Archivio della categoria ‘CURIOSITA’ DAL WEB’

La propulsione aerospaziale ‘ecologica’ ispirata a un insetto

24269_pulcherpisa_ingegneri_LFar diventare i sistemi di propulsione aerospaziale per sonde e satelliti più ‘ecologici’ mantenendo comunque elevate le prestazioni dei motori: è l’obiettivo di un progetto europeo coordinato da ricercatori italiani di base a Pisa, avviato circa un anno fa e che nei giorni scorsi ha realizzato con successo la prima fase di collaudo.
Il progetto si chiama Pulcher, acronimo di Pulsed chemical rocket with green high performance propellants, ed è coordinato da Alta spa, spin-off dell’Università di Pisa, che vi partecipa tramite il Dipartimento di chimica e chimica industriale.
Come spesso accade nella ricerca scientifica, l’ispirazione del progetto arriva dalla natura, precisamente dal coleottero bombardiere, insetto che per difendersi espelle ad intermittenza una miscela bollente che deriva dalla decomposizione dell’acqua ossigenata.
Prendendo spunto dal comportamento del coleottero, il progetto è riuscito nell’arco di un anno a collaudare con successo un catalizzatore a base di platino per la decomposizione del perossido di idrogeno ad alta concentrazione HTP (High Test Peroxide) che fungerà da propellente nell’innovativo propulsore aerospaziale ad impulsi.
Realizzato dal team di ricerca dell’ateneo pisano, composto composto da Daniela Belli, Luca Labella, Simona Samaritani e Sara Dolci con la collaborazione di Lucio Torre, Angelo Pasini e Giovanni Pace di Alta, il catalizzatore a base di platino è una parte fondamentale del propulsore poiché permette di sfruttare il perossido di idrogeno al 98% come propellente, accelerando la sua decomposizione ad acqua e ossigeno. La scelta del platino come elemento catalitico, opportunamente supportato su materiali con elevata resistenza termo-meccanica è risultata efficace. La prova è stata condotta integrando il catalizzatore in un prototipo di propulsore monopropellente sviluppato in precedenza da Alta SpA ed effettuando una serie di spari stazionari. Il passo successivo del progetto sarà la realizzazione del propulsore pulsato e l’ottimizzazione del letto catalitico.

Fonte: Ingeneri.info

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La casa più verde, all’Italia i mondiali dell’architettura green

repubblicaVERSAILLES – Nei giardini del Re Sole, appena la giuria di esperti internazionali finisce di leggere i punteggi, scoppia la gioia italiana. Francia e Olanda sono state battute all’ultimo secondo, sul filo di lana, con una volata finale che ha portato la squadra dell’università Roma Tre ad aggiudicarsi i mondiali dell’architettura green. Si sono concluse così, con le ultime due sfide sul comfort e sull’innovazione, le 10 prove del Solar Decathlon, la competizione ideata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per premiare l’edificio con le migliori prestazioni dal punto di vista dell’efficienza, della bellezza, della qualità architettonica. Una vittoria incerta fino all’ultimo momento perché alla Citè du soleil, l’ecovillaggio creato a Versailles, a contendersi il primato c’erano i rappresentanti delle più qualificate università del mondo: i francesi dell’Ecole Supérieure Nationale d’Architecture di Nantes, gli olandesi dell’University of Technology di Delft, i tedeschi della Technical University di Berlino. Ben piazzati erano anche i team degli Stati Uniti, del Costa Rica, della Danimarca e del Giappone. In tutto 20 squadre provenienti da 16 paesi. “E’ un successo non solo nostro ma di tutta l’Italia che sa produrre innovazione e bellezza e in particolare del gruppo di imprese di eccellenza che ci ha aiutato a realizzare una casa capace di rispondere alla sfida indicata: vivere in modo più ecologico in città sempre più densamente popolate”, commenta Chiara Tonelli, la docente di architettura a Roma Tre team leader della squadra di 40 docenti e studenti che hanno realizzato il prototipo RhOME for denCity. “Abbiamo puntato a costruire non un sogno per pochi, ma un edificio sobrio, che si può replicare a prezzi contenuti, fornisce molta più energia di quella che consuma e stimola attività di vicinato rafforzando la coesione sociale”.
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Fonte: Repubblica.it

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Via col vento, la pala eolica al posto giusto con una app

wind-energy_tNascono come funghi, gli amati/odiati generatori eolici. Amati perché producono energia pulita; odiati perché spesso hanno un impatto pesante sul paesaggio, sugli ecosistemi, sulle aree archeologiche. Succede perché talvolta gli amministratori locali girano la testa dall’altra parte, ma anche perché mancano gli strumenti per una valutazione scientifica e ambientale obiettiva.
Gli alibi potrebbero venir meno grazie a SOPCAWIND, un software che permette di ottimizzare il posizionamento dei parchi eolici in Europa, tenendo conto di vari criteri: energia richiesta, caratteristiche ambientali locali, possibili interferenze con i sistemi di comunicazione, rumore, esposizione al sole delle abitazioni vicine, impatto visivo e presenza di reperti archeologici.
Il progetto è stato curato da un consorzio di aziende di Norvegia, Spagna, Belgio e Grecia ed è stato finanziato per circa due milioni di euro dall’Unione Europea. Il lavoro di ricerca e messa a punto si è concluso ed è disponibile una demo gratuita del software, per qualsiasi impresa o amministrazione pubblica che volesse farne richiesta.
La spagnola Tecnalia ha coordinato la ricerca il progetto, mentre il Signal Processing and Radiocommunication Group (TSR) dell’Università di Bilbao ha creato gli algoritmi che consentono una valutazione approfondita del possibile impatto sui radar, sui sistemi di navigazione aerea e su altre telecomunicazioni. “Anche se l’interferenza non è comune, un parco eolico può alterare un segnale radar a 10-20 chilometri di distanza”, dice il professor David De la Vega.
“Poiché questi studi di impatto sono condotti prima che il parco eolico venga costruito, consentono di rilevare l’interferenza potenziale – se e dove esiste – e così lo sviluppatore del parco eolico sarà in grado di includere modifiche nella progettazione al fine di evitare tali inconvenienti. Grazie a questo strumento, in primo luogo il processo di studio del parco eolico è molto più fluido. In secondo luogo, lo sviluppatore sa in anticipo se c’è qualche problema e può quindi includere modifiche nel parco eolico al fine di evitarli, e questo è importante”, ha aggiunto il docente dell’Università di Bilbao.
Il software SOPCAWIND può fare la differenza, in termini di tempi, costi di progettazione e valutazione di impatto, nella pianificazione dei parchi eolici. Per ogni intervento, infatti, è necessario conoscere la legislazione locale e i vincoli di sviluppo.
D’altronde l’energia eolica è strategica. Nel 2013 ha fornito l’8 per cento del fabbisogno europeo, dice l’Associazione europea per l’energia eolica (EWEA), e la tendenza è verso un’ulteriore crescita. L’Italia è nella top ten del vecchio continente per la produzione di energia dal vento. Alla fine del 2012 la potenza installata era di 8118 MW, aumentati a 8551 nel 2013.
È dunque indispensabile che la progettazione di nuovi parchi eolici tenga conto di tutti i problemi, a cominciare dall’impatto paesaggistico. Insomma, un software può dare una mano al Belpaese.

