Archivio della categoria ‘Prodotti’

Expo 2015: un connubio perfetto tra tecnologia e ambiente per Palazzo Italia

palazzoPalazzo Italia, simbolo di Expo 2015, sarà biodinamico e “mangia-smog”.

L’innovativo progetto architettonico presentato con un’installazione all’Università Statale di Milano dallo studio Nemesi & Partners prevede la realizzazione di una struttura complessa e dinamica, ispirato alle forme naturali di una foresta ramificata.

L’aspetto più interessante dell’edificio è però il materiale con cui verrà costruito: il cemento biodinamico. Costitituito da Tx Active, un principio fotoattivo che reagendo alla luce solare è in grado di catturare piccole particelle organiche e inorganiche presenti nel contesto, questo materiale può  contribuire alla diminuzione dello smog presente in atmosfera. Il cemento biodinamico, che alla vista e al tatto sembra marmo, è stato utilizzato per la prima volta nel 1996 a Roma per la realizzazione della chiesa “Dives in Misericordia” di Richard Meier caratterizzata da tre imponenti vele bianche. Da allora la ricerca e il miglioramento dei legami tra le particelle fotocatalizzatrici che lo costituiscono non ha avuto sosta. Innumerevoli sono gli studi, le sperimentazioni e le verifiche che il Centro tecnico del Gruppo Italcementi ha condotto in collaborazione con Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), CNR (Istituto inquinamento atmosferico) e CCR (Centro comune di ricerca Ispra) apportando continuamnete nuove conferme all’efficacia di questo materiale .

Inoltre, i pannelli bio-dinamici che costituiranno la parte esterna del palazzo saranno realizzati per l’80% da materiale reciclato, conferendo alla struttura un plus valore per quanto riguarda la sua eco-sostenibilità e rafforzando così l’importanza che il reciclo ha oggi per la conservazione del nostro Pianeta.

Diana Bracco, presidente di Expo 2015 e commissario del Padiglione Italia, ha affermato che “l’Esposizione Universale del 2015 è una grande opportunità di rilancio per l’Italia, che permetterà al nostro Paese di valorizzare le nostre numerosissime eccellenze produttive, tecnologiche e scientifiche”. Per queste ragioni, portare ad un evento di tale calibro innovazioni e soluzioni proposte e brevettate da aziende interamnete italiane, qual’è Italcementi, è sicuramente un’occasione a cui il nostro Paese non può ad oggi rinunciare.

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La luce che imita il sole: progetto hi tech porta raggi in stanza senza finestre

8437231dea5fe5e091a7b64c1d1095ae In una stanza senza finestre, ma con la sensazione di essere baciati dal sole: a renderlo possibile è una finestra hi-tech che, grazie all’uso di Led e nanotecnologie, riproduce gli effetti fisici e ottici della luce in natura, simulando la diffusione e la trasmissione dei raggi solari attraverso l’atmosfera.

Il progetto Coelux, finanziato dall’Unione europea con 2,5 milioni di euro, integra la tecnologia Led a risparmio energetico di ultima generazione con un sofisticato sistema ottico che impiega materiali nanostrutturati.

”Così come per la fragranza di un profumo o il colore del sole ai tropici, è difficile spiegare l’effetto benefico della percezione di spazio infinito prodotta da questa tecnologia”, dice Paolo Di Trapani, coordinatore del progetto e fisico all’università dell’Insubria a Como. ”Le evidenze raccolte durante il progetto hanno dimostrato che persino i soggetti claustrofobici si sentono felici e rilassati quando esposti alla luce di Coelux nonostante una lunga permanenza in una stanza senza finestre di pochi metri quadri”.

La tecnologia è di proprietà della società CoeLux, una spinoff informatica dell’università dell’Insubria, ed è stata concepita per il settore sanitario. Secondo i ricercatori, tuttavia, può trovare applicazione in ambito commerciale, alberghiero, museale, aeroportuale, oltre che nei trasporti metropolitani, nelle palestre, negli uffici, in ambienti produttivi industriali e anche in appartamenti seminterrati. Il lancio commerciale è previsto entro la fine del 2014.

