Archivio della categoria ‘Eolica’

Erg: guarda eolico in Brasile

8073172808c355e7295ab39169dcc19dVIENNA – Erg, ormai numero uno in Italia nell’eolico e fresca di due acquisizioni in Romania e Bulgaria, punta al Brasile e si lascia aperta la porta della Russia, se mai si aprirà a Mosca un mercato per l’energia del vento, da sfruttare nel caso col partner Lukoil, cui il gruppo genovese ha appena ceduto la raffineria in Sicilia.

Nella Penisola Erg guarda invece al settore del ‘waste to energy’ consapevole di avere lunga esperienza in impianti difficili: ”una raffineria è più complicata da gestire in un inceneritore”, spiega il presidente Edoardo Garrone. Nella distribuzione di carburanti, dove il gruppo intende mantenere il 51% in TotalErg, la joint venture coi francesi, già attiva con 3.300 pompe di benzina, sta intanto valutando l’acquisto delle 800 stazioni di servizio messe in vendita da Shell per passare da una quota di mercato del 12% al 18 per cento.

‘Abbiamo cambiato pelle. Il 2013 in particolare rappresenta la fine di un’era: abbiamo chiuso con la raffinazione dopo 70 anni. Da oggi non potrete più chiamarci petrolieri”, osserva Edoardo Garrone, tornando a incontrare la stampa, dopo quattro anni di crisi e cambiamenti, per una panoramica a tutto tondo. Escluso solo un tema, quello calcistico, con la Sampdoria in coda alla classifica.

Su un alta questione, Banca Carige, interviene il fratello Alessandro Garrone, vicepresidente di Erg, per negare un interesse della famiglia a entrare nel capitale coi Malacalza o altri: ”Non abbiamo mai lavorato molto con Carige per varie ragioni e per nostre esigenze” e ora ”Fare un investimento in un pool di imprenditori non è un tema che ci interessa”.

”Oggi la sfida è la crescita – afferma l’a.d di Erg, Luca Bettonte -. Nell’eolico dobbiamo muoverci fuori dai confini nazionali in aree meno dipendenti dagli incentivi. Stiamo parlando con potenziale partner locali in Brasile e non disdegniamo l’Europa occidentale dove la Spagna potrebbe essere un Paese interessante. In Russia è prematuro, ma siamo pronti a cresce con Lukoil se si dovesse aprire all’eolico”.

Nel frattempo l’impianto siciliano potrebbero fornire energia elettrica anche a Malta. La Valletta ha infatti annunciato un cavo sottomarino con l’isola. C’è poi in prospettiva il business dell’energia dai rifiuti: ”siamo curiosi per le enormi potenzialità del settore”, spiega Bettonte indicando che l’idea iniziale non è quella di costruire inceneritori, piuttosto di ”acquisire impianti esistenti che hanno bisogno di un innalzamento delle performance operative”.

Da qui a fine anno infine il manager conferma l’obiettivo di un margine operativo lordo ”sopra i 500 milioni” ed esclude di distribuire sotto forma di extra-dividendo i 400 milioni incassati con la vendita dell’ultimo 20% dell’Isab di Priolo a Lukoil.

 

FONTE: ANSA 

Share

Presto eolico offshore per fondali profondi

Parco eolico offshore di Middelgrunden, nel lago di CopenhagBRUXELLES – Presto i parchi eolici potranno essere installati anche al largo delle nostre coste: la profondità dei fondali italiani era stata fino ad ora il maggior ostacolo per l’eolico offshore, ma secondo uno studio condotto dalla lobby industriale del settore (Ewea) i tempi sono maturi e il primo parco in fondali profondi potrebbe già essere costruito e collegato alla rete di distribuzione nel 2017. Così, anche se restano alcuni problemi da risolvere, la commercializzazione è prevista nel giro di cinque o sei anni.

I progetti pilota europei già realizzati o in cantiere sono 27 (Portogallo, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e Svezia), nessuno in Italia, anche se è proprio nel Belpaese che già nel 2008 e’ stato realizzato uno dei primi studi sull’eolico offshore profondo, in Puglia, nell’ambito del progetto Tricase a 213 km dalla costa e a 113 m di profondità.

Le nuove tecniche di ancoraggio, simili a quelle delle piattaforme petrolifere, permetteranno di costruire parchi eolici flottanti a distanza di 100 km dalla riva e ad una profondità di 100 m, con turbine da 5 KW. Ciò non comporterà secondo i dati Ewea, un incremento nè sui costi di realizzazione nè su quelli dell’energia prodotta rispetto ai parchi offshore esistenti e permetterà di superare il limite fino ad oggi costituito proprio dalla profondità dei fondali.

