Archivio della categoria ‘Fotovoltaica’

Fotovoltaico in Campania: 80 milioni di euro faranno fruttare il sole

La Campania torna agli onori della cronaca, questa volta, però, grazie a novità rinnovabili: la regione sarà teatro di un investimento milionario, 80 milioni di euro, per la precisione, destinati a sviluppare 5 grandi impianti fotovoltaici a terra, per una potenza complessiva pari a 26,64 MW.

A darne notizia in anteprima, uno dei maggiori studi professionali multi-disciplinari del mondo, Rödl & Partner, che, in collaborazione con lo Studio Legale e Tributario CBA, ha assistito la società spagnola acquirente, Hikari Solar S.A.,insieme ai partner commerciali Heliosolar S.L., Sogef S.r.l e il venditore Econvert S.r.l., con Mari Ingegneria Sviluppo S.r.l., nella cessione della società di scopo EC Solar C1 S.r.l., titolare dei progetti fotovoltaici.
Un grosso investimento che pone le basi di una nuova prospettiva con cui rileggere le potenzialità regionali: l’operazione si configura infatti come una delle più recenti iniziative finanziarie volte alla cessione di grandi impianti a terra in Italia.
Resta solo da valutare se, a lungo termine, le prospettive di crescita sapranno trovare terreno fertile nel territorio campano, pesantemente sminuito dall’“affare rifiuti” e dalla complessa gestione di un’eterna emergenza.
Fonte: http://gogreen.virgilio.it
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Le nanoantenne che si costruiscono da sole: ecco la nuova frontiera del fotovoltaico

Dall’Università di Toronto potrebbe arrivare la vera svolta per il fotovoltaico: i professori Shana Kelley e Ted Sargent hanno costruito una nanoantenna generatasi “spontaneamente” da particelle artificiali in grado di aggregarsi autonomamente secondo i principi della fotosintesi. Spiegano i due scienziati: “Esattamente come le antenne reali nelle radio e cellulari, le nostre strutture complesse catturano energia sparsa e la concentrano nel punto desiderato, così come le piante cercano la luce”.

 

 

Fonte: http://ambiente.liquida.it/

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Il ponte eolico-solare, un progetto made in Italy

Quando si parla della Salerno-Reggio Calabria, vengono in mente pensieri più angoscianti, legati alla incredibile serie di ritardi legati all’estensione di quel tratto di autostrada.

A smentire questo status quo, arriva il concorso bandito della Regione Calabria per la realizzazione del Parco Solare Sud: tra le tante idee proposte, ha colpito particolarmente quella dei designer Francesco Colarossi, Giovanna Saracino e Luisa Saracino e intitolata Solar Wind.

L’idea è quella di trasformare un ponte sospeso sull’autostrada in un parco capace, non solo trovare da solo il modo di approvvigionarsi di energia, ma anche di crearne abbastanza per rifornire le case dei centri che si trovano nelle sue vicinanze. L’energia verrebbe quindi dall’utilizzo di turbine ubicate tra gli spazi ricavati tra i pilastri del ponte che sfrutterebbero le correnti che scorrono nella valle sottostante.

Secondo i calcoli dei designer il ponte, che andrebbe realizzato nell’area tra Bagnara Calabra e Scilla, in Calabria, riuscirebbe a produrre 36 milioni di kWh all’anno, mentre altri 12 milioni deriverebbero dallutilizzo di pannelli solari posti lungo l’asfalto (che andrebbero ovviamente protetti con una pellicola speciale ad elevata resistenza) .

L’energia totale prodotta potrebbe servire per soddisfare i bisogni energetici di 15mila famiglie. L’idea ai designer è valsa, come detto, il secondo premio, consistente in un assegno di 7.500 euro, ma restano alcuni dubbi sulla fattibilità pratica del progetto, visto che i pilastri, che dovrebbero reggere anche le turbine, dovrebbero essere davvero super resistenti per non crollare, dovendo sopportare anche il peso delle auto e, anche se il dettaglio può far sorridere, resterebbe il problema degli uccelli che rischierebbero la vita, passando attraverso le turbine (e immaginiamo le lamentele degli ambientalisti).

