Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Architecture&Beyond: il rapporto tra architettura e arti visive

 

h_37967_06

L’architettura come chiave di lettura originale in un gioco di sconfinamenti creativi.

Spunti di riflessione sulla disciplina e il dibattito architettonico possono inaspettatamente arrivare da territori altri, seppure affini – come il fumetto, l’illustrazione, il cinema – così come, in un gioco di sconfinamenti creativi, l’architettura può diventare per queste arti una chiave di lettura originale.

Asterios Polyp è il titolo del pluripremiato graphic novel dell’autore newyorkese David Mazzucchelli. Il fumetto narra la storia di Asterios, un architetto cinquantenne in piena crisi dopo l’abbandono della moglie, costretto da un evento catastrofico e apparentemente casuale a lasciare la sua casa e intraprendere un percorso di ‘rinascita’.

A partire dalla professione del protagonista e dalle sue ‘geometriche’ fattezze, l’architettura ha un ruolo portante e funzionale allo svolgimento della storia. Asterios è l’ampolloso titolare di una cattedra di progettazione, autore di saggi quali ‘Il Modernismo dal volto umano’ e deve la sua fama a progetti mai realizzati. Quando Asterios si parla addosso assume le fattezze di un manichino che sembra uscito dai disegni del Bauhaus e le sue elucubrazioni teoriche diventano la metafora della sua incapacità di misurarsi con la vita reale.

Il lettering, il tratteggio, le continue citazioni architettoniche – dal classicismo a Le Corbusier – l’impaginazione, le forme acute della sovra copertina sono tutti elementi perfettamente integrati al racconto che fanno di Asterios Polyp un complesso ecosistema grafico e un mirabolante esempio di ‘design narrativo’.

Un architetto e un film-maker sono gli ideatori di Interiors Journal, un magazine online che analizza il ruolo dell’architettura nel cinema. Ogni mese il numero della rivista rilegge un film (da 2001 Odissea nello Spazio a Drive) dal punto di vista dello spazio architettonico, rielaborandone planimetricamente le scene principali.

Questo espediente visivo permette di evidenziare come lo spazio fisico e l’architettura influenzano la narrazione e i gesti dei protagonisti. Le piante, infatti – restituite in bianco e nero e dallo stile pulito e minimalista – includono anche un elemento temporale rappresentato dalla traccia dei movimenti degli attori a sottolineare l’importanza di particolari angoli o zone nello svolgimento dell’azione.

Archicine è il nome del progetto dell’architetto/illustratore Federico Babina. Una serie di illustrazioni che raffigurano le architetture-set di alcuni capolavori del cinema a cui l’autore dà dignità di protagoniste riportandole su un’immaginaria locandina.

Dall’edificio ‘ricostruito’ di Una finestra sul cortile alla Lovell House di Richard Neutra (nel film LA Confidential), dalla casa ‘disegnata’ de Gli Incredibili alla Villa Malaparte di Adalberto Libera (nel film Il disprezzo), l’architettura – che sia immaginata o reale – non è meramente uno sfondo ma un’interprete a tutti gli effetti.

Fonte: Blink – www.blinkproject.it
Pubblicato da: Archiportale

Share

Il padiglione del Kuwait per Expo 2015

expo

Una struttura segnata dalle ‘vele’ che solcano il Golfo Arabico, con richiami agli elementi naturali di una terra dalle condizioni climatiche difficili.

Un nuovo progetto si aggiunge alla folta serie di strutture per i padiglioni di Expo 2015: è quello del Kuwait, presentato a Milano nel corso di una conferenza stampa lo scorso 6 marzo 2014. Una riflessione visionaria suglielementi naturali che caratterizzano il paesaggio dello Stato mediorientale, come il deserto, il sole e il mare, con un accento particolare sull’acqua, mai come in questa terra così preziosa.

Affidato per la sua realizzazione a Nussli Italia, con il contributo dello studio Italo Rota per l’ideazione architettonica e il design della struttura, il progetto del padiglione Kuwait rappresenta il mix di tradizione culturale e modernità scientifica alla base dell’identità della società kuwaitiana contemporanea, che viene trasposto nel profilo delle vele “kuwaitiane” proprie delle imbarcazioni tradizionali (le “Dhow”), ancora in uso nelle acque del Golfo arabico e sulla superficie delle serre e dei sistemi agricoli idroponici del Paese. Nel progetto viene richiamato il tema principale di Expo 2015 (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”), interpretato dall’identità di un Paese che da tempo è impegnato nello sviluppo di best practices in campo energetico per applicare soluzioni non convenzionali nella produzione di alimenti e lasciare alle generazioni future una terra più fertile.

“Il padiglione offre ai visitatori un’esperienza affascinante e ricca di momenti interattivi, per scoprire come dalla ricombinazione degli elementi naturali permessa dalle moderne tecnologie sia possibile generare la vita in luoghi inaspettati”, spiega Emanuele Rossetti, direttore di Nussli Italia. “Per questo motivo il percorso espositivo si articola in una struttura narrativa che si può suddividere in tre momenti: la presentazione del territorio del Kuwait e delle sue difficili caratteristiche climatiche, uno sguardo sulle soluzioni tecnologicheeducative e di ricerca che stanno rimodellando questo ambiente e, finalmente, l’incontro con la calda ospitalità e la ricchezza culturale della società kuwaitiana”.

Il cantiere del padiglione Kuwait sarà aperto, secondo il cronoprogramma fissato dal comitato organizzativo dell’Expo, a giugno, occupando un lotto di 2.790 mq a nord del Decumano nella parte orientale del sito espositivo. A regime, impiegherà circa 300 persone del posto.

Autore: Vincenzo Rossini

Fonte: ARCHITETTO.INFO

Share

Wood Building the Future: il legno in mostra a Milano dal 21 al 31 marzo

wood building

Il capoluogo lombardo è la prima tappa di una mostra itinerante che sottolinea la rilevanza del legno nell’edilizia pubblica. Lo scopo è mettere a confronto autorità, progettisti, imprese edili, industrie del legno e ricerca per costruire efficaci reti di comunicazione.

Milano è la prima tappa dei Wooddays, un roadshow internazionale che, con dibattiti, conferenze e manifestazioni di presentazione delle migliori pratiche, approfondirà il tema delle possibilità offerte dal legno come materiale da costruzione in ambito urbano. L’esposizione mobile Wood Building the Future, sotto forma di Woodbox, sarà collocata nel cuore di Milano in Piazza Cordusio.
Promosso da proHolz Austria, in collaborazione con promolegno per la manifestazione italiana, il Roadshow prevede, dopo la prima di Milano, altre tappe a Bratislava, Lubiana e Bruxelles nel 2014, a Torino, Zagabria e Praga nel 2015, a Firenze, Belgrado e Budapest nel 2016.
L’idea di fondo del roadshow internazionale è quella di valorizzare il legno come materiale da costruzione in tutte le sue possibilità applicative, collocandolo proprio nei punti nevralgici nei quali in futuro l’edilizia in legno avrà un ruolo importante: nel cuore delle città.