Fonte: ANSA

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Ecco le lampadine a Led del futuro

Lampadine a Led, in futuro saranno più piccole e luminose

Studio,con transistor di nitruro di gallio costeranno anche meno

Le lampadine a Led in futuro saranno più compatte e luminose, ma anche più economiche e in grado di consumare meno energia. Lo assicurano i ricercatori dell’Istituto Fraunhofer di Friburgo, che hanno messo a punto una lampadina dove il silicio dei transistor è sostituito dal nitruro di gallio.

Le Lampadine a Led non contengono sostanze nocive, consumano poca energia e durano dalle 15mila alle 30mila ore. Tuttavia hanno un punto debole: sono molto sensibili alle variazioni e ai picchi di potenza e per questo hanno bisogno di un driver che assicuri una fornitura di energia costante. Il driver, che prende la corrente alternata dalla rete elettrica di casa e la trasforma in corrente continua a un voltaggio ridotto, influenza sia il rendimento luminoso sia la durata delle lampadine.

I ricercatori hanno sostituito i transistor standard di silicio con quelli di nitruro di gallio, scoprendo che i driver sviluppati con questo semiconduttore sono risultati in grado di lavorare a corrente, tensione e temperatura più elevate.

Inoltre, la velocità di commutazione è risultata 10 volte superiore a quella dei transistor in silicio, consentendo di ridurre le dimensioni di bobine e condensatori incorporati nei driver per l’immagazzinamento dell’energia.

Grazie a questo, spiega Michael Kunzer dell’Istituto Fraunhofer, ”la lampadina a Led può diventare più economica, leggera e compatta, fornendo più illuminazione”. Se il flusso luminoso delle lampadine a Led con componenti di silicio è di mille lumen, con il nitruro di gallio si arriva a 2.900 lumen.

”Il 20% del consumo di energia a livello mondiale può essere attribuito alla luce”, sottolinea Kunzer. ”In linea di principio, maggiore è il rendimento luminoso, minore è il consumo energetico. Se si pensa che nel 2020 i Led si saranno ritagliati una quota di mercato vicina al 90%, si capisce quale ruolo possano svolgere nel proteggere l’ambiente”.

Fonte: ANSA

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Le scarpe ecologiche di Colin Lin

Da Taiwan la fashion designer Colin Lin progetta da tempo calzature eco-friendly, realizzate con scarti di giornali riciclati. Calzature dal disegno classico ma pur sempre femminili, colpiscono soprattutto per il materiale, la carta, che trova nuova vita sotto forma di mille pieghette a mò di origami. Un paio di scarpe di carta viene realizzato in 3-4 ore e sono vendute per $ 100-150 (Lin progetta allo stesso modo anche borse in 2-3 giorni, vendute per $ 260). Ovviamente la carta con cui sono realizzate queste scarpe viene opportunamente verniciata. Guarda anche le borse ecosostenibili di David Shock Design (qui)! E le keybag (qui)!

Fonte: Architettura&Design

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Green Box: molto più di un packaging per pizza

Green Box: un packaging per  tre utilizzi. Trasporta, serve e conserva! Perchè consumare o sporcare piatti quando da un packaging possiamo ricavarne qualcuno? Dai piccoli gesti quotidiani spesso nascono progetti interessanti come questo. Green Box infatti somiglia ad un tradizionale contenitore per pizza ma con una marcia in più…anzi tre! Dal top del contenitore, realizzato interamente in materiale riciclato, è possibile ricavare quattro pratici piattini. Grazie alle guide pre-tagliate, con un semplice gesto è possibile ricavare quattro piattini per gustare la propria fetta di pizza, senza sporcare altro o produrre altri rifiuti. Ma non è tutto! Nel caso in cui avanzasse un po’ di pizza, è sufficiente rimuovere due alette dal packaging per trasformarlo in un comodo contenitore e conservare la pizza in frigo. Tutto questo senza stravolgere la forma originaria del packaging ma apportando piccole modifiche. Funzionale ed eco-sostenibile, un prodotto di food design per veri appassionati di pizza e di prodotti green. Guarda il  video di Green Box.

