Articoli relativi a ‘Energia rinnovabile’

Solarexpo, via da domani alla 15esima edizione

okApproccio multi tecnologico per la mostra convegno in programma a Fiera Milano fino al 9 maggio

Inizia domani la quindicesima edizione di Solarexpo – The Innovation Cloud, la piattaforma espositiva internazionale dedicata a tutte le tecnologie energetiche innovative che sarà presente a Fiera Milano fino a venerdì 9 maggio.
L’esposizione sarà dedicata a tutte le tecnologie energetiche low carbon e alla loro ‘ibridazione’: dalle rinnovabili elettriche alle tecnologie per lo storage e le smart grid, dalla mobilità elettrica alle smart city, dalle rinnovabili termiche all’efficienza energetica in edilizia.

Secondo Luca Zingale, direttore scientifico di Solarexpo – The Innovation Cloud, anche quest’anno i fattori chiave del successo dell’evento saranno la specializzazione, l’approccio trasversale a tutte le tecnologie energetiche innovative e la loro integrazione, l’internazionalizzazione e i contatti di qualità.

La manifestazione, ha aggiunto Zingale durante la presentazione dell’evento, punta a sostenere le imprese anche nella loro proiezione internazionale, ma è anche la sede ideale per comprendere le tendenze in atto, condividere e rielaborare nuovi modelli di business e fare networking.

The Innovation Cloud, ha concluso Zingale, corrisponde appieno all’esigenza delle imprese del fotovoltaico di guardare con decisione all’integrazione fra tecnologie innovative, ma anche di incoraggiarle nella difficile fase di transizione dopo la fine della stagione degli incentivi.

Fonte: EdilPortale

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A Napoli torna Energymed, tre giorni su energia e riciclo

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Sodano, guardiamo a opportunità per ‘smart cities’.

Efficienza energetica, mobilità sostenibile, riciclo, nuove tecnologie. Questi i temi portanti della settima edizione di Energymed, la mostra-convegno organizzata dall’Anea (Agenzia Napoletana Energia e Ambiente) e che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 27 al 29 marzo. Il 27 marzo è stato invitato anche il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti. La manifestazione, che rappresenta il principale appuntamento del settore dell’energia pulita del Mezzogiorno e dell’intera area del Mediterraneo, ospiterà quest’anno anche il settore della Cogeneration (tecnologia che prevede la combustione del biogas per la produzione combinata di energia elettrica e termica) e si svolge nella cornice del Salone della Responsabilità Sociale Condivisa.

Tra le principali novità di questa edizione l’evento Smart City MED, nato dall’accordo tra Comune di Napoli, Forum PA e ANEA, che contribuisce alla costruzione di un futuro smart delle città realizzando un’area dedicata alla presentazione di esperienze territoriali d’avanguardia sul tema delle Smart City, per rendere più vivibili le città con l’ausilio delle tecnologie innovative delle telecomunicazioni: “Sarà – ha spiegato il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano – un padiglione che guarda alle opportunità che le città intelligenti potranno offrire alla nostra città ed all’intero bacino del Mediterraneo”. Sono circa 200 gli espositori attesi alla Mostra d’Oltremare che, spiega il presidente della Mostra Andrea Rea “sposa il tema dell’energia sostenibile che si coniuga perfettamente con la nostra idea di un’isola green all’interno della città”.

Fonte: ANSA

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Con gli “alberi” solari, rinnovabili più vicine al cittadino

'Alberi Solari' di Strawberry Energy

Dalla Serbia,stazioni pubbliche “verdi” per ricaricare cellulare.

Per educare le persone sui benefici dell’energia rinnovabile, dalla Serbia arrivano gli “alberi” che ricaricano i dispositivi mobili dei cittadini con la forza del Sole. L’innovativo progetto di Strawberry Energy è volto a rendere le fonti “pulite” più accessibili nella quotidianità.

Le particolari stazioni solari, sviluppate per il momento in cinque differenti modelli, sono state progettate per essere installate in modo permanente negli affollati luoghi pubblici.

