Archivio della categoria ‘Geotermica’

Geotermia: Italia leader in Europa con EGP

rinnCon una potenza installata pari a 875 MWe, l’Italia si colloca in quinta posizione nella classifica mondiale e al primo posto in Europa per la produzione di elettricità da fonte geotermica.
Sono dati emersi dal rapporto “Another Kind of green”, redatto dall’ufficio Infrastructures & Regulated Sectors di Unicredit.
Un primato targato Enel Green Power, perché gli impianti gestiti da EGP in Toscana rappresentano il 100% della produzione geotermica nel Paese.
Nella Regione, EGP gestisce 34 impianti suddivisi nelle Aree Geotermiche di Larderello, il più antico complesso geotermico del mondo, Radicondoli, Lago Boracifero e Piancastagnaio/Amiata.
34 impianti che, secondo i dati EGP sulla produzione geotermica, hanno fatto registrare nel 2013 una produzione di 5.301 GWh, il dato più alto di sempre.
Una produzione in grado di soddisfare il 26% del fabbisogno regionale, il consumo medio annuo di oltre due milioni di famiglie e di fornire calore utile a riscaldare circa 9.000 utenze, 25 ettari di serre, caseifici, nonché di alimentare una importante filiera agricola, gastronomica e turistica.
I dati italiani del primo quadrimestre 2014, peraltro, evidenziano un’ulteriore crescita percentuale della produzione geotermoelettrica del 2,7% rispetto al 2013 anno in cui, è avvenuta, tra l’altro, l’inaugurazione delMuseo della Geotermia, sono stati avviati i lavori del Piano di riassetto di Piancastagnaio, è stato scelto di adibire le officine di Larderello come sede per la revisione e la riparazione di componenti degli impianti EGP nel mondo ed è stato firmato un Protocollo d’intesa con la Regione Toscana , volto a realizzare un vero e proprio indotto nel settore geotermico.

Fonte: Rinnovabili.it

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In Puglia il primo impianto geotermico del Mezzogiorno

pompa_ciepla17975411Per la Puglia è di nuovo il momento di una prima volta. Dopo la prima rete di ricarica per veicoli elettrici, la Regione taglia il nastro di un innovativo impianto geotermico realizzato nell’edificio dell’assessorato regionale all’Agricoltura dell’amministrazione locale. Si tratta di pompa di calore ad altissima efficienza che sfrutta delle sonde in polietilene infisse nel sottosuolo del cortile come scambiatori di calore tra terreno e falda sottostante, immagazzinando e rilasciando calore a seconda della stagione. L’impianto fa parte di un progetto da 10 milioni di euro finanziati con fondi europei che punta all’efficientamento energetico di buona parte del patrimonio immobiliare regionale, per risparmiare energia elettrica, gasolio e ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera.

 

“La geotermia – ha spiegato il presidente della regione Nicola Vendola – la abbiamo inventata in Italia, ma è stata progressivamente dimenticata. Oggi in Puglia la riscopriamo, con uno tra i primi interventi nel Sud. Ma presto molti edifici regionali saranno riscaldati e raffrescati con questo sistema. Il risparmio energetico è un fattore culturale: finora la gente ha vissuto con sulla testa un pannello di eternit: oggi dobbiamo convincerla che deve sostituire quei pericolosi tetti con dei pannelli fotovoltaici che non fanno male e fanno risparmiare”. A conti fatti il nuovo impianto di condizionamento dell’edificio permetterà di risparmiare il 70% rispetto al vecchio sistema, taglio del 70% le emissioni di anidride carbonica; in altre parole tra i 20 e i 50mila euro l’anno e tra le 30 e le 80 tonnellate di CO2 in meno immesse in atmosfera. Per dare prova dei risultati ottenibili, un display nell’atrio dell’assessorato indica la potenza impegnata dal sistema con tutti i dati.

