Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Una piscina galleggiante ripulirà la Moldava

Dalle menti degli architetti Lipensky e Kubna nasce la nuova oasi ricreativa di Praga. Piscina d’estate e pista di pattinaggio d’inverno

(Rinnovabili.it) – Dopo anni di contaminazione nelle mani dell’industria pesante, la Moldava, il fiume più lungo della Repubblica Ceca, sta vivendo una sorta di rinascita sociale ed ambientale, riguadagnando lentamente il suo patrimonio naturale. Per accelerare la riconversione verde, una coppia di architetti di Praga, Ondrej Lipensky e Andrea Kubna, hanno deciso di elaborare un’originale proposta progettuale che potrebbe permettere di ripristinare lo stato di salute delle acque del Vltava creando al contempo un nuovo spazio ricreativo per gli abitanti della Città d’Oro.

L’idea è quella di realizzare una sorta di oasi galleggiante circolare che ospiti al suo interno una piscina nei mesi più caldi ed una pista per il pattinaggio in quelli più freddi; 900 m2 per oltre un metro e mezzo di profondità e una capacità massima di 300 persone, la piscina è stata pensata per sfruttare le stesse acque del fiume filtrate attraverso un sistema di membrane tessili poste sul fondo della struttura, in grado di eliminare odori, batteri e contaminanti. Il filtro fornirebbe acqua pulita agli ospiti della piscina e potrebbe anche contribuire a migliorare la qualità del canale stesso. L’oasi è stata disegnata per offrire nei mesi estivi anche una serie di servizi aggiuntivi come la sauna, le docce e gli spogliatoi, rigorosamente riscaldati sfruttando l’ambiente naturale e le condizioni climatiche.

Non mancano di certo i precedenti al progetto ceco. Prima ancora della +Pool newyorkese pensata per l’East River a Brooklyn, aveva fatto parlar di sé la famosa Piscine Josephine Baker realizzata nel 2006 su delle chiatte lungo la Senna e dotata anch’essa di sistemi di filtraggio simili a quelli previsti nel progetto Lipensky-Kubna.

Fonte:Ambiente Rinnovabili.it

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Forte Carloforte!

Il primo Comune a zero emissioni in Italia è Carloforte, sull’isola di San Pietro, che presto diventerà un’oasi verde, laboratorio per lo sviluppo energetico. Il Comune infatti diventerà “a impatto zero”nel 2014 grazie a un modello di sviluppo basato su eco mobilità, energie rinnovabili e gestione dei consumi energetici e attraverso un algoritmo unico, che è stato presentato dai ricercatori del Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile della Sapienza di Roma.

Il sindaco di Carloforte, Agostino Stefanelli, ha anticipato il piano energetico in occasione del Carloforte Green Workshop, una tre giorni dedicati alla green economy e si basa su un mix di innovazioni scientifiche all’avanguardia nel panorama mondiale. L’algoritmo si chiama Energia in rete e, in abbinamento ad apparati elettronici ad hoc, diventa una sorta di “cervello del risparmio”  che monitore e gestisce i  consumi e i valori di produzione energetica. Il tutto in tempo reale, grazie a tecnologie smart grid, reti wireless e sensori di controllo.

Il piano coinvolgerà tutti i 6.500 abitanti di Carloforte, prevedendo azioni importanti sul fronte del senso civico e della sensibilizzazione al problema energetico, partendo dagli addetti ai lavori e dai bambini.

Ci sarà un veicolo bimodale come scuolabus di mattina e come mezzo per le squadre tecniche degli operai comunali al pomeriggio. La polizia userà un altro veicolo elettrico e biciclette elettriche saranno messe a disposizione gratuitamente per i cittadini.

Verranno inoltre ripristinate le fontanelle pubbliche per l’acqua potabile; installati pannelli fotovoltaici e solari termici sulle scuole; ci sarà un nuovo piano per lo smaltimento dei rifiuti.

 

Fonte: http://gogreen-ecoarchitetto.myblog.it/

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L’eco-torre

Anche lo Wuhan Greenland Center rientra nella tipologia di edifici High-Rise, torri altissime e supertecnologiche  che ultimamente stanno modificando gli skylines urbani delle new towns Cinesi e della UAE.  Simbolo di una cultura occidentale tesa alla performance estrema, tra i problemi costruttivi di questi edifici si parla solitamente di resistenza alla forte azione del vento e di eco-compatibilità, ma la firma dello studio Smith+Gill Architecturein entrambi i casi è una garanzia.

L’approccio progettuale  tipico è infatti la realizzazione di un design integrato che esplori le relazioni simbiotiche tra edificio ed intorno. Il corpo aerodinamico  è stato progettato proprio per ridurre la resistenza al vento  e all’azione di vortice tipica degli edifici così alti. Aperture ad intervalli regolari sull’involucro permettono poi di far fluire il vento attraverso la struttura che sarà sfruttato per la ventilazione interna. Studiato per ridurre al minimo i consumi energetici e le emissioni di carbonio, il Wuhan Greenland Center sarà in grado di recuperare energia  tramite un impianto termodinamico entalpico (che scambia energia con l’ambiente), integrato nel sistema di ventilazione, che permette di reimpiegare l’energia esausta dagli impianti per preriscaldare o preraffreddare l’aria proveniente dall’esterno.  E’ previsto inoltre un sistema di recupero delle acque grigie che ricicla le acque reflue da lavanderie, lavabi e docce per  il funzionamento dell’impianto di raffreddamento, per evaporazione, dell’edificio. Infine un sistema di controllo intelligente dell’illuminazione, sensibile alla luce naturale permette di controllare automaticamente l’accensione o lo spegnimento delle lampade a seconda dell’intensità della luce esterna.

Si presenta come l’ennesimo grattacielo voluto nei Paesi Emergenti dell’Est ma è tra i pochi realizzati secondo concetti di sostenibilità.

 

Fonte: http://gogreen-ecoarchitetto.myblog.it/

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La casa temporanea realizzata a tempo di record!!!