Ognuno dei 12 “alberi di ricarica” attualmente installati in Europa (10 dei quali in Serbia e due in Bosnia-Erzegovina) è dotato di 16 cavi usufruibili per ricaricare con la potenza del Sole ogni tipo di dispositivo mobile, dal cellulare al lettore musicale, passando per l’ebook o il tablet. Le stazioni inoltre in alcuni casi possono servire come hotspot per la connessione Wifi.

“Il modo migliore per aumentare la consapevolezza sui temi delle energie pulite è quello di presentare i loro benefici attraverso l’esempio pratico”, scrive la società di Belgrado.

Obiettivo è “dimostrare che tali tecnologie ‘verdi’ non sono più un concetto astratto”.

Come riporta Tree Huggher, la Strawberry Energy ha recentemente siglato un accordo di distribuzione negli Stati Uniti con una società californiana che potrebbe ora aprire la porta per una più ampia distribuzione degli alberi a ricarica solare.
Fonte: ANSA

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Revolutionair, la turbina eolica di Starck che cambierà il mondo

L’avevamo lasciato con Eolienne ed ora eccolo qua a fare da paladino al nuovissimo Revolutionair. Chi? Philippe Starck naturalmente. Quale altro designer pensa talmente in grande da scommettere che il suo ultimo prodotto salverà il mondo dai cambiamenti climatici?

Beh, speriamo che tanta audacia sia all’altezza delle aspettative legate a questo attesissimo mulino a vento domestico, in cantiere già da due anni e ora pronto per il lancio sul mercato. Prodotto dalla italiana Pramac, Revolutionair è una pala eolica pensata per rispondere alle esigenze energetiche di ogni nucleo familiare, anche e soprattutto in città. La microturbina, infatti, funziona indipendentemente dalla direzione del vento, ed è realizzata in plastica per integrarsi in maniera più armonica con il paesaggio urbano.

Facile da installare, silenziosa, Revolutionair può produrre fino a 1 Kw di energia; ne basterebbero dunque 3, per un prezzo intorno ai 12.000 euro, per coprire un normale fabbisogno domestico. Ma il bello sta anche nell’estetica, la cui piacevolezza dovrebbe essere, nella visione di Starck, proprio la leva in grado di favorire la conversione all’energia pulita. Tenendo a mente che “l’energia non dovrebbe essere una punizione, ma proprio noi dovremmo suscitare nella gente il desiderio di produrla”.

Via | Designboom

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Margherita Hack commenta il suo sì al nucleare

“Ci sono molte paure anche irrazionali: siamo circondati dalle centrali nucleari. Noi siamo costretti a comprare energia, anche nucleare. Dobbiamo pagarla agli altri perchè siamo completamente dipendenti dall’estero e, se ci fosse un disastro in uno di questi paesi noi avremmo tutti i danni senza averne i vantaggi. Quello per cui invece bisogna essere prudenti e’ stabilire bene modalita’ e luoghi dove mettere le scorie. Io sono un’ambientalista, so che l’energia nucleare inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere, a cui ricorriamo effettivamente visto che non disponiamo del nucleare. Essere a favore del nucleare da un punto di vista scientifico non vuol dire certo essere a favore di Berlusconi. Credo che intanto si dovrebbero sfruttare al massimo le energie rinnovabili, il solare, che e’ utilizzato piu’ dalla Svezia che dall’Italia, che e’ il paese del sole. Le rinnovabili non saranno sufficienti per i bisogni sempre crescenti dell’industria, quindi bisognerà per forza ricorrere al nucleare”.

Parla Margherita Hack, in un’intervista al ‘Riformista’, sottolineando il pericolo che corre l’Italia rimanendo legata ad altri paesi produttori di energia. Ricorda la prudenza per le scorie e per lo smaltimento, ma sottolinea che l’energia nucleare inquina molto meno rispetto allo sfruttamento di metano e carbone. Infine la temporaneità delle rinnovabili costringerà prima o poi l’Italia verso il nucleare.

