Archivio della categoria ‘ARCHITETTURA’

Santo Stefano di Sessanio, un borgo vecchio per una vita nuova

Un borgo medievale in Abruzzo riprende vita grazie a un recupero edilizio che ne ha fatto un esempio internazionale di turismo sostenibile da copiare.

Lassù, fino a poco tempo fa, si arrivava a stento.Santo Stefano di Sessanio è un borgo di montagna, isolato sul Gran Sasso, a 1.250 metri di altezza in cima a una strada contorta dai panorami mozzafiato. Il parcheggio è poco fuori paese, anche perché le macchine non riescono a girarvi: è tutto un groviglio di case di sasso abbracciate tra loro, una sopra l’altra e accanto all’altra, divise da strade che sono poco più di sentieri, e sovrastato da una altissima torre medicea che svetta sui tetti. È uno dei 100 borghi più belli del mondo eppure fino a qualche anno fa era quasi abbandonato e mezzo diroccato.

Un giorno, grazie all’intuizione di un architetto italo-svedese, Daniele Kihlger, capitatovi per sbaglio girando in moto, Santo Stefano di Sessanio ha iniziato a cambiare vita diventando un cantiere brulicante.

L’obiettivo era di farne un albergo diffuso, un immenso tempio del turismo sostenibile dove l’accoglienza alberghiera fosse sparpagliata per tutto il paese, andando a occupare le case. Sono state individuate per questa operazione le costruzioni che non erano mai state toccate prima da restauri frettolosi di cemento, ma solo quelle intatte, tutte in sasso e travi antiche. Una riqualificazione edilizia di oltre 3.500 metri quadri, attento a tutte le più avanzate tecniche ecosostenibili e abbinato all’uso di tutti materiali naturali, ha prodotto un risultato assolutamente originale e di grande gusto estetico oltre che di grande coerenza tecnica e di attualità tecnologica: Internet e connessioni wi-fi sono ovunque, perfettamente mimetizzate nelle strutture e totalmente invisibili.

Il successo di questa operazione è stato immediato. Il paese è letteralmente rinato, da 70 abitanti a cui era rimasto oggi registra 7.300 presenze l’anno anche d’inverno, la quotazione delle case si è moltiplicata di 20 volte e a oggi è difficilissimo trovare un appartamento in vendita: molti sono stati comperati da inglesi, belgi e francesi. Il paese ha inoltre mosso un enorme indotto economicosull’intero territorio limitrofo, che non si limita alla importanza dell’investimento immobiliare ma anche alla creazione di moltissimi posti di lavoro che hanno ripopolato la zona.

La rinascita di questo borgo è stata gestita da una società, la Sextantio di Kihlger, che è oggi uno degli emblemi di Symbola, la fiera campionaria delle qualità italiane promossa da Fiera Milano: una fotografia delle eccellenze imprenditoriali del Made in Italy. Santo Stefano di Sessanio è stato un progetto pilota che oggi la Sextantio sta riproponendo in altre realtà italiane con le stesse caratteristiche, per creare, attraverso nuovi esempi di recupero edilizio, altri luoghi dove la possibilità di alloggiare in albergo diffuso consenta di vivere appieno l’esperienza di una vita ecosostenibile in armonia con la natura e con se stessi, e di recuperare il rapporto, ormai quasi perduto, con una dimensione abitativa del tutto naturale.

 

Fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/speciali-rubriche/santo-stefano-di-sessanio-borgo-vecchio-per-vita-nuova.html

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Bioarchitettura: l’autocostruzione è il nuovo trend

Anche nel nostro Paese si sta facendo largo la tendenza all’autocostruzione della casa e spesso viene associata al cohousing, un nuovo modo di abitare già molto diffuso negli Stati Uniti e nel Nord Europa. L’autocostruttore di oggi denota un’attenzione particolare alla qualità abitativa, aimateriali naturali, ai principi dell’edilizia ecologica.

Un consorzio di architetti che hanno sposato la causa dell’autocostruzione sta cercando di farsi assegnare il Borgo di San Martino, abbandonato da anni e ormai ridotto a un cumulo di macerie, con lo scopo di recuperarlo. Sempre nel bolognese, il tecnico bioedile Olver Zaccanti, invece, sta autocostruendo case con calce e canapa.

A Carpi, l’architetto Mina Bardiani autocostruisce in terra cruda e ha realizzato varie costruzioni dell’eco-villaggio di Granara (Parma) con argilla locale.

Tanti esempi che denotano come i professionisti del settore comincino a tenere seriamente conto le infinite possibilità dell’autocostruzione e i suoi molti vantaggi – sapere cosa si sta costruendo e con quali materiali – e di potersi fare un’abitazione a misura delle proprie esigenze.

