Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Anche le certificazioni nella bioedilizia aiutano l’ambiente

Nella bioedilizia la scelta dei sistemi di certificazione è fondamentale per la costruzione della casa ecologica migliore, quella con il maggior risparmio energetico, la casa più attenta all’ambiente e all’ecologia.

Non sempre però è facile scagliere il sistema di certificazione, per questo Ca’ Filiera, Associazione per il costruire sostenibile, ha tenuto un importante conferenza sull’argomento, per aiutare i cittadini a scegliera tra due dei maggiori enti certificatori per la bioedilizia: LEED e Casa Clima.

Come portavoce della società LEED è intervenuto nell’incontro pormosso da Ca’ Filiera, il direttore del distretto tecnologicno trentino Habitech, Thomas Miorin. Il suo intervento ha toccato principalmente il tema della diminuzione progressiva delle risorse naturali ed energetiche a fronte di una domanda sempre più crescente; proprio per questo l’edilizia deve assumere un ruolo cardine come mediatrice dell’abitare in modo confortevole ma che allo stesso temponon danneggi l’ambiente e limiti consumi ed energia: a fronte dei cambiamenti climatici devono necessariamente cambiare le scelte dell’uomo. LEED propone un sistema di etichettatura degli edifici attraverso cui promuovere l’abitare sostenibile, un sistema universale basato sul consenso e sulla partecipazione. Come ha poi spiegato la Dott.ssa Carlotta Cocco, amministratore di EvoTre s.r.l. , società di consulenza per l’edilizia sostenibile e certificazione LEED, la bioedilizia deve prendere in esame diversi parametri per calcolare l’impatto edilizio sul territorio, per questo si devono preferire materiali di costruzione locale o materiali riciclati, per abbattere le emissioni di C02 con il trasporto delle merci, così come l’utilizzo di piante autoctone.

Fonte:www.ecologiae.it

 

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Una “PassiveHaus” – “Casa Passiva” in Inghilterra

Questa bella casa vittoriana nella zona ovest di Londra sembra ingannevolmente semplice, tranne per una piccola targa sulla porta anteriore dalla quale si capisce che questa è una delle prime case in Gran Bretagna che raggiunge gli standard diPassivHaus (casa passiva). Il che non è un’impresa facile.

L’anno scorso Lloyd ha delineato la sfida di apportare elevati standard ambientali come PassivHaus a questa casa patrimonio.

Tom Pakenham, creatore e proprietario di Green Tomato (un mini-cab impresa verde) ha ristrutturato questa casa con gli standard di PassivHaus. Voleva dimostrare che “le case a basso consumo energetico non solo sono molto più confortevoli spazi di vita rispetto ai vecchi catorci in cui viviamo ora, ma non devono apparire anche come un bunker nucleare”.

I lavori di conversione sono finiti ora dopo un anno, e come si può vedere, è una bella casa, luminosa e ariosa. I lavori non si incentrano solo sull’arredo ecologico, anche se sono state usate vernici eco e c’è un meraviglioso bancone della cucina fatta di bottiglie di vetro riciclato e vecchi mobili. La ristrutturazione si è concentrata più sul minimizzare il consumo energetico – l’accento si è posto sulla struttura fisica dell’edificio.

L’essenza del PassivHaus è l’isolamento.
Lo standard Passivhaus è difficile da raggiungere, richiede un sacco di isolamento, l’infiltrazione d’aria deve essere veramente basso. Le vecchie case spesso soddisfano quest’ultimo requisito, ma hanno una forte dispersione di calore.

L’isolamento della casa deve essere molto alto ed ermetico per mantenere il caldo. Il livello maggiore diPassivHaus è 15kwh/m2/per anno e questo edificio raggiunge il 13. L’isolamento si desume anche dal fatto che nella casa non vi era alcun segnale di telefonia mobile, perché ben fatto.

Il tetto è stato tolto e spogliato e messo nuovo gesso. Poiché l’isolamento esterno non è consentito l’intero accumulo doveva essere dall’interno. Si deve creare una sorta di tenuta intorno alla parte interna della casa. Ogni dettaglio deve essere esaminato. La tenuta dell’aria è essenziale così si è dovuto fare un controllo continuo per catturarla. Questo significava fare una cernieratura dei piani che ora siedono su travi in acciaio.

Nel piano seminterrato c’è uno scambiatore di calore formato da un motore che fornisce costante aria fresca.
E ‘ difficile da capire per un profano, ma non c’è caldaia o impianto di riscaldamento. Questo è il motivo per cui l’elevato livello di isolamento è fondamentale. A parte i guadagni di calore passivo, il calore viene fornito solo attraverso il sistema di ventilazione sostenuta da scambiatore di calore.

Sorprendentemente, il settanta per cento dell’acqua calda è derivata dai pannelli solari sul tetto, il resto sarà fornito dalla pompa di calore che è anche fonte di aria nel sistema di ventilazione.

Il tubo a destra, con la gabbia dei canarini in cima fà da apporto di aria fresca e quella di sinistra è un tubo di espulsione.

Al tempo stesso l’umidità doveva essere in grado di uscire, altrimenti gli ambienti sarebbero stati troppo umidi all’interno. Ci deve essere l’estrazione continua di aria umida da “stanze umide”, come la cucina e il bagno. Un estrattore in cantina è la chiave per l’intera operazione. Ci sono punti di estrazione nei soffitti del bagno e la cucina che prendono aria umida e puzzolente e la buttano verso l’esterno.

Il tetto sopra la cucina, sarà un tetto verde e fiorente in futuro. Questa foto mostra le prime settimane ed entro l’estate sarà (si spera) un prato di fiori selvatici. Anche in questa fase sta attirando molto interesse per l’avifauna locale.