“Vogliamo che i tetti fotovoltaici, gli impianti a recupero di energia come quelli geotermici siano dei virus di un’epidemia che si diffonda in tutta la Puglia. Immaginiamo che le scuole, i parcheggi, gli uffici pubblici possano essere tutti coperti da pannelli solari, così da contribuire al miglioramento del bilancio ambientale del pianeta”, conclude Vendola.

 

FONTE: www.rinnovabili.it

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Geotermia: prima fonte energetica in Africa Orientale?

La Rift Valley, nell’ Africa orientale, è una delle zone geologicamente più attive al mondo, e ha quindi un enorme potenziale di energia geotermica, valutato in almeno 15.000 MW elettrici tecnicamente ed economicamente installabili con le attuali tecnologie. I Paesi della regione, dove buona parte della popolazione non ha accesso all’elettricità, stanno cercando di sfruttare questa opportunità per estendere la copertura della rete e ridurre la dipendenza dall’energia idroelettrica, soggetta all’irregolarità stagionale delle piogge.
Il Paese geotermicamente più avanzato dell’Africa è il Kenya, che ha già realizzato impianti per 210 MW e punta ad arrivare a 2.300 MW entro il 2020. Un obiettivo ambizioso, visto che l’intera potenza elettrica installata a fine 2010 in Kenya era di circa 1.300 MW.
Ma ancor più ambiziosi, in proporzione, sono i programmi del Ruanda, un Paese che ha 10 milioni di abitanti e una potenza elettrica installata (da tutte le fonti) di appena 70 MW. Nei Piani governativi del Ruanda l’intenzione è di realizzare 300 MW geotermici entro il 2017, con l’obiettivo di estendere l’accesso all’energia elettrica a circa il 50% degli abitanti proprio grazie alla geotermia. Infine, l’Uganda, che ha un potenziale geotermico prudentemente stimato in 450 MW, da pochi giorni ha adottato un sistema di incentivi della generazione elettrica da fonti rinnovabili, puntando esplicitamente anche allo sviluppo di impianti geotermici. Altri Paesi che hanno in programma lo sfruttamento della geotermia sono l’Etiopia, l’Eritrea e la Tanzania. In una regione ancora poco sviluppata sono però molti i problemi per centrare questi obiettivi: innanzitutto la scarsità del personale qualificato. Il Geothermal Training Program della United Nations University organizza dagli anni Settanta corsi di formazione rivolti ai Paesi in via di sviluppo, ma non è sufficiente a soddisfare la domanda. Da tempo, infatti, il Kenya deve fare ricorso a manodopera stagionale cinese, cosa che però aumenta il costo dei progetti. Inoltre ci sono pochi impianti di trivellazione disponibili, perché quelli presenti nell’area lo sono prevalentemente in funzione delle necessità dell’industria di petrolio e gas. La Export-Import Bank of China e l’Agence Française de Développement hanno prestato 115 milioni di euro al governo del Kenya per l’acquisto di 5 piattaforme di perforazione. Ulteriori ostacoli vengono dalla inadeguatezza della rete elettrica e dalle scarse risorse finanziarie. Anche in questo caso l’aiuto viene dalla cooperazione internazionale (ad esempio la Banca mondiale e l’African Development Bank hanno contribuito alle spese per avviare tre siti geotermici in Uganda e per i principali progetti kenioti), ma non è detto che siano sufficienti a garantire il successo delle iniziative.

Fonte: LaStampa

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Geotermia: utenze a costo zero per le case di Follonica

