Archivio della categoria ‘URBANISTICA’

New York: il primo parco giochi disegnato da un’archistar

E poi dicono che New York non è una città a misura di bambino. In una poco appetibile area di parcheggio di Lower Manhattan il sindaco Michael Bloomberg ha appena inaugurato il nuovo Imagination playground di Burling Slip, parco giochi per i più piccoli firmato da uno degli architetti simbolo della città, David Rockwell, già progettista del Buddha Bar, del ristorante di Alain Ducasse al St. Regis, di quelli di Nobu, ma anche del nuovo Kodak Theatre di Los Angeles, il palco degli Oscar.
Rockwell l’ha disegnato gratis, nell’ambito del progetto “PlaNYC” con cui l’amministrazione Bloomberg vuole far diventare New York un tripudio di spazi pubblici e verdi, magari firmati da archistar.
Nell’ Imagination Playground – a due passi da Wall Street – i giovani newyorkers hanno a disposizione uno spazio a froma di otto, con un’area multi livello dove giocare con acqua e sabbia, giocattoli e attrezzi sparsi da prendere liberamente, uno staff a disposizione per il gioco e la sicurezza. Rockwell, poi, ha disseminato il parco con simboli che richiamano la storia di quella zona di New York, South Street Seaport, una delle più importanti per gli antichi scambi commerciali della città: quindi, ecco cascate e canali, corde su cui arrampicarsi, alberi da barca e carrucole, e anche una rampa con in cima un telescopio per scrutare l’orizzonte come i vecchi marinai. L’architetto si è talmente appassionato al progetto che il suo gruppo ha messo a disposizione ben 2 milioni di dollari per i primi stipendi. E ha permesso alla figlia Lola, di 8 anni, di aiutarlo a disegnare quel parco «a forma di nocciolina».

Fonte: Luxury24

Share

Pechino: la città verde del futuro?

Non sono la scommessa sulla bolla immobiliare e l’aumento dei prezzi alimentari, a togliere il sonno a Pechino. I 25 milioni di abitanti non dormono perché pensano al momento di uscire di casa: ore fermi in colonna, ogni giorno, in auto, sui bus o per accedere alle stazioni del metrò, avvolti in una nuvola di sabbia e smog. L’emergenza e i costi sono tali che il sindaco Guo Jinlong ha annunciato che la capitale cinese sarà presto la prima metropoli del mondo a spostare tutto il traffico inquinante sottoterra. In Occidente un simile annuncio farebbe sorridere. In Cina invece quando le autorità promettono infrastrutture, ci si prepara ad usarle.
La municipalità di Pechino, che verso il 2020 potrebbe toccare i 90 milioni di residenti, dirotterà così automobili e camion a carburante dentro centinaia di chilometri di tunnel, trasformando nella rete di gallerie più lunga del pianeta le sei autostrade circolari che attraversano la città. In superficie potranno viaggiare solo autobus, taxi e scooter elettrici, oltre alle biciclette e agli ultimi risciò. Le vetture private riemergeranno dal sottosuolo in punti precisi dei diversi distretti, dove saranno realizzati dei maxi-parcheggi. Secondo il Quotidiano del Popolo, solo i mezzi elettrici saranno autorizzati a circolare per le vie dei quartieri. L’obiettivo è trasformare una delle capitali più inquinate e paralizzate del mondo nel simbolo della viabilità sostenibile del secolo.
A Pechino circolano oggi 5 milioni di auto, che sfioreranno i 10 entro il 2015. Le strade del centro sono però rimaste quelle della Cina di Mao, dove ci si spostava a pedali. Gas e polveri sottili prodotte ogni giorno superano i livelli settimanali del Nord d’Italia e gli ingorghi fanno perdere milioni di euro di produttività. In superficie – dice Guo Jinlong – Pechino sarà restituita ai pedoni, alle piste ciclabili e ai mezzi a emissioni zero, compreso il rumore. Nasceranno trenta nuovi parchi e per le lunghe distanze urbane ricorreremo a treni ad alta velocità. Ai bus elettrici saranno affiancate metropolitane di superficie su binari allargati. Sotto i convogli potranno scorrere i veicoli su ruota.
La “rivoluzione verde” di Pechino inizierà con la costruzione di ventisei tunnel che consentiranno al traffico di passare sotto le tangenziali. Il primo anello sotterraneo sarà quello più vicino a piazza Tienanmen e ai luoghi storici dell’età imperiale. Durante i lavori, a Pechino non si potranno immatricolare più di 240 mila nuove auto all’anno, meno di un quarto rispetto al 2010, e nelle ore di punta il traffico sarà a numero chiuso. Per accedere all’area urbana i mezzi con targhe di altre regioni avranno bisogno di un pass a pagamento. Non solo auto e camion saranno nascosti sotto terra. La circolazione invisibile – dice il sindaco – prevede che anche commercio, ricettività e uffici si sviluppino in basso, anziché verso il cielo. Superando Seul e Tokyo, Pechino costruirà nel sottosuolo centinaia di centri commerciali, alberghi e distretti per gli affari. Oltre che a decongestionare la superficie, riservata a tempo libero e residenzialità, lo sviluppo sotterraneo consentirà di tagliare consumi di energia ed emissioni per riscaldamento e aria condizionata. Avremo shopping center sotterranei dove sarà possibile fare acquisti senza uscire dall’auto – spiegano i progettisti cinesi – fermandosi per pagare a caselli simili a quelli delle autostrade. I metrò arriveranno dentro aree-ufficio geotermiche, complete di negozi, ristoranti, banche, asili e palestre. Non vedere la luce del sole durante spostamenti e orario di lavoro sarà compensato dal tempo risparmiato, che potrà essere speso all’aperto e in un’aria pulita. Positivi i primi commenti dei pechinesi davanti alla prospettiva di una vita da talpe. Meglio guerriero di terracotta – ha scritto un internauta – che canarino asfissiato. Entro dicembre Pechino sarà anche la prima metropoli del mondo interamente wireless e investimenti miliardari svilupperanno telelavoro ed e-commerce. Infilare tutti sotto terra, o chiuderli in casa, resta però oggi un tentativo fallito. Tra l’1 e il 2 febbraio si chiude in Cina l’anno della tigre e inizia quello del coniglio. Alla forza succede la prudenza. Tranne che sulle strade: i cinesi in marcia verso casa saranno 650 milioni, record assoluto, per un totale di due miliardi e mezzo di viaggi. Impossibile scavare tunnel per tutti.

