Archivio della categoria ‘Progettazione’

Grande Progetto Pompei: occorre sbrigarsi, l’orologio corre

pompei2-140x105Il conto alla rovescia per il Grande Progetto Pompei è partito: c’è tempo fino alla fine del 2015 (quindi solo 16 mesi) per utilizzare (in maniera efficiente) i 105 milioni di euro, in gran parte provenienti dall’Unione Europea, utili per condurre in porto le operazioni nell’importante sito storico-archeologico campano: il rischio è ovviamente quello di vedere scomparire i fondi per mancata utilizzazione. Un rischio reale, visti i considerevoli ritardi nelle gare e nell’apertura dei cantieri.
Fino a questo momento sono stati spesi solo 1,5 milioni di euro e circa 25 sono stati impegnati, mentre due terzi delle gare sono ancora da aggiudicare. Il settore più ampio da avviare è certamente quello relativo alle gare non ancora partite: quasi i due terzi dei fondi (la percentuale precisa ammonta al 62%) per oltre 52 milioni di lavori. Secondo i dati emessi dalla struttura che gestisce il Progetto ammontano a 40 milioni di euro gli interventi per i quali l’uscita dei bandi è prossima (ovvero a partire dal mese di settembre), mentre sono nove (per una cifra che sfonda i 12 milioni) i progetti ancora in lavorazione.
Per ulteriori informazioni in merito alla lunga (ed a volte zoppicante) cavalcata del Progetto leggi l’articolo Grande Pompei: un Piano d’azione per uscire dalle sabbie mobili.
In questa direzione il neonato Decreto Cultura (Decreto 83/2014 convertito in legge lo scorso 29 luglio) consente appalti a trattativa privata fino alla cifra di 1,5 milioni di euro (quota più alta rispetto a prima), garantendo tempi accelerati per firmare il contratto e avviare i lavori, oltre a poteri speciali al direttore nei confronti del Responsabile unico di procedimento e nell’esclusione delle imprese senza requisiti.
Tuttavia sul contenuto del Decreto Cultura alcuni dubbi sono stati sollevati, con particolare riferimento ad evidenti frenate, in sede di approvazione definitiva del testo, che hanno provocato lo stralcio dal provvedimento di deroghe sugli appalti idonee a snellire i procedimenti diradando la fitta foresta di adempimenti in materia. Il Ministero dei Beni Culturali sostiene comunque di aver condiviso tutte le correzioni con il Parlamento: “Al netto delle modifiche – affermano dalle stanze di Via del Collegio Romano – il provvedimento introduce comunque misure, anche derogatorie, sufficienti a procedere in modo spedito alla realizzazione delle opere”. È quello che si auspica per fare finalmente decollare il Grande Progetto Pompei.

Fonte: Ediltecnico

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Città del Messico: l’aeroporto by Foster e Romero

areopuertoCominceranno nel 2015 i lavori per la realizzazione del nuovo Aeroporto di Città del Messico, progetto firmato dall’archistar britannica Norman Foster e dal designer messicano Fernando Romero. Il team d’eccezione si è aggiudicato la competizione internazionale, lanciata nella primavera del 2014, che ha visto la candidatura di venti studi di architettura, tra cui quelli di Zaha Hadid e SOM.
La nuova struttura, concepita a forma di ‘X’, sarà composta da sei piste in grado di accogliere 120 milioni di passeggeri annui. Stando alle parole dello stesso Foster il primo hub dell’America Latina sarà un aeroporto dall’assetto del tutto inedito, pensato per raggiungere nuovi livelli di efficienza e flessibilità. Una struttura unica al mondo, che renderà altrettanto unica l’esperienza del viaggio in aereo.
Il progetto per ‘l’aeroporto del futuro’ è stato annunciato lo scorso mercoledì 3 settembre, dal presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, in presenza delle autorità locali, del Sindaco di Città del Messico e degli stessi Romero e Foster.
Il nuovo terminal, le cui forme si ispirano al simbolismo di uno tra i Paesi latinoamericani più ricchi di storia, occuperà una superficie circa pari a 470 mila metri quadrati, ed è progettato per essere l’aeroporto più sostenibile al mondo, candidato alla LEED Platinum certitifcation.

Fonte: Archiportale

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PIDA – Premio Internazionale Ischia di Architettura 2014

pida concorso internazionale di architetturaIl concorso dedicato agli Alberghi e alle SPA più belle del mondo.

Al via la settima edizione del PIDA – Premio Internazionale Ischia di Architettura, nato con l’ambizione di diventare il premio di riferimento per gli alberghi e le SPA più belle del mondo. Anche quest’anno gli architetti, i designer, i progettisti sono chiamati a confrontarsi sul tema impegnativo dell’ “Architettura dell’Ospitalità”.
I premi della settima edizione si sono moltiplicati e diversificati in:
– Premio PIDA Alberghi e SPA (opere realizzate);
– Premio PIDA Concept Alberghi e SPA (opere non realizzate);
– Premio PIDA Ottagono (l’albergo del 2030 che rispecchi i principi enunciati nel tema dell’EXPO 2015);
– Premio PIDA CasaClima (l’albergo che rispetti l’ambiente);
– Premio PIDA Analist (il premio sugli alberghi dato da una giuria popolare che vota il suo progetto preferito su Facebook).

Il PIDA, in coerenza con il tema del prossimo Expo2015, si pone una domanda, semplice e complessa al tempo stesso: “È possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile?”. Da tale riflessione, incentrata sulla sostenibilità applicata all’alimentazione, nasce il tema della sezione del premio “PIDA Ottagono”: è necessario, infatti, immaginare attraverso un concept il modello ideale di albergo che, nell’orizzonte 2030, riesca a soddisfare il quesito sopraenunciato, riunendo al proprio interno almeno 100 posti letto, SPA, ristorante, palestra, piscina e centro congressi per 200 persone.

La scadenza per la inoltrare la propria candidatura è fissata per il 22 giugno 2014.

Il 4 luglio la graduatoria dei vincitori sarà comunicata su sito istituzionale: i primi tre classificati, però, saranno svelati soltanto nella cerimonia di premiazione finale il 25 luglio.

Questi i premi in palio:
1° classificato sezione Premio PIDA “Alberghi” = € 3.000;
1° classificato sezione Premio PIDA “SPA”= € 1.000;
1° classificato sezione Premio PIDA “Concept Alberghi”= € 1.500;
1° classificato sezione Premio PIDA “Concept SPA”= € 500;
1° classificato sezione Premio PIDA “Ottagono” = € 1.000, un abbonamento al magazine e la pubblicazione del progetto;
1° classificato della sezione Premio PIDA “CasaClima”: corso base + corso avanzato CasaClima;
2° classificato della sezione Premio PIDA “CasaClima”= corso base CasaClima +2 testi+abbonamento per un anno alla rivista ufficiale;
3° classificato della sezione Premio PIDA “CasaClima”= corso base CasaClima;
1° classificato della sezione PIDA Analist: software e formazione tecnica in materia di risparmio energetico per un controvalore di € 2.000;
2° e 3° classificato di tutte le sezioni= attestato di riconoscimento PIDA.

