Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Modena: apre i battenti il nuovo Museo Enzo Ferrari

Le automobili come opere d’arte nell’architettura firmata Future Systems

Ai blocchi di partenza gli appassionati di automobilismo: da domani 10 marzo si apre il nuovo Museo Casa Enzo Ferrari di Modena, dedicato alla figura emblematica della storia dell’automobile.   Il complesso museale porta la firma dello studio londinese Future Systems, fondato da  Jan Kaplický, che nel 2005 si aggiudica il concorso di progettazione ad inviti bandito dalla Fondazione Casa Natale Enzo Ferrari. Nel 2009 Jan Kaplický scompare improvvisamente prima dell’apertura del cantiere e l’incarico della direzione dei lavori viene affidata ad Andrea Morgante, l’allora direttore associato dello studio.   Il progetto si compone di due aree espositive distinte: uno spazio ricavato all’interno della Casa Natale di Enzo 

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Calgary: il nuovo Peace Bridge firmato Santiago Calatrava

Sabato 24 marzo l’inaugurazione del nuovo ponte pedonale

– Design ad eliche circolari rosse, navata unica e 130 metri di lunghezza per il nuovo ponte pedonale, Peace Bridge, progettato da Santiago Calatrava per la città di Calgary, Canada. Il celebre architetto ha tratto la sua ispirazione dalle condizioni ambientali del contesto urbano e paesaggistico. Noto per opere dallo spiccato sviluppo verticale come per esempio l’asse attrezzato Reggio Emilia-Bagnolo o il Sundial Bridge negli Stati Uniti, Calatrava è stato costretto ad avvalersi di non oltre 7 metri di altezza a causa della vicinanza all’eliporto e del rispetto dell’area di interdizione al volo, nonché dei livelli raggiunti dall’acqua e dal ghiaccio del fiume Bow sottostante. Il ponte è stato, pertanto, concepito con una 

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“Una nuova pelle architettonica”_I 150 anni dell’Unità d’Italia: Torino, Firenze e Roma

In occasione di Cersaie 2011

DNA associazione culturale

in collaborazione con

Edi.Cer. Spa

con il sostegno di

Politecnico di Torino

Facoltà di Architettura di Firenze

Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”

 

presentano

Concorso di idee

“Una nuova pelle architettonica”_I 150 anni dell’Unità d’Italia: Torino, Firenze e Roma

 

L’iscrizione al concorso è gratuita ed è rivolta agli iscritti di tutte le Facoltà di Architettura in Italia.

Oggetto di studio la progettazione di una concreta realtà urbana, nelle città di TorinoFirenze e Roma, capitali storiche e quindi simbolo dell’Unità d’Italia.

 

Ai partecipanti sarà richiesto di progettare, scegliendo una tra le tre aree urbane d’intervento proposte, una “nuova pelle architettonica” attraverso l’uso di materiale ceramico italianoutilizzato come rivestimento o parete ventilata.

La tipologia e le caratteristiche del materiale idoneo all’idea da rappresentare dovrà essere scelto all’interno della vasta gamma di prodotti offerti dalle aziende italiane, aderenti al marchio Ceramic Tiles of Italy presenti alla fiera Cersaie, con l’obiettivodi promuovere tra gli studenti di architettura la cultura del prodotto ceramico.

 

E’ possibile scaricare il bando e la domanda di iscrizione ai seguenti indirizzi:

www.progettosapere.eu

www.cersaie.it

 

Termine per l’iscrizione al bando: 30 Giugno 2011

Termine per la consegna degli elaborati: 31 Luglio 2011

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SAIE Selection 2011

SAIE Selection è aperto ai giovani progettisti (under 40) e agli studenti in architettura e ingegneria.

I progetti dovranno rispondere a tre parametri fondamentali:

a. l’Utilizzo di criteri di sostenibilità – riferiti a tutto il ciclo di vita – ma mantenendo una attenzione importante ai criteri di efficienza energetica sino ad arrivare a soluzioni ‘zero emission’
b. Soluzioni innovative di integrazione di materiali, tecnologie, sistemi o metodi costruttivi diversi
c. Costi competitivi dell’intervento, in cui i costi di realizzazione siano accompagnati da valutazioni di minori costi di esercizio e manutenzione

Particolare attenzione sarà posta nella valutazione di soluzioni innovative che si riferiscono a:

b1. Energia e Sostenibilità, con soluzioni innovative di integrazione di materiali, tecnologie, sistemi, classificando la soluzione proposta secondo la tecnologia costruttiva prioritaria prescelta:
1. Metal & Glass
2. Brick
3. Wood
4. Concrete
b2. Servizi per progettare, costruire , mantenere, con soluzioni realizzate/progettate con sistemi evoluti e ad elevata integrazione (BIM, Intelligent design aid, etc)
c. Cantiere e Produzione,con soluzione innovative adottate per efficienza e sicurezza, anche con sistemi ad elevata industrializzazione e/o soluzioni off-site.

La selezione si articolerà nelle 4 categorie che si riferiscono alla tecnologia costruttiva prioritaria prescelta:
1. Metal & Glass
2. Brick
3. Wood
4. Concrete

Il termine ultimo di presentazione è fissato al 3 settembre 2011

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HANGAR DESIGN GROUP VINCE IL COMPASSO D’ORO ADI 2011

Il più autorevole premio mondiale di design suggella un progetto di eccellenza, già premiato all’Expo di Shanghai nell’ambito della mostra Italia degli Innovatori.

La casa mobile Sunset – progettata da Hangar Design Group per il brand Movit di Pircher Oberland – vince l’ambito premio per la categoria DESIGN PER L’AMBIENTE, grazie ad un concept innovativo che sa coniugare le migliori soluzioni di funzionalità e stile con le esigenze di sostenibilità ambientale proprie dell’architettura contemporanea.

Ricerca, passione, visione: ecco gli ingredienti di una filosofia progettuale innovativa e coerente: “Ogni volta che affrontiamo un progetto, si tratti del disegno di un logo, di un sito web o di una microarchitettura, cerchiamo di sviluppare una riflessione organica che inquadra il progetto specifico in un universo di riferimento coerente” – commentano i creativi di Hangar Design Group. “La casa mobile Sunset si caratterizza per un concept semplice ma innovativo e per la massima efficienza energetica a impatto zero, nel rispetto del paesaggio. La sua qualità è certificata in classe A secondo gli standard internazionali CasaClima, sia in termini di processi produttivi, che di gestione am

bientale e materie prime utilizzate.”

Fonte: http://vimeo.com/user6067356/sunset-compasso-doro

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Progetti “On Line”

“Projects” Sezione del Portale di Architettura e Ingegneria Prog-Res dove vengono raggruppati sintesi di progetti come espressione della creatività e del vivere.

Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all’uso de gli homini. Leon Battista Alberti1450

Nuovo spazio libero dove confrontare gli aspetti creativi dei progetti e dei progettisti.

Vai a: PROJECTS

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Sugamo Shinking Bank: l’arcobaleno ‘mille-feuille’

Un arcobaleno “mille-feuille”, così la francese Emmanuelle Moureaux, a capo dell’omonimo studio d’architettura con sede a Tokyo, ha definito l’edificio progettato e realizzato per la Sugamo Shinking Bank nella capitale giapponese.  
A comporre la spettacolare facciata dell’edificio, situato nel distretto cittadino di Shimura, è una successione di piani di diversa lunghezza, colorati in 12 tonalità cromatiche, che sembrano attraversare un monolitico, grande corpo bianco per “romperne” l’introversione e rallegrarne la candida superficie con una moltitudine di riflessi cangianti. Nelle ore notturne gli inserti colorati sono illuminati artificialmente a seconda della stagione e del momento della giornata, creando atmosfere sempre differenti. Tre i livelli su cui si sviluppa l’edificio. Il primo ospita ATM, sportelli, uffici e uno spazio aperto, popolato di sedute in 14 colori differenti. Il secondo accoglie uffici, sale riunioni e una caffetteria, mentre il terzo è riservato al personale. La ricerca della leggerezza caratterizza tutto il progetto. Gli interni sono illuminati da tre pozzi di luce di forma ellittica che percorrono altrettanti livelli dell’edificio, contribuendo alla ventilazione delle sale e l’afflusso di luce naturale. Le pareti sono decorate con un motivo a“dente di leone” (il fiore dall’impalpabile corolla). Per la pavimentazione è stato selezionato del parquet chiaro.

Fonte: Archiportale

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Il fascino dell’analogico

L’allarme acustico progettato da Jamie McMahon

I suoni delle sveglie diventano giorno dopo giorno più fastidiosi. Tantissimi sono coloro che ad esempio utilizzano la funzione sveglia all’interno del proprio cellulare, sempre meno scelgono la radio sveglia e inutile dire che canto del gallo è un ricordo svanito o forse sempre appartenuto al mondo delle favole.
Ma progresso non sempre significa abbandonare per sempre strumenti e oggetti del passati. E di questo avviso sembra essereJamie McMahon, product designer formatosi presso l’Università di Dundee, in Scozia, che, per allietare il risveglio ha riproposto un suono acustico e non digitale.

Ecco così sviluppato un modello dal fascino antico, non solo nell’aspetto ma anche nel segnale acustico, più piacevole e meno invasivo. Si chiama The Acoustic Alarm e si ispira a diversi strumenti musicali. L’allarme acustico utilizza un plettro per pizzicare delle corde che ricordano quelle della chitarra.
Tre sono i materiali che compongono The Acoustic Alarm: legno di betulla, legno di noce e acciaio inox. L’allarme acustico è stato interamente lavorato a mano. Il corpo, fatto con la betulla, è stata rifinito con una cera trasparente per mantenere il colore naturale del legno. I piroli sono stati realizzati invece in noce per dare un contrasto nelle tonalità del legno, così come dare forza ai pezzi con più tensione. Le manopole sono invece in acciaio inox.

A proposito della sua creazione Jamie McMahon affrema: “Le emozioni umane sono influenzate da molti fattori, e uno di questi fattori che più infastidisce le persone è il suono della loro sveglia. The Acoustic Alarm sostituisce i fastidiosi suoni analogici con una melodia rilassante e acustica, che è stata progettata dando all’utente la possibilità di scegliere il tono dell’allarme, regolando i piroli ai quali sono legate le corde.”

 

Fonte: Tecnici.it

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Harpa Concert Hall: un monolite luminoso affacciato sull’Atlantico

Un’architettura suggestiva come la terra che la ospita  inaugurata il 4 maggio, nella città di Reykjavik (Islanda): si tratta dell’Harpa Concert Hall e Conference Center progettata da Henning Larsen Architects, quale nuova sede ufficiale dell’Orchestra Sinfonica e del Teatro dell’Opera d’Islanda.

L’intervento, finanziato dalla città di Reykjavik e dal Governo Islandese, rientra nel più ampio “East Harbour Project”, un piano per lo sviluppo urbano e la rivitalizzazione della banchina portuale orientale della città attraverso la creazione di una nuova piazza, una via dello shopping, un hotel, edifici residenziali istituzioni educative ed edifici industriali.

Situata in una zona poco urbanizzata, al confine tra terra e Oceano Atlantico, la struttura appare come un’enorme scultura luminosa, sulla quale si riflettono i colori del cielo e della banchina portuale di Faxaflói. Elemento caratteristico dell’edificio è la spettacolare facciata (progettata in stretta collaborazione con lo studio d’architettura islandese Batteriid e con l’artista danese-islandese Olafur Eliasson, assieme agli studi d’ingegneria tedeschi Rambøll e GmbH artengineering), su cui è riprodotto il pattern geometrico del basalto cristallizzato. Realizzata in vetro e acciaio con un sistema geometrico modulare dodecagonale a nido d’ape, detto “quasi-mattone”, la pelle esterna trasforma l’edificio in un caleidoscopico gioco di superfici trasparenti ed opache variamente colorate, riflesso negli oltre mille “quasi-mattoni” che compongono la sola facciata meridionale. Le altre facciate e la copertura dell’auditorium sono costituite da rappresentazioni in sezione di questo sistema geometrico, con facciate bidimensionali piane di telai strutturali a cinque o sei facce.

La trasparenza e la luminosità della pelle esterna “de-materializzano” l’edificio quale elemento statico e trasformano il fronte esterno in una superficie sensibile ai cambiamenti climatici esterni, variamente sfaccettata e dall’aspetto cangiante a seconda della posizione dell’osservatore. L’impiego congiunto di modelli tridimensionali, modeling finiti, tecniche di visualizzazione digitale bozzetti, modelli e mock-up ha permesso lo sviluppo di un design tanto complesso e spettacolare.

Dal punto di vista funzionale, il complesso da 29mila mq si affaccia su una nuova piazza, realizzata  in posizione frontale rispetto alla hall d’accesso. Al centro della struttura 4 grandi sale raggiungibili dal foyer, sviluppato circolarmente attorno al perimetro dell’auditorium principale. Nella parte posteriore del volume sono inseriti uffici amministrativi, sala prova e camerini. Le tre sale principali sono poste l’una accanto all’altra, con un ingresso al pubblico sul lato sud e un accesso alla porzione del backstage sul fronte nord. Inoltre il quarto piano dell’edificio ospita una sala polifunzionale dove poter allestire spettacoli più piccoli e ricevimenti.