Woodbox: 38 progetti di architettura urbana in legno che guardano al futuro
Partendo da alcuni significativi progetti architettonici già realizzati, Woodbox mostra come l’edilizia in legno si stia affermando in nuovi ambiti, dalla realizzazione di strutture portanti con ampie campate alla costruzione di grattacieli, e come si possa utilizzare il legno per effettuare interventi innovativi di ampliamento del patrimonio edilizio preesistente, di riqualificazione e di costruzione di agglomerati abitativi. La mostra itinerante sottolinea inoltre quale rilevanza abbia il legno anche nell’edilizia pubblica, dalle scuole alle case di riposo.

Wooddays | Piattaforma di dialogo esclusiva
È l’idea della creazione di un network dell’edilizia in legno a fare da sfondo ai Wooddays, gli eventi offrono infatti un’esclusiva piattaforma di dialogo internazionale. L’obiettivo è far incontrare politica e autorità, architettura e progettazione, industria del legno e imprese edili, nonché scienza e ricerca, per un confronto comune che permetta di definire le condizioni in cui l’edilizia in legno può aver successo e di costruire efficaci reti di comunicazione.

Wood Growing Cities | Il contributo del legno per una crescita urbana sostenibile
Focus dei dibattiti sarà soprattutto il tema del rinnovamento e della presenza, all’interno delle città di strutture in legno. Le città smart necessitano di edifici sostenibili che comportino una riduzione delle emissioni di CO2 e il legno offre un contributo fondamentale per una metodologia costruttiva pulita, all’insegna dell’efficienza energetica e della salvaguardia delle risorse.

Partnership internazionale
proHolz Austria, l’organizzatrice dell’articolato Roadshow, è sostenuta in questa iniziativa dall’Organizzazione europea delle segherie (Eos) e dalla Federazione europea dei produttori di pannelli (Epf).
L’ideazione dei contenuti avviene in stretta collaborazione con la Technische Universität di Monaco di Baviera. L’idea e l’impostazione del Woodbox sono opera di Hermann Kaufmann, architetto e pioniere dell’edilizia in legno nonché docente di Edilizia in legno alla Technische Universität di Monaco.

Programma | 21-31 marzo Milano, Piazza Cordusio
21.03 | ore 18:00, Opening
26.03 | ore 10:00 – 13:00, Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele – Milano
Dialogo tra città Wood Growing Cities Milano – Zurigo

  • La politica municipale di Zurigo per la sostenibilità edilizia e la Società a 2000 Watt
  • Edifici multipiano in legno a Zurigo: lo stato dell’arte
  • Edifici multipiano in legno a Milano: il complesso residenziale di via Cenni
  • Situazione dei progetti urbani in legno in Europa e oltreoceano
  • Normative, regolamenti edilizi, stato della tecnica nella sicurezza antincendi e antisismica

28.03 | ore 14:30 – 18:30, Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti 2 – Milano
Convegno di architettura Wood. Building the Future
Impiego del legno nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

  • Riconversione e rilancio delle aree dismesse nel tessuto urbano
  • Sviluppo dell’edilizia in legno nelle metropoli : l’esempio di Zurigo
  • Edilizia scolastica moderna, intelligenza e sostenibilità: una case history dell’Austria.

Fonte: Edilizia news

Share

Ristrutturazione della biblioteca Hertziana a Roma: uno degli interventi più interessanti attuati in Italia.

biblioteca roma

La ristrutturazione della Bibliotheca Hertziana di Roma è uno degli interventi più interessanti che siano stati attuati sul territorio nazionale. L’esecuzione delle opere è stata seguita dallo studio Da Gai Architetti con la supervisione di Juan Navarro Baldeweg.

Gli aspetti che rendono particolarmente interessante l’intervento di risrutturazione  della biblioteca Haertziana a Roma, posso essere individuati nella particolare localizzazione nei pressi di Trinità dei Monti, la vittoria del concorso di progettazione da parte di Juan Navarro Baldeweg, le soluzioni architettoniche  le difficoltà riscontrate in fase di realizzazione e le soluzioni messe a punto per la risoluzione di tali problematiche.
L’istituto di ricerca, uno dei più prestigiosi della storia dell’arte italiana, fondato nel 1912 da Henriette Hertz, che donò sia il palazzo Zuccari che il patrimonio librario posseduto al Kaiser Wilheim Gesellschaft, ente tedesco di promozione della scienza (confluito dal 1948 nella fondazione Max-Planck Gesellschaft), occupa un lotto di forma trapezoidale tra via Sistina e via Gregoriana, sul quale insistono il Palazzo Zuccari, l’edificio della biblioteca e il Palazzo Stroganoff (sede della fototeca).
La biblioteca esistente, costruita nel 1962 sull’area dell’originario giardino del Palazzo Zuccari, a murare il celebre portale detto del «Mascherone», non era più in grado di accogliere l’imponente consistenza del patrimonio librario (oltre trecentomila volumi in costante accrescimento di circa cinquemila volumi l’anno) e non era adeguata alle vigenti disposizioni normative in ambito di sicurezza e di antincendio.
L’istituto Max-Planck ha deciso allora di investire sulla rifunzionalizzazione della biblioteca, bandendo un concorso internazionale di progettazione che prevedeva la demolizione della struttura esistente e la ricostruzione degli spazi necessari.
Il concorso fu aggiudicato all’architetto madrileno Juan Navarro Baldeweg, con un progetto fortemente caratterizzato da un cortile centrale a cielo aperto su cui si affacciano, per mezzo di ballatoi degradanti, le aree di consultazione.
Il cortile è chiuso su tre lati da una vetrata in cristallo strutturale a tutta altezza e sull’altro da un muro inclinato in mattoni faccia a vista. Oltre al ripristino dell’ingresso scenografico del «Mascherone», il progetto prevedeva diversi piani organizzati secondo una distribuzione regolare con le librerie collocate nella zona verso via Sistina e le zone di lettura nella metà corrispondente a via Gregoriana, oltre a una sala lettura con terrazza al piano superiore.