Fonte: Tom’s Hardware

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Contributo RAEE, scatta l’esenzione per i lampadari

WulWAKEzza240_180_75_0Con il Decreto Leg. 49/2014 scatta l’esenzione dal contributo RAEE per “lampadari per lampade fluorescenti provenienti dalle abitazioni” fino ad agosto 2018.
Buone notizie per le aziende italiane produttrici di apparecchi di illuminazione. Con l’introduzione del Decreto Legislativo n. 49/2014, infatti, le aziende del settore potranno godere dell’esenzione del contributo RAEE fino ad agosto 2018 per “lampadari per lampade fluorescenti provenienti dalle abitazioni”, contrariamente a quanto precedentemente previsto dal D. Lgs n.151/2005. Il provvedimento recepisce nella sua formulazione originale una direttiva CE che fin dal 2002 aveva escluso la categoria citata dal campo di applicazione del contributo RAEE. Rimangono invece invariate le disposizioni relative agli apparecchi con lampade a LED per le quali è previsto il contributo.
“Con l’adozione di questo provvedimento il Governo italiano”, sottolinea il presidente di FederlegnoArredo Roberto Snaidero, “ha dimostrato sensibilità verso l’economia reale, sanando una situazione che negli ultimi dieci anni aveva generato una stortura sul mercato costringendo molte imprese ad adempimenti burocratici e costi evitabili. Sono felice che le nostre istituzioni abbiano scelto di riformulare questo provvedimento allineandoci a quanto avviene nel resto d’Europa”.
“Ovviamente siamo molto soddisfatti di questo cambiamento” gli fa eco Stefano Bordone, presidente di Assoluce, l’associazione che raggruppa le più importanti imprese italiane produttrici di apparecchi di illuminazione decorativa. “L’eliminazione di questa tassa rappresenta un beneficio importantissimo per le imprese, in una fase storica in cui, soprattutto per aziende come le nostre, qualunque sgravio fiscale rappresenta un’opportunità per fare investimenti. Ad esempio ci permetterà di spingere ancora di più sull’acceleratore il processo di riconversione tecnologica dei nostri prodotti verso soluzioni sempre più ecofriendly e per il risparmio energetico”.

Fonte: Illuminotecnica.com

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Quando la musica diventa architettura: gli edifici sono colonne sonore

JHTesti e sonorità degli artisti più famosi del panorama musicale trasformati in opere d’arte. Si chiama ‘Archimusic’ l’ultima serie dell’illustratore italiano Federico Babina che, in 27 poster, disegna edifici fantasiosi, ispirati a brani famosi di David Bowie, Amy Winehouse, Elvis Presley, Mozart e altri. L’idea nasce dalla voglia di unire forme e ritmi attraverso un processo figurativo: immaginare linee verticali e orizzontali suggerite dall’ascolto di colonne sonore. Così condomini, container, fabbriche riprendono le forme di uno strumento, o le sagome dei componenti di un gruppo o, ancora, la dolcezza di una sonorità. Tutti i disegni poggiano su un pentagramma, che è metafora delle fondamenta della struttura, su cui si basa un’architettura musicale

Nella foto Jimi Hendrix – “Hey Joe”

Fonte: Repubblica

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L’edificio salubre: la traspirazione dell’involucro per evitare le condense

tetto-in-legno_ok La regolazione del flusso di vapore acqueo e la tenuta ermetica all’aria sono fattori fondamentali per evitare la formazione di condensa interstiziale all’interno dell’isolamento termico di tetti e pareti: ciò può essere facilmente realizzato mediante l’applicazione di schermi e membrane traspiranti (Smt).

La permeabilità all’aria regola la modalità e la quantità di aria che fluisce attraverso un sistema costruttivo. Questo concetto viene spesso confuso con la traspirazione che invece regola la capacità e la velocità di smaltimento del vapore acqueo attraverso gli strati funzionali di tetto e pareti.
L’aria calda può contenere più vapore acqueo dell’aria fredda prima di raggiungere il livello di saturazione e condensare: se in un edificio sussistono i presupposti per cui dell’aria calda e umida possa passare in modo diretto verso gli strati esterni più freddi, il rischio di condensa diventa sostanzialmente inevitabile.
L’aria calda che dall’interno si disperde in modo incontrollato attraverso il tetto (per convezione) si raffredda e l’umidità in essa contenuta, condensandosi, ristagna e danneggia l’isolamento.
La quantità di condensa generata può facilmente far perdere, anche drasticamente, le prestazioni termiche dell’isolamento soprattutto per i materiali fibrosi come lane o pannelli in fibra di legno, oggi sempre più utilizzati.
Questo fenomeno risulta ancora più evidente e rischioso nell’ambito di costruzioni «leggere» come tetti in legno o sistemi costruttivi a secco che non venissero opportunamente protetti.

La regolazione del flusso di vapore acqueo e la tenuta ermetica all’aria diventano quindi fattori fondamentali per evitare la formazione di condensa interstiziale all’interno dell’isolamento termico di tetti e pareti: ciò può essere facilmente realizzato mediante l’applicazione di schermi e membrane traspiranti (Smt).