Dopo un anno e mezzo di lavori è stato ufficialmente inaugurato in via Ivrea 24 il più importante esempio di housing sociale temporaneo in Italia: un albergo sociale da 10 mila metri quadrati con 122 unità residenziali e 58 camere ad uso hotel.  Nove piani di corridoi e piccoli appartamenti arredati e muniti di ogni comfort,  prendono posto all’interno del vecchio edificio delle Poste.  Si è scelto di giocare una partita davvero speciale: in un quartiere dove il disagio sociale registra da sempre picchi altissimi c’è stato il coraggio di puntare su un progetto che vede pubblico e privato collaborare fianco a fianco per dare una mano alle persone in difficoltà riqualificando contestualmente la città in modo socialmente ed ecologicamente sostenibile.

Nel progetto infatti sono stati impiegati materiali disinquinanti fotocatalitici che consentiranno l’assorbimento di particelle inquinanti dall’aria e l’auto-disinfezione da contaminanti batterici; l’acqua calda sanitaria e l’energia elettrica verranno invece prodotte da impianti solari termici e fotovoltaici di notevole efficienza e un sistema di recupero dell’acqua piovana permetterà di  irrigare il giardino senza sprechi.

E’ tutto frutto di un investimento di 14,5 milioni di euro,  finanziato al 90% dalla Fondazione Crt, che ha sostenuto il lavoro di gestione di struttura e servizi da parte di Oltre Venture e cooperativa Doc attraverso la società di gestione sostenibile Sharing  (che gestisce anche il nostro progetto Aida…comeseiverde http://www.goldmann.it/aida-come-sei-verde ) ,Città di Torino, e Impresa Rosso e che permetterà di rispondere ad un’esigenza di quei cittadini che non possono accedere alle case popolari o che sono impossibilitati nel sostenere le spese del mercato immobiliare.

“Le risorse generate consentiranno il reinvestimento del capitale in operazioni della stessa natura, dando avvio a un circolo virtuoso” spiega Miglietta segretario generale di Crt.  …ma in quanti saranno disposti a giocare la stessa partita?

 

Fonte: http://gogreen-ecoarchitetto.myblog.it/

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L’architettura è una cosa seria

In un mondo in cui tutti urlano e la necessità più impellente è quella di distinguersi in questo grande rumore, l’architettura subisce attentati di varia natura, tutti volti a sottolinearne aspetti che la rendano curiosa, interessante, ludica. In poche parole, stupida (guardate la gallery per farvene un’idea).

Il pretesto nuovo poi di attribuirle connotati di vantaggio, come quelli di renderla sostenibile, economica, confortevole, portano alcuni professionisti (non si dovrebbero chiamare così per la verità) a sperimentare forme nuove, estreme, improbabili, strabilianti, divertenti, ma soprattuttoridicole.

La gente comune in realtà sa poco di architettura, vede gli edifici delle città, vede i monumenti, impara a distinguere il bello da brutto nel migliore dei casi, ma difficilmente distingue il giusto dall’ingiusto.

Responsabilità dell’architetto è fare quello chePlatone ha chiaramente esposto nei sui scritti: essere medico dello spazio, essere colui che cura il territorio e gli spazi in cui ci muoviamo, dando loro armonia, equilibrio e soprattutto un senso, storico e territoriale.

Dare un senso storico significa inserire un edificio del momento storico che si sta vivendo (tanto per farsi capire, progettare adesso una cattedrale gotica è inutile e sbagliato), mentre dare un senso territoriale significa evitare di costruire la baita di Heidi nel centro di una città, o un grattacielo in alta montagna.

Ci sono alcuni casi poi che meriterebbero il deferimento dei progettisti ad una corte suprema che ne decreti non solo la stupidità ma la dannosità. Progettare una casa a uovo sostenendo che è sostenibile è culturalmente dannoso, poiché diffonde la convinzione che una casa, per poter dare ottime performances energetiche e ambientali debba assomigliare alla casa dei puffi, con tutto il bagaglio di ridicolaggine che ne consegue.

L’architettura sostenibile non è una cosa ridicola, ma al contrario assolutamente serissima. Ci sono case che consentono di ottenere emissioni di CO2 rasenti lo zero, con costi di manutenzionepressoché nulli, pur essendo bellissime esteticamente e assolutamente all’avanguardia come design e impiego di materiali tecnologici.

Un beneficio tecnico ed economico non deve mai rinunciare al lato estetico, altrimenti viene vanificato l’obiettivo principale di tutto il processo di sostenibilità in atto: il miglioramento della qualità generale della vita, pratica, tecnica, economica ed estetica.

Per favore, lasciamo queste nefandezze a quei pochi (per fortuna) sciagurati architetti che le progettano solo perché si parli un attimo di loro, prima di ripiombare nell’oblio, come meritano.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/architettura-seria.html

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Fotovoltaico a concentrazione: ora funziona anche di notte

Si era già parlato di particolari innovazioni in campo fotovoltaico: dai dispositivi “sun-free”, in grado di produrre energia elettrica sfruttando il calore invece della luce solare diretta, ai nastri flessibili in fluoruro di polivinile in grado di generare elettricità in qualsiasi condizione meteorologica, vento e pioggia compresi.

In questo caso, invece, si parla di fotovoltaico a concentrazione (come la centrale Archimede, in Sicilia). La tecnologia, già conosciuta, cattura la luce del sole attraverso una concentrazione di specchi che raggiungono temperature di centinaia di gradi; grazie al calore raggiunto viene prodotto gas o vapore ad alta pressione con cui si mette in moto un generatore elettrico.

La novità è che, in Spagna, si è riusciti a superare una delle principali criticità delle energie rinnovabili, ossia la discontinuità di produzione. Nell’impianto Gemasolar, di proprietà della Torresol Energy e inaugurato all’inizio del mese vicino a Siviglia, nella Spagna meridionale, per la prima volta si è riusciti a produrre energia anche durante le ore di buio.

