Archivio della categoria ‘EDILIZIA’

Efficienza energetica e sostenibilità a misura di condominio

Formazione in materia energetica e attenzione al sociale per sostenere le famiglie italiane. Questo quanto previsto dall’accordo quadro firmato dalla più grande associazione italiana di amministratori immobiliari

Combattere  l’attuale momento di crisi economica e venire incontro alle esigenze delle famiglie sul fronte dei servizi energetici. Con questo duplice obiettivo nasce l’accordo quadro firmato oggi da ANAMMI, l’Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d’Immobili, e Metaenergia, società specializzata nella fornitura di energia elettrica e gas. L’intesa prevede l’apertura di sportello dedicato alle problematiche condominiali in materia di energia, consultabile dai 13mila associati ANAMMI che potranno così contare su una consulenza a tutto campo sia in merito all’erogazione dei servizi sia per ciò che concerne le soluzioni energetiche più adatte alle esigenze di ogni singolo condominio. Lo scopo ultimo è quello di garantire un effettivo risparmio sulle bollette dei condòmini, migliorando l’efficienza energetica negli edifici.

Spiega Maurizio Molinari, presidente di Metaenergia, l’obiettivo primario è la fornitura di un servizio moderno e qualificato, che consenta una gestione trasparente dei contratti di fornitura ai condomini”. “Sono previste misure – continua Molinari – che tengono conto delle particolari condizioni in cui si possono trovare le famiglie italiane in questo momento di crisi, studiate appositamente da Metaenergia e che rappresentano un’ulteriore novità all’interno dell’accordo raggiunto”.

FONTE : Rinnovabili.it

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Rifiuti stradali: innovativi impianti per trasformarli in materiale edile

rifiuti stradali, grazie a degli innovativi impianti, possono essere trasformati in materiale edile. Gli impianti efficienti sono progettati in Italia, in provincia di Bergamo, e consentirebbero di recuperare più del 70% dei rifiuti che di solito si trovano lungo le strade delle città. In che cosa consistono questi rifiuti? Sono costituiti da polvere, sabbia, terriccio, lattine, cartaplastica. Una vera novità in termini di smaltimento dei rifiuti, per giungere anche ad una migliore gestione della spazzatura. La conservazione ambientale può essere garantita anche in questo modo.

Gli innovativi impianti per la raccolta dei rifiuti stradali sono stati messi a punto da Ecocentro Tecnologie Ambientali, che fa parte del gruppo Esposito. Ilriciclo dei rifiuti diventa la strategia essenziale per badare alla sostenibilità ambientale. È infatti da ricordare che i rifiuti stradali recuperati vengono utilizzati per essere impiegati in edilizia. Grazie ai rifiuti raccolti si può ricavare la sabbia e la ghiaia all’insegna di un’edilizia sostenibile degna di questo nome. Il riciclaggio consente di passare dallo sporco stradale al materiale edile.

La gestione dei rifiuti è importante, perché consente di ridurre anche le emissioni. Gli impianti in questione sono stati realizzati o sono in fase di realizzazione soprattutto in alcune regioni, come la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Il rimedio migliore per un corretto smaltimento dei rifiuti è quello della raccolta differenziata, attuata per mezzo di trucchi per farla bene e senza perdere tempo.

Nel caso di rifiuti stradali la questione è più complessa, ma le tecnologie innovative messe a punto negli ultimi tempi ci offrono importanti opportunità da tenere in considerazione.

 

Fonte: Ecoo

 

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Edifici efficienti: dall’UE un progetto che coinvolge i Comuni

La Direzione Generale Energia della Commissione europea propone ai Comuni europei un progetto per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici, finanziato attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei). Lo ha spiegato Antonello Pezzini, rappresentante di Confindustria in Europa e Consigliere Cese (Comitato economico e sociale europeo), durante il seminario internazionale sulla direttiva 2010/31/CE (leggi qui) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano.
Spagna, Italia, Germania – ha detto Pezzini – potrebbero partecipare con un opportuno progetto al Pic (competitive innovation programme) che ha i finanziamenti per sostenerlo. La Dg Energia, invece, triangolando con la Bei mediante il poderoso strumento del Patto dei sindaci, propone ai comuni di diventare soci dell’Europa per mettere a regime soprattutto gli edifici pubblici, attraverso un piano d’azione che preveda un finanziamento da parte della Bei e la restituzione del prestito in vent’anni, con un tasso di interesse 10-15 basic point sotto l’euribor a sei mesi.

I criteri per l’applicazione della nuova direttiva
Nel corso del seminario, focalizzato sullo stato dell’applicazione della nuova direttiva 2010/31/CE (sulla prestazione energetica degli edifici) nei diversi Paesi dell’Unione Europea e nelle differenti regioni italiane, sono stati illustrati i criteri da seguire per giungere nel giugno 2011 all’adozione della direttiva “EPBD recast”, al suo recepimento entro il luglio 2012 e alla sua applicazione tra gennaio e giugno 2013. Se si vorrà raggiungere l’obiettivo del 2020 – ha sottolineato Emmanul Cabau, rappresentante della Dg Energia Ue – bisognerà tener conto di tutte le forme di energia, non solo rinnovabili, e bilanciare il costo degli investimenti e il costo di manutenzione, per raggiungere il costo netto di efficacia energetica secondo la metodologia già applicata nell’ecodesign.