Fonte: Architettura&Design

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Abito geek. Design eco per vestiti super tecnologici

Dopo i gioielli geek, realizzati da componenti elettronici di computer e lettori cd, la tecnologia si continua ad indossare!
E’ stato proposto all’ Austin’s Fashion Week, un vestito super tecnologico realizzato dal riciclo di cavi di un computer. L’idea è stata di una giovane stilista di nome Tina Sparkles. L’eco-stilista ha effettuato una ricerca riguardante lo smaltimento dei componenti elettronici dei computer, che spesso devono essere restituiti alle case produttrici una volta esaurita la loro utilità. Data la non chiarezza circa il processo di smaltimento, Tina ha deciso di lanciare una provocazione realizzando un abito coloratissimo, che potesse sensibilizzare sul tema del riciclo di questi rifiuti speciali. E’ stato chiamato Recycled Computer Wiring Dress – Supernova System ed è un vestito ecologico monospalla con un motivo geometrico disegnato ed una gonna a volant costituita da cavi di cablaggio arricciati.
Nel caso in cui l’abito geek vi fosse piaciuto e voleste imitare l’idea, evitate di distruggere il vostro computer! Tina Sparkles l’ha fatto per realizzare il suo primo modello, ma solo una volta che si era definitivamente rotto. Piuttosto potreste dare un’occhiata al suo blog per sapere qualcosa in più sull’abitino eco-tecnologico e su tante altre creazioni di Tina, come una gonna ottenuta dal riciclo di un libro, con tanto di istruzioni per il montaggio!
Fonte: ArchitetturaEcoSostenibile
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Legambiente, NAU! e gli occhiali in plastica riciclata

Il binomio tra NAU! prima insegna di ottica fast fashion monomarca italiana, e Legambiente ha dato vita agli innovativi occhiali in plastica riciclata al fine di sensibilizzare consumatori e opinione pubblica alle tematiche ambientali. Disponibili sia nella versione vista che in quella sole, gli occhiali ecologici per uomo e per donna sono realizzati con gli scarti delle normali produzioni di occhiali. L’iniziativa segna un ulteriore impegno della catena che  è diventata sponsor tecnico di Goletta Verde, il vascello ambientalista ambasciatore della salute dei mari da più di 20 anni. NAU! ha come obiettivo quello di proporre collezioni innovative ad alto livello ma con un prezzo ragionevole. Per far ciò, niente fronzoli ma sistemi diretti e semplicità di gestione.

Fonte: SoloStyle

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Dagli USA il green generator da balcone

In Italia si dovrà attendere la fine dell’anno per vederlo in commercio, ma negli Stati Uniti Greenarator è già un must have. Si tratta di un generatore eolico-fotovoltaico formato mini, ideale per coloro che desiderano produrre la propria quota di energia verde, senza forzatamente dover convincere tutti gli inquilini di un edificio.
Proprio dopo aver constatato le frequenti difficoltà di installazione di turbine e pannelli solari in aree comuni dei condomini, il designer statunitense Jonathan Globerson ha messo a punto quello che potrebbe divenire un utile mezzo per incrementare i risparmi delle singole famiglie. Testato con successo, Greenarator – che sta per Green Generator, come spiega il suo creatore- è una turbina verticale di dimensioni ridotte, che si presta ad essere installato senza grande ingombro su balconi e terrazzi, permettendo un risparmio annuo in bolletta del 6%, per non parlare delle ridotte emissioni nocive.
Il prodotto si presenta come una turbina eolica comprensiva di pannelli solari, così da essere efficace anche in caso di assenza di vento. Sorretto da due barre metalliche passanti internamente al balcone, Greenarator è collegato tramite cavi elettrici direttamente alla rete elettrica. All’altezza del passamano è fissato il controller, all’interno del quale un supercondensatore e un inverter gestiscono il funzionamento del dispositivo. Se persuadere un intero palazzo a convertirsi all’energia verde risulta spesso quantomeno problematico, Greenarator promette di poter soddisfare così il legittimo desiderio di ciascuno di noi di produrre la nostra energia.