Il raggiungimento del risultato si deve a una tecnica innovativa. La centrale da 19,9 MW concentra i raggi solari grazie a 2650 specchi “puntati” verso la cima di una torre di 130 metri. Il calore generato viene poi immagazzinato in depositi di sali fusi che permettono la produzione di energia elettrica in notturna o in assenza di sole: «Il primo mese di operazioni ha superato le aspettative – conferma Frank Wouters, direttore della Masdar power, società degli Emirati Arabi Uniti che compartecipa al progetto insieme alla spagnola Torresol – questa nuova tecnologia può portare a grandi vantaggi per la comunità».

Gemasolar può operare a temperature superiori a 500 °C e genera l’energia necessaria per più di 27.000 case, con un risparmio in termini di CO2 di 30.000 tonnellate all’anno.

In previsione da parte del consorzio proprietario della centrale spagnola c’è la costruzione di altri due impianti simili a Cadice, entrambi da 50 MW. Il costo totale delle tre centrali ammonterà a circa un miliardo di euro: un investimento che verrà ripagato grazie a tariffe elettriche regolate per 25 anni.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/fotovoltaico-concentrazione-funziona-notte_4658.html

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Case popolari: prefabbricate, eco e low cost

Dite addio ai vecchi casermoni-alveare che imbruttiscono le periferie delle città. Le case popolari vecchio stile, informi e anonime, lasceranno spazio anche in Italia a nuove case sociali con standard ambientali e architettonici più elevati.

Si tratta del fenomeno del social housing – edilizia residenziale pubblica – a basso costo ma con un occhio particolare rivolto all’ambiente e all’estetica del centro abitato.

E’ una tendenza nata in Nord Europa che mira a trasformare la casa prefabbricata, finora considerata un’abitazione precaria e provvisoria, in una residenza stabile, duratura e sostenibile.

Le nuove eco case saranno costruite in legno oppure in materiali misti con acciaio, cemento leggero, lane artificiali o animali, da realizzare in tempi assai più brevi di quelli normali e con costi ridotti (1050 euro, costo di costruzione al metro quadro).

Questi vantaggi garantiranno affitti e prezzi di vendita più bassi: facendo un esempio, per una casa di 70-80 metri quadrati il canone mensile si aggirerà intorno ai 500 euro e il prezzo di vendita potrà variare da 2.500-2.700 euro al metro quadro fino a un massimo di 3.000-3.200.

Si tratta di livelli accessibili che mirano a favorire una fascia sociale che comprende giovani coppie, famiglie monoreddito, disoccupati, precari, studenti fuori sede, genitori separati, e disabili.

I pregi di queste abitazioni, inoltre, si valutano anche in termini di sostenibilità energetica: grazie alle proprietà di isolamento del legno, infatti, le eco case abbattono di circa la metà il consumo di gasolio per il riscaldamento. Se normalmente il fabbisogno è di 15 litri per metro quadro, nelle “nuove abitazioni sociali” si riduce a soli 7 litri.

Inoltre, i pannelli eco compatibili costitutivi sono sottili e consentono di aumentare le volomutrie fino al 10%. E infine, l’utilizzo del legno – accompagnato naturalmente da una programmazione del rimboschimento – offre una maggiore flessibilità architettonica, perché si adatta alle diverse tipologie edilizie.

Arginati anche i problemi di resistenza anti-sismica e di prevenzione anti-incendio: i prefabbricati in legno o materiali misti sono più elastici, assorbono meglio degli edifici tradizionali le scosse di terremoto e, opportunamente trattati con vernici ignifughe, resistono perfino all’assalto del fuoco.

Questa tendenza green si sta diffondendo in tutta Europa, passando da Londra, a Berlino fino a raggiungere il Trentino Alto Adige, Milano e Roma. In Italia, le eco case verranno realizzate grazie a cofinanziamenti pubblici/privati. Il piano casa del 2009 ha attivato un sistema di fondi immobiliari che investirà nel progetto 6 miliardi di euro nei prossimi 4 anni.

In Lombardia e Veneto, la Cassa depositi e prestiti ha già assicurato la sua disponibilità a investire 118 milioni di euro in due programmi che prevedono una spesa complessiva di 295 milioni di euro. E lo stesso istituto finanzierà con 25 milioni anche il progetto “Parma Social House” che comprende un mix di 852 alloggi, di cui 252 in locazione a canone sostenibile, 420 in vendita diretta e 180 in locazione a canone convenzionato con riscatto all’ottavo anno (investimento complessivo, 140 milioni e realizzazione entro il 2012).

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/case-popolari-prefabbricate-eco-low-cost.html

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Bioarchitettura: in Bangladesh apre una scuola a misura di studente

Anna Heringer, architetto austriaco, ed Eike Roswag (Germania), sono stati premiati per questo progetto in bioarchitettura con l’Aga Khan Award for Architecture nel 2007, per aver creato un nuovo concept scolastico, sociale oltre che architettonico: la METI School handmade a Rudrapur in Bangladesh.

Il METI (Modern Education and Training Institute) è un particolare sistema educativo e il risultato di una vasta conoscenza e pratica dell’educazione infantile integrata con lo sviluppo rurale, che tiene conto della stretta e costante relazione tra ambiente e territorio.

METI mira a promuovere le capacità e gliinteressi individuali tenendo conto delle diverse velocità di apprendimento degli studenti in una forma di apprendimento libera e aperta.

L’architettura della scuola realizzata a Rudrapurrispecchia questi principi: vi sono diverse tipologie di spazi nei quali si rende possibile questo nuovo e personalizzato approccio all’insegnamento e all’apprendimento. Al piano terra, costruito interamente in bioarchitettura con spessi muri diterra cruda, si trovano tre aule ognuna con il proprio accesso verso un sistema organico “a grotte” nella parte posteriore della classe.

