Archivio della categoria ‘ENERGIA’

In Gran Bretagna progetto sperimentale per energia da onde

MACCHINA MARINA ENEL GREEN POWERROMA – Sarà sviluppato da Fortum, DCNS e AW-Energy, con il sostegno della Bretagna, un progetto per ricavare energia dalla potenza del moto ondoso. Il progetto si chiama WaveRoller e produrrà 1,5 MW di potenza utilizzando un convertitore di energia appoggiato sul fondo del mare che si attiva con il movimento delle onde (fenomeno Surge) ed è collegato alla rete elettrica a terra.

A finanziare lo sviluppo del WaveRoller, brevettato dall’azienda finlandese AW-Energy, è stata la Fortum, responsabile del progetto, che sarà gestito dalla società DCNS, specializzata nella difesa navale. Fortum e la svedese Seabased AB stanno attualmente costruendo un altro parco da 10 megawatt con le stesse caratteristiche a Sotenaes, sulla costa occidentale della Svezia.

“Questo progetto dimostrativo – spiega in una nota Matti Ruotsala, vice presidente della Fortum – combina il meglio della competenza finlandese e francese nelle energie rinnovabili, offre enormi prospettive su scala internazionale e grandi possibilità per l’economia e lo sviluppo industriale locale”.

Il fenomeno viene ritenuto particolarmente interessante tanto che l’Unione Europea ha di recente concluso uno studio che identifica circa 100 siti suscettibili di essere utilizzati per la produzione di energia elettrica dalle correnti marine. In Italia è lo stretto di Messina a essere stato identificato tra i siti più promettenti. Nel frattempo altri progetti si stanno sviluppando in altre parti d’Europa. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia che arriva direttamente dal Ministero dell’Energia della Scozia di un impianto capace di trasformare la forza imponente delle maree della zona in energia elettrica, situato a Pentland, tra le isole Orcadi e la Scozia continentale, che, entro il 2020, svilupperà una potenza di 9 MW.

 

FONTE: ANSA

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Fotovoltaico: Australia e Cile paradisi dell’energia rinnovabile

downloadUna fotografia della situazione sul fotovoltaico illustra come l’Italia abbia davanti a sé ancora moltissima strada nel campo delle energie rinnovabili. I due esempi di Australia e Cile giungono da qualenergia.it e danno un quadro degli obiettivi possibilmente raggiungibili anche in Italia.

In Australia oltre il 10% della popolazione possiede impianti fotovoltaici: l’equivalente per noi di 2,3 milioni di impianti fotovoltaici sui tetti. L’Università di Melbourne ha presentato in autunno una “road map” per rendere la produzione energetica dell’Australia totalmente sostenibile nel giro di qualche decennio. C’è da dire che questo è possibile perché il territorio offre vento, sole abbondante, e ampi spazi per lo sviluppo dell’energia solare ed eolica.

Progetti a parte, il cambiamento in Australia è nell’aria: il Parlamento australiano ha elaborato un documento dal titolo “The critical decade: Australia’s future-solar Energy” dal quale si può dedurre che in Australia è in corso una “rivoluzione energetica silenziosa”, ed ecco perché: l’11% della popolazione nazionale già utilizza sistemi fotovoltaici per l’alimentazione elettrica delle proprie case. Gli impianti fotovoltaici australiani sono passati da 8000 a oltre 1 milione dal 2007 ad oggi, fornendo elettricità a 2,6 milioni di persone. Di questo passo, secondo la Commissione parlamentare autrice del rapporto, nel 2050 un terzo dell’elettricità australiana sarà di origine solare, e si andrà ancora oltre.

Ma esiste un altro Paese nel quale si sta verificando una “corsa al sole”, nonostante lo Stato non conceda finanziamenti a parte l’uso delle terre demaniali, ed è il Cile. Anche qui, si parla di uno dei paesi del mondo più esposti alla luce.

Il governo cileno ha ricevuto domande per concessioni su un totale di 50.478 ettari di terreno. Queste terre sarebbero destinate 256 progetti Renc, “risorse energetiche non convenzionali” che comprendono: sole, vento e geotermia. A fine 2012 già 16 di questi progetti erano stati approvati, si tratta di 12 impianti fotovoltaici con 795 MW di potenza totali. E le approvazioni non sono finite: fra i progetti approvati nel 2013 dal Ministero del Patrimonio Nazionale si trovano i 250 MW di impianti fotovoltaici nelle mani di Enel Green Power, che in Cile costruirà anche impianti eolici e la prima centrale geotermica dell’America del Sud. Secondo Bloomberg, 1 GW di potenza fotovoltaica dovrebbe entrare in produzione entro il 2015, ma i progetti in attesa di essere approvati valgono almeno altri 3 GW.