Direttiva sull’Eco-label e Direttiva sulle fonti rinnovabili
Dunque, i contenuti della direttiva 2010/31/CE andranno coniugati con quelli della direttiva 2010/30/CE sull’eco-label. L’Italia – ha spiegato Pezzini – dovrà normare entro l’anno prossimo, recependo tutti i contenuti della progettazione ecocompatibile, e considerando fondamentale nella assegnazione di un appalto il consumo energetico dell’edificio e le scelte adottate per la produzione degli impianti. Si tratta, ha aggiunto, di una rivoluzione dei criteri di valutazione, che avanza affrontando con la direttiva 2009/28/CE il tema del risparmio di energia da fonti rinnovabili, e introduce l’aerotermia come nuova fonte applicabile per il recupero termico (25-28%) attraverso l’uso di pompe di calore a bassa entalpia.

Ricerca su nuovi materiali
Pezzini ha inoltre ricordato che la DG Ricerca & Innovazione della Commissione europea ha a disposizione 2 miliardi di euro per sperimentare nuovi materiali per avere una trasmittanza su una parete verticale opaca comparabile con il risparmio energetico. Inoltre, l’Eie (Energia intelligente per l’Europa) propone con vari bandi centri di studio sull’omogeneità di calcolo per l’efficienza energetica degli edifici.

Fonte: Casa&Clima

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Edilizia agevolata: in Alto Adige contributi per il risanamento dell’esistente

Incentivare il risanamento della cubatura già esistente all’interno dei centri abitati, riducendo così il rischio di ‘fuga’ verso le zone di espansione. È questo l’obiettivo che si è data la Provincia autonoma di Bolzano, che ha approvato una riforma dei criteri per i contributi a fondo perduto in tema di edilizia agevolata.
Chi, attualmente, costruisce alloggi per l’edilizia abitativa agevolata nelle zone di espansione può contare su contributi a fondo perduto, da parte della Provincia, pari al 50% dei costi di acquisto dei terreni e al 50% degli oneri di urbanizzazione.
Chi invece – ha spiegato il presidente Luis Durnwalder (foto) – acquista e risana una cubatura già esistente in centro abitato, non riceve questo tipo di sostegno. I rischi di tutto ciò sono piuttosto evidenti: c’è un forte incentivo a costruire ex-novo in periferia, utilizzando nuovi terreni e contribuendo a svuotare i centri abitati nei quali abbondano le cubature non utilizzate.
Prendendo come riferimento i comuni di Bolzano, Sluderno e San Lorenzo, la Giunta provinciale ha partorito una proposta che punta a ribaltare questo gap a favore del risanamento di alloggi già esistenti. In sostanza, il sostegno della Provincia si concretizzerà in un contributo a fondo perduto che potrà raggiungere al massimo il 50% del valore della cubatura. Il presidente Durnwalder ha citato come esempio il comune di Sluderno.
Per l’acquisto e il risanamento di un alloggio di 100 metri quadrati in centro abitato – ha spiegato – il contributo potrà raggiungere un massimo di 49mila euro, mentre per una costruzione ex-novo in una zona di espansione non potrà superare i 21mila euro. L’obiettivo finale è quello di favorire un maggiore sfruttamento della cubatura già esistente, evitando allo stesso tempo che nei nostri paesi e nelle nostre città si assista al fenomeno dello svuotamento dei centri abitati.

Fonte: Casa&Clima

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Finlandia: prefabbricato vince l’E2 Timber Competition


Ispirandosi alla maison Domino di Corbusier, tipologia abitativa basata sulla ripetizione della struttura a telaio, il team di Bjarke Ingels, talento della new architecure danese, si è aggiudicato il primo premio all’interno della Timber Competition Ecology+Economy. Un concorso, proposto quest’anno dalla città di Kouvola (Finlandia), in partnership con alcuni organismi locali, che punta ad ottenere una soluzione concettuale per la progettazione di edifici in legno su più livelli e di ampia metratura sviluppando “Wood-Inno”, un futuro ‘Centre of Competence in Timber Construction’. Ed è stato il progetto presentato dal team di BIG, insieme a Pirmin Jung Engineers for Wood Constructions e al gruppo di architetti e ingegneri finalndesi AOA, Vahanen Engineers e Stora Enso, a convincere maggiormente la giuria.
PREFABBRICATO ADATTABILE A DIVERSI USI E LUOGHI. Puu-Bo, questo il nome della struttura modello, si propone come una soluzione residenziale prefabbricata, realizzata interamente con materiali efficienti che, per la sua flessibilità, permette di ottenere varie tipologie edilizie, senza stravolgimenti. Come commenta lo stesso Ingels: I medesimi elementi che compongono questo progetto pilota possono essere usati per un palazzo ad uso ufficio, come per un grattacielo in legno, senza alcuna perdita nell’efficienza dei materiali. Fin dall’inizio, il punto di arrivo di BIG voleva essere progettare un edificio che potesse adattarsi ad ogni ambiente, tipologia ed uso, ribadisce Thomas Christoffersen, Partner-in-Charge di BIG.
INSEDIAMENTO ABITATIVO SUL FILONE DEL COHOUSING. Come luogo di insediamento il gruppo di lavoro ha scelto un’area della città di Kouvola, nel Sud della Finlandia, con ampie viste su spazi verdi e una panoramica sul fiume che costeggia il centro abitato, elementi di vicinanza alla natura da sempre tenuti in grande considerazione nei progetti urbani dello studio BIG. L’edificio ospita numerosi locali, dei quali quelli a piano terra hanno tutti accesso diretto al parco urbano circostante. Ispirato al Domino di Le Corbusier, Puu Bo combina al suo interno una varietà di tipologie abitative, da abitazioni su 8 piani a case basse con cortile condiviso. Ne risulta un vero e proprio mini villaggio, al cui interno trovano spazio anche parchi, campi sportivi, aree allestite per i bambini, sauna – fedelmente alla migliore tradizione finnica-, il tutto messo in collegamento da percorsi pedonali interni e lungo il perimetro dell’edificio.