Le “grotte” sono spazi importantissimi per l’equilibrio psicofisico degli alunni: il loro interno, tutto in materiali naturali, è fatto per essere sfiorato, per accoccolarvisi dentro, per ritirarsi come in una sorta di pensatoio isolato o per trovarsi in piccoli gruppi a ragionare o conversare.

Il piano superiore è, al contrario del piano terra,luminoso e arioso, con le aperture nelle pareti di bambù che offrono ampie vedute su tutto l’intorno e i suoi interni di grandi dimensioni che forniscono spazio per il movimento.

La vista si estende a tutte le cime degli alberi e al laghetto. Luci e ombre, filtrando dalle canne di bambù, creano dei giochi sul pavimento di terra, contrastando con i materiali dei sari multicolore sul soffitto.

L’effetto di contrasto e al tempo stesso di equilibrio tra il colore della terra e i colori vivacissimi delle stoffe crea una sorta di rassicurazione intima degli allievi, perché rievoca i colori che tutti i bambini sono abituati a vedere una volta tornati a casa o nelle campagne con la loro famiglia.

La volontà è proprio quella di non creare interruzioni emotive nella loro percezione dello spazio, in modo da non inquinare con sensazioni nuove e sconosciute il loro processo di apprendimento.

Lo stesso modo in cui è stata costruita la scuola contribuisce a creare una profonda sensazione difamiliarità: gli spessi muri del piano terra sono fatti con una miscela di fango e paglia, che sono stati portati sul posto da mucche e bufali, gli stessi che gli allievi trovano a casa o sulle strade.

soffitti invece sono stati armati con incroci di lunghi bambù a reggere i pavimenti superiori: tutti materiali naturali consueti e familiari, applicati con tecniche di costruzione aggiornate.

Queste infatti sono state affinate dietro la supervisione dei due architetti europei che hanno avuto modo di addestrare le maestranze locali, partendo però dalle loro competenze specifiche consolidate nei secoli. Il risultato è stata la perfetta fusione di pratiche artigianali e pratiche più avanzate tipiche della nostra cultura europea.

Tutto questo a completare un progetto di bioarchitettura che di sostenibile non ha solo il comportamento della costruzione in sé ma tutto il processo di produzione, oltre alla qualità della vita di chi vi passerà l’infanzia a studiare, a dimostrare che l’approccio “sostenibile” è un approccio non solo tecnico ma soprattutto psicologico.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/bioarchitettura-bangladesh-scuola-studente.html

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Rinnovabili: la nuova tegola fotovoltaica migliora l’estetica

Le tendenze cambiano e si evolvono, coinvolgendo nel processo le persone più sensibili al mondo che le circonda, per poi arrivare, inevitabilmente, anche al resto della popolazione: accade in ogni settore, lavorativo o casalingo che sia. E se solo qualche anno fa era impensabile che un bambino di 12 anni gestisse un profilo Facebook con il proprio smartphone, ora quasi lo si dà per scontato… Fortunatamente, non è nostro compito valutare se sia poi realmente corretto fornire un bambino di tali dispositivi, lo è piuttosto evidenziare quanto la stessa onda di innovazione stia colpendo il settore delle rinnovabili, che, al centro dell’attenzione di ingegneri e designer, sono oggetto di migliorie significative, in grado di incrementarne l’efficienza e al tempo stesso trovare soluzioni architettoniche attente alle esigenze dei cittadini.

Da notare, infatti, come in questi primi anni di utilizzo del fotovoltaico si sia verificata una tendenza all’integrazione architettonica non indifferente: se all’inizio l’installazione di un pannello fotovoltaico sul tetto di casa era considerata un “simbolo” da mostrare all’intera comunità, ora si cerca di identificare strategie d’inserimento delle nuove tecnologie nelle strutture preesistenti.
Proprio sul filo di questo meccanismo si spiega la nuova idea di un’azienda veneta, REM spa,che ha ideato la “tegola fotovoltaica”, più precisamente chiamata “Techtile Energy”, un sistema fotovoltaico che trasforma il tetto dell’edificio in un generatore di energia elettrica senza modificarlo nell’aspetto.
Come riportato dagli stessi ideatori, con Techtile Energy, il tetto diventa attivo: inizia a produrre energia elettrica per la vita della casa. Ciò è possibile grazie alla sostituzione dei tradizionali coppi di copertura con nuovi moduli costruttivi che contengono una cella in silicio capace di trasformare i raggi del sole in energia elettrica. E se questo procedimento è tipico di ogni pannello fotovoltaico, l’innovazione di questa tegola sta proprio nella possibilità di preservare i paesaggi esistenti senza rinunciare all’utilizzo di energie rinnovabili.
Sembra inoltre che anche il passaggio dell’installazione sia stato semplificato, dato che Techtile si posa come una normale tegola in laterizio e in assenza di collegamenti, proprio perché, spiegano i tecnici, nella fase di posa, effettuata manualmente, senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, avvengono simultaneamente sia l’unione meccanica sia quella elettrica. Insomma, un motivo in più per riflettere sulla possibilità di rendere autosufficiente energeticamente la propria dimora, o la propria azienda, senza rinunciare all’estetica tradizionale.
Ultimo spunto, invece, per chi ama le novità e l’architettura d’avanguardia: non temete, esistono designer che hanno pensato anche a voi. Ecco una gallery da non sottovalutare!
Fonte: http://gogreen.virgilio.it/b2b/rinnovabili-tegola-fotovoltaica-amanti-paesaggio.html
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Ristrutturazione casa: come risparmiare per farla diventare verde

Anche le case si “ammalano”. Prima di ristrutturarle è necessario fare un’analisi accurata dei lavori che ci sono da fare. In pratica, bisogna fare una diagnosi energetica, ossia l’insieme sistematico di rilievo, raccolta e analisi dei parametri relativi ai consumi specifici e alle condizioni di esercizio dell’edificio e dei suoi impianti.