Secondo le previsioni Ewea l’offshore nel 2020 potrà fornire 40 GW, pari al 4% dell’elettricità consumata in Europa e nel 2030 150 GW sufficienti a fornire l’elettricità consumata da 145 milioni di famiglie.

FONTE: ANSA

Share

Giornata mondiale vento, Europa celebra eolico

Impianto eolicoROMA – Il mondo dell’eolico in tutta Europa festeggia il ‘Wind day’, la Giornata del vento promossa dall’Ewea (Associazione europea dell’energia eolica) e dal Gwec (Global wind energy council). Come tutti gli anni, l’Anev (Associazione nazionale energia del vento) organizza in Italia attività ed eventi per celebrare la Giornata. Tema di quest’anno è l’eolico e le sue potenzialità “per combattere la crisi climatica e contribuire a raggiungere gli obiettivi europei di produzione di energia da fonti rinnovabili decisi per il 2020”. Secondo una stima di Legambiente, in uno scenario “realmente sostenibile”, l’eolico potrebbe arrivare a garantire il 10% dei fabbisogni elettrici italiani complessivi.

Il quadro attuale parla di 8.383 MW (Megawatt) installati in Italia che nel 2012 hanno consentito di soddisfare i fabbisogni di oltre 5,2 milioni di famiglie, con 13,2 TWh (Terawattora) prodotti. A maggio di quest’anno, in base ai dati di Terna, l’eolico ha garantito il 5,9% della produzione elettrica italiana, facendo registrare un incremento di oltre il 44% rispetto allo stesso mese del 2012. A livello europeo i primi cinque Paesi per potenza installata sono: Germania (31.308 MW), Spagna (22.796 MW), Regno Unito (8.445 MW), Italia (8.383 MW), Francia (7.564 MW).

In rapporto al numero di abitanti, però, al primo posto c’é la Danimarca; seguono Spagna, Irlanda, Portogallo, Svezia e Germania. In base all’estensione del territorio, è sempre la Danimarca a piazzarsi prima, seguita da Germania, Olanda, Portogallo, Spagna e Belgio. Per il presidente di Anev, Simone Togni, “il punto fondamentale da cui il settore dell’energia deve ripartire è l’ottimizzazione e la razionalizzazione degli incentivi, privilegiando le fonti più virtuose”.

Ma Legambiente lancia l’allarme sul blocco dello sviluppo delle fonti pulite, nonostante – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – “l’Italia abbia tutto da guadagnare nel puntare sull’eolico: i fattori principali sono essenzialmente rintracciabili nella “burocrazia e un incredibile caos normativo”, oltre che nella mancanza di “linee guida” e della “pressione delle lobby delle fonti fossili”. I benefici ambientali ed energetici dell’eolico, spiega un grafico dell’Anev, sono calcolabili per il futuro in quasi 30 milioni di barili risparmiati al 2020; a oggi ci si ferma a sotto i 20 milioni. Le emissioni in atmosfera evitata superano i 9 milioni di tonnellate di CO2; al 2020 potrebbero sfiorare i 15 milioni.

Sul fronte dell’occupazione il settore eolico offre lavoro a circa 40.000 addetti, con una crescita media di 5.000 posti all’anno. Il contributo potrebbe raggiungere 66.000 posti di lavoro con il raggiungimento dei target al 2020 di 16.200 MW, cosa che porterebbe il vento a coprire il fabbisogno elettrico di 12 milioni di famiglie e a un miglioramento della qualità dell’aria con il taglio di 23,4 milioni di tonnellate di CO2.

FONTE: ANSA

Share

Revolutionair, la turbina eolica di Starck che cambierà il mondo

L’avevamo lasciato con Eolienne ed ora eccolo qua a fare da paladino al nuovissimo Revolutionair. Chi? Philippe Starck naturalmente. Quale altro designer pensa talmente in grande da scommettere che il suo ultimo prodotto salverà il mondo dai cambiamenti climatici?

Beh, speriamo che tanta audacia sia all’altezza delle aspettative legate a questo attesissimo mulino a vento domestico, in cantiere già da due anni e ora pronto per il lancio sul mercato. Prodotto dalla italiana Pramac, Revolutionair è una pala eolica pensata per rispondere alle esigenze energetiche di ogni nucleo familiare, anche e soprattutto in città. La microturbina, infatti, funziona indipendentemente dalla direzione del vento, ed è realizzata in plastica per integrarsi in maniera più armonica con il paesaggio urbano.