 

Fonte: Archi Portale

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Il Grande “surf” di Steven Hool

La “Cité de l’Océan et du surf” è un progetto di Steven Holl Architects e dell’artista e architetto brasiliano Fabiào Solange.

Appena completato e pronto per l’inaugurazione che si terrà il prossimo giugno, il museo si propone di sensibilizzare le persone sulle questioni oceaniche e sugli aspetti scientifici del surf e del mare. Il complesso, situato a Biarritz, in Francia, è il risultato di un concorso internazionale del 2005 per il quale il progetto di collaborazione tra Holl e Solange ha vinto il primo posto. L’idea fulcro iniziale del progetto ruota attorno al concetto spaziale di “sotto il cielo” e “sotto il mare”. Il design dell’edificio appare infatti creare un luogo centrale di ritrovo che è aperto e sensibile verso l’ambiente circostante. Come un’onda gigante che si innalza verso il mare, il museo è composto da strutture in vetro che si ancorano al cemento bianco che le circonda. Arditamente inserito nel sito, l’edificio usa la trasparenza, la propria forma identitaria e i materiali, per generare un profilo unico che sorge dal terreno per inquadrare il mare, il cielo e l’orizzonte.

All’interno, strutture convesse e sagome ricavate dal terreno formano i principali spazi espositivi. Collocati in gran parte sotto terra, gli ampi ma chiusi volumi sembrano proiettare la sensazione di essere immersi sott’acqua. Soffitti crescenti e curve forti definiscono il carattere complessivo dell’edificio e ne chiarificano il programma di ogni area, che va dai luoghi di aggregazione agli spazi per installazioni sperimentali.

 

Fonte: Architetti.Info

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Verona 4-6 maggio: Solarexpo e Greenbuilding

Nella prima decade di maggio Verona sarà la capitale italiana ed europea delle fonti rinnovabili. Per tre giorni, da mercoledì 4 a venerdì 6, i padiglioni della Fiera ospiteranno la 12/ma edizione di Solarexpo, mostra internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita
L’edizione 2011 sarà all’insegna dei record: già battuto il numero di espositori che dai 1.268 della scorsa edizione, supereranno quota 1350, con una crescita sia numerica che di presenza di stranieri. L’ampliamento ha portato gli organizzatori ad allestire la mostra in undici padiglioni, uno in più rispetto allo scorso anno. Nuovi primati sono attesi anche per quanto riguarda i visitatori, che dovrebbero superare quota 70mila dopo i 69.500 dello scorso anno, così come il numero di giornalisti accreditati, dopo che lo scorso erano stati 230, un numero già ingente per una rassegna fieristica. L’edizione 2011 di Solarexpo è da record anche a livello organizzativo: saranno complessivamente una sessantina di appuntamenti tra informazione, aggiornamento e formazione, in cui verranno presentate le principali novità internazionali nel settore delle rinnovabili. Un calendario fittissimo e variegato, con convegni a livello nazionale e internazionale rivolti agli operatori economici, dei quali molti attesi dall’estero. Anche quest’anno saranno presentate in esclusiva le innovazioni attraverso technology focus e progetti speciali dedicati a tematiche di massima attualità e agli scenari futuri del mercato. In parallelo a Solarexpo spicca la quinta edizione di Greenbuilding, la mostra-convegno dedicata all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile, che proporrà come evento speciale “Illuminazioni”, lo show-room di nuova concezione dedicato all’eccellenza del costruire, che quest’anno sarà dedicato al tema sulla riqualificazione energetica degli edifici storici. Ritorna anche l’appuntamento con l’evento speciale “Solarch”, building solar design & technologies che, collocandosi a cavallo tra Greenbuilding e Solarexpo, rappresenta la continuità tra architettura sostenibile e tecnologie solari.

Fonte: Ansa

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Riapre Ercolano

Riapre il sito archeologico di Ercolano celebrando così dieci anni di attività dell’“Herculaneum Conservation Project” per la salvaguardia dell’antica Ercolano.
Si tratta di una collaborazione fra il Packard Humanities Institute, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e la British School at Rome. Una cooperazione tra pubblico e privato che ha permesso di arrestare e ridurre drasticamente il grave degrado in cui versava il sito archeologico alla fine del ventesimo secolo. La riapertura del Decumano Massimo segna l’ultima tappa nel processo di progressiva restituzione al pubblico godimento del reticolo urbano.
Per la prima volta dagli anni ‘80, infatti, le strade dell’antica Ercolano sono tutte aperte al pubblico. Nei prossimi anni i lavori continueranno con la riapertura di ulteriori aree, tra cui la Casa del Rilievo di Telefo e l’Antica Spiaggia con il suo percorso che condurrà fino alla Villa dei Papiri. Molte delle lezioni apprese nell’ultimo decennio grazie all’Herculaneum Conservation Project sono potenzialmente applicabili ad altri siti archeologici.

Fonte: ProgettoRestauro

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Ischia di architettura 2011: al via il premio internazionale