Fonte: Casa&Clima

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Russia: ecovillaggio con case biodegradabili

Nella regione di Kaluga, a sud-ovest di Mosca, c’é un’isola felice: un ecovillaggio di nome Kovcheg, dove le case sono bio-degradabili e gli abitanti usano l’acqua di un ruscello.
La costruzione di Kovcheg (che in russo significa arca) è cominciata diversi anni fa, ma solo nel 2009, dopo una dura battaglia con le autorità locali, è stato riconosciuto ufficialmente ed inserito nelle mappe geografiche. Oggi occupa 120 ettari circondati da una foresta e divisi in 80 lotti individuali dove vivono una quarantina di famiglie. A Kovcheg, 170 chilometri da Mosca, gli ultimi arrivati possiedono le abitazioni più ecologiche. Galina, una donna di circa 50 anni, si è trasferita nel villaggio due anni fa con il marito, sua sorella e sua figlia. La nostra casa è fatta di paglia e argilla e quindi, se un giorno decidessimo di abbandonarla, sarebbe totalmente biodegradabile, ha detto al periodico in lingua francese “Le Courrier de Russie”.
Un altro pezzo forte di Kovcheg è la casa dell’apicoltore Fiodor. L’ha costruita lui stesso con legno e una miscela di canapa e lino che garantisce un totale isolamento termico. Nel villaggio vivono persone che svolgono i mestieri più svariati, informatici, medici, attori, artisti. Alcuni hanno optato per il telelavoro. Quasi tutti consumano i prodotti dei loro orti, coltivati con metodi biologici. Le spese comuni sono garantite dalla vendita di oggetti artigianali, da seminari educativi sull’apicoltura e sulle costruzioni ecologiche e dalla produzione di documentari. I lotti non sono divisi da barriere, muri o cancelli e sono molti gli spazi di vita comune. Gli abitanti si riuniscono regolarmente in assemblea per prendere decisioni quali la costruzione di una ‘bania’ (a metà tra una sauna e un bagno turco) o l’installazione di una parabolica. I bambini frequentano una scuola autogestita nel villaggio, dove si insegna tra l’altro a differenziare i rifiuti, nella speranza – dice una madre – che un giorno questa pratica entri nelle abitudini di tutti i russi.

Fonte: Ansa

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Baviera: la casa ispirata alla Bauhaus

Una casa dove potersi riposare in mezzo alla natura: questo era il desiderio dei proprietari. Siamo in Baviera, nelle vicinanze di Ammersee-un villaggio con le tipiche case dalle finestre di legno scuro. E’ in questo contesto tradizionale della Germania del Sud che si trova la casa HI-MACS, dal nome del materiale principale dell’edificio, la pietra acrilica. Per la villa, il designer Karl Dreer si è ispirato allo stile Bauhaus. Dominano infatti linee minimaliste e simmetriche e forme pulite. La struttura, a pianta rettangolare in stile moderno, è sormontata da due volumi luminosi e aerei, con un unico pian terreno. L’edificio ispirato ad un design moderno ed estremo, non dimentica l’impatto ambientale. Nella sua costruzione, infatti, si è privilegiato l’uso di materiali ecologici, con un occhio di riguardo al risparmio energetico.
La struttura della casa è stata realizzata in tavole di pino sovrapposte trasversalmente e incollate, rivestite da uno strato di materiale isolante intonacato bianco. Grazie a questa tecnica la casa è stata costruita in pochi giorni. Come materiale di completamento e finitura è stata utilizzata pietra acrilica. Il progettista spiega che la scelta è ricaduta su HI-MACS per la sua versatilità di impiego, indipendentemente dalla condizioni atmosferiche che l’edificio dovrà sopportare, dalla presenza di alti tassi di umidità o di carichi pesanti. Le porte d’ingresso di grandi dimensioni, realizzate in HI-MACS, sono affiancate da ampie vetrate schermate da lamelle sempre in HI-MACS, che fungono da riparo della privacy e dal riverbero. All’interno gli spazi sono luminosi, grazie alla luce naturale delle vetrate, al sapiente uso dell’illuminazione artificiale a led, grazie anche all’altezza generosa delle stanze e alla scelta del colore bianco, che domina su pareti e arredo. Il tavolo della sala da pranzo, lungo 3,85 metri, è l’elemento centrale del primo piano attorno al quale ruotano cucina e soggiorno. Anche nella cucina colori chiari e linee pulite. La parte anteriore ed il piano con il lavello integrato sono realizzati in HI-MACS e le proprietà del materiale minerale sono pienamente sfruttate. Non ci sono infatti giunzioni ed il piano unico appare come un’unità funzionale ed igienica, grazie alla tenuta a umidità, acqua, batteri e muffe. A differenza di marmo, granito e mattonelle, la pietra acrilica garantisce assorbimento agli urti ed è più indulgente verso gli “incidenti domestici”, contenendo i danni causati da vetri caduti, contenitori, bottiglie. Anche nel soggiorno è stato utilizzato HI-MACS, sia per la creazione del coffee table vicino ai divani che per la realizzazione dell’involucro del camino a gas, lungo 2,30 metri. Pietra acrilica in tonalità arctic white anche per il pavimento esterno e per la bordatura della piscina. In questo modo viene mantenuta una continuità visiva e l’area esterna appare come una sola unità, interrotta solo dalla macchia azzurra dell’acqua.
Al primo piano nel volume di destra si trovano la camera da letto ed il bagno, caratterizzato da un lunghissimo lavabo di 2,50 metri realizzato in HI-MACS, così come le pareti,il piano doccia e il lavabo free standing collocati sul lato opposto del lavabo. Nel volume di sinistra sono invece collocati la Fitness area e gli uffici. Nella fitness e wellness area la doccia, il lavabo, le mensole e le piccole sedute sono anch’esse in HI-MACS. Nella sauna,in pietra acrilica, solo le panche sono realizzate in legno. Una piccola parete divide la wellness area dagli uffici, dai quali si accede ad una terrazza affacciata sul giardino, dove il parapetto, il tetto e tutti gli altri dettagli esterni sono realizzati in HI-MACS.