Un’ottima ragione per progettare e costruire eco-sostenibile? L’abbattimento, nel tempo, di tutti i costi legati alle utenze. Ne sanno qualcosa gli inquilini di un complesso residenziale composto da 20 appartamenti di circa 85 mq, con giardino e posto auto, realizzato a Follonica (GR), in cui appare quantomeno evidente la perfetta integrazione tra impianti fotovoltaici e materiali ad elevata efficienza energetica. La differenza però la fa il principio ispiratore del progetto, la geotermia a bassa entalpia: quella “geotermia” con la quale qualsiasi edificio, in qualsiasi luogo della terra, può riscaldarsi e raffrescarsi invece di usare la classica caldaia d’inverno ed il gruppo frigo d’estate.
In pratica si tratta di scambiare il calore naturale del terreno attraverso delle sonde in PVC resistenti a 25 bar di pressione, elettrosaldate sul fondo in maniera tale che un liquido composto da acqua e glicole vi possa scorrere attraverso giungendo ad una pompa di calore che ne aumenta la temperatura per alimentare una o più centrali termiche; esse andranno a servire l’impianto di riscaldamento costituito da serpentine poste sotto al pavimento delle abitazioni.
Un impianto integrato costituito da sistema di geoscambio e fotovoltaico permette di rendere autonome le abitazioni producendo kW termici per il riscaldamento e l’acqua calda, kW refrigeranti per raffrescare d’estate, nonché garantire l’elettricità per uso domestico producendo kW energetici necessari anche per la pompa di calore che viene installata nell’impianto di geoscambio. Inoltre grazie al contributo statale per la produzione di energia pulita – il famigerato Conto Energia – ciascun inquilino riceve al mese circa 70 € con i quali poter fare fronte alle spese relative alle altre utenze non coperte dall’impianto. In buona sostanza un piccolo miracolo in cui al costo zero delle bollette si affianca la quasi completa assenza di emissioni nocive, praticamente inquinamento nullo.

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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La geotermia e la produzione di energia elettrica

Sapevate che la Toscana è l’unica regione in Italia dotata di impianti geotermoelettrici? Ebbene sì, il primato lo detiene la città di Pisa con il 47% degli impianti e una produzione pari al 54%! Seguono le province di Siena e Grosseto con il 28% e il 25% dei 32 impianti totali. Dati statistici che sembrano non essere confortanti, e invece in termini di produzione di energia geotermica l’Italia si colloca al terzo posto della produzione mondiale il cui primato spetta agli Stati Uniti, e al quarto posto per incidenza sulla produzione rinnovabile con il 7,7%, e per l’incidenza sulla produzione lorda totale con l’1,8%.
La geotermia è la fortuna energetica dell’Islanda. L’isola basa la sua esistenza energetico-climatica sul naturale equilibrio tra l’acqua calda di profondità e l’atmosfera glaciale esterna. Un equilibrio naturale sfruttato dagli islandesi anche per la produzione di energia elettrica con gli impianti geotermici.
Capiamone un po’ di più di questo tipo di scienza e di tecnologia spesso citata nelle descrizioni di numerosi progetti di Architettura Ecosostenibile. La geotermia è la scienza che studia il calore terrestre. Il calore terrestre nasce nella crosta e nel mantello a causa del decadimento radioattivo di alcuni elementi che li compongono, e successivamente viene trasferito verso la superficie terrestre mediante convezione del magma o di acque profonde. Da qui nascono la maggior parte dei fenomeni come le eruzioni vulcaniche, le sorgenti termali, i geyser, o le fumarole. Questo calore naturale proveniente dal sottosuolo può essere sfruttato per generare energia geotermica. Un impianto geotermoelettrico è una struttura in grado di produrre energia elettrica dall’energia termica interna ad un fluido geotermico. Per fluido geotermico si intende il vapor d’acqua o una miscela di acqua e vapore che negli strati profondi della crosta terrestre si riscalda a contatto con rocce calde. Si parlerà dunque a seconda della fonte principale, di sistemi geotermici a vapore dominante quando l’alta temperatura determina la formazione di accumuli di vapore o, ad acqua dominante, se l’acqua rimane allo stato liquido.

Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile

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Geotermia: grandi progetti di sviluppo in Cina

La Cina si ricorda dell’energia geotermica e la inserisce alla grande tra i propri progetti di sviluppo energetico. L’obiettivo è di coprire con fonti geotermiche l’1,7% della domanda di energia primaria al 2015. È quanto afferma un rapporto messo a punto dal Ministero del Territorio e delle Risorse. “Se questo risultato sarà raggiunto – ha dichiarato Guan Fengiun, direttore del Dipartimento Geologico del Ministero – la produzione di energia ottenuta dalla fonte geotermica potrà sostituire l’impiego di 68,8 milioni di tonnellate di carbone e ridurre di 180 milioni di tonnellate le emissioni di anidride carbonica“.
Nel settore del turismo termale questa risorsa è già ampiamente utilizzata in alcune regioni e in particolare nella provincia di Chongqing (sud-ovest della Cina), dove sono presenti 107 siti termali. Lo sfruttamento del geotermico a fini energetici è iniziato nel 1970. La prima centrale geotermica (24 MW) è stata realizzata nel 1977 nello Yangbajain (regione autonoma del Tibet) ed ha generato fino ad oggi 2,4 miliardi di kWh di energia elettrica. Attualmente sono in corso esplorazioni geotermiche in 29 provincie, con un finanziamento pubblico per le sole attività di ricerca nel 2011 di 164 milioni di yuan (17 milioni di euro). L’obiettivo è di realizzare impianti per la produzione di energia elettrica, ma soprattutto di sfruttare le acque calde del sottosuolo per il teleriscaldamento di quartieri cittadini. A Shanghai, ad esempio, è in fase avanzata di sviluppo un progetto per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici che sfrutta un acquifero poco profondo (220 metri circa) con acque a temperatura costante di 25 gradi centigradi. In tal caso il ridotto calore del sottosuolo verrà utilizzato per alimentare pompe di calore acqua-aria.

Fonte: LaStampa

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Geotermico, tra Toscana e Campania potenza di 4 centrali nucleari

 

Molti cittadini, ormai, sanno che il fotovoltaico sta producendo, solo in Italia, energia elettrica pari al contributo di 5 centrali nucleari. Meno, forse, sono a conoscenza delle potenzialità della geotermia.

 

Come ricorda il premio Nobel Carlo Rubbia, recentemente intervistato da Repubblica, nel sottosuolo di Toscana, Lazio Campania giace una risorsa che potrebbe produrre energia pari a 4 centrali nucleari, a prezzi piuttosto contenuti.

 

L’alternativa atomica si fa sempre più lontana quindi, proprio in termini tecnici. C’è infatti un altro dettaglio, non trascurabile, la tempistica: molti credono nel potenziale delle rinnovabili, ma sanno che queste fonti avranno bisogno di ancora qualche anno per riuscire a soddisfare una buona percentuale del fabbisogno energetico nazionale. Per questo, alcuni indicano il nucleare come una fonte “sicura”, che potrebbe sopperire a questo gap.

 

 

Peccato che, a detta dello stesso premio Nobel Rubbia, questa sia una «sciocchezza», esplicitata dal fatto che il nucleare sarà pronto, in caso si decidesse di procedere con il piano nazionale, tra15 – 20 anni, e, anche allora, non sarà in grado di contribuire efficacemente al mix energetico. Perchè ciò avvenga, infatti, il Belpaese dovrebbe ospitare 20 centrali, in grado di coprire il 25% del fabbisogno energetico.

 

 

Come rispondere quindi alla domanda energeticadel Paese? La soluzione sembra grigia, colore, peraltro, scelto per la scheda del quesito referendario sull’atomo, ma le alternative esistono, come sottolinea Massimo Orlandi, amministratore delegato di Sorgenia: «il giusto mix di fonti di energia sarà quello fatto da gas e rinnovabili».

 

 

Orlandi spiega come lo scenario di approvvigionamento energetico di metano sia mutato con lo sviluppo di tecniche per l’estrazione di gas non convenzionale: «nel mondo sono stati scoperti 250 anni di riserve di gas naturale, il combustibile fossile più pulito che esiste. Negli Stati Uniti il prezzo è sceso a un terzo. Ci si deve aspettare una riduzione dei prezzi in tutto il mondo e una significativa riduzione del rischio geopolitico». Sembra d’accordo lo stesso Carlo Rubbia, che ha ricordato come il gas sia arrivato al 60% di efficienza, producendo una quantità di CO2 due volte e mezza più bassa di quella del carbone.

