari, c’è l’azzeramento della spesa annua per riscaldamento e raffrescamento della casa. Il costo annuo della climatizzazione, sia invernale che estiva per un edificio che, come quello in esame, è caratterizzato da un indice energetico di 8,8 kWh/mq annui, sarebbe in realtà di 65 euro, azzerati però dalla presenza di pannelli fotovoltaici in copertura. Un risultato simile, nella casa passiva di Cogoleto, è stato ottenuto grazie sia a pannelli in lana di vetro per la tamponatura esterna che a serramenti con doppia vetrocamera.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Architettura di terra cruda: esempi di case di terra e paglia

Le costruzioni in terra cruda nascono dalla secolare necessità dell’uomo di realizzare i propri rifugi, le proprie case, con i materiali a lui più vicini, quelli più facilmente reperibili. Anche se con l’industrializzazione e la diffusione dei trasporti questa esigenza è diventata sempre meno pressante, di abitazioni in terra cruda se ne realizzano ancora oggi e in Germania esistono attualmente più di cento imprese che costruiscono in terra. Pensando ad una casa in terra, non dobbiamo immaginare il classico castello da fare sulla spiaggia, pronto ad essere spazzato via dalla prima onda: le abitazioni in terra cruda, hanno ottime caratteristiche di resistenza ed isolamento termico e se ne possono realizzare di tutti i tipi, con tecniche diverse! Di seguito alcuni esempi di abitazioni in terra cruda, realizzate in diverse parti del mondo.
A Djenné, la città più antica dell’Africa sud sahariana, nota per le sue architetture in terra cruda, si trova la Moschea del Venerdì, la costruzione in terra più grande del mondo. Imponente e ben isolata termicamente, la moschea domina la piazza del mercato della città malese e si eleva su una piattaforma di mattoni in terra cruda essiccati al sole. I muri della moschea, spessi dai 16 ai 24 pollici a seconda della loro altezza e dei carichi da sostenere, contribuiscono alla protezione dell’edificio dal caldo perché accumulano di giorno, con la loro grande massa termica, il calore esterno, rilasciandolo durante la notte così che le oltre 3000 persone che l’aula di preghiera può contenere, stiano sempre fresche.
Ad Assan, in Siria, si trova invece una Ziqqurat realizzata in terra cruda. In Siria, come pure in altri luoghi della regione mesopotamica, si costruivano anticamente le Ziqqurat: delle costruzioni su più piani, che servivano all’uomo per avvicinarsi alla divinità ed erano talvolta realizzate con mattoni di terra cruda.
Di costruzioni in terra cruda ne esistono anche di moderne, come la Chiesa della Conciliazione a Berlino, con una parete di argilla spessa 60 cm e alta 7 metri; il Convent Avenue Studio a Tucson, in Arizona, il National Wine Centre ad Adelaide, in Australia; il padiglione dei felini dello zoo di Basilea, dove un muro di terra cruda sorregge la copertura in cemento armato e molte altre…In Francia, le costruzioni in terra cruda sono tutt’oggi molto diffuse. Quella più utilizzata in questo Paese, è la tecnica del Torchis che prevede che terra e paglia vengano miscelate e poi impiegate per il rivestimento di una griglia di legno ancorata alla struttura portante

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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Europa: 22 mila chilometri quadrati per il fotovoltaico

L’European Photovoltaic Industry Association (EPIA), ha recentemente pubblicato uno studio in cui si rende noto che in Europa vi sarebbe spazio per la realizzazione di superfici di sfruttamento dell’energia solare sui tetti per almeno 22 mila chilometri quadrati. Se queste aree venissero sfruttate a pieno si potrebbero  generare 1.500 GW di energia fotovoltaica. Attualmente negli stati dell’Unione Europea, 4 tetti su 10 e 15 facciate su 100 sarebbero pronti all’uso. Bioedilizia e  bioarchitettura, sono chiavi importanti di sviluppo per migliorare l’apporto energetico del fotovoltaico. Lo sviluppo ecocompatibile all’interno degli edifici, oltre a generare un virtuoso impatto ambientale del settore edile, porterebbe un innalzamento  della qualità della vita.