In ogni caso, visto che in America esistono già soluzioni simili, trovare la via di uscita da questi problemi non dovrebbe essere difficile. L’ingegno nostrano sarà finalmente premiato con la costruzione del ponte? Ai posteri…

Fonte: next.liquida.it

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Pannelli fotovoltaici, ecco le novità: ultrasottili e da dipingere

Che il fotovoltaico fosse un’utile fonte di energia, ormai, era notizia nota. Che potesse essere anche bello ed esteticamente piacevole, tanto da essere inserito di buon grado nell’architettura della propria casa, invece, è sorpresa recente.

L’Università di Melbourne, in Australia, ha condotto in merito un’affascinante ricerca, concentrandosi sulla composizione dei pannelli fotovoltaici, e arrivando, grazie all’ausilio delle nanotecnologie, ad elaborare la realizzazione di strutture rinnovabiliultraleggere, in grado addirittura di essere pitturate o stampate.
Questa scoperta permetterà di evitare ingombranti strutture da installare sugli edifici, appoggiandosi invece a celle solari talmente piccole da poter essere sospese in un liquido. I pannelli così sviluppati vengono realizzati utilizzando nanocristalli del diametro di pochi milionesimi di millimetri, impiegando così solo l’1% dei materiali necessari per i pannelli convenzionali. La tecnologia brevettata si basa infatti su inchiostri contenenti i nanocristalli: scegliendo la giusta combinazione di inchiostro superficie, vetro, plastica o metallo che sia, è possibile crearecellule solari efficienti usando pochissimo materiale o energia. Ecco quindi che questi pannelli potranno essere integrati negli edifici durante la costruzione, diventando, a piacimento dell’utente finale, parte delle finestre o del tetto.
In sintesi, il meccanismo ideato funziona grazie ainanocristalli, particelle semiconduttrici di un materiale detto cadmio telluride, che ha forti capacità di assorbimento della luce. Grazie alle loro dimensioni microscopiche, le particelle rimangono sospese nella soluzione e possono essere così applicate su una varietà di materiali.Asciugandosi, gli strati di nanoparticelle formano una pellicola e depositando diversi strati di pittura si possono correggere le irregolarità che possono comparire durante il processo di asciugatura. Il risultato e’ una pellicola densa e uniforme, ideale per formare pannelli solari ultraleggeri.

Fa riflettere anche il commento di Brandon MacDonald, coordinatore della ricerca, secondo il quale le celle così create, stampabili e flessibili, potranno contribuire a ridurre sostanzialmente il costo dell’energia rinnovabile. Insomma, saremmo di fronte ad un progresso tecnologico che, oltre a rendere le rinnovabili più adattabili alle esigenze comuni, sarebbe anche orientato a integrare il fotovoltaico non solo nelle case dei cittadini, ma anche nel libero mercato.

Fonte: virgilio.gogreen.it

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Energy Island, gli arcipelaghi dell’energia

Esiste una fonte d’energia immensa e praticamente inutilizzata: è l’oceano.

Per sfruttare il suo potenziale alcuni ingegneri hanno ideato leEnergy Island, delle vere e proprie isole galleggianti in grado di imbrigliare la forza dell’oceano per produrre energia elettrica e acqua potabile.

Ogni isola ha in dotazione un sistema di scambio di calore che sfrutta le diverse temperature dell’acqua.

Tutto il processo produttivo ha inizio in superficie dove sono posti dei pannelli che utilizzano il calore dell’acqua e la luce solare, canalizzata attraverso degli specchi, per riscaldare un liquido racchiuso all’interno dell’isola stessa. Questo plasma, probabilmente una miscela di acqua e ammoniaca, si riscalda fino a raggiungere il punto di ebollizione.