Fonte: Casa&Clima

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In Trentino Alto Adige: legno certificato sostituisce il cemento

Per chi pensa che Il Trentino Alto Adige sia famoso solo per le suggestive montagne, le ottime grappe e le buonissime mele dobbiamo comunicargli che non è proprio così. Questa regione, infatti, è quella che sta promuovendo maggiormente (con ottimi risultati) l’utilizzo del legno come alternativa al cemento. Non tutti sanno che l’edilizia del legno ha tutta una serie di caratteristiche che dovrebbero fargli meritare una fetta ben più ampia di mercato. Il legno è leggero, flessibile, di facile reperibilità, lavorabile, ha un buon comportamento strutturale ed è facile da montare. Ciononostante occupa una percentuale irrisoria come numero di edifici costruiti sul mercato italiano. Come mai? La risposta è semplicissima: lobby del cemento. Nella regione più settentrionale d’Italia, fortunatamente, la situazione è decisamente in controtendenza. Da queste parti, infatti, tutto il sistema produttivo che vede il legno protagonista non è solo sviluppato alla perfezione, ma è anche tarato nei migliori e più scrupolosi canoni dell’eco-sostenibilità.
Le due province, Trento e Bolzano, partono proprio dal principio, considerando il bosco come fulcro portante per la costruzione di case in legno. Da un lato c’è l’Alto Adige dove la maggior parte dei boschi è in mano a privati. Nel capoluogo di provincia, invece, sono i comuni ad aver in mano la gestione. Nonostante questa diversità, però, entrambe hanno capito l’importanza del bosco come bene collettivo. Deducendone tutti i benefici che possono trarne: come quelli ambientali attraverso l’assorbimento di C02, in termini turistici, promuovendo l’economia e i valori ad esso legati e – infine – anche con tutte quelle funzioni ricreative. E per valorizzare, al meglio, tutte queste risorse forestali cosa occorre? Niente di impossibile. Esiste una certificazione che si chiama  PEFC. Questa non fa altro che garantire che la provenienza del legno che tu hai sotto mano sia quella di un bosco gestito in maniera corretta ed ecosostenibile. Proprio come fanno, in modo ottimale, da queste parti. In Trentino Alto Adige ben l’80% dei boschi è certificato, in Italia solo il 10%. Questa regione dimostra di essere speciale non solo nel suo statuto, avendo sposato questo modo di gestione ha anche facilitato la diffusione di realtà edili che vogliano costruire utilizzando il legno. Il comune di Trento, ha addirittura deciso di promuovere maggiormente questa possibilità. Chi, infatti, decida di costruire in legno certificato è come se costruisse in modo “invisibile”, in altre parole le parti in questione non vengono conteggiate nelle perizie abitative, facendo aumentare altezze e l’area della struttura. I vantaggi di una scelta del genere sembrano evidenti, ma fortunatamente non sono finiti. Anche i prezzi sono pressoché identici a quelli del cemento. Il mito che vorrebbe le costruzioni in legno lussuose o economicamente esose è proprio da considerare tale. I costi, infatti, sono solo leggermente più alti. Evidenti, però, i vantaggi. Una casa in legno è veloce, pensate in 72 ore può essere fatta! E’ antisismica. E’ economica, contribuendo in modo evidente ad aumentare il risparmio energetico. E’ più sicura: il legno “avverte”. Questo vuol dire che nella malaugurate ipotesi di crollo, questo materiale “canta” facendo capire che qualcosa non va. Il cemento, al contrario, si distrugge da un momento all’altro. Ricordate il terremoto umbro del 1997, dove crollò una parte della Basilica di Assisi? Indovinate quale parte rimase su? Esatto, quella in legno! Insomma, il mercato del legno deve crescere perché migliora le qualità della vita. Il Trentino Alto Adige l’ha capito e sta giustamente investendo. Promuovere il certificato PEFC è solo il primo fondamentale passo per arginare l’industria del cemento, provando a combattere la sua speculazione. D’altronde certificare deriva dal latino certus (certo) e facere (fare): fare con certezza. Fidatevi, le civiltà classiche difficilmente si sbagliavano.

Fonte: GreenMe

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Assovetro: concorso per le scuole con ”The Daily Glass”