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Banca Popolare di Padova: etica e sostenibile

Pensare una nuova sede per Banca Popolare Etica di Padova è stata un’occasione importante per dare un volto concreto alla propria immagine e ai propri valori. Il progetto è partito dai principi intangibili della propria identità aziendale quali l’economia etica, la trasparenza, l’informazione, la sensibilità ai grandi problemi globali, il rispetto per l’altro e per l’ambiente: valori propri di un modello di sviluppo umano e sociale sostenibile.

L’idea era quella di realizzare un edificio che trasmettesse immediatamente gli stessi concetti. Ne è nato un edificio efficace da un punto di vista estetico, ispirato ai più rigorosi criteri dell’architettura bioecologica, molto “intelligente” sotto il profilo dei consumi energetici, delle emissioni nocive e dell’impatto sociale.

Il progetto ha seguito ed applicato in forma sperimentale l’innovativo protocollo di certificazioneANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) SB100 e rispetta i parametri della certificazione Casa Clima Plus, rientrando nella classe B, per consumi inferiori ai 50 kWh/m2/anno.

Questi interventi hanno prodotto dei risultati dirisparmio energetico molto consistenti nellamanutenzione dell’edificio: 41% per la produzione di calore; 31% per il condizionamento estivo; 73% per la produzione di C02 e 150.000 litri di acqua potabile in meno.

Tutto questo è stato possibile grazie allacombinazione di accorgimenti progettuali di ultima generazione tecnologica di natura molto diversa, messi insieme tra loro, e soprattutto grazie a una strategia di progetto che ha coinvolto fin dall’inizio tutti i soggetti sociali interessati dall’intervento, secondo un principio di integrazione dei contributi che è proprio del concetto di economia etica.

Il progetto ha seguito i principi fondamentali dellaprogettazione condivisa e partecipata. Sono stati coinvolti i progettisti, i tecnici, i responsabili interni del procedimento, ma soprattutto i soci e tutti coloro che nella nuova sede poi avrebbero operato. Proprio nel corso dei laboratori è emerso con assoluta evidenza che il materiale che suscitava maggiore consenso era il legno, interpretato come un elemento in cui i più si riconoscevano e identificavano.
La scelta del sito è stata motivata dalla vicinanza alla Stazione Ferroviaria, per la possibilità quindi di ridurre l’uso di mezzi privati per gli spostamenti; dalla disponibilità di spazi aperti e verdi, dal valore architettonico degli edifici preesistenti, per recuperare i due manufatti nell’ambito di una rivalutazione dell’edilizia storicista di qualità presente nella zona di via Tommaseo. La strategia d’intervento dimostra la volontà di innescare un processo di riqualificazione di un’area urbana in stato di degrado: a tal fine è stata realizzata una nuova viabilità pubblica pedonale alternativa al percorso verso il centro della città, che eserciti la funzione necessaria di servizio pur mantenendo la priorità di intervento a basso impatto ambientale.
Uno degli obiettivi del progetto della nuova sede di Banca Etica di Padova è stato quello di porre particolare attenzione alla massimizzazione del risparmio energetico e, in seconda battuta, a privilegiare le fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica.
Il contenimento dei consumi è stato ottenuto grazie a:
  • ottimizzazione dell’isolamento termico delle strutture perimetrali;
  • inserimento, ove necessario, di superfici vetrate ad alte prestazioni “basso-emissive” e di opportunischermi solari per la stagione estiva;
  • realizzazione di coperture innovative (tetti ventilati per le strutture esistenti, tetti verdi per la coperturadella nuova struttura di collegamento);
  • utilizzo di impianti e macchine ad alta efficienza (caldaie e gruppi frigoriferi ad alta efficienza, controllo con inverter di pompe di calore e ventilatori, minimizzazione delle perdite di carico nelle tubazioni, sistema di riscaldamento con pannelli radianti a soffitto con possibilità di effettuare anche il raffrescamento estivo);
  • impianto di ventilazione ad aria primaria per garantire il ricambio d’aria, con trattamento in apposita C.T.A. dotata di sistemi per il recupero energetico sull’aria espulsa gruppo frigorifero ad alta efficienza con recupero termico sul condensatore;
  • sistemi di contabilizzazione e regolazione del calore per i diversi locali;
  • impianto a tecnologia BUS, con cui è possibile gestire da un unico punto (es. da un computer) il controllo e regolazione dell’assorbimento e della produzione di energia elettrica, il controllo e regolazione del microclima, il controllo dei guasti di qualsiasi origine, il controllo degli accessi, fino alle comunicazioni dei telefoni, citofoni e TV. In questo modo sarà facilmente reso disponibile anche al cliente di Banca Popolare Etica un quadro chiaro dei consumi e della produzione energetica della sede, istante per istante;
  • per l’energia termica si è provveduto a utilizzare combustibile legnoso (pellet), mentre per quanto riguarda l’energia elettrica si è valutato opportuno impiegare energia solare mediante pannelli fotovoltaici. Va inoltre sottolineato che Banca Etica ha attualmente un contratto di fornitura di energia elettrica con un fornitore in grado di garantire che l’energia elettrica consumata è prodotta al 100% da fonti rinnovabili. Si può quindi ritenere che le emissioni di CO2 complessive della nuova sede di Banca Etica siano effettivamente azzerate.
Scopo fondamentale del progetto è la qualità degli ambienti interni dell’edificio: sia per il comfort fisico (aria, illuminazione, temperatura e umidità locale), sia per il benessere psicologico, perseguendo l’obiettivo di creare spazi domestici (nei colori, nell’arredo, nella relazione con il verde esterno). L’intero complesso è stato studiato per garantire l‘accessibilità di ogni utente, senza barriere fisiche o psicologiche, secondo i principi del “forum progetto uomo” e i parametri del protocollo Tecnothon “un bagno per tutti”.
La scelta dei materiali è stata effettuata nel rispetto delle norme ISO14000, dei principi della Life Cycle Assessment e della valutazione di impatto ambientale: per tanto sono stati privilegiati i materiali bioecologici, riciclabili e a basso consumo energetico.

