Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Dal Lussemburgo l’auto ad aria compressa

auto_apAutomobili ad aria compressa. L’ultima novità in fatto di motori a basso impatto ambientale arriva dal Lussemburgo e precisamente dall’azienda MDI Motor Development International, che si prepara a lanciare sul mercato un nuovo modello di vettura con sistema inedito di propulsione.

10 ANNI DI LAVORO. Il prodotto nasce dal lavoro congiunto dei due ingegneri Guy Negre e Cyril Negre, rispettivamente padre e figlio e sarà presto in commercio in tutta Europa, dopo oltre dieci anni di test e perfezionamenti. Tra i modelli di auto ad aria compressa prodotti dalla MDI troviamo OneFlowAIR; piccola e compatta, con una velocità massima di 110 km/h, si ricarica attraverso energia elettrica in 3 ore da una comune presa elettrica, in 2 minuti da stazioni apposite.

PIÙ UN MOTORE IBRIDO PER VIAGGI EXTRAURBANI. L’energia ad aria compressa – spiega l’azienda lussemburghese – garantisce autonomia per la guida in città, mentre per viaggi extraurbani il modello dispone anche di un motore ibrido a doppia energia che può fare uso di gas, gasolio, biodiesel, alcool o oli vegetali, in aggiunta all’aria compressa.

SI PUÒ GIÀ PRENOTARE UN MODELLO. Con un euro di energia elettrica necessaria per attivare il motore/compressore, la vettura potrà garantire 100 km di autonomia. Per chi volesse già prenotare un modello, sul sito dell’azienda è possibile già fare domanda, in attesa della messa in commercio ufficiale.

FONTE: www.casaeclima.com

Share

Architettura temporanea e modulare, IKEA Refugee Shelter

ikeaKEA, marchio ormai divenuto sinonimo di design economico e fai da te, ha recentemente presentato IKEA Refugee Shelter, il prototipo frutto di tre anni di lavoro tra IKEA Foundation e UNHCR, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati in partnership con diverse università e aziende private.

Moduli abitativi prefabbricati componibili, di superficie totale 17,5 mq e 110 kg di peso, imballati nel noto stile IKEA e assemblabili in sole quattro ore grazie ad una struttura modulare basata su un telaio autoportante in acciaio ultra-leggero, pannelli di tamponamento per le superfici esterne e uno strato-membrana da applicare 20 centimetri sopra la copertura per contribuire all’ombreggiamento dell’unità abitativa.

I pannelli di tamponamento sono in polipropilene trattato mediante un processo di laminazione che lo rende resistente ai raggi UV; secondo l’azienda svedese il polipropilene fornisce isolamento termico e acustico, è completamente riciclabile nonché comunemente disponibile nella catena di approvvigionamento globale.
La membrana posta ad ombreggiamento della copertura è dotata di un pannello solare in silicone, flessibile e leggero, che può alimentare cellulari o piccoli dispositivi elettrici o fornire da tre ad un massimo di cinque ore di illuminazione serale.

Sebbene il prototipo abbia spunti interessanti, a prima vista sembra aver ancora bisogno di alcuni studi riguardo al design e all’adattabilità alle diversi condizioni culturali in cui potrebbe essere contestualizzato, poiché purtroppo l’aspetto ricorda ancora un triste container.

 

FONTE: www.architetti.com

Share

Illuminazione stradale: sostituire le lampade per risparmiare soldi e CO2

181-33858GE-cmh-outdoor-lighting-Bristol-1-465x300Quando una città vuole intraprendere un percorso virtuoso uno dei cambiamenti a dare immediati vantaggi in termini di risparmio ed efficienza energetica è la sostituzione dell’illuminazione stradale. E’ il caso della città di Bristol, che cambiando le 8.000 lampade al sodio ad alta pressione con lampade ad alogenuri metallici in ceramica ha notato da subito la differenza. L’obiettivo del Consiglio è riuscire a risparmiare almeno 500mila sterline all’anno riducendo l’importo in bolletta, con la conseguente riduzione del rilascio di emissioni inquinanti. Nei piani della città la sostituzione di altre 12mila lampade nelle aree residenziali, progetto da portare a termine nel corso dei prossimi 18 mesi.

