Archivio della categoria ‘URBANISTICA’

Urbanistica: ecco il disegno di legge (atteso dal 1942)

24290_urbanismo_ingegneri_LÈ stato presentato il 24 luglio scorso dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi il testo del disegno di legge “Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana”. Obiettivo del provvedimento è quello di predisporre un quadro normativo unitario in grado di rinnovare le norme urbanistiche di valenza nazionale, risalenti al 1942.
La bozza si compone di 20 articoli e, partendo dalle nuove finalità di un’urbanistica del rinnovo e non più dell’espansione della città, il disegno di legge ha lo scopo di fornire un quadro omogeneo di norme di principio sui temi della proprietà immobiliare, sia pubblico/collettiva che privata, dell’uso razionale della risorsa suolo, della qualificazione del servizio di edilizia residenziale sociale e degli strumenti più idonei alla sua promozione.
Nel corso della presentazione, il ministro ha indicato alcune proposte: la creazione di una Conferenza semestrale del governo del territorio, aperta a tutti gli esperti coinvolti a vario titolo nella materia in modo da non avere solo approcci settoriali all’argomento. Quindi: urbanisti, architetti, ingegneri, agronomi, storici, sociologi, geologi, economisti; una Sessione del Consiglio informale dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti della Ue che si terrà a Milano dal 14 al 16 settembre prossimo dedicata a infrastrutture e mobilità delle città a cui interverranno i sindaci delle grandi città europee. Lupi ha inoltre proposto la predisposizione di un Regolamento edilizio quadro al quale possano riferirsi i comuni per poi adattarli al proprio territorio.
La bozza del testo (clicca qui) è oggetto di consultazione pubblica on line, che resterà aperta fino al 15 settembre per la raccolta di proposte e spunti critici. Tali contributi, in forma mirata come emendamento al testo, o sotto forma di riflessioni sulla materia, potranno essere inviate al seguente indirizzo e-mail: lecittavivibili@mit.gov.it utilizzando l’apposita scheda ( scarica la documentazione). Il provvedimento arricchito dai contributi sarà presentato, nel mese di settembre, al Consiglio dei ministri è inizierà il suo iter formale.

Fonte: Ingegneri.info

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Riqualificazione caserme: a Roma la firma per valorizzare 6 edifici

RwMmBMOUCWSei caserme inutilizzate che verranno valorizzate all’interno del Comune di Roma: il progetto, derivante da un’idea generale rilanciata anche dal Governo Renzi, è stato inserito in un protocollo d’intesa siglato tra Comune di Roma, Ministero della Difesa e Agenzia del Demanio.
Il protocollo d’intesa per la riqualificazione
Il protocollo è stato attivato ieri grazie ad una delibera approvata dalla giunta del Comune di Roma. A chiarire la scansione programmatica della questione inerente alla riqualificazione e valorizzazione delle caserme è stato l’assessore all’Urbanistica della Capitale Giovanni Caudo: “Già l’anno scorso lavorammo con l’ex ministro della Difesa Mauro, ora abbiamo continuato il lavoro con l’attuale ministro Roberta Pinotti. Questa delibera contiene uno schema di protocollo che verrà firmato il 7 agosto prossimo dal Comune di Roma, dal Ministero della Difesa e dal Demanio con il quale ci viene concesso di trasformare e valorizzare quattro caserme: la caserma Ruffo in via Tiburtina, la Donato al Trullo, quella di viale Angelico a Prati e la Ulivelli al Trionfale. Quest’ultima sarà valorizzata per prima entro 100 giorni dalla firma del protocollo. Entro 200 giorni, invece, dovremo aver portato in giunta almeno altri due progetti di valorizzazione”.
Cambiamento epocale
Le vecchie caserme rivestiranno importanti ruoli nella loro inedita e rinnovata veste: “Nella caserma Ulivelli ci andrà la nuova sede del Municipio – prosegue Caudo -, nel protocollo inoltre sono anche inserite altre due caserme di proprietà del Demanio: si tratta del Forte Boccea e dell’ex magazzino dell’aeronautica al Porto Fluviale. In un anno possiamo dire di aver sbloccato la questione caserme di cui si parla da 30 anni. Si tratta di un cambiamento epocale”.
Un valido segnale proveniente dalle istituzioni quello proveniente la stipula di questo protocollo. È in tal senso illuminante il commento del presidente del Municipio XIV, Valerio Barletta: “Nell’ottica del risparmio trasferiremo gli uffici e le sedi istituzionali del municipio nell’ex caserma. In questo modo risparmieremo sugli affitti passivi che ogni anno costano più di 800 mila euro”. Un passaggio sicuramente virtuoso verso l’efficienza amministrativa.

Fonte: Edilizia Urbanistica.it

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Brasile 2014, gli stadi: l’Arena Pernambuco di Recife

second_23693_arenapernambucoTra le città brasiliane scelte come sedi dei match del mondiale di calcio Fifa in Brasile, Recife è tra quelle che vantano una storia calcistica più antica. Capitale dello stato del Pernambuco, la città ospita i match del centenario club Sport, del Santa Cruz e del Nautico. Nel 1950, inoltre, il vecchio stadio Ilha do Retiro ospitò una delle gare dell’altro mondiale svoltosi in Brasile (vinto dall’Uruguay contro i padroni di casa).

Per i campionati del 2014 Recife è stata dotata di uno stadio nuovo di zecca, l’Arena Pernambuco, situata non in centro città ma a Sao Lourenco da Mata, nell’area metropolitana, a 19km dall’aeroporto internazionale Guararapes. La struttura è stata pensata come principale catalizzatore di una nuova area urbana, a forte espansione ma caratterizzata da livelli economici disagevoli. Proprio per questo è stata integrata in un complesso più ampio che include ristoranti, centri commerciali e multiplex cinematografici, e che si stima porti un aumento di circa 5mila abitazioni nel circondario.