 

 

Gas e geotermia dunque, fonte energetica che nel mondo produce energia pari a cinque centrali nucleari, per non parlare delle grandi possibilità del Belpaese. Spostandosi a livello locale infatti, Rubbia evidenzia le grandi potenzialità energetiche nascoste nel sottosuolo di Toscana, Lazio e Campania: sfruttandole si potrebbe arrivare a produrre energia pari al lavoro di 4 centrali nucleari, più o meno il quantitativo che il Governo si auspica di raggiungere con la nuova stagione nucleare italiana.

 

 

Del resto sembra che le realtà locali siano già sulla strada giusta: in Toscana Enel Green Power e Lampo Greengas, azienda di Parma, hanno presentato un’intesa volta a recuperare la CO2 emessa dall’impianto di geotermia di Valle Secolo, a Larderello (Pisa).

 

 

Progetto ambizioso, tanto da essere il primo al mondo dedicato all’integrazione fra i processi produttivi dell’energia elettrica e dell’anidride carbonica nel settore geotermico, promosso a pieni voti dall’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini: «questo è un progetto che coniuga innovazione, riqualificazione ambientale e occupazione, tre obiettivi fondamentali soprattutto in un periodo difficile qual e’ quello che stiamo vivendo».

 

 

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Clima/ Geoingegneria, discusso strumento per fermare cambiamento

Sulla lotta al cambiamento climatico e sule misura per arginare la crescita delle temperature si apre un nuovo fronte di battaglia: oggetto dello scontro sono le cosiddette tecniche di geoingegneria, ovvero l’utilizzo delle moderne tecnologie per modificare artificialmente l’ambiente fisico e gli ecosistemi in genere. Al centro della disputa si trova ora l’IPCC, il panel di scienziati Onu che studia i cambiamenti climatici, che proprio sulle tecniche di geoingegneria ha organizzato in questi giorni un incontro di esperti in Perù.

Da un lato vi sono le pressioni esercitate da quei settori della ricerca e dell’industria che vedono nelle tecniche di manipolazione del clima una strada importante da percorrere – e quindi da sostenere adeguatamente sul piano finanziario – per limitare le emissioni e differirne gli effetti per un tempo sufficiente ad implementare strategie più efficaci di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.Dall’altro vi sono le preoccupazioni (sollevate soprattutto nel mondo ambientalista) sugli esiti potenzialmente imprevedibili di queste manipolazioni e sulle prospettive connesse all’utilizzo di tecnologie considerate ad elevato rischio ambientale.

Sul primo fronte, a difesa delle tecniche di geoingegneria, è sceso in campo il britannico Institution of Mechanical Engineers, che chiede all’IPCC di portare avanti programmi come, per esempio, quello per la realizzazione di alberi artificiali, capaci di assorbire la CO2 dall’atmosfera con un efficacia che può arrivare ad essere fino a mille volte superiore rispetto a quella degli alberi naturali. A dar manforte a questo appello concorre oggi un gruppo di istituti e di partner industriali che ha dato vita in Olanda ad un programma di ricerca quinquennale che ha l’obiettivo di mettere a punto la realizzazione di foglie artificiali capaci di replicare il processo della fotosintesi.

Sul fronte opposto si schierano quanti vedono nelle tecniche di geoingegneria non solo una strada assai rischiosa da percorrere, ma anche un modo per sottrarre l’industria dalle responsabilità che le derivano in ordine alla diminuzione del proprio carico di emissioni di gas serra. Proprio alla vigilia dell’appuntamento di Lima 125 organizzazioni non governative, rappresentanti di una quarantina di Paesi di tutti i continenti, hanno inviato una “lettera aperta” all’IPCC perché si faccia carico della valutazione di questi rischi e della deresponsabilizzazione che ne conseguirebbe in termini di minore impegno alla riduzione delle emissioni climalteranti.