Un innovativo dispositivo garantisce inoltre un ulteriore risparmio permettendo di controllare l’uscita di corrente, modificandola quando necessario, e riducendo al minimo i consumi ottenendo al contempo una luce molto simile a quella naturale. In grado di accendersi al passaggio le luci danno ai cittadini sicurezza e garantiscono una durata molto elevata che limita quindi i costi di manutenzione e sostituzione delle lampade esauste.
I nuovi dispositivi stanno quindi svolgendo un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi energetici e antiemissioni che il Consiglio sta portando avanti con la speranza, partendo dalle modifiche all’illuminazione stradale, di riuscire a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro l’anni e del 30% i consumi di energia entro il 2020.

 

FONTE: www.rinnovabili.it

Share

Daniel Libeskind per il nuovo landmark di Varsavia

17691_ZlotaTSs_architetti_LSi ispira alla storia di Varsavia e si propone come risposta alla distruzione e alla ricostruzione post-bellica. Złota 44 è un lussuoso grattacielo di 54 piani, che porta la prestigiosa firma di Daniel Libeskind, destinato a diventare il prossimo punto di riferimento cittadino grazie ai suoi 192 metri di altezza, che lo faranno diventare il secondo edificio più alto d’Europa, e alla sua caratteristicastruttura a forma di vela.

L’edificio, che aprirà ufficialmente alla fine del 2013, ospiterà 251 appartamenti e 30 unità di lusso, tra cui due attici triplex all’ultimo piano, realizzato in acciaio, oltre a parcheggi e un piano dedicato allo svago dei residenti, con centro fitness e piscina.

Caratteristica peculiare di Zlota 44 è la tripla facciata modulare in vetro composta da oltre 4.000 elementi diversi, costruiti in laboratorio e poi portati in cantiere, dove vengono montati da mini gru. Lavora al progetto anche la società di ingegneria Arup che ha fornito opere di progettazione strutturale, meccanica, elettrica e per la sicurezza pubblica.

Il progetto di Libeskind non perde di vista i requisiti ambientali, scegliendo soluzioni tecniche, dal sistema per ilrecupero delle acque piovane alle soluzioni per lariduzione dei consumi energetici, finalizzate al raggiungimento della certificazione energetica Breeam.

FONTE: www.architetto.info

 

Share

L’edificio piu’ grande al mondo e’ tre volte il Pentagono

17696_newcenturyglobalchengduhigh_ingegneri_LÈ stato ufficialmente inaugurato l’edificio “più grande del mondo”: si tratta del New Century Global Centre, un grande centro commerciale collocato a Chengdu, la metropoli da 14 milioni nella provincia cinese del Sichuan, proprio a breve distanza dal Chengdu Contemporary Arts Centre progettato da Zaha Hadid.

Con la sua superficie complessiva pari a 1,76 milioni di mq, il centro è grande venti volte la Sydney Opera House o tre volte l’intero Pentagono. L’edificio ospita hotel, uffici, un resort, un cinema, una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Al centro della struttura, poi, è previsto il Paradise Island Oceanic Park, un grande parco acquatico con una spiaggia in sabbia artificiale da 400 mq e il più grande schermo Led indoor del mondo, che proietta immagini di paesaggi e orizzonti.

Costruito al di sopra di una stazione della metro recentemente completata, l’edificio si sviluppa su 18 livelli ed è dotato di un soffitto ondulato in vetro e acciaio. È lungo 500 metri, largo 400 e alto 100. Sono molti i ‘record’ che il centro intende battere, tra essi va ricordato lo shopping mall più grande del mondo e il suo ‘sole artificiale’, un impianto di illuminazione progettato per ricreare l’effetto della fonte di luce naturale. Queste e altre ‘meraviglie’ del centro sono visibili in un lungo video promozionale.