Gli obiettivi di questa operazione sono diversi: definire il bilancio energetico dell’edificio; individuare gli interventi di riqualificazione tecnologica; valutare le opportunità tecniche ed economiche di ogni intervento; migliorare le condizioni di comfort e ridurre le spese di gestione.

Lo studio permetterà di stilare un elenco degli interventi più adatti tenendo conto del calcolo costi/benefici di ciascuno di essi e degli incentivi fiscali correlati, in modo da far rendere al massimo l’investimento che si impiegherà nel rinnovamento della propria abitazione.

Al primo posto in un’ipotetica analisi c’è la contabilizzazione del calore. Assotermica ha messo a disposizione anche un software rivolto a tutti coloro che sono interessati a sapere come e quanto il proprio impianto di riscaldamento potrebbe migliorare le sue prestazioni in termini di riduzione dei consumi. Il bonus fiscale per l’installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore è del 36%, che può raggiungere il 55% se abbinato al cambio di caldaia, per il quale sono attive iniziative di rottamazione.

Di seguito, gli altri interventi in ordine di convenienza (fonte: Sole 24Ore):

  • Isolamento del terrazzo. Posa di materiale isolante sullo spazio esterno che diviene copertura dello stabile (bonus 55%)
  • Sostituzione dei vetri. Istallazione di quelli con vetrocamera conservando il telaio esistente (bonus 55%)
  • Cappotto termico. Isolamento termico della facciata dell’edificio (55%)
  • Isolamento solaio del garage. (bonus 55%)
  • Pannelli fotovoltaici. Realizzazione di un impianto per la produzione di elettricità sul tetto (Conto Energia)
  • Pannelli solari termici. Installazione di pannelli solari per l’acqua calda sanitaria (bonus 55%)

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/ristrutturazione-casa-come-risparmiare-per-farla-diventare-verde.html

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L’acquisto di arredi delle Pubbliche Amministrazioni

Nell’acquisto degli arredi le Pubbliche Amministrazioni sempre più spesso fanno riferimento, sia in Italia che negli altri paesi europei ed extraeuropei, al “Green Public Procurement (Acquisti Verdi Pubblici)”, strumento di politica ambientale volontario che incoraggia la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti sostenibili.

Per conoscere i requisiti rispondenti alla politica del Green Public Procurement si fa riferimento al documento “Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi” definito in origine dalla Comunità Europea ed adeguato successivamente alle realtà nazionali, tra cui l’Italia.

In Italia il documento è stato elaborato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con un gruppo di lavoro composto dall’Associazione FederlegnoArredo, da alcuni enti pubblici, tra cui l’ENEA, e da diversi laboratori di prova tra cui il COSMOS e il CATAS.

Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi

Riconosciuto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a Marzo 2011, il documento “Criteri Ambientali Minimi per l’acquisto di arredi” prevede sia un set di criteri ambientali di base, sia dei criteri migliorativi da prendere in considerazione quando la procedura di appalto prevede dei meccanismi premianti per i prodotti maggiormente virtuosi dal punto di vista ambientale.

criteri base riguardano la legalità del legno, le limitazioni agli inquinanti presenti nel legno da riciclo, la marcatura delle parti in plastica al fine di consentirne il riciclaggio, il contenuto di COV nei prodotti vernicianti e negli adesivi, la disassemblabilità dei prodotti, la disponibilità di parti di ricambio per almeno 5 anni dalla data di acquisto, e la riciclabilità degli imballi.

Tra i criteri premianti sono stati considerati la certificazione forestale, la percentuale di materiale riciclato, la qualità dei tessuti e dei materiali per l’imbottitura, oltre a criteri più restrittivi per il contenuto di COV e i materiali da imballaggio.

Fonte: Rapporto Ambientale 2010 FederlegnoArredo

 

Fonte: http://www.officebit.com

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Risparmiare in casa: isolamento termico taglia bolletta ed emissioni

 

Le case italiane sono poco efficienti dal punto di vista energetico: ben il 70% degli edifici risale a prima della legge sull’isolamento termico del 1976. Peccato, perché i benefici di un corretto isolamento si farebbero sentire non solo sull’ambiente, ma anche in bolletta.

 

 

Le abitazioni del Belpaese sono infatti tra le più “energivore”: considerando il fabbisogno energetico per metro quadro, si scopre che le case svedesiconsumano in media 60 chilowattora al m²,quelle tedesche 130 Kwh e quelle italiane 200 Kwh.

 

 

Non a caso nel nostro paese il 28% delle emissioni deriva proprio dagli edifici. Ecco perché gli esperti stanno sviluppando nuovi strumenti per migliorare l’equilibrio tra fabbisogno reale esprechi domestici. In questi studi si fa sempre più strada una soluzione, la lana di vetro, isolante composto per l’80% da vetro riciclato, che, se correttamente installato, interviene nel limitare ladispersione di calore, riducendo spese inutili econsumi eccessivi.

 

 

Secondo recenti stime, l’edilizia sostenibilepotrebbe far risparmiare all’Europa 270 milioni di euro l’anno, soldi che attualmente vengono spesi per coprire l’inefficienza energetica delle case. Anche in questo caso si avrebbe un ulteriore beneficio, la riduzione delle emissioni inquinanti: il 40% del consumo totale di energia in Europa proviene dai suoi 160 milioni di edifici, rispetto ad un 33%attribuibile ai trasporti e ad 26% all’industria.

 

 

Nonostante in Italia siano molte le strutture vecchie e di complessa manutenzione, è importante sapere che esiste ancora la possibilità di intervenire, soprattutto con la coibentazione, tecnica con la quale si isolano le pareti dell’edificio, in modo da arrivare a diminuire la richiesta di energia addirittura del 70-90%.