Il gas prodotto poi viene utilizzato per mettere in funzione una turbina che produce elettricità. Il vapore viene raffreddato attraverso una serie di serpentine che risucchiano l’acqua gelida dell’oceano profondo. Si parla di una serie di tubazioni lunghe anche mille metri. L’unico elemento di scarto prodotto dal processo sarà acqua desalinizzata o distillata che a sua volta potrà essere stoccata e portata a terra per usi domestici o agricoli. Per un paese come l’Arabia Saudita ad esempio, ricco di calore, ma povero di acqua, sarebbe una soluzione molto conveniente.

L’ingegnosa trovata è dell’architetto inglese Alex Michaelis e di suo padre Dominic. La location più adatta all’installazione è la zona tropicale come il Mar dei Caraibi, l’Oceano Indiano e il Mar Cinese meridionale. Le piattaforme galleggianti hanno una forma esagonale formata da sei triangoli equilateri di 300 metri di lato ed in totale occuperebbe 23,4 ettari.

Ogni isola potrebbe produrre 250 Megawatt di energia che verrebbe poi trasportata a terra con dei cavi sottomarini. Secondo alcune stime servirebbero 50.000 di questi impianti per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero pianeta. Le isole sono costruite in modo da poter funzionare in maniera solidale. Due, tre o anche dieci isole messe assieme abbatterebbero i costi di costruzione, installazione e manutenzione e fornirebbero energia come una centrale elettrica tradizionale. Il passo successivo sarebbe quello di impiantare delle strumentazioni per l’elettrolisi in modo da produrre idrogeno dall’acqua di mare.

Fonte: next.liquida.it

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La cucina a energia solare

È stata sperimentata da molti a Milano, durante la Design Week 2011, la Lapin Kulta Solar Kitchen Restaurant, ovvero la stazione per cucinare tramite energia solare.
Nata dal progetto della birra scandinava Lapin Kulta, e dalle idee del catalano Marti Guixé assieme al finlandese Antto Melasniemi, la cucina solare ha come scopo unire il buon cibo e l’energia pulita attraverso la tecnologia.

Immaginate le piazzole dei camping. Ad oggi tavolini e, se ben attrezzate, barbecue. Pensate di non dover più cercare legna da ardere (con le connesse emissioni e pericoli per i boschi) ma di trovare già lì, nei boschi pronti per la scampagnata, le cucine solari.
Le riconoscerete dalla forma: sfere tagliate che hanno all’interno un gioco di specchi che attirano e convogliano la luce del sole e il calore.

Non si brucia nulla (a parte i cibi in caso di disattenzione e di sole… equatoriale), non si consuma nulla (eccezion fatta per lo squisito cibo che vi sarete preparati). Emissioni nulle e tanta soddisfazione per i primi piatti a impatto zero in relazione all’energia usata.

 

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L’India conquista il sole

Avrebbero potuto chiamarli Icaro, ma sarebbe stato di cattivo auspicio. Si chiamano invece Hale Uav e sono aerei ultraleggeri made in India, capaci di alzarsi in volo a quote molto alte per catturare l’energia solare. Uno dei più grossiproblemi relativi al fotovoltaico infatti è rappresentato dalladispersione di energia in atmosfera.

Quando un raggio luminoso lascia il sole percorre miliardi di chilometri prima di arrivare alla Terra. In questo spazio il vuoto non interpone alcun ostacolo; una volta entrati in atmosfera, invece, i raggi solari vengono rallentati e perdono potenza a causa della presenza di ossigeno e azoto. L’energia contenuta nelle radiazioni quindi degrada e quando arriva al suolo, dove solitamente sono approntati i pannelli solari, possiede solo una frazione dell’energia che aveva all’inizio.