Fonte: virgilio.notizie.it

 

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Geotermia: a Bolzano ricerche e analisi per valutare fattibilità

L’attenzione causata dall’incidente nucleare in Giappone ha spinto la Giunta provinciale altoatesina rinnovare il proprio impegno per l’energia alternativa e rinnovabile. Accanto alle fonti gia’ note, si e’ aperta una discussione circa l’opportunita’ di puntare anche sulla geotermia: i dubbi sull’utilizzabilita’ o meno di questa risorsa in Alto Adige verranno fugati da una ricerca. Per dare una risposta ai dubbi ancora presenti, la Giunta provinciale ha deciso di incaricare la Ripartizione innovazione di effettuare un’analisi e una ricerca completa.
Vale la pena studiare a fondo la questione – ha detto il governatore Durnwalder – per capire se la geotermia e’ una fonte energetica che anche in Alto Adige si puo’ sfruttare in maniera efficiente dal punto di vista ambientale ed economico.

Fonte: Ansa

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Geotermia: progetto per valutare il potenziale al Sud

Realizzare uno strumento di conoscenza e valutazione per la gestione e l’uso ottimale delle risorse geotermiche nelle Regioni Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), a beneficio sia delle amministrazioni pubbliche che dei privati. È questo l’obiettivo del progetto VIGOR (Valutazione del Potenziale Geotermico delle RegiOni ConveRgenza), attivato nell’ambito della linea di attività 1.4 (Interventi innovativi di utilizzo della fonte geotermica) del Programma Operativo Interregionale “Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico” 2007-2013. Il progetto è nato dall’intesa tra il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento Generale per l’Energia Nucleare, le Energie Rinnovabili e l’Efficienza Energetica e il CNR – Dipartimento Terra e Ambiente, che è il soggetto attuatore.
La geotermia – si legge nella scheda informativa dell’ufficio stampa POI Energia – sfrutta il calore del sottosuolo e viene utilizzata in modo diretto (come energia termica) oppure convertita in energia elettrica; benché essa sia presente ovunque nel sottosuolo, l’estrazione risulta economicamente conveniente solo nelle aree in cui sono presenti condizioni geologiche favorevoli, ossia sistemi idrotermali sufficientemente ricchi in fluidi termali a una profondità di poche migliaia di metri, che consenta di contenere le perdite di calore e di renderne efficiente l’utilizzo. Il progresso nelle tecnologie per produzione di energia elettrica a media temperature (cicli binari) e in sistemi idrotermali a bassa permeabilità mediante stimolazione e reiniezione (Enhanced Geothermal System “EGS”) ha consentito di aumentare enormemente le stime di potenza elettrica producibili con la geotermia, anche in aree del territorio nazionale che sono situate al di fuori delle aree geotermiche tradizionali.
In Calabria, Campania, Puglia e Sicilia la quantità di energia prodotta da fonte geotermica è ad oggi ancora irrilevante: tuttavia ci sono prospettive interessanti grazie a innovative tecnologie, capaci di innescare un ciclo termico anche con differenza di temperature modeste. Il progetto VIGOR, che ha una durata di 24 mesi e prevede un investimento pari a 8 milioni di euro, mira a fornire ai potenziali futuri utilizzatori della fonte geotermica, informazioni analitiche utili ad avviare attività di prospezione e di utilizzo dell’energia da tale fonte, e di ampliare le conoscenze del potenziale naturale e della concreta possibilità di valorizzazione della risorsa geotermica nelle Regioni Convergenza. Inoltre, il progetto si propone di fornire al Ministero dello Sviluppo Economico – DGENRE studi di fattibilità, utilizzabili per l’emanazione di bandi specifici. Nella prima fase del progetto saranno ricavate e sistematizzate le informazioni necessarie alla progettazione e alla costruzione di modelli di intervento integrati. La seconda fase prevede la realizzazione di progetti esecutivi “entro una profondità media adeguata – spiega una nota del Ministero – per produrre energia elettrica, condizionamento di ambienti e per utilizzare il calore geotermico in campo industriale, agroalimentare e termale-turistico. Già alla fine del primo anno di attività saranno individuati i primi 4 casi-tipo di progetti dimostrativi di impianti geotermici con caratteristiche analoghe a progetti realizzabili nelle Regioni Convergenza”.