La combinazione di uno schermo freno vapore posato sotto l’isolamento termico e di una membrana altamente traspirante/traspirante al di sopra come strato di protezione sottotegola consente di prevenire l’insorgere di fenomeni di condensa. Lo schermo freno vapore regola il quantitativo di vapore acqueo che passa nell’isolante ed evita che possa raggiungere i livelli di saturazione anche a causa di una diminuzione di temperatura, la membrana altamente traspirante/traspirante consentirà il suo rapido smaltimento attraverso la camena di ventilazione.
Questo sistema garantirà il mantenimento delle caratteristiche termiche, delle prestazioni e la protezione a lungo termine del coibente.
Il posizionamento di Smt è una condizione necessaria ma non sufficiente per un lavoro realizzato a regola d’arte: sarà infatti necessario garantirne l’ermeticità in tutti i punti di discontinuità come ad esempio gli elementi passanti (tubi, camini, abbaini) nei raccordi, sovrapposizioni o perforazioni.
Se gli elementi costitutivi il sottotetto non garantiscono la tenuta ermetica, la differenza di pressione tra l’ambiente interno ed esterno l’abitazione causa una fuoriuscita/ingresso d’aria con conseguente:
1. Ingresso di calore d’estate.
2. Condensa in inverno quando l’aria interna più calda si raffredda negli strati esterni del tetto.
3. Condensa in estate, ove l’aria esterna calda umida incontra aria più fredda nell’ambiente climatizzato.
4. Riduzione drastica delle prestazioni dell’isolamento termico.
5. Ingresso di polvere e sporcizia nel sottotetto.
6. Insorgenza di muffe e inestetismi negli elementi di finitura.
7. Riduzione del comfort interno per gli spifferi dovuti al vento.
8. Aumento del dispendio energetico sia estivo sia invernale.
9. Passaggio di rumore.
La perfetta tenuta ermetica degli Smt può essere facilmente realizzata tramite bande adesive, colle e guarnizioni compatibili consigliate dai produttori.

Fonte: EdiliziaNews

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Dagli scarti dell’industria auto nasce la casa sostenibile

Da container e altri scarti GM inventa la casa sostenibile

Piano recupero aree dismesse a Detroit con collaborazione di Gm.

A Detroit, nella capitale americana dell’auto, che a causa della crisi che ha colpito il settore ha subito il degrado e l’abbandono di vaste aree urbane, saranno proprio gli ‘scarti’ delle industrie automobilistiche a far rinascere la città. Per iniziativa dell’associazione no profit Michigan Urban Farming Initiative (MUFI) è stato infatti avviato un piano per recuperare le aree urbane abbandonate dotandole di abitazioni indipendenti e trasformando i terreni in coltivazioni agricole.

Un primo insediamento ‘pilota’ verrà realizzato nei prossimi giorni grazie alla collaborazione della General Motor che offrirà container dismessi ed altri materiali di recupero provenienti dallo stabilimento di Detroit Hamtramck.

Il progetto prevede la conversione di container standard da 40 piedi di lunghezza (quelli che si usano normalmente per i trasporti via mare o via ferrovia) in abitazioni da 30 metri quadrati circa di superficie, con zona living, due camere da letto, cucina e bagno. Un primo ‘monolocale’ riciclato sarà abitato per un anno da uno studente impegnato nel progetto, per verificare sul campo la correttezza delle soluzioni progettate a tavolino e mettere a punto i programmi di realizzazione delle coltivazioni agricole.

General Motors, oltre ai container, fornirà altre parti di scarto, come i contenitori delle batterie delle Chevrolet Volt, i pannelli insonorizzanti di diversi tipi di auto, i piccoli contenitori metallici delle linee di fabbricazione.

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Boxed Architecture: spazio al negativo e spazio nascosto

h_39189_02Architettura ‘inscatolata’ in cui i confini si dissolvono giocando con i sensi

Architettura “inscatolata”, spazi che chiudono altri spazi, confini che si dissolvono giocando con i sensi. Architettura al confine, in forte contrasto tra edifici commerciali e territori coltivati: Boundary House è un’architettura al confine, un edificio che s’inserisce al margine tra due realtà – il centro urbano e la campagna – talmente diverse da influenzarne i caratteri.

Una stuttura a labirinto e lucernari disposti sul tetto: l’idea progettuale dell’Atelier Tekuto integra pienamente architettura e natura, sfumando il confine tra interno ed esterno attraverso la costruzione di uno spazio che stimola i cinque sensi e permette di godere della percezione di un’assenza di confini tra le due distinte realtà. Tutte realizzate in legno, le pareti son state trattate in modo da assumere lo stesso aspetto sia all’interno che all’esterno, rafforzando il concetto di continuità degli spazi inscatolati ed assumendo un ruolo fondamentale nella composizione.

All’interno della grande sala d’ufficio, sette scatole con un lato lasciato semi-aperto: così lo studio giapponese Nendo pensa a Spicebox, sede di un’agenzia digitale, traducendo nella progettazione degli interni il significato stesso del nome della ditta, che trova nel gesto di apertura di una scatola un vero e proprio segno di riconoscimento. Ogni scatola è “aperta” in modo differente, collegando delicatamente l’interno con l’esterno e plasmando la visuale per creare un’esperienza spaziale in cui ogni scatola si rivela camminando all’interno della stanza.

Gli ingressi creati dalle “pareti rovesciate” trasformano lo spazio attorno ad ogni scatola in un angolo in cui è possibile sia l’interazione aperta che la disposizione celata di elementi funzionali utili allo svolgimento delle attività d’ufficio. Il concept della scatola come contenitore dunque si evolve per diventare da elemento chiuso a spazio di connessione ed unificazione in un unico grande ambiente.

Fonte: ArchiPortale

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Torna la quinta edizione di Florence Design Week

h_39148_01Fino al 1° maggio Firenze apre le porte a creatività, interculturalità e sostenibilità.

Nuovo appuntamento con Florence Design Week, il festival dedicato al design che, fino al 1° maggio punta i riflettori su creatività, interculturalità e sostenibilità. La kermesse, alla sua quinta edizione, fa ritorno a Firenze con il tema Beyond Design, si riconferma occasione da non perdere per professionisti, imprenditori, studenti e design addicted.

Diverse le location coinvolte, dislocate nella città di Firenze, dalla Limonaia di Villa Strozzi, per la mostra Beyond Brasil, a Palazzo Borghese e al Grand Hotel Minerva per l’esposizione Art for Florence Design Week, nonchè le architetture storiche di Palazzo Davanzati e Casa Martelli per le visite guidate.

Florence Design Week 2014 ha lanciato quest’anno, tra le diverse iniziative, il concorso “Diventa un Awakener”, con l’obiettivo di divulgare tra i giovani talenti i principi dell’upcycling e del riuso dei materiali.