Il vetro entra in classe. Prende il via infatti il concorso The Daily Glass organizzato, per il quarto anno consecutivo, da Assovetro (l’Associazione nazionale degli industriali del vetro) e da Coreve (il Consorzio recupero vetro) per trasformare gli alunni in piccoli giornalisti alla scoperta dei vantaggi del vetro per ambiente, salute e sicurezza alimentare. Il concorso, che si svolge nell’ambito del protocollo d’ intesa sottoscritto con il ministero della Pubblica Istruzione, si rivolge agli alunni delle classi quarta e quinta della scuola primaria e prima e seconda delle scuole secondarie di primo grado e prevede un percorso in due tappe: un momento formativo e uno operativo. Mi auguro – ha detto Antonio Lui, Presidente della sezione vetro cavo di Assovetro – che questa quarta edizione del premio riceva un numero sempre maggiore di adesioni da parte delle scuole italiane. E’ importante che le nuove generazioni scoprano tutte le virtu’ del vetro, un materiale riciclabile al 100%, che fa bene all’ ambiente e non nuoce alla salute. Durante la prima tappa del percorso, grazie ad un kit multidisciplinare che puo’ essere richiesto gratuitamente, si realizza una vera e propria attivita’ didattica, svolta con l’ ausilio degli insegnanti, che deve servire a far conoscere e approfondire le qualita’ del vetro soprattutto focalizzandosi su cinque temi: ambiente, raccolta differenziata, riciclo, salute, sicurezza. Nella seconda, invece, i ragazzi si improvviseranno giornalisti per realizzare sul campo articoli, interviste, video, foto, disegni, inchieste che, dopo la selezione di un giornalista professionista, contribuiranno ogni mese alla redazione di un giornale on line, ”The Daily Glass”. A fine anno scolastico, una giuria di esperti selezionera’ le classi che hanno prodotto i migliori ”pezzi” giornalistici nelle varie categorie (miglior articolo, migliore inchiesta/reportage, miglior video/foto/disegno) e le premiera’ nel corso di una apposita cerimonia. L’ educazione ambientale – ha detto Enzo Cavalli, Presidente del Coreve – si apprende meglio sui banchi di scuola. E’ importante che temi come quelli della raccolta differenziata e del riciclo entrino nel patrimonio conoscitivo dei ragazzi sin dalla piu’ giovane eta’. Ben venga quindi questo concorso che coinvolge tanti alunni e tante scuole. Lo scorso anno sono stati distribuiti 1.466 kit didattici a 286 scuole e 53 classi sono scese in lizza, con una crescita percentuale di circa il 130% rispetto all’ anno precedente.

Fonte: Ansa

 

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Filippine: la scuola di plastica

Costruire una scuola con bottiglie di plastica e malta. Non è solo riciclo creativo di rifiuti, ma è molto di più. Il progetto Bottle school è stato portato a termine dalla MyShelter Foundation nelle Filippine, nella città di San Pablo Laguna nei pressi di Manila.
Tra gli obiettivi della Fondazione proprio la diffusione dell’architettura sostenibile che utilizzi materiale ricavato in loco. E a San Pablo Laguna abbondano le bottiglie in plastica e in vetro. A gestire il progetto Illac Diaz che ha raccontato di come lo abbiano anche deriso quando ha avanzato la sua idea: non è mai una cosa facile per le persone pensare a costruzioni alternative. E’ davvero molto difficile ottenere sostegno su qualcosa se la gente non sa cosa di cosa si sta parlando e se non è mai stato visto prima. Ogni anno ci mancano circa 7.000 classi. Questa carenza non è causata solo dalla crescente popolazione di studenti, ma anche dalle aule che sono danneggiate ogni anno dai forti tifoni. D’altra parte bere una soda richiede solo 7 minuti, mentre una bottiglia di plastica sopravvive almeno 700 anni. Così abbiamo pensato a questa nuova soluzione sostenibile, che è sia educativa sia ambientale.

Fonte: Ecoblog

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Il legno cemento: un materiale performante da riscoprire

Il legno-cemento nasce in Germania nel 1946 e da allora sono stati realizzati numerosi edifici con questo materiale altamente performante.
Si pensi che, solo in Austria, questo materiale è stato usato per circa il 40% delle costruzioni esistenti. Questo materiale nasce dalla perfetta miscelazione di un prodotto naturale dalle ottime proprietà termiche, il legno, e da un materiale da costruzione plasmabile, il cemento portland. Viene prodotto utilizzando scarti di lavorazioni del legno, macinati e miscelati con parte di ossido di ferro, acqua, e cemento portland. Inizia così il processo detto di “mineralizzazione”. I blocchi prodotti vengono asciugati attraverso forni e richiedono poi una stagionatura di circa 28 giorni. Il legno cemento garantisce una ottime prestazioni dal punto di vista acustico, termico, di traspirazione degli ambienti, di resistenza al fuoco e verso le azioni sismiche. Ulteriore vantaggio è quello di erigere una costruzione in modo rapido ed economico, poiché non necessita di malta ed i blocchi vengono, quindi, montati a secco. Dentro i blocchi viene poi gettato del calcestruzzo che garantirà la struttura portante dell’edificio. Le ottime prestazioni del legno cemento mineralizzato garantiscono, quindi, un ottimo comfort abitativo ed un notevole risparmio energetico che si traduce in un minor costo del riscaldamento d’inverno e del condizionamento d’estate.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Curface:mobili eco dai fondi del caffè

Prendete un caffè, macchiato, lungo o decaffeinato che sia e immaginate di voler riciclare il più possibile. Tazzina o bicchiere, cucchiaio o paletta… tutto! Tazzina e cucchiaino, a meno che non siano in plastica, si riutilizzano; l’eventuale palettina invece, può essere trasformata in originali mobili, trasparenti o meno firmati dal gruppo Verissimo. Restano solo i fondi del caffè che finiscono nell’organico.
E se invece non fosse così?
Se anche i fondi di caffè potessero essere riciclati? Sembra strano ma è possibile. Ad inventare il sistema è stata l’azienda londinese Re-worked che ha sperimentato un metodo per trasformare i fondi del caffè in oggetti di arredamento, in particolare tavoli e sedie. Il nuovo materiale ecologico inventato dal gruppo di designer a capo dell’azienda, è Curface, un mix tra Coffee e Surface ed è ottenuto mescolando ai fondi di caffè della plastica riciclata post-consumo. Naturali, riciclati e disponibili in grandi quantità (basti pensare a quanti caffè ognuno di noi prende in un giorno…), i fondi del caffè hanno tutti i vantaggi di un materiale ecologico!
I fondi utilizzati per produrre Curface, provengono da uffici, caffetterie e fabbriche alimentari e prima di essere miscelati a plastica riciclata post consumo (in particolare quella proveniente da RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), vengono opportunamente sterilizzati e compressi in lastre. La plastica riciclata per il confezionamento di Curface, viene fornita da Axion Polymer, un’azienda specializzata nel riciclo di materiali plastici.
Si ottengono delle superfici (Surfaces) di un colore scuro come caffè del quale emanano l’aroma. Si tratta di superfici che possono essere adoperate per realizzare tavoli oppure sedie e che, stando alle dichiarazioni di chi ha avuto il piacere di vederle, sono al tatto un misto tra la pelle ed il legno.
La Re-worked intende proporre inizialmente il suo prodotto ecologico in bar e caffetterie, così da sensibilizzare i clienti sul tema del riciclo e fare in modo che i più “eco” possano sorseggiare il proprio caffè con serenità sapendo che gli scarti che ne derivano avranno una nuova vita.