 

Fonte: www.ingegneri.info

Share

La scala illuminata di Arup che sfida le regole della progettazione

17632_arupvillamallorca_ingegneri_LL’ultima realizzazione di Arup, la società multinazionale di ingegneria e architettura, è un’autentica sfida alle ‘regole’ tradizionali della progettazione di scale. Realizzata per “Villa Mallorca”, edificio collocato nel sud della Spagna, la scala è pensata come un oggetto scultoreo illuminatoche nelle forme e nella tecnologia del progetto sviluppa il concetto di tridimensionalità. Collocata al centro della struttura, è realizzata mediante rame perforato, ripiegato e senza fissaggi visibili.

Il progetto nasce nel 2010, quando il russo Studio Mishin, responsabile principale del progetto, contatta Arup per intervenire nell’ideazione della scala centrale, in quel momento l’unico elemento mancante della costruzione. L’idea dell’architetto era quella di una scala che collegasse tre piani e che generasse un collegamento visivo tra l’interno e l’esterno dell’edificio, mediante l’impiego di pannelli di rame perforati. Per sviluppare una richiesta così particolare Arup si è affidato al suo team per il Lighting Design a Berlino, che ha dovuto tradurre la sfida progettuale in qualcosa di effettivamente fattibile. Proprio l’illuminazione dell’oggetto, concepita in una fase iniziale del progetto, si è resa necessaria chiave di svolta, per fornire elementi sia funzionali che decorativi al volume, considerando che il sistema luci già esistente non sarebbe stato sufficiente.

È stato necessario realizzare molti modelli di coppie di pannelli in legno e rame per sviluppare una soluzione che rendesse possibile tecnicamente l’intento progettuale di un pezzo di rame continuo e senza giunte, individuata in una serie di connessioni in sequenza tra i pannelli e in una delicata sotto-struttura. Il risultato è una spettacolare scala composta da circa 200 mq di pannelli composti da rame trattato e legno strutturale, con circa 12 mila perforazioni realizzate tramite perforatrice ad acqua.

“Il nostro approccio generale ai nuovi progetti è cercare di scoprire cosa c’è di unico in ciascuno di essi e provare ad amplificarne quelle qualità caratteristiche in senso estetico”, spiega Emily Dufner, capo della sezione Lighting Design per Arup Germania. “La luce rivela imateriali e gioca un ruolo-chiave nella creazione di un’atmosfera: due elementi che hanno rappresentato entrambi una sfida nel progetto”. La luce progettata accentua la geometria della perforazione dei pannelli di rame attraverso una tecnologia diretroilluminazione, mentre un’ulteriore fonte luminosa dal basso rivela la texture e le proprietà del rame e del legno laminato.

 Fonte: www.ingegneri.info

Share

BIQ house ad Amburgo – Splitterwerk

Progetto_ARK74_01_420x270Un edificio dimostrativo, the building exhibition within the bulding exhibition, pensato e progettato affinché gli occupanti, ma anche i curiosi visitatori, possano comprenderne il funzionamento energetico di un’abitazione.


L’innovativa facciata, costituita da 129 fotobiorettori (PBR) a microalghe, disegna il prospetto sud-ovest e sud-est, mentre sui prospetti opposti slogan a fumetti sintetizzano il significato energetico dei curiosi schermi solari verdi (photosynthesis). Fasce marcapiano a righe rosse e bianche simboleggiano e celano i tracciati impiantistici che collegano i fotobioreattori al locale tecnico.