In particolare, la nuova costruzione è stata impostata sul più ampio utilizzo del legno sia per la struttura che per i tamponamenti; tutti i pavimenti, inoltre, sono realizzati in parquet di legno certificato Fsc.

L’intero processo di progettazione e di costruzione ha rispettato il principio di controllo dell’impatto ambientale anche nell’utilizzo della risorsa primaria acqua. È stato predisposto, ad esempio, un sistema di recupero, trattamento e riutilizzo delle acque meteoriche, destinate ai servizi igienici e all’irrigazione. Intervento questo che garantisce in maniera definitiva e tangibile il beneficio della complessa scelta progettuale effettuata.
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Edifici italiani, come costruirli a prova di terremoto

Lo tsunami che ha colpito il Giappone non è in alcun modo affrontabile da nessuna costruzione a causa dell’impatto laterale violentissimo di imponenti masse d’acqua; non è il caso deiterremoti, che possono invece essere “sconfitti” dall’edilizia, tanto è vero che dopo la lezione delterremoto di Kobe, sempre in Giappone, ora si costruisce in maniera antisismica per resistere a scosse che possono arrivare fino all’ottavo grado della scala Richter.

Anche in Italia le tecnologie costruttive dei nuovi edifici in zone sismiche sono ad alto livello. Soprattutto per quanto riguarda i nuovi edifici di servizio pubblico.

L’anno scorso a L’Aquila crollò proprio l’ospedale. Fu una semplice vergogna. Era nuovo, o comunque molto giovane. Sono decenni che esistono tutti i sistemi adatti per costruire in maniera antisismica. E non è né caro né complicato farlo. Basta costruire con fondamenta e pilastri specifici.

L’Italia è un Paese soggetto a terremoti, soprattutto in alcune (vaste) zone. Nulla vieterebbe di varare una legge nazionale che obblighi tutti i cantieri, almeno quelli di edilizia pubblica, a costruire in maniera antisismica, e di controllare periodicamente la staticità degli edifici.

Non si fa solo per ignoranza politica, non per incompetenza e incapacità tecniche.

In Italia infatti si costruisce bene, ma solo dove si vuole. Ne è una prova il Friuli, ricostruito con tecniche antisismiche semplicissime ed efficaci.

Un esempio per tutti l’Ospedale Gervasutta di Udine. È stato progettato nel 2001 e nel 2002 il progetto esecutivo aveva avuto tutte le autorizzazioni, compresa quella del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che notoriamente esamina ogni struttura complessa nel dettaglio. La costruzione è terminata e l’edificio è perfettamente funzionante.

Il principio è semplicissimo: inserire degli ammortizzatori in gomma tra i pilastri e le travi, così da permettere alla struttura un certo intervallo di movimento oscillatorio e sussultorio che soffochi l’effetto dell’energia trasmessa dal terremoto (energia di ingresso).

Questo consente non solo di evitare il collasso degli edifici, ma soprattutto di garantire la piena funzionalità post sisma, anche nel caso di sisma grave, a quei luoghi di importanza strategica per le operazioni di soccorso, come appunto gli ospedali.