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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Bioedilizia: le piastrelle da soffitto nascono dalle bottiglie di plastica

Grazie ad una costante attività di ricerca, alla dedizione e al desiderio di sperimentare degli addetti ai lavori, la bioedilizia sta davvero facendo passi da gigante. L’obiettivo principale è di studiare e realizzare progetti che siano salutari sia per l’uomo che per l’ambiente, impiegando esclusivamente materiali atossici ed eco-compatibili. È questo il caso, ad esempio, di un prodotto proveniente dalla costa occidentale degli Stati Uniti: pannelli e piastrelle da soffitto derivati dal riciclo della plastica. A prima vista, sembrerebbe un po’ assurdo o, alla meglio, improbabile, riuscire a conciliare plastica e bioedilizia: e invece la soluzione escogitata da Ceilume, un’azienda californiana all’avanguardia nella produzione di rivestimenti per interni, ha smentito ogni possibile pregiudizio. L’azienda ha infatti lanciato una linea di piastrelle in un materiale innovativo, appositamente realizzato, testato e brevettato. Stiamo parlando di Ceilume-P40-Plus, un composto proviene per il 60% dal riciclo; di questa percentuale, ril 40% è rappresentata proprio da bottiglie di plastica destinate a finire in discarica. L’ innovativa collezione di piastrelle da soffitto ecosostenibili di Ceilume, Sustainable Ceiling Tiles, è attualmente disponibile in sei stili diversi. Oltre a provenire dal riciclo, le piastrelle sono a loro volta riciclabili. Sono poi semplici da installare, non avendo bisogno di trattamenti particolari. Tra le loro caratteristiche troviamo la proprietà di riflettere la luce, che consente di sfruttare al meglio l’illuminazione naturale e di risparmiare sia energia che costi di bolletta, e quella di non assorbire né umidità né cattivi odori. Per questo, e per il fatto di essere facilmente pulibili, le Sustainable Ceiling Tiles sono particolarmente indicate per i soffitti di bagni e cucine.Il Ceilume-P40-Plus, il materiale “inventato” dalla Ceilume per rendere ecologici e sostenibili i suoi pannelli e le sue piastrelle, è stato recentemente premiato ai Bloom Awards dell’American Society of Interior Design, nella categoria dei materiali innovativi.

Fonte: Greenme

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Jakarta: il ristorante giapponese in bambù che assorbe CO2

Il sogno di un ristoratore indonesiano diventa realtà. Dopo averlo tanto desiderato, il suo ristorante giapponese all’aperto prende vita a Jakarta. Flessibile, accattivante e per di più eco, è stato progettato dal DSA+s che ha pensato ad una struttura leggera, facilmente montabile ma anche smontabile il caso di insuccesso. Inizialmente infatti, il proprietario era molto in dubbio sul successo che un ristorante etnico, per lo più all’aperto avrebbe potuto avere a Jakarta e aveva incaricato il DSA+s di realizzare una struttura economica e smontabile. Il problema di un Japanese Noodle restaurant all’aperto è stato risolto dal gruppo di progettazione sfruttando la ben nota forma dell’ombrello, in grado di riparare da sole, vento e pioggia. Il ristorante si snoda infatti sotto tante grandi strutture a forma di ombrelli rovesciati che, sovrapponendosi tra loro, proteggono i clienti dalle condizioni meteorologiche avverse. Hanno tutti dimensioni ed altezze diverse e sono in grado di convogliare al loro interno l’acqua piovana. La bellezza e la particolarità di questo ristorante sta nel fatto che è interamente in bambù.  Canne grandi e piccole si alternano collegate tra loro da semplici corde integrandosi perfettamente nel paesaggio. La sostenibilità dell’intervento sta non solo nel suo bassissimo impatto visivo nel contesto, ma anche nella scelta del materiale. E’ ben nota infatti la rapidità con cui il bambù è in grado di riprodursi e la sua capacità di assorbire la CO2. La possibilità di smontare la struttura una volta realizzata, inoltre, potrebbe in futuro evitare nuove costruzioni.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Bio-Glass: Superfici Riciclate e Riciclabili

bio-glassBio-Glass è un prodotto di Coverings Etc: l’azienda afferma che è al 100% riciclato e riciclabile. Come molti altri prodotti sul mercato, anche questo è realizzato con bottiglie riciclate. Tuttavia, secondo il Green Building, il prodotto è fatto con con contenuto riciclato pre-consumo, post-consumo in una miscela di entrambi, a seconda del colore. Bio-Glass è disponibile in sei colori: acquamarina, smeraldo, ambra fossile, malachite, giada orientale e bianco diamante. Viene fornito di una superficie in argento con la certificazione di Cradle 2 Cradle e non contiene coloranti o additivi. Bio-Glass è venduto con una finitura naturale in fogli da 110x49x3/4.