Facile da installare, silenziosa, Revolutionair può produrre fino a 1 Kw di energia; ne basterebbero dunque 3, per un prezzo intorno ai 12.000 euro, per coprire un normale fabbisogno domestico. Ma il bello sta anche nell’estetica, la cui piacevolezza dovrebbe essere, nella visione di Starck, proprio la leva in grado di favorire la conversione all’energia pulita. Tenendo a mente che “l’energia non dovrebbe essere una punizione, ma proprio noi dovremmo suscitare nella gente il desiderio di produrla”.

Via | Designboom

Share

La prima auto ad energia eolica ha attraversato l’Australia

E’ l’Australia il paese dove per prima l’auto eolica ha percorso ben 5 mila km. Il tutto ad un prezzo di 12 euro.
L’auto, costruita in Germania dai due guidatori, Dirk Gion e Stefan Simmerer, si ricarica di notte con una turbina eolica mobile. Gli autori di questo primo esperimento si sono detti non solo felici per quanto hanno fatto ma anche per aver dimostrato ai più scettici che era possibile osare così tanto. L’auto è un modello piccolo che pesa solo 200 chili contro una tonnellata che è il peso normale di un automobile media.

Fonte: Ecoseven

Share

Pantelleria: bloccato progetto dell’eolico off-shore

38 aerogeneratori da 6 Mw ciascuno, con un diametro di circa 126 metri, a circa 25 – 35 miglia dalla costa sud orientale della Sicilia, il progetto della Four Wind srl è stato bocciato dalla Regione siciliana con un plauso da parte delle associazioni ambientaliste.
La Regione, infatti, aveva già fermato il progetto dal titolo “Centrale eolica off shore Banco di Pantelleria e Banchi di Avventura” per l’appartenenza della zona alla rete “Natura 2000”, per la protezione degli habitat, per il pericolo sismico e la difesa del sistema ittico. La conferma è arrivata anche dalla Commissione Via del Governo.

Fonte: EcoSeven

Share

L’eolico nipponico resiste al sisma e tiene accese le luci dopo il terremoto

La situazione nella centrale nucleare di Fukushima, seriamente danneggiata per via del terremoto e del conseguente tsunami che si è abbattuto sul nord est del Giappone la settimana scorsa, continua a tenere il mondo col fiato sospeso e lo stato nipponico in deficit di energia.
Tokio rischia, come abbiamo visto, il black out per via dell’interruzione della produzione di corrente da parte delle varie centrali atomiche che si sono bloccate al momento del sisma. Anche qui in Italia, in un primo momento, quando ancora non era evidente la gravità della situazione, il fronte nuclearista aveva provato, soprattutto nelle parole di Chicco Testa, a portare le centrali atomiche giapponesi che, pur obsolete di 40 anni avevano resistito ad un terremoto di magnitudo 9, come esempio della sicurezza della tecnologia nucleare. Ad una settimana dalla catastrofe anche le voci più convinte dell’energia atomica non parlano più o comunque si sono prese “un momento di riflessione”.
Riflessione che dovrebbe arrivare anche dal prendere atto di come, al momento, le vere centrali che hanno resistito al sisma e che attualmente stanno alimentando il Paese in ginocchio sono quelle eoliche, alla faccia di chi afferma che l’eolico non è in grado di sopravvivere ad una catastrofe naturale di tali proporzioni. L’industria del vento giapponese non solo ha retto, ma è attualmente funzionante e capace di tenere le luci accese durante la crisi di Fukushima.
Come ha assicurato Yoshinori Ueda, Presidente dell’ International Committee of the Japan Wind Power Association & Japan Wind Energy Association in un articolo sull’Huffington Post non si sono verificati danni agli impianti eolici di tutti i mebri dell’associazione. Sopravvissuti anche gli impianti del parco eolico offshore Kamisu, situato a circa 300 chilometri dall’epicentro del sisma.
Ueda ha confermato che, non solo le maggiori turbine eoliche del paese sono pienamente operative, ma che le aziende elettriche hanno chiesto ai proprietari dei vari parchi eolici di intensificare le operazioni di produzione di elettricità per cercare di compensare, quanto possibile, le carenze di energia elettrica nella parte orientale del paese. Eurus Energy Japan, il più grande operatore eolico in Giappone, proprietario del 22% di tutte le turbine a vento del paese, nonché filiale della TEPCO, ha confermato che sono in funzione attualmente 174.9 MW con otto parchi eolici su 11, in pratica il 64% del totale. I tre parchi eolici residui (Kamaishi 42.9MW, Takinekoshirai 46MW, Satomi 10.02MW) sono fermi a causa del guasto alla rete causati dal terremoto e dallo tsunami anche se due di questi stanno per essere ripristinati a breve. Una dimostrazione di affidabilità e una riflessione in più che dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i Paesi che in questo momento stanno riconsiderando l’energia nucleare nel proprio piano energetico nazionale. Italia in primis.