Fonte: LaRepubblica

Share

New York: terminata la Beekman Tower

Con i suoi 265 metri di altezza distribuiti su 76 piani complessivi, la Beekman Tower, progettata da Frank Gehry e appena terminata,è diventata il grattacielo residenziale più alto di Manhattan.
A destinazione d’uso mista, la torre ospita 903 unità residenziali, una scuola elementare pubblica, un centro di assistenza ambulatoriale per l’ospedale di New York Downtown all’interno del quale vi sono i nuovi uffici per il personale medico, un’area commerciale di circa 120 mq al piano terra e un parcheggio interrato di 2400 mq con 175 posti auto.
Sebbene non sia lontana dalla City Hall, dal Woolworth Building ed dal ponte di Brooklyn, la Beekman Tower sorge in una zona di Manhattan che ospita pochi grattacieli e ciò determina un significativo impatto nello skyline della lower Manhattan. La torre, rivestita con un sistema di facciata continua in acciaio e vetro, presenta l’inconfondibile geometria asimmetrica e ondulata che contraddistingue le architetture di Gehry. L’edificio poggia su un basamento in muratura color terracotta all’interno del quale trovano spazio la scuola elementare, gli uffici ospedalieri, l’ingresso alle residenze e un piccolo spazio commerciale. In corrispondenza della copertura del basamento, al 7° piano, vi sono una piscina coperta e ulteriori spazi per attività riservate ai residenti.
Alla luce dell’articolato progetto messo a punto per la facciata continua, ciascun piano della torre presenta una propria configurazione. Ogni appartamento risulta, pertanto, caratterizzato da una geometria differente, a seconda del profilo che segue per collegarsi alla facciata esterna: le “pieghe” della parete ondulata danno forma a spazi differenti all’interno di ciascuna unità.
La pelle in acciaio e vetro della torre riflette i colori degli edifici attigui, catturando le luci che si alternano nelle diverse ore del giorno. I primi proprietari dovrebbero entrare in possesso della propria residenza nella primavera di quest’anno.

Fonte: Archiportale

Share

Italia: arriva il distributore di bombe di semi

Le nostre città hanno bisogno di un assalto di Guerriglia Verde! Arriva in Italia il distributore di bombe di semi! Palline di terra argillosa e semi per far rifiorire gli spazi abbandonati della tua città.
Le Bombe di Semi sono fatte dello stesso impasto del làdiri, il mattone tradizionale sardo in terra cruda, fatto con terra argillosa e paglia ed essiccato al sole. Nell’impasto sono stati inseriri dei semi di calendula, nasturzium, astro, fiori di roccia ed altri semi ad alta germinabilità. Basta lanciare le Bombe di Semi in un campo incolto. La Natura farà il resto, e vedrai esplodere dei fiori! Chiamatele come volete: polpette di terra, granate di argilla, palle di làdiri. Solo una cosa è importante: lanciarle e farle fiorire! Le Bombe di Semi sono contenute in un vecchio distributore automatico da bar, che è stato recuperato e modificato per erogare – al prezzo simbolico di 1 euro – le nostre Bombe di Semi. In un’ottica di riuso le bustine per contenere le piccole bombe di semi sono state realizzate con carta di recupero delle vecchie stampanti a rullo (quei vecchi fogli coi buchetti laterali).
Il progetto è stato ideato e realizzato da Marrai a Fura, un’associazione che si occupa di comunicazione per la partecipazione attiva e la sostenibilità, oltre ad essere un portale web con le news dal mondo dello sviluppo sostenibile e della progettazione partecipata. Questo progetto delle Bombe di Semi vuol essere un esempio di pratica semplice, efficace e di forte impatto, a basso costo e facilmente riproducibile. Una azione dal basso, come è nella filosofia di Marrai a Fura. L’iniziativa, realizzata dall’associazione Marrai a Fura e cofinanziata dalla Bottega Eticando di Cagliari, è stata presentata a sorpresa giovedì 13 gennaio 2010 al festival “Dire, Fare, Sostenibile e Solidale” (in svolgimento dal 13 al 15 gennaio presso l’ex Liceo Artistico di Piazza Dettori a Cagliari). Dopo il festival il distributore di Bombe di Semi sarà a disposizione di tutti gli aspiranti guerriglieri verdi presso la bottega Eticando, in via Iglesias 19 a Cagliari (eticando.com).

Fonte: MarraiaFura 

Share

Mesagne e “Le porte urbane del terzo millennio”