Ad esporre le loro creazioni presso la Sala Semi Ottagono del Complesso delle Murate, oltre ai tre vincitori del concorso (LINFA team, Karen Bauer Borrelli, Alessio Roscilli con Elsa Cresti), annunciati martedì 22 aprile: Ester Colombini e Gabriel Castellana con il progetto Recycled dreams; Francesca Cibischino e Giulia Accornero con On Air; Dana Andreea Lupascu con Iside; Luigi Masecchia con TAPPO’ST; Emmanuele Panzarini con Table-book; Chiara Ranucci con INDENIM; Maddalena Vantaggi con Di(af)fetti.

Ancora una volta design, artigianato, arte, networking e grandi marchi si uniscono all’arte di vivere di Florence Design Week, catalizzando le energie creative nazionali ed internazionali di progettisti, imprese e istituzioni, che fanno del design, oltre che una professione, uno stile di vita.

Fonte: ArchiPortale

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Tecnica e tecnologie: sistemi a secco e isolante minerale

picture-32872-zoomIl parco dei Mulini di Lugo, a Ravenna, è il primo housing sociale in Italia ad aver ottenuto la certificazione «Green Building Council Italia» per il «Gbc Home», grazie alle soluzioni Gyproc e Isover Saint-Gobain.

Il complesso residenziale «Parco dei mulini» è una suggestiva iniziativa immobiliare di housing sociale che sorge all’interno di un grande parco, delimitato dall’antico canale dei Mulini e caratterizzato dalla presenza del cosiddetto «Ponte delle Lavandaie», interessante opera storicomonumentale risalente al 1600 e tuttora in buono stato di conservazione.
Rappresenta inoltre il primo intervento in Italia ad aver ottenuto la prestigiosa «Green Building Council Italia», protocollo dedicato all’edilizia residenziale e nato per verificare e premiare i cantieri più attenti agli aspetti sostenibili, dal risparmio di energia e di acqua potabile all’isolamento termoacustico e, più in generale, al comfort abitativo degli edifici.
Il riconoscimento di Gbc Italia poggia le basi anche sull’adozione, sia in fase progettuale sia realizzativa, di alcune soluzioni Saint-Gobain.

La tecnologia

È stata utilizzata la nuova tecnologia dei sistemi a secco Habito activ’air di Gyproc Saint-Gobain, in grado di assicurare ottimali performance sia nella rapidità d’installazione e versatilità progettuale, sia per la qualità dell’aria all’interno degli ambienti. Per le sue prestazioni termo-acustiche è stato scelto l’isolante minerale Par G3 touch, di Isover Saint-Gobain, concepito per l’isolamento dei sistemi a secco, idrorepellente e trattato con resina termoindurente a base di componenti organici e vegetali, per offrire protezione in termini di isolamento e protezione dal fuoco.

L’intervento

Tutti gli alloggi, certificati in classe energetica A, sono stati progettati per rispondere alle diverse esigenze degli utenti finali e sono disposti in funzione dell’esposizione solare. Questo nuovo complesso è stato realizzato con l’ausilio della tecnica costruttiva «Easy building system» (Ebs), brevettata dalla società Cogefrin e contraddistinta da una serie di accorgimenti progettuali che consentono d’ottenere edifici ecocompatibili ed efficienti dal punto di vista energetico.
L’obiettivo consiste nel promuovere il controllo e la diminuzione dello sfruttamento delle risorse ambientali, attraverso l’applicazione di processi produttivi a basso consumo energetico e con ridotte emissioni di anidride carbonica, nonchè l’impiego di materiali sostenibili che rendono possibile la reversibilità degli interventi.

L’Isolamento

Il sistema Habito activ’air per le pareti interne, le contropareti e i divisori tra appartamenti, è una soluzione costruttiva che unisce flessibilità nella posa in opera e prestazioni in termini di benessere abitativo, grazie all’abbinamento di lastre speciali Gyproc Habito 13 activ’air e Rigidur H con i pannelli in isolante minerale Isover Par G3 touch che, posti nell’intercapedine delle strutture metalliche, garantiscono isolamento acustico e sicurezza al fuoco.
Habito activ’air è stato studiato per purificare gli spazi domestici in modo continuo e duraturo: è in grado di captare il 70% dei Voc (Composti organici volatili) contenuti nell’aria degli ambienti chiusi, innescando una reazione chimica che trasforma la formaldeide e gli aldeidi in composti inerti non più pericolosi.

I materiali

Nel cantiere sono state impiegate le soluzioni Gyproc e Isover Saint-Gobain. Habito activ’air è la lastra di tipo speciale con incrementata densità del nucleo, il cui gesso è additivato con fibre di vetro. Tali caratteristiche conferiscono durezza superficiale e resistenza meccanica. La tecnologia activ’air del sistema Habito migliora la qualità dell’aria all’interno degli ambienti neutralizzando la formaldeide. Gyproc Rigidur H è la lastra di tipo speciale in gesso fibrato, a base di gesso, fibre cellulosiche ed additivi minerali. Adatta per la realizzazione di pareti divisorie con resistenza agli urti, intonaci a secco, contropareti su struttura e controsoffitti di coperture a falda. È ecologica secondo certificato IbrInstitut fur Baubiologie Rosenheim. Isover Par G3 touch è il pannello arrotolato in isolante minerale G3 touch, concepito per l’isolamento termoacustico dei sistemi a secco, idrorepellente e trattato con resina termoindurente a base di componenti organici e vegetali, per isolamento e protezione dal fuoco. Questa soluzione permette gradevolezza di posa per gli applicatori, grazie al rivestimento su una faccia con velo di vetro «Soft touch», brevetto internazionale di Saint-Gobain.

Chi ha fatto Cosa

Committente
Parco dei Mulini srl, Lugo
Progetto e direzione lavori
Studio Conti e Galegati architetti associati, Lugo
Impresa esecutrice
Cogefrin spa
Castel Maggiore (Bo)

La certificazione Gbc Home

L’impegno di Gbc Italia, dopo aver realizzato una versione per il mercato nazionale del protocollo Leed
2009 Nuove costruzioni e ristrutturazioni, è stato quello di produrre uno strumento che si rivolgesse al mercato residenziale. Si tratta di un prodotto a marchio Gbc Italia, che ha preso come punto di partenza «Leed for homes», ma che è stato sviluppato considerando le caratteristiche abitative e le diversità nel modello costruttivo proprie della realtà italiana. Gbc Home vuole promuovere la salubrità, la durabilità, l’economicità e le migliori pratiche ambientali nella progettazione e nella costruzione degli edifici.