L’oggetto protagonista si chiama isolatore. È un semplice cuscinetto di gomma speciale, ovviamente resistentissima perché deve sorreggere il peso di interi edifici, che permette però che una struttura non si muova in maniera monolitica sotto la sollecitazione di forze telluriche che provengono da più direzioni. L’edificio si muove, ma mantiene una compattezza elastica che assicura non solo la funzionalità delle apparecchiature contenute negli arredi, ma anche degli impianti inseriti nel corpo delle strutture, che è la cosa più importante.

Quello che accade infatti come primo effetto di un terremoto, oltre al crollo di parti dell’edificio, è laperdita delle funzioni primarie: energia elettrica e acqua. Cosa assolutamente improponibile per un ospedale.

Si potrebbe pensare che il Friuli sia il nostro Giappone, ma non è così: a Napoli si sta costruendo con gli stessi criteri l’Ospedale del Mare, posto in zona a grande rischio sismico, a Ponticelli, a 7,5 km dal Vesuvio. Sarà un ospedale enorme, con 15 sale operatorie, tutto completamente elastico.

Il costo di costruzione di strutture del genere è addirittura conveniente perché consente un risparmioin armatura di ferro del cemento fino al 40%.

La scelta o meno di utilizzare queste metodologie non è quindi frutto di un limite economico, ma esclusivamente, come è sempre più spesso in Italia in questi casi, di un limite culturale.

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Stand-by killer: stop allo spreco energetico della tv

A conti fatti, lo spreco energetico dovuto allo stand-by degli elettrodomestici rappresenta il 10% del consumo domestico. Un costo che, solo per il televisore, ammonta a 40 euro l’anno e per il pc arriva fino a 130 euro.

In attesa del 2015, quando ogni elettrodomestico sarà probabilmente dotato del microchip realizzato dai ricercatori dell’università giapponese di Tohoku e dell’azienda Nec, che azzererà lo spreco senza perdere le comodità dello stand-by, al momento esistono altri apparecchi chiamati Stand-by killer, o Stand-by Block, che possono essere molto utili per ridurre i consumi.

Questi dispositivi, facili da installare, permettono di interrompere i consumi elettrici di elettrodomestici come televisori, decoder, lettori dvd e console di videogiochi utilizzando qualsiasi tipo di telecomando.

In pratica, in ingresso l’apparecchio dispone del collegamento a una presa elettrica e del collegamento a una o più prese elettriche controllate in uscita, tramite cui vengono alimentati i dispositivi da scollegare. Inoltre, in caso di utilizzo di una ciabatta multipresa, si possono disinserire più apparecchi in un solo momento. E per chi sia spaventato dall’enorme quantità di cavi presenti in casa, è bene sapere che esistono anche alcune versioni wireless.

Il fatto che gli elettrodomestici vengano disconnessi alla rete tramite gli Stand-by Killer rende la casa più sicura perché si riducono i rischi di folgorazione e di incendio per cortocircuiti e sovraccarichi.

Un altro aspetto positivo è la loro economicità. Il prezzo di questi apparecchi varia dai 10 ai 30 euro, ma garantiscono un risparmio medio di 350 kW/h che pesa sulla bolletta di un anno per 80/100 euro, dato che varia a seconda del numero di elettrodomestici scollegati e della durata giornaliera del loro stand-by. Mediamente, comunque, si calcola che il loro costo si ammortizzi in circa 3 mesi.

Gli Stand-by Killer sono di diverse marche – Avisen, Brennenstuhl e Lovemytime, tra le più note – e si possono trovare nei negozi di elettronica di consumo e online, come sul sito Eprice o D-mail.

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Architettura ed Urbanistica: Convegno – Sviluppo sostenibile ed ambiente

Presso il Palazzo S. Alfonso Maria de’ Liguori in Via Arena alla Sanità, 12 – NAPOLI

Si svolgerà il convegno organizzato da CampaniArchitetti sul tema:

Nuovi processi e pratiche di partecipazione nella pianificazione ambientale:
Idee e proposte di sostenibilità locale

Sulla necessità di un nuovo approccio alla pianificazione e sulle sue implicazioni nella nostra realtà urbana e regionale si confronteranno le relazioni di:

Vincenzo Acampora Presidente I.A.C.P. Napoli
Mariano Anniciello Consigliere comunale
Tiziana D’Amico Architetto e socio di CampaniArchitetti
Mario Festa Presidente Associazione Rosso Democratico
Carmine Maturo Responsabile Turismo e Tutela Beni Culturali per Legambiente Campania

Modera Giuseppe Mirra Architetto e socio di CampaniArchitetti

I lavori saranno introdotti da Margherita Rocco Architetto e Presidente di CampaniArchitetti

Le conclusioni saranno affidate a Nunzia Coppola Architetto e socio di CampaniArchitetti

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Eco design: giovani talenti under 18 in gara per un futuro sostenibile

Dopo che in tanti, sulle note di celebri canzoni del passato, hanno “sognato California” ora laCalifornia sogna un futuro sostenibile.