Fonte: Casa&Clima

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Auto Elettriche: novità per la ricarica wireless da Toyota

Due partner d’eccezione hanno siglato un accordo che potrebbe migliorare la fruizione di nuovi sistemi di ricarica delle auto elettriche. I protagonisti della vicenda sono la Toyota Motor, una delle società automotive più importanti del mondo, e la WiTricity, specializzata invece nella fornitura di servizi wireless e, tra questi, proprio nella fornitura di energia tramite tale sistema.

Toyota e WiTricity hanno firmato un’intesa finalizzata allo studio e alla progettazione di una nuova generazione di sistemi di ricarica delle batterie delleauto elettriche, completamente wireless.

Non è ovviamente un’assoluta mondiale, ma la collaborazione tra due partner di così elevato spessore non potrà che fornire un utile incremento al ritmo di studio e di pianificazione di tali sistemi energetici.

In proposito, ricordiamo come Toyota abbia più volte, e in tempi meno sospetti, affermato quanto possa essere davvero rivoluzionaria l’applicazione di un sistema di ricarica wireless per le auto elettriche, consentendo in tal modo ai propri clienti di poter avere accesso a una nuova tecnologia, a costi contenuti, che possa agevolare la rigenerazione energetica delle batterie dei veicoli ecologici.

 

Fonte: Ecoo

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Arredamento green: ecodesign originale con l’orto in salotto

Se volete un arredamento green, l’orto in salotto per un ecodesign originale è ciò che fa per voi. Sono molte le soluzioni ecocompatibili che è possibile adottare per l’arredamento degli interni. Fra le più originali vanno ricordate sicuramente le librerie di edera e i muri floreali. Ma non mancano le insalate in bella vista negli ambienti interni della casa. Non più soltanto quindi l’orto in giardino, ma una vera e propria agricoltura integrata nell’architettura ecosostenibile. Si tratta di una vera e propria tendenza che è stata messa in evidenza dalla Cia-Confederazione Italiana Agricoltori.
Questo particolare design green è emerso nell’ambito del Salone del Mobile, la nota manifestazione svoltasi a Milano. Un po’ come è successo per l’ecodesign proposto dai mobili da giardino con l’erba, questa tendenza innovativa che riguarda l’arredamento degli ambienti interni a base di prodotti agricoli è destinata a riservare ottime prospettive per il futuro, sia per quanto riguarda i guadagni economici che ne possono conseguire, sia per ciò che concerne le potenzialità ancora inespresse nell’ambito dell’architettura ecocompatibile. Anche l’IKEA aveva lanciato dei prodotti ecosostenibili dall’inconfondibile ecodesign, ma in questo caso si ha molto di più, perché le piante e i fiori diventano elementi d’arredamento, dando vita a forme e a mobili molto originali. A questo proposito i rappresentanti della Cia hanno fatto notare: In Italia stiamo un passo avanti, ma il mondo ci insegue velocissimo e le case più trendy del momento accolgono molto verde. Sono nate vere e proprie partnership tra agricoltori e architetti, che lavorano di concerto per offrire soluzioni originali, negli spazi all’aperto ma anche all’interno delle mura domestiche. Un’idea da tenere in considerazione, visto che le ultime stime indicano che in tema di agricoltura biologica nel tempo libero gli Italiani si dedicano spesso all’orto fai da te.