Fonte:  EdilPortale

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Shopping village a basso impatto ambientale: dai pannelli solari al riutilizzo acqua piovana

fotoNasce all’insegna della sostenibilità ambientale Shoppinn, il nuovo shopping village tra le Cinque Terre e la Versilia, che apre i battenti sabato prossimo, 12 aprile. Utilizzo di energia da fonti rinnovabili, pannelli solari, riutilizzo delle acque piovane, raccolta differenziata, mobilità sostenibile, materiali riciclati, forestazione a compensare le emissioni di CO2 e una grande attenzione per tutto ciò che può essere fatto a km zero. C’e’ poi il Progetto Coccinelle: per garantire la conservazione dell’ambiente, il bosco di Brugnato sarà ripopolato con le coccinelle, vere e proprie pioniere della lotta biologica ai parassiti che infestano le piante. La presenza delle coccinelle infatti ha l’obiettivo di garantire un efficace monitoraggio ambientale e di mantenere l’equilibrio dell’ecosistema locale. Lo studio di architettura che ha progettato Shopinn ha studiato soluzioni per realizzare un complesso commerciale sostenibile: sono stati previsti interventi per il recupero delle acque piovane sui tetti, da riutilizzare nelle irrigazioni delle aree verdi e nel drenaggio del sottosuolo. Saranno installati pannelli fotovoltaici in grado di coprire il 50% del fabbisogno energetico annuo, utilizzate pareti opache per minimizzare le dispersioni termiche e bilanciare l’apporto di calore estivo, reso possibile anche da un orientamento est-ovest dell’intero complesso: questa posizione garantisce la presenza di ombra nelle aree di passeggio. L’illuminazione delle aree esterne (ad alta efficienza energetica) e dei parcheggi sarà dotata di sistemi inverter per regolare il flusso luminoso in funzione delle necessità; l’orto del giardino sarà coltivato con i rifiuti compostabili derivanti dalle attività di bar e ristoranti presenti nel mall. La sostenibilità del progetto è garantita dall’impiego di materiale privo di emissioni inquinanti in aria, terreno, acqua, con certificazioni di provenienza da fonti rinnovabili e da processi di riciclaggio e di uso di elementi tecnici o da demolizioni selettive e a filiera corta per diminuire l’impatto inquinante legato ai trasporti.

Fonte: ANSA

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Expo 2015: un connubio perfetto tra tecnologia e ambiente per Palazzo Italia

palazzoPalazzo Italia, simbolo di Expo 2015, sarà biodinamico e “mangia-smog”.

L’innovativo progetto architettonico presentato con un’installazione all’Università Statale di Milano dallo studio Nemesi & Partners prevede la realizzazione di una struttura complessa e dinamica, ispirato alle forme naturali di una foresta ramificata.

L’aspetto più interessante dell’edificio è però il materiale con cui verrà costruito: il cemento biodinamico. Costitituito da Tx Active, un principio fotoattivo che reagendo alla luce solare è in grado di catturare piccole particelle organiche e inorganiche presenti nel contesto, questo materiale può  contribuire alla diminuzione dello smog presente in atmosfera. Il cemento biodinamico, che alla vista e al tatto sembra marmo, è stato utilizzato per la prima volta nel 1996 a Roma per la realizzazione della chiesa “Dives in Misericordia” di Richard Meier caratterizzata da tre imponenti vele bianche. Da allora la ricerca e il miglioramento dei legami tra le particelle fotocatalizzatrici che lo costituiscono non ha avuto sosta. Innumerevoli sono gli studi, le sperimentazioni e le verifiche che il Centro tecnico del Gruppo Italcementi ha condotto in collaborazione con Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), CNR (Istituto inquinamento atmosferico) e CCR (Centro comune di ricerca Ispra) apportando continuamnete nuove conferme all’efficacia di questo materiale .

Inoltre, i pannelli bio-dinamici che costituiranno la parte esterna del palazzo saranno realizzati per l’80% da materiale reciclato, conferendo alla struttura un plus valore per quanto riguarda la sua eco-sostenibilità e rafforzando così l’importanza che il reciclo ha oggi per la conservazione del nostro Pianeta.

Diana Bracco, presidente di Expo 2015 e commissario del Padiglione Italia, ha affermato che “l’Esposizione Universale del 2015 è una grande opportunità di rilancio per l’Italia, che permetterà al nostro Paese di valorizzare le nostre numerosissime eccellenze produttive, tecnologiche e scientifiche”. Per queste ragioni, portare ad un evento di tale calibro innovazioni e soluzioni proposte e brevettate da aziende interamnete italiane, qual’è Italcementi, è sicuramente un’occasione a cui il nostro Paese non può ad oggi rinunciare.

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Il Bim assembler per l’analisi preventiva e il monitoraggio

picture-33046-zoom L’utilizzo di strumenti Bim mediante la definizione di un modello idoneo supporta sia la fase a carattere simulativo-valutativa, sia la fase di gestione e controllo attività.

Nell’attività edilie sprechi o errori non possono essere recuperati nel medesimo ciclo produttivo.
L’attuale condizione economica vede molte aziende del comparto edile in forte difficoltà; la crisi impone alle imprese la massima attenzione alla programmazione, all’analisi dei preventivi, alla definizione dei tempi e delle risorse, a una quasi assoluta certezza dei costi nei tempi preventivati. Si tratta di porre in atto una concreta e approfondita attività di project management al fine di definire in maniera completa i termini della commessa stessa.
Allo stato attuale, inoltre, il margine di utile delle imprese è sempre più ridotto e, quindi, errori nella definizione dei costi da sostenere o nei tempi di realizzazione possono portare a conseguenze significative soprattutto in realtà imprenditoriali medio-piccole.
L’attenzione al tema della previsione e della gestione della commessa è, pertanto, pratica che si va consolidando in maniera sempre più mirata e approfondita all’interno dell’iter progettuale; la presenza sul mercato di un numero sempre maggiore di software specialistici dimostra la crescente attenzione all’aspetto gestionale della fase progettuale ed esecutiva.

L’utilizzo di programmi specifici, tuttavia, anche in questo settore, riscontra una varietà di differenti approcci che spesso determinano lavori a compatimenti stagni e non un reale approccio integrato. Molte sono le variabili che, sia nella fase di presentazione dell’offerta che in quella di realizzazione dell’opera, possono influire sulla gestione del contratto, come testimonia l’alto livello di contenziosi che si aprono anche in sede di appalti pubblici.
Tutte queste variabili si palesano nella fase di cantiere, fase nella quale è di fondamentale importanza la coincidenza delle attività preventivate con quelle effettivamente eseguite, contabilizzate e liquidate. Questo accade perché, spesso, il livello di progettazione delle varie discipline progettuali non è adeguato alla natura dell’opera o, comunque, non spinto e dettagliato sino ai livelli operativi e di scheduling o, perché la progettazione operativa non prevede sistemi di controllo interni che possano evidenziare scostamenti dalle procedure ipotizzate.
Un altro aspetto critico è da ricercare nel disallineamento dei tempi previsti per le singole attività in fase di progettazione esecutiva rispetto alle reali tempistiche di cantiere e, complessivamente, nel disruption (collasso del cantiere), ovvero, quando si ha una mancanza o insufficiente attività di coordinamento tra le diverse imprese che lavorano nella medesima area di cantiere, caso, questo, che spesso è fonte primaria degli extra-oneri nativi delle attività di cantiere.