Sia i parapetti dei ballatoi che il muro inclinato in mattoni sono caratterizzati da un trattamento superficiale (una scialbatura bianca di calce) che permette una riflessione maggiore della luce entrante, non nascondendo la texture irregolare dei paramenti.
La riflessione della luce non è però accecante, in quanto la tipica conformazione dei mattoni in laterizio ne permette il parziale assorbimento e la graduale reimmissione nell’aria. Proprio la luce, al pari del laterizio, del travertino e del legno di acero, è protagonista indiscussa del progetto (Baldeweg usava ripetere «luz es materia»).
Le fasi di progettazione esecutiva della vetrata, infatti, sono state condotte con l’obiettivo di garantire la massima trasparenza del vetro, compatibilmente con le necessità statiche, climatiche e di illuminazione naturale. Sono state studiate le traiettorie del sole nelle diverse ore del giorno e nei diversi periodi dell’anno, in modo da avere un quadro completo di tutta la gamma delle incidenze dei raggi solari sulla vetrata.
La fase di ricerca sulla comprensione degli effetti della luce all’interno dell’edificio ha portato a definire scelte differenziate in base alla posizione delle lastre vetrate.
L’esecuzione delle opere è stata seguita dallo studio Da Gai Architetti con la supervisione di Juan Navarro Baldeweg.
Gli imprevisti e le difficoltà riscontrate in fase esecutiva hanno condizionato fortemente la realizzazione dell’opera e gli oltre 10 anni necessari per giungere all’inaugurazione dell’edificio ne sono una dimostrazione.La problematica maggiore era dovuta ai ritrovamenti, nel sottosuolo dell’area su cui insiste la nuova biblioteca, dei resti di una villa romana caratterizzata da mosaici parietali policromi, nicchie e strutture affrescate e una grande esedra in muratura con pavimentazione in pezzi di marmi di recupero.
Lo schema costitutivo messo a punto per la nuova biblioteca ha permesso di liberare il sottosuolo dell’edificio (solitamente occupato dalle fondazioni) per consentire l’uso e la fruizione del patrimonio archeologico: la biblioteca, infatti, non è dotata di fondazioni «canoniche», ma si appoggia su un «piano-trave» sorretto da un doppio allineamento di micropali realizzati in aderenza alle fondazioni delle facciate (in una zona già compromessa da interventi strutturali).
Il piano-trave è composto da due solette armate fra cui sono interposti setti in cemento armato precompresso e si appoggia su una serie di apparecchi idraulici regolabili; all’interno di esso si trovano alcuni depositi per i libri e al di sotto è in via di realizzazione un ballatoio sospeso di affaccio a diretto contatto con la vasta area archeologica rinvenuta.
 

Chi ha fatto Cosa

Oggetto: ristrutturazione della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Insitut für Kunstgeschichte
Località: via Gregoriana, n. 28, Roma
Committente: Max Planck Gesellschaft zur Foerderung der Wissenschaften e. V. München (Rep. Fed. Germania)
Progetto architettonico: arch. Juan Navarro Baldeweg, Studio Da Gai Architetti
Collaboratori: arch. Elena Parducci, arch. Orante Paris, per. ind.le Corrado Becucci, per. ind.le Franz Steiner, Franco Rasori, arch. Veronica Scortecci, Andrea Viganò, arch. Fernando Pino, arch. Elena Barroso (N. Baldeweg Asociados)
Progetto strutturale: Tekno In (prof. ing. Alberto Parducci, ing. Alfredo Marimpietri, ing. Sergio Olivero, ing. Marco Mezzi)
Progetto impianti meccanici: Tecnisches Büro – Franz Steiner (Egna – Bz), ing. Jaeger, Mornhinweg + Partner (Stuttgart)
Impresa di costruzione: Consorzio Cooperative Costruzioni – Cdc Cooperative di Costruzioni (Modena)
Cronologia: 1995-2003-2012; superficie 2.150 m2
Costo complessivo: euro 20.000.000
Fotografie: Orante Paris.

Autore: Claudio Piferi
PhD, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Firenze.
Fonte: Edilizia news

Share

Ecco le ‘idee green’ per le piccole isole

BEEboat, primo classificato per Mobilità sostenibile

Progetti made in Italy che sfruttano le energie solare, eolica e marina nel rispetto del paesaggio come il taxi boat a Ponza o il faro energeticamente autosufficiente a Strombolicchio.

Ecco di seguito i progetti premiati al concorso d’idee internazionale ‘Sole vento e mare-Energie rinnovabili e paesaggio’ delle Isole minori e delle aree marine protette italiane nelle quattro categorie: mobilità sostenibile, aree portuali, edifici, fari.

MOBILITÀ SOSTENIBILE.

– Primo Premio: ‘Beeboat’ – Servizio di ‘taxi-boat’ volto ad un miglioramento della mobilità nell’isola di Ponza (Latina). Il progetto prevede l’utilizzo di piccoli gozzi elettrici alimentati da energia prodotta e immagazzinata da una serie di stazioni di ricarica che sfruttano energia solare ed eolica.

– Secondo Premio: ‘Hydrogen2Boat’ – Sistema di propulsione ad idrogeno per una barca a vela. L’idea vede trasformata l’energia prodotta da sole, acqua e vento in idrogeno (attraverso il processo di elettrolisi) che viene accumulato per alimentare le cella a combustibile per la propulsione elettrica o per il fabbisogno interno della barca.

– Terzo Premio: ‘Freedom Power’ – Struttura galleggiante modulare finalizzata alla nautica, che produce energia elettrica con lo sfruttamento simultaneo del moto ondoso, dell’energia del vento e del sole.

CATEGORIA – AREE PORTUALI.

– Primo Premio: ‘PER- Pontile Ecologico Reversibile’ – Pontile galleggiante, modulare e componibile in grado di potenziare ‘temporaneamente’, durante i periodi di maggiore affluenza turistica, strutture portuali incrementando anche i servizi offerti grazie alle fonti di energia ‘pulite’.

– Secondo Premio: ‘Ecoisola’ – Progetto sulla gestione dei rifiuti destinati alla raccolta differenziata. La struttura, con un compattatore e un tritavetro al suo interno alimentati dall’energia solare prodotta in loco, è in grado di ‘chiamare’ il servizio di smaltimento solamente quando è necessario.

– Terzo Premio: ‘Asteroidea’ – Boa galleggiante in grado di fornire servizi alle imbarcazioni (anche in ottica di una riduzione del traffico portuale nei periodi di punta) attraverso lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica.

CATEGORIA – EDIFICI.

‘Cannizzo Blu’ – Modulo fotovoltaico “invisibile”, nascosto all’interno di una struttura di finte canne di bambù, che richiama le caratteristiche incannucciate che si vedono nei terrazzi delle case delle isole minori.

CATEGORIA – FARI. ‘Sotto una nuova luce’ – Riqualificazione energetica e funzionale del faro di Strombolicchio – la piccola isola vulcanica delle Isole Eolie – con la creazione di uno spazio ricettivo energeticamente autosufficiente attraverso l’adozione di sistemi attivi e passivi per la produzione di energia incentrati su solare ed eolico.

Menzione Speciale dalla giuria a ‘Jellyfish’. Avveniristica struttura offshore in grado di catturare energia dal moto ondoso e concepito per essere allacciato alla rete elettrica sulla terra ferma.

Fonte: ANSA

Share

Milano: inaugurata ‘La Corte Verde di Corso Como’

h_36050_01Con un open-weekend è stata inaugurata lo scorso fine settimana a Milano ‘La Corte Verde di Corso Como’. Il nuovo complesso residenziale nell’area di Porta Nuova, promosso da Hines Italia e progettato da Cino Zucchi Architetti, rappresenta un tassello piccolo, ma importante nella metamorfosi urbana in uno dei poli più importanti della nuova Milano.

La sua posizione lo rende infatti un elemento di transizione tra i nuovi volumi alti a nord e il tessuto urbano esistente a sud. La dimensione trasversale del lotto e la sua forma trapezia rendevano difficile il ripristino di un’edificazione a cortina lungo tutto il perimetro. Si è, quindi, scelto di collocare i volumi edilizi sul lato est affacciato sull’ampia e verde via Viganò, mentre il lato ovest su via Rosales è definito da un basso muro che delimita il giardino e da una tettoia che protegge l’ingresso carrabile ai parcheggi sotterranei e la loro scala di accesso.