I pannelli solari termici sono stati installati sul tetto, dovevano essere piatti e integrati in modo da non essere visti dai vicini. Ce ne sono 3 in totale, 2 integrati nelle liste sul versante anteriore del tetto e uno montato su un telaio sul tetto piano. La licenza edilizia è stata concessa sulla base del fatto che i pannelli hanno appaiono discreti.
Le finestre sono tutte in triplo vetro. Anche se c’era diffidenza all’inizio, in realtà sembrano funzionare perfettamente bene. E ’stato difficile trovare  finestre con 3 strati e alla fine sono state progettate e costruite interamente da zero. Si aprono in due modi diversi, verso l’esterno e verso l’alto. Lo scopo è quello di catturare il calore in modo che si stia  bene in inverno, ma potrebbe essere un problema in estate, se esposto a sud.

La ristrutturazione è quasi finita e la famiglia ha permesso di visitare la casa in modo che altri possano avere l’entusiasmo di intraprendere un lavoro simile. Non è una ristrutturazione a buon mercato, il 20% del denaro speso per i lavori è stato utilizzato per gli elementi di efficienza energetica e rinnovabile.
Questo si tradurrà in risparmio energetico diretto che aggiungerà valore della casa.

articolo tratto da: treehugger.com

 

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L’eco-casa Mediterranea si adegua alle stagioni

ROMA – Ombra d’estate e luce d’inverno: su questo semplice assunto si fonda l’idea alla base della eco-casa Mediterranea che si adegua al ciclo delle stagioni attraverso un funzionamento bio-climatico. Si riesce così a sfruttare a pieno le diverse fasi della luce nel corso della giornata. E’ la casa adatta per combattere i cambiamenti climatici, il cui progetto tutto italiano – presentato a Roma – parteciperà a settembre 2012 alle Olimpiadi dell’archittetura ‘verde’, il Solar decathlon, una gara internazionale per l’abitazione sostenibile ideata dal dipartimento energia degli Stati Uniti.

La casa mediterranea sostenibile si chiama ‘Med in Italy’: tra i tanti accorgimenti per rispettare l’ambiente c’é l’autosufficienza energetica, il taglio di CO2, e l’azzeramento della produzione di emissioni. Secondo il team di progettisti e architetti, composto da docenti e studenti dell’università di Roma Tre insieme con il laboratorio di disegno industriale della Sapienza, l’eco-casa potrà essere costruita in poco più di una settimana con la capacità di produrre sei volte l’energia che consuma. Ogni anno sarà, infatti, in grado di offrire 11.400 kilowattora grazie ai pannelli fotovoltaici consumandone circa 2.000 ed immettendone in rete quasi 9.500.

Il risparmio di CO2 sarà di 121 tonnellate in 20 anni, equivalente all’aver piantato un mini bosco di 120 alberi. Inoltre, le tecnologie presenti all’interno dell’abitazione (per esempio, serbatoio d’acqua che consente di sganciarsi dalla rete idrica e assenza di impianto a gas) riusciranno ad abbattere dell’84% i costi in bolletta.

E anche la filiera industriale degli elettrodomestici si sta mettendo a disposizione del progetto per garantire la sostenibilità: la casa ospiterà, infatti, lavatrici che arriveranno fino a massimo di 43 gradi e mezzo, mentre le lavastoviglie rimarranno entro i 49 gradi. L’estensione dell’area interna è di 50 metri quadri per arrivare a un totale di 150 con gli habitat esterni. Tutta l’operazione che ha portato alla realizzazione del prototipo ammesso al Solar decathlon – spiega Chiara Tonelli, leader del progetto – potrebbe arrivare “a costare circa un milione di euro” mentre soltanto “la struttura potrebbe aggirarsi intorno ai 250-300 mila euro per poi diminuire una volta a regime”.

Per vincere il titolo di miglior edificio, superando gli altri 19 prototipi abitativi provenienti da 14 Paesi diversi, bisognerà superare 10 prove (come nel decathlon): dall’architettura alla capacità costruttiva, dall’efficienza alla produzione e fattibilità economica fino all’innovazione, la miglior casa ‘verde’ sarà giudicata da giurati internazionali anche in base all’effettiva concretezza del progetto e alla sua operatività. In questo caso, dicono i progettisti, la destinazione d’uso immaginata per il ‘Med in Italy’ potrebbe essere quella di fornire una risposta alle emergenze (come un post-terremoto o l’accoglienza di un’ondata di migranti) o degli alloggi per un turismo amico dell’ambiente, oppure qualora l’Italia dovesse aggiudicarsi le Olimpiadi del 2020 venire adibite a comodi loft per l’occasione.

Fonte:www.ansa.it

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Bosco Verticale a Milano, sarà la prima foresta verticale al mondo

Si parla ampiamente di palazzi verdi con integrazione di piante sulla loro facciata, ma a differenza di molti  progetti, eccone uno che va al di là dell’essere un semplice concetto. Progettato da Stefano Boeri – architetto, ex direttore della rivista di architettura Domus – il Bosco Verticale è una imponente struttura di 27 piani, attualmente in costruzione a Milano.
Una volta completata, la torre ospiterà la prima foresta verticale al mondo.