Fonte: Liquida; Adnkronos

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Rinnovabili: l’Africa produrrà energia per la Ue

Entro i prossimi cinque anni l’Europa importerà dall’Africa energia elettrica prodotta dal sole. Lo ha affermato il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, al termine di un incontro con i ministri dell’Energia di Algeria, Marocco e Tunisia tenutosi ad Algeri.
Ritengo – ha dichiarato il Commissario – che nei prossimi cinque anni arriverà al mercato europeo la produzione elettrica dei primi impianti localizzati nell’area nord africana. Inizialmente questi volumi saranno prodotti da piccoli progetti per una potenza di centinaia di MW. Poi la capacità elettrica in Africa arriverà a migliaia di MW nel momento in cui entrerà in funzione il progetto solare Desertec. Questo progetto – ha aggiunto Oettinger – ha un respiro di 20-40 anni e necessita di investimenti di centinaia di miliardi di euro per poter integrare tutta la possibile produzione di migliaia di MW da fonte eolica e solare, ma sarà molto importante per raggiungere gli obiettivi fissati dalla UE per il 2020 in merito alle rinnovabili.
Sull’allarme lanciato da alcuni gruppi ambientalisti relativamente al fatto che il collegamento elettrico da realizzarsi tra Nord Africa e Europa potrebbe – invece – essere utilizzato per importare elettricità prodotta da impianti convenzionali a gas e carbone, il Commissario ha precisato: Si tratta di una bella domanda alla quale occorre una buona risposta. Dobbiamo essere sicuri che ciò non accada, ma questo non deve mettere in crisi il nostro progetto. Inoltre, ritengo possibile dal punto di vista tecnologico monitorare le importazioni elettriche dall’Africa alla UE che transitano sui nuovi cavi al fine di stabilire se si tratti di energia elettrica prodotta da impianti convenzionali o fa fonti rinnovabili.

Fonte: LaStampa

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Rinnovabili. Scozia: nel 2020 energia verde all’80%

Entro il 2020 l’80% del consumo di energia elettrica in Scozia dovrà essere assicurato da fonti rinnovabili. È questo il nuovo obiettivo che il governo scozzese si è dato, in sostituzione di quello indicato nel 2007 che stabiliva al 50% il contributo delle rinnovabili alla copertura dei consumi elettrici (con obiettivo intermedio del 31% al 2011). Il primo ministro, Alex Salmond, ha dichiarato che la Scozia è già ben posizionata per centrare l’obiettivo del 50%. Disponiamo già di circa 7.000 MW di capacità installata o in costruzione da fonti rinnovabili – ha infatti affermato – e, data l’entità dei contratti di concessione già assegnati per progetti di energia eolica offshore e di impianti per lo sfruttamento dell’energia ottenuta dal moto ondoso e dalle correnti marine, esistono tutti i presupposti per superare largamente il precedente obiettivo che ci siamo dati. Salmond ha inoltre sottolineato i benefici rilevanti sotto il profilo occupazionale che lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili sta arrecando alla Scozia. Citando i risultati di uno studio realizzato da Scottish Enterprise, ha affermato che il potenziale dei nuovi posti di lavoro legati al mercato delle rinnovabili può essere stimato fino a 28.000 unità. L’annuncio del nuovo obiettivo del governo scozzese giunge alla vigilia della conferenza internazionale di Edinburgo che avrà al centro dei lavori le proposte per accelerare gli investimenti nei settori dell’economia a bassa emissione di carbonio.

Fonte: LaStampa

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Rinnovabili: le linee guida diventano legge (o quasi)