Due altri volumi edilizi progettati da CZA per un altro proprietario completeranno il margine sud dell’area, dando vita a un isolato “poroso”, costituito da edifici di diversa altezza e raccolto intorno al grande giardino centrale. Un’inflessione planimetrica del volume più alto a nord raccorda via Viganò con la scalinata che dà accesso alla nuova piazza circolare abbracciata dal complesso edilizio della Torre Unicredit; il volume più basso a sud dialoga con le case esistenti sull’altro lato di via Viganò, delle quali riprende altezza e allineamento sulla strada.

L’ingresso al nuovo complesso residenziale avviene secondo una doppia modalità: due androni su via Viganò creano lunghe viste dalla strada verso il giardino e danno accesso ai grandi atri vetrati e ai blocchi della circolazione verticale; una guardiola sull’angolo nord-ovest si protende dal volume edilizio principale abbracciando il giardino e creando un percorso coperto che lo borda.
Il due lati dell’edificio presentano caratteri architettonici fortemente differenziati in relazione agli ambienti interni e alla posizione nella città e all’orientamento solare. Il fronte est su via Viganò, sul quale si trovano le camere da letto, i blocchi scala e i bagni, è caratterizzato da un profilo mistilineo in pianta che alterna estroflessioni nella forma del “bow-window” e alte pile di finestre a tutta altezza; il lato ovest, dove le zone di soggiorno danno su grandi terrazzi continui, crea un lungo diaframma dall’andamento spezzato affacciato verso il giardino. Ai piani alti, il profilo gradonato verso l’interno crea dei grandi giardini pensili ai piani superiori contraddistinti da appartamenti su doppia altezza.

I diversi materiali e tessiture delle facciate – intonaco, pietra indiana in due diverse finiture alternate tra loro, basamento in porfido a lastre, serramenti in legno e in metallo verniciato, lamiere di rame naturale traforato, parapetti in acciaio verniciato e vetro sabbiato – sono unificati da una palette cromatica nei toni del color argilla, che, insieme al profilo aggettante del tetto a una sola falda, pone in relazione l’edificio con il contesto della città storica, pur senza alcuna citazione diretta dei suoi caratteri stilistici.

In questo senso, il nuovo edificio, più che mimare il linguaggio della città esistente, ne costituisce una rilettura “astratta” che crea una transizione efficace tra il nuovo complesso di porta Nuova e il tessuto edilizio intorno a corso Como.

 

FONTE: www.archiportale.com

Share

Cersaie 2013 ai blocchi di partenza

cersaieSta per aprirsi –dal 23 al 27 settembre- la 31° edizione del Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno presso la Fiera di Bologna. L’appuntamento si rinnova con il suo carico di aspettative, per segnare la fine di una crisi che in questo comparto produttivo si è sentita meno che in altri (merito dell’internazionalizzazione, sottolineano il presidente della Fiera Campagnoli, l’assessore regionale alle attività produttive Muzzarelli e il DG di Confindustria Ceramica Cafiero). Con il tutto esaurito negli spazi dell’area espositiva e quasi 900 aziende presenti –di cui 1/3 provenienti dall’estero- è normale che si affacci un cauto ottimismo tra le fila degli organizzatori. L’apertura sarà dedicata lunedì 23 ad un convegno di carattere economico, alla presenza di rappresentanti di Confindustria e del settore bancario, per un rilancio del credito alle famiglie, ritenuto cruciale per la ripresa dei consumi. Si ritiene importante –sempre secondo Muzzarelli- anche la continuità dei cosiddetti “ecobonus” per permettere al settore di tornare a crescere, anche in un’ottica di sostenibilità (una scommessa quest’ultima della nostra filiera ceramica); per questo la Regione sta pensando ad ulteriori meccanismi di premialità per chi costruisce con elevati gradi di efficienza energetica e –novità- anche risparmio idrico. Il programma culturale di “Costruire Abitare Pensare” è come sempre dei più interessanti, offrendo un’ampia varietà di proposte. Numerosi gli incontri e le mostre: tra i primi, con l’architetto spagnolo Antón García-Abril dello Studio Ensamble, un omaggio a Paolo Soleri a pochi mesi dalla scomparsa, poi Lectio Magistralis di Rafael Moneo (Pritzker 1996), con i membri dello studio norvegese TYIN Tegnestue, con un terzetto di ospiti femminili –per una declinazione di genere dell’architettura contemporanea- composto da Carla Juacaba (Brasile), Izaskun Chinchilla (Spagna) e Sarah Robinson (USA), infine con il designer francese Ora Ïto; tra le seconde, le esposizioni Bathroom Excellence 1998-2012 –selezione di prodotti per l’arredobagno estratti dall’ADI Design Index- e gli esiti dei concorsi La ceramica e il progetto, Beautiful Ideas e Ceramic Futures, oltre alla mostra fotografica Seccoumidofuoco che indaga gli stabilimenti industriali del distretto ceramico modenese e reggiano. Si ripete per il secondo anno consecutivo l’iniziativa “Cersaie disegna la tua casa” con un nutrito gruppo di aziende –novità di questa edizione- e di testate giornalistiche che offrono consulenze gratuite a chi desideri ristrutturare il proprio alloggio. Testimonial di quest’anno la conduttrice di ‘Vendo casa…disperatamente’ Paola Marella, che aggiunge un tocco glam alla proposta. Va segnalato di nuovo l’affiancamento della manifestazione inaugurata lo scorso anno “Bologna Water Design”, anch’essa con un ampio programma di appuntamenti: l’incontro congiunto Libeskind-De Lucchi-Daverio, e poi le presenze in vari convegni di Cucinella, Cibic, Iosa Ghini, oltre ad architetti emergenti del panorama nazionale. www.cersaie.it www.bolognawaterdesign.it

 

FONTE: www.ilsalonedellarchitettura.com

Share

A San Venanzo 5 giorni di ”Architettura e natura”: premio, mostra, workshop e convegno

architettura-e-natura-300x300 (1)L’Associazione “architetto Simonetta Bastelli” con l’intento di promuovere la cultura del paesaggio di qualità e di educare riconoscendo il valore del merito, propone “Architettura e Natura”, un format innovativo finalizzato a fornire un contributo importante alla salvaguardia, qualità e fruizione del paesaggio, soprattutto a vantaggio delle generazioni più giovani. L’evento annuale si svolge all’interno di un contesto paesaggistico di notevole valore ed interesse, quale quella di San Venanzo in Provincia di Terni, dal 17 al 21 settembre 2013 e si articola in tre diversi momenti tutti convergenti e integrati nell’ambito della tematica:

L’ASSEGNAZIONE DI UN PREMIO: suddiviso in tre sezioni, studenti, giovani, professionisti, con un riconoscimento speciale per tesi di laurea; il premio sarà assegnato al progetto degli spazi esterni in ambito urbano con il miglior rapporto architettura e natura. E’ prevista l’esposizione di tutti i progetti pervenuti;

UN WORKSHOP STANZIALE DI PROGETTAZIONE che si svolgerà presso il borgo antico di Poggio Aquilone, nel comune di San Venanzo, dal martedì al venerdì 20 settembre; oggetto dei lavori dei partecipanti suddivisi in gruppi, è la riqualificazione dell’area denominata “il Boschetto” adiacente al palazzo Comunale;

UN CONVEGNO INTERNAZIONALE che ha come tema conduttore l’approfondimento di idee contributi ed esperienze per la costruzione del paesaggio futuro al quale parteciperanno personalità di rilievo nazionale, tra i quali, Franco Zagari, e internazionale, tra i quali, Jorge Bellmunt Ichiva.