 

Il Bosco Verticale è un sistema che ottimizza, recupera, e produce energia. Coperto di vegetazione, l’edificio bilancia il microclima e filtra le particelle di polvere contenute  nell’ambiente urbano ( Milano è una delle città più inquinate in Europa). Le piante producono  umidità, assorbono le particelle di CO2 e polveri sottili, producono ossigeno e proteggono l’edificio dalle radiazioni e dall’inquinamento acustico. Questo non solo migliora la qualità degli spazi abitativi, ma contribuisce ad un drastico risparmio energetico durante l’anno.
Ogni appartamento dell’edificio avrà un balcone piantumato con alberi che sono in grado di contrastare il clima della città – forniranno ombra durante l’estate, filtrando l’inquinamento della città, e in inverno gli alberi spogli permetteranno alla luce del sole di penetrare  attraverso la spazi. L’impianto di irrigazione sarà sostenuto attraverso il filtraggio e il riutilizzo delle acque nere prodotte dalla costruzione. Inoltre, pale Eoliche e pannelli fotovoltaici continueranno a sostenere l’auto efficienza energetica.
Il design del Bosco Verticale è una risposta sia alle esigenze di sviluppo urbano che alla scomparsa della natura dalla nostra vita.

 

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Bioarchitettura sostenibile in Africa grazie a un italiano

Mario Cucinella, architetto italiano noto per la realizzazione di edifici a basso consumo, sarà il responsabile del nuovo progetto eco-sostenibile in Africa: realizzare un complesso di 21mila metri quadrati a One Airport Square, nella piazza antistante la zona degli affari della città di Accra, capitale dello Stato del Ghana. A commissionarlo è stata la Società Actis & laurus development partners con lo scopo di mettere in piedi un nuovo centro destinato a divenire punto nevralgico del commercio, ad uso per lo più dei dipendenti. I lavori sono iniziati l’8 settembre del 2011 e si stima termineranno fra 24 mesi.
L’edificio è posto in un ambiente ostile, per cui l’architetto italiano Mario Cucinella ha pensato bene di valutare la possibilità di gestire al meglio gli spazi servendosi di una serie di escamotage architettonici per rendere ospitale e gradevole una struttura di fatto posta in un’area particolarmente assolata. Nell’area nord-est è stata pensata una piazza di raccolta aperta al pubblico, mentre i negozi e gli uffici saranno dislocati nella parte opposta.

Essendo una zona esposta continuamente aforti radiazioni solari, l’architetto ha previsto delle terrazze a sbalzo, in grado di impedire che i raggi arrivino direttamente sulle vetrate, oltre alla presenza di una fitta vegetazione per creare un microclima adeguato. Le facciate principali sono state organizzate verso i lati nord e sud dell’edificio,  risultati come meno assolati, mentre nella parte interna sono previsti dei cortili per facilitare la ventilazione.
Con questi piccoli accorgimenti, secondo Cucinella, sarà possibile diminuire anche i consumi dell’aria condizionata.
Ennesimo esempio di come l’architettura possa andare a braccetto con l’ecologia!

 

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Inquinamento indoor

Parliamo spesso dell’importanza del preservare e rispettare l’ambiente e l’ecosistema: alberi, mari, colline, uccelli, pesci ed altre infinite immagini appaiono nella nostra mente al suono di queste parole. Di certo la visione non è sbagliata, ma spesso dimentichiamo che anche noi e le nostre inquinate città facciamo parte dell’ambiente e non solo i verdi campi irlandesi o la foresta pluviale.
Oggi capiremo cos’è e come prevenire, un tipo d’inquinamento spesso poco considerato: l’inquinamento indoor.

La vita del 90% degli abitanti cittadini (e con molta probabilità anche la tua) si svolge principalmente all’interno di case, uffici, sale riunione…insomma: stanze ed edifici. Questi ambienti possono spesso essere inquinati per diverse cause, eccone alcune.

Materiali da costruzione, rivestimenti, impianti di riscaldamento, cottura di alcuni cibi, prodotti per la pulizia, arredi, fumo e tantissimi altri. Questo problema assume ancor più rilevanza se si considera che, oggigiorno, le case sono sempre più sigillate (per evitare la fuoriuscita dell’aria calda, per diminuire i rumori provenienti dall’esterno e per altre centinaia di motivi).
Prendiamo, ad esempio, i materiali da costruzione ed i rivestimenti. Molti di quelli utilizzati tutt’oggi sono tossici, nocivi o perfino cancerogeni. È il caso della Formaldeide, utilizzata come collante per i pannelli truciolati; deiclorofluorocarburi (come il Freon); dei Ftalati utilizzati per ammorbidire il PVC; di molte vernici che rilasciano composti tossici nell’aria e che, senza un’adeguata ventilazione, possono provocare diverse problematiche ecc.

Anche gli uffici sono soggetti agli stessi problemi se non di più: si è recentemente notato come i toner delle stampanti rilascino nell’aria delle micropolveri altamente dannose per chi le respira. Per prevenire questo problema è stato recentemente inventato un attrezzo molto interessante: l’InghiotToner: una vera e propria “cappa” per stampanti che assorbe le micropolveri e rilascia aria pulita e filtrata.

Prevenire è sempre meglio che curare: come evitare l’inquinamento indoor?

Fortunatamente l’inquinamento indoor è qualcosa che possiamo facilmente abbattere e prevenire adottando delle semplici misure d’accorgimento.
La prossima volta che dovrai riverniciare la casa, ad esempio, utilizza delle vernici ecologiche: composti ottenuti dalle resine vegetali, oli, coloranti vegetali ecc. che garantiscono la massima “eco-compatibilità” e nessuna emissione di sostanze nocive.
Quando pulisci la tua abitazione, utilizza dei prodotti fatti in casa che rispettano le tue mattonelle ma soprattutto la tua salute (su internet potrai trovare un’infinità di articoli su come produrli semplicemente). Se, invece, non vuoi rinunciare al supermercato ti basterà controllare bene le etichette dei vari prodotti per trovare quello più naturale.
Un altro piccolo accorgimento è di non lasciare i prodotti chimici in un ambiente poco ventilato: anche se sono chiusi nelle loro bottiglie piccole dosi di vapori fuoriescono ugualmente e, in un ambiente chiuso, possono formare delle condensazioni nocive.
Fai ventilare la tua casa o il tuo ufficio. Un po’ d’aria fresca farà bene a te ed all’ambiente dove passi gran parte della giornata, soprattutto se sei un fumatore!