Fonte: Casa&Clima

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Eolico: la turbina senza pale che produce energia a basso costo

Una turbina eolica di nuova concezione, senza pale, potrà produrre energia a costi convenienti. Lo afferma l’azienda americana Solar Aero, che ha brevettato e sta sviluppando il nuovo modello di centralina eolica, denominata turbina Fuller, dal cognome dell’inventore. Secondo la società, considerando tutti i costi del suo ciclo di vita, la nuova turbina consentirà di produrre energia a circa 9 centesimi di euro al kWh: una cifra del tutto paragonabile a quella dell’elettricità oggi immessa in rete.
Il progetto è un’evoluzione di un modello brevettato nel 1913 dal geniale scienziato e inventore serbo Nikola Tesla. La tecnica consiste in una serie di sottili dischi metallici, impilati uno sull’altro ma separati da spazi vuoti. La loro disposizione è studiata in modo che quando il vento soffia in questi spazi, crea un movimento d’aria che aziona il movimento rotatorio dei dischi. L’energia meccanica del movimento è poi trasferita a un albero motore collegato ad un normale generatore. Secondo il brevetto depositato, il vantaggio principale della nuova turbina è che “grazie al disegno aerodinamico è efficiente a velocità del vento molto diverse, il che la rende più indicata rispetto alle turbine quelle tradizionali”. Ad esempio il piccole esemplare nella foto ha una potenza di 10 kw, secondo Solar Aero.
Un altro lato positivo dell’assenza di pale è la possibilità di installare le turbine su piloni più bassi rispetto a quelle tradizionali, o anche sui tetti degli edifici cittadini. Inoltre l’impatto paesaggistico sarà minore, così come non ci sono rischi di danneggiare gli uccelli in volo. Oltre che nell’energia eolica, il nuovo modello potrà essere utilizzato in campo geotermico, dove è un fluido riscaldato a muovere la turbina. Anche in questo caso il vantaggio sarà notevole: la turbina potrà funzionare a temperature più basse rispetto a quelle oggi in uso, e sarà quindi particolarmente indicata nei casi in cui la fonte geotermica non produce abbastanza calore per una turbina tradizionale.

Fonte: LaStampa

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L’indonesia investe nel geotermico

Ambizioso piano indonesiano per favorire lo sviluppo del settore geotermico. L’intenzione del governo è di aggiungere, entro il 2014, ulteriori 4.000 MW geotermici ai 1.200 MW oggi installati, contribuendo così a portare l’energia elettrica a sempre più zone isolate con l’obiettivo di renderla disponibile per il 90% dei cittadini. Da notare che l’Indonesia è composta da circa 17.000 isole, con una popolazione di quasi 225 milioni di abitanti, di cui circa 78 milioni non ha ancora accesso all’elettricità. Il progetto è stato riconfermato nel corso del Congresso Mondiale sulla Geotermia apertosi domenica scorsa e che si concluderà oggi (30 aprile 2010) nell’isola di Bali.