All’interno della “California Dream Week” – manifestazione pensata per accrescere le conoscenze degli studenti americani in tema di protezione del pianeta – si sono sfidati, in un concorso a colpi di creatività e design, giovani talenti che hanno dato vita a idee innovative sul tema della sostenibilità ambientale.  Progetti per nulla destinati a rimanere sulla carta.
Sì, perché i modelli che hanno vinto sono stati subito fonte di ispirazione per professionistiaffermati che li hanno reinterpretati o addirittura usati come componenti principali nello sviluppo di nuovi prodotti divertenti e innovativi. Tre le categorie del concorso: Architettura e designTrasporti eComplementi di prodotti.
Tra le idee che hanno conquistato il podio c’è la casa vacanze con il tetto a farfalla, un componente per batterie a energia cinetica e ilmanto stradale solare. Per vedere tutti i progetti premiati e le rielaborazioni dei professionisti vai allafotogallery!
Per saperne di più sui progetti, sui loro ideatori e sui designer visita il sito dedicato!
Fonte:  http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/eco-design-giovani-talenti-gara-futuro-sostenibile.html
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Materiali da costruzione

La bioedilizia impiega materiali ecologici, forniti dalla natura stessa. Tali materiali presentano buone doti di traspirabilità, permeabilità, regolazione dell’umidità e garantiscono un ottimo isolamento termoacustico.

La scelta di prodotti a “misura d’ambiente” consente tra l’altro di fare la differenza in materia diconsumo energetico.

Ma come si fa a capire se un materiale è ecologico? Se non siete esperti in grado di riconoscerli, può essere utile sapere che esistono marchi, per esempio l’Ecobel, sicuramente uno dei più conosciuti, che ne certificano l’eco compatibilità.

Più in generale, si può dire che la sostenibilità di una materia è definita dalla misura del suo impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. Meno energia viene utilizzata per estrarlo, lavorarlo, imballarlo, trasportarlo, distribuirlo, montarlo e poi smaltirlo, più sarà “buono” per l’ambiente.

Tenete bene a mente, però, che non basta comprare materiali sostenibili , bisogna anche utilizzarli e impiegarli in modo green. Meglio non affidarsi al caso, dunque, ma a persone competenti e seguire i loro consigli.

Fonte: http://gogreen.virgilio.it

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Crystal Island: sostenibilità nel cuore di Mosca

Una superficie complessiva di oltre 2,5 milioni di metri quadrati,una vera e propria città nella città, che vedrà la luce nel2013 a pochi chilometri dal simbolo di Mosca, il Cremlino:Crystal Island diventerà l’edificio ecosostenibile più grande al mondo, capace di catalizzare gli sguardi per bellezza, dimensioni ed efficienza energetica.

Un progetto maestoso ideato da Norman Foster, dalla forma di vulcano con una punta alta ben 450 metri, realizzato spirale e ricco di terrazze-giardino utili a evitare le dispersioni termiche nel corso del gelido inverno russo.

Un gioiello di ingegneria e grandezza, che sarà in grado di ospitare al suo interno 30.000 abitanti, esercizi commerciali, alberghi, cinema, musei e un’enorme pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Un secondo centro cittadino in grado di modificare profondamente lo skyline di Mosca e i parametri di efficienza energetica su larga scala: nel clima estremamente freddo, tipico delle terre russe, non basterà evitare solo la dispersione di calore, ma sarà necessario ricorrere alla climatizzazione artificiale, ottenuta, però, sfruttando l’energia derivante da fonti rinovabili, grazie a sistemi di generazione dell’energia a basso impatto ambientale come pannelli solari e turbine eoliche.

L’edificio sarà inoltre dotato di un’immensa copertura, progettata per far filtrare al meglio la luce solare e capace di aprirsi totalmente nel periodo estivo, quando il freddo concede un po’ di tregua e lascia spazio ai caldi raggi del sole.

Uno spettacolo architettonico e ambientale, che si spera essere a basso impatto anche in fase di realizzazione, una delle più delicate, specie quando si tratta di smaltire i materiali di scarto dei lavori. Sicuramente sarà un piccolo, grande capolavoro di efficienza energetica, unita alla bellezza monumentale delle sue dimensioni.

L’appuntamento è per il 2013, a Mosca, con l’edificio ecosostenibile più grande al mondo.