 

 

Per fare qualcosa di buono per l’ambiente e per le spese di fine mese, non è necessario quindi prendersi un super attico eco-friendly, si può partire da quello che si ha, impegnandosi in piccole ristrutturazioni, anche grazie alle detrazioni fiscali attualmente in vigore.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/risparmiare-casa-isolamento-termico–bolletta-emissioni.html

 

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Case prefabbricate: ecologiche, economiche, antisismiche

La realizzazione di un sogno, quasi un’utopia. Unacasa a buon mercato, tendenzialmente più fresca d’estate e più facile da riscaldare in inverno. E poiecologica ed economica, bella, in cui sentirsi a proprio agio, in pace con se stessi e con il mondo. La casa prefabbricata conviene e, alla fine, conviene di più se è green. L’unico problema serio, l’unica variabile realmente discriminante, che rende questa soluzione non sempre utilizzabile sul nostro territorio, è la disponibilità di suolo edificabile, risorsa di regola rara e non certamente a buon mercato in un Paese già largamenteantropizzato e cementificato come l’Italia.

Escludendo il costo del terreno, quello per le fondazioni e le opere di urbanizzazione, il prezzo chiavi in mano di una casa prefabbricata ben fatta varia attualmente tra i 1.100 e i 1.400€ al metroquadro. Le case con l’anima di legno sono pronte in pochi mesi. Già tra le proposte standard (molto più convenienti rispetto a quelle personalizzate) dei principali costruttori e distributori non mancano ilay out esteticamente pregevoli, tendenzialmente non distonici in quasi tutti i tipi di contesti storico-architettonici, armonici con la natura ed il paesaggio italiano nelle sue vari sfaccettatureregionali.

Il cantiere dura una decina di settimane, sporca poco, il costo fissato all’inizio non si discosta da quello finale e poi, altro aspetto essenziale, una buona casa prefabbricata è intrinsecamente antisismica. Si tratta di un requisito fondamentale in un Paese come il nostro che è per larghissima parte del territorio soggetto a questo rischio. Nel caso di terremoti, il principio costruttivo ortogonale e la maggiore flessibilità e leggerezza dei materiali consentono un assorbimento più naturale delle spinte laterali, da qualunque direzione esse provengano. In situazioni di rischio sismico più accentuato, inoltre, si possono scegliere specialifondazioni ammortizzanti che azzerano o quasi ogni timore.

Solide e sicure, hanno migliori comportamenti anche in caso d’incendio. Al contrario di quelle in cemento, non sono soggette a umidità, infiltrazioni, muffe, non contengono amianto o formaldeide. Se sono pensate fin dall’inizio in un’ottica di sostenibilità (dalla presenza di pannelli fotovoltaici, all’utilizzo di soluzioni che fino nei dettagli sono meno energivore), le case prefabbricate garantiscono un risparmio energetico elevatissimo.

Le case prefabbricate – specie nelle varianti eco prese in considerazione – sono soggette alle stesse forme di “aiuto” e sgravio fiscale che valgono per tutti i lavori edilizi finalizzati al risparmio energetico. Il rispetto di criteri “ambientali” non è solo una promessa. Il legno è un materiale naturale e rinnovabile. L’energia necessaria per produrre tutto il materiale necessario è di gran lunga inferiore a quella richiesta dall’edilizia tradizionale. Le strutture sono montate e finite in loco utilizzando componenti realizzati in ossequio a precisi standard di sostenibilità. Vernici e colle, sono posate in fabbrica e sono in genere le meno venefiche in commercio.

Considerazione finale, consiglio utile qualunque scelta si faccia e più che mai in questo caso, è quello di affidarsi agli interlocutori giusti: solo così si ha la garanzia che l’utopia diventi realtà.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/case-prefabbricate-ecologiche-economiche-antisismiche.html

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A Cipro residenze di lusso, ovviamente eco

Il progetto nasce dalla precisa volontà della committenza di creare un gruppo di residenze in un’area suburbana vicino a Nicosia, Cipro, lungo il corso del fiume Pedieos.

La richiesta era di quattro unità unifamiliari di lusso con la specifica caratteristica di avere un’unica forma fluida. Questa richiesta è stata interpretata dallo studio Iosa Ghini Associati in modo tale che le quattro unità abbiano un comune denominatore e, contemporaneamente, possano avere ognuna una propria identità morfologica.

Nel progetto le tecnologie ecologiche hanno fondamentale importanza sia dal punto di vista passivo che attivo: i dispositivi attuati riguardano l’adozione di vetri camera basso-emissivi e l’integrazione in copertura di pannelli solarifunzionanti come deflettori, con possibilità di essere movimentati, per captare, durante la giornata, le radiazioni solari.

E’ previsto negli interrati l’utilizzo di sistemi di accumulazione idrica per il recupero delle acque meteoriche e un impianto di riscaldamento apellets (appositamente sviluppato per il progetto), con la possibilità di stoccaggio degli stessi e graduale re-immissione automatizzata del materiale per il riscaldamento durante i mesi invernali. L’involucro esterno è trattato con uno specialelegante fotocatalitico, a base cementizia, in grado di annullare gli effetti inquinanti della CO2 e contestualmente conservare nel tempo la purezza del bianco, la brillanza e le qualità estetiche iniziali.

La fotocatalisi è il fenomeno naturale, con molte affinità con la sintesi clorofilliana, per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore, attraverso l’azione della luce naturale o artificiale, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive in composti assolutamente innocui. La fotocatalisi è quindi un acceleratore dei processi di ossidazione che già esistono in natura. Favorisce una più rapida decomposizione degli inquinantievitandone l’accumulo.

La progettazione integrata dell’interior e dell’involucro architettonico consente il controllo e la gestione dei materiali utilizzati: il guscio esterno dalla linea fortemente fluida consente la fusione armoniosa tra materiali contemporanei e tradizionali, come la pietra locale; la tipologia strutturale utilizzata permette di avere, all’interno, ampie superfici, totalmente prive di pilastri, ottenendo la massima libertà e flessibilità nell’interior design.

Questo modo di progettare è modulare, ripetibile, prefabbricabile anche in loco: si presta insomma anche a progetti più estesi, non solo a destinazione abitativa.