Il progetto dell’arena è stato firmato dallo studio Fernandes Arquitectos Associados, già responsabile del progetto per il nuovo Maracanã a Rio de Janeiro, dove sarà ospitata la finale del campionato. Un tratto fortemente distintivo dell’arena sono le ampie rampe posizionate nei quattro angoli della struttura, scelta che da un lato accentua il dinamismo delle forme geometriche, e dall’altro crea un singolare contrasto tra la fluidità morbida del ‘guscio’ delle tribune e degli spalti e la rigidità angolare del cemento scelto per realizzare queste strutture.

La struttura è in grado di ospitare circa 42.600 spettatori. Tra le ulteriori caratteristiche architettoniche, spicca il rivestimento in Efte, il rivoluzionario materiale plastico già applicato in modo pionieristico per l’Allianz Arena, sede dei match del Bayern Monaco. A livello energetico lo stadio impiega speciali generatori di nuova generazione a gas con tecnologia Bosch Buderus; è stata installata inoltre una centrale solare in grado di produrre fino a 1 megawatt di energia.

La realizzazione del progetto è stata piuttosto travagliata: lo stadio doveva essere completato in circa due anni e mezzo, con consegna prevista a dicembre 2012, ma di fatto è stato ultimato giusto in tempo per la Confederations Cup di un anno fa. Per i costi, si parla di circa 530 milioni di real, circa 175 milioni di euro.

Fonte:Ingegneri.info

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Presentato il progetto del nuovo STADIO dell’AS ROMA: è in arrivo il “moderno COLOSSEO”

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E’ stato presentato mercoledì mattina in Campidoglio dal presidente James Pallotta e dal sindaco della capitale Ignazio Marino il progetto per la costruzione del nuovo stadio della AS ROMA.

L’impianto, ribattezzato dalla cronaca internazionale e dal suo stesso progettista, l’architetto Dan Meis, il “moderno Colosseo”, verrà costruito impiegando le più moderne tecnologie al fine di integrare in maniera versatile e armoniosa materiali quali l’acciaio, il vetro, il teflon e la pietra. Una facciata in pietra, infatti, richiamerà alla memoria i classici archi dell’Anfiteatro Flavio a cui Dan Mais dichiara di essersi appunto ispirato per la sua progettazione.

L’opera sarà pronta entro l’estate 2016 e si prone di diventare una pietra miliare in una delle città più belle e più significative al mondo dal punto di vista architettonico. Il nuovo stadio sorgerà nell’area di Tor de Valle ed ospiterà 52.500 posti che diventeranno 60.000 mila per le partite internazionali e i grandi eventi. Le tribune saranno a ridosso del campo, «un vero muro umano per spaventare gli avversari» ha dichiarato il suo progettista.

Il “moderno Colosseo” comprenderà anche un ampio spazio dedicato all’intrattenimento di visitatori e tifosi che sarà aperto tutto l’anno sette giorni su sette. Al suo interno sorgeranno infatti negozi, ristoranti, bar e il museo interattivo sulla A.S. Roma (Hall of Fame). Inoltre, accanto al nuovo stadio sorgerà una struttura che ospiterà gli allenamenti della squadra. Il complesso comprenderà due campi regolamentari, un campo di piccole dimensioni, palestre e strutture di riabilitazione fisica progettati per garantire alla squadra tutti gli strumenti necessari per competere ai massimi livelli.

Come sottolineato dalle cronache statunitensi del Wall Street Journal e New York Times e da quelle inglesi del Financial Time, l’ investimento di un miliardo di euro previsto per la realizzazione dell’intero progetto (stadio ed infrastrutture) dovrebbe servire anche come spinta propulsiva per la ripresa economica della città di Roma, nonchè di quella del campionato italiano descritto come “in declino rispetto ai suoi principali concorrenti europei in termini di ricavi e prestazioni”.

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Nuove barriere fonoassorbenti su autostrade A1 e A14: il design del silenzio

laermschutzwall_autobahn_rimini_firenze__f755ccbd6aLe autostrade italiane stanno conoscendo un periodo di grande potenziamento e, nel quadro di restyling globale dell’infrastruttura, il viaggiatore rimane piacevolmente colpito dalle recenti sistemazioni sull’Autostrada Adriatica, nel tratto Rimini Nord – Porto S.Elpidio e sull’Autostrada del Sole tra Firenze e Siena.

Progetto: Archea Associati (autostrada A1), CIR Ambiente (autostrada A14)

Località: A1 Impruneta – Firenze, A14 Rimini Nord – Porto S. Elpidio, Italia

Chi di recente si trova a percorrere spesso l’A14 nel tratto che lambisce la Riviera Romagnola meridionale e le Marche rimane ogni volta colpito dalla cura con cui i ponti, le pile dei viadotti, le gallerie e le barriere fonoassorbenti si armonizzino con spettacolare coerenza l’un con l’altro e con il meraviglioso paesaggio circostante. La scelta di pochi materiali, che apparentemente non hanno alcunché di artificiale e sintetico, e il design semplice e lineare degli elementi fanno di questa infrastruttura un modello di integrazione paesaggistica e architettonica, unico in Europa.

Sulla direttrice parallela, nei pressi delle colline del Chianti, si ripete lo stesso scenario. In questo caso, coerentemente con il mutare delle tradizioni edilizie e delle matericità storiche della zona, all’acciaio Corten che domina il tratto adriatico si alterna la pregiata terracotta di Impruneta. Anche in questo caso il disegno è lineare e purista: non distrae il guidatore ma lo accompagna soavemente comunicandogli un cambio di paesaggio. La scelta dell’acciaio Corten ha permesso la produzione di barriere altamente resistenti agli agenti atmosferici poiché il materiale elabora spontaneamente una patina protettiva superficiale non appena è a contatto con gli agenti atmosferici.