Il comune di Mesagne, in provincia di Brindisi, ha lanciato un concorso di idee dal titolo “Le porte urbane del terzo millennio” per la riqualificazione degli accessi alla citta’.
Obiettivo specifico è la riqualificazione di ambiti urbani, individuati come spazi di connessione tra il territorio costruito (centro urbano) e la campagna, con funzione di accesso alla città dalle principali vie di comunicazione con i territori contigui.
Gli ambiti di intervento, così come indicati nel bando sono i seguenti:
1) Via San Vito dei Normanni;
2) Via Brindisi;
3) Via San Pietro Vernotico – Tuturano;
4) Via Sandonaci;
5) Via San Pancrazio
6) Via Torre S. Susanna;
7) Via Latiano.
Gli elaborati progettuali, sono da presentare a livello di studio di fattibilità tecnico economica, ed è necessario che sviluppino i seguenti contenuti:
a) considerare gli ambiti indicati come “le porte della città contemporanea esaltandone i caratteri storici ed identitari, anche attraverso elementi di architettura e di arredo urbano che rendano immediatamente riconoscibili i luoghi;
b) assicurare l’accessibilità plurimodale alla città attraverso l’individuazione di percorsi differenziati, in grado di agevolare ed ottimizzare i flussi di traffico veicolare, di garantire la massima sicurezza a tutti gli utenti, di eliminare ogni barriera architettonica, con particolare riferimento ai bisogni dei diversamente abili, dei bambini e degli anziani;
c) proporre l’uso di materiali biocompatibili con soluzioni coerenti con la tutela dell’ambiente e del paesaggio, adottando tecniche costruttive eco-sostenibili e tecnologie innovative che assicurino il contenimento dei consumi energetici e delle risorse naturali;
d) elaborare una stima sommaria dei costi delle opere progettate, con riferimento alla concreta fattibilità degli interventi e l’attendibilità dei criteri utilizzati per la valutazione economica.
La partecipazione al concorso è aperta a architetti e ingegneri, iscritti negli appositi albi professionali. 

Le domande di partecipazione e gli elaborati richiesti, dovranno pervenire entro il prossimo 25 marzo 2011.
Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito, e con la attrubuzione dei seguenti premi:
• 1° Classificato premio di euro 5mila;
• 2° – 3° classificato Rimborso spese di mille e 500 euro.

Fonte: Archiportale

Share

Lione: il ‘cubo arancione’ di Jakob + MacFarlane Architects

Il progetto Le Cube Orange dello studio Jakob + MacFarlane Architects fa parte degli interventi urbanistici di recupero e riqualificazione del porto vecchio di Lione con la conversione dei docks e degli immobili industriali che sorgono sulla sponda del fiume Saône.
Queste zone portuali, inizialmente fatte di capannoni (la Sucrière, les Douanes, les Salins, la Capitainerie) gru, elementi funzionali legati al fiume, mutano in un territorio, oggetto di sperimentazione, al fine di creare un nuovo paesaggio che si articoli verso il fiume e le colline circostanti. Le Cube Orange è l’headquarter della società immobiliare Cardinal Group e del nuovo showroom RBC.
Il progetto è concepito come un semplice «cubo», in cui è stato creato un gigantesco buco, per rispondere alle necessità di luce, ventilazione e viste. Questo foro crea un vuoto perforando la costruzione orizzontalmente dall’esterno, lato fiume, verso l’interno e verso l’alto attraversando la terrazza.
Il cubo, adiacente un capannone già esistente (l’edificio Salins, composto da tre arcate), è progettato su una maglia regolare (29 x 33m) fatta di pilastri in cemento su 5 livelli. Una facciata leggera, con aperture apparentemente casuali è completata da un’ulteriore facciata perforata con patterns pixelati che riproducono il moto del fiume. Il colore arancione si riferisce alla vernice al minio, un colore industriale spesso utilizzato per le zone portuali.
Al fine di creare il vuoto, Jakob + MacFarlane ha lavorato con una serie di “perturbazioni volumetriche”, legate alla sottrazione di tre volumi “conici” su tre livelli: nell’angolo della facciata, nel tetto e al livello dell’ingresso. Queste “perturbazioni” generano spazi e relazioni tra l’edificio, i suoi utenti e il sito all’interno di un programma comune.
La prima perturbazione si basa sul rapporto visivo diretto con la struttura ad arco della hall, la sua vicinanza e la sua forma a contrafforte. Permette di collegare i due elementi architettonici e di creare nuovi spazi, a doppia altezza, protetti all’interno dell’edificio.
Una seconda, ellittica, rompe la regolarità della struttura portante di quattro piani a livello dell’angolo della facciata rivolta verso il fiume. Questa perforazione genera un atrio enorme nella profondità del volume, circondato da una serie di corridoi collegati agli uffici. Il piano della facciata è, quindi, spostato verso l’interno, creando un rapporto estremamente dinamico con l’edificio che cambia geometria a seconda della posizione dello spettatore. All’ultimo livello vi è una grande terrazza da cui si può ammirare il panorama su tutta Lione, la Fourvière e la Confluence.
Per lo showroom al piano terra Jakob + MacFarlane ha deciso di adottare lo stesso linguaggio adottato per il Cubo, basandosi sul movimento fluido del fiume Saône e portandolo all’interno di questo spazio immaginato come un’estrapolazione della facciata. Lo showroom contiene un “fiume” virtuale in tre dimensioni, una lunga parete porosa a L con 60 “alveoli” che ospitano pezzi di design. Ogni “alveolo” è unico per taglio e forma e dona una visuale particolare di ogni prodotto in essa contenuto. I visitatori vengono direzionati dalla parete in un percorso che inizia con un ingresso scenografico e prosegue verso spazi più intimi che si affacciano sulle rive del fiume. In questa zona dello showroom si trovano delle piattaforme, che sembrano quasi isole, su cui vengono presentati prodotti particolari.