Il risultato estetico è di sicuro impatto, ma ancora più importante è la flessibilità di destinazione d’uso che un sistema simile può garantire.

In questo caso si tratta di abitazioni di lusso dove il lusso è offerto dalla apertura degli spazi, dalla fluidità dei percorsi, dall’inserimento naturale nell’ambiente esterno: non certo dal costo di costruzione.

Un nuovo concetto di lusso è quindi proponibile con questo tipo di architettura: il lusso della luce e dell’aria, della privacy e della natura in casa. Un lusso semplice, responsabile, elegante e corretto.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/cipro-residenze-di-lusso-eco.html

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La certificazione LEED® : per edifici ambientalmente sostenibili

Per garantire la sostenibililità dell’edificio, il sistema di certificazione più diffuso al mondo è ad oggi il LEED® ( Leadership in Energy and Environmental Design), un sistema di certificazione degli edifici su base volontaria nato in America ad opera di U.S. Green Building Council (USGBC) ed applicato in oltre 140 Paesi nel mondo con lo scopo di promuovere e sviluppare un approccio globale alla sostenibilità.

Gli standard LEED®, elaborati da USGBC e presenti anche in Italia grazie al lavoro di GBC Italia che ne ha creato una versione locale, indicano i requisiti per costruire edifici ambientalmente sostenibili, sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista del consumo di tutte le risorse ambientali coinvolte nel processo di realizzazione.

Il LEED® si sta sviluppando sempre più a livello internazionale, anche in Italia negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale; può essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove un sistema di progettazione integrata che riguarda l’intero edificio.

 

 

Come si ottiene la certificazione LEED®: attribuzione dei crediti

La certificazione LEED® viene conferita tramite l’attribuzione di “crediti” ottenibili se si possiedono diversi requisiti caratterizzanti la sostenibilità dell’edificio..

Per conferire i crediti si fa riferimento ai cosìdetti “criteri” raggruppati in 6 categorie, che prevedono prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di performance ambientali facoltative, che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio.
Nello specifico, le categorie di criteri a cui si fà riferimento sono:

La Sostenibilità del Sito (2 prerequisiti – 10 crediti ): gli edifici certificati LEED® devono avere il minor impatto possibile sul territorio e sull’area di cantiere.

La Gestione delle Acque (1 Prerequisito– 4 Crediti): la presenza di sistemi per il recupero dell’acqua piovana o di rubinetti con regolatori di flusso deve garantire la massima efficienza nel consumo di acqua.

Energia ed Atmosfera (3 Prerequisiti, 6 Crediti): utilizzando al meglio l’energia da fonti rinnovabili e locali, è possibile ridurre in misura significativa la bolletta energetica degli edifici.

Materiali e Risorse (1 Prerequisito, 7 Crediti): ottengono un punteggio superiore, nel sistema di valutazione LEED®, gli edifici costruiti con l’impiego di materiali naturali, rinnovabili e locali.

La qualità ambientale Interna (3 Prerequisiti, 10 Crediti): All’interno di questa categoria trovano spazio anche i requisiti per le emissioni indoor dei manufatti, che rappresentano uno dei punti di maggior attenzione per i produttori di arredi e di prodotti per l’edilizia.

Innovazione nella Progettazione + Priorità Regionale (3 Crediti + 1 Credito e 4 Crediti): L’impiego di tecnologie costruttive migliorative rispetto alle best practice è un elemento di valore aggiunto, ai fini della certificazione LEED®.

Sommando i crediti conseguiti all’interno di ciascuna delle sei categorie, si ottiene uno specifico livello di certificazione, che attesta la prestazione raggiunta dall’edificio in termini di sostenibilità ambientale.

La certificazione LEED® si articola in:

• BASE (40 – 49 punti)
• ARGENTO (50 – 59 punti)
• ORO (60-79 punti)
• PLATINO (80 o più punti)

 

 

 

Fonte: http://www.officebit.com/officebit/galleria_dossier/certificazioni_luglio/capitolo04.htm

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Il contributo dei prodotti di arredo per ufficio all’ottenimento della certificazione LEED®

All’ottenimento della certificazione LEED® dell’edificio contribuiscono anche le caratteristiche dei prodotti di arredo di cui è prevista l’utilizzazione.
Delle 6 macrocategorie di criteri citate prima, quelle che interessano gli arredi possono variare a seconda che si tratti di un progetto di nuovo edificio o di ristrutturazioni.
In generale, sono la n° 4 (materiali e risorse), la n° 5 (qualità degli ambienti interni) e, in alcuni casi, la n° 6 (progettazione e innovazione).
Ad esempio nella categoria 4 “materiali e risorse”, i criteri influenzati anche dalla scelta degli arredi sono:
– gestione dei rifiuti da costruzione (nel caso dei mobili: gestione e recupero degli imballaggi).
– uso di materiale riciclato (viene conteggiata la percentuale di materiale riciclato, sia pre-consumo che post-consumo, usato nella costruzione del mobile);
– utilizzo di materiali provenienti da fonti rapidamente rinnovabili (sono premiati i materiali ricavati, per es., da piantagioni con ciclo di raccolta decennale o più breve);
– percentuale di legno e materiali a base di legno provenienti da foreste gestite in modo sostenibile (è richiesta la certificazione FSC. GBC sta valutando se riconoscere anche altre certificazioni equivalenti, ad es. la PEFC).

 

La categoria 6, “progettazione e innovazione”, consente di prendere in considerazione requisiti non considerati per il determinato tipo di intervento edilizio che ambisce alla certificazione.

 

Fonte: http://www.officebit.com/officebit/galleria_dossier/certificazioni_luglio/capitolo04.htm

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Architettura sostenibile, modulare e prefabbricata, a tavola

Due strutture gemelle girano l’Europa assicurando comfort, bellezza, leggerezza formale e ottima cucina. Insieme formano The Cube, il ristorante itinerante progettato in architettura sostenibile per essere ospitato da qualsiasi superficie.