Le parti trasparenti sono state realizzate con vetrazioni stratificate temperate senza l’utilizzo di alcun telaio perimetrale. Le “finestre” sul paesaggio, attentamente posizionate in un gioco di ripetizione lineare dell’andamento collinoso, si rivelano quasi invisibili.Il sistema di barriere sviluppate per l’Autostrada A14 sono state scelte a modello per lo sviluppo del progetto europeo QUIESST che pone come obbiettivo la messa a punto di un metodo per la valutazione della sostenibilità dei sistemi di barriera. Sia le barriere installate sull’A14, sia quelle dell’A1, offrono valori di assorbimento di Classe A4 e di isolamento di Classe B3 valutati secondo la normativa europea UNI EN 1793. Le barriere di entrambi i versanti sono state prodotte da CIR Ambiente spa nel rispetto delle più restrittive normative in materia ambientale e di Life Cysle Assessment.

Il verde dei campi, le nuance del Corten, la luminosità della terracotta riescono infine a trasformare un banale passaggio autostradale in un manufatto architettonico che connota il paesaggio e fa riflettere sulle infinite possibilità che in Italia abbiamo di dedicarci al tema del “bello”.

Dati di progetto

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A1 attorno a Firenze
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto: Archea Associati, Laura Andreini, Marco Casamonti, Silvia Fabi, Giovanni Polazzi
Engineering: SPEA, CIR Ambiente
Realizzazione: CIR Ambiente,
Inizio lavori: 2005
Fine lavori: in corso

Barriere fonoassorbenti sul tratto autostradale A14 adriatico
Committente: Autostrade per l’Italia s.p.a.
Progetto, Engineering: SPEA
Realizzazione: CIR Ambiente
Inizio lavori: 2010
Fine lavori: in corso

Approfondimenti:
www.archea.it
www.cir-ambiente.it

Fonte: Detail Das Architekturportal

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Con gli “alberi” solari, rinnovabili più vicine al cittadino

'Alberi Solari' di Strawberry Energy

Dalla Serbia,stazioni pubbliche “verdi” per ricaricare cellulare.

Per educare le persone sui benefici dell’energia rinnovabile, dalla Serbia arrivano gli “alberi” che ricaricano i dispositivi mobili dei cittadini con la forza del Sole. L’innovativo progetto di Strawberry Energy è volto a rendere le fonti “pulite” più accessibili nella quotidianità.

Le particolari stazioni solari, sviluppate per il momento in cinque differenti modelli, sono state progettate per essere installate in modo permanente negli affollati luoghi pubblici.

Ognuno dei 12 “alberi di ricarica” attualmente installati in Europa (10 dei quali in Serbia e due in Bosnia-Erzegovina) è dotato di 16 cavi usufruibili per ricaricare con la potenza del Sole ogni tipo di dispositivo mobile, dal cellulare al lettore musicale, passando per l’ebook o il tablet. Le stazioni inoltre in alcuni casi possono servire come hotspot per la connessione Wifi.

“Il modo migliore per aumentare la consapevolezza sui temi delle energie pulite è quello di presentare i loro benefici attraverso l’esempio pratico”, scrive la società di Belgrado.

Obiettivo è “dimostrare che tali tecnologie ‘verdi’ non sono più un concetto astratto”.

Come riporta Tree Huggher, la Strawberry Energy ha recentemente siglato un accordo di distribuzione negli Stati Uniti con una società californiana che potrebbe ora aprire la porta per una più ampia distribuzione degli alberi a ricarica solare.
Fonte: ANSA

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Wood Building the Future: il legno in mostra a Milano dal 21 al 31 marzo

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Il capoluogo lombardo è la prima tappa di una mostra itinerante che sottolinea la rilevanza del legno nell’edilizia pubblica. Lo scopo è mettere a confronto autorità, progettisti, imprese edili, industrie del legno e ricerca per costruire efficaci reti di comunicazione.

Milano è la prima tappa dei Wooddays, un roadshow internazionale che, con dibattiti, conferenze e manifestazioni di presentazione delle migliori pratiche, approfondirà il tema delle possibilità offerte dal legno come materiale da costruzione in ambito urbano. L’esposizione mobile Wood Building the Future, sotto forma di Woodbox, sarà collocata nel cuore di Milano in Piazza Cordusio.
Promosso da proHolz Austria, in collaborazione con promolegno per la manifestazione italiana, il Roadshow prevede, dopo la prima di Milano, altre tappe a Bratislava, Lubiana e Bruxelles nel 2014, a Torino, Zagabria e Praga nel 2015, a Firenze, Belgrado e Budapest nel 2016.
L’idea di fondo del roadshow internazionale è quella di valorizzare il legno come materiale da costruzione in tutte le sue possibilità applicative, collocandolo proprio nei punti nevralgici nei quali in futuro l’edilizia in legno avrà un ruolo importante: nel cuore delle città.

Woodbox: 38 progetti di architettura urbana in legno che guardano al futuro
Partendo da alcuni significativi progetti architettonici già realizzati, Woodbox mostra come l’edilizia in legno si stia affermando in nuovi ambiti, dalla realizzazione di strutture portanti con ampie campate alla costruzione di grattacieli, e come si possa utilizzare il legno per effettuare interventi innovativi di ampliamento del patrimonio edilizio preesistente, di riqualificazione e di costruzione di agglomerati abitativi. La mostra itinerante sottolinea inoltre quale rilevanza abbia il legno anche nell’edilizia pubblica, dalle scuole alle case di riposo.