Insomma, per l’Italia non ci sono scuse. Le energie rinnovabili sono alla portata di tutti, basta crederci. Al momento abbiamo oltre 550.000 impianti fotovoltaici: la strada è imboccata.

 

FONTE: www.energia.supermoney.eu

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Nuove batterie low-cost ‘riaccendono’ corsa a rinnovabili

Macworld/iWorld in San FranciscoUna nuova generazione di batterie ricaricabili low-cost potrebbe riaccendere la corsa alle energie alternative come l’eolico e il solare. Si tratta di nuove batterie a flusso capaci di produrre e immagazzinare energia senza le costose membrane normalmente impiegate per separare i reagenti al loro interno. Le hanno messe a punto i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Boston, che su Nature Communications spiegano come questi dispositivi potrebbero favorire la diffusione delle fonti rinnovabili risolvendo il problema della forte variabilità che caratterizza la loro produzione.

All’interno delle nuove batterie sono contenuti due liquidi (una soluzione di bromo e una di idrogeno) che vengono pompati attraverso un canale tra i due elettrodi per generare delle reazioni elettrochimiche che servono a produrre e immagazzinare energia. Per la prima volta non sono state usate delle membrane per separare i due liquidi, ma è stato sfruttato un particolare fenomeno, il flusso laminare, che ha consentito di far scorrere le due soluzioni in parallelo senza che provocassero reazioni indesiderate. In questo modo sono stati superati due importanti ostacoli che finora avevano limitato lo sviluppo di queste batterie: i costi troppo elevati e la scarsa affidabilità.

Entrambi i problemi erano riconducibili alle membrane, elementi particolarmente costosi e facilmente corrodibili per azione dei reagenti liquidi della batteria.

I ricercatori del Mit hanno anche sviluppato un modello matematico che descrive le reazioni chimiche che avvengono all’interno della batteria. Secondo i loro calcoli, il dispositivo potrebbe produrre energia a 100 dollari per kilowattora, un costo considerato appetibile per le società di servizi pubblici secondo gli esperti del Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti.

FONTE: ANSA

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Italia decimo mercato mondiale energie rinnovabili

Fiftieth anniversary of the March on WashingtonROMA, 28 AGO – L’Italia sale dall’undicesimo al decimo posto tra i mercati mondiali più interessanti per le energie rinnovabili. A stabilire il piazzamento del Belpaese è il nuovo ‘Renewable Energy Country Attractiveness Index’, la classifica dei Paesi che attirano più investimenti pubblicata oggi dalla società britannica Ernst & Young.

Ai primi tre posti della classifica si confermano Stati Uniti, Cina e Germania. Segue il Regno Unito, che guadagna una posizione grazie alla serie di annunci con cui il governo ha spiegato come intende sostenere in futuro le energie verdi. La top ten prosegue con Giappone, Australia, Canada, Francia e India.

L’Italia scalza dal decimo posto il Belgio, che scende all’undicesimo, grazie a una crescita più consistente della domanda di elettricità e a condizioni più favorevoli sul fronte dei tassi di rendimento delle obbligazioni a lungo termine e dei tassi di interesse a breve termine. Tra i primi venti entrano in classifica anche le europee Spagna (13/ma), Danimarca (14/ma), Portogallo (17/ma), Olanda (18/ma) e Svezia (19/ma). (ANSA).

 

FONTE: ANSA

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Energia: a Milano una rete elettrica sostenibile ed efficiente

lineaelettrodotto-8681-250-200-90-cAnche la trasmissione dell’elettricità può essere più sostenibile: in provincia di Milano, a Lacchiarella è stato inaugurato il primo cavo per reti elettriche ecosostenibile, ad elevate prestazioni e prodotto con materie prime riciclabili, che consente di ridurre l’impatto ambientale delle reti e di elevarne l’efficienza e la capacità di trasporto di energia.