Fonte: next.liquida.it

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Eco Design: nuove regole di sostenibilità a portata di casa

Con il Decreto legislativo 16 febbraio 2011 n. 15 l’Italia recepisce la Direttiva europea nota anche come Direttiva Ecodesign. L’Unione Europea ha iniziato a disciplinare il settore nel 2005 con una norma che prevedeva l’adozione di specifici criteri di progettazione, allo scopo di ridurne l’impatto ambientale e migliorarne l’ efficienza energetica.

 

Nel corso degli anni la direttiva ha subito diverse esostanziali modifiche, riassunte nella Direttiva 2009/125/Ce, appena recepita anche dall’Italia. Il decreto dispone che l’immissione sul mercato e la messa in servizio dei prodotti connessi all’energia sia consentita solo se tali prodotti ottemperano alle misure contenute nei regolamenti previsti in attuazione della direttiva Ecodesign.

 

Dall’entrata in vigore della direttiva sono stati emanati numerosi Regolamenti attuativi che definiscono specifiche norme per ogni categoria di prodotto. Se i prodotti non sono conformi alle norme previste dai regolamenti non possono ricevere il marchio CE e quindi non possono essere distribuiti e commercializzati nel mercato europeo.

 

Solo in occasione di fiere commerciali, esposizioni, dimostrazioni e riunioni scientifiche o tecniche è consentito esporre prodotti non conformi alle disposizioni previste dal decreto, a condizione che sia indicato in modo chiaramente visibile che tali prodotti non possono essere immessi sul mercato, né messi in servizio prima che il fabbricante li abbia resi pienamente conformi. Chiunque non rispetti ildivieto di commercializzazione è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da diecimila a cinquantamila euro.

Fonte: gogreen.virgilio.it

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Svolta europea: dal 2020 case ecologiche

Nuovo importante passo avanti verso un ambiente più pulito e un sistema più ecologico: il Parlamento europeo ha raggiunto ieri un accordo con il Consiglio e ratificato oggi dalla Commissione, su una direttiva che vincolerà gli stati membri circa la costruzione di nuovi edifici, che dovrà essere fatta rispettando rigidissimi principi di efficienza energetica ed essere alimentati per la maggior parte da energie rinnovabili.

I dati attuali sono abbastanza lampanti e lanciano un chiaro messaggio sia alla comunità europea sia a noi cittadini: gli edifici utilizzano attualmente oltre il 40% di tutta la rete energetica dell’UE, e vanno ad incidere in modo notevole anche sull’effetto serra, con una percentuale molto alta, il 36% di emissioni di gas tossici.

L’obiettivo dell’UE è quello di diminuire del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020, per aumentare parallelamente l’efficienza energetica.

Fonte: liquida.it

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Case ecologiche e architettura in legno: Stratex unisce design e sostenibilità

Nel cuore ella Carnia, a Sutrio, nascono le case ecologiche di design realizzate da Stratex che vuole dare corso ad una nuova concezione della architettura in legno. Un’architettura in cui estetica  e attenzione al risparmio energetico convivono in perfetta armonia.
L’esperienza di Stratex, azienda specializzata in progettazione e produzione di strutture in legno lamellare, comprende da tempo la realizzazione di case ecologiche in linea con i dettami della bioarchitettura. L’azienda, grazie alla collaborazione con l’architetto Carlo Colombo, è in grado di proporre nell’ambito della architettura in legno anche case ecologiche di grande design che si discostano notevolmente dal concetto tradizionale di casa in legno. Queste ville e case sono improntate alle regole dell’edilizia ecologica, ma si propongono esteticamente come  edifici dall’architettura essenziale dove il rapporto con l’ambiente è esaltato dalla linea minimalista, così che le residenze possano entrare con armonia nel paesaggio urbano. Viene così enfatizzato ed ottimizzato il rapporto tra edificio e contesto, primo dei criteri sottesi al concetto di edilizia ecologica. In secondo luogo si privilegia la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo oltre alla salvaguardia dell’ecosistema. L’impiego di risorse naturali nella costruzione degli edifici è poi il criterio costruttivo di base che guida tutta la fase di progettazione e realizzazione di queste case ecologiche.
Il legno di abete rosso proveniente da foreste certificate del centro Europa è la materia prima con cui Stratex opera. Un materiale che lega in modo indissolubile l’azienda alla Natura, al rispetto per la vita e per la salute dell’ambiente e dell’uomo.
Robustezza e flessibilità, assieme. Un’anima viva che si piega ai rigori della tecnologia ingegneristica e dell’architettura in legno.
Sono questi i valori che sostengono la filosofia industriale dell’azienda di Sutrio, da sempre impegnata nello sviluppo di innovazione e ricerca ed attenta ad un costante e rigoroso controllo della qualità. Per questo tutte le case ecologiche godono delle certificazioni che l’azienda ha ottenuto negli anni, per garantire progetti e realizzazioni in piena  sintonia con i concetti di bioarchitettura e architettura in legno. In linea con le regole dettate dalla normativa europea Stratex ha ottenuto la certificazione ISO 9001:2000 e quella di categoria A per strutture di grandi luci rilasciata dall’Istituto Ottograf di Stoccarda.
Stratex è inoltre tra le poche aziende del settore a vantare la certificazione ISO 14001 per il sistema di gestione ambientale e la certificazione per la catena di custodia PEFC e FSC.
E’ la prima azienda nel settore dell’architettura in legno ad aver ottenuto la marcatura CE per i prodotti da costruzione, secondo la direttiva 89/106/CEE.
Tutte le case ecologiche di Stratex, inoltre, vengono progettate e realizzate nello stabilimento di Sutrio, nel cuore della Carnia, ad ulteriore garanzia di una filiera rispettosa della qualità e dei controlli diretti sul prodotto.