I pannelli PBR svolgono una tripla funzione energetica per l’edifico: fungono da schermo solare orientabile, da produttori di biomassa (e di conseguenza biocombustibile) dalle microalghe in esso contenute e da collettori solari termici. Le alghe crescono all’interno dei bioreattori alimentate da un circuito chiuso che corre lungo la facciata e trasformano la CO2 proveniente dai gas di combustione del generatore termico a gas in ossigeno. Quando si accumula una sufficiente quantità di alghe, vengono raccolte e inviate al locale tecnico per la trasformazione in biocombustibile (biogas). I fotobioreattori vengono, inoltre, utilizzati come collettori solari recuperando il calore accumulato attraverso uno scambiatore termico. Questo calore può essere così accumulato per l’inverno attraverso sonde geotermiche a salamoia o utilizzato per alimentare direttamente la pompa di calore.

L’energia prodotta dal sistema a biomasse e dallo scambio termico (collettore solare) si aggira sui 30 kWh/m2 per ciascun sistema (circa 60 kWh/m2 totali).

L’innovazione in BIQ House non si ferma alla facciata: l’edificio è composto da 15 unità immobiliari (dai 50 ai 120 mq), di cui due rappresentano “gli appartamenti del futuro”. Un nucleo centrale nasconde i servizi igienici e l’angolo cottura, mentre gli spazi attorno non hanno una funzione fissa: è l’utente, secondo le necessità, ad attribuire alla stanza una funzione piuttosto che un’altra. Gli arredi sono integrati e nascosti lungo le pareti perimetrali, in questo modo un locale soggiorno può diventare la zona letto e viceversa.

BiQ House rappresenta quindi un esempio di edificio del futuro in cui la sinergia tra estetica e necessità energetiche dona carattere e originalità al progetto.

Fonte: http://www.archinfo.it/biq-house-ad-amburgo-splitterwerk/0,1254,53_ART_8995,00.html

Share

Da Siena ad Haiti con la Summer School sull’architettura sostenibile

Architettura-sostenibile-sienaLo splendido scenario della Certosa di Pontignano in provincia di Siena accoglierà dal 28 luglio al 4 agosto e dal 13 al 20 ottobre la prima Summer School residenziale di Architettura Sostenibile all’interno di una Facoltà Umanistica.

 

I due corsi sono organizzati dall’Università di Siena con la partnership del Dipartimento di Architettura di Pescara e con il contributo della Fondazione Bertelli ed ARTAPP, allo scopo di consentire l’approfondimento delle tematiche della progettazione sostenibile, della conoscenza e del rispetto del territorio, della efficienza energetica, in un ambito conoscitivo che ponga al centro dell’insegnamento il rispetto dell’agire umano e la consapevolezza delle sue conseguenze sull’ambiente antropizzato.

Il territorio è il contenitore – non passivo – di una comunità e della sua identità, della sua storia, delle sue peculiarità, dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni”, sarà questo il tema del primo dei due moduli, in preparazione alla seconda fase, in programma per ottobre, quando  l’attenzione si sposterà sull’habitat umano e del sul rapporto con l’architettura.

 

La Summer School dedicata all’architettura sostenibile sarà inoltra accompagnata da una serie di sezioni pratiche per misurarsi sul campo con gli strumenti ed i materiali del settore, che sfoceranno nel workshop in programma dal 20 al 27 ottobre a Port Prince di Haiti, all’interno del cantiere della scuola edile in costruzione con la tecnica della muratura a secco.

 

Fonte: www.rinnovabili.it

Share

Il Vitra Campus Di Weil-am-Rhein

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.

Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.

Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.