Fonte: FotovoltaicoBlog

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L’eco-office Ghella: il progetto di riqualificazione di RicciSpaini

L’ eco-office di Ghella consiste nella riqualificazione di un edificio esistente, per accogliere la sede di un gruppo imprenditoriale leader nel suo settore. Lo studio di architettura RicciSpaini interviene con standard di qualità nel rispetto del forte carattere architettonico originario, della qualità dell’ambiente di lavoro e del rispetto dei principi di contenimento dei costi energetici. Assumendo che la modalità di lavoro è cambiata e che essa stessa genera lo spazio, si fa riferimento al modello tipologico di ufficio combinato, le celle (per il lavoro singolo) e l’open space (per il lavoro di team). Le celle sono poste tutte lungo le facciate e si relazionano con lo spazio centrale tramite pareti vetrate a tutta altezza che consentono il passaggio della luce agli spazi interni e di vedere ed essere visti mantenendo un contatto visivo tra i singoli e il gruppo, assicurando il confort acustico per favorire la privacy e la concentrazione. La proposta di distribuzione degli spazi interni segue la geometria planimetrica esistente, ricavando gli ambienti di lavoro lungo il perimetro esterno e creando una ciambella distributiva attorno al cuore centrale, che accoglie i cavedi esistenti (trasformati in elementi illuminanti). Lo spazio dell’open space è scandito da bolle luminose che portano luce naturale/artificiale agli spazi interni. L’obiettivo è ampliare lo spazio adibito ad attività operative includendo la parte centrale del piano. Oltre a massimizzare la trasparenza delle partizioni interne sono stati pensati camini di luce nello spazio degli attuali cavedi, parzialmente utilizzati per le canalizzazioni degli impianti; essi captano la luce in copertura e la trasportano all’interno di condotti opachi con superficie interna riflettente. La riqualificazione della facciata prevede sistemi di ombreggiamento con sensori d’ambiente. La copertura diventa “captante” tramite l’istallazione di una pergola ombreggiante con pannelli per solare termico e per pannelli fotovoltaici.

Fonte: Archiportale

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A Caserta un grande progetto di bioarchitettura: Il Quartiere Sostenibile

Lo chiamano the sustainable neighbourhood, il quartiere sostenibile, una sorta di cattedrale nel deserto casertano. Struttura residenziale multi funzionale concepita su larga scala, costruzione eco-sostenibile che ricoprirà 12 acri nella provincia di Caserta. L’autore è l’architetto Andrea Salvini, che insieme all’architetto Barbara Berni ha curato la fase progettuale. La design phase (che prevede la costruzione di 13 palazzi) è stata pensata per preservare l’ecosistema e le aree verdi. Ogni palazzo sarà composto di 20 unità, distribuite equamente su cinque piani dei quali il piano terra sarà destinato alle attività commerciali. Tutti i palazzi saranno costruiti seguendo lo stesso criterio, per conferire una certa coesione del design, ad esclusione dei materiali di facciata. Ogni struttura avrà un sistema di pannelli solari perpendicolare alla facciata che servirà ad illuminare, nelle ore notturne, l’intero palazzo, creando un effetto quasi artistico. Aspettiamo fiduciosi di vedere come procedono i lavori.

Fonte: BioEcoGeo

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Masdar: l’eco city center

Il team austro-tedesco del Laboratory for visionary architecture (Lava) ha vinto il primo premio per il progetto del centro città ecologico di Masdar, che verrà completato entro il 2016 negli Emirati Arabi. Gli architetti hanno presentato un progetto completamente sostenibile e tecnologicamente all’avanguardia che sarà adottato per la realizzazione di “Masdar, l’oasi del futuro”. Punto cardine del progetto sono i giganteschi girasoli, dotati di tecnologie fotovoltaiche e dislocati su tutta la piazza. Durante il giorno questi grandi ombrelloni resteranno aperti inglobando calore e luce solare, offrendo frescura ai passanti e ombra per le attività sottostanti. Alla sera gli enormi petali si chiuderanno per dar vita a grandi boccioli luminosi a graduale rilascio di calore. Lampade a sensori termici regoleranno l’intensità della diffusione della luce in base all’avvicinamento dei pedoni, oppure saranno attivabili on-demand con l’uso del cellulare. Il progetto vuole minimizzare il consumo di energia attraverso l’uso di superfici radianti, giardini pensili, sistemi di ventilazione a incremento delle naturali correnti d’aria, sistemi di raffreddamento a vapore, lastre rinfrescanti e pannelli con effetto oscurante, ombreggiamento delle facciate esterne che si affacciano sulla piazza e sensori automatici attiveranno o meno caratteristiche e funzioni ad hoc, in correlazione con il flusso pedonale. Sarà l’oasi del futuro: “una piazza dove vivere e adattarsi con l’ambiente concepita come un’esperienza spaziale e aperta, dove la qualità sia degli interni che all’esterno è eccelsa e il comfort più totale: 24 ore ininterrotte di accesso user-friendly a tutte le strutture pubbliche, uso flessibile dello spazio e tecnologia”.