Fonte: EdiliziaNews

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Premio internazionale di restauro architettonico «Domus Restauro e Conservazione»

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Vista la grande omogeneità qualitativa delle migliori proposte nella sezione Opere Realizzate, la Commissione, dopo un difficile, ma interessante dibattito, ha deciso all’unanimità di premiare tre diversi progetti come medaglie d’oro ex-aequo e due come medaglie d’argento.

Il premio internazionale di restauro architettonico «Domus Restauro e Conservazione» è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Ferrara, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Ferrara e della Federazione degli Ordini degli Architetti, P.P e C. dell’Emilia Romagna.
Il premio, voluto ed ideato dall’Università degli Studi di Ferrara attraverso il dipartimento di Architettura e promosso dall’azienda Fassa Bortolo e ormai giunto alla sua quarta edizione, è stato pensato con il fine di selezionare e promuovere al grande pubblico le opere di restauro che siano riuscite a meglio interpretare i principi condivisi dalla comunità scientifica, anche ricorrendo a forme espressive contemporanee.

Questo premio vuole attestare anche la fondamentale importanza rivestita dal rapporto tra i professionisti e le imprese coinvolte nei lavori arrivando a premiare i progettisti del settore privato o pubblico e le stesse Ditte di restauro che hanno realizzato le opere.

Particolare interesse è rivolto anche nei confronti dei lavori di progettazione elaborati nell’ambito delle tesi di laurea presso le diverse Università, per i quali sono stati premiati anche i relatori. Le candidature a questa quarta edizione del Premio sono state oltre 100, provenienti per la maggior parte da paesi europei, ma anche da Sud America e Asia. Il progressivo aumento della partecipazione di concorrenti di provenienza non italiana, rispecchia un sempre più diffuso interesse verso la conservazione degli edifici storici e inoltre sottolinea l’importanza che il Premio «Domus Restauro e Conservazione» ormai ricopre nell’ambito del restauro del panorama internazionale.

La giuria, presieduta anche quest’anno dal Prof. Arch. Giovanni Carbonara, Ordinario di Restauro Architettonico e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio all’Università la Sapienza di Roma, è stata composta dal Prof. arch. spagnolo Fernando Vegas, professore dell’Università Politecnica di Valencia, dall’arch. Francesco Scoppola, direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria, dal Prof. arch. Riccardo Dalla Negra, ordinario di Restauro Architettonico presso il dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara e dal Prof. arch. Marcello Balzani, direttore del Centro Diaprem (Centro dipartimentale per lo sviluppo di procedure automatiche integrate per il restauro dei monumenti) dell’Università degli Studi di Ferrara, dipartimento di Architettura, e responsabile scientifico del TekneHub laboratorio in rete del Tecnopolo di Ferrara afferente alla Rete Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna.

Vista la grande omogeneità qualitativa delle migliori proposte nella sezione Opere Realizzate, la Commissione, dopo un difficile, ma interessante dibattito, ha deciso all’unanimità di premiare tre diversi progetti come medaglie d’oro ex-aequo e due come medaglie d’argento.

Le medaglie d’oro

I vincitori della medaglia d’oro sono:

-Studio Sergio Sebástian Architects, Spagna, per la valorizzazione di uno Spazio Archeologico a Daroca, Saragozza, spazio ipogeo dedicato a funzioni culturali, hall per conferenze, sale riunioni, piccolo museo
-Arch. Leonardo Angelini per il restauro del Torchio e del Mulino di Baresi, Bergamo, che si dimostra come un intervento che ha avuto un forte impatto sociale che lo qualifica per la potenzialità di offrire spunti all’identificazione col patrimonio locale;
-Arch. Patrizia Valle per il restauro delle Mura di Cittadella, Padova, un’opera di restauro volta al recupero degli elementi significativi delle mura urbane nella loro attuale consistenza materica e valorizzata da due interventi «reintegrativi».

Le medaglie d’argento

I vincitori della medaglia d’argento sono:

-Studio Koko Architects per il recupero del porto per idrovolanti di Talllin, in pochi mesi il museo più visitato dell’Estonia, un intervento che si inserisce in un quadro di grande attenzione al restauro in tutta la città, nelle sue diverse parti e differenti epoche
-Jansana, De La Villa, De Paauw, Arquitectes + Aaup Jordi Romero i Associats volto al recupero delle Batterie antiaeree di Turó de la Rovira, Barcellona, un progetto che si qualifica anche e non secondariamente per la sua rarità e originalità anche sotto il profilo della tutela del «patrimonio immateriale».

Menzioni speciali

Nella stessa sezione «Opere Realizzate» la giuria ha inoltre ritenuto opportuno segnalare come menzioni speciali sei diverse opere: quattro provenienti dall’Italia, una dalla Svizzera e una dall’India.
Tra questi sei contributi molto interessante è la proposta dell’arch. Carlo Blasi per il restauro della Cittadella di Damasco, in Siria, un intervento sostanzialmente aggiuntivo ed eterogeneo rispetto alla struttura architettonica e urbanistica sulla quale si interviene.
Un’opera che testimonia una padronanza del progetto è quella dell’arch. Michele Bondanelli nel suo progetto di restauro della Chiesa di San Zeno ad Argenta, Ferrara.
L’arch. Andrea Oliva si segnala come menzione speciale per la riqualificazione e il riuso di un capannone per il Tecnopolo di Reggio Emilia, un intervento che ha avuto il merito di affrontare temi dai quali non si ricava particolare notorietà, ma che sono temi sui quali investire attenzioni.
Per quanto riguarda la menzione andata al progetto dell’Albergo Raas di Jodhpur (degli Studi Lotus + Praxis), nello stato indiano del Rajasthan, occorre dire che l’occasione del restauro e riadattamento di un complesso di valore storico, si è trasformata in un’esperienza di progettazione partecipata in maniera pluridisciplinare, aperta ad un intelligente recupero e reinterpretazione delle tecniche tradizionali dalla pietra, ai metalli, al legno.
Il progetto di ristrutturazione del Monastero di Santa Maria dei progettisti svizzeri Durisch + Nolli Architects si distingue invece per l’attenzione al trattamento delle superfici esterne, per il rispetto della volumetria storica e, di conseguenza, per la qualità del rapporto col paesaggio.
Una ulteriore menzione speciale è stata assegnata all’arch. Roberto Castellani per il restauro del Museo di storia naturale di Siena, un’opera che si segnala per la delicatezza e l’eleganza delle relative soluzioni architettoniche, curate fino nei minimi dettagli.