La provenienza della materia prima determina il colore del prodotto finale: le piastrelle bianche derivano da vetro riciclato pre-consumo (di cui è possibile controllare la contaminazione e l’esatta derivazione), mentre le colorazioni più scure identificano le lastre realizzate con materia prima riciclata post-consumo. Katherine Salant del Washington Post ha segnalato Bio-Glass a Greenbuild  di recente ed è stato valutato 1900 € circa al metro quadrato (installazione esclusa) da Coverings Etc. Ha affermato che il materiale di cui è composta la superficie è ottenuto dal riscaldamento e dalla fusione di schegge di vetro riciclate, un processo che gli conferisce un “look” distintivo. “Bio-Glass offre un materiale verde ma senza compromessi sull’estetica. 100% vetro riciclato: no coloranti o altri additivi. Riciclabile al 100% e può essere inserito nel contenitore stesso riciclo del vetro insieme a bottiglie di bevande”, spiega il web site dell’azienda produttrice che presenta un prodotto riciclato e riciclabile ma esteticamente pregiato.

Links utili e approfondimenti

Fonte: GenitronSviluppo

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Italia: più 4 milioni di case negli ultimi 10 anni e più 5,2 milioni di case vuote

Un'altra casaIn 10 anni sono stati costruiti in Italia 4 milioni di case. Contemporaneamente ci sono 5,2 milioni di case vuote solo nelle grandi città. A proposito del consumo di territorio nel 1995-2006 sono arrivati i calcoli di Legambiente. Il rapporto si intitola “Un’altra casa”  (qui, il comunicato stampa di Legambiente). I calcoli di Legambiente non riguardano il suolo urbanizzato ma solo quello occupato dagli edifici in senso stretto. Nel 1995-2006 ne sono stati costruiti per 72.000 ettari (720 chilometri quadrati, se preferite), senza tener conto delle strade per arrivarci. E senza tener conto di parcheggi e giardini. Come mai è così difficile trovare casa, allora?
I 72.000 ettari che a Legambiente risultano edificati in 10 anni sono si traducono appunto in 4 milioni di alloggi. Più quelli ampliati. Più quelli condonati o tuttora abusivi. Più uffici, capannoni e centri commerciali. A Legambiente risultano anche 5,2 milioni di alloggi vuoti nel 2009 solo ne lle grandi città: rappresentano 1,2 milioni di alloggi in più rispetto a quelli edificati nel decennio precedente. E alle case vuote nei grandi centri urbani bisogna aggiungere le case di villeggiatura e le case sfitte nei centri abitati di piccole e medie dimensioni. Significa che il patrimonio abitativo del 1995 bastava ed avanzava abbondantemente all’Italia del 2006. Nel 2009 nelle grandi città c’erano 5,2 milioni di alloggi vuoti ma si sono verificati 61.000 sfratti esecutivi: gente che ha dovuto lasciare la propria casa senza essere riuscita a trovarne un’altra. E’ assurdo, non vi pare? Però questa assurdità è la realtà italiana. Legambiente la spiega chiamando in causa la pessima qualità del patrimonio abitativo, la mancanza di edilizia pubblica (cioè di case affittate a basso prezzo), la speculazione edilizia, la tendenza ad investire i capitali rientrati dall’estero in mattoni e cemento. Tutto vero. Io però lo direi anche in un altro modo: la libertà di costruire (le deregulation, i condoni varati o tentati e tutto il resto) non ha risolto – e anzi ha aggravato – i mali italiani. Quei 5,2 milioni di alloggi inutilizzati ce li ritroviamo sulla gobba tutti. Non solo sotto forma di scempio paesaggistico, infinite periferie urbane e consumo di territorio: è la semplice legge della domanda e dell’offerta. Il mattone è una bolla, prima o poi scoppierà. Con tutta quell’edilizia inutile e inutilizzata, i prezzi già stanno scendendo (crollate le compravendite, cresciuto l’invenduto, nota Legambiente) e non potranno che crollare. Ci rimetteranno coloro che hanno investito nella casa i sudati risparmi di una vita. Ma prima o poi qualche grande costruttore rimarrà con il cerino in mano.

Fonte: Blogeko

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Proposta di legge 3493: ingegneri e architetti contro l’ampliamento delle competenze dei geometri