Fonte: GreenMe

Share

Spagna: da marzo prima fonte elettricità

L’energia eolica nel mese di marzo ha rappresentato la prima fonte di elettricità in Spagna, per la prima volta nella storia. Lo ha annunciato il gestore elettrico Ree.
I parchi eolici hanno coperto il 21% della domanda e raggiunto un record mensile con la produzione di 4.738 gigawatts, il 5% in più rispetto al marzo 2010, ha spiegato Ree in un comunicato. Le energie rinnovabili, di cui la Spagna è uno dei leader mondiali, complessivamente hanno fornito il 42,2% della domanda di elettricità, cifra tuttavia in calo rispetto al marzo 2010 (48,5%), mese che aveva registrato una forte produzione idraulica. Quest’ultima ha rappresentato il 17,3% della domanda nel marzo 2011, l’energia solare il 2,6%. Il nucleare ha fornito il 19% dell’elettricità e il carbone il 12,9%. Nel primo trimestre, le energie rinnovabili complessivamente hanno soddisfatto il 40,5% della domanda, di cui il 21% con l’eolica.
Con la produzione di energia eolica di marzo si potrebbe coprire il consumo elettrico mensile di un Paese come il Portogallo, ha dichiarato in un comunicato l’Associazione delle imprese eoliche (Aee). Questo storico record raggiunto dall’eolica dimostra che questa energia, oltre ad essere autoctona, pulita e sempre più competitiva, è già in grado di rifornire tre milioni di case spagnole, ha sottolineato il suo presidente, José Donoso. Secondo l’Aee, questo forte aumento dell’energia eolica è la principale ragione per la quale il 2010 è stato il primo anno in cui la Spagna ha esportato elettricità in Francia. La Spagna è stata nel 2009 il quarto produttore mondiale di energia eolica grazie ad una politica di sostegno attivo portata avanti negli ultimi anni.

Fonte: LaStampa

Share

Eolico: in programma impianti per oltre 2000 mw a Panama

L’Autorità panamense dei servizi pubblici ha assegnato la licenza di generazione e vendita di energia elettrica a 5 progetti eolici per una capacità totale installata di 565 MW.
Le località interessate sono quelle di Toabre (225 MW), Anton (105 MW), Nuevi Chagres (169 MW), Marañón (18 MW) e Portobelo (48 MW).
Dei cinque progetti solo quello di Toabre è già in fase avanzata di costruzione: dovrebbe essere inaugurato il prossimo mese di ottobre. Gli altri impianti sono in fase di progettazione definitiva, con apertura dei cantieri prevista in queste settimane per la centrale di Anton (che dovrebbe entrare in servizio nel marzo 2012) e nei prossimi mesi per le altre tre, tutte da completare entro il 2013. L’Autorità panamense ha inoltre annunciato di stare valutando ulteriori richieste di licenza di produzione elettrica presentate da altri 14 progetti eolici per una capacità totale di 1.480 MW. Se anche questi progetti fossero tutti realizzati, nel giro di pochi anni la potenza eolica installata nel Paese (2.045 MW) sarebbe superiore a quella di tutte le altre fonti messe insieme. Attualmente, infatti, Panama dispone di 1.850 MW elettrici installati, di cui 1.030 termici e 820 idroelettrici. Per mitigare l’impatto dei prezzi del petrolio e facilitare lo sviluppo delle energie rinnovabili nel Paese, il governo panamense ha presentato in questi giorni all’Assemblea Nazionale un disegno di legge che prevede forme di incentivazione espressamente pensate per promuovere lo sviluppo di parchi eolici.

Fonte: LaStampa

Share

Eolico: Italia è paese più caro d’Europa

In Italia gli impianti a energia eolica costano in media 113 euro per megawatt l’ora, contro i 68 della Spagna, i 65 della Germania, i 54 della Danimarca, i 79 euro della media Europea. Lo afferma il rapporto Italian renewables index (Irex) 2011.
Secondo lo studio nato per analizzare il settore e destinato alle aziende quotate in Borsa e a quelle del comparto che studiano le nazioni dove progettare nuovi impianti, i maggiori costi italiani dipendono da diversi fattori: orografia complessa, vento meno costante, ma anche minori incentivi, prezzi delle tecnologie superiore, prestiti bancari piu’ cari, tempi di autorizzazione incerti e Comuni che impongono ‘opere compensative’ particolarmente onerose.
All’inizio i Comuni dove si dovevano mettere gli impianti hanno varato canoni di concessione sconosciuti all’estero, poi esclusi per legge, quindi ora chiedono scuole o strade nuove, afferma Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, la societa’ di consulenza che ha stilato la ricerca, e docente di Economia e gestione dei servizi ambientali all’Universita’ Bocconi di Milano.