E’ appena partita l’edizione 2011 del “premio internazionale Ischia di architettura“. Quest’anno il Premio è frutto della collaborazione tra l’associazione PIDA, l’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia e l’Associazione Nazionale Architettura Bio Ecologica.
Anche quest’anno si pone l’obiettivo di mettere a confronto le architetture del mondo del turismo italiane con quelle estere – quest’anno emiratine – con l’ambizione di diventare il premio di riferimento per “Gli Alberghi e le SPA più belle del mondo”. Evidenziare con occhio critico il ruolo e la responsabilità che l’architettura e l’architetto assumono nel processo di trasformazione del paesaggio e di costruzione delle politiche di sviluppo. Un processo dal quale la società può trarre grandi benefici ambientali, sociali, economici ma che negli ultimi decenni invece ha prodotto in Italia degrado ambientale ed impoverimento culturale. I feroci abusi perpetrati a danno dell’ambiente naturale richiedono all’ architettura un’ inversione di tendenza, una “rivoluzione culturale” che parta dall’equilibrio tra ambiente naturale e ambiente costruito e porti ad una trasformazione del territorio che abbia nei suoi principi la “Bellezza della Natura”, la “Bellezza dell’Arte”, la “Bellezza della Tecnica”. L’architettura oggi, come nel passato, ha il compito di definire l’identità dei luoghi e degli spazi di una società in continua evoluzione, ma deve insieme confrontarsi con uno scenario radicalmente mutato; deve favorire la crescita culturale e civile del cittadino ma deve anche essere capace di emozionare.
La qualità in architettura deve essere garantita dall’utilizzo efficiente e trasparente degli strumenti concorsuali. Un progetto democratico e partecipato è un’ investimento ed un diritto del quale la società civile moderna non può farne a meno. Gli esempi in tale senso di città e borghi europee quali quelle francesi, austriache, olandesi e danesi, sono sotto gli occhi di tutti e sono per noi un riferimento.
Essendo l’Italia un paese che vive di turismo, una buona parte dell’architettura che si realizza nel nostro paese è dedicata a questo settore, ed è per tale motivo che intervenendo su questa tematica si può incidere sulla qualità di vita della società civile. Tema del premio è dunque la qualità dell’ospitare. Ospitare, accogliere, ricevere sono vocazioni ataviche dell’architettura. Il premio viene assegnato alle opere di architettura ultimate e documentabili riferite all’ospitalità turistica quali: alberghi, terme, SPA, parchi termali, villaggi turistici, agriturismi ecc. che sappiano coniugare la qualità dell’ospitare con il rispetto dell’ambiente. Le opere possono riguardare la realizzazione di nuova architettura o il recupero, la riqualificazione, l’ampliamento di edifici esistenti purché sia chiaramente leggibile un esplicito ed autonomo dialogo con la contemporaneità. Per la sezione Interior Design il tema viene ristretto agli interventi che abbiano riguardato il solo arredamento ed allestimento interno o esterno degli spazi legati al tema (comunemente definito contract).
Tutto il materiale dovrà pervenire entro il prossimo 13 Giugno 2011. Ai soli primi cinque classificati sarà richiesto di integrare il materiale entro il 9 luglio 2011. La proclamazione dei vincitori verrà comunicata ai media il giorno 24 giugno 2011 attraverso i siti web istituzionali ed attraverso l’invio di comunicazione ufficiale tramite email a tutti i partecipanti .
• Al primo classificato di ogni sezione sarà riconosciuto un premio di 3mila euro più scultura PIDA.
• Al secondo classificato di ogni sezione sarà riconosciuto un premio di mille e 500 euro.
• Al terzo classificato di ogni sezione sarà riconosciuto un premio di 750euro.
Verrà allestita, dal 21 al 31 luglio 2011, nella Villa La Colombaia sita in Forio d’Ischia (NA), una mostra dei progetti dei primi cinque classificati della sezione a concorso.

Fonte: Archiportale

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L’italia festeggia i 150 con il design!

L’Italia festeggia i 150anni di unità nazionale e sono moltissime le iniziative, anche nel campo del design, per celebrare al meglio questo speciale anniversario. L’Italia festeggia il tricolore e il design lo celebra in ogni sua declinazione.
Cassina, Moroso, Vitrum, Effebiquadro, Foscarini, Jacuzzi, Bialetti, Faber, Natuzzi…. gli omaggi all’Italia aumentano ad ogni minuto che passa. I tre colori simbolo dell’Italia vengono interpretati da designer ed aziende italiane per ricordare la storia del nostro paese.
Una piccola anteprima la vedemmo allo scorso Salone del Mobile con i tavoli Cassina editi da Gaetano Pesce.
Quest’anno al coro si aggiungono a grande voce moltissime altre aziende. A breve sarà disponibile anche il secondo numero di Inventario*, bookzine diretto da Beppe Finessi, promosso e sostenuto da Foscarini ed edito da Corraini, la cui copertina sarà dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia: un vero e proprio omaggio al Tricolore e al significato dei suoi colori. Non mancano neanche le installazioni. Milano centrale si sveglia in questi giorni con tre porte aperte da cui sono passate decine di persone, in prevalenza stranieri. Per tutti un caloroso benvenuto nel segno dell’accoglienza, in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia. Celebrazioni un po’ forzate o omaggi sentiti, non ci resta che festeggiare sempre e comunque con il design!

Fonte: Architettura&Design

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Europan 11: concorso biennale europeo under 40

È partita la 11ª edizione del concorso biennale europeo Europan 11 rivolto a tutti i giovani architetti e professionisti della progettazione europei con meno di quarant’anni.
Tema del 2011 è “Risonanza fra i territori e modi di vita. Quali architetture per una città sostenibile?” Europan è una procedura concorsuale coordinata dall’organizzazione europea Europan, unica in Europa, che riunisce, in un organismo, le Associazioni nazionali che ne condividono la missione.
Con la undicesima edizione, si festeggia il superamento dei suoi venti anni di attività. In ciascun paese le Associazioni nazionali di Europan coinvolgono rappresentanti del mondo dell’architettura, delle istituzioni pubbliche, degli operatori e del mondo della ricerca interessati ai temi dell’abitare ed alle sperimentazioni sull’avvenire dell’ambiente residenziale e sulle trasformazioni dei “modi di vita”.
Tra gli obiettivi di Europan:
• aiutare gli Enti e gli Amministratori pubblici, che aderiscono ai concorsi Europan, ad affrontare problematiche complesse difficilmente riconducibili ad altre procedure concorsuali e a dotarsi di un portafoglio di progetti di sicura qualità architettonica e urbana, contenenti elementi progettuali di livello più avanzato di un preliminare;
• promuovere attraverso le reti di pubblicizzazione proprie di Europan le politiche urbane delle Amministrazioni evidenziando problematiche, programmi e risultati ottenuti dagli esiti del concorso;
• promuovere, attraverso la pubblicizzazione delle proposte premiate e l’organizzazione di momenti di dibattito intorno ai temi della residenza e dei processi urbani innovativi, nei paesi che partecipano ad Europan, la realizzazione di studi urbani e programmi sperimentali affidati ai giovani architetti premiati;
• aiutare i giovani professionisti europei a far conoscere, al livello nazionale ed internazionale, le loro migliori idee progettuali.
Nella prospettiva di un’apertura e di una cooperazione all’interno di un’Europa allargata, il concorso mira ad approfondire le conoscenze e le riflessioni sulla residenza e sull’urbanistica e a favorire gli scambi in materia fra i vari paesi europei. Il concorso intende quindi promuovere, nei paesi partecipanti, studi urbani ed interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale e attivare processi innovativi di sviluppo urbano. In particolare il concorso è aperto a tutti i gruppi composti da un architetto, che può partecipare in forma singola oppure associato ad uno o più giovani professionisti della stessa o di altre discipline ( architetti, urbanisti, paesaggisti, ingegneri, artisti, etc.). Tutti i candidati (capogruppo, associato, collaboratore), indipendentemente dalla loro professione, dovranno avere meno di quarant’anni alla data di scadenza della consegna dei progetti. La data di chiusura delle registrazioni è prevista per il prossimo 10 Giugno 2011, mentre per gli elaborati c’è tempo fino al 30 giugno 2011. L’iscrizione si effettua attraverso il sito web europeo: www.europan-europe.com. Per un sostegno alla partecipazione si può fare riferimento al sito Europan Italia.