Il cavo della rete elettrica sostenibile si chiama P-Laser ed è stato collaudato qualche giorno fa da Prysmian Group in località Lacchiarella, in provincia di Milano, con un collegamento a 150kV lungo circa 5 km. Agli estremi del collegamento è stato installato PryCam, lo strumento che consente monitoraggio e misurazioni degli eventuali impulsi generati dalle scariche parziali, permettendo di prevenire possibili guasti senza dover interrompere il servizio di rete.

 

Il cavo ecosostenibile ed efficiente rappresenta una piccola e grande rivoluzione nel mondo dell’energia. ‘Nei prossimi anni assisteremo ad un cambiamento radicale del funzionamento del sistema elettrico mondiale che offrirà numerosi vantaggi a tutti gli utenti in termini di efficienza, qualità e sicurezza della fornitura. I cavi a più elevate prestazioni e gli strumenti di monitoraggio intelligente rappresentano una parte fondamentale in questo processo di modernizzazione, per garantire una migliore prevenzione dei rischi, l’ottimizzazione dei carichi e un basso impatto ambientale’, spiega Fabio Romeo, executive vice presidente Energy Business di Prysmian Group.

 

FONTE: www.ecoseven.net

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Presto eolico offshore per fondali profondi

Parco eolico offshore di Middelgrunden, nel lago di CopenhagBRUXELLES – Presto i parchi eolici potranno essere installati anche al largo delle nostre coste: la profondità dei fondali italiani era stata fino ad ora il maggior ostacolo per l’eolico offshore, ma secondo uno studio condotto dalla lobby industriale del settore (Ewea) i tempi sono maturi e il primo parco in fondali profondi potrebbe già essere costruito e collegato alla rete di distribuzione nel 2017. Così, anche se restano alcuni problemi da risolvere, la commercializzazione è prevista nel giro di cinque o sei anni.

I progetti pilota europei già realizzati o in cantiere sono 27 (Portogallo, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e Svezia), nessuno in Italia, anche se è proprio nel Belpaese che già nel 2008 e’ stato realizzato uno dei primi studi sull’eolico offshore profondo, in Puglia, nell’ambito del progetto Tricase a 213 km dalla costa e a 113 m di profondità.

Le nuove tecniche di ancoraggio, simili a quelle delle piattaforme petrolifere, permetteranno di costruire parchi eolici flottanti a distanza di 100 km dalla riva e ad una profondità di 100 m, con turbine da 5 KW. Ciò non comporterà secondo i dati Ewea, un incremento nè sui costi di realizzazione nè su quelli dell’energia prodotta rispetto ai parchi offshore esistenti e permetterà di superare il limite fino ad oggi costituito proprio dalla profondità dei fondali.

Secondo le previsioni Ewea l’offshore nel 2020 potrà fornire 40 GW, pari al 4% dell’elettricità consumata in Europa e nel 2030 150 GW sufficienti a fornire l’elettricità consumata da 145 milioni di famiglie.

FONTE: ANSA

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In Puglia il primo impianto geotermico del Mezzogiorno

pompa_ciepla17975411Per la Puglia è di nuovo il momento di una prima volta. Dopo la prima rete di ricarica per veicoli elettrici, la Regione taglia il nastro di un innovativo impianto geotermico realizzato nell’edificio dell’assessorato regionale all’Agricoltura dell’amministrazione locale. Si tratta di pompa di calore ad altissima efficienza che sfrutta delle sonde in polietilene infisse nel sottosuolo del cortile come scambiatori di calore tra terreno e falda sottostante, immagazzinando e rilasciando calore a seconda della stagione. L’impianto fa parte di un progetto da 10 milioni di euro finanziati con fondi europei che punta all’efficientamento energetico di buona parte del patrimonio immobiliare regionale, per risparmiare energia elettrica, gasolio e ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera.

 

“La geotermia – ha spiegato il presidente della regione Nicola Vendola – la abbiamo inventata in Italia, ma è stata progressivamente dimenticata. Oggi in Puglia la riscopriamo, con uno tra i primi interventi nel Sud. Ma presto molti edifici regionali saranno riscaldati e raffrescati con questo sistema. Il risparmio energetico è un fattore culturale: finora la gente ha vissuto con sulla testa un pannello di eternit: oggi dobbiamo convincerla che deve sostituire quei pericolosi tetti con dei pannelli fotovoltaici che non fanno male e fanno risparmiare”. A conti fatti il nuovo impianto di condizionamento dell’edificio permetterà di risparmiare il 70% rispetto al vecchio sistema, taglio del 70% le emissioni di anidride carbonica; in altre parole tra i 20 e i 50mila euro l’anno e tra le 30 e le 80 tonnellate di CO2 in meno immesse in atmosfera. Per dare prova dei risultati ottenibili, un display nell’atrio dell’assessorato indica la potenza impegnata dal sistema con tutti i dati.