Fonte: ArchiPortale

Share

Luvinate: riqualifica città pubblica e città degli eventi

Il comune di Luvinate, in provincia di Varese, ha lanciato un concorso di progettazione per la riqualificazione urbanistica, ambientale, paesaggistica ed architettonica della “città pubblica” e della “città degli eventi”.
Il concorso ha per oggetto l’acquisizione di una idea progettuale di massima per la riqualificazione degli spazi pubblici intorno al Centro Sociale, Municipio, Scuola dell’Infanzia e Primaria la riqualificazione del sistema di connessione di detti spazi pubblici con le adiacenti via Postale Vecchia, via San Vito, Piazza don Sironi, Piazza Cacciatori delle Alpi e via Mazzorin. Il concorrente dovrà sviluppare il progetto su due distinti ambiti:
– il primo corrisponde all’area centrale del centro urbano, la cosiddetta “città pubblica” così come definita negli atti di indirizzo del redigendo Piano del Governo del Territorio;
– il secondo ambito comprende la porzione di centro corrispondente alla cosiddetta “città degli eventi” il Parco del Sorriso – il Sagrato Parrocchiale, e l’area del Golf.
Le proposte progettuali potranno coinvolgere anche proprietà private. In questo caso il concorrente dovrà suggerire la modalità e le finalità del coinvolgimento dei privati precisando i contenuti delle trasformazioni – qualora previste- per dette proprietà. Per il secondo ambito le proposte progettuali dovranno in particolare investigare la cucitura delle due parti attraverso l’individuazione di possibili connessioni per la mobilità ciclo pedonale e, a discrezione del progettista, potranno essere coinvolte altre aree adiacenti gli ambiti indicati quali ad esempio il plesso scolastico, la via Mazzorin sino al lavatoio di via Panera, via San Vito ed il sedime della valle del Tinella così come indicato nell’allegata planimetria.
La partecipazione al concorso è aperta a architetti e ingegneri, ai quali non sia inibito l’esercizio della libera professione sia per legge, sia per contratto, sia per provvedimento disciplinare. Il termine di scadenza per la consegna dei documenti richiesti dal bando è fissato per il prossimo 31 marzo 2011. Il premio che sarà riconosciuto al vincitore è pari a 3mila euro, al secondo euro mille e al terzo classificato sarà attribuito un premio di 500euro.

Fonte: ArchiPortale

Share

Veneto Green City: la città diffusa tra Padova e Venezia

Il duo composto da Mario Cucinella Architects e Studio Land ha presentato ufficialmente qualche giorno fa il masterplan per Veneto Green City, una città diffusa situata a metà strada tra Padova e Venezia, destinata ad occupare un’area di circa 750.000 metri quadri.
Sviluppato su commissione della società Veneto city spa (dal 2001 promotrice dell’iniziativa), l’intervento riguarda un’area che affianca l’A4, collegata anche alle linee ferroviarie locali e nazionali. La società immobiliare ha già sottoposto il piano operativo ai Comuni di Dolo e Pianiga e agli uffici della Regione Veneto, con cui è attualmente impegnata nell’individuazione di una strategia condivisa per giungere a un accordo di programma.
In questa zona strategica per le infrastrutture il progetto parte dal concept di paesaggio come matrice. Le funzioni comprenderanno, fra l’altro, una grande parte di terziario, dedicato principalmente business to business, per riunire le produttori locali, ci saranno strutture alberghiere, un polo culturale con auditorium e museo. Si prevede egualmente un edificio universitario e l’insediamento di strutture sanitarie specializzate. Il progetto prevede, 30 % di edificabilità in meno rispetto ad un progetto tipo. La costruzione non prevede landmark, inizierà con la semplice attrezzatura di un parco, e si svilupperà si rinforzerà via via nel tempo, seguendo sempre la morfologia territoriale. Gli edifici a torre verranno collocati in prossimità della stazione ferroviaria, spiegano i progettisti.
Stando a quanto previsto dal team, la realizzazione dell’intervento si svilupperà in circa dieci anni, basandosi su tre step successivi: la definizione di un paesaggio naturale da irrobustire gradualmente, la costruzione di una stazione ferroviaria della linea regionale (Sfmr) e di alcuni edifici ad essa adiacenti e, infine, l’edificazione dei singoli lotti, caratterizzati dalla presenza di molteplici funzioni.

Fonte: Archiportale

Share

Vibo Valentia: riqualifica le aree di accesso alla città

Il comune di Vibo Valentia ha lanciato un concorso di idee per la riqualificazione urbana delle aree identificate come accessi alla città. Obiettivo del concorso è ottenere un progetto di riqualificazione generale delle seguenti aree:
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di Via Santa Venere – Via Pizzo – Via Longobardi (Vibo Marina);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di Via Bucciarelli con Via Cassiodoro (zona Madonnella);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di via G. Fortunato (proseguimento della S.S. n°606) – Viale della Pace – Via A. De Gasperi (zona Scuola di Polizia);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio della S.P. n°14 – Via Degli Artigiani – Via Forgiari – Via Meucci (zona Terminal Bus);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di via G. Mercalli – Via Feudotto – Viale Giovanni XXIII – Via Gallizzi (zona Feudotto). Il cavalcavia che collega la S.S. n°18 con Viale Affaccio (zona Ponte dell’Affaccio). Il fine del progetto dovrà essere quello di rendere evidente il ruolo di “porte d’accesso” alla città delle suddette aree attraverso la dotazione di elementi caratterizzanti. Il concorso è aperto ai laureati in architettura e ingegneria, con laurea conseguita da non oltre un triennio, agli architetti e ingegneri regolarmente iscritti agli albi dei rispettivi ordini professionali. La partecipazione al concorso deve avvenire entro il prosimo 3 giugno 2011, mentre il termine ultimo per la ricezione delle proposte è fissato per il 7 giugno prossimo. Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito e con l’attribuzione di tre premi così suddivisi;
– 1°Classificato premio 4mila euro;
– 2°Classificato premio 2mila euro;
– 3°Classificato premio mille euro.

Fonte: ArchiPortale

Share

Xpolar, l’auto volante che viene dalla Francia

Un ingegnere di Tolosa ha ricevuto 1 mln di euro per progettare un’automobile in grado di decollare verticalmente. Sul mercato fra cinque anni

(Rinnovabili.it) – Lui è un ingegnere in pensione di Tolosa. Lei una monoposto non che non riesce a stare colle ruote per terra. Sono Michel Aguilar e la sua macchina, a metà tra un’automobile e un aereo, Xplorair. Il progetto, ancora alla fase di prototipo, ha conquistato il Ministero dell’Industria francese che sovvenzionerà l’invenzione con un milione di euro in partnership con la Delegazione generale per gli armamenti. L’auto volante è stata dotata di un micro termoreattori, motori a reazione simili a quelli degli aerei, che istallati nelle ali permetteranno il decollo in verticale del velivolo. “E’ un sogno d’infanzia che ha cominciato a prendere forma, – ha commentato entusiasta Aguilar. – Grazie ai sussidi che ho ricevuto, sarò in grado di finanziare la convalida del concept dei termoreattori, una fase tecnica importante nel mondo dell’aviazione. Esiste un progetto simile negli Stati Uniti, ma quella macchina volante decolla come un aereo, è non in verticale come la mia”.