Wooddays | Piattaforma di dialogo esclusiva
È l’idea della creazione di un network dell’edilizia in legno a fare da sfondo ai Wooddays, gli eventi offrono infatti un’esclusiva piattaforma di dialogo internazionale. L’obiettivo è far incontrare politica e autorità, architettura e progettazione, industria del legno e imprese edili, nonché scienza e ricerca, per un confronto comune che permetta di definire le condizioni in cui l’edilizia in legno può aver successo e di costruire efficaci reti di comunicazione.

Wood Growing Cities | Il contributo del legno per una crescita urbana sostenibile
Focus dei dibattiti sarà soprattutto il tema del rinnovamento e della presenza, all’interno delle città di strutture in legno. Le città smart necessitano di edifici sostenibili che comportino una riduzione delle emissioni di CO2 e il legno offre un contributo fondamentale per una metodologia costruttiva pulita, all’insegna dell’efficienza energetica e della salvaguardia delle risorse.

Partnership internazionale
proHolz Austria, l’organizzatrice dell’articolato Roadshow, è sostenuta in questa iniziativa dall’Organizzazione europea delle segherie (Eos) e dalla Federazione europea dei produttori di pannelli (Epf).
L’ideazione dei contenuti avviene in stretta collaborazione con la Technische Universität di Monaco di Baviera. L’idea e l’impostazione del Woodbox sono opera di Hermann Kaufmann, architetto e pioniere dell’edilizia in legno nonché docente di Edilizia in legno alla Technische Universität di Monaco.

Programma | 21-31 marzo Milano, Piazza Cordusio
21.03 | ore 18:00, Opening
26.03 | ore 10:00 – 13:00, Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele – Milano
Dialogo tra città Wood Growing Cities Milano – Zurigo

  • La politica municipale di Zurigo per la sostenibilità edilizia e la Società a 2000 Watt
  • Edifici multipiano in legno a Zurigo: lo stato dell’arte
  • Edifici multipiano in legno a Milano: il complesso residenziale di via Cenni
  • Situazione dei progetti urbani in legno in Europa e oltreoceano
  • Normative, regolamenti edilizi, stato della tecnica nella sicurezza antincendi e antisismica

28.03 | ore 14:30 – 18:30, Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti 2 – Milano
Convegno di architettura Wood. Building the Future
Impiego del legno nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

  • Riconversione e rilancio delle aree dismesse nel tessuto urbano
  • Sviluppo dell’edilizia in legno nelle metropoli : l’esempio di Zurigo
  • Edilizia scolastica moderna, intelligenza e sostenibilità: una case history dell’Austria.

Fonte: Edilizia news

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Architettura temporanea e modulare, IKEA Refugee Shelter

ikeaKEA, marchio ormai divenuto sinonimo di design economico e fai da te, ha recentemente presentato IKEA Refugee Shelter, il prototipo frutto di tre anni di lavoro tra IKEA Foundation e UNHCR, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati in partnership con diverse università e aziende private.

Moduli abitativi prefabbricati componibili, di superficie totale 17,5 mq e 110 kg di peso, imballati nel noto stile IKEA e assemblabili in sole quattro ore grazie ad una struttura modulare basata su un telaio autoportante in acciaio ultra-leggero, pannelli di tamponamento per le superfici esterne e uno strato-membrana da applicare 20 centimetri sopra la copertura per contribuire all’ombreggiamento dell’unità abitativa.

I pannelli di tamponamento sono in polipropilene trattato mediante un processo di laminazione che lo rende resistente ai raggi UV; secondo l’azienda svedese il polipropilene fornisce isolamento termico e acustico, è completamente riciclabile nonché comunemente disponibile nella catena di approvvigionamento globale.
La membrana posta ad ombreggiamento della copertura è dotata di un pannello solare in silicone, flessibile e leggero, che può alimentare cellulari o piccoli dispositivi elettrici o fornire da tre ad un massimo di cinque ore di illuminazione serale.

Sebbene il prototipo abbia spunti interessanti, a prima vista sembra aver ancora bisogno di alcuni studi riguardo al design e all’adattabilità alle diversi condizioni culturali in cui potrebbe essere contestualizzato, poiché purtroppo l’aspetto ricorda ancora un triste container.

 

FONTE: www.architetti.com

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Illuminazione stradale: sostituire le lampade per risparmiare soldi e CO2

181-33858GE-cmh-outdoor-lighting-Bristol-1-465x300Quando una città vuole intraprendere un percorso virtuoso uno dei cambiamenti a dare immediati vantaggi in termini di risparmio ed efficienza energetica è la sostituzione dell’illuminazione stradale. E’ il caso della città di Bristol, che cambiando le 8.000 lampade al sodio ad alta pressione con lampade ad alogenuri metallici in ceramica ha notato da subito la differenza. L’obiettivo del Consiglio è riuscire a risparmiare almeno 500mila sterline all’anno riducendo l’importo in bolletta, con la conseguente riduzione del rilascio di emissioni inquinanti. Nei piani della città la sostituzione di altre 12mila lampade nelle aree residenziali, progetto da portare a termine nel corso dei prossimi 18 mesi.

Un innovativo dispositivo garantisce inoltre un ulteriore risparmio permettendo di controllare l’uscita di corrente, modificandola quando necessario, e riducendo al minimo i consumi ottenendo al contempo una luce molto simile a quella naturale. In grado di accendersi al passaggio le luci danno ai cittadini sicurezza e garantiscono una durata molto elevata che limita quindi i costi di manutenzione e sostituzione delle lampade esauste.
I nuovi dispositivi stanno quindi svolgendo un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi energetici e antiemissioni che il Consiglio sta portando avanti con la speranza, partendo dalle modifiche all’illuminazione stradale, di riuscire a ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro l’anni e del 30% i consumi di energia entro il 2020.