A latere delle sono inoltre previsti percorsi culturali di riflessione creativa su arte, fotografia e cinema.

FONTE: www.ternioggi.it

Share

Il primo quartiere costruito “dalla Culla alla Culla”

Park-20-201 Park 20/20 è il primo quartiere urbano commerciale dell’Olanda, interamente realizzato applicando il concetto Cradle to Cradle, dalla Culla alla Culla, ovvero la gestione sostenibile dell’intero ciclo di vita dell’edificio e delle risorse impiegate per la sua costruzione ed il suo funzionamento (materiali, acqua, energia).

Il progetto è firmato da uno dei guru del green building internazionale, l’architetto William McDonough, autore del celebre campus ultra sostenibile della NASA, che per il masterplan di Park 20|20, ha optato per un disegno sostenibile, capace dei responsabilizzare i dipendenti delle strutture attraverso l’architettura, trasformandoli nei rappresentanti della sostenibilità. Situato a pochi chilometri da Amsterdam, Park 20|20 ha ricevuto diversi premi per la sua unicità e qualità, raggruppando al suo interno sei green building d’eccellenza, sede di alcuni colossi internazionali.

Anziché tentare di limitare i danni che infliggiamo all’ambiente costruendovi sopra, la filosofia Cradle to Cradleideata da McDonough assieme al chimico Michael Braungart, rivoluzione il concetto di design, trasformandolo in uno strumento per valorizzare l’ambiente senza comprometterne lo sviluppo futuro. I principi alla base di questo ragionamento sono tre: ogni cosa può trasformarsi in una risorsa, utilizzare energia rinnovabile e celebrare la biodiversità.

Partendo da questo presupposto i green building del Park 20|20 sono realizzati con l’obiettivo di far convivere in perfetta armonia, l’aspetto economico, sociale ed ambientale, utilizzando materiali certificati e trattando gli edifici come risorsa riutilizzabile all’infinito.

All’interno del padiglione 20|20 Experience Center inoltre l’intero know-how del progetto è messo a disposizione dei visitatori, che qui possono toccare con mano le soluzioni “Credle to Credle” adottate all’interno di Park 20|20.

 

FONTE: www.rinnovabili.it

Share

Milano Design Film Festival 2013 dal 3 al 6 ottobre

h_35211_01Un nuovo progetto internazionale dedicato al design e all’architettura a Milano: al via la prima edizione del Milano Design Film Festival dal 3 al 6 ottobre prossimi nella sala del Cinema Apollo. Per la prima volta una selezione di oltre venti film documentari per raccontare la storia di città, edifici, scenari urbani, designer e aneddoti sulla figura dell’architetto.

Tra i protagonisti della rassegna cinematografica un inedito Philip Johnson a descrivere il progetto della Glass House, il graphic designer Milton Glaser, la designer olandese Hella Jongerius, Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio che, con la collaborazione di Charles Renfro, hanno firmato il progetto dell’High Line di New York, di fronte all’Hudson river.

Milano Design Film Festival 2013 nasce da un’idea di Antonella Dedini, fondatrice di MiCue Milano Design, con il sostegno della fondazione americana no-profit Design Onscreen, che svolge dal 2007 attività di promozione e conservazione delle pellicole dedicate al mondo dell’architettura e dei suoi attori principali.

Il Festival rappresenta un’insolita occasione di confronto fra progettisti, registi, docenti, studenti d’ogni provenienza, ma soprattutto la possibilità di portare agli occhi del pubblico la passione per l’architettura e l’interesse per tutto quello che riguarda il progetto di un’opera, il disegno di un oggetto d’arredo, il piano per la riqualificazione di un’area urbana.

 

FONTE:  www.archiportale.com

Share

ICT. L’architettura di Renzo Piano viaggia anche su iPad, novità Proctor

183952493610284452735

 

Una app gratuita per curiosare tra i principali progetti architettonici di Renzo Piano. E’ la novità offerta dalla casa editrice Proctor, che debutta nel mercato dell’editoria digitale con la versione per iPad dell’opera “Almanacco dell’Architetto. Da un’idea di Renzo Piano”. La pubblicazione curata dal celebre architetto genovese, che nella versione stampata è di 1.300 pagine, può così essere scaricata da iTunes App Store. L’applicazione consente di scoprire come è strutturata l’opera, con una cinquantina di pagine visionabili gratuitamente. E’ inoltre presente una photogallery con un assaggio dei contenuti grafici dell’Almanacco, che conta oltre 5.000 immagini fornite da 400 studi di architettura di levatura internazionale, tra cui alcuni disegni originali e inediti dello studio RPBW – Renzo Piano Building Workshop. E’ quindi possibile acquistare, con il consueto meccanismo offerto dall’App Store, l’opera digitale completa, composta da due volumi oppure, separatamente, i singoli fascicoli. Nel primo, “Viaggi nell’architettura”, Renzo Piano racconta in prima persona – dialogando con il figlio Carlo, giornalista – 16 progetti da lui realizzati un po’ in tutto il pianeta, a partire dal suo studio a picco sulla costa genovese fino all’altra parte del mondo, il centro culturale di Nouméa nella Nuova Caledonia. Nel secondo volume, “Costruire l’architettura”, la parola passa a nove autori – architetti e ingegneri scelti dallo stesso Piano – che approfondiscono tutte le fasi della costruzione di un edificio, dalle fondamenta fino al tetto e all’ambiente circostante. Una volta acquistati i due volumi, è possibile cancellarli e riscaricarli gratuitamente senza limitazioni. E’ inoltre previsto uno sconto per chi volesse acquistare l’Almanacco anche in versione cartacea: due volumi di grande formato (24 per 34 cm) contenuti in un cofanetto. Con la versione digitale per iPad, realizzata per Proctor Edizioni dallo sviluppatore Marg8.com, l’Almanacco di Renzo Piano è dunque sempre più multimediale. E’ infatti disponibile anche una edizione professionale corredata di DVD-ROM, che consente una navigazione interattiva. Senza dimenticare che all’opera è interamente dedicato un sito internet (www.almanaccodellarchitetto.it) con informazioni approfondite e una sezione di news costantemente aggiornata.

FONTE: www.primapaginanews.it

Share

Novara: al via primo festival architettura

Bellezza e riuso. Sono questi i due temi centrali del primo festival dedicato all’architettura che approderà a Novara dal 6 al 29 settembre.

conferenza festival architettura-2Oltre 40 eventi dedicati a tutta la cittadinanza, e non solo agli “addetti ai lavori”, per una manifestazione che vuole celebrare la città gaudenziana e l’arte raccontata dai suoi palazzi. Una manifestazione voluta e organizzata dall’Ordine degli Architetti delle province di Novara e Vco, insieme all’amministrazione comunale, con il contributo di enti pubblici e sponsor privati.

