Articoli relativi a ‘bell’italia dimenticata’

Bell’Italia dimenticata. La zona del Pilastro a Bologna.

C’è un quartiere densamente popolato a Bologna denominato Pilastro, situato all’interno del Quartiere San Donato. La sua progettazione ebbe inizio nel 1962, quando l’Istituto Autonomo Case Popolari propose la costruzione di una nuova zona di edilizia popolare, per rispondere alla necessità di offrire un alloggio alle ondate di immigrati meridionali giunti a Bologna in seguito al suo sviluppo industriale.

Il Villaggio del Pilastro nacque nel 1966 e nella zona si concentrarono consistenti insediamenti residenziali, vaste aree adibite a verde sportivo ed a parco pubblico e un centro commerciale. I primi 2500 abitanti, provenienti soprattutto dal sud Italia, trovarono un ambiente poco confortevole.

Tuttavia, la concezione del Pilastro come il “quartiere meridionale” della città va in parte rivista. Infatti, da un’indagine condotta nel marzo 1970, emerse che il 56% degli abitanti provenivano dal Nord. Negli anni ‘80 e ‘90 si verificarono altre due consistenti ondate d’immigrazione: quella magrebina e quella proveniente dal Kosovo, dalla Serbia e dal Montenegro.
Attualmente al Pilastro ha sede un C.d.A. nomadi, che accoglie soprattutto famiglie Rom provenienti dai paesi della ex-Yugoslavia.

La situazione di disagio è dovuta anche ad altre cause: il quartiere Pilastro, infatti, è sempre stato carente di luoghi e di momenti di socializzazione e di svago. Probabilmente per questo tende a essere concepito dai propri abitanti come “dormitorio”.

Video originale dal canale ‘nonnaida‘ di Youtube.

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Condizioni dell’Acquedotto Mediceo Pisa-Asciano

L’Acquedotto Mediceo è un’opera di ingegneria della fine del Cinquecento/primi Seicento, che servì per portare l’acqua di Asciano, di ottime qualità minerali, fino alla città di Pisa, con un percorso di oltre 5 chilometri.

Fu Cosimo I de’ Medici a volere il progetto di un acquedotto in grado di rifornire la città di Pisa dell’acqua dei Monti Pisani. Si deve tuttavia al Granduca Ferdinando I la costruzione del lungo acquedotto che dal Bottino di San Rocco nella valle delle Fonti arriva sino alle mura di Pisa. Iniziato nel 1592 su disegno dell’architetto Raffaello di Zanobi di Pagno, a cui successe il senese Andrea Sandrini, comprendeva più di 900 archi e si snodava su un percorso di 6 chilometri.

Oggi, l’acquedotto si staglia nella campagna fra Asciano e Pisa, in gran parte ancora esistente, presenta però gravi problemi di conservazione, che possono determinare a breve danni irreversibili, specie in caso di terremoto.

Immagini riprese dal video del canale Youtube ‘sersaba‘.

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Bell’Italia dimenticata. Ex Colonia Varese di M.Marittima

La “Colonia Varese” è ubicata a nord di Milano Marittima, accanto all’altra colonia di epoca fascista, di grandi dimensioni, chiamata “Montecatini” e dagli anni ’90 di proprietà della Sovrintendenza dei Beni Culturali, in quanto compiuti i cinquant’anni dalla data di costruzione.

Si tratta di una struttura realizzata in architettura razionalista da Mario Loreti (1937-39) e conosciuta anche con il nome di colonia Marina Costanzo Ciano. La sua peculiarità è la convivenza, all’interno della medesima struttura, di due edificazioni, l’una risalente al 1937 (ideata dall’architetto romano Mario Loreti per la Federazione dei Fasci della provincia di Varese), l’altra intorno al 1960, periodo in cui é stato intrapreso un progetto di ricostruzione, mai conclusosi.

Durante il periodo bellico fu trasformata in ospedale, tant’è che sul lato mare sono ancora presenti i disegni di due grandi croci rosse.

Nel 1983, la colonia, è stata anche protagonista di alcune scene cruciali del film horror Zeder, diretto dal regista Pupi Avati e sceneggiato insieme a Maurizio Costanzo. Ad oggi teatro per edifici fatiscenti, a ridosso della spiaggia.

Video originale dal canale ‘LaVoceRomagnola‘ di Youtube.

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Ex stabilimento aeronautico Caproni di Predappio.

Nel 1935 Mussolini collocò nel suo paese di origine una nuova fabbrica aeronautica affidandone la direzione all’ingegnere italiano Giovan Battista Caproni: da quello stabilimento uscirono i 150 esemplari del Caproni Ca 164.