“Vogliamo che i tetti fotovoltaici, gli impianti a recupero di energia come quelli geotermici siano dei virus di un’epidemia che si diffonda in tutta la Puglia. Immaginiamo che le scuole, i parcheggi, gli uffici pubblici possano essere tutti coperti da pannelli solari, così da contribuire al miglioramento del bilancio ambientale del pianeta”, conclude Vendola.

 

FONTE: www.rinnovabili.it

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Entro il 2014 energia prodotta dalle alghe nel Ferrarese

ALLARME USA,SPECIE INVASIVE 'VIAGGIANO' CON DETRITI TSUNAMIFORLI’, 29 LUG – Produrre energia dalle alghe. E’ quanto sarà presto possibile, grazie al progetto e alle tecnologie di una società forlivese che realizzerà, entro la fine del 2014, un impianto di produzione di biogas, nella sacca di Goro, nel ferrarese, vocata alla coltivazione di molluschi, ma che deve fare i conti con l’eccessiva proliferazione delle alghe.

L’impianto, che applicherà su scala industriale quanto già sperimentato con successo nei laboratori, prevede, dopo la raccolta e lo stoccaggio delle alghe, una prima fase di desabbiatura e desalatura, e successivamente l’integrazione con altri scarti organici (per abbassare il livello di zolfo presente nelle alghe). La sostanza organica così ottenuta verrà immessa in ”digestori anaerobici” dove avverrà l’idrolisi e la digestione, utilizzando la tecnologia della degradazione microbiologica. La materia così ottenuto verrà infine immessa in una centrale di cogenerazione per ottenere biogas e da esso energia elettrica e calore.

Inoltre il materiale di risulta della digestione, il ”digestato”, potrà essere utilizzato in un impianto di compostaggio per produrre fertilizzanti. Si tratterà di un progetto che, oltre a risolvere la questione invasione alghe, con notevoli benefici per l’attività di coltivazione dei molluschi e della pesca, sarà a costo zero per il territorio ferrarese, dato che gli investimenti necessari per l’impianto saranno a totale carico dell’azienda forlivese che lo realizzerà.

 

FONTE: ANSA 

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Investimenti Bei sempre più verdi

7f219052b88f6557c43ca71f70f5eb76ROMA – I finanziamenti della Banca europea per gli investimenti (Bei) saranno sempre più verdi, e soprattutto ”rifletteranno la politica climatica ed energetica” decisa dall’Unione europea. Questo il risultato a cui ha portato un lavoro lungo 10 mesi di revisione dei criteri per la concessione dei prestiti, con la predisposizione di nuove linee guida per il finanziamento di progetti alle energie rinnovabili, per l’efficienza energetica e per il miglioramento delle reti elettriche.

Insomma la Bei, nei prossimi anni – ha spiegato Mihai Tanasescu, vicepresidente della Bei e responsabile per i prestiti al settore energia – offrirà il suo ‘aiuto’ soprattutto ai progetti per le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e l’espansione delle reti elettriche, nonché alla ricerca e all’innovazione in questi settori. In particolare in questo modo la Bei immagina di dare il proprio contributo anche ”a progetti nazionali, agli obiettivi energetici e alla creazione di nuovi posti di lavoro in tutta Europa”.

”Gli investimenti significativi a lungo termine in Europa – Gunther Oettinger, commissario europeo per l’Energia – sono essenziali per raggiungere i nostri obiettivi energetici e climatici e mantenere un vantaggio tecnologico. Per questo è importante il ruolo della Bei nel finanziare progetti di questo tipo. E le nuove linee guida forniscono un quadro di riferimento per i prossimi anni”.

Tra le varie mosse della Bei, l’introduzione di un nuovo sistema per la misurazione degli standard relativi alle emissioni che va applicato a tutti i progetti di produzione di combustibili fossili in modo da escludere gli investimenti che superano la soglia di CO2 stabilita. Già nel corso degli ultimi cinque anni i prestiti della Bei per l’energia prodotta da sono diminuiti.