Non è ancora iniziato l’iter in Parlamento, ma la proposta di legge 3493 che amplia le competenze dei geometri e dei periti edili, sta già tirandosi addosso critiche di ingegneri e architetti. Il disegno di legge 3493, presentato il 20 maggio scorso dal deputato Daniele Toto, riprende pressoché integralmente il disegno di legge 1865 presentato alla fine del 2009 dalla senatrice Simona Vicari e propone di consentire a geometri, geometri laureati, periti industriali specializzati in edilizia e periti industriali laureati di occuparsi di progettazione architettonica e strutturale, collaudo statico e amministrativo, ristrutturazioni. Contro il ddl Toto si sono già espressi i Consigli Nazionali di architetti e ingegneri che, in una nota congiunta, hanno sottolineato che per esercitare le professioni di architetto e di ingegnere occorre superare percorsi universitari e non può una legge, prevedendo un semplice corso di 120 ore, annullare 5 anni di studio e hanno invitato i geometri e i periti edili a percorrere comunemente la strada della ragionevolezza preannunciando, in caso contrario, la propria ferma opposizione a proposte di legge basate sulle solite, inopportune ed antistoriche regalie all’“italiana”.
Nei giorni successivi si sono mobilitate le associazioni degli Ingegneri e degli architetti liberi professionisti.
Non su uno ma su quattro progetti di legge si concentra la protesta di INARSIND, il Sindacato nazionale ingegneri e architetti liberi professionisti italiani secondo cui dopo la sciagurata riforma dell’Università, varata da Berlinguer, dopo le liberalizzazioni di Bersani, dopo la catastrofe voluta, certamente in buona fede, dalla sinistra […] alcuni onorevoli di destra provano a distruggere in modo assolutamente casuale quello che resta delle libere professioni e più segnatamente delle professioni tecniche svolte dai laureati Architetti ed Ingegneri.
I progetti di legge nel mirino sono il ddl 503 “Disciplina delle libere professioni” presentato da Maria Grazia Siliquini – già contestato dagli ingegneri e dagli ingegneri juniores  – il ddl 1865 Vicari sulle competenze dei geometri e dei periti edili, il successivo ddl 3493 Toto sulla stessa materia e la proposta di legge 3522 “Delega al Governo per l’istituzione dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei liberi professionisti” presentata il 1° giugno 2010.
Con riferimento al ddl 3493 Toto, secondo INARSIND è incomprensibile che l’Avvocato Toto abbia ripresentato sostanzialmente la stessa proposta della Vicari (con la differenza che la modesta costruzione si è abbassata a 4.500 mc) aggravata dal fatto che, se la legge venisse approvata, queste competenze potrebbero essere svolte anche in “zona a rischio sismico non elevato per edifici con non più di tre piani fuori terra oltre al piano interrato o seminterrato e in  zona a rischio sismico elevato per edifici con  non più di due piani fuori terra, oltre al piano interrato o seminterrato”.
Crediamo – afferma INARSIND – che la buona politica debba impedire queste azioni che non sottostanno ad alcun disegno organico di riforma. Soprattutto in  questo momento in cui il Ministro della Giustizia, On. Angelino Alfano, si è dichiarato intenzionato a condurre in porto  la riforma delle professioni, attesa da oltre 25 anni, entro la fine della legislatura. Gli Architetti e gli Ingegneri Liberi Professionisti Italiani, in veste di garanti della qualità edificatoria sul territorio italiano, avevano già lanciato una petizione online per fermare la proposta di legge 3493 come è stato già fatto per il ddl 1865, chiedendo, inoltre, di avere in futuro l’opportunità, nel comune interesse, di esprimere un parere su disegni di legge di competenza propria della Professione di Architetto e Ingegnere con laurea quinquennale e triennale.

Approfondisci su: EdilPortale

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Architetti calabresi vincono il concorso “Progettiamo Messina”

Sono calabresi i quattro giovani architetti Alba Guerrera, Giuseppe Amalfa, Giulia Caridi e Anna Lucia Milone vincitori del concorso di idee Progettiamo Messina, promosso da Club service Rotary “Stretto di Messina” e “Messina Peloro” e Lions “Messina Peloro”. L’edizione 2010 della competizione, rivolta a laureandi o laureati da non oltre due anni in ingegneria e architettura, chiedeva ai partecipanti di pensare soluzioni e proposte per il miglioramento della qualità e della vivibilità degli Orti della Maddalena di Messina.
L’area militare degli Orti della Maddalena è baricentrica rispetto allo sviluppo dell’attuale città, posta al limite tra la maglia regolare di isolati e il tessuto più disordinato che si snoda al di sopra della circonvallazione, se restituita alla città potrebbe trasformarsi in un moderno parco attrezzato, un vero e proprio polo collettivo e valida alternativa a piazza Cairoli e alla piazza Sagrato della Cattedrale che di fatto sono gli unici punti di incontro della città. Un’area da connettere con il resto della città perché l’attuale destinazione d’uso militare priva la parte centrale di Messina di un’importante porzione di tessuto urbano che potrebbe dare respiro al ritmo serrato degli isolati. Sull’area insistono, oltre agli edifici militari, l’Ospedale Piemonte, unica struttura sanitaria nel centro della città, il santuario di S. Antonio, meta di pellegrinaggi per la presenza delle reliquie di S. Annibale Maria di Francia, e un mercato rionale. La riqualificazione degli orti della Maddalena di fatto valorizzerebbe anche queste istituzioni pubbliche e religiose, che a Messina, nella maggior parte dei casi, mancano di una piazza – spiegano dal team vincitore. La nostra proposta, partendo da quanto lo stesso strumento urbanistico prevede in quell’area, trasforma il grande quadrato degli Orti della Maddalena in un parco attrezzato contenente funzioni fortemente legate alla città col tentativo di restituirle quello che per molti anni gli è stato tolto. E’ il Piano Borzì il protagonista del progetto perché penetra prepotentemente nell’area attraverso tre grandi segni planimetrici che si configurano rispettivamente nel mercato ipogeo, nel percorso attrezzato e nel complesso polifunzionale. Altri importanti segni sono le piazze. Una si apre di fronte all’Ospedale Piemonte, al di sotto della quale viene pensato un parcheggio interrato collegato con il mercato. La piazza si sviluppa su tre livelli e riflette sul parco con un vuoto l’ingombro dell’ospedale, tra la piazza e il viale Europa si collocano dei contenitori di servizi. La seconda fa da cerniera tra il centro polifunzionale e gli edifici che vengono mantenuti dell’area militare e l’ultima è pensata per organizzare spettacoli all’aperto.
Al team vincitore va un premio pari a 2.000 euro.
La commissione giudicatrice ha assegnato un secondo premio agli architetti Daniele Pino e Antonietta D’Amico, destinatari di una somma pari a 1.000 euro.

Fonte: EdilPortale

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