Dopo quasi sette anni di attesa, e una marea di polemiche, le linee guida nazionali sulle energie rinnovabili sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale n.219 del 18-9-2010.
Per l’esattezza le linee guida erano previste dal famoso D.Lgs 387/03, la madre di tutte le leggi sulle rinnovabili in Italia. Una legge, la 387, che avrebbe dovuto mettere il nostro paese al passo con gli altri compagni e concorrenti europei. Ma non è stato così proprio perchè le linee guida, previste dalla 387 del 2003 insieme a quelle regionali (i cosiddetti Per, piani energetici regionali) si sono fatti attendere troppo mentre i piani regionali man mano venivano approvati. Si sono creati, così, centinaia di conflitti tra stato e regioni: il primo affermava la piena competenza in fatto di energia, le seconde rispondevano che una legge regionale che c’è vale sempre di più di una nazionale che non c’è ancora. Cioè le famose linee guida. Che oggi sono legge (o quasi, mancano pochi giorni per l’entrata in vigore), modificano leggermente il decreto stesso che le prevedeva e sono un grosso compromesso dovuto al fatto che, in questi sette anni, sono stati compiuti molti errori anche nel settore dell’energia rinnovabile. Punto e a capo, speriamo che si possa iniziare un cammino nuovo.

Fonte: EcoBlog

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Dalla Cina: il primo impianto a energia solare per l’aria condizionata

Dalla Cina arriva un impianto a energia solare per l’aria condizionata: il primo in tutto il mondo, pare. E in più è in grado di funzionare anche come impianto di riscaldamento per l’inverno. Una climatizzazione ecologica per 365 giorni all’anno e per 24 ore al giorno, insomma, anche se c’è la possibilità di usare il metano come fonte complementare di energia in caso di ripetuti giorni nuvolosi. Ne è stata diffusa una foto: sembra un filino ingombrante, e in più bisogna calcolare un’ignota estensione di pannelli solari sul tetto. Ma se le descrizioni mirabolanti corrispondono all’effettiva realtà, merita davvero la pena di sacrificare lo spazio. L’apparecchio è stato messo a punto da Shandong Vicot. Quanto costa? Non si sa. Però la società afferma che in tre anni il macchinario si ripaga da sè e che in meno di sette anni tutto l’investimento viene ammortizzato. L’impianto ha una capacità di utilizzare l’energia solare  27 volte superiore rispetto a quella di un normale sistema di produzione dell’acqua calda, dice ancora l’azienda, e un’efficienza di conversione raffreddamento-riscaldamento pari all’85%. La notizia su Inhabitat: qui.

Fonte: Blogeko

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Energie rinnovabili: la svolta viene dal mare

Le tecnologie per lo sfruttamento dell’energia dal mare (onde, correnti e maree) promettono ormai da vari anni di iniziare una consistente fase di sviluppo, legata al fatto che, da un punto di vista quantitativo, mari e oceani hanno risorse di energia tra le più consistenti in assoluto. Nei fatti si è assistito ad un enorme sforzo di progettazione e studio, cui sono però seguite poche sperimentazioni industriali. Ora il settore sembra essere finalmente giunto al punto di svolta, al momento cioè potrà (e dovrà) dimostrare le sue effettive potenzialità di contribuire in modo sostenibile ed economico alla crescente domanda mondiale di energia. Nel 2009 sono stati installati nel mondo 9 impianti dimostrativi per trarre energia dal moto ondoso, ma già oggi – secondo una ricerca di mercato condotta dalla IHS Emerging Energy Research – si contano 45 prototipi ed altri progetti sono in cantiere in 16 Paesi per una capacità totale di circa 1.800 MW.
Le aspettative intorno alle tecnologie marine sono in crescita e stanno esercitando una forte attrazione su un gran numero di compagnie energetiche, soprattutto tra quelle che vantano esperienza nel settore dell’eolico offshore. Con riferimento ai singoli Paesi, è senz’altro il Regno Unito il primo mercato mondiale dell’energia marina con 300 MW di progetti in cantiere che saranno portati a compimento nei prossimi cinque anni. In particolare il governo britannico punta a ricavare dalla fonte marina 1.300 MW entro il 2020.
Ma oltre al Regno Unito altri mercati chiave dell’energia marina stanno emergendo sia in Europa (Irlanda, Francia e Portogallo), sia in altri continenti (Corea del Sud e Australia). Riguardo alle forme di utilizzo dell’energia marina, la tecnologia che sfrutta le correnti di marea sembra quella destinata a maturare per prima con la promessa di fornire in tempi ragionevoli energia elettrica a basso costo ed un design impiantistico standard.