La Bei è uno dei più grandi istituti di credito per l’energia. Negli ultimi cinque anni ha erogato più di 70 miliardi di euro per investimenti a lungo termine in questo settore. Nel 2012 il finanziamento per rinnovabili, efficienza e reti è stato di 13 miliardi di euro.

 

FONTE: ANSA

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Ue-Cina: fonti, accordo su dazi pannelli solari è vicino

a9ed81b03e2947d9ca2f1720fd6273daBRUXELLES, 17 LUG – Ue e Cina ”sono molto vicine a chiudere la partita” sulla disputa dei dazi europei sul fotovoltaico cinese. Lo riferisce oggi una fonte comunitaria.

Dopo settimane di negoziati ”ora sono in corso a Bruxelles colloqui ad alto livello, che includono il commissario Ue al commercio, Karel de Gucht” spiega la fonte Ue, secondo la quale a questo punto dei negoziati sul prezzo minimo per kWh ”il gap fra le due parti sulla carta è molto piccolo, meno di cinque centesimi”. Una volta risolta la questione del prezzo, nei negoziati in corso fra Ue e Cina sul commercio dei pannelli solari, secondo le stesse fonti, rimangono aperti però altri due nodi: quello del volume ”ancora da concordare” e quello ”della durata” delle misure. I tempi per Bruxelles ormai stringono in vista della scadenza fissata per il prossimo 6 agosto, quando in assenza di un accordo con Pechino, scatterà l’aumento dei dazi Ue sul fotovoltaico cinese, dall’11,8% a una media del 47,6%. ”Se non viene trovata una soluzione, sarà automatico” riferiscono le fonti che ritengono che i cinesi in questo negoziato siano particolarmente ”impegnati e costruttivi”. La disputa sull’export dei pannelli solari dalla Cina verso l’Ue ha scatenato di fatto una guerra che ha portato Pechino ad aprire un’inchiesta antidumping sul vino europeo. Nel 2011, l’export di fotovoltaico made in China in Europa è stato di oltre 20 miliardi di euro. Secondo i risultati preliminari dell’inchiesta Ue, tra il 2009 e il 2012 una cinquantina di aziende europee hanno chiuso proprio mentre il materiale fotovoltaico cinese esportato in Europa e’ stato venduto a un prezzo in media dell’88% inferiore al suo normale valore di mercato. Permettendo cosi’ alle imprese cinesi, aiutate dallo Stato, di occupare una fetta del mercato Ue pari all’80%.

L’industria dei pannelli solari ”viene considerata strategica per la Cina e quindi ha avuto sussidi extra: oggi la capacità di produzione cinese è 1,5 volte la capacità di assorbimento globale e anche molto superiore alla stessa capacità di assorbimento dei cinesi” riferisce la fonte Ue, che quindi ha parlato di ”grandi stock” disponibili.

 

FONTE: ANSA

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Centrali nucleari galleggianti, la Russia ci prova

russianstodeE se le centrali atomiche prendessero il largo? L’idea negli anni,è venuta a parecchi Paesi, allettati dall’idea di realizzare centrali nucleari galleggianti capaci di sottrarsi ai normali vincoli edilizi e di portare l’elettricità anche in regioni che non possono esser servite da altri mezzi. A far sul serio è ora laRussia che, stando a quanto affermato dal direttore generale della più grande società armatrice russa Aleksandr Voznesensky, starebbe già costruendo la prima “nave nucleare”.

 

Voznesensky ha illustrato il progetto nel corso del sesto Salone internazionale navale di Pietroburgorivelando l’intenzione di portare per la prima volta in mare questa centrale galleggiante già nel 2016. Battezzato Akademik Lomonosov , lo speciale vascello sarà dotato di due reattori KLT-40 modificati peruna potenza elettrica totale di 70 MW; abbastanza per soddisfare le esigenze energetiche di 200.000 russi.

Il direttore ha anche sottolineato che il progetto sarà conforme alle norme stabilite dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. e la piattaforma potrà resistere a tsunami o collisioni con altre navi, senza causare danni ai reattori. La centrale  può anche essere modificata per diventare un impianto di desalinizzazione  itinerante, con una capacità di depurazione giornaliera di 240.000 metri cubi di acqua di mare. Nei piani della società la Lomonosov dovrebbe diventare la punta di diamante di una serie di centrali nucleari galleggianti che la Russia prevede di immettere sul mercato e quindici paesi tra i cui Cina, Indonesia, Malesia, Algeria, e Argentina hanno già mostrato interesse per questo progetto.