Fonte: Archiportale

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MIPIM 2011 premia il Nuovo Stadio di Siena

È firmato da Iotti e Pavarani il progetto del Nuovo Stadio di Siena, unica proposta italiana selezionata tra i vincitori dei Mipim Architectural Review future projects awards 2011. Il riconoscimento, istituito dal 2002 dalla rivista internazionale The Architectural Review e dal Mipim, premia progetti ancora non realizzati, ma ritenuti dalla giuria molto significativi in termini di capacità innovativa di approccio al programma, sensibilità architettonica, impatto sul paesaggio e sull’ambiente umano, rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale.
Selezionato come vincitore nella sezione “Retail and Leisure”, il progetto architettonico e paesaggistico di Iotti + Pavarani Architetti (team leader) e Marazzi Architetti, sviluppato in collaborazione con Arch. Giovanni Cenna(progetto architettonico), Favero&Milan (strutture), Manens Intertecnica (impianti) e AI Engineering (studi ambientali e paesaggistici) si è aggiudicato nel 2004 il primo premio nel concorso internazionale di progettazione in due fasi indetto dal Comune di Siena per il Nuovo Stadio a Isola d’Arbia ed è stato successivamente sviluppato in ulteriori fasi di progettazione (Il progetto definitivo è stato approvato nel 2009).
Il progetto verrà esposto con gli altri vincitori delle diverse categorie al Mipim di Cannes, il principale Forum Internazionale dedicato al Real Estate che si terrà dal 8 al 11 marzo 2011, e pubblicato all’interno del catalogo ufficiale della manifestazione. La cerimonia di premiazione avverrà mercoledì 9 marzo al Palais Stephanie di Cannes.
La giuria ha individuato sette vincitori fra centinaia di candidati, con progetti sviluppati in Qatar, Cina, USA, Gran Bretagna, Dubai, Italia e Francia. Tra i vincitori di questa edizione ci sono, in altre categorie, Skidmore, Owings & Merrill, Terry Farrell & Partners, Arup, mentre nelle passate si annoverano Jean Nouvel, Mario Cucinella, Coop Himmelblau, LAN Architecture.
Il progetto del Nuovo Stadio prevede la riorganizzazione di una area vasta di circa 40 ha a Isola d’Arbia (5km a sud del centro città) quale parco dello sport e l’inserimento di una nuova struttura sportiva – dimensionata su un campo di gioco regolamentare per la massima categoria ed una capienza di 20.000 spettatori a sedere coperti – “adagiata” e conformata sulla morfologia del paesaggio circostante, con una proposta che si afferma per il riuscito inserimento paesaggistico di una infrastruttura – generalmente invasiva – nel contesto delicato e stimolante delle colline toscane intorno a Siena e per l’attenzione prestata al rispetto di principi di sostenibilità ambientale. Il progetto sviluppa infatti il tema dello stadio assumendo l’eccezionale geografia delle aree proposte come condizione irripetibile: superando il consueto modello del contenitore chiuso ed introverso, come un Anfiteatro Greco lo stadio si apre per accogliere il paesaggio ed inquadrare Siena sullo sfondo. Il progetto è stato sottoposto alle procedure di valutazione di impatto ambientale e di verifica della compatibilità paesaggistica con risultato positivo. Inoltre, date le caratteristiche di eccezionalità del progetto, Ai Engineering ha sviluppato anche l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA – Life Cycle Assessment) dello stadio e delle urbanizzazioni circostanti. Tale metodologia, innovativa in Italia nell’applicazione alle costruzioni, ha dimostrato come le scelte progettuali condotte garantiscano una reale sostenibilità ambientale del nuovo impianto.

Fonte: ArchiPortale

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Monte dei Paschi di Siena: il bancomat solare

Con lo scopo di incrementare la capillarità dei propri servizi la Banca Monte dei Paschi di Siena decise di realizzare delle postazioni di self banking da posizionare in occasioni di manifestazioni, in prossimità di insediamenti produttivi o turistici, oppure in quartieri e località distanti dalle proprie dipendenze. La soluzione più ovvia, fino a quel momento adottata, era quella di realizzare un piccolo manufatto in muratura, con caratteristiche fisiche idonee a garantire la sicurezza dell’apparecchiatura elettronica di self banking contro le effrazioni, dotandola nel contempo degli impianti idonei a creare all’interno un microclima ottimale per il funzionamento degli apparati elettronici. Alla luce della politica socio ambientale adottata da alcuni anni dalla Banca MPS, il progettista, l’arch. Franco Biondi, ha cercato di conferire alla postazione dei contenuti che andassero al di là della mera funzionalità e del rapporto con il contesto circostante. L’obiettivo era quello di realizzare un’architettura con un impatto nullo nei confronti dell’ambiente ma che addirittura contribuisse ad un apporto positivo nei confronti del suddetto alla stregua di un albero. Inoltre la postazione di self-banking doveva essere realizzata in serie in officina per poi essere facilmente trasportabile e assemblabile sul posto.
Ne è scaturito un manufatto costituito essenzialmente da cinque elementi distinti: un elemento di forma cubica atto a contenere gli impianti e l’apparecchiatura self-service; una struttura di sostegno della copertura rivestita in acciaio cor-ten; una copertura inclinata per proteggere il cubo dalle intemperie, per ombreggiare la postazione e per generare l’energia necessaria al funzionamento delle apparecchiature elettroniche e di illuminazione; una parete metallica frangisole; una “pelle esterna”, tipo facciata ventilata GRANITECH, costituita da piastrelle di grès porcellanato Fiandre Extra White ACTIVE.
La facciata ventilata del cubo espleta due delle tre funzioni che attribuiscono al bancomat solare l’appellativo di “architettura attiva”: generare, grazie ad uno studio attento delle ombre portate della copertura fotovoltaica e della rete laterale, fra la superficie ceramica e quella blindata, un moto convettivo dell’aria (effetto camino) che contribuisce a creare naturalmente all’interno del cubo un microclima, per temperatura e tasso di umidità, ideale al funzionamento delle apparecchiature elettroniche senza l’ausilio di un impianto di climatizzazione che dissipa energia; contribuire all’abbattimento degli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera grazie all’azione foto catalitica del biossido di titanio presente nelle piastrelle di grès porcellanato Fiandre Extra White ACTIVE. La terza funzione “attiva” del bancomat solare è rappresentata dalla produzione di energia elettrica, necessaria al funzionamento delle apparecchiature e del sistema di illuminazione, tramite i pannelli fotovoltaici installati nella copertura inclinata. La parete frangisole è realizzata con una rete metallica in acciaio inox di tipo architettonico ed ha, come già descritto in precedenza, sia la funzione di proiettare sulla parete ventilata GRANITECH del cubo più esposta ai raggi solari una superficie di ombra e sia quella di sostenere insegne o messaggi pubblicitari della Banca. La modularità della “pelle esterna Fiandre ACTIVE” è stata studiata appositamente per l’installazione di monitor LCD idonei per la pubblicità e l’informazione dinamica, oppure, come nell’ultima postazione realizzata, una piastrella 600×600 mm. è stata resa apribile per occultare le prese di ricarica di veicoli ecologici.
Sono stati progettati due diversi tipi di postazione self-banking: una statica con allaccio alle reti elettrica e telefonica, utilizzando il sistema di scambio di energia con il gestore e beneficiando degli incentivi di legge e una “nomade” completamente affrancata dalla rete elettrica e telefonica via cavo. Quest’ultima postazione, particolarmente indicata per installazioni temporanee ed in zone non raggiunte dalle reti dei gestori delle linee elettriche e telefoniche, è equipaggiata con un set di accumulatori che riescono a garantire il funzionamento degli apparati per tre giorni, nel caso del tutto remoto, che i pannelli non contribuiscano per tale lasso di tempo ad un minimo di ricarica. Dalle esperienze desunte dalle postazioni fin qui installate, in un arco temporale significativo, è risultato che nel corso di un anno solare l’energia elettrica prodotta dai pannelli è maggiore di quella consumata dalle apparecchiature. Pertanto la postazione di self banking può essere associata ad una piccola stazione di generazione di energia che immette nella rete, laddove questa è presente, energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. La postazione “bancomat solare” è stata studiata per poter ospitare anche altri servizi di pubblica utilità che vanno al di là della funzione bancaria, come ad esempio le prese per la ricarica di energia, monitor per fornire informazioni e altre apparecchiature self service per i più svariati servizi.
L’arch. Franco Biondi ha affermato: La “pelle esterna” rivestita con piastrelle di grès porcellanato Fiandre ACTIVE ha una superficie di circa 25 mq., la loro azione nei confronti dell’ambiente, come risulta da specifiche ricerche, equivale a quella di un albero di medio fusto. Pertanto possiamo affermare che l’installazione di un bancomat solare, grazie ad ACTIVE di Fiandre, equivale a piantare un albero nell’ambiente dove viviamo.