Gli Haler Uav hanno lo scopo di supplire a questo inconveniente. Grazie alla loro particolare conformazione aereodinamica, questi velivoli sono in grado di raggiungere  i 30mila piedi di quota, circa 11mila metri. La particolarità di questi aerei è che utilizzano pochissima energia per rimanere in aria e si muovono grazie ad alcuni motori elettrici che si alimentano grazie agli stessi pannelli solari posti sulle ali. Durante il giorno i pannelli solari immagazzinano energia nelle celle a combustibile poste all’interno della carlinga e durante la notte l’energia stoccata viene rilasciata per far muovere l’aereo.

Con un’apertura alare di 400 piedi (circa 140 metri), Hale Uav è in grado di volare ininterrottamente per 5 anni senza aver bisogno di toccare terra a meno di eventuali guasti.
Le applicazioni di questo velivolo sono molteplici e non sempre nobili. Il premier indiano si è detto prudente in quanto un aereo del genere potrebbe volare sopra i cieli di uno stato come aereo spia e trasmettere informazioni di intelligence. Una sorta di spione che dall’alto è in grado di acquisire informazioni senza mai stancarsi.

D’altro canto gli usi energetici sono molto più interessanti. Una volta in quota l’aereo potrebbeimmagazzinare energia per una settimana e poi tornare a terra. Qui potrebbe “scaricare” le batterie nella linea elettrica del Paese prima di ritornare in volo per ricaricarsi.

Non è la prima volta che gli scienziati tentano di ridurre le distanze terra-sole. In passato sono stati ideati dei satelliti in grado di essere messi in orbita e lì, nel vuoto più assoluto, dove i raggi del sole mantengono la loro massima potenza, spiegare enormi vele di fotovoltaiche per raccogliere l’energia. I problemi che però hanno bloccato il progetto sono stati due: in primo luogo i detriti spaziali che avrebbero causato frequenti danni alle vele, in secondo luogo il problema ditrasmettere al suolo l’energia raccolta.

fonte immagine: Google Images

 

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Solare/ Anche l’Australia punta sui grandi impianti

Anche l’Australia gioca la carta dei grandi impianti solari per aumentare il contributo delle fonti rinnovabili al bilancio energetico del Paese. In particolare due progetti – uno dei quali molto innovativo – hanno ricevuto nei giorni scorsi il via libera dalle autorità competenti e saranno realizzati a Moree (New South Wales) e a Chinchilla (Queensland). L’impianto di Moree prevede l’installazione di 650.000 pannelli fotovoltaici su una superficie di 1.100 ettari, per una potenza totale di 150 MW. L’inizio dei lavori di costruzione è previsto per la metà del 2012, con un investimento che, complessivamente, dovrebbe ammontare a oltre 900 milioni di dollari australiani (665 milioni di euro), di cui circa un terzo sarà messo a disposizione dal governo federale.

Sul sito di Chinchilla è invece prevista una centrale solare termodinamica, dove, cioè, la radiazione solare viene concentrata per riscaldare ad altissima temperatura un fluido che viene poi utilizzato per produrre il vapore necessario a generare elettricità tramite convenzionali cicli termoelettrici. In questo caso la tecnologia prevista è quella degli specchi lineari di Fresnel, posti orizzontali sul suolo, sopra i quali è posto un particolare tubo contenente il fluido da riscaldare. Si tratta del primo impianto di questo genere di grande taglia (250 MW) che verrà realizzato al mondo (attualmente il maggiore impianto di tipo Fresnel è una centrale dimostrativa da 1,4 MW in servizio in Spagna). Si tratta inoltre di un impianto ibrido, cioè accoppiato ad una centrale termoelettrica a gas che fungerà da back-up per i momenti in cui non c’è il sole (ad esempio di notte), o che produrrà energia potenziata dalla centrale solare in caso di necessità sulla rete. L’investimento previsto per la parte solare dell’impianto ammonta a 1,2 miliardi di dollari australiani (886 milioni di euro), di cui poco meno della metà di provenienza pubblica.