Il futuristico veicolo potrà volare a 2500 metri d’altezza, ad una velocità di 200 km/h e con un’autonomia stimata di 500 km o tre ore circa. Per fare il pieno d’energia, Xplorair utilizzerà esclusivamente un biocarburante a base di alghe, dando così una doppia mano all’ambiente. Questo curioso velivolo sarà ultimato nel 2015 ad un costo che oscillerà intorno ai 50 mila euro come modello senza pilota; l’anno successivo si passerà quindi ai test di sicurezza per arrivare alla vendita tra il 2017 e il 2018.

Fonti:Mobilità Rinnovabili.it

Share

UE, allo studio un grande piano per un’edilizia a basso consumo

Finanziamenti a tasso agevolato per l’efficientamento energetico degli edifici come volano per la ripresa economica

La riqualificazione energetica degli edifici come uno dei punti qualificanti per rilanciare l’economia dell’Eurozona, ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro.

L’idea è allo studio della Commissione europea, il cui vicepresidente, Antonio Tajani, ha presentato un decalogo con dieci azioni per la crescita e la ripresa. Uno dei punti di queste linee guida prevede un grande piano di finanziamenti a tassi agevolati per incentivare la riconversione dell’edilizia in direzione dell’efficienza energetica.

Risparmio economico e posti di lavoro

“Secondo il piano comunitario – si legge su Italia Oggi – entro il 2020 tutti gli edifici privati dovranno essere a basso impatto, cioè dovranno essere meno energivori, nel senso di consumare meno energia e anche dovranno avere un minore inquinamento ambientale. Per gli edifici pubblici lo stesso obiettivo dovrà essere raggiunto un anno prima, verosimilmente. Ma ora, secondo quanto ha dichiarato ieri Tajani, l’Europa ha deciso di accelerare il raggiungimento di questo obiettivo comunitario. La questione è di primaria importanza anche perché investire nel risparmio energetico significa minore spesa per gli approvvigionamenti di energia. E, al tempo stesso, puntando sulle fonti alternative e le rinnovabili, si creerebbero nuovi posti di lavoro”.

Fondi Bei e prestiti bancari agevolati

L’obiettivo è quello di “mettere a punto un piano che favorisca la ristrutturazione e la costruzione di edifici ad alto risparmio energetico”. Questo piano sarebbe finanziato “con fondi Bei, la banca europea degli investimenti, oltre che con l’utilizzo diverso dei fondi regionali, e con prestiti agevolati delle banche”. “In sostanza – aggiunge ItaliaOggi – come ha spiegato Tajani, per rimettere in moto la crescita con il piano di riqualificazione edilizia si vuole creare nuova domanda senza indebitarsi. La riqualificazione del patrimonio immobiliare delle città d’Europa avverrebbe con finanziamenti garantiti soltanto a chi vorrà investire con l’obiettivo del risparmio energetico”.

Project bond per le infrastrutture

Sul fronte delle infrastrutture, l’UE punta a finanziare le grandi reti di trasporto transeuropee anche attraverso lo strumento finanziario dei project bond, che peserebbero sul bilancio comunitario per 10 miliardi di euro, in aggiunta ai 40 miliardi di euro per le opere pubbliche. La proposta è stata presentata al Parlamento e al Consiglio Ue, ma registra le resistenze della Germania di Angela Merkel.

Fonte : CasaClima

Share

L’impatto acustico dei bar e dei locali pubblici.

L’impatto acustico dei bar e dei locali pubblici in genere è oggi sempre più argomento di attualità. La questione è delicata perché oltre al rumore dei classici apparecchi presenti in tutti i bar d’Italia si aggiunge spesso il suono della musica (diffusa o suonata) e il rumore generato dai clienti anche quando sono fuori dal locale (seduti ai tavoli o in piedi).

La legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/95 obbliga i comuni a richiedere che vengano eseguiti degli studi previsionali per tutte le attività rumorose, ciò succede contestualmente alla dichiarazione di inizio dell’attività (nella burocrazia della D.I.A.P. ma spesso anche nella S.C.I.A. per apertura o modifiche all’attività di somministrazione all’interno di pubblici esercizi), succede sempre più spesso che vengano richieste delle valutazioni di impatto acustico (V.I.A.) anche per le attività già esistenti: gran parte dei locali pubblici sono oggi considerati essere potenziali inquinanti per quanto riguarda il rumore.
Si noti come in caso di esposto al comune da parte dei vicini oggi molti uffici ARPA chiedono di effettuare uno studio sull’esistente con progetto di bonifica prima di uscire a fare i controlli e comunque obbligano sempre il gestore a farlo dopo aver fatto dei controlli con esito di superamento die limiti e multa conseguente.

Il titolare deve incaricare un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto da una regione Italiana: questo professionista effettuerà delle misure fonometriche approfondite sull’area interessata e una serie di calcoli per dimostrare se l’attività inquini o meno verso i vicini di casa, nel caso ci sia uno sforamento dei limiti di legge è suo dovere individuare tutte le possibili soluzioni per diminuire l’impatto verso di essi e far rientrare le immissioni sonore nei limiti di legge.

Lo studio è effettuato in via previsionale (V.P.I.A.) se l’attività non si è ancora insediata, è fatto sulla situazione esistente (V.I.A.) se l’attività è già avviata.
I controlli vengono effettuati dall’ARPA provinciale competente su richiesta del comune che raccoglie gli esposti dei cittadini e può multare le attività inquinanti (ammenda, più pagamento delle spese dei tecnici, più conseguenti limitazioni sulla licenza).
L’intervento di un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto dalla regione è obbligatorio per legge quando si deve studiare la bonifica della situazione ma è utile anche per conciliare situazioni delicate extra-giudiziali o a supporto di un avvocato di una delle parti quando si arriva all’accertamento tecnico e poi alla causa legale.