Fonte: Archiportale

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L’importanza del colore – Intervista al Prof.Massimo Caiazzo

Tutto ciò che ci circonda ha un colore; il colore è parte integrante della nostra vita e ne siamo influenzati psicologicamente e fisiologicamente anche nella quotidianità. Ma siamo sicuri di dare la giusta importanza al colore in fase di progettazione? Il colore è solo un elemento decorativo oppure deve essere considerato un elemento determinante del nostro progetto? Per avere risposte a queste domande e per comprendere l’influenza del colore in tutto ciò che ci sta intorno abbiamo voluto interpellare uno dei massimi esperti dell’argomento. Abbiamo posto alcune domande al Prof.Massimo Caiazzo, Designer, Colour Consultant e Vicepresidente per l’Italia del Comitato Internazionale dello IACC International Association of Color Consultants (www.iaccna.org), l’associazione che riunisce i progettisti del colore più antica del mondo. 

Lo studio della “nuova percezione del suono e del colore” è il filo conduttore del suo lavoro, improntato alla contaminazione tra diverse discipline.  Il suo eclettismo professionale e artistico, ha trovato spazio anche in campo industriale dove è consulente di importanti aziende. Nella sua attività di Color Consultant, ha sviluppato studi cromatici in diversi settori: nautico, automobilistico (Fiat 500, Lancia Y), nel trasporto pubblico (autobus a gas naturale, Verona), nell’arredo urbano (arredo per la città di Napoli), nell’architettura d’interni (casa-studio di Gianna Nannini, Milano; Banca Albertini Syz, Milano), nel design (Philips, Alessi, Swatch, Bisazza), nella moda (Etro, Guardiani), nell’exhibit design (Essere-Benessere Triennale di Milano; Normali Meraviglie, Genova), nell’ideazione di eventi e performance (Colour is Music, Milano; Synestesia, Milano) e in ambito artistico (è autore con Alessandro Mendini di “Biancaneve”, scultura ispirata ai sette colori dell’arcobaleno, collezione “Future Film Festival”). Suoi lavori sono esposti nelle collezioni del “Museum fur Kunst und Gewerbe”di Amburgo, del “Musèe Les Arts Dècoratifs” del Louvre di Parigi e del”Museum 4th Block of ecological art” di Kiev. La sua biografia completa è disponibile sul sito www.massimocaiazzo.com

 

Quale è il ruolo della IACC International Association of Color Consultants? Presente in 14 paesi, IACC è la più antica ed autorevole istituzione internazionale finalizzata alla diffusione della cultura progettuale del colore. L’Associazione prepara ed accredita progettisti e consulenti del colore che operano principalmente nell’ambito dell’architettura del design e in tutti i settori in cui il colore riveste un ruolo fondamentale. Da oltre cinquanta anni IACC organizza corsi di alta formazione e promuove il riconoscimento delle figure professionali del Colour Consultant e del Colour Designer. Nel 2009 nasce IACC Italia che, nel pieno rispetto del disciplinare internazionale, si impegna concretamente a formare, valorizzare e regolamentare, su tutto il territorio nazionale, le attività di ricercatori e progettisti del colore. Nel gennaio 2011 sono stati avviati anche in Italia il programma di formazione di IAC che prevede lo studio di diverse discipline correlate con il colore e tutte le sue sfaccettature: dal rapporto con la luce negli ambienti fino alle sue applicazioni nel marketing. Per conseguire il Diploma IACC è necessario frequentare il ciclo completo di quattro i seminari e presentare una tesi di laurea finale con conseguente valutazione di idoneità da parte di una commissione speciale composta da esperti di varie nazioni. Naturalmente, però, chi desidera semplicemente ampliare il proprio bagaglio culturale senza la necessità di conseguire il Diploma IACC può iscriversi comunque ad uno o più seminari. Il primo dei quattro seminari italiani si è appena concluso presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano. Attualmente stiamo organizzando il Seminario n2 (dal 19 al 23 giugno 2011) sempre alla NABA. Il seminario prevede la partecipazione di un massimo di 25 persone, per un totale di 40 ore di lezione con traduzione simultanea dall’inglese, organizzate secondo il modello IACC, già adottato in molte università statunitensi come Berkeley e UCLA oltre che in altri prestigiosi istituti di tutto il mondo. Coloro che non hanno potuto frequentare il Seminario n1 possono comunque iscriversi al Seminario n2, frequentando, il 18 giugno 2011, l’introduzione del Seminario1 che potranno completare nel gennaio 2012.