Anche nella prevenzione, il verde è sempre tuo amico

Aumenta il verde in casa tua: studi condotti dalla NASA hanno dimostrato che alcune piante riescono ad eliminare componenti nocive dall’aria persino in una stanza chiusa ermeticamente.
Tra le verdi amiche dell’ambiente domestico puoi trovare:

Areca Palm (Chrysalidocarpus lutescens), perfetta per il salotto: quattro di queste piante possono coprire il fabbisogno di una persona;
Mother-in-law’s tongue (Sansevieria trifasciata), ottima per la camera da letto: di notte trasforma l’anidride carbonica in ossigeno favorendo un sonno migliore (anche se il nome “lingua di suocera” potrebbe dare un’altra impressione); 
Money Plant (Epipremnum aureum) che completa il lavoro delle altre due: questa pianta ha la capacità di filtrare l’aria assorbendo molte sostanze nocive in essa contenute e rilasciando ossigeno pulito.

Cercando su internet potrai trovare tantissime altre piante utili e belle da poter tenere in casa, ma queste tre sono le più comuni e le più facilmente reperibili.

Meno vita sedentaria, più tempo con la natura
Ultimo accorgimento, ma non per importanza, è quello di passare all’aria aperta più tempo possibile, magari vicino alla verde natura o in prossimità del mare, la cui aria (com’è risaputo) offre innumerevoli benefici. Quale meta migliore della suggestiva Riviera romagnola può darvi entrambe le cose?

ily:� o;`� �(�st-font-family: Symbol;mso-bidi-font-family:Symbol;color:#545454′>·            Shell Eco-marathon Asia: 08-10 luglio a Kuala Lampur, Malaysia

 

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20 mag 2010 | Concorso Expopack 2015: Montepremi 10.000 euro

COMIECO LANCIA UN CONCORSO PER LA PROGETTAZIONE DELPACK “MASCOTTE”  IN CARTA E CARTONE DELL’ EXPO 2015

IL CONTENITORE dovrà richiamare il tema “Feeding the Planet, Energy forLife”, fornendo un supporto/oggetto utilizzabile durante la visita e da portare a casa come ricordo.Il contenitore dovrà essere contemporaneamente supporto informativo e contenitore di alimenti e/o liquidi.

DESTINATARI DEL PREMIO sono gli studenti di scuole universitarie italiane, scuole ad indirizzo grafico, designer, architetti, aziende che posso proporsi individualmente o in gruppo.

I criteri di valutazione saranno: capacità di generare innovazione di processo, di prodotto o di servizio; funzionalità durante l’Expo; estetica; originalità; modularità del prodotto per differenti impieghi; valutazione dei benefici ambientali apportabili.

MAGGIORI INFORMAZIONI E MODALITA’ D’ISCRIZIONI SU: www. comieco.org

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Ecobuild: dal 20 al 22 Marzo a Londra

Ecobuild 2012: un trend in continua crescita all’avanguardia dell’ecosostenibilità

Superata l’edizione 2011, con oltre 100 aziende partecipanti e 1600 metri quadri di area espositiva, Ecobuild è la più grande manifestazione mondiale in materia di edilizia ecosostenibile ed energie rinnovabili ed è sotto il profilo degli scambi commerciali la 1° nel Regno Unito. I visitatori sono cresciuti da 1000 nel 2005 ad oltre 55 mila nel 2011, arrivando ad uno spazio espositivo di 28 mila mq. Nel 2011 Ecobuild ha generato un ritorno economico di 9,4 milioni di sterline con una crescita del 54% rispetto al 2007.
Questo trend è stato accelerato anche dalle politiche europee a sostegno dell’ambiente e dall’utilizzo di fonti energetiche alternative. Ecobuild è un evento organizzato da quest’anno da UBM, società britannica leader nel campo degli eventi fieristici con oltre 50 sedi in tutto il mondo e in procinto di organizzare anche l’edizione cinese di Ecobuild – a Shanghai dal 9 al 12 aprile 2012 – e indiana, a Mumbai il prossimo settembre.
La Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito da 3 anni coordina la presenza italiana ad Ecobuild. Nello specifico l’Italia è stata rappresentata nel 2011 da circa 100 espositori, formando il padiglione nazionale più grande e ricco della passata edizione che ha visto oltre 1300 espositori totali e oltre 130 fra workshop e seminari per circa 750 relatori.
L’edizione 2011 ha visto decuplicare la presenza italiana rispetto al 2010, con circa 1000 mq di area espositiva. Nel 2012 verrà superata la soglia dei 100 espositori, per un’area espositiva di circa 1600 mq. L’edizione 2012 è in programma dal 20 al 22 marzo presso ExCel, il nuovo quartiere fieristico londinese.
Come dichiara Giuseppe Paoletti, Vice Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito: «Ecobuild sta superando ogni aspettativa, deliziando gli espositori e offrendo ai visitatori una gamma impareggiabile di informazioni, contatti ed esperienze. Siamo orgogliosi delle aziende italiane presenti, espressione di innovazione, tecnologia e design. Queste aziende rappresentano all’estero il miglior Made in Italy al servizio di un futuro sostenibile e in armonia con l’ambiente».