Fonte: BioEcoGeo

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Philips: bio-architetture sostenibili

Si chiamano Off The Grid, Sustainable Habitat 2020 e sono le nuove bio-architetture progettate dalla Philips. Il progetto è destinato alle megalopoli del 2020, in particolare alle emergenti megalopoli cinesi, ma si spera possano, poi, uscire dai confini del mondo asiatico. Il palazzo è progettato con una pelle particolare che reagisce e interagisce con l’ambiente, recupera le acque piovane, immagazzina calore, scherma o lascia passare luce, recupera energia pulita. Il corpo Off the Grid si presenta con una struttura leggera caratterizzata da particolari fiori, nucleo fondamentale di tutto il funzionamento bio-mimetico dell’edificio, che a seconda delle necessità si possono aprire per lasciar passare più o meno luce fino a rendere l’appartamento completamente trasparente, riducendo drasticamente l’utilizzo di luce artificiale. Allo stesso tempo, tali fiori, fungono da incanalatori di aria e vento. Il passaggio delle correnti di aria all’interno dei fiori genera energia pulita destinata ad alimentare l’edificio stesso fornendo, in più, aria pulita (depurata e privata di agenti allergici o tossici) per gli interni dell’edicifio e, grazie ai sistemi di canalizzazione, l’aria può anche essere raffreddata naturalmente (per i periodi estivi).  Sempre gli stessi fiori recuperano l’acqua piovana e l’umidità presente nell’aria (anche nei periodi di siccità). Una volta purificata e filtrata è possibile riutilizzarla nel circuito chiuso della casa. I rifiuti organici vengono trasformati in energia di biogas utilizzabile per il riscaldamento dell’appartamento o dell’acqua per il lavaggio.

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Bioarchitettura: premio ai 3 migliori progetti italiani

Nella cornice del Maxxi a Roma, premiati i tre migliori progetti italiani che hanno inserito il fotovoltaico in complessi edilizi. Una struttura ricettiva a San Martino di Badia, un’abitazione privata aPordenone e la Cittadella delle imprese sede della Camera di Commercio di Taranto sono i tre progetti vincitori del premio ‘tecnologie solari e qualita’ del progetto: integrazione del fotovoltaico in architettura’promosso dal gestore dei Servizi Energetici (Gse) e dalla Direzione Generale per il Paesaggio, Belle Arti e Architettura del Ministero per i beni Culturali (Pabaac). Il premio rientra in un protocollo d’intesa siglato tra il Gse e Pabaac per promuovere le sinergie tra architettura e le rinnovabili. Il progetto vincitore riguarda una piccola struttura turistica inserita nel complesso sciistico di Pian de Corones:’Abbiamo realizzato una copertura con lastre di vetro temprato e inserito all’interno le celle fotovoltaiche – spiega il progettista Matteo Ruzza – con un’autoproduzione di energia elettrica di 9mila kw all’anno’. Per il prossimo anno, Gse, Pabaac e il Maxxi hanno Annunciato un Concorso di idee rivolto all’architettura bio. ”Bisogna puntare sempre di più sull’architettura sostenibile”, dichiara l’architetto Cinzia Abbate, responsabile scientifico del premio Gse e Mininistero Beni culturali che oggi ha ‘incoronato’ i tre progetti italiani legati al fotovoltaico. Il premio è stato finanziato dal secondo Conto Energia Gse:”Un progetto che ha visto 1.467 megawatt di energia prodotti dal fotovoltaico – sottolinea Abbate – e che registra come il 62% di energia fotovoltaica venga propriodall’architettura sostenibile‘. In quest’ottica, si inserisce il Concorso di Idee lanciato da Gse-Beni Culturali-Maxxi, il cui bando uscira’ il prossimo anno e che intende sollecitare l’industria di settore, gli istituti di ricerca e i professionisti a investire nella ricerca progettuale per migliorare l’efficienza energetica. Oltre ai tre premi conferiti , anche 6 menzioni tra le quali figura la nuova Fiera di Roma.

Fonte: www.ansa.it

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Anche le certificazioni nella bioedilizia aiutano l’ambiente

Nella bioedilizia la scelta dei sistemi di certificazione è fondamentale per la costruzione della casa ecologica migliore, quella con il maggior risparmio energetico, la casa più attenta all’ambiente e all’ecologia.

Non sempre però è facile scagliere il sistema di certificazione, per questo Ca’ Filiera, Associazione per il costruire sostenibile, ha tenuto un importante conferenza sull’argomento, per aiutare i cittadini a scegliera tra due dei maggiori enti certificatori per la bioedilizia: LEED e Casa Clima.