Come è nata in Lei questa particolare attrazione per i colori? Potrei dire che sin da quando ero bambino il colore ha sempre esercitato su di me una irresistibile attrazione appagando sia la mia curiosità, che il desiderio di esprimermi senza usare le parole. Nell’esperienza del colore, infatti, tutte le informazioni confluiscono in una percezione unitaria dove conoscenza e istinto si fondono. L’argomento colore, si presta molto all’approccio eclettico in quanto può essere analizzato da infiniti punti di vista e in ogni campo del sapere, sia in chiave scientifica che umanistica: dalla filosofia alle scienze naturali, dalla biologia alla medicina, dall’antropologia alla psicologia, dalla fisica alla teoria del colore, dal design all’ergonomia visiva, dall’architettura all’arte. Il colore con la sua impareggiabile capacità di raccontare ogni aspetto della vita è un prezioso strumento per rappresentare la condizione umana.

Lei ha esperienza di Colour Consulting in parecchi settori. In quale secondo Lei viene richiesta una maggiore attenzione nello studio del colore e per quale motivo? Il colore è sempre contestuale, e soprattutto nell’ambito delle arti applicate, assume valenze e significati sempre diversi. I colori con i loro attributi e le infinite possibilità di combinazione possono essere considerati una vera e propria “cartina di tornasole” dello spirito dei tempi che il progettista deve saper individuare, comprendere e tradurre in base alle specifiche competenze del proprio ambito disciplinare. Proprio per questo non è possiblie intercambiare i sistemi cromatici delle discipline attinenti la moda con quelli dell’architettura. Nella moda ad esempio, l’elemento colore deve interagire con le complesse dinamiche che determinano le tendenze del colore. Direi che tra i vari ambiti, quello che richiede particolare attenzione è l’architettura invece la progettazione del colore è strettamente legata alle funzioni e alle dimensioni degli spazi. Ovviamente anche il tempo di permanenza in ciascun ambiente, la sua temperatura e il suo grado di rumorosità incidono sull’ efficacia del contesto cromatico. Solo una formazione specifica e interdisciplinare offre gli strumenti necessari a soddisfare, nei vari ambiti della progettazione, le esigenze funzionali ed estetiche che consentono di ottenere una piena integrazione tra uomo e ambiente costruito. Per formulare un progetto efficace sono necessarie conoscenze umanistiche e scientifiche in grado di guidare il designer nella scelta delle tecniche e dei materiali più idonei alla sua realizzazione.

Nel 2008, per la prima volta in Europa, ha ideato e progettato l’intervento di riqualificazione cromatica di un istituto di pena, con il progetto no-profit “Colore al carcere di Bollate”. Che ruolo ha il colore in un istituto di questo tipo? Che cosa ricorda con entusiasmo di questa esperienza? Il progetto nasce con l’obbiettivo di ideare soluzioni che, utilizzando le potenzialità del colore, contribuiscano a migliorare la qualità della vita anche in quei luoghi che sono stati esclusi a priori da qualsiasi forma di estetica. All’esterno della casa circondariale la problematica da risolvere era l’eccessiva ortogonalità delle facciate: una struttura massiccia rivestita di cemento che richiama l’idea di una fortificazione ed evoca inevitabilmente il concetto di gabbia, di carcere come luogo di pena e non di riabilitazione.L’effetto policromo della facciata ha attenuato la durezza dell’intera struttura. Il risultato è stato un miglioramento della qualità della vita degli agenti della polizia penitenziaria degli operatori e dei reclusi. I nuovi colori hanno portato benefici concreti soprattutto ai tanti bambini e a tutti coloro che recandosi a far visita ai detenuti, subiscono ingiustamente il carcere come luogo di deprivazione sensoriale. All’interno l’intervento di riqualificazione cromatica è basato sull’effetto dei colori sulla percezione del tempo. L’illuminazione ottenuta con speciali fluorescenze diffonde una luce molto simile a quella solare che rende il contesto più “naturale” e quindi vivibile. Il risultato è stato un miglioramento della qualità della vita degli agenti della polizia penitenziaria degli operatori e dei reclusi. I nuovi colori hanno portato benefici concreti soprattutto ai tanti bambini e a tutti coloro che recandosi a far visita ai detenuti, subiscono ingiustamente il carcere come luogo di deprivazione sensoriale. Questo progetto mi ha dato un’enorme soddisfazione per l’alto valore sociale poiché è stato realizzato grazie a un modello di cooperazione tra tutti i vari soggetti coinvolti. Il lavoro, pianificato con la direttrice del carcere è stato eseguito da una “squadra” composta da cinque detenuti volontari, coordinata da un assistente della polizia penitenziaria.

L’esempio di cui abbiamo appena parlato dimostra che in un progetto di riqualificazione anche il colore ha un suo ruolo importante. Ci stiamo abituando però a vivere in città sempre più “incolori”. Esistono Amministrazioni Comunali che stanno prendendo in seria considerazione anche il capitolo della riqualificazione cromatica? Come ho sempre sostenuto, in Italia non esiste una diffusa cultura progettuale del colore, c’è infatti ancora molto su cui dobbiamo lavorare. Io stesso faccio fatica a comunicare adeguatamente la mia professionalità, perché nel nostro paese si è consolidato il retaggio del colore come semplice elemento decorativo, che entra a completamento di un’opera solo alla fine. Mentre dovrebbe essere considerato fin dagli studi preliminari di una realizzazione, un elemento determinante. Inoltre, le difficoltà maggiori sono dettate dal fatto che anche le istituzioni e le amministrazioni in genere, non hanno preso coscienza pienamente di questo problema. Le nostre città sono inquinate visivamente e si scorgono all’orizzonte solo timidi cenni di cambiamento. Purtroppo anche l’inestimabile patrimonio cromatico del nostro paese, anche quando viene adeguatamente valorizzato, come avviene in molti centri storici, risulta continuamente svilito dagli assurdi cromatismi che dominano le periferie e i cosiddetti “non luoghi”, in cui regna la totale assenza di regole.