Il tema della programmazione operativa e più in generale del rispetto dei tempi e dei costi è argomento storicamente dibattuto e fa parte del complesso di attività che sono assegnate tradizionalmente al project manager e al contract manager. In particolare è a quest’ultimo che teoria e prassi si affidano molte delle attività di controllo.
Il contract manager è, infatti, un professionista con competenze multidisciplinari che, affiancato da un suo team di specialisti, opera secondo quattro linee di attività in sede di gara e pre-commessa e quattro in sede di gestione della commessa.
In fase di pre-attività affronta lo studio della documentazione di gara con attenzione ai capitolati, sovraintende la redazione degli elaborati di concorso e cura il coordinamento degli stessi oltre a gestire i rapporti con le altre aziende che partecipano alla gara.
In sede di gestione della commessa sovraintende la gestione dei sub appalti, supervisiona le attività di contabilità, monitora gli stati di avanzamento lavori attivi e passivi nella visione globale dei costi di commessa, e affi anca i project manager nella gestione dei contenziosi e la direzione aziendale nelle scelte di livello strategico della commessa.
È quindi questo ruolo che appare il più idoneo ad assumere un livello di integrazione con i sistemi e le architetture Bim.

Il modello Bim come supporto alla gestione della commessa

Il tema che si vuole in qualche modo analizzare è, quindi, quello dell’utilizzo della tecnologia Bim nella gestione integrale della commessa sino agli aspetti di controllo e verifica richiesti nel cantiere edile e, soprattutto, nell’individuazione dei vantaggi concreti e controllo attività che si esplica nell’esecuzione dei lavori. L’attività edilizia è di fatti una attività unica dove eventuali sprechi o errori non possono essere recuperati nel medesimo ciclo produttivo.
La sola individuazioni di parametri generali nella stima dei costi e dei tempi rischia di non essere sufficiente nella determinazione del costo complessivo presunto di costruzione, senza la capacità di inglobare nel sistema di controllo le possibili varianti in corso d’opera e la gestione degli imprevisti.
È sicuramente condivisibile che la definizione di uno studio di fattibilità economica, perché sia efficace e possa ridurre i rischi di una operazione, necessiti dell’analisi di tutto il complesso flusso operativo realizzativo inglobando riflessioni non solo di natura economica, ma anche tecnica operativa come la corretta sequenza delle fasi costruttive, l’esecuzione secondo procedure preventivamente concordate, le verifi che di qualità e il rispetto delle indicazioni del contratto e dei relativi capitolati prestazionali.
Ed è in questa modalità di gestione delle informazioni che il Bim, come concetto generale, come approccio metodologico, offre le migliori opportunità.

Per il Building Information Modeling esistono molte definizioni e declinazioni, tuttavia, quello che meglio spiega l’apporto dello stesso alla gestione di una commessa è quella di database grafico parametrico relazionale, che bene esplica la possibilità di contenere in unico spazio digitale il complesso delle informazioni e dei dati. Dati che, se correttamente inseriti, possono essere interrogati per via di query settoriali che consentono analizzare e valutare i diversi aspetti di una commessa. I maggiori costi e i ritardi nelle costruzioni sono, spesso, la conseguenza di inadeguati strumenti di pianificazione e controllo, oltre che di una complessiva insufficiente attività di progettazione, che comportano sovente il rifacimento di parte di lavori mal eseguiti. Con una buona e accurata programmazione iniziale dei tempi e dei costi unita a un’efficace attività di controllo dell’avanzamento dei lavori è possibile minimizzare il rischio di impresa.

In generale, pianificare una commessa sin dall’inizio mediante la definizione di un idoneo modello Bim consente di isolare e, quindi, evidenziare i problemi che potrebbero influenzare lo sviluppo nel corso dell’esecuzione.
L’intero processo edilizio, nella sua accezione più ampia – sequenza delle operazioni, che riguardano la creazione, la realizzazione, l’uso e il mantenimento di un’opera edile dalla sua progettazione iniziale, alla sua costruzione e alla sua gestione per tutto il tempo di vita utile – è, infatti, oggetto di studi sempre più approfonditi e di simulazioni strategiche che mirano ad aumentare gradualmente l’efficienza di filiera. Ricerche e applicazioni sperimentali condotte su casi studio reali confermano come l’utilizzo di strumenti Bim ben supporta sia la fase a carattere simulativo-valutativa, operazione strategica preliminare nella definizione dei parametri della commessa, sia la fase di gestione con l’elevato numero di apporti disciplinari così come la necessaria presenza di differenti imprese specialistiche rende necessario per la definizione di un modello condiviso Bim l’utilizzo di tecniche di destrutturazione quali la Work Breakdown Structure Wbs o la Organization Break Down Structure Obs.
Questi modelli classici del Project Management ben si coordinano con la logica dell’architettura del Building Information Modeling consentendo così non solo di assegnare le responsabilità operative ma permettendo di visualizzare graficamente le operazioni singolarmente assegnate a ogni componente operativa. Questa opportunità, in sede di realizzazione, permette di misurare in maniera oggettiva e grafi camente visualizzabile il reale avanzamento del progetto, di individuare le criticità di processo e di assegnare di volta in volta i carichi e i compiti da svolgere.
L’integrazione dei modelli della teoria del management con i software basati su tecnologia Bim può avvenire attribuendo agli oggetti del modello parametri identificativi della fase temporale, della sequenza operativa o dell’area logica di appartenenza. La commessa gestita attraverso questo tipo di modelli permette, inoltre, un controllo anche visuale dell’avanzamento dei tempi e soprattutto nella individuazione dei tempi residui di lavorazione.

Forse, l’aspetto più interessante di un possibile utilizzo del Bim nella gestione delle commesse è il contributo che si può avere nel controllo dei costi; infatti, sempre utilizzando la possibilità di attribuire parametri identificativi e caratterizzanti agli oggetti è possibile affiancare ai tradizionali documenti della contabilità dei lavori aspetti grafi ci relazionali che permettono nella evoluzione, sia progettuale che realizzativa, un controllo effi cace limitando gli extra costi.
In generale, quindi, un approccio Bim alla formalizzazione e gestione di una commessa pone anche l’obiettivo di anticipazione ed eliminazione del possibile contenzioso attraverso la previsione grafica di possibili situazioni di confl itto con i sub-appaltatori «claim prevention» mediante incontri preventivi in ambiente digitale Bim.

Il controllo di commessa attraverso i Bim Assembler

In conclusione si deve sottolineare che, abbracciando la filosofia Building Information Modeling, non vi è distinzione tra il modello previsionale di gestione della commessa e il modello di gestione in itinere della commessa stessa.
Il modello Bim, infatti, è un modello dinamico; il prototipo gestionale di partenza, pertanto, viene calibrato con un criterio previsionale che esperienza e confronto tra i vari operatori consentono di estrapolare come più probabile dell’andamento di produzione. Il modello di controllo della commessa è lo stesso modello di partenza sul quale vengono costantemente monitorati e aggiornati i parametri fondamentali di riferimento che si erano inizialmente ipotizzati.
Ecco, allora, che in questa rivoluzione metodologica del Bim una commessa va preventivamente analizzata e successivamente monitorata anche tramite l’ausilio di nuove figure professionali come i Bim Assembler che, coincidendo o affiancando i ruoli classici del Management, siano in grado, con le proprie specifi che competenze, di fondere i vari aspetti di una progettazione finalmente integrata.