Come portavoce della società LEED è intervenuto nell’incontro pormosso da Ca’ Filiera, il direttore del distretto tecnologicno trentino Habitech, Thomas Miorin. Il suo intervento ha toccato principalmente il tema della diminuzione progressiva delle risorse naturali ed energetiche a fronte di una domanda sempre più crescente; proprio per questo l’edilizia deve assumere un ruolo cardine come mediatrice dell’abitare in modo confortevole ma che allo stesso temponon danneggi l’ambiente e limiti consumi ed energia: a fronte dei cambiamenti climatici devono necessariamente cambiare le scelte dell’uomo. LEED propone un sistema di etichettatura degli edifici attraverso cui promuovere l’abitare sostenibile, un sistema universale basato sul consenso e sulla partecipazione. Come ha poi spiegato la Dott.ssa Carlotta Cocco, amministratore di EvoTre s.r.l. , società di consulenza per l’edilizia sostenibile e certificazione LEED, la bioedilizia deve prendere in esame diversi parametri per calcolare l’impatto edilizio sul territorio, per questo si devono preferire materiali di costruzione locale o materiali riciclati, per abbattere le emissioni di C02 con il trasporto delle merci, così come l’utilizzo di piante autoctone.

Fonte:www.ecologiae.it

 

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L’eco-casa Mediterranea si adegua alle stagioni

ROMA – Ombra d’estate e luce d’inverno: su questo semplice assunto si fonda l’idea alla base della eco-casa Mediterranea che si adegua al ciclo delle stagioni attraverso un funzionamento bio-climatico. Si riesce così a sfruttare a pieno le diverse fasi della luce nel corso della giornata. E’ la casa adatta per combattere i cambiamenti climatici, il cui progetto tutto italiano – presentato a Roma – parteciperà a settembre 2012 alle Olimpiadi dell’archittetura ‘verde’, il Solar decathlon, una gara internazionale per l’abitazione sostenibile ideata dal dipartimento energia degli Stati Uniti.

La casa mediterranea sostenibile si chiama ‘Med in Italy’: tra i tanti accorgimenti per rispettare l’ambiente c’é l’autosufficienza energetica, il taglio di CO2, e l’azzeramento della produzione di emissioni. Secondo il team di progettisti e architetti, composto da docenti e studenti dell’università di Roma Tre insieme con il laboratorio di disegno industriale della Sapienza, l’eco-casa potrà essere costruita in poco più di una settimana con la capacità di produrre sei volte l’energia che consuma. Ogni anno sarà, infatti, in grado di offrire 11.400 kilowattora grazie ai pannelli fotovoltaici consumandone circa 2.000 ed immettendone in rete quasi 9.500.

Il risparmio di CO2 sarà di 121 tonnellate in 20 anni, equivalente all’aver piantato un mini bosco di 120 alberi. Inoltre, le tecnologie presenti all’interno dell’abitazione (per esempio, serbatoio d’acqua che consente di sganciarsi dalla rete idrica e assenza di impianto a gas) riusciranno ad abbattere dell’84% i costi in bolletta.

E anche la filiera industriale degli elettrodomestici si sta mettendo a disposizione del progetto per garantire la sostenibilità: la casa ospiterà, infatti, lavatrici che arriveranno fino a massimo di 43 gradi e mezzo, mentre le lavastoviglie rimarranno entro i 49 gradi. L’estensione dell’area interna è di 50 metri quadri per arrivare a un totale di 150 con gli habitat esterni. Tutta l’operazione che ha portato alla realizzazione del prototipo ammesso al Solar decathlon – spiega Chiara Tonelli, leader del progetto – potrebbe arrivare “a costare circa un milione di euro” mentre soltanto “la struttura potrebbe aggirarsi intorno ai 250-300 mila euro per poi diminuire una volta a regime”.

Per vincere il titolo di miglior edificio, superando gli altri 19 prototipi abitativi provenienti da 14 Paesi diversi, bisognerà superare 10 prove (come nel decathlon): dall’architettura alla capacità costruttiva, dall’efficienza alla produzione e fattibilità economica fino all’innovazione, la miglior casa ‘verde’ sarà giudicata da giurati internazionali anche in base all’effettiva concretezza del progetto e alla sua operatività. In questo caso, dicono i progettisti, la destinazione d’uso immaginata per il ‘Med in Italy’ potrebbe essere quella di fornire una risposta alle emergenze (come un post-terremoto o l’accoglienza di un’ondata di migranti) o degli alloggi per un turismo amico dell’ambiente, oppure qualora l’Italia dovesse aggiudicarsi le Olimpiadi del 2020 venire adibite a comodi loft per l’occasione.

Fonte:www.ansa.it

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