Probabilmente non tutti ce ne accorgiamo, ma studi dimostrano che i colori influenzano la nostra vita di tutti i giorni. Pensando ad una abitazione, come possono incidere i colori delle stanze sul nostro umore? Studi recenti hanno confermato che la nostra reazione al colore è totale: ne siamo influenzati sia psicologicamente che fisiologicamente. Il colore non è solo un elemento di “decorativo” (concezione quest’ultima che purtroppo si è andata invece affermando nel corso della storia cromatica più recente di questo paese) ma è in grado di dare forma alle cose e agli ambienti in cui ci troviamo. Possiamo dire che i colori contribuiscono non solo a creare l’atmosfera più adatta ma, influenzano la nostra percezione degli odori, dei sapori. La percezione del colore investe i nostri cinque sensi coordinati da un sesto senso: quello psicologico. Il colore è strettamente legato alle funzioni e alle dimensioni degli spazi: la stessa combinazione produce effetti diversi se usata in soggiorno, in cucina, nel corridoio, in camera da letto o in bagno. Ovviamente anche il tempo di permanenza in ciascun ambiente, la sua temperatura e il suo grado di rumorosità incidono sull’ efficacia del contesto cromatico. Un clima cromatico favorevole rende armonici gli ambienti, agevola la percezione dello spazio migliorando anche il nostro senso dell’orientamento e di conseguenza facilita le tutte le azioni che quotidianamente svolgiamo al suo interno. Il Clima Cromatico è l’insieme dei rapporti che si stabiliscono tra gli attributi del colore, la luce e tutto gli elementi necessari ad ottenere un rapporto bilanciato tra contenuto e forma. La luminosità degli ambienti è fondamentale per un utilizzo armonioso del colore: una favorevole esposizione alla luce naturale garantisce un clima cromatico ideale ed è fondamentale nella percezione del volume di un ambiente: luci diffuse lo ampliano, mentre luci fioche lo riducono. La rifrazione della luce è direttamente proporzionale al grado di opacità o Lucidità delle superfici: la scelta dei materiali e della loro finitura (piastrelle, parquet, resina cotto, mosaico, tempera, laccatura, carta da parati, tappezzeria in soffa etc.) è determinante per ottenere un buon risultato.

Per quale motivo, ad esempio, una stanza da letto dovrebbe essere di un colore piuttosto che un altro? Direi che dipende principalmente dalla natura delle attività che vi si svolgono… Ad esempio, un contesto in cui domina il blu dilata la percezione del tempo il blu ci aiuta a rilassarci e a riposare. All’opposto il rosso influisce sulla nostra percezione del tempo che risulta accelerata. Infatti, per mettere a fuoco il rosso, il nostro cristallino è costretto a modificarsi per cogliere la lunghezza d’onda di questo colore, provocando una leggera accelerazione del battito cardiaco e del ritmo della respirazione.

Riuscirebbe ad immaginarselo un mondo in bianco e nero? Direi di no ma sicuramente sarebbe un mondo privo di informazioni fondamentali per la nostra sopravvivenza comunque, siccome l’uomo ha una incredibile capacità di adattamento, facilmente potremmo resistere anche in una realtà acromatica. Del resto il crescente interesse per l’argomento colore è la diretta conseguenza della sistematica “negazione del colore” che ha dominato la nostra recente cultura. Infatti negli ultimi anni, anche a livello urbanistico ed edilizio, ha prevalso la legge del livellamento collettivo e il colore è stato ridotto a elemento accessorio, completamente svuotato del suo valore sociale. Non è un caso che fenomeni come il “vandalismo” siano in continuo aumento proprio nei contesti urbani in cui dominano grigiore e spersonalizzazione. Altrettanto preoccupanti sono le conseguenze della diffusa “voglia di colore” come mero fattore estetico che, non essendo supportata da un’adeguata “cultura del colore”, si limita ad un approccio superficiale, impoverendo ulteriormente il nostro patrimonio cromatico.

Qual è il progetto a cui ha partecipato che Le ha dato maggiori soddisfazioni? La cultura progettuale del colore rappresenta una risorsa preziosa poichè consente di recuperare e valorizzare il territorio con interventi poco onerosi e di rapida attuazione apportando benefici concreti alla qualità della vita. Certamente progetti come il carcere di Bollate e la chiesa alla quale sto attualmente lavorando sono esperienze straordinarie ma, c’è un progetto che mi ha molto appassionato. Il Comune e l’azienda dei trasporti di Verona, nel 2004 mi commissionarono la tavolozza colori degli autobus a gas naturale, con l’obbiettivo di contrastare il fenomeno del vandalismo esprimendo in termini estetici il desiderio di offrire all’utenza del trasporto pubblico un servizio di qualità. Infatti da una indagine condotta tra gli utenti era emerso chiaramente che l’autobus veniva percepito come il mezzo di trasporto del quale usufruivano coloro che non potevano permettersi i costi del trasporto privato e si constatava un’assenza di estetica che diventava costrizione quando non c’era la possibilità di muoversi in taxi o con la propria auto. Se è vero che il vandalismo è un fenomeno del nostro tempo, in quel caso si assisteva ad una vera e propria crescita esponenziale. Ne è seguita un’operazione di riqualificazione cromatica che ha riportato i colori della città di Verona all’interno del mezzo. Il giallo e l’azzurro hanno così trasmesso un senso di appartenenza alle persone che non lo hanno più visto come un mezzo grigio o arancione, privo di qualsiasi contestualizzazione. All’esterno per la prima volta nel trasporto pubblico italiano ed europeo è stata applicata una vernice che cambia colore a seconda dell’ inclinazione della luce da cui è colpita (arancio, blu, viola). Da quando sono entrati in servizio l’Amt di Verona ha constatato una drastica riduzione degli atti vandalici a bordo dei veicoli. Dai 6 veicoli iniziali, siamo arrivati ai più di 80 attuali.

Quali sono i progetti che la stanno impegnando in questo periodo? Il progetto dei colori per uno studio medico e una chiesa…

Curiosità finale; quale è il suo colore preferito? Devo dire che non amo le monocromie, ciascun colore va considerato in base alla sua capacità d’interazione con gli altri cromatismi. La stessa tonalità può risultare giusta o sbagliata a seconda del contesto in cui viene usata. Ultimamente lo sviluppo tecnologico ha profondamente influenzato la nostra cultura, sollecitando nuovi approcci al colore. Trovo davvero affascinanti le vernici tattili e i pigmenti cangianti a interferenza che emetteno riflessi di tinte diverse cambiando in base all’inclinazione e alla potenza della luce da cui sono colpiti.

Io amo il blu…forse è per questo che ho deciso di lasciare una grigia città lombarda per spostarmi a vivere in una città di mare. Condivido, innanzitutto perchè il blu è molto diffuso in natura in quanto colore del cielo e del mare e di conseguenza a livello percettivo risulta ottimale. La gamma dei blu infatti si imprime direttamente sulla retina (la membrana su cui si visualizzano i colori), senza sforzo, poiché il nostro apparato percettivo,nel corso dell’evoluzione della specie umana, si è adattato alla forte presenza in natura di questi colori. Proprio da questa peculiarità fisiologica deriva la vocazione psicologica del blu ad essere un colore rilassante, universalmente accettato, che anche nel marketing raggiunge un indice di gradimento da parte dei consumatori ben più alto di altri colori.

…nei prossimi progetti ricordiamoci del COLORE!

Intervista a cura di Roberto Conti

MASSIMO CAIAZZO 2010, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione senza autorizzazione da parte dell’autore. http://www.massimocaiazzo.com/

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