Fonte: EDILIZIA NEWS

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Nuove barriere fonoassorbenti su autostrade A1 e A14: il design del silenzio

laermschutzwall_autobahn_rimini_firenze__f755ccbd6aLe autostrade italiane stanno conoscendo un periodo di grande potenziamento e, nel quadro di restyling globale dell’infrastruttura, il viaggiatore rimane piacevolmente colpito dalle recenti sistemazioni sull’Autostrada Adriatica, nel tratto Rimini Nord – Porto S.Elpidio e sull’Autostrada del Sole tra Firenze e Siena.

Progetto: Archea Associati (autostrada A1), CIR Ambiente (autostrada A14)

Località: A1 Impruneta – Firenze, A14 Rimini Nord – Porto S. Elpidio, Italia

Chi di recente si trova a percorrere spesso l’A14 nel tratto che lambisce la Riviera Romagnola meridionale e le Marche rimane ogni volta colpito dalla cura con cui i ponti, le pile dei viadotti, le gallerie e le barriere fonoassorbenti si armonizzino con spettacolare coerenza l’un con l’altro e con il meraviglioso paesaggio circostante. La scelta di pochi materiali, che apparentemente non hanno alcunché di artificiale e sintetico, e il design semplice e lineare degli elementi fanno di questa infrastruttura un modello di integrazione paesaggistica e architettonica, unico in Europa.

Sulla direttrice parallela, nei pressi delle colline del Chianti, si ripete lo stesso scenario. In questo caso, coerentemente con il mutare delle tradizioni edilizie e delle matericità storiche della zona, all’acciaio Corten che domina il tratto adriatico si alterna la pregiata terracotta di Impruneta. Anche in questo caso il disegno è lineare e purista: non distrae il guidatore ma lo accompagna soavemente comunicandogli un cambio di paesaggio. La scelta dell’acciaio Corten ha permesso la produzione di barriere altamente resistenti agli agenti atmosferici poiché il materiale elabora spontaneamente una patina protettiva superficiale non appena è a contatto con gli agenti atmosferici.

Le parti trasparenti sono state realizzate con vetrazioni stratificate temperate senza l’utilizzo di alcun telaio perimetrale. Le “finestre” sul paesaggio, attentamente posizionate in un gioco di ripetizione lineare dell’andamento collinoso, si rivelano quasi invisibili.Il sistema di barriere sviluppate per l’Autostrada A14 sono state scelte a modello per lo sviluppo del progetto europeo QUIESST che pone come obbiettivo la messa a punto di un metodo per la valutazione della sostenibilità dei sistemi di barriera. Sia le barriere installate sull’A14, sia quelle dell’A1, offrono valori di assorbimento di Classe A4 e di isolamento di Classe B3 valutati secondo la normativa europea UNI EN 1793. Le barriere di entrambi i versanti sono state prodotte da CIR Ambiente spa nel rispetto delle più restrittive normative in materia ambientale e di Life Cysle Assessment.

Il verde dei campi, le nuance del Corten, la luminosità della terracotta riescono infine a trasformare un banale passaggio autostradale in un manufatto architettonico che connota il paesaggio e fa riflettere sulle infinite possibilità che in Italia abbiamo di dedicarci al tema del “bello”.

Dati di progetto

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A1 attorno a Firenze
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto: Archea Associati, Laura Andreini, Marco Casamonti, Silvia Fabi, Giovanni Polazzi
Engineering: SPEA, CIR Ambiente
Realizzazione: CIR Ambiente,
Inizio lavori: 2005
Fine lavori: in corso

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A14 adriatico
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto, Engineering: SPEA
Realizzazione: CIR Ambiente
Inizio lavori: 2010
Fine lavori: in corso

Approfondimenti:
www.archea.it
www.cir-ambiente.it

Fonte: Detail Das Architekturportal

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Il padiglione del Kuwait per Expo 2015

expo

Una struttura segnata dalle ‘vele’ che solcano il Golfo Arabico, con richiami agli elementi naturali di una terra dalle condizioni climatiche difficili.

Un nuovo progetto si aggiunge alla folta serie di strutture per i padiglioni di Expo 2015: è quello del Kuwait, presentato a Milano nel corso di una conferenza stampa lo scorso 6 marzo 2014. Una riflessione visionaria suglielementi naturali che caratterizzano il paesaggio dello Stato mediorientale, come il deserto, il sole e il mare, con un accento particolare sull’acqua, mai come in questa terra così preziosa.

Affidato per la sua realizzazione a Nussli Italia, con il contributo dello studio Italo Rota per l’ideazione architettonica e il design della struttura, il progetto del padiglione Kuwait rappresenta il mix di tradizione culturale e modernità scientifica alla base dell’identità della società kuwaitiana contemporanea, che viene trasposto nel profilo delle vele “kuwaitiane” proprie delle imbarcazioni tradizionali (le “Dhow”), ancora in uso nelle acque del Golfo arabico e sulla superficie delle serre e dei sistemi agricoli idroponici del Paese. Nel progetto viene richiamato il tema principale di Expo 2015 (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”), interpretato dall’identità di un Paese che da tempo è impegnato nello sviluppo di best practices in campo energetico per applicare soluzioni non convenzionali nella produzione di alimenti e lasciare alle generazioni future una terra più fertile.

“Il padiglione offre ai visitatori un’esperienza affascinante e ricca di momenti interattivi, per scoprire come dalla ricombinazione degli elementi naturali permessa dalle moderne tecnologie sia possibile generare la vita in luoghi inaspettati”, spiega Emanuele Rossetti, direttore di Nussli Italia. “Per questo motivo il percorso espositivo si articola in una struttura narrativa che si può suddividere in tre momenti: la presentazione del territorio del Kuwait e delle sue difficili caratteristiche climatiche, uno sguardo sulle soluzioni tecnologicheeducative e di ricerca che stanno rimodellando questo ambiente e, finalmente, l’incontro con la calda ospitalità e la ricchezza culturale della società kuwaitiana”.

Il cantiere del padiglione Kuwait sarà aperto, secondo il cronoprogramma fissato dal comitato organizzativo dell’Expo, a giugno, occupando un lotto di 2.790 mq a nord del Decumano nella parte orientale del sito espositivo. A regime, impiegherà circa 300 persone del posto.

Autore: Vincenzo Rossini

Fonte: ARCHITETTO.INFO

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Wood Building the Future: il legno in mostra a Milano dal 21 al 31 marzo

wood building

Il capoluogo lombardo è la prima tappa di una mostra itinerante che sottolinea la rilevanza del legno nell’edilizia pubblica. Lo scopo è mettere a confronto autorità, progettisti, imprese edili, industrie del legno e ricerca per costruire efficaci reti di comunicazione.

Milano è la prima tappa dei Wooddays, un roadshow internazionale che, con dibattiti, conferenze e manifestazioni di presentazione delle migliori pratiche, approfondirà il tema delle possibilità offerte dal legno come materiale da costruzione in ambito urbano. L’esposizione mobile Wood Building the Future, sotto forma di Woodbox, sarà collocata nel cuore di Milano in Piazza Cordusio.
Promosso da proHolz Austria, in collaborazione con promolegno per la manifestazione italiana, il Roadshow prevede, dopo la prima di Milano, altre tappe a Bratislava, Lubiana e Bruxelles nel 2014, a Torino, Zagabria e Praga nel 2015, a Firenze, Belgrado e Budapest nel 2016.
L’idea di fondo del roadshow internazionale è quella di valorizzare il legno come materiale da costruzione in tutte le sue possibilità applicative, collocandolo proprio nei punti nevralgici nei quali in futuro l’edilizia in legno avrà un ruolo importante: nel cuore delle città.