Fonte: Ansa

Share

Ecco la moto eolica che va a 200Km/h

Dopo aver inventato la macchina alimentata dal vento, l’inglese Dale Vince, imprenditore del settore eolico, ha deciso di utilizzare la stessa tecnologia per la sua moto superbike, sponsorizzando la costruzione di Ion Horse elettrica. Il prototipo, costato circa 170 mila euro, è stato realizzato dai tecnici della Kingston University, con i finanziamenti della compagnia energetica Ecotricity ed è stata portato sull’isola di Man per competere nella gara tra i veicoli ad emissioni zero più famosa del mondo.
Vince, grande appassionato di dueruote, aveva come obiettivo di raggiungere il record della prima moto elettrica a completare un giro del circuito con una velocità media di oltre 100 miglia all’ora (161 km/h), con picchi calcolati sui 140 mp/h (225 km/h) vincendo così il premio da 10.000 sterline messo in palio dal Governo dell’Isola di Man, che finora non era ancora mai stato mai vinto da quando la manifestazione è stata fondata.
Il funzionamento della moto, però, non è stato ancora spiegato anche se, dalle prime anticipazioni, pare che funzioni come la tanto contestata Nemesis, l’auto eolica che però è rimasta solo un protipo.
Fonte: AffariItaliani
Share

Eolico. I cantieri di Danzica puntano su Germania post-atomo

 

Il vento dell’eolico soffia sui cantieri di Danzica, simbolo della rivoluzione di Solidarnosc negli anni Ottanta e oggi della speranza che le pale ‘offshore’ portino una svolta nell’economia locale e dell’intera regione baltica. “La Germania ha deciso di rinunciare entro il 2022 al nucleare e questo permetterà all’eolico di decollare in fretta”, è il ragionamento che si fa nel settore, sintetizzato da Thomas Gaarbdo, vicepresidente di Gsg Towers, la nuova filiale degli storici cantieri polacchi, per il 75% in mano ad industriali ucraini, mentre il 25% è dello stato polacco. Le ‘towers’, le torri prodotte da questa nuova società sono enormi cilindri d’acciaio alti 100 metri, che pesano 270 tonnellate, destinate all’installazione di pale eoliche sia terrestri che marine. Ma è l’offshore lo sbocco a cui punta Danzica: il mercato dell’eolico infatti è giunto a saturazione e, dice Gaardbo, “l’unico sviluppo possibile in Germania è nell’offshore, attiva dall’ottobre 2010, che quest’anno conta di costruire 60 ‘torri eoliche’ e 300 di qui al 2014. La Germania è il mercato promesso, ma anche la Polonia promette sviluppi, sull’onda della determinazione del governo a ridurre la dipendenza dal carbone in termini di emissioni di C02, e dalla Russia per le forniture di gas. Il carbone attualmente copre il 90% del fabbisogno energetico polacco e per rispettare gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni dannose entro il 2020 bisognerà diversificare seriamente, si ripete a Varsavia. Con lo sbocco sul Baltico, costa ventosa e relativamente poco abitata, la Polonia ha un forte potenziale eolico. Un recente studio internazionale suggerisce la costruzione di un mega-parco offshore da 5,5 gigawatts invece della prima centrale nucleare allo studio. Lo sviluppo dell’energia eolica porterebbe alla creazione di oltre 9.000 posti di lavoro e permetterebbe di abbattere i costi dell’elettricità. Nel frattempo, piccoli progetti crescono. La piccola comunità rurale di Kisielice, nel Nord del Paese, ha 39 pale eoliche per una capacità globale di 64,5 megawatt, ovvero il 5% dell’intera capacità polacca. Coprendo ampiamente il fabbisogno energetico dei 6.500 abitanti. E con altre nove torri in arrivo.

 

Fonte: http://www3.lastampa.it/

Share

Rinnovabili al centro di fusioni e acquisizioni: sole e vento al top

Rödl & Partner, studio legale e tributario internazionale, in collaborazione con mergermarket, gruppo di intelligence finanziaria, ha recentemente svolto un’indagine sullo sviluppo del settore delle energie rinnovabili nel mondo: “M&A in Renewable Energy Global Outlook 2011”.