 

FONTE: www.rinnovabili.it

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La rigenerazione urbana deve essere ‘resiliente’: l’Inu presenta il Congresso 2013

17608_citta_ingegneri_LLe città come ‘motore dello sviluppo’ del Paese: è questo il tema principale, annunciato nei giorni scorsi, del28esimo Congresso dell’InuIstituto nazionale di urbanistica, che quest’anno si svolgerà a Salerno dal 24 al 26 ottobre nel contesto del Palazzo del Comune. Oltre a rappresentare l’appuntamento per il rinnovo delle cariche istituzionali, il convegno punta a descrivere lo stato dell’arte della pratica del governo del territorio in Italia e a lanciare nuove proposte. In questo senso, l’Inu vuole portare l’attenzione sulla necessità di puntare sui centri urbani definendo forme di sostegno in grado di attivarne le risorse, economiche e sociali. E’ nelle città, infatti, che risiede gran parte della ricchezza e della vitalità del Paese, è nelle città che si può uscire dalla crisi attraverso un’adeguata programmazione delle risorse che consenta la ripartenza dell’economia.

“Per puntare sulle città occorre prendere coscienza dei cambiamenti dell’ultimo periodo”, spiega la nota che accompagna la presentazione del congresso. “Si è passati da un modello di espansione urbana regolare e continuo a quello tipico della nuova città “post – metropolitana”: una cittàporosa e discontinua dal punto di vista insediativo einsostenibile da quello ambientale. Una città profondamente segnata dalla crisi, dove il mercato immobiliare è pressoché fermo per la contrazione del credito e dell’occupazione, e dove la domanda e l’offerta di alloggi faticano sempre di più a incontrarsi. Una città che soffre per la lunga serie di tagli di risorse che le sono stati inflitti”.

Sulla base di questi presupposti, il Congresso Inu metterà al centro dell’attenzione la discussione sulle innovazioni da apportare al governo del territorio, articolata in tre temi principali. In primo luogo la necessità che le politiche per la città si dedichino con energia alla rigenerazione urbana dopo gli anni in cui il modello indicato è stato la mera riqualificazione. Una rigenerazione intesa come “resilienza”, un processo più attento all’ambiente e al consumo di risorse, oltre la mera riqualificazione.

In secondo luogo, si discuterà delle evoluzioni che ha subito, attraverso le norme e la prassi, lo strumento del piano urbanistico, in relazione ad alcune riforme regionali, criticate dall’Istituto, che sulla base di un cosiddetto ‘federalismo urbanistico‘ hanno generato una situazione confusa.

Infine si proseguirà il dibattito giù affrontato nel corso del Congresso di Livorno di due anni fa, sul tema delle risorse da reperire per finanziare la città pubblica e il governo del territorio, ancora più attuale alla luce dei tagli che i Comuni continuano a subire. Per l’Inu il problema deve essere affrontato senza reticenze, e in tempi di ristrettezze finanziarie dei bilanci pubblici solo una nuova fiscalità, che colpisca finalmente la rendita fondiaria, è in grado di risolverlo.

Per stimolare la partecipazione al dibattito congressuale non soltanto dei propri soci, ma anche di professionisti, funzionari pubblici, studiosi impegnati nel campo del governo del territorio, l’Inu ha invitato tutti gli interessati ad inviare contributi, entro il 15 settembre 2013, partendo dal Position Paper pubblicato sul sito ufficiale dell’Istituto. Gli autori che proporranno idee particolarmente significative e innovative in relazione ai temi congressuali saranno invitati a diventare parte attiva nelle sessioni che si terranno venerdì 25 ottobre.

Fonte: www.ingegneri.info

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Bologna: fanalino di coda per la raccolta differenziata?

Bologna ha due anime, una ecologista in periferia, una meno virtuosa nel centro storico. La prova è data dalle percentuali che riguardano la raccolta differenziata: fra il 40 e il 60 % nei quartieri residenziali e in collina, neanche il 20% nella zona centrale. La differenza è notevole ed è motivata principalmente da una conformazione urbana differente, grandi viali e spazi fuori dalle mura, vie strette e poco spazio all’interno.

Hera, la società che raccoglie e smaltisce i rifiuti, insieme all’amministrazione comunale, sta lavorando a un nuovo progetto che si adatti alla conformazione delle vie del centro. L’obiettivo è realizzarlo entro il 2011, ma le dimissioni del sindaco e il conseguente venire meno dei referenti in Comune ritarderanno l’operazione. Nel frattempo Hera ha avviato una serie di progetti che riguardano diversi quartieri della città (Borgo Panigale, Navile, San Donato, Savena e ilprossimo in lista è il quartiere Reno) dove è stata introdotta la raccolta monomateriale, in sostituzione della multimateriale: i rifiuti secchi non saranno più depositati nello stesso contenitore, ma in cassonetti differenziati – giallo per la plastica, blu per la carta, verde per il vetro e le lattine. Per l’organico, tutta la città, ad eccezione del centro storico, è dotata di cassonetti specifici. C’è un’altra scadenza importante: per legge entro il 2012 si dovrà raggiungere il 65% di smaltimento dei rifiuti. Due anni fa si registrava il 30,14%, l’anno scorso sono stati investiti 2,7 milioni di euro con l’obiettivo, entro dicembre 2008, di toccare il traguardo del 35%. Nel 2009 si è raggiunto e superato – di poco – con una media del 36% di raccolta differenziata. Se Bologna city non brilla per attenzione all’ambiente, la provincia si distingue con buoni risultati. Secondo i dati più recenti, la raccolta differenziata nel 2009 ha raggiunto il 40% (nel 2008 era del 37,9% ) e la produzione è calata del 2,5%. Si tratta di un percorso triennale, iniziato il 13 novembre, che dovrebbe portare all’approvazione, il 30 marzo, del PPGR, il Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti. Lo smaltimento dei rifiuti e la raccolta differenziata verranno affidati ad aziende che si aggiudicheranno la gestione dei servizi attraverso delle gare (decreto Ronchi), i singoli comuni non prenderanno più decisioni autonome ma agiranno all’interno dell’autorità d’ambito e le gare dovranno garantire che si raggiunga l’obiettivo stabilito del 65%, in caso contrario le società aggiudicatarie saranno soggette a sanzioni.