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Shell Eco-marathon UK youth challenge

Ancora risultati da record per il team italiano “mecc-SUN” del Politecnico di Milano

Dopo il successo assoluto negli Stati Uniti a Huston (Texas) nel marzo scorso, il team del Politecnico di Milano con il prototipo a energia solare “APOLLO” ha ottenuto il minore consumo di sempre nelle competizioni Shell Eco-marathon: in linguaggio “comune” raggiunti i 7070 km/litro se il prototipo fosse stato alimentato a benzina.
Un altro prestigioso record raggiunto dal team italiano mecc-SUN del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano che ha preso parte alla Shell Eco-marathon UK Youth Challenge a Rockingham il 29 e 30 giugno 2010.
Il prototipo a energia solare APOLLO ha ri-confermato caratteristiche davvero eccezionali.

Ecco i numeri relativi alla prestazione di APOLLO:

7070 km/l consumo che avrebbe avuto Apollo se fosse stato alimentato a benzina

796: chilometri percorribili da Apollo con un chilowattora

Apollo, con questo eccellente risultato, ha superato il record mondiale di percorrenza con un chilowattora, detenuto attualmente da Solar Car Solutions (Francia) con 665 km (ottenuto nel 2009 sul circuito tedesco di Lausitz).

Un risultato entusiasmante per il team – supportato dalla Fondazione Politecnico di Milano e dalla Facoltà di Ingegneria Industriale dell’Ateneo milanese – che, proprio per un forte spirito di squadra e per l’attenzione a una esperienza formativa di questo genere, ha scelto di partecipare anche all’edizione inglese della manifestazione all’insegna della mobilità sostenibile.

Il nuovo prototipo è frutto di un impegno costante del team che, in linea con lo spirito della Shell Eco-marathon, ha lavorato per costruire un veicolo che utilizzi la minor quantità di energia per percorrere la maggiore distanza possibile, producendo il minor tasso di emissioni.

Shell Eco-marathon

L’appuntamento annuale che ha l’obiettivo di coinvolgere giovani progettisti e studenti di formazione tecnica perché sviluppino nuovi approcci per una mobilità sostenibile. Il principio della Shell Eco-marathon, che guida i team in questo ambizioso percorso, è progettare e costruire un veicolo che utilizzi la minor quantità di carburante per percorrere la maggiore distanza possibile, producendo il minor tasso di emissioni. L’obiettivo del progetto non è battere i record di velocità o essere i primi a tagliare il traguardo, ma consumare la minore quantità di carburante possibile in una distanza prestabilita.

La Shell Eco-marathonè un’iniziativa mondiale, che si sviluppa attraverso quattro manifestazioni:

  • Shell Eco-marathon Americas: 26-28 marzo a Houston, USA
  • Shell Eco-marathon Europe: 06-07 maggio a Lausitz, Germania
  • ShellEco-marathonUKYouth Challenge 29 e 30 giugno a Rockingham,UK
  • Shell Eco-marathon Asia: 08-10 luglio a Kuala Lampur, Malaysia
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La prima decorazione creativa e naturale

Primo nato nella famiglia di prodotti ecocompatibili e traspiranti H2artEgo è la rivoluzionaria applicazione per la decorazione creativa di qualsiasi superficie murale in ambiente domestico. Una soluzione esclusiva, coperta da brevetto internazionale, che agisce come una speciale “decalcomania per il decoro di substrati porosi”. Costituito da un tessuto tecnico filtrante trattato, Ego è in grado di ricevere i pigmenti, selezionati per la loro elevatissima qualità, e di trasferirli sul supporto murale scelto senza alterarne le caratteristiche tecniche, soprattutto in termini di diffusione del vapore acqueo.
Una peculiarità che rende Ego compatibile con i più severi capitolati che devono rispettare la teoria di Kunzel (o del muro sano), come avviene per i centri storici. Una vera rivoluzione nel panorama decorativo edile, fatto ad oggi esclusivamente di rivestimenti di varia natura.
Grazie all’innovativa tecnologia, che integra processi manuali e tecniche digitali, dopo la rimozione del telo Ego appare alla vista e al tatto come un affresco vero e proprio. Non fa spessore, è traspirante e può essere utilizzato per il decoro sia di pareti intere che di singole porzioni. Le decorazioni si ottengono unendo sapientemente la capacità di un bravo decoratore alle performance del sistema H2art.
Integrabile con qualsiasi tipo di intonaco, rivestimento, vernice, velatura, decorazione o finitura esistente in commercio, Ego rappresenta dunque la risposta ideale alla crescente domanda di prodotti per la personalizzazione creativa dell’abitazione. Una vera opportunità di business per colorifici, rivenditori di materiali edili, vernici, intonaci e carte da parati che desiderano ampliare la propria gamma differenziandosi dalla concorrenza. Con Ego, infatti, i rivenditori Partner H2art sono in grado di offrire ai propri clienti, siano essi privati ma soprattutto operatori come imbianchini e decoratori, una soluzione unica per la decorazione della casa, garantendo al tempo stesso un valore aggiunto in termini di progettazione ad hoc, massima personalizzazione e assistenza tecnica online.