Fonte: Ecoo

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Surface: pavimento naturale che rispetta ambiente (ed estetica)

Bello, elegante e raffinato, ma soprattutto bio: è Surface, il nuovo pavimento eco-compatibile, che rispetta l’ambiente e valorizza l’aspetto estetico delle stanze che riveste. Surface è il primo pavimento monolitico artigianale che è possibile definire “bio” grazie all’anidrite naturale, unico legante crudo presente attualmente in edilizia, che non richiede alcuna cottura ed evita il rilascio di emissioni di CO2 in atmosfera. A differenza di molte soluzioni presentate negli scorsi anni, Surface ha anche un certo valore estetico, perché riesce a dare molta luce agli ambienti, valorizzandone gli spazi, e a dare un tocco di eleganza in più. Grazie alla sua struttura infatti, Surface permette di realizzare superfici continue fino a 400 metri quadri, senza giunti e fughe, i materiali completamente naturali che lo compongono lo rendono un rivestimento ideale anche per le ristrutturazioni e la superficie levigata è disponibile in varie tonalità, dalla più rustica alla più moderna con una tavolozza di colori che spazia dalle pietre naturali al cotto. Questo nuovo tipo di rivestimento bio si adatta perfettamente ad una casa progettata e realizzata seguendo alti standard di confort abitativo e agli edifici dotati di sistemi di climatizzazione a pavimento in quanto Surface è la prima superficie che permette la realizzazione matematica degli impianti, ottimizzando così il fabbisogno energetico dell’edificio. Risultato di anni di sperimentazioni ed applicazioni, i componenti di surface sono tutti certificati per l’uso in Bioedilizia da ANAB e ICEA.

Fonte: GreenMe

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Dai gusci delle aragoste: la pallina da golf biodegradabile

L’Università del Maine, negli Stati Uniti, è riuscita a combinare tra loro due attività così tipiche dell’omonimo Stato quanto completamente distanti: la pesca delle aragoste e il golf. Come? Di certo non con una cena a base di crostacei sul “fairway”, ma realizzando palline da golf biodegradabili riciclando i rosei gusci di questo animale.
Un professore di ingegneria biologica e chimica, David Neivandt, e il suo laureando Alex Caddell sono riusciti a creare, dopo nove mesi di ricerca, un materiale composto dai carapaci delle aragoste e un legante naturale, con il quale hanno realizzato delle palline da golf completamente eco-friendly, in grado di decomporsi dopo sette giorni di permanenza nell’ambiente.
L’idea di realizzare palline da golf biodegradabili non è certo una novità. Ricordiamo, ad esempio, la spagnola ecobioball, che quando si decompone rilascia addirittura mangime per pesci. Bisogna però riconoscere che quelle realizzate negli Stati Uniti di certo non mancano di altrettanta originalità, soprattutto grazie al fatto di aver riutilizzato un prodotto di scarto, destinato alla discarica e miseramente inutilizzato, come i gusci delle aragoste, davvero abbondanti in un territorio famoso proprio per la pesca e il commercio legati al prelibato crostaceo. Sebbene le palline “di aragosta” non arrivino lontano come le loro cugine regolamentari, i golfisti che le hanno testate assicurano che seguono le stesse traiettorie e possono essere colpite con tutti i tipi di bastone.
Altro vantaggio rispetto alle altre palline da golf biodegradabili finora sul mercato è rappresentata dalla loro economicità : ogni pallina viene venduta alla modica cifra di un dollaro (circa 0.69 Euro), in quanto, trattandosi di materiale di scarto finora inutilizzato, il costo della materia prima per la sua produzione è di soli 19 cents. L’obiettivo dei ricercatori era quello di creare un prodotto che potesse essere utilizzato sulle navi da crociera, dove la pratica del golf è stata via via abbandonata proprio in virtù del catastrofico impatto ambientale provocato dalla dispersione e dalla tossicità delle palline di plastica. Per adesso l’Università del Maine depositerà un brevetto per questo innovativo materiale biodegradabile, convinta che si possa prestare anche per altri eco-prodotti, come, ad esempio, vasi per piante. Se la modificazione degli spazi naturali per creare i campi e le quantità di prodotti chimici e d’ acqua utilizzati per mantenerli fanno del golf uno degli sport meno eco-responsabili, non si può che strizzare l’occhio ad un’iniziativa che tenta di diminuire, almeno in parte, il suo impatto sull’ambiente.