Woodbox: 38 progetti di architettura urbana in legno che guardano al futuro
Partendo da alcuni significativi progetti architettonici già realizzati, Woodbox mostra come l’edilizia in legno si stia affermando in nuovi ambiti, dalla realizzazione di strutture portanti con ampie campate alla costruzione di grattacieli, e come si possa utilizzare il legno per effettuare interventi innovativi di ampliamento del patrimonio edilizio preesistente, di riqualificazione e di costruzione di agglomerati abitativi. La mostra itinerante sottolinea inoltre quale rilevanza abbia il legno anche nell’edilizia pubblica, dalle scuole alle case di riposo.

Wooddays | Piattaforma di dialogo esclusiva
È l’idea della creazione di un network dell’edilizia in legno a fare da sfondo ai Wooddays, gli eventi offrono infatti un’esclusiva piattaforma di dialogo internazionale. L’obiettivo è far incontrare politica e autorità, architettura e progettazione, industria del legno e imprese edili, nonché scienza e ricerca, per un confronto comune che permetta di definire le condizioni in cui l’edilizia in legno può aver successo e di costruire efficaci reti di comunicazione.

Wood Growing Cities | Il contributo del legno per una crescita urbana sostenibile
Focus dei dibattiti sarà soprattutto il tema del rinnovamento e della presenza, all’interno delle città di strutture in legno. Le città smart necessitano di edifici sostenibili che comportino una riduzione delle emissioni di CO2 e il legno offre un contributo fondamentale per una metodologia costruttiva pulita, all’insegna dell’efficienza energetica e della salvaguardia delle risorse.

Partnership internazionale
proHolz Austria, l’organizzatrice dell’articolato Roadshow, è sostenuta in questa iniziativa dall’Organizzazione europea delle segherie (Eos) e dalla Federazione europea dei produttori di pannelli (Epf).
L’ideazione dei contenuti avviene in stretta collaborazione con la Technische Universität di Monaco di Baviera. L’idea e l’impostazione del Woodbox sono opera di Hermann Kaufmann, architetto e pioniere dell’edilizia in legno nonché docente di Edilizia in legno alla Technische Universität di Monaco.

Programma | 21-31 marzo Milano, Piazza Cordusio
21.03 | ore 18:00, Opening
26.03 | ore 10:00 – 13:00, Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele – Milano
Dialogo tra città Wood Growing Cities Milano – Zurigo

  • La politica municipale di Zurigo per la sostenibilità edilizia e la Società a 2000 Watt
  • Edifici multipiano in legno a Zurigo: lo stato dell’arte
  • Edifici multipiano in legno a Milano: il complesso residenziale di via Cenni
  • Situazione dei progetti urbani in legno in Europa e oltreoceano
  • Normative, regolamenti edilizi, stato della tecnica nella sicurezza antincendi e antisismica

28.03 | ore 14:30 – 18:30, Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti 2 – Milano
Convegno di architettura Wood. Building the Future
Impiego del legno nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

  • Riconversione e rilancio delle aree dismesse nel tessuto urbano
  • Sviluppo dell’edilizia in legno nelle metropoli : l’esempio di Zurigo
  • Edilizia scolastica moderna, intelligenza e sostenibilità: una case history dell’Austria.

Fonte: Edilizia news

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Ristrutturazione della biblioteca Hertziana a Roma: uno degli interventi più interessanti attuati in Italia.

biblioteca roma

La ristrutturazione della Bibliotheca Hertziana di Roma è uno degli interventi più interessanti che siano stati attuati sul territorio nazionale. L’esecuzione delle opere è stata seguita dallo studio Da Gai Architetti con la supervisione di Juan Navarro Baldeweg.

Gli aspetti che rendono particolarmente interessante l’intervento di risrutturazione  della biblioteca Haertziana a Roma, posso essere individuati nella particolare localizzazione nei pressi di Trinità dei Monti, la vittoria del concorso di progettazione da parte di Juan Navarro Baldeweg, le soluzioni architettoniche  le difficoltà riscontrate in fase di realizzazione e le soluzioni messe a punto per la risoluzione di tali problematiche.
L’istituto di ricerca, uno dei più prestigiosi della storia dell’arte italiana, fondato nel 1912 da Henriette Hertz, che donò sia il palazzo Zuccari che il patrimonio librario posseduto al Kaiser Wilheim Gesellschaft, ente tedesco di promozione della scienza (confluito dal 1948 nella fondazione Max-Planck Gesellschaft), occupa un lotto di forma trapezoidale tra via Sistina e via Gregoriana, sul quale insistono il Palazzo Zuccari, l’edificio della biblioteca e il Palazzo Stroganoff (sede della fototeca).
La biblioteca esistente, costruita nel 1962 sull’area dell’originario giardino del Palazzo Zuccari, a murare il celebre portale detto del «Mascherone», non era più in grado di accogliere l’imponente consistenza del patrimonio librario (oltre trecentomila volumi in costante accrescimento di circa cinquemila volumi l’anno) e non era adeguata alle vigenti disposizioni normative in ambito di sicurezza e di antincendio.
L’istituto Max-Planck ha deciso allora di investire sulla rifunzionalizzazione della biblioteca, bandendo un concorso internazionale di progettazione che prevedeva la demolizione della struttura esistente e la ricostruzione degli spazi necessari.
Il concorso fu aggiudicato all’architetto madrileno Juan Navarro Baldeweg, con un progetto fortemente caratterizzato da un cortile centrale a cielo aperto su cui si affacciano, per mezzo di ballatoi degradanti, le aree di consultazione.
Il cortile è chiuso su tre lati da una vetrata in cristallo strutturale a tutta altezza e sull’altro da un muro inclinato in mattoni faccia a vista. Oltre al ripristino dell’ingresso scenografico del «Mascherone», il progetto prevedeva diversi piani organizzati secondo una distribuzione regolare con le librerie collocate nella zona verso via Sistina e le zone di lettura nella metà corrispondente a via Gregoriana, oltre a una sala lettura con terrazza al piano superiore.