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Eco Chic Wedding

Fibra di mais per l’abito bianco, carta riciclata per gli inviti, design di re-use per il banchetto. In generale, riduzione di consumo e inquinamento per l’eco chic wedding, il matrimonio ecologico che non rinuncia al glamour, la nuova filosofia slow declinata per il giorno più bello.
Un genere che avrebbe potuto far fare un figurone mondiale al principe d’Inghilterra William e la fidanzata Kate, se solo gli interessati ci avessero pensato, per quelle che sono già considerate le “nozze del secolo”. Anche le fedi sono in oro riciclato e diamanti no-conflict (non provenienti da zone di guerra) per la nuova tendenza presentata nei giorni scorsi a Roma, nell’evento dedicato al matrimonio all’insegna della sostenibilità ambientale, ideato e prodotto da Alessandra Puglisi, presidente della Dionisia Events. Ogni dettaglio delle nozze eco-chic è pensato nel rispetto della natura: gli abiti da sposa sono realizzati in fibra di mais, la scenografia floreale mescola elementi naturali e materiali di riciclo per inedite creazioni di design e gli allestimenti per la tavola sono creazioni ecologiche che nascono dalla carta, dal rame, dalla materia lavorata, riscoperta, inventata in percorsi sempre nuovi.
«Il fenomeno non si limita solo alla moda – spiega  – ma contagia tutti i settori, dalla cosmesi al design, dalle automobili al gusto. La tendenza ecologista nata in America è approdata in Italia qualche anno fa, sinonimo di sobrietà, ma ora è interpretata in chiave glamour». Così, l’abito della sposa può essere un vintage, oppure un capo realizzato con tessuti naturali e finiture esclusive per un look che spazia del classico al contemporaneo. Il make up si realizza con prodotti di bellezza organici. Il menù si basa su prodotti del territorio biologici e stagionali preparati secondo i dettami dello slow food e interpretati in modo creativo. Le bomboniere vengono create con prodotti naturali, come un bulbo di fiore da travasare o una pianta che l’invitato potrà tenere in giardino. Un bel ricordo che vive e produce ossigeno.

 

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Soddisfazione per la prima edizione di Change up! Scelgo io®

Circa duemila presenze nell’assolato weekend milanese che ha visto il debutto di Change up! Scelgo io®, l’evento-temporary shop dedicato agli acquisti responsabili e ai consumi sostenibili, tenutosi sabato 21 e domenica 22 maggio a Superstudio Più.
Ad accogliere il visitatore, all’entrata dello Spazio Art Point, il curatissimo allestimento di Bonoldi Giardini: un grande cerchio di prato all’inglese, gioia degli ospiti a quattro zampe, con aiuola di fiori, piante, canne di bambù e zampillo d’acqua; accanto, una bianca pagoda con terreno a ghiaia ha ospitato le giocose sedute eco-toys di Alessandro Acerra (Hibu) e, all’entrata laterale, le alchimie tra l’aria e l’acqua del fotografo Claudio Bonoldi pendevano come gocce da fili trasparenti.
Una cornice curata, compresi gli stand Digiboard eco-compatibili e dotati di alberelli a grandi foglie che le aziende hanno potuto personalizzare, per un appuntamento in nome dell’“etica efficace”, come ha detto Sebastiano Barisoni di Radio24 introducendo l’intervista al presidente del consorzio GOEL, partner di Change up!, qualche ora prima che la fiera aprisse i battenti.
Un buon esordio, dunque, visto che Change up! voleva essere ed è stata un’iniziativa a riprova che l’impresa sociale e la sostenibilità possono essere una valida alternativa all’economia profit e meno sensibile al benessere del pianeta, grazie a prodotti belli, di design e di ottima qualità che invogliano all’acquisto il pubblico più esigente. E a prezzi che, nonostante la preziosità delle materie e un elaborato processo di realizzazione, sono competitivi, in considerazione del fatto che tante volte un basso costo d’acquisto può averne uno molto più alto in termini di legalità o di salute.
Fra gli obiettivi raggiunti da Change up!, quello di aver creato un’atmosfera rilassata che ha stimolato dialogo,
incontri, contatti fra pubblico, imprenditori e professionisti, sicuramente favoriti dalle ottime proposte di cibi
biologici e biodinamici preparati con cura da Biosophia.
Sempre a firma Biosophia, si sono avvicendati altri momenti di “appetitosa socialità”, come l’apprezzatissima degustazione di vini dei colli tortonesi, l’happy hour con aromatiche birre crude e vive, fra cui la Change up! creata apposta per l’occasione, e l’aperitivo “in musica” con il jazz del Rinaldi Baldioli Ruggieri Trio nel giardino adiacente, a chiusura dell’evento. Anche questa zona si è rivelata un piacevole punto di ritrovo: per i bambini, felici di giocare con le camere d’aria di Hell’sKitchen, e per gli adulti, che hanno assistito alle dimostrazioni di taichi chuan, partecipato alle lezioni di yoga, creato fantasiosi bijoux con Poet-à-porter o realizzato cosmetici rigorosamente naturali guidati dall’esperienza di Paola Lambardi.
Compatibilmente con una prima edizione, si è registrato un discreto interesse anche per gli interventi e le presentazioni di realtà importanti nel panorama del nuovo modo di fare impresa e comunicazione e delle scelte
sostenibili: Best up, Centrale di Mobilità, EcoWorldHotel, Greencommerce, GOEL, GreenGeek, ICEA, IMQ, Make a Change, the Hub Milan, REEF Re-Energy Foundation Onlus, TPEnergy, assieme ai contributi culturali degli autori Danilo Bonati e Antonio Galdo. Tutte presenze preziose con cui Change up! si augura di continuare a collaborare per crescere e diventare un messaggio sempre più incisivo.