Torniamo a parlarvi della Vitra perché, se la collezione di sedie -l’oggetto che viene principalmente prodotto da Vitra– viene arricchita costantemente, diverso è l’approccio (per ovvie ragioni logistiche ed economiche) alle strutture. Progetti stilati negli anni ‘50, ad esempio, hanno visto la luce e la fine dei lavori solo nello scorso decennio. La buona notizia è ch nel marzo prossimo, gran parte del Campus e la VitraHaus saranno aperti al pubblico.

fonte: designerblog.it

Share

L’Architettura Invincibile

LA CULTURA DELL’ARCHITETTURA PRIMA E DOPO IL COMPUTER

banner2Da troppo tempo la cultura architettonica sembra essersi imprigionata tra una confusa accumulazione di linguaggi (formali) e lo star – system. I “media” preposti alla diffusione critica – le riviste “specializzate” – sono diretti a tempo indeterminato da architetti-imprenditori interessati a diffondere acriticamente i loro patrocinati, senza alcuna palese motivazione di prospettare ai lettori spaccati critici e culturali più responsabili e didatticamente (e professionalmente) efficaci, con metodica comparativa.

L’architettura, dimenticato il suo “statuto vitruviano”, è divenuta “macroscultura” e persino semplice “gestualità”, resa perfettamente indifferente alle attività da ospitare.

La ricerca disperata di visibilità ha ormai intossicato i più giovani, diventati impazienti persino al più umile e necessario tirocinio. Sembra essere scomparsa l’umiltà paziente dell’apprendimento e dell’apprendistato. Siamo insomma in una stagione ove ogni “ratio” disciplinare è vista con insofferenza.

Tramite il Corso “L’Architettura Invincibile” si ha  l’ambizione di tornare a far riflettere chi è preposto a immaginare e a tradurre concretamente l’architettura, affidandone le sollecitazioni (le conversazioni) a Docentiche si siano distinti per la loro elaborazione critica di intellettuali ancor prima che come operatori.

Il corso, fatte queste premesse, intende (ri)scoprire quelle che sono le motivazioni emozionali alla base della progettazione architettonica intesa come sintesi mirabile fra capacità intellettuale e intuizioni tecniche.

Share

Colosseo: si stacca pezzo d’intonaco

Un pezzo di malta di calce della struttura originale del Colosseo, di circa mezzo metro quadrato e di minimo spessore, è caduto da uno degli ambulacri al primo piano, dove vengono ospitate le mostre. Il pezzo di malta ha rotto la rete di protezione collocata tra gli anni ’70 ed ’80 degli ambulacri. A riferirlo è stato il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro che non si è detto preoccupato dell’accaduto.  L’episodio ripropone con forza il tema della manutenzione preventiva programmata, cui la struttura commissariale e la Sovrintendenza archeologica stanno lavorando, come unica procedura in grado di assicurare la conservazione del materiale archeologico, è scritto nella nota del Mibac. Si tratta di superfici per le quali in diverse parti della fabbrica sono in corso interventi di restauro e per altre, come quelle in questione, gli interventi sono già progettati e si è in attesa di poterli appaltare; la cause del cedimento, un’area inferiore ad un metro quadrato, sono riconducibili a variazioni termoigrometriche. Non è la prima volta che accade una cosa del genere e il fatto non viene sottovalutato, ma ora c’é una maggiore trasparenza rispetto al passato e quindi viene appalesato” . Giro ha ricordato che c’é un piano di restauro completo del Colosseo per 23 milioni di euro.

Fonte: IlportaledelRestauro

Share

Bioarchitettura. A Trento l’edificio unifamiliare PF

 