Fonte: www.rinnovabili.it

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Ancora fotovoltaico per Apple

130715-130715-fotovoltaico-apple-300x168Ce ne sono già due nel North Carolina, adesso è il turno del Nevada: è a Reno che Apple intende costruire la sua nuova  solar farm, ovvero una sorta di “campo” di pannelli solari  per alimentare i propri data center.

Il fotovoltaico serve anche a questo, a creare impianti che forniscano energia assolutamente naturale ad altri impianti.

In 55 ettari di terreno ci sarà così la possibilità di dare origine a una potenza compresa tra 18 e 20 megawatt. È ormai prerogativa del  colosso dell’informatica la produzione energetica da fonti rinnovabili, ivi compresi vento, acqua e geotermia.

Molte strutture sono ormai completamente alimentate da questo genere di fonti, così innocue eppure così trascinanti; altri centri lo sono per tre quarti, ma l’obiettivo finale rimane l’eliminazione dell’uso di energia originata da combustibili fossili.

43,5 milioni di chilowattora – tanto produrrà questa nuova centrale pulita a cielo aperto – significano tonnellate di anidride carbonica in meno. Come se all’improvviso quasi 6.500 tubi di scappamento smettessero di appestare l’aria per un anno intero. L’operazione, approvata a metà giugno, sarà approntata insieme a NV Energy.

L’idea è quella di applicare, per la realizzazione del progetto, un nuovo metodo, che prevede l’annessione di specchi ai pannelli solari, per una resa sette volte superiore al normale. Inoltre, ci si avvarrà della forza di un impianto geotermico presente nei dintorni di Reno, località a questo punto scelta non per caso. Senza contare che alla costruzione parteciperà un centinaio di operai.

In definitiva, a quanti lavori di installazione si può attribuire un così esteso valore ecologico? Non solo il prodotto finito non inquinerà affatto, ma anche dalla sua preparazione trarranno beneficio – in termini di economia e di salute – in molti.

 

FONTE: www.fotovoltaico-sicuro.it

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Aereo solare atterra a New York

Solar plane lands in Le BourgetL’aereo a energia solare Solar Impulse, pilotato da due svizzeri, e’ atterrato a New York, completando cosi’ la sua traversata degli Stati Uniti. Il velivolo sperimentale, decollato da Washington Dc ha comletato l’ultima tappa atterrando all’aeroporto Jfk alle 23:09 locali (le 05:09 italiane), con almeno un paio d’ore di anticipo sull’orario previsto a causa di uno squarcio su un’ala.

Solar Impulse ha compiuto l’ultima tappa della sua traversata (Solar Impulse Across America), decollando dal Dulles International Airport di Washington Dc 18 ore prima e sorvolando di notte gli stati di Maryland, Delaware e New Jersey. L’aereo ha quattro motori a elica propulsi da batterie solari con l’energia immagazzinata di giorno dalle 12.000 cellule solari posti sulle grandi ali, che hanno la superficie di quelle di un Jumbo ma che sostengono un velivolo il cui peso complessivo e’ pari a quello di una grossa automobile.

Il velivolo e’ decollato il 3 maggio dal Moffet Air Field della Nasa, vicino a San Francisco, compiendo la prima tappa fino a Phoenix, in Arizona. Sempre in maggio e’ volato da li’ a Dallas (Texas), quindi a Saint Louis (Missouri) poi a Cincinnati (Ohio) e infine a Washington, dov’e’ rimasto fermo dal 16 giugno. L’ultima tappa e’ stata anticipata di alcune ore per via di uno squarcio rilevato su un’ala, che pero’, secondo i tecnici, non ha fatto correre pericoli al pilota di turno, Andre’ Borschberg, che durante la missione ha alternato il pilotaggio con Bertrand Piccard.

FONTE: ANSA

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Greenpeace, rinnovabili volano ma si premiano energie ‘vecchie’

1352811237292_campoROMA – ”Mentre la generazione di energia pulita – che fa risparmiare sull’import di fonti fossili, crea lavoro e azzera le emissioni inquinanti – e’ oramai in grado di dare un contributo essenziale al fabbisogno del Paese, da piu’ parti giungono segnali inquietanti, di fondi a pioggia per premiare produzioni vecchie e inefficienti, sempre piu’ incapaci di tenere il mercato”. Lo denuncia Andrea Boraschi, responsabile dalla campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dopo la diffusione dei dati Terna che indicano un nuovo record delle fonti rinnovabili in Italia. Nel mese di giugno le fonti pulite hanno generato il 50,2 per cento dell’elettricita’ italiana, coprendo il 44,3 per cento della domanda.