Condotta su un campione di 100 professionisti senior dell’M&A, appartenenti al mondo delle imprese, degli advisory finanziari, del private equity di Europa, Africa, Asia, America centrale, Nord e Sud America che operano nel settore delle energie rinnovabili, la ricerca ha documentato una buonafiducia nel settore, con attività in significativa crescita nei prossimi 12 mesi.
Il 67% degli intervistati ha dichiarato infatti di prevedere un ruolo di primo piano per l’Europa in virtù della varietà delle risorse disponibili: i paesi nordici per l’eolico, l’Italia, la Spagna e la Grecia per il solare, mentre l’Europa continentale per ilgeotermico e le biomasse. Questa avanzata sarà resa possibile da un’interconnessione di diversi fattori, tra cui l’impatto negativo del disastro di Fukushima sul settore dell’energia nucleare, che sembra spingere gli investimenti verso le energie alternative.
Gli esperti di Rödl & Partner sottolineano a questo punto un dato fondamentale: nei primi mesi del 2011 il settore delle rinnovabili ha registrato 51operazioni per un valore totale di 10,6 miliardi di euro: «l’offerta di Iberdrola per rilevare il 20% di Renovables SA Iberdrola è stato stimato il più grande affare dell’ anno per un valore di 2.6 miliardi di Euro, seguito dai 1.5 miliardi di Euro offerti da France SA Electricite per il controllo del 50% di EDF Energies Nouvelles SA».
Il rapporto evidenzia ulteriori dati significativi: molti intervistati hanno commentato il disastro recente diFukushima, dichiarando che questo porterà alla revisione complessiva degli investimenti in energia nucleare, rendendo così il settore delle energie rinnovabili un’alternativa attraente.
Maggiore distribuzione si rileva invece nelle opinioni in merito all’impatto che le rivoluzioni nord africane potrebbero avere sul settore: solo il 44% ha infatti dichiarato che questo influenzerà gliinvestimenti in energie alternative per quei paesi, mentre il 41% dichiara di non prevedere particolari influenze. Più dei due terzi degli intervistati (67%) ha messo in evidenza l’importanza dei mercati emergenti nelle attività di M&A per il settore delle rinnovabili. Nelle quali emergeranno con predominanza eolico solare, mentre le biomasse guadagneranno sempre maggiore rilevanza.
Il campione coinvolto ha evidenziato come le operazioni di acquisizione avvengano molto più frequentemente attraverso l’SPV, mentre le più classiche operazioni di acquisizione stiano evolvendo verso il declino. E ancora, quasi tre quarti del bacino di indagine (72%) crede che gli appoggi governativi saranno un driver esterno importantissimo per lo sviluppo delle attività di M&A nell’ambito delle energie rinnovabili per il prossimo anno;  il 31% ha dichiarato che l’istituzione delle tariffe incentivanticostituiranno la politica di governo più efficace per determinare gli investimenti nel settore delle rinnovabili
F0nte: http://gogreen.virgilio.it

 

Share

Pale eoliche: in arrivo le nuove turbine invisibili

 

Pale eoliche che eludono l’occhio vigile dei radarvicino agli aeroporti e alle basi militari e che potrebbero consentire di sfruttare un grande quantitativo di energia prodotta dal vento finora inaccessibile.

Sì, perché si stima che in tutto il mondo ci siano ben 20mila MW di potenza eolica non sfruttativicino a questi siti sensibili a causa dell’interferenza che gli impianti creano alle stazioni di controllo. I radar, infatti, scambiano le turbine per aerei in movimento a bassa quota e, per motivi di sicurezza, generano dei blocchi senza che però ci sia un reale pericolo.

Con la nuova tecnica, messa a punto dopo 5 anni di studio da Vestas – azienda specializzata in alta tecnologia per i parchi eolici – in collaborazione con la società aerospaziale britannica QinetiQ, gli esperti sono riusciti a realizzare il primo prototipo diturbina a grandezza naturale invisibile alla radiolocalizzazione.

Il segreto sta nei particolari materiali utilizzati che assorbono, anziché riflettere, le onde elettromagnetiche.

I test condotti in Gran Bretagna hanno mostrato che, rispetto alle normali pale eoliche, quelle “invisibili” riducono del 99% la “radar cross section“, cioè la proprietà che misura la visibilità di un oggetto da parte dei radar.

«I risultati dimostrano che siamo riusciti ad adattare la tecnologia militare degli aerei invisibili“Stealth”: abbiamo realizzato turbine adatte a essere posizionate in molti siti finora proibiti a causa delle interferenze con i radar», ha commentato Finn Strøm Madsen, presidente del settore ricerca e sviluppo della Vestas.