Anche in Italia qualcosa si muove. La sostenibilità diventa un criterio che detta scelte architettoniche, costruttive,  di vita. Ne sono una prova gli edifici che si stanno realizzando per i quali la sostenibilità è la parola d’ordine. Vi proponiamo un esempio di edificio unifamiliare realizzato a Pergine Valsugana in provincia di Trento dallo studio Burnazzi Feltrin Architetti che si occupa principalmente di progettazione a risparmio energetico. L’edificio unifamiliare PF nasce dal rifacimento e ampliamento di una costruzione esistente collocata in una posizione ideale sia dal punto di vista dell’esposizione, sia per la vista sulla valle, sotto il castello medievale del comune. Si tratta di un edificio privilegiato dalla sua posizione che lo rende soleggiato tutto l’anno. Condizione da non sottovalutare, soprattutto in una zona dove le temperature non raramente scendono al di sotto dello zero. L’ampliamento del vecchio edificio ha una struttura portante autonoma costituita da una trave Vierendeel alla quale è appeso il primo piano. Questo espediente tecnologico consente di avere una pianta libera da pilastri. Molte sono state le attenzioni dei progettisti alle soluzioni per il risparmio energetico, a partire dall’involucro edilizio, attentamente studiato per essere ben isolato: le tamponature sono in legno prefabbricato preassemblato e l’isolamento termico è realizzato da pannelli in fibra di legno. Anche gli infissi contribuiscono, con i loro vetri basso emissivi, alla coibentazione termica della struttura. Attenzione anche agli impianti: il sistema di riscaldamento e raffrescamento a pavimento e a parete è alimentato da un fluido termovettore pre-riscaldato o raffreddato dal terreno tramite un impianto geotermico. L’acqua calda è fornita invece dal solare termico e all’interno a farla da padrona è la domotica.La sensibilità dei progettisti è stata confermata dalla scelta dell’uso del legno, a creare un legame con l’architettura rurale della regione.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Share

L’individualismo non è più sostenibile!

S’inaugura domani (29 giugno 2010) la mostra L’individualismo non è più sostenibile. Nuove idee per abitare insieme, presso lo spazio Res Nova in Piazza Carlina a Torino. La mostra raccoglie i lavori prodotti nell’anno accademico 2009-2010 dagli allievi dell’Unità di Progetto Sostenibilità e innovazione tecnologica della Facoltà di Architettura I del Politecnico di Torino. Si tratta di allievi della Laurea Magistrale che vivono l’esperienza progettuale nella dimensione di un atelier professionale.
Si tratta di un intervento di housing sociale finalizzato alla realizzazione di un edificio ex novo, denominato condominio solidale, destinato a famiglie giovani, costituite da genitori al di sotto dei quaranta anni con bambini, anziani, in coppia e singoli. Le funzioni residenziali sono accompagnate da un’offerta di servizi rivolti sia al condominio che al quartiere ampliando e arricchendo la funzione dell’abitare. I progetti degli studenti sviluppano, con differenti sensibilità, alcune direzioni di ricerca quali:
1. lo studio di nuove tipologie abitative in grado di facilitare la convivenza tra gli abitanti avvicinando le diverse fasce di età in modo da rompere l’ isolamento degli anziani e nel contempo impiegarli come possibile aiuto alle famiglie giovani;
2. l’abbandono della consueta dimensione, spesso spersonalizzante, del condominio di edilizia residenziale pubblica per creare, nell’ edificio di abitazione collettiva, condizioni di complessità e qualità spaziali simili a quelle delle abitazioni individuali;
3. la definizione della morfologia e dei caratteri costruttivi dell’edificio in relazione ai concetti di sostenibilità ed efficienza energetica;
4. il superamento dell’ idea di progetto in quanto definizione della forma a vantaggio di una pratica progettuale intesa come processo;
5. la progettazione integrata dei sistemi edilizi, di controllo solare, di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili ed impiantistici.