L’evento è stato presentato questa mattina, martedì 3 settembre, nella Sala dell’Arengo del Broletto. L’intenso programma della manifestazione si svolgerà in molti luoghi ed edifici della città, a partire proprio dall’Arengo del Broletto, vero fulcro della manifestazione, fino a Casa Bossi, passando per la Basilica di San Gaudenzio, il Castello Visconteo e la Biblioteca Negroni.

“Il ruolo dell’architettura nella costruzione di una città, di un paese – ha commentato il primo cittadino Andrea Ballarè – è un ruolo fondamentale. Ed è per questo che questa iniziativa assume una grande importanza: gli architetti sono osservatori del mondo a servizio della città. I temi fondamentali di questo grande evento saranno la bellezza e il riuso, riuso che è anche il filo conduttore di tutta la manifestazione”.

Il festival, NovarArchitettura, parte venerdì 6 settembre alle 18 con l’apertura ufficiale della manifestazione nel Salone dell’Arengo del Broletto. Si prosegue la stessa sera, alle 21 nell’auditorium del Conservatorio Cantelli, con il primo dei cinque incontri tenuti da architetti di caratura e importanza europea: si parte con Luigi Snozzi. Seguirà venerdì 13 Architetti Botticini De Applonia, preceduto da una lezione di Andrea Bruno; venerdì 20 settembre l’incontro sarà tenuto dagli architetti Iotti e Paravani, mentre il 27 da Pietro Derossi.

“Questo festival – ha commentato l’assessore alla Cultura Paola Turchelli – è un grande momento di cultura, in cui sarà possibile restituire il concetto di bellezza alla nostra città, perchè la nostra è una bella città. Non possiamo che dire grazie agli ideatori della manifestazione”.

Obiettivo della manifestazione è quello di avvicinare i cittadini alle tematiche dell’architettura e dell’urbanistica, oltre che rendere partecipe la popolazione del patrimonio architettonico di Novara e delle trasformazioni urbane in atto e in progetto.

“Non è un festival che può, da solo, cambiare una città – ha commentato l’assessore all’Urbanistica Marco Bozzola – ma questo può essere certamente un inizio”.

Saranno diversi, poi, gli appuntamenti collaterali. Tra questi, mercoledì 18 settembre, presso la Biblioteca Negroni, sarà presentato il volume “Rigenerazione urbana sostenibile (Ri.U.So) e le aree metropolitane”, a cura di M. Capuani, M. Gallione, P. Pisciotta. Venerdì 20, sempre in biblioteca, si terrà il convegno sulla costruzione del nuovo museo nei sottotetti della Basilica di San Gaudenzio. Giovedì 26 settembre, presso l’auditorium del Conservatorio Cantelli, si terrà la conferenza dell’architetto Iannis Xenakis.

Tanti i convegni in programma, dunque; fra questi quello in calendario il 19 settembre sulle prospettive di miglioramento dei servizi e della qualità della vita urbana. Il 25 settembre, invece, l’appuntamento è al Cantelli con “Piani del colore, sostenibilità e tutela dei centri storici” a cura di Sikkens.

Ma NovarArchitettura non è solo convegni: in programma ci sono anche le aperture straordinarie di alcuni cantieri che costituiscono un eccellente esempio di riuso di architetture nel tessuto urbano novarese, dall’ex Ospedale Psichiatrico alla Sala del Compasso della Basilica di San Gaudenzio. Dal 10 al 20 settembre sarà inoltre aperto l’Archivio storico delle acque e terre irrigue dell’Associazione Irrigazione Est Sesia e delle sale che ospitano la Quadreria del Collegio Caccia. Non mancheranno, poi, le mostre: dagli architetti alle architetture fino alla fotografia.

Il festival, inoltre, penserà anche ai bambini, con un evento realizzato in collaborazione con l’artista Corrado Bonomi e l’Unicef, in programma il 7, l’8, il 21 e il 22 settembre nel cortile del Broletto.

FONTE: www.novaratoday.it

Share

Megastore Nike 100% riciclato e riciclabile

1378141811384_NikeROMA – Il megastore ”riciclato e riciclabile”: in arrivo a Shangai il nuovo negozio della Nike costruito al 100% da rifiuti. L’edificio inoltre non utilizzerà nessun tipo di colla per garantire la riciclabilità totale di tutti i materiali utilizzati.

Nel palazzo, ideato dal gruppo Miniwiz Sustainable Development Ltd., tutto proviene dal ”cestino”: i giunti di collegamento verranno realizzati con 5.278 lattine di alluminio , ed oltre 2.000 bottiglie di acqua riciclate serviranno per costruire i circa 2.000 metri di cavi. Ma non è tutto, come riporta Environmental News Network, anche il soffitto sarà realizzato attraverso degli speciali pannelli creati con 50.000 CD e DVD riciclati.

Anche l’illuminazione pensa all’ambiente: la luce sarà distribuita uniformemente con poca illuminazione posteriore al fine così di ridurre i costi operativi e le emissioni future di anidride carbonica dell’edificio. La stesso gruppo ha già progettato un edificio chiamato EcoARK Pavilion a Taipei, Taiwan, composto al 100% da bottiglie di plastica riciclate: 1,5 milioni di bottiglie compongono i nove piani dell’edificio pubblico, che dispone di ventilazione naturale, cascata esterna con la raccolta di acqua piovana, energia solare e Led.

FONTE: ANSA

Share

Padova 2013 Architettura: Workshop internazionale

10592357Contribuire a dare un nuovo volto alla città di Padova, in particolare in alcune aree dimenticate dalla città stessa, perché fragili e problematiche, prive di qualità urbana nonostante alcune si trovino in zone centrali e caratterizzate da un significativo valore storico.

Spinta da questo importante obiettivo, l’associazione culturale Di Architettura in collaborazione con il Comune di Padova ritorna nella città del Santo con un ricco programma che coinvolgerà le istituzioni, la cittadinanza, quattro poli universitari – lo IUAV di Venezia, il dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, il Politecnico di Milano, gli atenei tedeschi di Postdam e Aachen – e il liceo artistico Modigliani di Padova.

Dopo un’analisi del comitato organizzativo sulla città di Padova sono state individuate sei aree da riqualificare e sono state affidate a sei stimati architetti di fama internazionale, provenienti da Italia, Germania e Spagna. A loro è stato chiesto di presentare un progetto con un alto indice di applicabilità, volto a favorire nuove opportunità sociali e di aggregazione.

Le tre fasi dell’evento
L’evento, dal titolo Padova 2013 Architettura, e in programma dal 19 settembre al 13 ottobre a Palazzo della Gran Guardia, si compone di tre fasi: la prima parte prevede la presentazione delle sei aree selezionate, affiancate dall’esposizione di un plastico della città di Padova su scala 1:1000 progettato e realizzato da un gruppo di studenti del liceo artistico Modigliani.