Per l’occhio umano, invece, non cambierà nulla. I nuovi generatori non saranno molto diversi dalle grandi girandole che siamo abituati a vedere di consueto.

Fonte: http://gogreen.virgilio.it

Share

Il ponte eolico-solare, un progetto made in Italy

Quando si parla della Salerno-Reggio Calabria, vengono in mente pensieri più angoscianti, legati alla incredibile serie di ritardi legati all’estensione di quel tratto di autostrada.

A smentire questo status quo, arriva il concorso bandito della Regione Calabria per la realizzazione del Parco Solare Sud: tra le tante idee proposte, ha colpito particolarmente quella dei designer Francesco Colarossi, Giovanna Saracino e Luisa Saracino e intitolata Solar Wind.

L’idea è quella di trasformare un ponte sospeso sull’autostrada in un parco capace, non solo trovare da solo il modo di approvvigionarsi di energia, ma anche di crearne abbastanza per rifornire le case dei centri che si trovano nelle sue vicinanze. L’energia verrebbe quindi dall’utilizzo di turbine ubicate tra gli spazi ricavati tra i pilastri del ponte che sfrutterebbero le correnti che scorrono nella valle sottostante.

Secondo i calcoli dei designer il ponte, che andrebbe realizzato nell’area tra Bagnara Calabra e Scilla, in Calabria, riuscirebbe a produrre 36 milioni di kWh all’anno, mentre altri 12 milioni deriverebbero dallutilizzo di pannelli solari posti lungo l’asfalto (che andrebbero ovviamente protetti con una pellicola speciale ad elevata resistenza) .

L’energia totale prodotta potrebbe servire per soddisfare i bisogni energetici di 15mila famiglie. L’idea ai designer è valsa, come detto, il secondo premio, consistente in un assegno di 7.500 euro, ma restano alcuni dubbi sulla fattibilità pratica del progetto, visto che i pilastri, che dovrebbero reggere anche le turbine, dovrebbero essere davvero super resistenti per non crollare, dovendo sopportare anche il peso delle auto e, anche se il dettaglio può far sorridere, resterebbe il problema degli uccelli che rischierebbero la vita, passando attraverso le turbine (e immaginiamo le lamentele degli ambientalisti).

In ogni caso, visto che in America esistono già soluzioni simili, trovare la via di uscita da questi problemi non dovrebbe essere difficile. L’ingegno nostrano sarà finalmente premiato con la costruzione del ponte? Ai posteri…

Fonte: next.liquida.it

Share

Inghilterra, pale eoliche come il Big Ben

Saranno dei veri e propri monumenti alla tecnologia ecosostenibile. L’Eti (Energy Technologies Institute), l’istituto britannico preposto a sviluppare nuove tecnologie energetiche,ha lanciato un progetto da dieci milioni di sterline per la produzione di una rivoluzionaria generazione di rotori eolici.

Strutture dotate di pale enormi, lunghe 90 metri, questi colossi verranno installati su turbine offshore di nuova generazione, visibili a chilometri di distanza. La loro altezza infatti sarà pari a quella del simbolo per eccellenza della Gran Bretagna,il famoso Big Ben.

Secondo gli ingegneri inglesi ogni rotore avrà la capacità di generare fino a10 Mw di potenza ciascuna. L’aumento di grandezza non ha uno scopo puramente velleitario, ma risponde ad una precisa esigenza di efficienza. Un recente studio dell’Eti ha infatti concluso che l’aumento del 50 per cento della grandezza delle pale eoliche (quelle oggi in produzione arrivano a 60 metri) potrebbe abbattere i costi dell’ energia di un terzo.

Una equipe di ricercatori danese, invece, ha calcolato che potrebbero essere costruite turbine fino a 20 Mw di potenza grazie a questa innovazione. Per adesso gli ingegneri inglesi sono nella fase preliminare del progetto, che prevede esclusivamente lo studio del design delle pale in modo da sviluppare quello più aereodinamico. Successivamente inizierà la produzione industriale al fine di installare lungo la costa inglese decine di rotori.

La fase di studio, secondo l’Eti, sarà completata entro il 2014 e subito dopo si passerà alla produzione. “La creazione di lame molto lunghe con la giusta rigidità e nel contempo conprestazioni aerodinamiche mantenendo un costo accettabile, sarà una sfida enorme per l’industria”, afferma il Chief Executive dell’Eti David Clarke. “Ma investire in questo progetto per produrre lame più grandi e più efficienti è un passo fondamentale per l’intero settore. Servirà a preparare il terreno per le turbine più efficienti, che a loro volta contribuiranno ad abbassare i costi di produzione dell’energia elettrica”, ha concluso Clarke.