Fonte: Archiportale

Share

Londra: inaugurato Central St. Giles di Renzo Piano

È stato inaugurato due settimane fa il complesso multifunzionale Central St. Giles, situato a Londra tra Covent Garden e Bloomsbury. Il progetto, ideato da Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con Fletcher Priest Architects, per conto delle società immobiliari Legal & General with Mitsubishi Estate Corporation – Stanhope PLC, ha sostituito un vecchio edificio in mattoni originariamente sede degli uffici dei servizi segreti.
Il contesto in cui sorge ha avuto un impatto importante nell’ideazione del progetto. Il sistema è composto da volumi complessi, cesellati, frammentati e ridotti di scala per armonizzarsi con gli edifici circostanti. Questi volumi cesellati rendono St. Giles una scultura architettonica imponente, caratterizzata da una combinazione di facciate cangianti, l’aspetto di ciascuna delle quali è unico, diverso in altezza, per orientamento, colore e rapporto con la luce naturale. Vetro, acciaio e ceramica sono gli elementi fondamentali del rivestimento. In ogni facciata la ceramica è utilizzata in diverse sfumature e colori armonizzati con gli edifici circostanti, contribuendo in tal maniera a integrare il progetto nell’ambiente urbano. Si tratta di un progetto di oltre 39.000 mq di uffici, 11 unità commerciali e ristoranti, 109 appartamenti (53 dei quali di edilizia agevolata). Al centro del sistema vi è un ampia corte di 2000 mq, in cui sono concentrate le attività pubbliche. Con i suoi caffè e ristoranti, questa “piazza” è destinata a generare vita sociale, rafforzando così l’identità urbana del sito. Una facciata a tutto vetro alta sei metri offre la massima trasparenza; cinque passaggi attraverso questa corte consentono di creare un progetto permeabile e invitano i passanti all’interno di questa piazza all’ombra di un albero alto 20 metri.

Fonte: Archiportale

Share

Concorso: una fontana per ogni Parco Reale londinese

Il Royal Parks Foundation di Londra ha lanciato un concorso di design per la progettazione di una nuova fontana da installare all’interno dei Parchi Reali di Londra. Gli 8 parchi Reali di Londra sono tra i più grandi spazi pubblici in tutto il mondo, attrazione per milioni di visitatori, ma molti giochi d’acqua e fontanelle pubbliche, che risalgono ad alcune generazioni fa, necessitano di essere rinnovate o sostituite, e vi è la necessità di ulteriori nuove fontane di acqua potabile che soddisfino le esigenze dei visitatori.
Obiettivo di questo concorso è quello di trovare il disegno e il progettista del modello di questa nuova fontana potabile. Il concorso è aperto ai designer e ai progettisti di tutto il mondo che dovranno inviare il materiale entro il prossimo 22 settembre 2010. Il vincitore vedrà il proprio lavoro trasformato in realtà nei Parchi. Il disegno vincente dovrebbe idealmente avere le seguenti caratteristiche:
– risultare seducente, accattivante, suscettibile di essere posizionata in vari ambienti diversi e non solo nei parchi, eventualmente anche all’interno di residenze private;
– essere di facile installazione, pulizia ed essere costituita da un materiale resistente e lavabile;
– avere un sistema che limiti gli sprechi di acqua ed eviti i problemi di drenaggio, che consenta di garantire sicurezza e igiene;
– poter essere free standing ma anche con una variazione minima poter essere installata appoggiata ad una parete.

Fonte: ArchiPortale

Share

Giugiaro design firma le nuove case prefabbricate per Albe Case di Wood Albertani S.p.A.

GIUGIARO DESIGN FIRMA LE NUOVE CASE PREFABBRICATE per ALBE CASE di WOOD ALBERTANI S.p.A.
Giugiaro Design ha firmato un nuovo modello di villa prefabbricate di design, realizzate dall’azienda italiana ALBE CASE di WOOD ALBERTANI S.p.A.
Nel nascente mondo dell’edilizia prefabbricata di alto livello, Giugiaro Design ha portato la propria trentennale esperienza nel campo dell’industrial design per interpretare con soluzioni costruttive e impiantistiche di ultima generazione il tema proposto da ALBE CASE.
Abbiamo voluto portare la nostra visione personale – ha dichiarato Fabrizio Giugiaro, direttore stile di Giugiaro Design – in un tema molto personale come quello della casa, senza tuttavia stravolgere le metodologie e le tecniche costruttive adottate e collaudate in questi anni da ALBE CASE. Dopo diversi anni di presenza nel mercato delle costruzioni in legno ed dopo che ci siamo affermati a più livelli in questo settore – dice Natale Albertani , direttore tecnico di ALBE CASE – era ora di dare una svolta alla nostra immagine legata alle costruzioni completamente in legno con uno stili marcatamente nordico o alpino. L’occasione di un rapporto personale di lavoro con Fabrizio Giugiaro ci ha dato l’opportunità di concretizzare il nostro sogno di vedere progettata una casa innovativa e di design, con tratti piacevoli e moderni.