Progetti elaborati come tesi di laurea

Nella sezione «Progetti elaborati come tesi di laurea» la medaglia d’oro va invece a Vincenzo Fresta dell’Università degli Studi di Pisa, facoltà di Ingegneria, (relatori prof. Pietro Ruschi, prof.ssa Ewa J. Karwacka, prof. Marco Giorgio Bevilacqua) per la proposta di restauro, recupero e valorizzazione del complesso di San Silvestro, Pisa.
In questa sezione come medaglie d’argento i pari merito sono stati ben sei provenienti da diverse università italiane (Catania, Roma Tre, Iuav, Politecnico di Bari) ma anche dal Brasile e dal Portogallo, evidenziando come il Premio Domus sia ormai ben conosciuto anche all’estero.

Fonte: Edilizia News

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Il bagno in 3D

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I software sono strumenti fondamentali per la progettazione di un ambiente e per la sua presentazione al cliente. Un’opportunità preziosa anche per chi si occupa della progettazione di un ambiente bagno.

I rendering tridimensionali, cioè le immagini foto realistiche che vengono create al computer utilizzando una scena 3D, si stanno diffondendo in ogni settore progettuale.
La possibilità di poter ricreare qualsiasi ambiente e ogni particolare ne fanno uno strumento che, in questi ultimi anni, è diventato un metodo di presentazione delle idee sempre più fondamentale.
L’uso di questo tipo di immagini può dividersi, in linea generale, in due situazioni: nella prima, il progettista usa i rendering per far capire al proprio cliente le idee progettuali, dando la possibilità di valutare con precisione spazi, ingombri, finiture; nella seconda situazione, invece, si trovano le aziende produttrici che creano i propri cataloghi con immagini tridimensionali, ormai indistinguibili dalle fotografie e dai costi notevolmente più contenuti.
Nel mondo dell’arredobagno, queste due situazioni sono sempre più diffuse. Per illustrare con precisione e dovizia di particolari le proprie idee al cliente, negli ultimi anni alcuni studi di arredobagno e alcune aziende produttrici hanno affiancato al proprio sistema di progettazione, o all’ufficio grafica, anche software capaci di creare rendering fotorealistici, tramite i quali pre-visualizzare al computer il progetto finito.
Di questi software, Autodesk 3ds Max è sicuramente quello più diffuso. In Autodesk 3ds Max è possibile modellare e creare ogni oggetto presente nell’ambiente, dai sanitari agli elementi di arredo, dagli elettrodomestici agli apparecchi illuminanti.
Una volta ricreato l’ambiente, viene studiata l’illuminazione che, naturale o artificiale, permette di ricostruire la situazione reale, grazie anche al fatto di poter utilizzare veri diagrammi fotometrici, con i quali vengono usati i dati tecnici di illuminazione (intensità in Candele, Lumen o Lux, colore in gradi Kelvin) per simulare apparecchi illuminanti.
Usando il sistema di illuminazione di Autodesk 3ds Max, inoltre, è possibile «giocare con la luce», donando ai rendering tridimensionali la stessa emozione e la stessa artisticità di fotografi e professionali.
Il sistema di gestione dei materiali del software permette di ricreare qualsiasi fi nitura esista nel mondo reale, indistinguibile da una fotografi a.
È possibile creare materiali opachi, lucidi, satinati, cromati che nell’arredobagno vengono usati per simulare pavimentazioni, rivestimenti, ceramiche, rubinetteria e tutto ciò che serve.
Le capacità «fotografiche» del programma vengono enfatizzate da alcune funzioni speciali in grado di simulare effetti avanzati quali la profondità di campo, che dona all’immagine finale un aspetto decisamente più accattivante.
Infine, con Autodesk 3ds Max è possibile creare anche animazioni e filmati, che permettono al progettista, o all’azienda, di creare vere e proprie presentazioni multimediali.
Concludendo, il software rappresenta una soluzione completa per la creazione di rendering foto realistici, che permettono di acquisire il cliente, conquistandolo e meravigliandolo.
Fonte: Edilizia News

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Con gli “alberi” solari, rinnovabili più vicine al cittadino

'Alberi Solari' di Strawberry Energy

Dalla Serbia,stazioni pubbliche “verdi” per ricaricare cellulare.

Per educare le persone sui benefici dell’energia rinnovabile, dalla Serbia arrivano gli “alberi” che ricaricano i dispositivi mobili dei cittadini con la forza del Sole. L’innovativo progetto di Strawberry Energy è volto a rendere le fonti “pulite” più accessibili nella quotidianità.

Le particolari stazioni solari, sviluppate per il momento in cinque differenti modelli, sono state progettate per essere installate in modo permanente negli affollati luoghi pubblici.

Ognuno dei 12 “alberi di ricarica” attualmente installati in Europa (10 dei quali in Serbia e due in Bosnia-Erzegovina) è dotato di 16 cavi usufruibili per ricaricare con la potenza del Sole ogni tipo di dispositivo mobile, dal cellulare al lettore musicale, passando per l’ebook o il tablet. Le stazioni inoltre in alcuni casi possono servire come hotspot per la connessione Wifi.

“Il modo migliore per aumentare la consapevolezza sui temi delle energie pulite è quello di presentare i loro benefici attraverso l’esempio pratico”, scrive la società di Belgrado.

Obiettivo è “dimostrare che tali tecnologie ‘verdi’ non sono più un concetto astratto”.

Come riporta Tree Huggher, la Strawberry Energy ha recentemente siglato un accordo di distribuzione negli Stati Uniti con una società californiana che potrebbe ora aprire la porta per una più ampia distribuzione degli alberi a ricarica solare.
Fonte: ANSA

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Renzo Piano Building Workshop: “Pezzo Per Pezzo”

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Apre domani a Padova la mostra dedicata ai 30 anni di attività del RPBW.