Fonte: next.liquida.it

Share

Flower power: arte o eolico?

…o tutte e due? Le sperimentazioni dell’arte contemporanea stanno ormai toccando le strade più inaspettate, fino a fondersi con settori in apparenza lontanissimi. Gli artisti si cimentano nella tecnologia attraverso i videogame, sperimentano metodi innovativi e creativi per sensibilizzare verso il riciclo dei rifiuti, rimettono in sesto edifici abbandonati. Il mito dell’artista come entità che vive in un mondo a sé è ormai lontano: si può essere creativi e al tempo stesso fare qualcosa per il mondo che ci ospita.

Uno degli ultimi esempi in questo senso è il tentativo di coniugare l’arte e le nuove forme di energia. L’immagine che tutti noi formiamo nella nostra mente pensando alle nostre città è quello di un luogo grigio, tetro, fumoso. Fantasticare sullo sviluppo delle energie rinnovabili non è da meno: il colore asettico dei pannelli solari e la bruttura estetica degli impianti eolici non sono un’immagine molto più confortante alla vista.

Cosa accomuna entrambe le visioni? Mancano i colorimancano le più elementari forme espressive. Come i fiori.

E se… bastasse costruire impianti belli da vedere per far capire alla gente l’importanza delle energie rinnovabili? Come i flower power, gli impianti eolici a forma di albero fiorito che vedete nella foto qui accanto. Creati dal team olandese NL Architects, sono caratterizzati da una forma gradevole agli occhi e al tempo stesso funzionale al suo scopo: ogni ramo dell’albero, il cui numero è variabile da tre a nove corrisponde infatti a una turbina, unita al cavo d’acciaio che fa da tronco.

I flower power hanno proprietà decisamente innovative rispetto ai comuni impianti finora realizzati: non solo per la facilità di montaggio (è sufficiente poco meno di un’ora), ma anche per la forte resistenza – i flower power sono in grado di sopportare fino a 190 km/h di vento – e una produzione media annua che varia tra 13.000 kw/h di energia (albero a tre rami) fino a 55.000 kw/h (albero a nove rami).

Fonte: next.liquida.it

Share

Gli Usa dicono sì alla forza del vento

Finalmente il sì del governo statunitense è arrivato. E’ questione di giorni e la prima pietra del progetto Cape Wind sarà posata. Dopo dieci anni di consultazioni il Dipartimento degli Interni ha approvato la realizzazione del primo impianto eolico off-shore degli Stati Uniti. Il Segretario Ken Salazar ha firmato il decreto con il quale autorizza la costruzione degli impianti e catapulta gli Usa verso il futuro, il progetto eolico fuori costa più conosciuto e dibattuto del Paese.

Saranno 130 i rotori installati grazie alla firma sul Cop (Construction and Operation Plan).
Luce verde alla costruzione dei piloni nel tratto di Oceano Atlantico di 40 chilometri quadraticonosciuto come Nantucket Sound. Se tutto andrà come i tecnici hanno stabilito, il parco eolico sarà in grado di imbrigliare l’energia dei venti che soffiano sull’oceano Atlantico per generareenergia elettrica sufficiente a rifornire migliaia di case della costa.

L’energia eolica offshore è la nuova frontiera energetica per il nostro settore”, ha detto Denise Bode, amministratore delegato di Awea, l’azienda appaltatrice. “Grazie al Segretario Salazar di essere un portavoce dell’energia eolica offshore e per il suo impegno a rendere questo settore una realtà. Il Segretario ha capito le opportunità di lavoro e di produzione che l’eolico offshore può portare in America e sa che ha bisogno di un sostegno politico a lungo termine”.

Dopo un approfondito esame dell’impatto ambientale, siamo fiduciosi che questo progetto eolicooffshore commerciale – il primo nella nazione – potrà andare avanti”, ha dichiarato il Segretario dell’Interno Ken Salazar in un comunicato stampa diffuso dal Dipartimento.
Il ministero dell’Interno sta cercando di dare una spinta al processo di costruzione di nuovi impianti eolici al largo della costa atlantica. I due maggiori avversari che dovranno essere sconfitti nei prossimi anni sono le lobby petrolifere, che cercano di mantenere gli Usa legati a fonti energetiche fossili, e alcuni gruppi locali che vedono le pale come un pugno nell’occhio al landscape oceanico.

Fonte: next.liquida.it

Share