Fonte: LaStampa

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Bologna inaugura la Casa dell’Energia: dibattiti, incontri e seminari

E’ stata inaugurata dall’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli e dal presidente della Commissione assembleare attività economiche Franco Grillini la Casa dell’energia, che per due mesi ospiterà dibattiti, incontri, seminari.
La Casa dell’energia è uno spazio espositivo in via Aldo Moro 46, a Bologna, in cui sino a metà dicembre si terranno numerose iniziative legate al tema energetico (il calendario completo è scaricabile qui). L’assessore Muzzarelli ha ricordato l’importanza del nuovo Piano attuativo triennale.
Lavoriamo per il Piano energetico in uno scenario europeo, la Regione Emilia-Romagna nel suo rapporto con il mondo trae le nuove opportunità di sviluppo – ha sottolineato – l’impegno per le fonti rinnovabili, per un ambiente che diventa la più importante ricchezza regionale è un caposaldo del nuovo Piano attuativo, in cui vogliamo alzare ancora l’asticella, sino ad arrivare entro questa legislatura ai 1000 Megawatt di energia prodotta da fonti rinnovabili. L’energia oggi è un fattore chiave per lo sviluppo economico, per la competitività e la sicurezza sociale – ha continuato l’assessore Muzzarelli – la Regione c’è e intende giocare questa partita: chiediamo a tutti coloro che in questi mesi vorranno confrontarsi insieme alla Regione su questi temi, di cogliere fino in fondo la sfida dell’economia verde, del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Nella convinzione che non ci sono altre strade da percorrere, e che solo questa strada confermerà l’Emilia-Romagna in un ruolo di leader in Europa e di locomotiva del Paese. Questa Casa dell’Energia diventerà un percorso nuovo per arrivare al Piano attuativo dell’energia per il triennio 2011-2013 – ha detto Grillini – è un metodo partecipato, con cui intendiamo coinvolgere tutti i soggetti interessati: cittadini, imprese, organizzazioni imprenditoriali, istituzioni. Vicende anche drammatiche come quelle che stanno avvenendo a Terzigno sono il segnale più evidente che occuparci di energia oggi significa occuparci di qualità ambientale e qualità della vita. E proprio in un momento difficile come questo anche per l’occupazione dobbiamo sostenere ricerca e innovazione, che devono essere i caratteri distintivi dello sviluppo.
 
 
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Geotermia: prima fonte energetica in Africa Orientale?

La Rift Valley, nell’ Africa orientale, è una delle zone geologicamente più attive al mondo, e ha quindi un enorme potenziale di energia geotermica, valutato in almeno 15.000 MW elettrici tecnicamente ed economicamente installabili con le attuali tecnologie. I Paesi della regione, dove buona parte della popolazione non ha accesso all’elettricità, stanno cercando di sfruttare questa opportunità per estendere la copertura della rete e ridurre la dipendenza dall’energia idroelettrica, soggetta all’irregolarità stagionale delle piogge.
Il Paese geotermicamente più avanzato dell’Africa è il Kenya, che ha già realizzato impianti per 210 MW e punta ad arrivare a 2.300 MW entro il 2020. Un obiettivo ambizioso, visto che l’intera potenza elettrica installata a fine 2010 in Kenya era di circa 1.300 MW.
Ma ancor più ambiziosi, in proporzione, sono i programmi del Ruanda, un Paese che ha 10 milioni di abitanti e una potenza elettrica installata (da tutte le fonti) di appena 70 MW. Nei Piani governativi del Ruanda l’intenzione è di realizzare 300 MW geotermici entro il 2017, con l’obiettivo di estendere l’accesso all’energia elettrica a circa il 50% degli abitanti proprio grazie alla geotermia. Infine, l’Uganda, che ha un potenziale geotermico prudentemente stimato in 450 MW, da pochi giorni ha adottato un sistema di incentivi della generazione elettrica da fonti rinnovabili, puntando esplicitamente anche allo sviluppo di impianti geotermici. Altri Paesi che hanno in programma lo sfruttamento della geotermia sono l’Etiopia, l’Eritrea e la Tanzania. In una regione ancora poco sviluppata sono però molti i problemi per centrare questi obiettivi: innanzitutto la scarsità del personale qualificato. Il Geothermal Training Program della United Nations University organizza dagli anni Settanta corsi di formazione rivolti ai Paesi in via di sviluppo, ma non è sufficiente a soddisfare la domanda. Da tempo, infatti, il Kenya deve fare ricorso a manodopera stagionale cinese, cosa che però aumenta il costo dei progetti. Inoltre ci sono pochi impianti di trivellazione disponibili, perché quelli presenti nell’area lo sono prevalentemente in funzione delle necessità dell’industria di petrolio e gas. La Export-Import Bank of China e l’Agence Française de Développement hanno prestato 115 milioni di euro al governo del Kenya per l’acquisto di 5 piattaforme di perforazione. Ulteriori ostacoli vengono dalla inadeguatezza della rete elettrica e dalle scarse risorse finanziarie. Anche in questo caso l’aiuto viene dalla cooperazione internazionale (ad esempio la Banca mondiale e l’African Development Bank hanno contribuito alle spese per avviare tre siti geotermici in Uganda e per i principali progetti kenioti), ma non è detto che siano sufficienti a garantire il successo delle iniziative.