Lo stabilimento aeronautico di Predappio è un complesso architettonico costituito da una serie di corpi di fabbrica disposti lungo l’impluvio di una stretta gola racchiusa dai rilievi collinari del territorio da Predappio Nuova. Inglobando due preesistenti edifici gemelli appartenenti alla società Zolfi, che estraeva dal colle il materiale, nel 1933 iniziarono i lavori della parte bassa del complesso.

I due piani sui quali venne impostata dividevano le lavorazioni meccaniche della fresatura e torneria da quelle, al piano superiore, di saldatura e intelaiatura. Ben presto venne dotata anche di due capannoni, oggi non più esistenti, situati col retro dello stabilimento ed a quota superiore, dove vennero ricavati i reparti idonei alle lavorazioni finali di falegnameria e montaggio, accessibili tramite una strada laterale.

Nell’estate 1940 vennero completati i progetti dell’ingegnere Alessandrini di Bologna per il nuovo ampliamento; un capannone rettangolare di grandi dimensioni raggiunge la quota più alta del complesso edilizio, in prossimità della cima del colle, attraverso la sovrapposizione di quattro diversi livelli che, seguendo il profilo dell agola, assumono planimetrie sempre più grandi, dal basso verso l’alto.
Questo almeno da quanto appare nelle foto dell’epoca e nelle diverse pubblicazioni propagandistiche del periodo.
Sono invece opera dello scultore bolognese Ulderigo Conti i tondi scultorei  previsti da Florestano Di Fausto nella parte centrale al di sopra del cornicione ed anche le testine poste nelle chiavi di volta degli archi del portico.

Video originale dal canale youtube ‘lavoceromagnola

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‘Isola delle rose’ dal 1968 nei ricordi di Rimini

L’Isola delle Rose (in esperanto Insulo de la Rozoj) fu una piattaforma artificiale nel mare Adriatico 11,612 km al largo di Rimini, 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane, che nel 1968 venne proclamata dal suo fondatore, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, Stato sovrano. L’esperienza dell’autoproclamata Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose durò poche settimane, durante l’estate dello stesso anno. Ora a ricordarne l’esistenza un video documentario diretto da Stefano Bisulli e Roberto Naccari e scritto dai due registi con Giuseppe Musilli e Vulmaro Doronzo.

Il documentario realizzato da Cinematica a quarant’anni dall’estate del 1968 ricostruisce la vicenda dell’Isola delle Rose attraverso le testimonianze dei protagonisti, a partire dall’ingegner Giorgio Rosa, che vive a Bologna e che torna a parlare della sua isola e spiega il perché della proclamazione di una nazione indipendente. Lorenzo, il figlio dell’ingegner Rosa, rievoca i ricordi di bambino e quanto quella storia abbia segnato la vita familiare. Emozioni che vengono ripercorse anche da Gabriella Chierici, la moglie dell’ingegner Rosa. E poi l’amarezza di don Duilio Magnani, che nella sua parrocchia di Rimini ancora tiene corsi di esperanto, la lingua ufficiale della sfortunata Repubblica dell’Isola delle Rose, che ricorda come l’organizzazione mondiale degli esperantisti avesse deciso di far sorgere sull’isola il suo centro internazionale. A Rimini vive ancora Mario Angelucci, l’addetto della Capitaneria di Porto che aveva curato la “pratica”, che contesta la liceità della piattaforma ma ne conferma la genialità dal punto di vista turistico.

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La Fonte Sacramora a Rimini

Elemento caratteristico di Viserba sono le sorgenti naturali d’acqua provenienti da falde acquifere del sottosuolo, una delle quali ha preso il nome di Sacramora. La Fonte, di antica origine e simbolo del territorio versa attualmente in uno stato di abbandono e degrado che non merita. Il video a documentazione della situazione attuale.

Una leggenda risalente al Medioevo fa risalire il nome Viserba a “fundus viserbae” derivato dal latino dell’epoca da “via acerba” ovvero strada arida, acerba. Tale nome si fa risalire ad un’antica leggenda, in cui si narra del ritrovamento avvenuto tra l’anno 961 e 973 nel mare Adriatico di un arca marmorea contenente il corpo di un martire. Il martire reo di essere confessore di Cristo, venne chiuso nell’arca con alcuni serpenti e sassi arenari, infine gettato in mare. Il luogo del ritrovamento del martire prese il nome di Sacramora, ovvero “fermata sacra”. In questa zona, all’epoca paludosa, delle pozze di acqua davano origine a fonti sorgive dal sottosuolo, una di queste pozze prese così il nome di Sacramora, le cui acque ancora oggi sono ritenute salutari e diuretiche. Fonte: EdicolaWeb.net

Video realizzato da Chiara Vannoni.