Il potenziale geotermico delle zone intorno ai circa 150 vulcani attivi dell’arcipelago indonesiano è stimato essere il maggiore al mondo (pari al 40% dell’intero potenziale mondiale) e potrebbe costituire un fondamentale volano per lo sviluppo del Paese e per la riduzione delle sue emissioni inquinanti e climalteranti. L’Indonesia è una delle maggiori economie del sud est asiatico nonché terzo emettitore al mondo di gas serra. Attualmente nel Paese sono attivi solo 7 campi geotermici, mentre i siti idonei ad essere sfruttati sono più di 250. L’obiettivo del governo nella geotermia fa parte di un più ampio piano di sviluppo dell’intero settore elettrico. Che, tra l’altro, prevede di installare nuova potenza elettrica per circa 10.000 MW entro il 2012 (prevalentemente a carbone) e altri 10.000 MW da fonti rinnovabili (tra cui i 4.000 geotermici) entro il 2014. Il piano di sviluppo geotermico è stato definito “molto ambizioso” dallo stesso Surya Darma, presidente dell’Indonesian Geothermal Association. Il problema non è solo la ristrettezza dei tempi visto che 4 anni sono davvero pochi per confermare le conoscenze sui giacimenti, effettuare gli studi di fattibilità e realizzare gli impianti. Il problema maggiore è quello dei finanziamenti, poiché 4.000 MW geotermici richiedono circa 9 miliardi di euro. A tal fine il governo indonesiano sta cercando l’appoggio di investitori privati e di partner internazionali come Giappone e USA, oltre che di finanziamenti da parte di istituzioni come la World Bank.

Fonte: Lastampa.it

Consulta anche: Rinnovabili.it

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L’eco-ospedale di Cisanello: riscaldato da un giacimento geotermico

Pisa: a una profondità di 600 metri a est della città, c’è un giacimento geotermico di acqua a 50° di temperatura, individuato dopo una ricerca di Cnr ed Enel ed è al centro di un progetto ambizioso: riscaldare l’ ospedale di Cisanello, una delle strutture sanitarie più prestigiose d’Italia che entro l’anno raddoppierà la sua volumetria per dare energia ad alcune strutture universitarie che sorgeranno vicino all’ospedale. Saranno usate nuove tecnologie che consentiranno di sfruttare il bacino senza alterarne la struttura – e dunque provocare danni alla falda – e produrre energia pulita a emissioni zero. Secondo il presidente della commissione Sanità della Regione Toscana, Fabio Roggiolani, il progetto di Pisa è al centro di un piano regionale per rendere energicamente ecologica l’intera sanità toscana. Un sistema a ciclo chiuso, in funzione in più di trenta nazioni, ma non in Italia. Fonte: Il Corriere della sera

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Geotermia: in Italia primo progetto offshore al mondo

L’Italia è sempre stata un Paese leader a livello mondiale nel settore dell’energia geotermica, e ora ha avviato un nuovo progetto all’avanguardia: il geotermico offshore.
L’idea è di sfruttare il calore del Marsili, un grande vulcano sottomarino situato nel Tirreno meridionale a circa 150 km a nord delle Eolie. Il progetto è nato da un’idea di Patrizio Signanini dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti ed è stato sviluppato da Eurobuilding (società di ingegneria naturalistica con sede ad Ascoli Piceno) in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’Istituto per la geologia marina del Cnr-Ismar, il Politecnico di Bari e il Centro di ricerche sperimentali per le geotecnologie dell’Università di Chieti. Avviato nel 2006, il “Marsili Project” ha ricevuto l’autorizzazione del Ministero per lo sviluppo economico nel 2009, e ora sta iniziando la fase esplorativa: una piattaforma e un primo pozzo pilota profondo 800 metri, che dovrebbero essere pronti nel 2013. Il Marsili è il vulcano più grande d’Europa, ed emette fluidi ad una temperatura di circa 300 gradi centigradi: secondo Diego Paltrinieri, geologo marino e direttore del progetto per la Eurobuilding, ha un enorme potenziale geotermico, “paragonabile a quello delle più grandi centrali geotermiche mondiali o di impianti nucleari di media taglia”. Entro il 2015, per un investimento totale di 2 miliardi di euro, è prevista la costruzione di 4 piattaforme per una potenza totale di 800-1000 MW. A regime l’impianto potrà produrre ogni anno 4,4 miliardi di kWh, sufficienti per soddisfare il fabbisogno di una città come Palermo.
La geotermia offshore è una reale e importante risorsa energetica tutta italiana. Il vulcano Marsili può diventare la prima fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia aprendo la strada a un’energia nuova, pulita ed inesauribile“, ha aggiunto Paltrinieri.

Fonte: LaStampa

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