”L’evoluzione – afferma Boraschi – e’ chiarissima. Avanzano le fonti rinnovabili e arretrano le fossili. Viene da chiedersi se la politica ne sia al corrente”. Greenpeace punta il dito sul piano di sussidi, che ”sembra che il Ministero per lo Sviluppo Economico stia approntando, senza trovare resistenze da parte dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, per il settore termoelettrico pari a 400-500 milioni di euro all’anno, nei prossimi tre anni, fino a crescere a 1,5-2 miliardi all’anno dal 2017”. ”Abbiamo l’occasione storica – rileva Boraschi – di lasciarci alle spalle le fonti piu’ sporche e inquinanti, a partire dal carbone che appare economicamente conveniente solo perche’ il sistema ETS (Emission Trading Scheme), in Europa, continua a non funzionare. Gia’ oggi le rinnovabili fanno risparmiare al Paese 8-10 miliardi di mancate importazioni fossili. Cosa aspettiamo a imboccare senza esitazioni la strada della rivoluzione energetica, come altri Paesi stanno gia’ facendo?”.

 

FONTE: ANSA

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Poligono di Quirra, venti indagati

Avvisi di chiusura indagine per il sindaco di Perdasdefogu, il paese in provincia di Nuoro che ospita la base, alti ufficiali dell’esercito e professori universitari che firmarono perizie rassicuranti. Confermato il rischio radioattivo: “Anomala quantità di torio nelle salme dei pastori che portavano le pecore nell’area”.
Omissioni dolose, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico e addirittura ostacolo aggravato alla difesa del disastro ambientale nel Poligono interforze di Quirra, Sardegna sud orientale. Attorno alla base più grande d’Europa, dove si testano armi e munizioni, si consuma il nuovo atto della Procura di Lanusei: ieri sono stati recapitati venti avvisi di conclusione delle indagini, partite più di un anno fa. Tra i destinatari ci sono generali, professori universitari, tecnici, fisici e addirittura il primo cittadino di Perdasdefogu, Walter Mura.
Accusato, in sostanza, di aver ostacolato la giustizia. Mura negli scorsi mesi è più volte sceso in piazza per sostenere la presenza dei militari in un paese in cui la fragile economia si sostiene sulla pastorizia.
Secondo il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, le morti sospette per tumori e leucemie tra i civili sono da ricondurre all’inquinamento prodotto dagli esperimenti di armi e munizioni, nonché allo “smaltimento illecito di rifiuti”, ossia “brillamenti o interramenti di materiale bellico (bombe e munizioni) della Seconda guerra mondiale, senza nessuna cautela per l’ambiente”. Soprattutto tra i pastori che pascolavano nei terreni in co-uso con la Difesa. Nel provvedimento si citano infatti i risultati ottenuti dalla riesumazione delle salme nei paesi della zona: Villaputzu, San Vito e Perdas. Nei corpi, si legge, “veniva misurata un’anomala quantità di torio (radioattivo) superiore a chi non aveva lavorato in quelle aree”, un’analisi che è stata curata dal professor Evandro Lodi Rizzini del Cern di Ginevra a metà dicembre. Il torio sarebbe responsabile di alterazioni del dna tali da provocare malattie letali.
La Procura ogliastrina contesta informazioni omesse a scapito della salute pubblica e favoreggiamento aggravato.
Il sindaco, in carica da dieci anni, secondo il provvedimento, avrebbe appunto favorito con dichiarazioni reticenti “i generali del Pisq” e in più occasioni, insieme, al professor Pierluigi Cocco dell’Università di Cagliari avrebbe diffuso alla cittadinanza “informazioni false a livello sanitario”, anche attraverso il sito Quirra.net. A cui si aggiunge l’aggravante di aver commesso il fatto con “violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica”.