 

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Soft Rockers: la poltrona coi pannelli solari

Ricaricare i propri gadget elettronici rimanendo comodamente distesi su una bella poltrona. Possibile, anzi reale grazie alla fantasia di Sheila Kennedy, professoressa di architettura al MIT.
La studiosa, specializzata nella progettazione di sistemi di energia e innovazione per le città e gli edifici, ha messo a punto queste speciali poltrone dove basta sedersi per ricaricare ogni nostro dispositivo. Il tutto in chiave rigorosamente green. L’ultima sua creazione si chiama Soft Rocker. Il mobile, in realtà, è una vera e propria stazione di ricarica alimentata ad energia solare. Duplice dunque la funzione: un elegante oggetto per l’arredo del giardino e una vera e propria unità energetica. Dotato di una batteria da 12 ampere all’ora, Soft Rocker immagazzina l’energia solare durante l’arco della giornata, per poi rilasciarla…al momento del bisogno, semplicemente distendovisi sopra. La poltrona sfrutta infatti l’equilibrio umano creando una sorta di traccia utilizzata poi per l’acquisizione dell’energia solare. Poi, collegando i dispositivi tramite USB alla poltrona, il gioco è fatto. Dai telefoni cellulari agli altoparlanti, senza alcuna distinzione. Bello anche il design e la forma, che invita al relax. Un peccato non averla, non credete?

Fonte: GreenMe

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L’Università Verde di Rotterdam

Rotterdam: lo studio di architetti Paul de Ruiter ha preso parte alla competizione per il design della nuova area dell’Università Erasmus. La tendenza del progetto presentato è l’ecosostenibilità, difatti le nuove costruzioni punteranno a ridurre i consumi elettrici e le emissioni di anidride carbonica. Ecco come si presenta la struttura: trasparente grazie a un’ampia facciata in vetro e un tetto ibrido, ricoperto cioè di pannelli solari, ma organizzati in modo tale da rendere possibile il passaggio dei raggi nell’edificio e garantire in questo modo un’illuminazione indiretta, piacevole, naturale.
La struttura è dotata di una pompa di calore geotermica che si occupa della regolamentazione termica della struttura, in modo che durante i mesi freddi il calore viene estratto dal terreno e assicura il calore agli interni, d’estate il calore in eccesso viene veicolato sotto terra, refrigerando l’aria. Gli architetti spiegano che il tetto ingloba un sistema solare intelligente: la posizione dei lucernari è tale per cui si scongiura il surriscaldamento dell’edificio, e al contrario, facilita un’efficace aerazione. Il sito Designboom ha pubblicato i disegni del progetto.

Fonte: FotovoltaicoBlog

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Valle Sabbia: il fotovoltaico del Nord

Valle Sabbia, Brescia. Una comunità montana virtuosa che fa del fotovoltaico il suo fiore all’occhiello. E punta in alto investendo in una centrale fotovoltaica, pubblica, di grosse dimensioni. Il presidente della comunità montana Ermano Pasini “Siamo partiti nel giugno dell’anno scorso. C’erano finanziamenti per le energie alternative di scadenza il 31 dicembre 2010. Una volta deciso, dovevamo fare in fretta. Tre mesi, tartassando gli uffici tutti i giorni, se ne sono andati per le autorizzazioni. A settembre, finalmente, siamo partiti: ci restavano 90 giorni”. Venticinque i comuni della valle più altri 16 annessi collaborano investendo nelle rinnovabili.
Siamo a Gusciana, parte del comune di Paitone, con un paesaggio invaso da tredici capannoni con i tetti di amianto. Risanata la zona, trovati i fondi (circa 23 milioni di euro anticipati dalla Banca Cooperativa Valsabbina) e i realizzatori dell’opera (Consorzio Stabile Sardegna) si è dato il via alla costruzione della centrale.
Antonio Rubagotti è l’architetto firmatario del progetto complessivo. “Demoliti i capannoni e portato via l’amianto, hanno posato 24.024 pannelli per un totale di 38.438 metri quadri. Tutti stesi seguendo il più possibile la conformazione del terreno, tra gli alberi, in modo da avere il minor impatto possibile dal punto di vista visivo. E posati con una inclinazione di 10 gradi rinunciando a quella ideale (oltre i 30) purché dessero meno nell’occhio. Certo, ci rimettiamo il 5 o 6% di resa. In compenso non è orrendo come certi impianti che si vedono in giro. A guardarlo da lontano sembra un lago”.
L’energia prodotta è pari a 7,8 milioni di kilowatt all’anno, ed è previsto un incremento di 1 milione di kilowatt l’anno. Ora, la zona riqualificata si appresta a diventare un Parco delle energie rinnovabili.