Fonte: liquida.it

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All-electric homes: case ecologiche giapponesi

In Giappone è possibile acquistare le case ecologiche prodotte da una filiale della Sanyo Electric. Le case hanno pannelli solari e batterie al litio, grazie ai quali possono essere alimentate in maniera naturale e possono risultare a basso impatto ambientale e a basse emissioni. Le All-electric homes hanno un sistema fotovoltaico da 3,78 kW e la riserva di energia viene “incamerata da batterie al litio da 1,57 kW”, che possono alimentare la casa durante la notte e nelle giornate di pioggia. Altre caratteristiche della casa? Una pompa solare per riscaldare l’acqua e 10 impianti di illuminazione LED. La casa è grande 135 mq e si può acquistare al prezzo di 355.000 dollari, con 30.000 dollari di incentivi offerti dal governo.

Fonte: liquida.it

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Le abitazioni sumeriche

Il popolo dei Sumeri è quello a cui va il merito di aver costruito le prime case:sono loro,infatti che inventarono il mattone così come lo conosciamo oggi.

Il territorio da loro occupato (Mesopotamia, tra i fiumi Tigri ed Eufrate ) offriva abbondanza di argilla ed è proprio con questo materiale che i Sumeri fecero i primi mattoni,inizialmente cotti al sole e successivamente in fornace.
Sorsero così splendide città che si sviluppavano attorno ai palazzi reali, grandiose costruzioni adornate da statue colossali.
Questi palazzi erano a loro volta sovrastati da templi a torre, leziggurat.
Tutta l’ archittettura dei Sumeri si basava sui mattoni di argilla tenuti insieme dal bitume. Purtroppo l’argilla si deteriora facilmente ed è per questo motivo che sono giunte fino a noi poche costruzioni sumeriche.
Le abitazioni povere erano rettangolari ed avevano una sola stanza.
Quelle più ricche avevano un cortile a cielo aperto sul quale si affacciavano diverse stanze dalla forma irregolare.
In altre case c’era una scala che portava al piano superiore e alla balconata di legno che circondava il cortile. Le finestre erano scarse perchè il problema non era quello di dare luce alle stanze, ma di difendersi dal sole: erano piccole e quadrate. I tetti erano a terrazza e servivano agli abitanti per dormirci nelle giornate più calde.
Fonte: google.le abitazioni sumeriche.it
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L’energia, da vele subacque

Aquiloni sottomarini per generare energia.

Il governo inglese ci crede e ci mette i finanziamenti: il progetto si chiama Deep Green ed è stato ideato dalla societàMinesto.

La Carbon Trust, compagnia no profit voluta dal governo inglese per lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha premiato l’idea con un assegno di 350.000 sterline, più di mezzo milione di euro.

Il progetto ha lo scopo di sfruttare le correnti marine, fenomeni che nascondono potenziali energetici enormi. Il Deep Green prevede l’installazione di una serie di aquiloni sul fondo marinonelle zone in cui gli spostamenti di acqua sono più consistenti. Ancorate alla roccia, le vele vengono manovrate con degli alettoni che fanno disegnare agli aquiloni un percorso ad otto. Attaccato alla struttura è stato inserito un rotore che, trascinato dalla vela, produce energia elettrica. Più il percorso viene compiuto velocemente più energia viene prodotta.

Gli ingegneri della Minesto hanno calcolato che ogni aquilone potrebbe produrre energia pari a 500 Kw.

Fonte: next.liquida.it

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Phoenix, l’auto usa e getta

Mentre il mondo dell’automobile s’infervora sull’auto elettrica e tutti i costruttori principali hanno almeno un modello in rampa di lancio destinato al grande pubblico, c’è anche chi s’inventa una macchina che si costruisce in pochi giorni, dura un lustro e, dopo un intenso utilizzo… si ricicla.