Purtroppo sono ancora poche le zonizzazioni acustiche che prevedano questa problematica e la affrontino seriamente e serenamente verso tutte le persone coinvolte: all’estero è normale che ci siano zone dedicate della città dove si incoraggia l’apertura di locali notturni rumorosi, o che vengano date delle prescrizioni d’orario ben definite, nel nostro paese si riempiono i centri storici senza valutazioni tecniche approfondite e si va sempre più spesso alla guerra degli avvocati con grosse spese e tempi lunghi per tutte le parti coinvolte.

La nostra esperienza diretta è che la classica attività di bar al chiuso con radio/tv o filodiffusione a basso volume raramente risulta inquinante, lo è se lo stabile e/o il locale in cui è posta l’attività ha dei difetti edili o impiantistici o se alcune semplici norme di buon senso tecnico e di civile educazione non sono rispettate. Solitamente i livelli sonori interni a queste attività sono vicini ai 65 dB(A).

La questione cambia quando l’attività nell’ happy hour o la sera preveda musica diffusa a volume sostenuto o suonata dal vivo, quando ci siano tavolini e clienti che consumano e/o sostano all’aperto, quando ci siano impianti particolarmente rumorosi all’interno o all’esterno del locale (p.e. aria condizionata, frigoriferi, videopoker, etc.) e i vicini siano proprio a ridosso del locale. In questi casi il livello sonoro interno può superare gli 80 dB(A) e i 90 dB(A) rendendo la situazione delicata anche dal punto di vista tecnico.

L’insonorizzazione dello spazio può essere concepita al meglio e con risparmio in fase di ristrutturazione, l’ingegnere acustico da informazioni per la realizzazioni delle opere di isolamento ma controlla e cura i dettagli dei progetti di tutti gli impianti in gioco (elettrico, aria, idrico, audio, etc.) confrontandosi con l’architetto/il geometra incaricato e tutti i tecnici del caso.
Le opere di isolamento possono integrarsi con la ristrutturazione e con il progetto architettonico dell’interno dei locali.
Come già detto l’insonorizzazione e la bonifica acustica dei locali deve essere studiata per legge da un tecnico competente in acustica ambientale (sigla TCAA) riconosciuto, ogni situazione è differente e va analizzata nei dettagli dell’edificio e del contesto: il problema è risolvibile in gran parte dei casi se c’è l’impegno e la competenza specifica di tutte le persone coinvolte.

Fonte: suonoevita.it

Se sei interessato a corsi in Tecnico in acustica ambientale ed edilizia visita:

Share

L’importanza del verde in città!!!

Il verde urbano, sia pubblico che privato, è uno degli elementi più necessari per il benessere dell’uomo. Le città, negli ultimi cinquant’anni, sono state sottoposte ad una notevole espansione urbanistica e, in rapporto, gli spazi verdi previsti da destinare a vegetazione, sono rimasti spesso nelle previsioni, cedendo il passo ad uno sviluppo abitativo sfrenato ed approssimativo, con la conseguenziale ridotta attenzione per la qualità della vita. I segni più evidenti sono congestione urbana, inquinamento atmosferico ed acustico, paesaggi privi di armonia e di equilibrio. Da qualche tempo, per via di una crescente sensibilità, in sede di sviluppi e nuove progettazioni strutturali ed infrastrutturali, si pone molta attenzione alle problematiche connesse alle tematiche ed agli impatti ambientali. Ogni opera è studiata alla presenza di molteplici e diverse figure, dall’ingegnere, all’architetto, all’agronomo, al biolgogo ed al paesaggista che, di concerto, sviluppano le migliori strategie, nella piena condivisione e rispetto delle peculiarità paesaggistiche del luogo, oltre che la salvaguardia della salute ed il benessere dell’uomo. Ultimamente si parla molto di forestazione urbana, che consiste nella riqualificazione di spazi urbani, ove dare origine a delle piccole oasi verdi e, quando ciò è possibile, ad un sistema interconnesso di aree naturali. Non necessariamente realizzazione di parchi, ma spazi verdi fruibili, che servono a garantire degli ecosistemi collegati alla rete ecologica del territorio rurale. Interventi mirati alla ricostruzione di habitat naturali per talune specie vegetali, favorendo anche l’inurbamento di animali, in particolar modo selvatici.. Non dimentichiamo, infatti, che la città è un ecosistema dinamico ed eterogeneo, un particolare habitat, che consente la sopravvivenza della biodiversità. Si è dato vita, in molte città, ad importanti esperienze di riqualificazione di ambiti urbani con il recupero di tratti fluviali o spazi degradati, dove sono stati realizzati dei canali verdi o parchi, indispensabili a favorire il ricambio dell’aria. Non si sottovaluta più l’importanza che riveste il verde urbano!! E’ un fattore indispensabile in misura decisiva!! Le aree verdi, alberature stradali, terreni agricoli e spazi aperti in generale, costituiscono un elemento fondamentale e garantista della qualità della vita nelle città. Le piante con le loro foglie, infatti, sono capaci di catturare ed assorbire le polveri sottili, filtrandole naturalmente. Delle vere e proprie aspirapolveri!! Le cinture verdi, come le siepi o aiuole spartitraffico, proteggono la popolazione dalla maggior parte delle emissioni nocive. E’ ovvio che come qualsiasi aspirapolvere non va sovraccaricata, poiché l’accumulo di sostanze nocive può danneggiare le funzioni vitali delle piante e impedire il processo di fotosintesi e di ricambio di ossigeno, pertanto, il problema bisogna cercare sempre di risolverlo alla fonte, con il contenimento di emissioni. La vegetazione negli spazi urbani, oltre alla produzione di ossigeno ed alla riduzione dei livelli di rumore, svolge la funzione di regolazione del microclima....Infatti gli alberi creano ombra, favoriscono la ventilazione d’estate e proteggono dai venti in inverno. Anche un semplice prato è utile a ridurre il calore nelle giornate molto calde, poiché assorbe le radiazioni solari. Una corretta progettazione e giusta manutenzione del verde contribuisce ad innalzare il valore estetico-ornamentale delle città.. oltre alla funzione sociale con spazi ricreativi ed educativi, percorsi paesaggistico-naturali, passeggiate, sport e quant’altro. Rappresenta un’occasione educativa ed istruttiva, un contatto immediato con la natura e, soprattutto, benessere e qualità della vita in città!!!