La seconda parte racchiude in sé l’essenza dell’evento, e vedrà gli architetti impegnati in un workshop con un gruppo di studenti di diverse Università e del liceo Modigliani. Sarà un laboratorio a porte aperte, voluto per favorire l’interazione e rendere partecipi i cittadini. Gli architetti presenzieranno a conferenze e dibattiti aperti al pubblico.

Infine i progetti realizzati verranno esposti in mostra, e porteranno alla luce la possibilità concreta di agire non più sull’espansione della città, ma sul recupero e la valorizzazione di aree interne o limitrofe alla stessa, ricche di significati storici e culturali. L’esposizione sarà arricchita da due conferenze che porteranno sullo stesso tavolo giornalisti, scrittori, registi e imprenditori, chiamati a dare una risposta a un quesito di Aldo Rossi datato 1968 ma tutt’ora attuale: “Che fare delle vecchie città?”.

Le aree e gli architetti
Tre delle aree in questione si trovano alle porte della città: Borgomagno, seguita dall’architetto Jan Kleihues; Piazzale Stanga e Via Venezia con l’architetto Gino Malacarne e la zona a sud del Bassanello presa in carico dall’architetto Carlo Magnani.

Le altre tre aree sono delle caserme adiacenti le mura cinquecentesche della città: Caserma Piave (ex convento Domenicano Sant’Agostino) seguita dall’architetto Uwe Schröder; la Caserma Prato della Valle (ex convento Benedettini) con l’architetto Guillermo Vázquez Consuegra e la Caserma Prandina (ex monastero Benedettine) con l’architetto Antonio Monestiroli.

I principali problemi delle zone da riqualificare riguardano i disagi dovuti dal traffico e dalla circolazione e lo stato di abbandono di alcuni capannoni ed edifici che necessitano di un recupero architettonico e culturale.

Appuntamenti: 19 settembre – 13 ottobre 2013
Palazzo della Gran Guardia – Padova.

FONTE: www.professionearchitetto.it

Share

All’Acquario di Genova, la ‘casa’ dei cetacei e’ firmata Renzo Piano

17817_ge_architetti_LNel suo ventesimo anno di vita, l’Acquario di Genova si arricchisce di un nuovo padiglione. Si tratta della nuova ‘casa’ dei cetacei, che sarà inaugurata il 26 luglio e porta la firma dello studio Renzo Piano Building Workshop.

L’opera, costruita da Codelfa spa, è unica nel suo genere, e si presenta come un vero e proprio palazzo di 23 metri di altezza totale – di cui 10 sotto il livello del mare – costruito in galleggiamento, a base rettangolare con una lunghezza di 94 metri e una larghezza di 28, due torri laterali alte rispettivamente 10 e 13 metri e una parte centrale, alta circa 6 metri di cui 3 completamente vetrati.

Al suo interno, sono state ultimate le strutture delle vasche, compresi gli acrilici tra cui il semitunnel, attraverso i quali i visitatori potranno ammirare gli animali da una prospettiva subacquea.

 

FONTE: www.architetto.info

Share

Trento inaugura il MUSE: la ‘montagna’ di Renzo Piano

h_34800_04Il MUSE, il Museo delle Scienze firmato da Renzo Piano, sarà inaugurato domani a Trento. Dalle 18 del 27 luglio, il nuovo museo ospiterà, con una 24 ore no stop, i numerosi eventi organizzati per la maratona inaugurale.

Il MUSE nasce all’interno di un contesto urbanistico e paesaggistico frutto di un’unica visione progettuale che ha l’ambizione di qualificarsi come una rilevante riqualificazione urbana di questa zona della città, l’area industriale ex-Michelin, verso il suo fiume. Qui trovano spazio funzioni commerciali, residenziali – come il neo-inaugurato Le Alberte – e terziarie, nonché quelle di interesse pubblico, delle quali il MUSE costituisce la maggiore espressione.

Il profilo della struttura progettata da Renzo Piano si rifà alle montagne circostanti e la stessa organizzazione su più piani del percorso di visita è una sorta di metafora dell’ambite montano. L’idea architettonica nasce dalla ricerca di una giusta mediazione tra bisogno di flessibilità e risposta, precisa e coerente nelle forme, ai contenuti scientifici del progetto culturale. L’edificio, che sviluppa le sue funzioni in 2 livelli interrati e 5 fuori terra, è costituito da una successione di spazi e di volumi, di pieni e di vuoti, adagiati su un grande specchio d’acqua sul quale sembrano galleggiare, moltiplicando gli effetti e le vibrazioni della luce e delle ombre. Il tutto è tenuto insieme, in alto, dalle grandi falde della copertura che ne assecondano le forme, diventando elemento di forte riconoscibilità.

L’edificio – certificato LEED Gold – è stato realizzato con grande attenzione ai principi di ecosostenibilità: ha le capacità di economizzare energia e di produrne attraverso un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici che scendono a cento metri di profondità.

La forma dell’edificio, metafora della montagna, ordina e scandisce il percorso della mostra permanente: dall’alto verso il basso. Una volta oltrepassato l’ingresso, il visitatore è protagonista di un viaggio sensoriale a 360°. Dal quarto piano, scendendo gradualmente, i visitatori passano dalle ambientazioni delle vette occupate dai ghiacci perenni allo smarrimento nel perdersi in un “labirinto di biodiversità alpina”. Il percorso naturalistico si conclude al piano interrato con un racconto che ci conduce alla scoperta dell’origine della vita per giungere alla più grande mostra di dinosauri dell’arco alpino.

Un museo di scienze deve per definizione celebrare la complessità e la fragilità della Terra”afferma Renzo Piano. “Nello spazio centrale, il ‘Grande Vuoto’, che collega visivamente i cinque piani del museo, si celebra la biodiversità del nostro Pianeta: dall’alto, dove si incontra un ghiacciaio, al basso, dove il visitatore viene accolto dallo scheletro fluttuante di una balena, fino alla serra tropicale montana”. 

Il progetto degli allestimenti è stato sviluppato parallelamente alla definizione del programma scientifico – didattico. L’idea di base è stata quella di mirare a un “allestimento invisibile” che non prevalesse sul contenuto. Ecco quindi l’idea di “Zero Gravity”, ovvero della sospensione tramite cavi sottili di acciaio di tutti gli oggetti: tavoli, ripiani, pannelli, monitor, fotografie, reperti, tutto è “sospeso” nello spazio e anche nel tempo. Lo spazio così “disegnato”, come in uno spartito musicale, verrà in tal modo popolato e il visitatore entrerà in un mondo fantastico dove, come spettatore e contemporaneamente attore, sarà in grado di percepire e comprendere le connessioni e le sinergie tra natura e scienza.

Quando si conclude un progetto, improvvisamente quell’edificio non è più tuo, ma appartiene alla comunità, a cui ora spetta abitare questi ambienti, costruendo e sviluppando conoscenza”conclude Renzo Piano. “L’elemento umano è una dimensione fondamentale di questa architettura, assieme alla luce, alla gioiosità, all’allegria. Così l’ingresso del MUSE diventa una sorta di luogo pubblico pensato per la gente, che prosegue all’esterno, nel prato e nel nuovo quartiere, collegato attraverso un sottopasso al cuore della città. In queste sale, che alternano spazi di luce e ombra, tutti saranno i benvenuti. L’architettura deve essere gioiosa, deve coltivare tenacemente l’idea che i luoghi per la cultura sono luoghi di civiltà e di incontro, in cui ritrovarsi e partecipare della stessa gioia”.