Domani il Palazzo della Ragione di Padova apre i battenti per una retrospettiva dedicata alla carriera trentennale del Renzo Piano Building Workshop. La mostra Renzo Piano Building Workshop – Pezzo per pezzo racconterà l’attività dello studio del senatore a vita con una carrellata di schizzi, disegni, fotografie, modelli, brevi testi e video provenienti dagli archivi del RPBW e della Fondazione Renzo Piano.

La cerimonia d’apertura della rassegna sarà preceduta da una lectio magistralis tenuta dall’architetto genovese alle ore 15.30, presso l’Aula Magna Galileo Galilei dell’Università di Padova, durante la quale Piano darà alcune anticipazioni sulla mostra.

La mostra, visitabile fino al 15 luglio, s’inserisce nell’ambito della sesta edizione della Biennale Internazionale di Architettura “Barbara Cappochin” ed è stata realizzata grazie ai contributi della Fondazione Renzo Piano, del Renzo Piano Building Workshop, della Fondazione Barbara Cappochin e della Fondazione Stavros Niarchos.

Il Renzo Piano Building Workshop è fondato nel 1981. Oggi conta 150 collaboratori tra le sedi di Parigi, Genova e New York. L’opera di Renzo Piano é stata insignita di molti riconoscimenti tra cui la “Royal Gold Medal” per l’architettura, il RIBA nel 1989, il “Praemium Imperiale” a Tokyo nel 1995, “Erasmus Prize” ad Amsterdam in Olanda sempre nel 1995, il “Pritzker Architecture Prize” nel 1998, il “Leone d’Oro alla Carriera” a Venezia nel 2000, l’AIA Gold Medal dell’American Institute of Architect nel 2008 e la President’s Medal of Architectural League nel 2013.

Fonte: ArchiPortale

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Ecco le lampadine a Led del futuro

Lampadine a Led, in futuro saranno più piccole e luminose

Studio,con transistor di nitruro di gallio costeranno anche meno

Le lampadine a Led in futuro saranno più compatte e luminose, ma anche più economiche e in grado di consumare meno energia. Lo assicurano i ricercatori dell’Istituto Fraunhofer di Friburgo, che hanno messo a punto una lampadina dove il silicio dei transistor è sostituito dal nitruro di gallio.

Le Lampadine a Led non contengono sostanze nocive, consumano poca energia e durano dalle 15mila alle 30mila ore. Tuttavia hanno un punto debole: sono molto sensibili alle variazioni e ai picchi di potenza e per questo hanno bisogno di un driver che assicuri una fornitura di energia costante. Il driver, che prende la corrente alternata dalla rete elettrica di casa e la trasforma in corrente continua a un voltaggio ridotto, influenza sia il rendimento luminoso sia la durata delle lampadine.

I ricercatori hanno sostituito i transistor standard di silicio con quelli di nitruro di gallio, scoprendo che i driver sviluppati con questo semiconduttore sono risultati in grado di lavorare a corrente, tensione e temperatura più elevate.

Inoltre, la velocità di commutazione è risultata 10 volte superiore a quella dei transistor in silicio, consentendo di ridurre le dimensioni di bobine e condensatori incorporati nei driver per l’immagazzinamento dell’energia.

Grazie a questo, spiega Michael Kunzer dell’Istituto Fraunhofer, ”la lampadina a Led può diventare più economica, leggera e compatta, fornendo più illuminazione”. Se il flusso luminoso delle lampadine a Led con componenti di silicio è di mille lumen, con il nitruro di gallio si arriva a 2.900 lumen.

”Il 20% del consumo di energia a livello mondiale può essere attribuito alla luce”, sottolinea Kunzer. ”In linea di principio, maggiore è il rendimento luminoso, minore è il consumo energetico. Se si pensa che nel 2020 i Led si saranno ritagliati una quota di mercato vicina al 90%, si capisce quale ruolo possano svolgere nel proteggere l’ambiente”.

Fonte: ANSA

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Architecture&Beyond: il rapporto tra architettura e arti visive

 

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L’architettura come chiave di lettura originale in un gioco di sconfinamenti creativi.

Spunti di riflessione sulla disciplina e il dibattito architettonico possono inaspettatamente arrivare da territori altri, seppure affini – come il fumetto, l’illustrazione, il cinema – così come, in un gioco di sconfinamenti creativi, l’architettura può diventare per queste arti una chiave di lettura originale.

Asterios Polyp è il titolo del pluripremiato graphic novel dell’autore newyorkese David Mazzucchelli. Il fumetto narra la storia di Asterios, un architetto cinquantenne in piena crisi dopo l’abbandono della moglie, costretto da un evento catastrofico e apparentemente casuale a lasciare la sua casa e intraprendere un percorso di ‘rinascita’.

A partire dalla professione del protagonista e dalle sue ‘geometriche’ fattezze, l’architettura ha un ruolo portante e funzionale allo svolgimento della storia. Asterios è l’ampolloso titolare di una cattedra di progettazione, autore di saggi quali ‘Il Modernismo dal volto umano’ e deve la sua fama a progetti mai realizzati. Quando Asterios si parla addosso assume le fattezze di un manichino che sembra uscito dai disegni del Bauhaus e le sue elucubrazioni teoriche diventano la metafora della sua incapacità di misurarsi con la vita reale.

Il lettering, il tratteggio, le continue citazioni architettoniche – dal classicismo a Le Corbusier – l’impaginazione, le forme acute della sovra copertina sono tutti elementi perfettamente integrati al racconto che fanno di Asterios Polyp un complesso ecosistema grafico e un mirabolante esempio di ‘design narrativo’.

Un architetto e un film-maker sono gli ideatori di Interiors Journal, un magazine online che analizza il ruolo dell’architettura nel cinema. Ogni mese il numero della rivista rilegge un film (da 2001 Odissea nello Spazio a Drive) dal punto di vista dello spazio architettonico, rielaborandone planimetricamente le scene principali.

Questo espediente visivo permette di evidenziare come lo spazio fisico e l’architettura influenzano la narrazione e i gesti dei protagonisti. Le piante, infatti – restituite in bianco e nero e dallo stile pulito e minimalista – includono anche un elemento temporale rappresentato dalla traccia dei movimenti degli attori a sottolineare l’importanza di particolari angoli o zone nello svolgimento dell’azione.

Archicine è il nome del progetto dell’architetto/illustratore Federico Babina. Una serie di illustrazioni che raffigurano le architetture-set di alcuni capolavori del cinema a cui l’autore dà dignità di protagoniste riportandole su un’immaginaria locandina.