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Camminare per creare energia pulita

Un’idea innovativa, green, sostenibile e con enormi potenzialità sono le mattonelle piezoelettriche per la pavimentazione PaveGen, rivestite in gomma riciclata al 100% con la struttura anch’essa formata all’80% di materiali riciclati, che accumulano l’energia cinetica che si crea con i passi delle persone e la converte in energia elettrica. Le lastre troveranno la loro prima applicazione durante le Olimpiadi di Londra 2012. Per l’occasione 20 piastrelle verranno istallate sull’attraversamento centrale che va dallo Stadio Olimpico al nuovo centro commerciale Westfield Stratford City. «L’installazione dovrebbe essere sufficiente ad alimentare, grazie al passaggio delle persone, circa la metà dell’illuminazione esterna del centro commerciale» ha dichiarato Laurence Kemball-Cook, il giovane ingegnere che le ha ideate nel 2009. Ogni passo crea una compressione delle lastre di 5 millimetri producendo energia sufficiente a mantenere acceso il LED contenuto in esse per circa 30 secondi. Il dispendio energetico è minimo: le piastrelle consumano infatti solo il 5% dell’energia elettrica che producono. É quindi una tecnologia con un alto potenziale; basti pensare che in media un singolo individuo nella sua vita compie ben 150 milioni di passi e che le applicazioni posso essere molteplici: per fornire energia ai sistemi di illuminazione stradale e pedonale, per la segnaletica o anche per ricaricare batterie e applicazioni a bassa«Si tratta di una fonte di energia elettrica più che sostenibile, che potrebbe far leva sulla coscienza green delle persone, coinvolgendole nella sperimentazione di soluzioni sostenibili» come ha sottolineato Richard Miller, responsabile della sostenibilità del Regno Unito. Questa tecnologia è stata progettata per essere montata senza problemi al posto dei sistemi di pavimentazione esistente, in ambienti interni ed esterni (le lastre sono impermeabili) con alto calpestio. I siti ideali per poter creare una pavimentazione con queste mattonelle sono, quindi, strade trafficate, uffici, eventi, centri commerciali, scuole ed università. potenza.

 

 

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Il quartiere galleggiante sul canale Elibek

Barmbek é in piena espansione: come riferito nel numero 12/2011 di DETAIL, nel 2006 la città di Amburgo ha assegnato dieci posti per case galleggianti, mediante una procedura nazionale senza precedenti. Le città vicine ai fiumi, o attraversate da essi, dovranno utilizzare in futuro le superfici d’acqua per lo sviluppo della città stessa. Così anche la città anseatica, che ha avviato il progetto pilota “Vivere e abitare sull’acqua” ha indetto un concorso dal titolo “Case-barche sul canale Elibek”.

 

I committenti potevano presentare delle idee creative relativamente a due lotti. Alla giuria, presieduta dall’architetto Jürgen Böge, è stato assegnato il “difficile compito della scelta” di 10 vincitori e di 20 potenziali sostituti, tra i più di 400 richiedenti.

I vincitori del concorso hanno potuto realizzare il proprio sogno. Ad Amburgo l’uso di superfici d’acqua non è una novità. Straordinario è il cambiamento di immagine della tipica casa-barca che si è spostato verso un “abitare” così come un “lavorare” ecologico e moderno.

Oltre al progetti della coppia di architetti Amelie Rost e Jörg Niedereh, pubblicato in DETAIL, sono state realizzate altre case-barca. A seguire alcuni dei vincitori del progetto pilota sul “Canale Elibek”. La varietà delle idee proposte dai vincoli del concorso mostra chI candidati, nella maggior parte architetti, potevano dare libero sfogo alle proprie idee: facciate in legno, pannelli in alluminio riflettenti o chiatte lavoro dell’ex Germania dell’Est trasformate in una “nave abitabile”.e la città può avere un interessante futuro architettonico in virtù della sua vicinanza all’acqua.

La “One-of-one”, progettata dall’architetto Thorsten Freier, con una superficie di 135 metri quadrati si nota immediatamente. Dall’esterno la casa-nave a due piani assomiglia ad un veicolo fanta-scientifico del futuro, all’interno, invece, pone il proprio accento su un’atmosfera accogliente. A tal fine è stato utilizzato prevalentemente legno massello e sono stati applicati solo materiali non trattai.

Il quartiere galleggiante ha la potenzialità rendere la città più attraente e di portare nuova vita sul canale. Attualmente sono state già ancorate nove delle dieci barche previste. Altre seguiranno a breve. Nel quartiere “Mitte” sono state già approvate 22 nuove case-navi. Nel 2012 verranno realizzati anche questi “sogni abitativi”.

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Teshima Art Museum

Il museo è rannicchiato, come una goccia di cemento bianco, ai bordi della costa a picco della regione collinare di Teshima. Il guscio curvilineo di calcestruzzo bianco, che trascende ogni distinzione tra arte e architettura, è stato realizzato da Ryue Nishizawa in stretta collaborazione con l’artista Rei Naito. Il Teshima Art Museum, come punto di attrazione per gli appassionati della cultura, è destinato a contribuire alla rinascita dell’isola di Teshima, in passato tristemente nota come “Isola dei rifiuti”.

Architetti: Office of Ryue Nishizawa, Tokio
Ryue Nishizawa, Yusuke Ohi
Artista: Rei Naito, Tokio

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Palacongressi di Rimini

Nell’autunno 2011 é stato inaugurato il più grande centro congressi italiano dotato di 9000 posti a sedere e progettato da Gerkan, Marg und Partner (gmp).

 

L’area dell’ex Fiera di Rimini si è trasformata in un cuore verde il cui lago è collegato con il centro della città mediante un parco che si distende sotto il nuovo ponte.

L’intero complesso é suddiviso in quattro aree che ospitano diverse grandi sale organizzate su due livelli. Nel centro della struttura si trova, a livello del terreno, la sala più grande con una superficie di circa 4800 m². Questa sala multifunzionale – con un’altezza di dodici metri e un anello che la circonda contenente gli impianti tecnici, per gli interpreti simultanei e per la regia – è dotata di pareti scorrevoli a tutt’altezza che possono dividerla secondo diverse varianti e in base ai differenti usi. La capacità totale di 4700 ospiti può essere suddivisa secondo molteplici combinazioni per piccoli eventi o mostre. La sala può essere illuminata naturalmente mediante lucernai piramidali.