Sia i parapetti dei ballatoi che il muro inclinato in mattoni sono caratterizzati da un trattamento superficiale (una scialbatura bianca di calce) che permette una riflessione maggiore della luce entrante, non nascondendo la texture irregolare dei paramenti.
La riflessione della luce non è però accecante, in quanto la tipica conformazione dei mattoni in laterizio ne permette il parziale assorbimento e la graduale reimmissione nell’aria. Proprio la luce, al pari del laterizio, del travertino e del legno di acero, è protagonista indiscussa del progetto (Baldeweg usava ripetere «luz es materia»).
Le fasi di progettazione esecutiva della vetrata, infatti, sono state condotte con l’obiettivo di garantire la massima trasparenza del vetro, compatibilmente con le necessità statiche, climatiche e di illuminazione naturale. Sono state studiate le traiettorie del sole nelle diverse ore del giorno e nei diversi periodi dell’anno, in modo da avere un quadro completo di tutta la gamma delle incidenze dei raggi solari sulla vetrata.
La fase di ricerca sulla comprensione degli effetti della luce all’interno dell’edificio ha portato a definire scelte differenziate in base alla posizione delle lastre vetrate.
L’esecuzione delle opere è stata seguita dallo studio Da Gai Architetti con la supervisione di Juan Navarro Baldeweg.
Gli imprevisti e le difficoltà riscontrate in fase esecutiva hanno condizionato fortemente la realizzazione dell’opera e gli oltre 10 anni necessari per giungere all’inaugurazione dell’edificio ne sono una dimostrazione.La problematica maggiore era dovuta ai ritrovamenti, nel sottosuolo dell’area su cui insiste la nuova biblioteca, dei resti di una villa romana caratterizzata da mosaici parietali policromi, nicchie e strutture affrescate e una grande esedra in muratura con pavimentazione in pezzi di marmi di recupero.
Lo schema costitutivo messo a punto per la nuova biblioteca ha permesso di liberare il sottosuolo dell’edificio (solitamente occupato dalle fondazioni) per consentire l’uso e la fruizione del patrimonio archeologico: la biblioteca, infatti, non è dotata di fondazioni «canoniche», ma si appoggia su un «piano-trave» sorretto da un doppio allineamento di micropali realizzati in aderenza alle fondazioni delle facciate (in una zona già compromessa da interventi strutturali).
Il piano-trave è composto da due solette armate fra cui sono interposti setti in cemento armato precompresso e si appoggia su una serie di apparecchi idraulici regolabili; all’interno di esso si trovano alcuni depositi per i libri e al di sotto è in via di realizzazione un ballatoio sospeso di affaccio a diretto contatto con la vasta area archeologica rinvenuta.
 

Chi ha fatto Cosa

Oggetto: ristrutturazione della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Insitut für Kunstgeschichte
Località: via Gregoriana, n. 28, Roma
Committente: Max Planck Gesellschaft zur Foerderung der Wissenschaften e. V. München (Rep. Fed. Germania)
Progetto architettonico: arch. Juan Navarro Baldeweg, Studio Da Gai Architetti
Collaboratori: arch. Elena Parducci, arch. Orante Paris, per. ind.le Corrado Becucci, per. ind.le Franz Steiner, Franco Rasori, arch. Veronica Scortecci, Andrea Viganò, arch. Fernando Pino, arch. Elena Barroso (N. Baldeweg Asociados)
Progetto strutturale: Tekno In (prof. ing. Alberto Parducci, ing. Alfredo Marimpietri, ing. Sergio Olivero, ing. Marco Mezzi)
Progetto impianti meccanici: Tecnisches Büro – Franz Steiner (Egna – Bz), ing. Jaeger, Mornhinweg + Partner (Stuttgart)
Impresa di costruzione: Consorzio Cooperative Costruzioni – Cdc Cooperative di Costruzioni (Modena)
Cronologia: 1995-2003-2012; superficie 2.150 m2
Costo complessivo: euro 20.000.000
Fotografie: Orante Paris.

Autore: Claudio Piferi
PhD, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Firenze.
Fonte: Edilizia news

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Ecco le ‘idee green’ per le piccole isole

BEEboat, primo classificato per Mobilità sostenibile

Progetti made in Italy che sfruttano le energie solare, eolica e marina nel rispetto del paesaggio come il taxi boat a Ponza o il faro energeticamente autosufficiente a Strombolicchio.

Ecco di seguito i progetti premiati al concorso d’idee internazionale ‘Sole vento e mare-Energie rinnovabili e paesaggio’ delle Isole minori e delle aree marine protette italiane nelle quattro categorie: mobilità sostenibile, aree portuali, edifici, fari.

MOBILITÀ SOSTENIBILE.

– Primo Premio: ‘Beeboat’ – Servizio di ‘taxi-boat’ volto ad un miglioramento della mobilità nell’isola di Ponza (Latina). Il progetto prevede l’utilizzo di piccoli gozzi elettrici alimentati da energia prodotta e immagazzinata da una serie di stazioni di ricarica che sfruttano energia solare ed eolica.

– Secondo Premio: ‘Hydrogen2Boat’ – Sistema di propulsione ad idrogeno per una barca a vela. L’idea vede trasformata l’energia prodotta da sole, acqua e vento in idrogeno (attraverso il processo di elettrolisi) che viene accumulato per alimentare le cella a combustibile per la propulsione elettrica o per il fabbisogno interno della barca.

– Terzo Premio: ‘Freedom Power’ – Struttura galleggiante modulare finalizzata alla nautica, che produce energia elettrica con lo sfruttamento simultaneo del moto ondoso, dell’energia del vento e del sole.

CATEGORIA – AREE PORTUALI.

– Primo Premio: ‘PER- Pontile Ecologico Reversibile’ – Pontile galleggiante, modulare e componibile in grado di potenziare ‘temporaneamente’, durante i periodi di maggiore affluenza turistica, strutture portuali incrementando anche i servizi offerti grazie alle fonti di energia ‘pulite’.

– Secondo Premio: ‘Ecoisola’ – Progetto sulla gestione dei rifiuti destinati alla raccolta differenziata. La struttura, con un compattatore e un tritavetro al suo interno alimentati dall’energia solare prodotta in loco, è in grado di ‘chiamare’ il servizio di smaltimento solamente quando è necessario.

– Terzo Premio: ‘Asteroidea’ – Boa galleggiante in grado di fornire servizi alle imbarcazioni (anche in ottica di una riduzione del traffico portuale nei periodi di punta) attraverso lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica.

CATEGORIA – EDIFICI.

‘Cannizzo Blu’ – Modulo fotovoltaico “invisibile”, nascosto all’interno di una struttura di finte canne di bambù, che richiama le caratteristiche incannucciate che si vedono nei terrazzi delle case delle isole minori.

CATEGORIA – FARI. ‘Sotto una nuova luce’ – Riqualificazione energetica e funzionale del faro di Strombolicchio – la piccola isola vulcanica delle Isole Eolie – con la creazione di uno spazio ricettivo energeticamente autosufficiente attraverso l’adozione di sistemi attivi e passivi per la produzione di energia incentrati su solare ed eolico.

Menzione Speciale dalla giuria a ‘Jellyfish’. Avveniristica struttura offshore in grado di catturare energia dal moto ondoso e concepito per essere allacciato alla rete elettrica sulla terra ferma.

Fonte: ANSA

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All’Acquario di Genova, la ‘casa’ dei cetacei e’ firmata Renzo Piano

17817_ge_architetti_LNel suo ventesimo anno di vita, l’Acquario di Genova si arricchisce di un nuovo padiglione. Si tratta della nuova ‘casa’ dei cetacei, che sarà inaugurata il 26 luglio e porta la firma dello studio Renzo Piano Building Workshop.

L’opera, costruita da Codelfa spa, è unica nel suo genere, e si presenta come un vero e proprio palazzo di 23 metri di altezza totale – di cui 10 sotto il livello del mare – costruito in galleggiamento, a base rettangolare con una lunghezza di 94 metri e una larghezza di 28, due torri laterali alte rispettivamente 10 e 13 metri e una parte centrale, alta circa 6 metri di cui 3 completamente vetrati.