Fonte: GreenMe

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Guidare l’auto con la mente

Vi ricordate dei primi tempi di scuola guida? In mano avevamo solo il volante e il cambio, ma ci sembrava di guidare una navicella spaziale piuttosto che un’automobile!

Dovevamo stare attenti agli altri veicoli, ai ciclisti e ai pedoni: mentre eravamo intenti a prevedere le loro mosse, bisognava badare anche alle frecce, ai fari e ai tergicristalli.

Una bella faticaccia pensare a tutte queste cose contemporaneamente!

Gesti che sono diventati abituali e quasi automatici con l’andare del tempo, ma che possono essere un problema per gli automobilisti disabili o con qualche difficoltà motoria. Ma l’auto del futuro non farà discriminazioni tra conducenti abili e non: si guiderà senza mani, con la sola forza della mente.

Non si tratta di un esperimento di magia, ma del progetto Braindriver, messo a punto dagli Autonomos Labs della Freie Universität di Berlino: grazie a un caschetto dotato di sensori e a uno speciale software, qualsiasi persona sarà in grado di controllare un autoveicolo con la sola attività cerebrale.

Il test è stato condotto su un autista dotato di un elmetto a sedici sensori, in grado di registrare e interpretare gli impulsi elettromagnetici del cervello: sin dai primi esperimenti condotti su un computer, è stato possibile spostare a destra o a sinistra oggetti che comparivano sullo schermo, semplicemente pensando all’azione che si voleva compiere!

Il sistema Braindriver è stato poi sperimentato su una vera e propria automobile, equipaggiata di videocamere, radar e sensori wireless: basterà che l’autista indossi il caschetto e pensi quattro semplici comandi – accelerare, frenare, svoltare a destra o a sinistra. L’auto reagirà a dovere, con un ritardo di qualche secondo rispetto all’impulso proveniente dal cervello.

Gli Autonomos Labs stanno implementando funzionalità più precise e dettagliate per Braindriver, che al momento è ancora in una fase sperimentale: ma l’entusiasmo è tanto, che tra pochi anni per guidare non ci sarà più bisogno delle mani… ma solo della mente!

Fonte: Liquida

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Soft Rockers: la poltrona coi pannelli solari

Ricaricare i propri gadget elettronici rimanendo comodamente distesi su una bella poltrona. Possibile, anzi reale grazie alla fantasia di Sheila Kennedy, professoressa di architettura al MIT.
La studiosa, specializzata nella progettazione di sistemi di energia e innovazione per le città e gli edifici, ha messo a punto queste speciali poltrone dove basta sedersi per ricaricare ogni nostro dispositivo. Il tutto in chiave rigorosamente green. L’ultima sua creazione si chiama Soft Rocker. Il mobile, in realtà, è una vera e propria stazione di ricarica alimentata ad energia solare. Duplice dunque la funzione: un elegante oggetto per l’arredo del giardino e una vera e propria unità energetica. Dotato di una batteria da 12 ampere all’ora, Soft Rocker immagazzina l’energia solare durante l’arco della giornata, per poi rilasciarla…al momento del bisogno, semplicemente distendovisi sopra. La poltrona sfrutta infatti l’equilibrio umano creando una sorta di traccia utilizzata poi per l’acquisizione dell’energia solare. Poi, collegando i dispositivi tramite USB alla poltrona, il gioco è fatto. Dai telefoni cellulari agli altoparlanti, senza alcuna distinzione. Bello anche il design e la forma, che invita al relax. Un peccato non averla, non credete?