Fonte: LaStampa

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Eolico: Ikea produce un nuovo impianto

Come abbiamo diverse volte riferito negli ultimi mesi, Ikea si sta dimostrando piuttosto attenta sul fronte della diversificazione energetica, dotando alcuni dei propri mega punti vendita (soprattutto, negli Stati Uniti) di impianti di produzione di energia elettrica pulita, mediante lo sfruttamento dell’energia solare. Ebbene, al fine di perseguire al meglio gli obiettivi di diversificazione di cui sopra, la società sembra ora aver deciso di dedicarsi in maniera più intensiva all’energia eolica.
La società svedese ha infatti deciso di realizzare un nuovo impianto di produzione di energia eolica a Dalarna, incaricando la O2 Vind AB, compagnia connazionale, di gestire le fasi di realizzazione dell’impianto e il successivo allaccio alla rete elettrica, previsto tra un anno. L’impianto sarà costituito da nove turbine, in grado di produrre circa 70 GWh ogni anno, contribuendo in tal modo a soddisfare il fabbisogno energetico elettrico di 17 punti vendita del gruppo. Oltre all’impianto di Dalarna, la società continuerà inoltre a gestire l’impianto eolico tedesco e quello francese, per un totale di oltre 50 turbine, e una capacità di soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico complessivo pari al 10%.

Fonte: Ecoo

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Rinnovabili: Ue nel 2020 supererà comodamente quota 20%

Nel 2020 le fonti rinnovabili potrebbero arrivare a coprire nell’Unione Europea il 24,4% del fabbisogno energetico totale, con un valore record del 42,3% nel settore dell’elettricità. Sono le stime contenute nel rapporto “Mapping Renewable Energy Pathways towards 2020”, realizzato dall’European Renewable Energy Council (Erec). Leggermente diverse le previsioni elaborate dall’Erec in base ai Piani nazionali di azione per lo sviluppo delle fonti rinnovabili forniti dai singoli Paesi: in questo caso le fonti rinnovabili soddisferebbero il 20,7% del fabbisogno totale di energia e il 34,3% dell’elettricità.
In entrambi gli scenari l’Unione Europea nel suo complesso supererà il traguardo del 20% stabilito a livello comunitario come percentuale di energia totale ricavata da fonti rinnovabili. Analizzando il panorama Stato per Stato, dalle stime dell’Erec emerge che 26 Stati su 27 centreranno gli obiettivi fissati: solo il Lussemburgo, che ha un traguardo dell’11%, si fermerà al 10,4%. È incerta la situazione dell’Italia: l’obiettivo del 17% verrà superato secondo l’Erec, che ha stimato un valore del 19,1%, mentre non verrebbe raggiunto in base ai dati ricavati dal piano nazionale (16,2%). Tutti gli altri Paesi centrano i traguardi prefissati. Il più “virtuoso” è la Svezia, che non solo ha l’ambizioso obiettivo del 49%, ma arriverà al 50,2% o al 57,1% a seconda delle previsioni. Sopra il 40%, secondo l’Erec, si attestano anche Austria, Finlandia e Lettonia. In base ai piani nazionali, i settori energetici che contribuiranno di più al totale delle fonti rinnovabili sono l’eolico e l’idroelettrico, con il 14% e il 10,2% dell’energia totale rispettivamente. Seguono le biomasse con il 6,5%, il solare con il 2,9% e il geotermico con lo 0,15%.