Al suo interno, sono state ultimate le strutture delle vasche, compresi gli acrilici tra cui il semitunnel, attraverso i quali i visitatori potranno ammirare gli animali da una prospettiva subacquea.

 

FONTE: www.architetto.info

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Trento inaugura il MUSE: la ‘montagna’ di Renzo Piano

h_34800_04Il MUSE, il Museo delle Scienze firmato da Renzo Piano, sarà inaugurato domani a Trento. Dalle 18 del 27 luglio, il nuovo museo ospiterà, con una 24 ore no stop, i numerosi eventi organizzati per la maratona inaugurale.

Il MUSE nasce all’interno di un contesto urbanistico e paesaggistico frutto di un’unica visione progettuale che ha l’ambizione di qualificarsi come una rilevante riqualificazione urbana di questa zona della città, l’area industriale ex-Michelin, verso il suo fiume. Qui trovano spazio funzioni commerciali, residenziali – come il neo-inaugurato Le Alberte – e terziarie, nonché quelle di interesse pubblico, delle quali il MUSE costituisce la maggiore espressione.

Il profilo della struttura progettata da Renzo Piano si rifà alle montagne circostanti e la stessa organizzazione su più piani del percorso di visita è una sorta di metafora dell’ambite montano. L’idea architettonica nasce dalla ricerca di una giusta mediazione tra bisogno di flessibilità e risposta, precisa e coerente nelle forme, ai contenuti scientifici del progetto culturale. L’edificio, che sviluppa le sue funzioni in 2 livelli interrati e 5 fuori terra, è costituito da una successione di spazi e di volumi, di pieni e di vuoti, adagiati su un grande specchio d’acqua sul quale sembrano galleggiare, moltiplicando gli effetti e le vibrazioni della luce e delle ombre. Il tutto è tenuto insieme, in alto, dalle grandi falde della copertura che ne assecondano le forme, diventando elemento di forte riconoscibilità.

L’edificio – certificato LEED Gold – è stato realizzato con grande attenzione ai principi di ecosostenibilità: ha le capacità di economizzare energia e di produrne attraverso un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici che scendono a cento metri di profondità.

La forma dell’edificio, metafora della montagna, ordina e scandisce il percorso della mostra permanente: dall’alto verso il basso. Una volta oltrepassato l’ingresso, il visitatore è protagonista di un viaggio sensoriale a 360°. Dal quarto piano, scendendo gradualmente, i visitatori passano dalle ambientazioni delle vette occupate dai ghiacci perenni allo smarrimento nel perdersi in un “labirinto di biodiversità alpina”. Il percorso naturalistico si conclude al piano interrato con un racconto che ci conduce alla scoperta dell’origine della vita per giungere alla più grande mostra di dinosauri dell’arco alpino.

Un museo di scienze deve per definizione celebrare la complessità e la fragilità della Terra”afferma Renzo Piano. “Nello spazio centrale, il ‘Grande Vuoto’, che collega visivamente i cinque piani del museo, si celebra la biodiversità del nostro Pianeta: dall’alto, dove si incontra un ghiacciaio, al basso, dove il visitatore viene accolto dallo scheletro fluttuante di una balena, fino alla serra tropicale montana”. 

Il progetto degli allestimenti è stato sviluppato parallelamente alla definizione del programma scientifico – didattico. L’idea di base è stata quella di mirare a un “allestimento invisibile” che non prevalesse sul contenuto. Ecco quindi l’idea di “Zero Gravity”, ovvero della sospensione tramite cavi sottili di acciaio di tutti gli oggetti: tavoli, ripiani, pannelli, monitor, fotografie, reperti, tutto è “sospeso” nello spazio e anche nel tempo. Lo spazio così “disegnato”, come in uno spartito musicale, verrà in tal modo popolato e il visitatore entrerà in un mondo fantastico dove, come spettatore e contemporaneamente attore, sarà in grado di percepire e comprendere le connessioni e le sinergie tra natura e scienza.

Quando si conclude un progetto, improvvisamente quell’edificio non è più tuo, ma appartiene alla comunità, a cui ora spetta abitare questi ambienti, costruendo e sviluppando conoscenza”conclude Renzo Piano. “L’elemento umano è una dimensione fondamentale di questa architettura, assieme alla luce, alla gioiosità, all’allegria. Così l’ingresso del MUSE diventa una sorta di luogo pubblico pensato per la gente, che prosegue all’esterno, nel prato e nel nuovo quartiere, collegato attraverso un sottopasso al cuore della città. In queste sale, che alternano spazi di luce e ombra, tutti saranno i benvenuti. L’architettura deve essere gioiosa, deve coltivare tenacemente l’idea che i luoghi per la cultura sono luoghi di civiltà e di incontro, in cui ritrovarsi e partecipare della stessa gioia”.

FONTE:  www.archiportale.com 

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Architettura temporanea e modulare, IKEA Refugee Shelter

ikeaKEA, marchio ormai divenuto sinonimo di design economico e fai da te, ha recentemente presentato IKEA Refugee Shelter, il prototipo frutto di tre anni di lavoro tra IKEA Foundation e UNHCR, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati in partnership con diverse università e aziende private.

Moduli abitativi prefabbricati componibili, di superficie totale 17,5 mq e 110 kg di peso, imballati nel noto stile IKEA e assemblabili in sole quattro ore grazie ad una struttura modulare basata su un telaio autoportante in acciaio ultra-leggero, pannelli di tamponamento per le superfici esterne e uno strato-membrana da applicare 20 centimetri sopra la copertura per contribuire all’ombreggiamento dell’unità abitativa.

I pannelli di tamponamento sono in polipropilene trattato mediante un processo di laminazione che lo rende resistente ai raggi UV; secondo l’azienda svedese il polipropilene fornisce isolamento termico e acustico, è completamente riciclabile nonché comunemente disponibile nella catena di approvvigionamento globale.
La membrana posta ad ombreggiamento della copertura è dotata di un pannello solare in silicone, flessibile e leggero, che può alimentare cellulari o piccoli dispositivi elettrici o fornire da tre ad un massimo di cinque ore di illuminazione serale.

Sebbene il prototipo abbia spunti interessanti, a prima vista sembra aver ancora bisogno di alcuni studi riguardo al design e all’adattabilità alle diversi condizioni culturali in cui potrebbe essere contestualizzato, poiché purtroppo l’aspetto ricorda ancora un triste container.

 

FONTE: www.architetti.com

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La scala illuminata di Arup che sfida le regole della progettazione

17632_arupvillamallorca_ingegneri_LL’ultima realizzazione di Arup, la società multinazionale di ingegneria e architettura, è un’autentica sfida alle ‘regole’ tradizionali della progettazione di scale. Realizzata per “Villa Mallorca”, edificio collocato nel sud della Spagna, la scala è pensata come un oggetto scultoreo illuminatoche nelle forme e nella tecnologia del progetto sviluppa il concetto di tridimensionalità. Collocata al centro della struttura, è realizzata mediante rame perforato, ripiegato e senza fissaggi visibili.