Fonte: FotovoltaicoBlog

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Toscana: si passa dalle miniere al fotovoltaico

Potranno ospitare impianti fotovoltaici i terreni che un tempo sono stati sede di attivita’ minerarie ed oggi bonificati.
Lo prevede una recente modifica all’Accordo Colline metallifere siglato nel 2009 da Regione, Province di Grosseto e Siena, Comuni di Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Scarlino, Manciano e Chiusdino, Arpat, Societa’ Syndial e Eni. Lo rende noto la Regione. La modifica consentira’ agli enti coinvolti di installare impianti per fotovoltaico e/o solare termico (previa conferenza dei servizi e nel rispetto delle opportune precauzioni), proprio la’ dove un tempo c’erano attivita’ legate alle miniere, senza percio’ prevedere l’utilizzo di altre aree destinate ad altro, per esempio a scopi agricoli. Prende dunque concretezza l’ipotesi gia’ prefigurata nelle ”Linee guida in materia di bonifica dei siti inquinati” redatte l’anno scorso dalla Regione Toscana che gia’ aprivano alla green economy.

Fonte: Ansa

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Fotovoltaico: 81 milioni di dollari alla Cina

L’Onu ha stanziato ben 81 milioni di dollari a due imprese cinesi, la Peak International Trade e la Suntech Power Holdings, per la produzione di pannelli fotovoltaici.
Come spiega  Yu Hongli, presidente della Peak International Trade che ha sede a Tianjin, nella Cina orientale durante i prossimi tre anni, Peak et Suntech Power Holdings Co. Ltd., un importante produttore di moduli solari al silicio, nella provincia orientale del Jiangsu, forniranno dei pannelli solari alle forze di mantenimento della pace dell’Onu così come ai loro organismi inferiori. Secondo l’accordo, il primo pannello solare made in China sarà fornito alla base logistica dell’Onu per presentare e promuovere i vantaggi del fotovoltaico a tutti gli organismi delle forze di pace ad alle altre Agenzie.

Fonte: FotovoltaicoBlog

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Solare: il futuro è la plasmonica