Per i due in particolare si profila la malafede perché, si legge ancora, sia Mura, sia Cocco hanno ricevuto “incarichi molto remunerativi”. Il primo dall’Aeronautica militare come privato libero professionista per importanti attività edilizie nell’area del poligono, il secondo nel 2011 dall’amministrazione militare. Il sindaco Mura al telefono appare sorpreso: «Sono l’unico sindaco indagato, ma ho già ricevuto attestati di solidarietà, anche da colleghi. Non nascondo nulla, stasera alle 18 leggerò il provvedimento ai cittadini, pubblicamente e a tutti».
Un’assemblea che si annuncia infuocata.
Tra i nomi importanti ci sono i generali (alcuni già iscritti nel registro degli indagati) e gli ex comandanti che si sono succeduti negli anni tra la base di Perdas e il distaccamento a mare di San Lorenzo (Villaputzu). Spiccano i generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Landi, Mauloni, i colonelli Gianfranco Fois e Francesco Ragazzon e il tenente Walter Carta (responsabile prevenzione della base).
L’ipotesi di reato per loro è “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Viene contestata l’assenza di interdizione alla popolazione delle zone interessate da “alta intensità militare”, in particolare ai pastori, mentre i militari non avevano protezione nonostante “il persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radiottivo”. A cui si aggiungono i test delle ditte italiane ed estere e “esplosioni di gas da parte del Centro sviluppo materiali Spa senza la valutazione dei rischi”. Citata anche la discarica militare Is Pibiris, vasta un ettaro, vicina a un’asta fluviale del Flumendosa, corso d’acqua che sfocia sulla costa orientale tra Muravera e Villaputzu.
Ci sono poi i professori, ricercatori e tecnici universitari: Francesco Riccobono (ateneo di Siena), Giuseppe Prolano, Fabio Baroni, Luigi Antonello di Lella. E ancora il generale Giuseppe di Donato, il maggiore Vincenzo Mauro e il dottor Vittorio Sabbattini della Commissione del ministero della Difesa; oltre a due tecnici della Sgs incaricati dalla Nato-Namsa, Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani accusati di “falso ideologico in atto pubblico” per aver certificato dolosamente “l’assenza di inquinamento di tipo antropico militare”.
Con lo scopo, si legge nel provvedimento, di “occultare il disastro ambientale commesso in precedenza nel Pisq anche con l’utilizzo dei missili Milan (oltre mille, ndr) prodotti dalla società Mbda controllata da Finmeccanica e quindi collegata alla stessa Sgs Italia S.p.a.”. Un intrico di controllori e controllati su una presenza militare e un’inchiesta che di fatto spacca le comunità tra incredulità, rabbia, sospetti e dolore.

 

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Vino e olio toscani in tour nei farmers’ market lombardi

Uno scorcio di Toscana nei mercati degli agricoltori di Milano, Monza e Lodi.
Sedici produttori di olio e di vino delle aree di Firenze e Pistoia debutteranno domani 28 marzo 2012 a Milano, dalle 8.30 alle 12.30 al farmers’ market di via Ripamonti a Milano portando olio extravergine delle varietà Moraiolo e Frantoio, vino Chianti Classico, Chianti di Montespertoli, Vinsanto, bianchi e rossi IGT della Toscana, liquori, grappe e nocino.Oltre a creme e prodotti di bellezza a base di olio d’oliva.
Il tour dei prodotti toscani proseguirà nei mercati di giovedì a Monza, venerdì a Lodi e si concluderà ancora a Milano il prossimo sabato 31 marzo 2012. I tesori della Toscana si affiancheranno ai grandi formaggi e salumi lombardi, alla carne, alla frutta e alla verdura che sono già a disposizione dei consumatori.«Si tratta di un gemellaggio di sapori – spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – per dare modo alla gente di fare un viaggio nella grande ricchezza agroalimentare del nostro Paese. Dalle Alpi alle colline toscane, dal Po all’Arno: tutti i territori hanno qualcosa da raccontare attraverso il lavoro e l’arte degli agricoltori».
Nelle stesse giornate del tour, i pomeriggi saranno dedicati a incontri di degustazione con operatori del settore agroalimentare che testeranno le qualità organolettiche dei vini e degli oli. L’olio Moraiolo, per esempio, ha un colore verde smeraldo, ha un profumo fruttato, un sentore piccante e in sottofondo un aroma di mandorla. Amalgamato con l’olio Frantoio, ne emerge un prodotto più soft con una leggera nota dolce.
Il settore dell’olio in Italia conta oltre 250 milioni di piante che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro. La produzione nazionale si concentra in Puglia (35%), Calabria (33%), Sicilia (8%), Campania (6%), Abruzzo (4%), Lazio (4%), Toscana (3%) e Umbria (2%). Sono 43 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea.

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