Fonte: GreenMe

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Pepsi: verso bottiglia ricavata dalle piante

Pepsi pensa in “verde”. Il colosso delle bibite sta lavorando alla prima bottiglia fatta interamente con materiale vegetale. L’azienda tenta così di superare l’eterna rivale, Coca Cola, che due anni fa ha introdotto sul mercato una bottiglia per il 30 per cento ricavata dalle piante.
La sfida verde delle multinazionali si gioca proprio su uno dei campi più problematici: i contenitori. Secondo quanto riporta l’Atlanta Journal Constitution, la nuova bottiglia sarà prodotta utilizzando corteccia di pino e bucce di grano. Il progetto dovrebbe prendere il via il prossimo anno e nel frattempo il team di Pepsi è già al lavoro per verificare se sia possibile utilizzare anche la buccia delle arance e delle patate. L’azienda è molto presente anche nella trasformazione dei prodotti agricoli: la bottiglia “verde” potrebbe diventare un modo per riutilizzare il materiale di scarto.
La prima “PlantBottle” della Coca Cola, fatta per un terzo con bioetanolo del Brasile, è già disponibile in nove Paesi. Nel prossimo anno dovrebbe essere introdotta in altri dodici.

Fonte: LaStampa

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Lee Never Wasted: una shopping bag ma tanti usi!

Lee, il celeberrimo brand di abbigliamento, cambia il look delle shopping bag! Lee Never Wasted. 3000 esemplari, creati dall’agenzia indiana Happy Creative Services, sostenibili al 100%! Mai una shopping bag è stata più ecologica. Nuove buste, realizzate interamente in carta riciclata (e riciclabile ovviamente) pronte a sensibilizzare i clienti su tematiche importantissime come il recupero e il riutilizzo. Tutte le buste sono infatti pronte a trasformarsi in molto molto altro. E il naming di queste buste rende già chiarissimo tutto il concept. Per la serie non si butta via niente, e in queste buste davvero non si butta via nulla! Unico occorrente… un paio di forbici! Basta infatti tagliare lungo le linee tratteggiate per realizzare portamatite, segnalibri, calendari, giochi, portaschede e molto, molto altro ancora! Dalla gallery potrete sicuramente farvi un’idea di quante cose possono essere realizzate dalla bag! Interessanti i manici della busta, realizzati con un paio di lacci per scarpe, utilizzabili una volta fatta “a pezzi” la busta!
Un’iniziativa che ha colpito piacevolmente tutti i clienti, tanto da spingere la Lee ad aumentare il numero di bags passando così dalle iniziali 3000 a ben 300.000!!! E’ ovvio che in molti penseranno a “la solita trovata di marketing”! Potrebbe anche essere, ma almeno è una trovata attenta all’ambiente e che porta in se un significato profondo tentando di sensibilizzare i consumatori alle tematiche ambientali. Ovviamente aspetto anche il vostro parere.

Fonte: Architettura&Design

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Borsa Solare: il fotovoltaico a portata di mano!