Fonte: La Stefani, settimanale d’informazione bolognese

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Leaf Community: la prima comunità eco-sostenibile in Italia

2008, Angeli di Rosola(Ancona):  nasce la LEAF Community (Life Energy and Future) progetto sperimentale ideato e realizzato dal Gruppo Loccioni, con l’adesione di Enel e Whirlpool, prima comunità eco-sostenibile in Italia, alimentata interamente a energia pulita dove ci si muove con mezzi elettrici o a idrogeno, i bambini frequentano una scuola alimentata soltanto dall’energia solare e si lavora in edifici eco-compatibili con fonti energetiche autonome. Tassello fondamentale del progetto è la Leaf House, casa carbon neutral, a zero emissioni di anidride carbonica,  alimentata da fonti di energia rinnovabili. L’esposizione dell’edifico a sud consente di sfruttare al massimo l’apporto solare, attraverso un efficace utilizzo di pannelli termici e fotovoltaici. La climatizzazione all’interno della casa e la qualità dell’aria è monitorata costantemente con un sistema di ventilazione che permette anche un recupero di calore. L’edificio integra tutte le soluzioni più innovative per la produzione e la gestione dell’efficienza luminosa e di quella energetica: è munita di un green set Whirlpool, composto dai prodotti che dialogheranno con il contatore intelligente di Enel, per un più razionale utilizzo degli elettrodomestici. La climatizzazione è basata su pompa di calore geotermica e sistemi distribuiti di deumidificazione mentre le acque meteoriche vengono recuperate e riutilizzate, per scopi irrigui e scarichi. Il risparmio totale del primo anno, generato dall’incentivo e dal risparmio sulle bollette, è di 22.658 euro. Un’abitazione media italiana spende 12.254 euro in utenze, i cui costi nella Leaf House vengono abbattuti interamente. Approfondisci su: LaRepubblica

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Gli architetti vogliono rigenerare le periferie

Rigenerazione delle periferie, sviluppo urbano e riforma del Codice degli Appalti. Sono stati questi i temi al centro della Conferenza dei Presidenti degli Ordini degli Architetti, svoltasi il 23 e 24 aprile scorsi a Milano, e che si tradurranno in proposte di legge da presentare al Governo. Il rinnovo delle periferie delle città è uno dei temi che stanno più a cuore agli architetti: l’idea è quella di affrontarlo mediante interventi organici di conservazione, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione di intere porzioni di insediamenti periferici degradati o dismessi, riconoscendo a tali interventi un interesse pubblico e attribuendo loro un valore strategico, politico, economico e sociale nell’ambito del più ampio contesto urbano.

Una politica organica che sostituisca il Piano Casa che, fino ad oggi – ha detto il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Massimo Gallione – è stato poco incisivo perché ha creato poco lavoro e ha riguardato soltanto qualche piccolo ampliamento. Secondo Gallione, occorre attuare un piano di rigenerazione delle periferie urbane, basato sulla perequazione, e che, attraverso la fiscalità e gli incentivi, mobiliti capitali privati.

La nuova governance deve quindi ricercare nuovi punti di equilibrio tra crescita economica, coesione sociale e qualità urbana, favorendo l’iniziativa dei soggetti interessati, anche attraverso meccanismi premiali sui diritti edificatori, finanziari e fiscali. Gli incentivi dovranno essere assegnati secondo criteri ben precisi, come il miglioramento dell’efficienza energetica e della compatibilità ambientale del patrimonio edilizio. Tra gli obiettivi vi è anche quello di frenare il consumo di nuovo territorio, attraverso la densificazione di alcune zone solo a fronte della liberalizzazione di altre aree urbanizzate, da convertire in servizi e luoghi di aggregazione. Per quel che riguarda la riforma del Codice degli Appalti, gli architetti chiedono ancora una volta la semplificazione delle procedure di affidamento degli incarichi di progettazione, insieme con l’eliminazione del criterio del massimo ribasso o, in alternativa, la reintroduzione dei minimi tariffari. E per agevolare la partecipazione dei giovani progettisti alle gare e ai concorsi, è necessario rivedere i requisiti, oggi particolarmente penalizzanti.

Fonte: EdilPortale
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Detroit punta ad abbattere interi quartieri per trasformarli in campagna

A spingere verso questa decisione è  l’annoso declino che ha portato una città che aveva quasi 2 milioni di abitanti nel 1950 a meno della metà di questa cifra. In qualche quartiere rimangono solo una o due case occupate circondate da spazzatura e muri bruciacchiati. Quello che sembrava impensabile sta diventando pensabile ha detto James W. Hughes, preside della School of Planning and Public Policy presso la Rutgers University, tra gli esperti urbanistici che guardano con interesse l’esperimento. Adesso c’è la consapevolezza del fatto che le glorie del passato non potranno essere replicate. Qualcuno probabilmente non lo accetta ma questa è la realtà. Il progetto consentirebbe  di tagliare le spese che la gestione che una vasta superficie urbana poco abitata comporta per l’amministrazione comunale e investire nella riqualificazione dei quartieri rimasti. I quartieri riqualificati saranno sacche di città in mezzo al verde in espansione. Al di là delle difficoltà economiche e politiche che la città dovrà affrontare per realizzare questo piano e della sua controtendenza rispetto ad un pianeta sempre più urbanizzato, la scelta di Detroit potrebbe essere precorritrice per numerose aree industriali abbandonate e degradate che sono presenti in tutto l’occidente, consentendo anche di recuperare parte di quelle aree verdi e agricole che scompaiono rapidamente in altre aree del globo. Forse l’idea che la decrescita non sia utopia può cominciare a prendere forma.