Dall’edificio ‘ricostruito’ di Una finestra sul cortile alla Lovell House di Richard Neutra (nel film LA Confidential), dalla casa ‘disegnata’ de Gli Incredibili alla Villa Malaparte di Adalberto Libera (nel film Il disprezzo), l’architettura – che sia immaginata o reale – non è meramente uno sfondo ma un’interprete a tutti gli effetti.

Fonte: Blink – www.blinkproject.it
Pubblicato da: Archiportale

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Il padiglione del Kuwait per Expo 2015

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Una struttura segnata dalle ‘vele’ che solcano il Golfo Arabico, con richiami agli elementi naturali di una terra dalle condizioni climatiche difficili.

Un nuovo progetto si aggiunge alla folta serie di strutture per i padiglioni di Expo 2015: è quello del Kuwait, presentato a Milano nel corso di una conferenza stampa lo scorso 6 marzo 2014. Una riflessione visionaria suglielementi naturali che caratterizzano il paesaggio dello Stato mediorientale, come il deserto, il sole e il mare, con un accento particolare sull’acqua, mai come in questa terra così preziosa.

Affidato per la sua realizzazione a Nussli Italia, con il contributo dello studio Italo Rota per l’ideazione architettonica e il design della struttura, il progetto del padiglione Kuwait rappresenta il mix di tradizione culturale e modernità scientifica alla base dell’identità della società kuwaitiana contemporanea, che viene trasposto nel profilo delle vele “kuwaitiane” proprie delle imbarcazioni tradizionali (le “Dhow”), ancora in uso nelle acque del Golfo arabico e sulla superficie delle serre e dei sistemi agricoli idroponici del Paese. Nel progetto viene richiamato il tema principale di Expo 2015 (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”), interpretato dall’identità di un Paese che da tempo è impegnato nello sviluppo di best practices in campo energetico per applicare soluzioni non convenzionali nella produzione di alimenti e lasciare alle generazioni future una terra più fertile.

“Il padiglione offre ai visitatori un’esperienza affascinante e ricca di momenti interattivi, per scoprire come dalla ricombinazione degli elementi naturali permessa dalle moderne tecnologie sia possibile generare la vita in luoghi inaspettati”, spiega Emanuele Rossetti, direttore di Nussli Italia. “Per questo motivo il percorso espositivo si articola in una struttura narrativa che si può suddividere in tre momenti: la presentazione del territorio del Kuwait e delle sue difficili caratteristiche climatiche, uno sguardo sulle soluzioni tecnologicheeducative e di ricerca che stanno rimodellando questo ambiente e, finalmente, l’incontro con la calda ospitalità e la ricchezza culturale della società kuwaitiana”.

Il cantiere del padiglione Kuwait sarà aperto, secondo il cronoprogramma fissato dal comitato organizzativo dell’Expo, a giugno, occupando un lotto di 2.790 mq a nord del Decumano nella parte orientale del sito espositivo. A regime, impiegherà circa 300 persone del posto.

Autore: Vincenzo Rossini

Fonte: ARCHITETTO.INFO

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Ecco le ‘idee green’ per le piccole isole

BEEboat, primo classificato per Mobilità sostenibile

Progetti made in Italy che sfruttano le energie solare, eolica e marina nel rispetto del paesaggio come il taxi boat a Ponza o il faro energeticamente autosufficiente a Strombolicchio.

Ecco di seguito i progetti premiati al concorso d’idee internazionale ‘Sole vento e mare-Energie rinnovabili e paesaggio’ delle Isole minori e delle aree marine protette italiane nelle quattro categorie: mobilità sostenibile, aree portuali, edifici, fari.

MOBILITÀ SOSTENIBILE.

– Primo Premio: ‘Beeboat’ – Servizio di ‘taxi-boat’ volto ad un miglioramento della mobilità nell’isola di Ponza (Latina). Il progetto prevede l’utilizzo di piccoli gozzi elettrici alimentati da energia prodotta e immagazzinata da una serie di stazioni di ricarica che sfruttano energia solare ed eolica.

– Secondo Premio: ‘Hydrogen2Boat’ – Sistema di propulsione ad idrogeno per una barca a vela. L’idea vede trasformata l’energia prodotta da sole, acqua e vento in idrogeno (attraverso il processo di elettrolisi) che viene accumulato per alimentare le cella a combustibile per la propulsione elettrica o per il fabbisogno interno della barca.

– Terzo Premio: ‘Freedom Power’ – Struttura galleggiante modulare finalizzata alla nautica, che produce energia elettrica con lo sfruttamento simultaneo del moto ondoso, dell’energia del vento e del sole.

CATEGORIA – AREE PORTUALI.

– Primo Premio: ‘PER- Pontile Ecologico Reversibile’ – Pontile galleggiante, modulare e componibile in grado di potenziare ‘temporaneamente’, durante i periodi di maggiore affluenza turistica, strutture portuali incrementando anche i servizi offerti grazie alle fonti di energia ‘pulite’.

– Secondo Premio: ‘Ecoisola’ – Progetto sulla gestione dei rifiuti destinati alla raccolta differenziata. La struttura, con un compattatore e un tritavetro al suo interno alimentati dall’energia solare prodotta in loco, è in grado di ‘chiamare’ il servizio di smaltimento solamente quando è necessario.

– Terzo Premio: ‘Asteroidea’ – Boa galleggiante in grado di fornire servizi alle imbarcazioni (anche in ottica di una riduzione del traffico portuale nei periodi di punta) attraverso lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica.

CATEGORIA – EDIFICI.

‘Cannizzo Blu’ – Modulo fotovoltaico “invisibile”, nascosto all’interno di una struttura di finte canne di bambù, che richiama le caratteristiche incannucciate che si vedono nei terrazzi delle case delle isole minori.

CATEGORIA – FARI. ‘Sotto una nuova luce’ – Riqualificazione energetica e funzionale del faro di Strombolicchio – la piccola isola vulcanica delle Isole Eolie – con la creazione di uno spazio ricettivo energeticamente autosufficiente attraverso l’adozione di sistemi attivi e passivi per la produzione di energia incentrati su solare ed eolico.

Menzione Speciale dalla giuria a ‘Jellyfish’. Avveniristica struttura offshore in grado di catturare energia dal moto ondoso e concepito per essere allacciato alla rete elettrica sulla terra ferma.

Fonte: ANSA

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