The Cube – dining with a view, è il ristorante itinerante commissionato da Elettrolux a Park Associati, progettato in architettura sostenibile per essere ambientato in diverse location europee e che è stato inaugurato il primo aprile a Bruxelles sull’arco del Parc du Cinquantenaire, vicino alla sede della Comunità Europea.

La struttura è composta da due padiglioni gemelli semitrasparenti – ognuno di essi composto da una sala di 90 mq e una terrazza di 50 mq – che si dividono il lavoro in modo da offrire un servizio di pranzo o cena a 18 ospiti per volta. Di volta in volta, i padiglioni vengono ubicati in contesti fantastici e fantasiosi: sopra degli archi, in cima a edifici importanti, a picco sul mare e addirittura sull’acqua. La permanenza in ogni luogo – Belgio, Italia, Russia, Svizzera e Svezia – sarà di circa tre mesi.

La sala è un open space dotato di cucina a vista e di un unico tavolo che ospita tutti i commensali ed è progettato per scomparire alzandosi verso il soffitto in modo da trasformare l’ambiente in un ampio locale per il dopocena.

The Cube è concepito come un unico modulo, riadattabile in base alle condizioni climatiche del luogo, anche a quelle estreme, senza compromettere il comfort e il valore estetico. Imateriali usati sono tecnologicamente avanzatiecocompatibili e consentono un altrorisparmio energetico.

Il colore bianco dell’esterno, movimentato da volumi realizzati in una speciale “pelle” in alluminio tagliato al laser in una texture dal disegno geometrico, sottolinea la leggerezza formale dell’edificio. Inoltre, la levità e la pulizia sono accentuate dal fatto che la base dell’edificio è in posizione leggermente rialzata rispetto al terreno su cui poggia.

Per l’interno sono state utilizzate attrezzature di alto livello tecnologico, sia per l’illuminazione che per il sistema termico; la diffusione della musica e tutto ciò che riguarda la cucina, è stato realizzato in puro stile Elettrolux, per garantire il risparmio energetico. Per la gestione della cucina saranno chiamati di volta in volta grandi chef di fama internazionale che assicureranno il gusto e la qualità di ogni pranzo o cena.

La sostenibilità dell’intero intervento è data da molteplici aspetti: la riutilizzabilità dei materialiinnanzitutto, ma soprattutto la possibilità di smontare e rimontare la struttura all’infinito e di ricollocarla ovunque. Questo principio è alla base della nuova frontiera delle case prefabbricateThe Cube non è che un prototipo portato all’estremo di un concetto estendibile a tutte le funzioni abitative.

E la vera novità sostenibile del progetto è che facendo girare questo ristorante per il mondo in luoghi suggestivi e di richiamo, si ottiene l’avvicinamento del pubblico a spazi leggeri e mobili e con materiali ad alta tecnologia concepiti per lo spazio abitato. Un grande passo avanti da un punto di vista culturale che apre nuovi fronti di indagine anche per le case di abitazione.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it

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Museo a basso impatto ambientale ad Abu Dhabi

Una pioggia di luce in movimento, che danza sotto una cupola ribassata eterogenea e immateriale. Una pioggia di stelle che frammenta l’ombra ma non ne interrompe la frescura.

Una pioggia di infinitesime goccioline d’acqua che si liberano dalle vasche arabe protette dalla cupola e mantengono un microclima umido e confortevole, completamente diverso dal caldo torrido e secco dell’esterno.

Tutto questo si chiama raffrescamento passivo, cioè condizionare l’aria e rinfrescarla senza usare nessun impianto, ed è una tecnica molto semplice e sostenibile. Quando però una semplice pratica costruttiva in mano a un grande progettista comeJean Nouvel, il risultato – oltre a molto efficace – si carica di una forza espressiva d’arte che solo un genio può dare.

Un anno e mezzo fa il presidente francese Nicolas Sarközy e il principe di Abu Dhabi General Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan hanno posto la prima pietra del Louvre di Abu Dhabi, un distaccamento del museo parigino in terra araba. Così si è dato corso all’iter di urbanizzazione dell’isola di Saadiyat, un ambizioso intervento destinato a trasformare la suggestiva striscia di sabbia bianca, distante soli 500 metri dalla costa, in un’area a destinazione turistica e residenziale d’élite.

Il nuovo Louvre disegnato dal francese Jean Nouvel è ispirato al paesaggio naturale circostante, e per questo si inserisce nel contesto con un impatto ambientale prossimo allo zero: sarà una “micro-città galleggiante” di 24.000 metri quadrati, destinata ad ospitare un complesso di padiglioni, piazze, vicoli e canali.

«L’isola – spiega Nouvel – offre un panorama rigido, attenuato dall’incontro con il canale, immagine esplicativa dell’aridità della terra contro la fluidità dell’acqua. Questo ha stimolato l’immaginazione di città che bruciano nella terra o che affogano nell’acqua. Pensieri onirici che si sono trasformati in un insieme di edifici disposti lungo un’unica fila lungo un piacevole lungomare».

Un’ampia ma bassa cupola di 180 metri di diametro copre tutto il complesso, regalandogli omogeneità rispetto a tutto il paesaggio intorno. Perforata da molteplici piccole aperture, la cupola si comporta come un pergolato: permette il passaggio della luce naturale senza consentirle però di raggiungere pezzature troppo grandi che ne surriscalderebbero l’aria. In questo modo riesce a illuminare ma a conservare un clima fresco all’interno grazie al principio del raffrescamento passivo, ossia naturale, senza l’ausilio di alcun impianto meccanico.

Quello del raffrescamento passivo è un sistema antico di cui l’architettura araba, con i sui cortili nascosti ma ricchi di fontane e giochi d’acqua, è testimone millenaria e che testimonia la possibilità della creazione di uno spazio abitato di qualità che poco impatta sull’ambiente e dove poter ritrovare serenità e benessere.

 

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/museo-basso-impatto-ambientale-abu-dhabi.html

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