Il progetto nasce nel 2010, quando il russo Studio Mishin, responsabile principale del progetto, contatta Arup per intervenire nell’ideazione della scala centrale, in quel momento l’unico elemento mancante della costruzione. L’idea dell’architetto era quella di una scala che collegasse tre piani e che generasse un collegamento visivo tra l’interno e l’esterno dell’edificio, mediante l’impiego di pannelli di rame perforati. Per sviluppare una richiesta così particolare Arup si è affidato al suo team per il Lighting Design a Berlino, che ha dovuto tradurre la sfida progettuale in qualcosa di effettivamente fattibile. Proprio l’illuminazione dell’oggetto, concepita in una fase iniziale del progetto, si è resa necessaria chiave di svolta, per fornire elementi sia funzionali che decorativi al volume, considerando che il sistema luci già esistente non sarebbe stato sufficiente.

È stato necessario realizzare molti modelli di coppie di pannelli in legno e rame per sviluppare una soluzione che rendesse possibile tecnicamente l’intento progettuale di un pezzo di rame continuo e senza giunte, individuata in una serie di connessioni in sequenza tra i pannelli e in una delicata sotto-struttura. Il risultato è una spettacolare scala composta da circa 200 mq di pannelli composti da rame trattato e legno strutturale, con circa 12 mila perforazioni realizzate tramite perforatrice ad acqua.

“Il nostro approccio generale ai nuovi progetti è cercare di scoprire cosa c’è di unico in ciascuno di essi e provare ad amplificarne quelle qualità caratteristiche in senso estetico”, spiega Emily Dufner, capo della sezione Lighting Design per Arup Germania. “La luce rivela imateriali e gioca un ruolo-chiave nella creazione di un’atmosfera: due elementi che hanno rappresentato entrambi una sfida nel progetto”. La luce progettata accentua la geometria della perforazione dei pannelli di rame attraverso una tecnologia diretroilluminazione, mentre un’ulteriore fonte luminosa dal basso rivela la texture e le proprietà del rame e del legno laminato.

 Fonte: www.ingegneri.info

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L’Architettura Invincibile

LA CULTURA DELL’ARCHITETTURA PRIMA E DOPO IL COMPUTER

banner2Da troppo tempo la cultura architettonica sembra essersi imprigionata tra una confusa accumulazione di linguaggi (formali) e lo star – system. I “media” preposti alla diffusione critica – le riviste “specializzate” – sono diretti a tempo indeterminato da architetti-imprenditori interessati a diffondere acriticamente i loro patrocinati, senza alcuna palese motivazione di prospettare ai lettori spaccati critici e culturali più responsabili e didatticamente (e professionalmente) efficaci, con metodica comparativa.

L’architettura, dimenticato il suo “statuto vitruviano”, è divenuta “macroscultura” e persino semplice “gestualità”, resa perfettamente indifferente alle attività da ospitare.

La ricerca disperata di visibilità ha ormai intossicato i più giovani, diventati impazienti persino al più umile e necessario tirocinio. Sembra essere scomparsa l’umiltà paziente dell’apprendimento e dell’apprendistato. Siamo insomma in una stagione ove ogni “ratio” disciplinare è vista con insofferenza.

Tramite il Corso “L’Architettura Invincibile” si ha  l’ambizione di tornare a far riflettere chi è preposto a immaginare e a tradurre concretamente l’architettura, affidandone le sollecitazioni (le conversazioni) a Docentiche si siano distinti per la loro elaborazione critica di intellettuali ancor prima che come operatori.

Il corso, fatte queste premesse, intende (ri)scoprire quelle che sono le motivazioni emozionali alla base della progettazione architettonica intesa come sintesi mirabile fra capacità intellettuale e intuizioni tecniche.

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L’individualismo non è più sostenibile!

S’inaugura domani (29 giugno 2010) la mostra L’individualismo non è più sostenibile. Nuove idee per abitare insieme, presso lo spazio Res Nova in Piazza Carlina a Torino. La mostra raccoglie i lavori prodotti nell’anno accademico 2009-2010 dagli allievi dell’Unità di Progetto Sostenibilità e innovazione tecnologica della Facoltà di Architettura I del Politecnico di Torino. Si tratta di allievi della Laurea Magistrale che vivono l’esperienza progettuale nella dimensione di un atelier professionale.
Si tratta di un intervento di housing sociale finalizzato alla realizzazione di un edificio ex novo, denominato condominio solidale, destinato a famiglie giovani, costituite da genitori al di sotto dei quaranta anni con bambini, anziani, in coppia e singoli. Le funzioni residenziali sono accompagnate da un’offerta di servizi rivolti sia al condominio che al quartiere ampliando e arricchendo la funzione dell’abitare. I progetti degli studenti sviluppano, con differenti sensibilità, alcune direzioni di ricerca quali:
1. lo studio di nuove tipologie abitative in grado di facilitare la convivenza tra gli abitanti avvicinando le diverse fasce di età in modo da rompere l’ isolamento degli anziani e nel contempo impiegarli come possibile aiuto alle famiglie giovani;
2. l’abbandono della consueta dimensione, spesso spersonalizzante, del condominio di edilizia residenziale pubblica per creare, nell’ edificio di abitazione collettiva, condizioni di complessità e qualità spaziali simili a quelle delle abitazioni individuali;
3. la definizione della morfologia e dei caratteri costruttivi dell’edificio in relazione ai concetti di sostenibilità ed efficienza energetica;
4. il superamento dell’ idea di progetto in quanto definizione della forma a vantaggio di una pratica progettuale intesa come processo;
5. la progettazione integrata dei sistemi edilizi, di controllo solare, di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili ed impiantistici.

Fonte: Archiportale

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Londra: inaugurato Central St. Giles di Renzo Piano

È stato inaugurato due settimane fa il complesso multifunzionale Central St. Giles, situato a Londra tra Covent Garden e Bloomsbury. Il progetto, ideato da Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con Fletcher Priest Architects, per conto delle società immobiliari Legal & General with Mitsubishi Estate Corporation – Stanhope PLC, ha sostituito un vecchio edificio in mattoni originariamente sede degli uffici dei servizi segreti.
Il contesto in cui sorge ha avuto un impatto importante nell’ideazione del progetto. Il sistema è composto da volumi complessi, cesellati, frammentati e ridotti di scala per armonizzarsi con gli edifici circostanti. Questi volumi cesellati rendono St. Giles una scultura architettonica imponente, caratterizzata da una combinazione di facciate cangianti, l’aspetto di ciascuna delle quali è unico, diverso in altezza, per orientamento, colore e rapporto con la luce naturale. Vetro, acciaio e ceramica sono gli elementi fondamentali del rivestimento. In ogni facciata la ceramica è utilizzata in diverse sfumature e colori armonizzati con gli edifici circostanti, contribuendo in tal maniera a integrare il progetto nell’ambiente urbano. Si tratta di un progetto di oltre 39.000 mq di uffici, 11 unità commerciali e ristoranti, 109 appartamenti (53 dei quali di edilizia agevolata). Al centro del sistema vi è un ampia corte di 2000 mq, in cui sono concentrate le attività pubbliche. Con i suoi caffè e ristoranti, questa “piazza” è destinata a generare vita sociale, rafforzando così l’identità urbana del sito. Una facciata a tutto vetro alta sei metri offre la massima trasparenza; cinque passaggi attraverso questa corte consentono di creare un progetto permeabile e invitano i passanti all’interno di questa piazza all’ombra di un albero alto 20 metri.

Fonte: Archiportale

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