Più sottile è la cella solare, più elettroni arrivano agli elettrodi e diventano elettricità. È la legge numero uno del fotovoltaico. Più facile a dirsi che a farsi, però, anche se già le più recenti celle a film sottile hanno reso obsoleta la prima generazione di pannelli solari spessi e pesanti. Ma ora una squadra di scienziati di Stanford assicura di poter realizzare le pellicole solari più sottili mai raggiunte grazie un nuovo settore emergente della scienza e della tecnologia: la plasmonica, che studia le interazioni tra luce e metallo.
La plasmonica rende più semplice aumentare l’efficienza delle celle solari, spiega Mike McGehee, professore di scienza dei materiali e ingegneria all’Università californiana di Stanford e primo autore di un articolo apparso su Advanced Energy Materials a fine gennaio. McGehee è anche il direttore del Centro per il fotovoltaico molecolare avanzato, un polo di ricerca di eccellenza sulle celle solari a film sottile. In determinate condizioni, le interazioni luce-metallo creano un flusso ad alta frequenza di onde elettriche. Gli elettroni viaggiano in onde estremamente veloci che, come tutte le onde, presentano picchi (creste) e avvallamenti (cavi). La squadra di McGehee ha impresso in una cella solare una nanostruttura a nido d’ape su uno strato metallico di titanio, immergendo il tutto in un pigmento fotosensibile che impregna la nanostruttura a nido d’ape. Infine è stato aggiunto uno strato di argento per rendere la struttura più resistente: il tutto prende una forma di un contenitore per uova, con punti più elevati e zone depresse, a una scala di pochi millesimi di micron. La luce interagisce con i dossi creati nello strato di argento dando origine l’effetto plasmonico. Ma per ottenerlo occorre che i rilievi abbiano particolare diametro e altezza, e siano intervallati a una distanza ottimale.
I fotoni entrano nella cella e passano attraverso la base trasparente in titanio: una parte viene assorbita dal pigmento fotosensibile creando una corrente elettrica. La maggior parte dei fotoni rimanenti viene riflessa dallo strato di argento e ritorna nella cella. Una percentuale di fotoni che raggiunge lo strato argentato, però, colpisce i rilievi della microstruttura e provoca le onde plasmoniche.
L’effetto plasmonico in pratica non fa altro che aumentare l’efficienza delle celle a film sottile a pigmento fotosensibile, che finora hanno rendimento basso, circa l’8%, e durata di sette anni. Al momento non sono competitive con le tecnologie solari più avanzate che raggiungono il 25% di efficienza (con punte del 40% in laboratorio) e soprattutto hanno durata di 20-30 anni. Secondo McGehee, però, con la plasmonica si può raggiungere il 15% di efficienza e allungare la durata di vita di queste celle sino a dieci anni e, con prezzi più bassi, anche le celle sottili a pigmento fotosensibile possono diventare competitive sul piano commerciale. Con il vantaggio che si possono creare strumenti così piccoli e leggeri da poter davvero dare vita alla generazione del «solare portatile» per avere una fonte di energia sempre a portata di mano.

Fonte: Corriere

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Fotovoltaico: impianto solare sospeso in aria

Dagli Stati Uniti giunge un’interessante innovazione in materia di impianti fotovoltaici.
Una società californiana ha infatti predisposto un dispositivo in grado di sfruttare l’energia solare dalla stratosfera, mediante un’unità sospesa in aria le cui performance dovrebbero poter garantire una maggiore efficienza energetica rispetto ai prototipi realizzati negli anni precedenti. L’impianto in questione, denominato Stratosolar, è tenuto sospeso nell’aria attraverso un tubo gonfiabile che lo collegherà alla terra, con una lunghezza di oltre 20 km. L’utilizzo del collegamento con il vero e proprio dispositivo galleggiante servirà, oltre che per “trascinare” a terra l’energia prodotta dallo sfruttamento solare nella stratosf

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Emilia Romagna: online la mappa delle aree idonee al fotovoltaico a terra

Dopo il via libera, il 6 dicembre scorso, alla delibera che disciplina la localizzazione degli impianti fotovoltaici sul territorio (leggi), la Regione Emilia-Romagna mette ora a disposizione online una cartografia aggiornata e completa delle aree adatte all’installazione a terra degli impianti fotovoltaici. Realizzata alle scale 1:250.000 e 1:25.000, la carta unica dei criteri generali localizzativi degli impianti fotovoltaici è disponibile sul sito del Servizio Geologico, sismico e dei suoli della Regione. In particolare la cartografia segnala le aree idonee o meno all’istallazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati al suolo.
Per le singole zone sono indicati i diversi livelli di tutela, tenendo conto della presenza di vincoli di natura paesaggistica e ambientale e delle caratteristiche del territorio. La cartografia tiene conto dei criteri generali di localizzazione degli impianti, approvati dall’Assemblea legislativa regionale, che fanno riferimento a norme e piani in materia ambientale, paesaggistica, di tutela dei beni ambientali e culturali, prodotte da Stato, Regione e Province.
Alla base della normativa – spiega l’assessore regionale alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo – c’è la convinzione che anche lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili di energia debba avvenire assicurando le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività energetiche. Considerato che l’installazione di un impianto fotovoltaico con moduli ubicati sul suolo comporta la modifica dell’uso del suolo, la Regione ha ritenuto necessario dotarsi di uno strumento conoscitivo per una preliminare ricognizione sul proprio territorio delle aree idonee a tale uso.
Nella cartografia non si fa riferimento agli impianti collocati su edifici poiché questi possono essere montati sugli immobili esistenti, fermo restando il rispetto delle norme di tutela degli stessi e di sicurezza sismica. La carta (approvata con la delibera di Giunta n. 46 del 17/01/2011) è stata realizzata sulla base dei dati raccolti dal Servizio geologico, sismico e dei suoli e dal Servizio parchi e risorse forestali della Direzione ambiente, difesa del suolo e della costa e dai Servizi della Direzione generale programmazione territoriale e negoziata e della Direzione generale agricoltura.