Fonte: Aess-Modena

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Abbandonare o curare gli edifici esistenti?

L’edificio è un organismo costruttivo con una sua vita utile e un bagaglio di prestazioni da mantenere efficienti nel tempo, con cura, se non vogliamo che la costruzione si ammali e con essa le persone che la abitano. Il degrado progressivo delle parti anche strutturali, le infiltrazioni d’acqua, le formazioni di umidità e di muffe sono le malattie più ricorrenti degli edifici costruiti in Italia negli ultimi cinquant’anni. L’abbandono di un intero organismo edilizio o di una sua parte e/o il suo sfruttamento eccessivo senza intervenire nelle varie parti che iniziano a deteriorarsi si può paragonare al corpo umano che si ammala e che invecchia precocemente fino alla rovina dell’opera divenendo così un male per chi lo abita e per chi deve mantenerlo, ma anche per la società che deve sostenerne le ricadute economiche indirette (spese sanitarie, ambientali).

In futuro potremmo costruire edifici in maniera sana secondo linee guida che organizzazioni, a vario livello, oggi emanano per rendere le costruzioni sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico oltre che ambientale ed energetico, come l’ANAB ad esempio. Per gli edifici già costruiti, molti dei quali certamente non sono sani dal momento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 1983 ha riconosciuto che circa il 30% per cento delle costruzioni esistenti nei paesi industrializzati soffre della malattia nota come sindrome da edificio malato (Sick Building Sindrome). Milioni sono le costruzioni esistenti in Italia, che necessitano di interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, recupero, conservazione, adeguamento, risanamento, messa in sicurezza degli impianti. Nel 2009 il Piano Casa, nelle varie versioni regionali, ha previsto per gli edifici inadeguati interventi radicali di demolizione e ricostruzione incentivandoli con aumenti di cubatura, senza neppure considerare o risolvere, ad esempio, la gestione dell’immensa quantità di rifiuti derivante da una simile operazione invasiva del tessuto urbano e molto impattante sull’ambiente naturale. Ma prima della chirurgia pesante, del taglio, dell’asportazione, per l’esistente bisognerebbe innanzitutto incentivare interventi oculati, sensati e meno dispendiosi per tutti, rivolgendosi agli ingegneri e agli architetti come al  medico di famiglia e quindi curando gli edifici e gli spazi urbani, migliorandoli, mantenendoli in vita giorno dopo giorno, apportando le necessarie modifiche o innovazioni in modo controllato e giustificato, in un’ottica rinnovata e più moderna di sicurezza e prevenzione. Quindi nell’epoca dell’acquisizione di documentazione e attestazioni a garanzia degli edifici, delle proprietà, degli utenti dei beni immobili (certificazione ambientale, strutturale, energetica, impiantistica, libretto casa, ecc.) riteniamo altrettanto utile e determinante che venga riconosciuta e incentivata la figura professionale del consulente tecnico dell’edificio come “medico curante” dell’organismo edilizio riconoscendo ad architetti e ingegneri civili il ruolo di medicina preventiva, incentivando la cultura del costruire sano e utile tra tutti i portatori d’interesse.

Fonte: Anab

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Londra: Jellyfish, il teatro costruito con rottami e materiali di scarto

 

Jellyfish (”Medusa”) è un teatro costruito nel cuore di Londra con scarti, rottami e materiale di risulta tra cui predominano 800 pallet, i bancali in legno che si usano nei magazzini e nei mercati per appoggiarvi la merce. E’ perfettamente a norma di legge (120 posti a sedere) e sarà inaugurato la settimana entrante, per una breve stagione. Lo stanno tirando su volontari e disoccupati: ma i biglietti si pagano. Giusto per rovesciare i normali processi economici: i rifiuti diventano qualcosa di utile, qualcosa che ha valore. Guardate le immagini. Il teatro nasce da un’idea di Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, due artisti tedeschi. Il progetto si chiama Oikos, che in greco antico significa “casa”: la radice comune di ecologia e economia. Oikos è anche il titolo di uno dei due spettacoli in cartellone. Il secondo è “Protozoa”. Tutti e due parlano di persone che ricostruiscono la loro vita dopo catastrofi politiche ed ambientali. Finita la stagione, il teatro verrà smantellato ed i suoi eterogenei componenti saranno avviati al riciclaggio: edifici del genere, pare, hanno una breve vita. Jellyfish ha un’essenziale struttura portante in acciaio: il resto è appunto di pallets, boccioni vuoti dell’acqua (un’intera parete), listelli di legno per pavimenti. Leggi la notizia sul Guardian

Fonte: Blogeko

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Napoli: di nuovo emergenza rifiuti. La discarica di Chiaiano è quasi piena