FONTE:  www.archiportale.com 

Share

Tendenza a scomparire

apertura_NLporte_NL3013_420x270Da sempre protagoniste di qualsiasi ambiente, le porte hanno assunto oggi un ruolo ancor più decisivo nello sviluppo planimetrico dello spazio ma anche nella sua corretta fruizione, soprattutto in ambito residenziale, quando ci si trova sempre più spesso a confrontarsi con metrature ridotte e vani sempre più piccoli. Ecco dunque che la funzione di passaggio da un locale all’altro diventa essenziale e non così scontata, sia per la perfetta accessibilità di ogni ambiente, sia per il passaggio della luce.

La tendenza è senza dubbio quella a ridurre il più possibile l’impatto e la presenza di questi elementi, studiati per potersi annullare nella parete, per non interferire eccessivamente sull’immagine complessiva dello spazio. Abbandonato ogni decorativismo o eccentrico personalismo, le campiture si fanno omogenee, i profili si nascondono, gli elementi tecnologici e gli accessori si riducono e scompaiono nella superficie muraria, l’immagine rimane pulita, essenziale…diventa spesso una semplice linea continua che disegna e racchiude una porzione di superficie. In queste porte, le sempre più apprezzate filomuro, spetta poi alle finiture e ai colori il compito di valorizzare quest’area, evidenziando un contrasto netto fatto di colori brillanti o essenze ricercate, o all’opposto di nasconderla, riproponendo tonalità e finiture della parete stessa tanto da far scomparire completamente la porta quando viene chiusa. In questo secondo caso le tonalità neutre, soprattutto il bianco e il grigio, sono senza dubbio le più utilizzate, accompagnate da finiture materiche in rilievo per una piacevole sensazione tattile.

Quando invece si decide di evidenziare dal punto di vista estetico la presenza della porta, si ricorre a colori brillanti o ad essenze pregiate del legno, che trasmettono una sensazione di calore e accoglienza all’intero spazio. Il vetro (in particolare satinato o sfumato) è ancora un materiale di forte appeal, soprattutto per spazi comuni e di rappresentanza, ma anche in ambito residenziale proprio perché consente, nel caso di ambienti molto piccoli o di corridoi stretti, di lasciar passare la luce illuminando porzioni di spazio altrimenti perennemente in ombra.

Dal punto di vista tipologico, nel caso di nuove costruzioni la soluzione scorrevole si fa preferire, per il ridotto ingombro di spazio e per la pulizia formale che assicura, mentre nel caso di ristrutturazioni spesso si evita di intervenire sulla parete e si ricorre a porte a battente dallo stile contemporaneo e minimale.

In tutti i progetti e nei nuovi prodotti presentati, la grande attenzione va perciò ai dettagli, sia per quanto riguarda la qualità dei materiali utilizzati, sia per le piccole (ma grandi…) innovazioni tecnologiche che permettono questo inserimento delicato e discreto (dalle cerniere a scomparsa, ai profili, dai carrelli per uno scorrimento continuo alla silenziosità della battuta).

Anche nel settore delle finestre la tendenza è quella di lasciare al vetro il ruolo del protagonista assoluto. I profili si assottigliano e si nascondono, gli ingombri si riducono, idealmente scompaiono. Ciò è possibile grazie allo sviluppo tecnologico e alle prestazioni sempre più performanti dei serramenti che consentono di lasciare libere grandi luci, di movimentare ante anche di dimensioni considerevoli, di assicurare tenuta all’aria, all’acque e garanzia delle prestazioni nel tempo. Dal punto di vista estetico il trattamento dei materiali e la ricerca di nuove finiture, consentono oggi a serramenti e finestre di inserirsi in qualsiasi contesto architettonico, anche nel caso di interventi e operazioni di recupero su edifici storici che sempre più spesso necessitano di una sostituzione completa dei serramenti per accogliere nuove funzioni,migliorare l’isolamento termico e acustico, assicurare un ottimale confort interno degli spazi.

Fonte: www.archinfo.it

Share

Architettura solidale della Norvegia

cersaie tyin 2--330x185Bologna. Fra gli appuntamenti di rilievo internazionale in programma al Cersaie 2013, spicca la presentazione del progetto di solidarietà firmato dallo studio di architettura norvegese TYIN Tegnestue, fissata per la giornata di mercoledì 25 settembre: con un budget di 30mila euro, impiegando settanta operai e avvalendosi di una segheria e otto bufali, un team di giovani professionisti scandinavi ha messo in piedi a Sumatra un centro di formazione ed educazione per i coltivatori e gli operai del settore della cannella, con l’obiettivo di migliorare le loro precarie condizioni di lavoro. Saranno gli stessi protagonisti del progetto, cioè i soci fondatori dello studio TYIN Tegnestue, Andreas G. Gjertsen e Yashar Hanstad, a parlarne al pubblico del Salone internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno di Bologna. Nato nel 2008 e situato a Trondheim, lo studio TYIN Tegnestue ha dimostrato da subito una sensibilità particolare per le emergenze sociali, realizzando progetti in aree sottosviluppate di Thailandia, Uganda, Sumatra. Le modalità di intervento degli architetti norvegesi prevedono il coinvolgimento della popolazione locale sia nella fase di progettazione che in quella di costruzione, così da creare un’area per lo scambio reciproco di conoscenze e abilità. Tutti i materiali utilizzati provengono dalle vicinanze dei siti oppure sono acquistati dai commercianti locali. Anche per il progetto di Sumatra, buona parte del legno utilizzato è ottenuto dall’albero della cannella, ritenuto dalla popolazione locale uno scarto privo di valore. L’isola asiatica fornisce l’85% della cannella consumata nel mondo, ma la produzione della spezia si accompagna allo sfruttamento e alle pessime condizioni di lavoro dei contadini. Di qui l’idea di dare vita a un centro di formazione per la popolazione, concepita dal francese Patrick Barthelemy, fondatore di Cassia Co-op, prima cooperativa a occuparsi del controllo della produzione della cannella. Lo scopo è regolamentare la catena di relazioni tra coltivatore e consumatore, garantendo qualità, trasparenza e rispetto, ma anche salario minimo, tutela sanitaria e sicurezza sul lavoro. E’ quel che viene definito con l’espressione “ethical business”. L’azione dello studio norvegese si è articolata così: dopo un anno di pianificazione il team di TYIN Tegnestue si è trasferito a Sumatra per l’avvio dei lavori. Il progetto prevede una struttura in legno appoggiata su una base in mattoni e cemento. Sotto una copertura di 600 metri quadri cinque costruzioni ospitano laboratorio, aule, uffici e cucina. Una corte aperta e ombreggiata dagli alberi permette la ventilazione degli spazi. La sismicità dell’area inoltre ha imposto la necessità di costruire un edificio resistente a terremoti superiori ai cinque gradi Richter.

 

FONTE: www.lastampa.it

Share