Fonte: LaStampa

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MED in Italy: biocasa mediterranea finalista al “Solar Decathlon Europe”

E’ la prima volta che un progetto italiano è stato ammesso alla finale di Solar Decathlon Europe, che si svolgerà a settembre del 2012. L’Italia concorrerà con “Med in Italy”, una biocasa che consuma circa 1/6 di quanto produce e combatte il riscaldamento climatico.
Il Solar Decathlon, promosso dal Dipartimento di Energia statunitense, dal 2001 si svolge a Washington, ma dal 2010 la manifestazione si è spostata in Europa. Solar Decathlon Europe 2012 è un concorso che si pone l’obiettivo di realizzare prototipi abitativi innovativi, sostenibili ed autosufficienti, grazie in particolare all’energia solare. L’obiettivo è di contrastare i cambiamenti climatici, ottimizzare i consumi domestici e bilanciarli con la produzione di energia pulita. Le case sono al contempo confortevoli, efficienti e funzionali senza danneggiare l’ecosistema.
MED[iterraneo] in Italy ha progettato una casa ecosostenibile che produce fino a sei volte in più di energia rispetto a quella consumata, protegge dal caldo senza l’uso di condizionatori o climatizzatori. Med in Italy è anche veloce da realizzare, bastano infatti soltanto 2 giorni e si monta in 8. Potrebbe essere impiegata, al posto dei container, nei casi di emergenza da calamità naturali. Alla base del progetto italiano, strettamente legato alla tradizione del Sud del Mediterraneo, vi è la cultura romana, ed in particolare del modo di organizzare lo spazio domestico, riconducibile alla domus romana; unite alle più innovative tecniche di costruzione e di materiali ecologici. Med in Italy è frutto della collaborazione tra l’Università Roma Tre e quella de La Sapienza, che, con un team di 50 persone (con diversi profili ed esperienze), hanno dato vita alla biocasa del futuro, che tuttavia viene viene dal passato. La sostenibilità ecologica è unita all’economicità. Le sua destinazioni d’uso possono essere molteplici: territori svantaggiati non solo nel nostro Paese, ma in alcune zone del Nord Africa e in aree depresse o dalle elevate temperature climatiche. I vincitori del concorso saranno resi noti a settembre 2012. Per ulteriori infomazioni: www.medinitaly.eu e www.sdeurope.org.

Fonte: BlogEcologia

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Google è termo… dinamica

Una ne pensa e cento ne fa: ovviamente parliamo di Google, che da qualche tempo ha iniziato ad interessarsi concretamente al mondo delle energie rinnovabili.

Un settore nel quale la sua capacità di leggere il futuro potrebbe rivelarsi vincente.

L’ultima mossa della società di Mountain View riguarda il settore termodinamico.

Assieme al DOE, il dipartimento dell’energia statunitense, Google supporterà finanziariamente la costruzione di una grande impianto termodinamico, che sorgerà nel cuore del deserto della California (il celebre deserto del Mojave).

Il progetto, chiamato Ivanpah Solar Electric Generating System (ISEGS), realizzato dalla società statunitense BrightSource Energy ha dei costi enormi, si parla di una cifra superiore al miliardo e mezzo di dollari: circa 170 milioni di dollari verranno dalla società di Brin & Page, che, con questa cifra, fa segnare il suo personalissimo record di “contribuzione” per un progetto green.