Un foyer vetrato ad U circonda questa sala e collega tra di loro tutte le aree del palacongressi. Lo spazioso foyer è alto dodici metri, illuminato da una copertura vetrata, funge da “strada” e, allo stesso tempo, da ampliamento delle singole sale e come area per le pause che può ospitare esposizioni relative alle conferenze.

Nella zona settentrionale del palacongressi sono situate al piano terra delle sale suddivisibili per 600 e 300 persone, la cucina principale e un ulteriore foyer. Il piano superiore ospita invece una sala con posti a sedere fissi per 300 persone e altre sale per 90-120 persone.

All’area meridionale del palacongressi si accede mediante un cortile dalla copertura vetrata che può essere utilizzato anche per mostre. Come nella zona settentrionale a livello del terreno sono situate sale conferenze di medie dimensioni ed un foyer mentre, al piano superiore, si trovano 14 sale conferenze più piccole, da 40 a 120 persone, e alcune sale riunioni.

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Altre opere architettoniche

KAUFHAUS TYROL

  • Architetto David Chipperfield, 2007–2010 ·    Il tempio dello shopping che ha preso il posto del grande magazzino storico nel centro di Innsbruck
  • Facciata principale in vetro ed elementi in calcestruzzo con cemento bianco e marmo
  • L’atrio centrale è illuminato dalla luce del giorno che penetra dall’alto; i piani sono collegati da passerelle e scale mobili che attraversano gli spazi aperti.

CENTRO CONGRESSI CONGRESSPARK IGLS

  • Architetti Albert Weber, Kurt Rumpelmayr, 2005–2007
  • Padiglione in vetro con tetto molto sporgente nel mezzo di un parco con vista a 360 gradi.
  • Le sale per i seminari al centro sono circondate da tutte le altre dotazioni poste nell’area di transizione ben illuminata dalla luce del sole.

MARIA-THERESIEN-STRASSE

  • Architetti “Alles wird gut” 2007–2011
  • Il viale di Innsbruck è divenuto un’elegante zona pedonale lastricata in granito.
  • Gli arredi urbani dorati, gli intarsi e i dispositivi di illuminazione donano alla strada uno splendore particolare.

PISTA DA BOB, DA SLITTINO E SKELETON A IGLS

  • 1976, 2005–2007
  • Rivestimenti esterni in acciaio e alluminio
  • Lunghezza totale 1.270 m, dislivello 100 m, 14 curve (inclusa curva giroscopica), altezza massima delle curve 7 m.
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Innsbrucker Nordkettenbahnen

Fast and beautiful: the cablecars and funiculars up to the Nordkette. More landmarks created by star architect Zaha Hadid. Awarded with the “European Union Prize for Cultural Heritage / EUROPA NOSTRA Award 2010″Imagine having lunch in town, browse the shops, – and then change to a mountain restaurant for a leisurely afternoon coffee. In Innsbruck this is reality, thanks to a total make-over of the rail and cableways leading up to Nordkette, a Mecca for skiers, snowboarders and hikers right on Innsbruck’s doorstep. According to the Innsbruck Nordkettenbahn Ltd, the company responsible for this ambitious construction project, the ride from the city centre to an altitude of 2,300m takes just 20 minutes.From Section 1, with two gondola cable cars, passengers are taken from Hungerburg to Seegrube and Hafelekar. This means fast access to the Nordkette winter fun for skiers, snowboarders and sun seekers alike, to its extreme down-hill runs for pros, off-piste slopes for nature lovers, pipes and backcountry for boarders and freeriders, as well as the sun terraces for those who love to just lounge in the sun.Thanks to the careful adaptation of the upper and lower terminus buildings, which date back to the 1920s, the new mountain link provides an unusual and interesting contrast between state-of-the-art technology and architecture of special historic interest. At the Seegrube there is a choice between a self-service buffet area and an upstairs restaurant with breathtaking panoramic views of the town and surrounding mountains thrown into the bargain. After its completion in November 2007, Section 2, a funicular railway joiningInnsbruck’s historic centre with the Hungerburg area has become an even more spectacular architectural landmark. Zaha Hadid, architect of the unique Bergisel Ski Jump, has designed the downtown terminus as well as the Hungerburg and Alpenzoo stations – daringly structured and boldly functional in a public space. The buildings appear almost to float, as their light, fluid structures contrast with the surrounding mountains while at the same time seamlessly blending into their surroundings. The tracks, too, are routed in a unique way, crossing the river Inn via a suspension bridge and continuing partly through tunnels, partly out in the open, thus providing vistas of the town and its surroundings.By the way, Zaha Hadid – who was the first woman ever to receive in 2004 the prestig-ious Pritzker Architecture Prize – is currently making furore in the Arab world. Her ‘floating towers’, a Dubai business development consisting of three office towers merging into a single structure, represent already at their construction stage one of the most spectacular architectural statements in the United Arab Emirates. Also the plannedDubaiopera house to be built on a man-made island will bear the handwriting of the London-based, Iraqi-born architect.The Congress Innsbruck, just a few steps away fromInnsbruck’s medieval old town, is the starting point for a fascinating journey. In 20 minutes you will travel across town and river, forest and solid rock to get from city centre to the very heart of theAlps. No other city inEuropecan offer a similar contrast between town and mountain to be reached at such speed, in such a spectacular fashion. Once againInnsbruckis living up to its reputation asEurope’s winter sports capital.

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