Fonte: Maggioli Editore

Share

Plastic Dining Room: l’eco-ristorante costruito su bottiglie riciclate

In uno Yacht Club ci si aspetterebbe di trovare materiali e rifiniture pregiate, magari del marmo o del legno. E invece da Vancouver, in Canada, ci arriva la smentita. Perché presso lo Yacht Club del posto, è stata realizzata una sala ristorante rifinita con materiali riciclati e alimentata da energia pulita. Questo fa piacere, sì, ma c’è dell’altro, che vi sorprenderà.
La sala ristorante, infatti, galleggia su 1675 bottiglie di plastica da due litri. Sostituiscono il cemento, riducono il problema dello smaltimento della plastica e, soprattutto, sensibilizzano alla questione rifiuti. Un problema da non sottovalutare perché genera delle enormi isole di spazzatura che possono raggiungere dimensioni sorprendenti e danneggiare la flora e la fauna marina. L’hanno chiamata la Plastic Dining Room ed è il primo locale al mondo a galleggiare su così tante bottiglie di plastica da due litri. Come anticipato, ogni dettaglio della sala è realizzato con criteri di sostenibilità ambientale. Dall’energia, generata tramite pannelli solari, ai materiali utilizzati per le finiture, esclusivamente riciclati, tutto è pensato per ridurre i consumi energetici e gravare il meno possibile sull’ambiente. Trattandosi di un ristorante, dopo aver parlato del modo in cui è realizzato, è arrivato il momento di parlare del cibo che viene servito. Le specialità del posto, sono i piatti a base di pesce, rigorosamente locale. Acquistando i prodotti del mare dai pescatori della zona, si riducono infatti le emissioni di CO2 che deriverebbero da un eventuale trasporto. Continuamente a contatto con il mare, chissà se i membri dello Yacht Club, mangiando in una simile sala, saranno sensibilizzati al problema…

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

Share

Londra: Jellyfish, il teatro costruito con rottami e materiali di scarto

 

Jellyfish (”Medusa”) è un teatro costruito nel cuore di Londra con scarti, rottami e materiale di risulta tra cui predominano 800 pallet, i bancali in legno che si usano nei magazzini e nei mercati per appoggiarvi la merce. E’ perfettamente a norma di legge (120 posti a sedere) e sarà inaugurato la settimana entrante, per una breve stagione. Lo stanno tirando su volontari e disoccupati: ma i biglietti si pagano. Giusto per rovesciare i normali processi economici: i rifiuti diventano qualcosa di utile, qualcosa che ha valore. Guardate le immagini. Il teatro nasce da un’idea di Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, due artisti tedeschi. Il progetto si chiama Oikos, che in greco antico significa “casa”: la radice comune di ecologia e economia. Oikos è anche il titolo di uno dei due spettacoli in cartellone. Il secondo è “Protozoa”. Tutti e due parlano di persone che ricostruiscono la loro vita dopo catastrofi politiche ed ambientali. Finita la stagione, il teatro verrà smantellato ed i suoi eterogenei componenti saranno avviati al riciclaggio: edifici del genere, pare, hanno una breve vita. Jellyfish ha un’essenziale struttura portante in acciaio: il resto è appunto di pallets, boccioni vuoti dell’acqua (un’intera parete), listelli di legno per pavimenti. Leggi la notizia sul Guardian

Fonte: Blogeko

Share