Fonte: articolando.net

Se sei interessato a corsi di formazione in Progettazione del verde e dei giardini visita:

Share

Ecco i superbus per passeggeri ultraveloci

Alla Fiera del Turismo di Dubai è stato presentato al pubblico un nuovo concept di autobus per il trasporto passeggeri ad alta velocità.

Il superbus è stato sviluppato da un team di ingegneri olandesi nel corso degli ultimi due anni.

Alla base del progetto c’è l’idea di una particolare modalità di trasporto per cui i passeggeri si sentano come all’interno di un’auto da corsa o una supercar.

Il veicolo, infatti, è in grado di muoversi ad una velocità di 250 chilometri orari.

Il superbus ha una lunghezza di 15 metri con 8 porte in stile ali di gabbiano e può trasportare fino a 23 passeggeri. E’ alimentato da un motore elettrico da 300 kW (400 CV) che all’occorrenza e per brevi momenti (appena un minuto!) può erogare ben 600 kW (800 CV) di potenza.

La capacità delle batteria ai polimeri di litio garantisce un’autonomia di percorrenza di 200 chilometri viaggiando, naturalmente, alla velocità di crociera di 250 km/h. I progettisti evidenziano inoltre che i tempi di frenata sono rapidissimi e in appena 200 metri il superbus si arresta completamente.

Il primo giorno della mostra, lo stand in cui il superbus era esposto, è stato visitato dallo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti. Il Primo Ministro ritiene che Dubai potrebbe essere interessata, in un prossimo futuro, ad un super trasporto passeggeri.

Fonte: next.liquida.it

Share

Rifiuti stradali: innovativi impianti per trasformarli in materiale edile

rifiuti stradali, grazie a degli innovativi impianti, possono essere trasformati in materiale edile. Gli impianti efficienti sono progettati in Italia, in provincia di Bergamo, e consentirebbero di recuperare più del 70% dei rifiuti che di solito si trovano lungo le strade delle città. In che cosa consistono questi rifiuti? Sono costituiti da polvere, sabbia, terriccio, lattine, cartaplastica. Una vera novità in termini di smaltimento dei rifiuti, per giungere anche ad una migliore gestione della spazzatura. La conservazione ambientale può essere garantita anche in questo modo.

Gli innovativi impianti per la raccolta dei rifiuti stradali sono stati messi a punto da Ecocentro Tecnologie Ambientali, che fa parte del gruppo Esposito. Ilriciclo dei rifiuti diventa la strategia essenziale per badare alla sostenibilità ambientale. È infatti da ricordare che i rifiuti stradali recuperati vengono utilizzati per essere impiegati in edilizia. Grazie ai rifiuti raccolti si può ricavare la sabbia e la ghiaia all’insegna di un’edilizia sostenibile degna di questo nome. Il riciclaggio consente di passare dallo sporco stradale al materiale edile.

La gestione dei rifiuti è importante, perché consente di ridurre anche le emissioni. Gli impianti in questione sono stati realizzati o sono in fase di realizzazione soprattutto in alcune regioni, come la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Il rimedio migliore per un corretto smaltimento dei rifiuti è quello della raccolta differenziata, attuata per mezzo di trucchi per farla bene e senza perdere tempo.

Nel caso di rifiuti stradali la questione è più complessa, ma le tecnologie innovative messe a punto negli ultimi tempi ci offrono importanti opportunità da tenere in considerazione.

 

Fonte: Ecoo

 

Share

Energethica e il futuro dei nostri centri urbani

«Smart City» alla ribalta. Che significa? Città sempre più intelligenti, che calcolano gli sprechi e riescono a spendere di meno e meglio, usando bene l’innovazione. Senza abbassare la quantità e la qualità dei servizi forniti. E’ la sfida lanciata ieri da Energethica, la mostra-convegno, al Lingotto fino a domani, che racconta il futuro prossimo dei nostri centri urbani.
Trecento espositori, provenienti da ventuno Paesi, ed esperti di fama mondiale, per fare il punto sulle nuove applicazioni in tema di energia. Piccole e grandi rivoluzioni della scienza, in grado di riconvertire gli spazi pubblici, le aziende e le nostre stesse case in «cervelloni» del risparmio. A cominciare da un corretto sfruttamento dei raggi del sole, serbatoi di potenza come nemmeno possiamo immaginare. Ogni ora, la luce naturale che raggiunge la Terra equivale al fabbisogno energetico di tutta l’umanità per un anno intero, ha spiegato, nel convegno inaugurale, lo scienziato James Barber, professore all’Imperial College di Londra e visiting professor al Politecnico. Basterebbe catturarla e immagazzinarla adeguatamente per trasformarla in idrogeno, metano, metanolo o altro genere d’idrocarburi. Per raggiungere questo traguardo l’accademico inglese ha inventato la foglia artificiale, potremmo dire il Santo Graal dell’energia pulita, in grado di attivare un processo simile alla fotosintesi. Nel 2050 infatti – continua Barber – raddoppieremo i consumi di carbone, prodotto in un processo che dura miliardi di anni e consumato in poche decine, mentre la metà utilizzata rimane nell’atmosfera per secoli.
Non solo miracoli della ricerca. Conquiste importanti per una vita eco-compatibile possono essere raggiunte anche dentro le mura di casa. Molti esempi di soluzioni che incentivano la green economy sono esposte in fiera. Un’azienda di Pisa ha messo in commercio elevatori che trasportano otto persone, fino a 130 chili di peso, con quattro batterie da dodici volt, lo stesso consumo di un asciugacapelli.
Gli inventori più ingegnosi sono stati però gli studenti della scuola superiore Ipsia di Pavia: hanno realizzato un tagliaerba che funziona con il calore del sole e lavatrici a motore umano, collegate a biciclette, per tenersi in forma e nel mentre fare il bucato. E ancora, case costruite con «cappotti» esterni che abbattono le dispersioni di calore, giocattoli in legno per bambini alimentati con pannelli solari, pattumiere del futuro che dall’organico producono metano. Tutto nel rispetto delle tre «e»: economia, efficienza ed etica.