L’idea è venuta ad un duo di ingegneri e designer, Kenneth CobonpueAlbrecht Birkner, che hanno declinato all’estremo il concetto di auto green ed ecosostenibile. La loro vettura è infatti realizzata utilizzando materiali naturali come bambùpalmenylonacciaio (ok, questo non è prettamente naturale, ma bisogna pure tenere insieme tutte le parti).

Il parto delle loro menti si chiama Phoenix, un’auto quasi totalmente biodegradibileuna monoposto a tre ruote con un design molto accattivante, che può ospitare un motore elettricoe resistere all’uso, secondo i costruttori, fino a cinque anni nei paesi industrializzati e oltre dieciin tutti gli altri.

Fonte: next.liquida.it

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Placebo Pharmacy: la farmacia a spirale

Ispirata alla vicina arteria stradale Vouliagmenis Avenue, gli  Architetti Klab hanno costruito una facciata a spirale attorno a un edificio esistente di forma ottagonale che emula il voluminoso traffico della zona. Chiamata “Placebo Pharmacy”, la farmacia si trova ad Atene, e la sua pianta ‘a raggiera’ ospita una farmacia al piano terra e uffici al piano rialzato.

Gli architetti hanno dato ai quasi 200 metri quadrati rotondi, un ringiovanimento notevole avvolgendolo in una strategica pelle bianca, liscia e traforata. La nuova pelle esterna è traforata seguendo il disegno dell’alfabeto Braille. Questo il modo di KLab di ricondurre un progetto al diretto riferimento farmaceutico, traducendo i dati reali in una estetica visivamente accattivante. I ‘ritagli’ Braille inoltre filtrano la luce naturale penetrando all’interno per 360°.

Internamente le superfici metalliche e a specchio che costituiscono gli arredi, così come la rampa che collega il piano terra agli uffici del mezzanino, amplificano e rafforzano la luminosità e lo spazio di tutto l’edificio. In pianta la farmacia è organizzata a raggiera, riflettendo gli attributi circolari della facciata e rafforzando la pianta libera: il banco principale funge da punto focale e centrale. I prodotti sono esposti a ventaglio a partire dal banco centrale dando ai cassieri la possibilità di visualizzare l’intera farmacia dalla loro postazione. Il dispensario di medicine, la zona di preparazione e i servizi igienici sono disposti fuori questo disegno a raggiera. Questo modello fornisce un flusso radiale dello spazio e permette di far arrivare la luce al centro dell’edificio in qualsiasi momento del giorno.

L’effetto risultante è un colpo d’occhio ammiccante, che evoca sia i cip informatici di alta tecnologia, come anche il più tradizionale disegno del pizzo, tradizione ancora viva anche nella modernissima Atene.

 

Fonte: Architetti Info

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Presto sul mercato celle a combustile al metanolo

Il metanolo, un alcool liquido piuttosto diffuso e semplice da produrre, è un’alternativa promettente come materia prima per le celle a combustibile, che attualmente utilizzano soprattutto idrogeno.

La tecnica è stata sviluppata negli anni passati dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa, i quali hanno ora compiuto un ulteriore progresso con la messa a punto di un prototipo di cella al metanolo in grado di generare elettricità con potenza di 300 watt.

Il nuovo modello, realizzato in collaborazione con l’University of Southern California di Los Angeles, è un importante passo avanti verso la commercializzazione di questo tipo di celle per la produzione di elettricità. Il meccanismo è lo stesso delle celle a idrogeno: il combustibile viene ionizzato, così che gli elettroni, separati dalle cariche positive, generano un flusso di corrente elettrica utilizzabile.

Nel processo non ci sono emissioni inquinanti di alcun tipo: i prodotti di scarto, infatti, sono soltanto acqua e anidride carbonica, che potrebbe anche non essere immessa nell’atmosfera. Usare il metanolo al posto dell’idrogeno presenta diversi vantaggi, a cominciare dalla maggiore facilità di trasporto e di immagazzinamento.

Inoltre la cella sviluppata dal JPL è conveniente anche dal punto di vista della semplicità del progetto: perciò questa tecnologia potrebbe essere particolarmente indicata per la propulsione di veicoli di vario tipo. “Questa cella a combustibile potrà diventare una fonte di energia efficiente e non inquinante privilegiata per le applicazioni civili e militari”, ha dichiarato Gerald Halpert, ex supervisore del settore di tecnologie elettromeccaniche del JPL.

“Non vediamo l’ora di lavorare a più stretto contatto con il mondo industriale per sviluppare ulteriormente questa tecnologia e venire incontro alle richieste del mercato”, ha aggiunto Erik Brandon, che ricopre attualmente la stessa carica.

 

Fonte: La Stampa

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