Napoli sta nuovamente precipitando un una palese emergenza rifiuti, anche se l’emergenza, in realtà, non è mai finita. La riprova che il problema dei rifiuti non si risolve con discariche e inceneritori.
L’inceneritore di Acerra è KO. Molte strade sono piene di monnezza. La gente esasperata rovescia i cassonetti e appicca il fuoco: déjà vu. Ma la novità più preoccupante e di cui meno si parla, la goccia potenzialmente in grado di far stra-traboccare il vaso, è che la discarica di Chiaiano è quasi piena. E mo’ come la mettiamo?
Il problema dei rifiuti si risolve riducendo i rifiuti: non ha senso comprare una fetta di formaggio al supermercato e portarsi a casa anche un vassoietto di plastica che pesa quasi altrettanto. E’ il punto cruciale ovunque. Lo è a maggior ragione a Napoli e in Campania, dove da anni e annorum non si sa dove mettere i rifiuti. L’emergenza è stata affrontata (e a parole trionfalmente risolta) solo con discariche e inceneritori (Acerra, appunto) il cui funzionamento è redditizio solo grazie ai contributi pubblici – i famigerati Cip6 – per la produzione di energia elettrica dai rifiuti. Ovvero, paghi un inutile vassoietto insieme al formaggio, poi paghi di nuovo perchè lo portino via, e poi paghi una terza volta perchè qualcuno lo bruci. Inquinando, oltretutto. Un controsenso totale. La raccolta differenziata non è “la” soluzione. Ma potrebbe certo dare una mano. A Napoli è ferma ad un desolante 17%. Ebbene, in questo quadro si situano ora due nuove (e fosche) pennellate. Primo, l’inceneritore di Acerra tornerà a funzionare a pieno ritmo, pare, forse a marzo. Cioè fra sei mesi. Secondo, nella discarica di Chiaiano “c’è spazio per un volume di rifiuti molto inferiore alle 300 mila tonnellate”, come ha comunicato il direttore dell’impianto ai comitati civici. E non ci sono nemmeno progetti per ampliare la discarica.
Quotidianamente la discarica di Chiaiano dovrebbe inghiottire 800 tonnellate di rifiuti (in realtà ne arrivano ben di più, dicono i comitati). Questione di mesi e non ci sarà neanche più posto per metterci uno spillo. E poi?

Leggi la notizia su Rinascita.
Leggi la notizia sul Manifesto.
Leggi la notizia su Global Project.

Fonte: Blogeko

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Bioedilizia italiana: tra abusivismo e casi d’eccellenza

Secondo un’indagine del portale Casa.it, il 63% degli italiani vorrebbero un appartamento bio, il 58,8% ha intenzione di ristrutturare il proprio secondo i principi della bioedilizia e il 17,5% abita già tra muri di legno e finestre con doppio vetro. Risultati incoraggianti anche se rispetto agli altri paesi europei siamo ancora in forte ritardo. Una recente direttiva dell’Itre, il Comitato industria, ricerca ed energia del Parlamento Europeo, ha stabilito che dal 1 gennaio del 2019 tutti gli immobili dovranno essere costruiti ad impatto zero e che entro il 2018 saranno effettuati interventi sugli edifici già realizzati. Nel nostro paese, il tema della bioedilizia è solitamente accompagnato dal termine abusivismo. Case, ville, centri di qualsiasi genere vengono liberatamente realizzati là dove scorre un ruscello, a due passi dalla spiaggia, sulle propaggini rocciose di qualche riserva naturalistica orientata senza badare ai limiti ambientali, naturali e paesaggistici. Ad esempio, tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi insieme. Altri gli esempi che provengono d’oltralpe, dal nord del vecchio continente, dove già da tempo esistono addirittura interi quartieri e città scrupolosamente costruite secondo i canoni della bioarchitettura.
In Svezia, ad esempio, la carbon tax, la tassa sulle emissioni di CO2 è in vigore da 9 anni e, oltre a far diminuire le emissioni di gas serra, porta ogni anno 1,4 miliardi di euro allo stato svedese.
In Germania, nell’eco-quartiere di Vauban, coesistono luoghi di lavoro e residenze per diverse utenze sociali, un sistema di mobilità sostenibile che valorizza i trasporti pedonali, ciclabili e pubblici a scapito dell’uso delle auto private. Le facciate degli edifici, rivolti a sud per usufruire del maggior irraggiamento solare, sono realizzate su intelaiature in legno non strutturali mentre i tetti sono coperti da un sistema estensivo a verde. Gli edifici sono inoltre dotati di un sistema di gestione delle acque e dei rifiuti che vengono reimpiegati, attraverso opportuni processi di depurazione, per i wc e come fertilizzanti.
In Italia il primo esempio di architettura ecosostenibile risale al 1998 quando a Caponago (Mb) venne realizzato un complesso residenziale secondo i principi della bioarchitettura: isolanti naturali come sughero e kenaf, vernici bioprodotte per le rifiniture di tetti e pareti e legno per il tetto.
In Toscana,  in un quartiere popolare di Capannori (Lu) è stata realizzata (in un arco temporale brevissimo) la prima palazzina verde di classe energetica A. I pannelli di lana di roccia e fibra vegetale di canapa sono efficaci isolanti termici capaci di trattenere il calore durante la stagione invernale mentre i pannelli solari riscaldano l’acqua per usi sanitari. E ancora, risalendo lo stivale, in Veneto è in fase preliminare la ristrutturazione di uno stadio di rugby, concepito non solo per limitare i consumi energetici ma anche per produrre esso stesso energia.
A Bergamo è stata da poco realizzata una cattedrale vegetale: opera dell’architetto Giuliano Mauri, è composta da 42 piante di faggio su una superficie di 650 mq e favorisce un dialogo continuo tra l’uomo e la natura, trasmettendo così un messaggio di sintonia con l’ambiente. A dirla come Giancarlo Allen, segretario nazionale dell’ Associazione nazionale architettura bio–ecologica, L’unica architettura sostenibile è quella non costruita.

Fonte: Greenbiz

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