Fonte: LaStampa

Share

Londra a impatto zero

Da anni Londra punta ad essere una capitale verde a impatto zero. Gli spazi verdi costituiscono i 2/3 del territorio londinese. Oltre ai Parchi Reali e spazi come la Lee Valley Regional Park, troviamo bellezze inferiori in termini di estensione, tra cui i giardini delle innumerevoli piazze della città, aperti ai visitatori in determinati giorni dell’anno.
Essere green a Londra è molto facile, in quanto è una città accessibile sia a piedi che in bicicletta, servita inoltre da una rete capillare di trasporto pubblico, che si propone di ridurre del 10% le emissioni di Co2 per le 10 principali fermate della città entro il 2025. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile non c’è dunque che l’imbarazzo della scelta.
Per chi volesse visitare la città evitando emissioni di CO2, suggeriamo il più efficiente mezzo di trasporto cittadino: la bicicletta; Boris Bikes offre convenientissimi noleggi giornalieri ad 1 sterlina, e gratuiti al di sotto dei 30 minuti. La London Bicycle Company offre tour guidati a prezzi contenuti.
Garden Barges Square è una comunità galleggiante stanziata sul Tamigi lungo gli ormeggi del Tower Bridge, i cui abitanti vivono nei barge, tipiche imbarcazioni fluviali britanniche, e coltivano orti e giardini sui ponti e i tetti.
Neal’s Yard è invece un quartiere interamente convertito al biologico, che ospita negozi, ristoranti e spazi comunitari rigorosamente organici.
Per mangiare organico e biologico a Londra c’è l’imbarazzo della scelta. Si possono menzionare: lo Zilli Green, fantastico ristorante vegetariano italiano; il Mildreds in Piccadilly Circus, che propone deliziosi menu di cucina internazionale, preparati con ingredienti a chilometri zero; The Portobello, uno dei ristoranti più caratteristici, che da anni offre alla sua clientela piatti preparati con ingredienti da agricolture biologiche britanniche.
Per gli acquisti bio invece si può passeggiare tra le bancarelle vegane del mercato di Leadenhall, o andare al Daylesford, catena di supermercati rigorosamente bio. Per non dimenticare i diversi Farmers Markets, in cui si possono acquistare prodotti direttamente da agricoltori e piccoli produttori.
Anche alcuni alberghi a Londra hanno scelto la via dell’ecosostenibilità seguendo misure e criteri ecologici: l’Hotel Rafayel, 5 stelle, nonostante le grandi dimensioni, ha adottato sistemi di ultima generazione per la ventilazione naturale ed il riciclo dell’acqua piovana. L’Hotel Savoy offre persino l’assistenza di un maggiordomo ecologico, che accompagna gli ospiti in un tour della Londra verde, per sottolineare le potenzialità ecologica della città e proporre ai turisti percorsi alternativi, utilizzando i mezzi pubblici a basso impatto come il bus ad idrogeno, o una delle 6.000 biciclette del comune di Londra.

Fonte: BlogEcologia

Share

Rapporto annuale Ambiente Italia 2011. Italia vittima del consumo del suolo

Il Rapporto Annuale Ambiente Italia 2011 di Legambiente, elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e presentato lo scorso 4 marzo a Roma, restituisce la fotografia di un’Italia in cui emerge in maniera allarmante l’incontrollabilità dell’urbanizzazione dovuta alla mancanza di strategie urbane.
In particolare, la crescita spontanea delle periferie è una delle cause che hanno determinato un’urbanizzazione che, ad oggi, ha assorbito circa 2.350.000 ettari di terreno – la stessa superficie di Molise e Puglia messe insieme. Le Regioni maggiormente colpite dal fenomeno del consumo del suolo sono la Lombardia – 14% di aree artificiali rispetto alla superficie complessiva – il Veneto e la Campania – rispettivamente con l’11% ed il 10,7% – seguite da Lazio ed Emilia Romagna col 9%.
L’aspetto che più colpisce è che il consumo di circa 500 km quadrati l’anno di territorio rurale è direttamente proporzionale alla presenza di case sfitte nelle nostre principali città: si calcola infatti che, a fronte di circa 4 milioni di case realizzate negli ultimi 15 anni, almeno un milione sono rimaste vuote poiché all’incirca 200.000 famiglie non ne posseggono una. Questo fenomeno paradossale colpisce principalmente i grandi centri urbani quali Roma – con 245.142 case vuote – Cosenza, Palermo, Torino. Naturalmente questa urbanizzazione così aggressiva va a discapito della salubrità delle nostre città, sempre più inquinate e congestionate e nessuno dei piani di intervento mostra interesse al recupero ecosostenibile di aree all’interno dei centri abitati, favorendo così speculazioni immobiliari e finanziarie e conseguente crescita dell’economia sempre più lenta: l’Italia, quindi, si candida ad essere l’unico paese dell’Unione Europea a non riuscire a raggiungere gli obiettivi di Kyoto 2020: la riduzione del 20% sulle emissioni del 1990. Per approfondire gli argomenti trattati vi rimandiamo al sito ufficiale di Legambiente.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

Share