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Batterie ad idrogeno per i device portatili?

La SiGNa Chemistry Inc ha presentato le prime batterie ad idrogeno utili per ricaricare tecnologie outdoor come smartphone, notebook e dispositivi GPS.

La società è da sempre impegnata nel campo dell’innovazione tecnologica e si occupa in particolar modo nello sviluppo della chimica cosiddetta “verde”.

Le ricerche che hanno portato alla scoperta di batterie adidrogeno per dispositivi portatili, sono avvenute nel laboratorio del cofondatore della Signa Chemistry nonché James Dye, professore di chimica presso la Michigan States University. Grazie ai suoi studi sui metalli alcalini, il Professor Dye è riuscito a sfruttare la potenza del siliciuro di sodio che è alla base dei nuovi prodotti Signa. In pratica con l’aggiunta di acqua per siliciuro di sodio è possibile produrre idrogeno in grado di generare energia per le celle a combustibile

“Nel nostro laboratorio siamo stati in grado di produrre metalli alcalini a base di silicio, questi sono composti fondamentalmente da sodio e silicio che, a loro volta, sono derivati da sabbia e da sale. Con l’aggiunta di acqua al Silicio di Sodio, siamo in grado di produrre idrogeno che genera l’energia sufficiente per alimentare una cella. In più, il prodotto di scarto della reazione è il silicato di sodio, ecologico, è lo stesso prodotto contenuto dai dentifrici”.

La società, basandosi sulla scoperta del professor Dye dell’Università del Michigan, riuscirà a produrre idrogeno a bassa pressione: sarà la pressione stessa ad essere convertita in energia elettrica utilizzando una cella a combustione a basso costo.

La nuova fonte d’energia verde sarà utile non solo agli utenti che utilizzano tecnologie outdoor, ma rappresenterà una vera e propria svolta per le popolazioni del Terzo Mondo dove il divario digitale è ancora molto forte e dove l’energia elettrica scarseggia ed è considerata un bene di lusso. Dopo quasi 50 anni di ricerca finalmente una tecnologia che risolverà limiti, costi e conseguenze legate allo sfruttamento dell’elettricità.

“Ho lavorato con i metalli alcalini per 50 anni” ha detto così il professor Dye. “La mia ricerca soddisfava tutti i canoni richiesti dalla Signa, così, quando sono venuti a propormi la loro idea, non mi è stato difficile effettuare alcuni adattamenti”.

Utilizzando un processo simile, il professor Dye è stato in grado di creare una fonte di energia capace di alimentare una bicicletta elettrica. Le celle a combustibile sviluppate dai partner della Signa Chemistry Inc. sono di differente formato, vanno da una capacità di un watt fino a tre chilowatt, cioè celle capaci di alimentare una bici elettrica per circa 161 km ad una velocità di 41 km/h.

Fonte: Liquida

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