Applicare pannelli solari a qualsiasi oggetto di uso comune sta diventando una mania contagiosa: telefonini, condizionatori, ombrelloni, computer portatile… ogni scusa è buona pur di produrre energia pulita a costo zero. Eppure, a nessuno era ancora venuto in mente difornire un servizio personalizzato. Ci ha pensato un italiano, Marco Ballini, il cui progetto “Borsa Solare” prevede l’applicazione di un piccolo pannello fotovoltaico di terza generazione su ogni tipo di borsa. Basta inviare qualche foto, prendere le misure e… il gioco è fatto! Le celle solari dei moduli sono le cosiddette Dye Sensitized Cells, basate sulla tecnologia organica messa a punto dallo svizzero Michael Gratzel.
L’azienda produttrice è invece la statunitense Konarka, che ha appena ottenuto dal National Energy Renewable Laboratory il record mondiale di efficienza energetica per le sue celle organiche, totalizzando un più che dignitoso 8.3% (il silicio, per intenderci, ha un rendimento del 15-20%).
Una tecnologia innovativa, messa per la prima volta in commercio in Italia, che ha il vantaggio non trascurabile di rendere i pannelli riciclabili (o quasi) a fine ciclo vita. Anche il succo di mirtilli, ad esempio, può diventare un ottimo fotoattivatore di celle solari organiche!
Nello stesso sito internet dov’è possibile prenotare il servizio e riciclare le borse che non ci piacciono più, dando loro “nuova energia”, inoltre, saranno presto messe in vendita le Borse Solari pronte all’uso dell’azienda tedesca Neuber’s, vincitrici nel 2010 del Premio Miglior Prodotto Innovativo ID TechEx Printed Electronics Europe. In entrambi i casi, il sistema di ricarica è tutt’altro che complicato: il sole colpisce il pannello della borsa, il pannello ricarica le batterie al litio integrate, le batterie – grazie agli appositi cavi in dotazione – ricaricano telefonini, lettori mp3, fotocamere, eccetera… Il tutto nel massimo rispetto dell’ambiente! Per maggiori info sul riciclo della vecchia borsa scrivi a info@borsasolare.it, oppure visita il sito borsasolare.it.

Fonte: GreenMe

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Poltrona Punto G di Giovanni Bartolozzi

Punto G, la poltrona disegnata dal designer Giovanni Bartolozzi. Libreria, poltrona, chaise longue, postazione da lavoro, pouf e molto altro. Un oggetto ibrido che esalta le eccellenze dei distretti locali.
Un magistrale esempio di design e di eccellenze territoriali. Una poltrona insolita nella forma e, come avrete sicuramente notato, nel nome. L’idea di Giovanni parte dai maestri del design, come Castiglioni, Munari, Magistretti, per approdare ad un design contemporaneo che porta in sè l’influenza dell’italian design pronto ad ibridare le funzioni, esigenza comune anche al design contemporaneo.
Punto G è il perfetto esempio di questo concetto. E’ una seduta dotata di una struttura leggera, svuotata al suo interno e pronta ad accogliere libri, oggetti o riviste. A questa struttura va unito il piccolo pouf che completa l’opera creando una sorta di libreria multifunzione estremamente leggera e pronta a trasformarsi, in un solo gesto, in molto altro. Passiamo quindi da libreria ad altre configurazioni come poltrona, pouf, postazione da lavoro e porta oggetti; configurazioni che rispondono alle esigenze del vivere quotidiano sempre più blur e privo di nette divisioni tra lavoro, tempo libero e vita domestica.
La poltrona è interamente realizzata da artigiani e tappezzieri fiorentini ed ha un cuore in alluminio, che la rende resistente ma estremamente leggera, requisito necessario per le varie configurazioni della poltrona. Per tutti i romani che leggono, se volete, potete ammirarla dal vivo alla galleria d’architettura Come Se -Via dei Bruzi 4/6- anche se quella esposta in galleria è la versione prototipo, adesso la seduta è stata alleggerita e migliorata.
I lavori di Giovanni non si fermano certo alla poltrona Punto G, anzi. All’attività di designer va aggiunta quella di architetto e, non ultima, quella di scrittore. Tra gli ultimi lavori di Giovanni mi fa piacere citare il libro dedicato all’architetto Leonardo Ricci, dall’omonimo titolo, l’attività di redattore della rivista Arnolfo, e le collaborazioni con Metamorfosi, Spazio-Architettura e con la rivista on-line Archphoto. Insomma, una figura professionale piena ed eclettica. Vi invito a consultare i siti FabbricaNove e Soqquadro per scoprire tutti i lavori, di architettura e di design, di Giovanni Bartolozzi.

Fonte: Architettura&Design

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