Fonte: Casa&Clima

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Ikea Italia punta sulle rinnovabili

Ikea Italia punta con decisione su energie pulite e autoprodotte investendo 12 milioni di euro per ridurre i consumi di energia e incrementare l’efficienza nei suoi punti vendita. L’investimento fa riferimento al periodo 2007-2010 ed ha portato all’acquisto di 225 gigawattora di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’azienda svedese sta ora finanziando altri progetti che le permetteranno di raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi, ovvero di utilizzare il 100% di energia acquistata e/o prodotta da fonti rinnovabili, riducendo in modo importante le emissioni di CO2, e incrementando del 25% l’efficienza energetica dei sui negozi. Nel 2010 l’approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili nei punti vendita Ikea è stato pari all’83%, mentre è stato recuperato il 90% dei rifiuti prodotti. Nel 2011 le risorse destinate al fotovoltaico saranno l’investimento ambientale più importante dell’azienda e, entro agosto, ogni negozio Ikea avrà la sua piccola centrale ad energia solare: pulita, rinnovabile e sostenibile. Saranno infatti circa 150000 i moduli in silicio amorfo che saranno posati sui tetti dei punti vendita Ikea nei prossimi mesi, una superficie grande come 16 campi da calcio. Questo intervento coprirà circa il 10% del fabbisogno elettrico di Ikea Italia, ma c’è da giurare che l’azienda non si fermerà qui.

Fonte: FotovoltaicoBlog

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Nomisma: tagli incentivi non meno del 30%

Per dare continuita’ al mercato italiano del fotovoltaico e’ ipotizzabile una riduzione di non meno del 30% degli incentivi che potrebbe essere contenuta nel decreto interministeriale di prossima emanazione. E’ quanto sostiene Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, intervenuto ad un incontro, organizzato dal Kyoto Club sulla governabilita’ del settore fotovoltaico, alla luce del decreto legislativo sulle energie rinnovabili, emanato il 3 marzo e firmato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano lo scorso 7 marzo. E’ un taglio importante quello del 30% – riconosce Tabarelli – con il quale, comunque, il mercato reggerebbe. Si fermerebbe, invece, se venisse lasciato nell’incertezza o se si proponessero tagli simili a quelli tedeschi. L’Italia non puo’ arrivare all’efficienza tedesca.
Il presidente di Nomisma Energia ha fatto sapere che ci sono ”continui contatti” con il Ministero dello Sviluppo Economico che sta ”lavorando alacremente” per produrre prima della scadenza (31 maggio 2011) un quadro sugli incentivi. Rimodulare gli incentivi, per Tabarelli era necessario, perche’ quelli mantenuti finora sono stati troppo generosi e hanno generato un boom del settore. Dobbiamo riconoscere che tra i 200mila impianti che generano 7,2 GW ci sono anche molti piccoli imprenditori e famiglie. E’ un caso imprenditoriale dietro al quale e’ evidente una sensibilita’ ecologica. Bene ha fatto, dunque, per Tabarelli il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani a ”mettere le mani su questo tema”. Quanto alle critiche al provvedimento che stanno arrivando soprattutto dall’opposizione, si tratta di ”forzature” alle quali ”occorre resistere”.

Fonte: Ansa

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