Una volta operativa e a pieno regime, la centrale dovrebbe raggiungere una capacità di quasi 400 MW, più che sufficienti per coprire i fabbisogni energetici di oltre 150mila abitazioni. La California è all’avanguardia nel settore termodinamico, vuoi per il suo clima e ubicazione geografica, vuoi per l’attenzione che le amministrazioni locali, non ultima quella guidata dall’oramai nuovamente stella hollywoodiana Arnold Schwarzenegger, hanno dedicato alle energie rinnovabili

 

La centale dovrebbe essere completata nel giro di due anni.

Fonte: Liquida

 

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Israele e il recupero energetico

Una societa’ israeliana, la Innowattech, sta sperimento soluzioni alternative sul recupero dell’energia dal manto stradale e dal traffico ferroviario. Grazie alla progettazione e sperimentazione di piastre piezo-elettriche, denominate IPEG PAD, le ha dapprima inserite sotto il manto stradale per catturare energia dal transito dei veicoli e poi depositate anche lungo i tratti ferroviari.
Nel primo caso il risultato non e’ stato esaltante anche se pare che un chilometro di una sola corsia di autostrada possa fornire fino a 100kW di elettricita’, sufficiente a dare energia a circa 40 case. Il problema e’ quello che, per raccogliere un’elevata quantita’ di energia, ci sia bisogno di un traffico intenso e puo’ risultare problematico il posizionamento dei generatori sotto grandi tratti di strada.
Nel caso, invece, della ferrovia il progetto della Innowattech, avviato con la Technion University e l’ Israel Railway Company, e’ possibile controllare maggiormente il traffico ferroviario, la frequenza delle sollecitazioni dovute al passaggio dei treni e valutare, cosi’, i tratti dove e’ piu’ opportuno catturare energia. Innowattech ha, quindi, deposto 32 IPEG PAD sui binari di alcuni tratti ferroviari per raccogliere le sollecitazioni meccaniche e convertirle in energia elettrica. I primi risultati elaborati indicano che le aree soggette al passaggio di 10-20 treni l’ora sarebbero in grado di produrre fino 120 kWh nello stesso lasso di tempo. Questa elettricita’ potrebbe, quindi, essere utilizzata dallo stesso convoglio o per alimentare la segnaletica, misurare la velocita’ e il peso dei treni oppure per essere ceduta alla rete elettrica.

Fonte: Ansa

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L’ illuminazione del futuro è il LED

Una normativa della Comunità Europea ha recentemente bandito l’impiego delle comuni lampadine ad incandescenza, obbligandone la totale sostituzione con altri sistemi  a partire dal 1°settembre del 2016. Valide alternative in ambito illuminotecnico sono rappresentate dal LED. Le comuni lampadine ad incandescenza convertono in luce solo una minima percentuale (il 5%) dell’elettricità di cui si servono; il resto è calore. Al contrario  il LED (diodo ad emissione di luce) consente un notevole risparmio energetico, (es. led da 3 watt produce la stessa luminosità di una comune lampadina ad incendescenza da 25 watt. Oltre  al basso consumo energetico, anche la durata del led è estremamente vantaggiosa (100.000 ore rispetto alle 2.000 di una lampadina ad incandescenza);  assenza di mercurio,  insensibilità a umidità e vibrazioni, ininfluenza del numero di accensioni e spegnimenti, rappresentano ulteriori vantaggi.
Inizialmente, negli anni ’70,  l’impiego dei led era limitato alle spie di strumenti elettrici (la classica spia rossa); dagli anni ’90 in poi la loro efficienza venne costantemente migliorata, ottenendo una più ampia gamma di colori, e il loro l’impiego venne esteso ai semafori, agli stop delle auto, ai lampeggianti dei mezzi d’emergenza, alla cartellonistica stradale  e soprattutto all’attuale illuminazione domestica.  Una rivoluzione  in materia di risparmio energetico ed ecosostenibilità.

Fonte: BlogEcologia

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