Approfondisci su: ChiamamiCittà; ComunediRimini

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Stazione Radiografica Marconi Coltano – Pisa

Nel 1903 inizia la storia del centro radio di Coltano, con l’approvazione del Governo Italiano della costruizione della stazione radiotelegrafica. Nel novembre 1911 venne inaugurato l’Impianto alla presenza del Re e di Marconi con i primi collegamenti con Massaua e Mogadiscio.

Dal 1919 al 1924 venne impiegato dalla Regia Marina per estendere le comunicazioni alle imbarcazioni in navigazione in Vlf (16-18 khz), grazie anche ad un ampliamento delle antenne. Fu infatti nel 1920 che venne realizzata un’ampia antenna “a tenda” di 240 metri di lato, retta da piloni alti 250 metri.

Il Centro, che fino al 1940 veniva regolarmente impiegato per comunicazioni con tutto il mondo, vide distrutte completamente le antenne durante la seconda guerra mondiale, mentre la Palazzina Marconi subì solo minimi danni; tuttavia le antenne non vennero mai più ricostruite, e le strutture non vennero più riutilizzate.

Dal 1952 lo spazio adiacente al centro radio è stato utilizzato dalla Rai per impiantare due trasmettitori ad onde medie per servire la zona di Pisa.

La stazione Radiografica è oggi in uno stato di profondo degrado occorrono quindi risorse per effettuarne il recupero. Attualmente la Stazione Marconi è di proprietà demaniale. Il Comune di Pisa ha intenzione di restaurarla e trasformarla così nel “Museo della Radio” attraverso un progetto di collaborazione con l’Università.

Video rintracciabile sul canale Youtube ‘Marcofilippeschi1‘.

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L’ex Colonia Murri di Bellariva (RN)

L’intero complesso della colonia Murri, realizzato dalle Opere Pie di Bologna ed Imola nel 1911, è intitolato al famoso patologo dell’Università di Bologna Augusto Murri morto nel 1932, fu utilizzato fra le due Guerre Mondiali per ospitare e curare i bambini affetti di scofolosi, più tardi ospitando semplicemente bambini poveri. Con la battaglia di sfondamento della linea gotica, l’edificio subì forti danneggiamenti, ma essendo la colonia vincolata ai Beni Architettonici ed Ambientalisti, rimase per anni un buco nero nella zona di Bellariva.

Negli anni, diverse sono state le delibere del Comune atte a ridare vita all’area, nel 1991 si costituì il diritto di superficie nei confronti di Rimini and Rimini Spa. A seguito negli anni 1993 e 1994, nel 2002, nel 2006 , 2007 e nel marzo 2008. Ad oggi, nell’ultima delibera datata settembre 2010, viene ridefinito il progetto di riqualificazione e il diritto di superficie per 90 anni nei confronti della Rimini and Rimini Spa, al termine dei quali tutte le opere torneranno in possesso dell’Amministrazione comunale.

Interviene il sindaco Alberto Ravaioli: “Si tratta di una proposta che in attuazione dell’Accordo di programma riguarda sia l’area della ex Murri, sia l’area di Mediterranea, sia l’area Ceschina, che prevede il rifacimento di piazzale Gondar, una rotatoria in prossimità di via Portofino, il rifacimento di via Portofino fino al sottopasso – conclude il sindaco -. Sono previste inoltre opere idrauliche, compresa la vasca di laminazione, e la riqualificazione di tutta l’area verde della Murri e di Mediterranea, del piazzale della Chiesa di Bellariva, di superfici pubbliche in area Ceschina, nonché oltre 1700 parcheggi in parte interrati, in parte a raso, in parte sopraelevati, a disponibilità sia del pubblico, sia del privato. Nel frattempo è stato portato a conclusione il procedimento per la realizzazione, attraverso project financing, del sistema di parcheggi sul lungomare”.

Servizio video Chiara Vannoni.

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Stazione di Porta Vittoria a Milano

Milano Porta Vittoria è una stazione del passante ferroviario di Milano. È ubicata in viale Mugello, nella zona est della città. Si tratta di una stazione sotterranea dotata di quattro binari e due banchine a isola. La stazione costituisce interscambio con le linee filoviarie 90/91 e 93. A breve distanza transitano le linee tranviarie 12 e 27, le linee automobilistiche 45, 66, 73 e 73/, nonché la linea filoviaria 92. La stazione di Porta Vittoria entrò in servizio come stazione merci di superficie nel 1911, a servizio soprattutto del vicino Ortomercato che era situato dove oggi si trova Largo Marinai d’Italia. Nel secondo dopoguerra fu utilizzata anche per un servizio viaggiatori. Dismessa nel 1991, è stata successivamente demolita. L’attuale stazione è stata inaugurata il 12 dicembre 2004, in concomitanza con il completamento del passante ferroviario e l’attivazione del servizio ferroviario suburbano di Milano.

Servizio di Federica Giordani

Fonte: www.territorioscuola.com

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