Articoli relativi a ‘ENERGIA SOSTENIBILE’

Energia “fai da te”: 31.000 centrali mini-fotovoltaico

L’Italia aspetta il nucleare, ma intanto si affida a piccoli impianti per soddisfare la propria sete di energia. E’ la generazione distribuita, vale a dire il sistema di piccoli centri di produzione di elettricità delocalizzati sul territorio e spesso messi su da privati intraprendenti, che stando agli ultimi dati dell’Autorità per l’energia, cresce sempre di più. Nel 2008 risultavano infatti installati quasi 35mila impianti, contro i 10.371 dell’anno precedente, con una potenza efficiente lorda corrispondente di 6.627 MW, vale a dire circa il 6,5% del totale nazionale, e una produzione lorda di 21,6 TWh (6,8% dell’intera produzione nazionale di energia). Fortissimo è il contributo alla crescita del numero degli impianti dovuto al solare: le mini-centrali fotovoltaiche sono infatti passate da poco più di 4mila del 2006 a oltre 31mila del 2008.

Fonte: Ansa

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Fotovoltaico: Lombardia prima in Italia

La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di impianti fotovoltaici, oltre 11.000 a fine 2009, con un incremento del 118% rispetto al 2008. Lo ha ricordato l’assessore lombardo all’Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi, durante un dibattito alla quinta Conferenza Mondiale sull’energia fotovoltaica, in corso a Valencia, in Spagna. La potenza totale installata in Lombardia è cresciuta in un anno di oltre il 150%. Tutto questo è avvenuto in un periodo che a livello internazionale ha visto, anche a causa della crisi finanziaria, una riduzione del mercato del fotovoltaico. Alla conferenza mondiale sono rappresentate oltre 100 nazioni, 900 imprese e organizzazioni del settore con 4.500 delegati e oltre 40.000 i visitatori previsti.

Fonte: LaStampa

 

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UE: raddoppiato consumo di energia elettrica da rinnovabili in 10 anni

L’Unione europea, nel corso degli ultimi dieci anni, ha praticamente raddoppiato la fetta di consumo di energia data dalle fonti rinnovabili ed è passata dal 5,4% del 1999 al 9% del 2009.  È il quadro che emerge dall’ultimo studio realizzato da Eurostat, l’ufficio europeo di statistica. Anche l’Italia – sebbene abbia moltissimi margini di miglioramento – ha fatto la sua parte, passando dal 5,7% al 9,5%, ma è ancora molto indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, specie quelli del nord. Tra gli stati europei, a registrare i risultati migliori è la Lettonia (36%), poi Svezia (34%),Austria (27%) e Finlandia (23%), segue poi un inaspettato Portogallo (19%) e la Danimarca(16,7%). L’Italia invece si trova tra i primi posati nella classifica dei Paesi che consumano più gas: dal 1999 al 2009 l’impiego del gas è balzato dal 32,2% al 37,9%. Prima di noi, solo l’Olanda e la Gran Bretagna, che oggi registrano rispettivamente un consumo del 43% e del 38%. Segue l’Ungheria (con il 36%), a fronte di una media europea del 24,5%. In compenso, gli italiani hanno diminuito l’uso di petrolio e dei prodotti petroliferi, scendendo dal 53% di dodici anni fa al 42,3% del 2009; una quota che comunque si attesta sopra alla media europea, che è scesa dal 39% al 36,6%.
L’energia nucleare nell’Ue è rimasta sostanzialmente stabile, fermandosi al 14%, mentre  le energie rinnovabili, specie la solare e la eolica, hanno quasi raddoppiato il loro peso nel complesso dei consumi dell’Unione Europea. “Nel 2009 – ha fatto sapere l’Istituto di statistica – il petrolio era la principale fonte di energia nell’Ue, rappresentando il 37% dei consumi”, mentre “la parte delle rinnovabili nell’approvvigionamento energetico è aumentato in tutti gli Stati membri”.  E in Italia invece c’è chi ancora parla di sviluppo del nucleare: sarà mica un tantino in controtendenza?

Fonte: GreenMe

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Spagna: certificazione Leed a centro commerciale passivo

Il centro commerciale Zielo Shopping Pozuelo ha ottenuto il livello di certificazione Gold ai sensi del sistema di valutazione LEED per la categoria Core & Shell (CS) dell’ente statunitense per l’edilizia verde denominato Green Building Council.
Un bel traguardo per la Spagna. A renderlo noto, la società Hines Spagna, personalmente attiva dal 2008 nello sviluppo del centro progettato da Alberto Martín Caballero nel comune di Pozuelo de Alarcón, vicino alla capitale spagnola. Si tratta di un record, per il centro di Pozuelo, primo tra i centri commerciale ad ottenere la certificazione LEED Core & Shell di livello Gold. Già precedentemente pre-certificato come centro commerciale con livello di certificazione Silver, quella di oggi è una grande soddisfazione per coloro che hanno investito e lavorato su questo progetto, come traspare dall’intervento rilasciato da Jamie Rea, amministratore delegato di Hines per la Spagna, ha dichiarato: Siamo molto compiaciuti dell’ottenimento di questa certificazione che stabilisce un nuovo standard di riferimento per la sostenibilità per il settore della vendita al dettaglio in Europa. La certificazione sarà accolta con favore da acquirenti, locatari e futuri investitori. Inaugurato nell’ottobre 2009 e oggi sviluppato su una superficie di 16.000 metri quadrati, Zielo Shopping vanta un parco FVdotato di 726 pannelli, apparecchi a basso flusso per ridurre l’uso d’acqua, una percentuale del 91% dei rifiuti da costruzione nelle discariche, appositi spazi di parcheggio per biciclette e veicoli a basse emissioni e un’acquisto di elettricità 100% verde.

Fonte: Casa&Clima

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Biogrì: il barbecue a energia solare

Biogrì: il barbecue solareBiogrì è un’innovativo barbecue ecosostenibile funzionante esclusivamente ad energia solare. Non utilizza dunque fiamme dirette o indirette, piastre riscaldate, resistenze o altro, col vantaggio dunque di una cottura priva di fumi e particelle derivanti da combustione (come ad esempio avviene con i classici barbecue a legna o carbone). E’ dotato di un doppio dispositivo di rotazione grazie al quale si orienta verso il sole. La sola luce solare, opportunamente riflessa raggiunge temperature di 230-240°C, determinando la cottura dei cibi. Essendo facilmente trasportabile e non avendo bisogno di combustibili, è particolarmente adatto all’utilizzo in campeggi, pic-nic in campagna, boschi, al mare. Non ci sono pericoli di incendio in quanto privo di fiamme libere. Biogrì è un modello brevettato, ideato e realizzato in Italia. Per ulteriori informazioni su questa interessante innovazine ecologica vi invitiamo a consultare direttamente il sito www.biogri.com.

Fonte: BlogEcologia

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Genova risparmia con le abitazioni autosufficienti

Progettare senza gravare sull’ambiente. E’ questo lo spirito di chi realizza una casa passiva. Autosufficienti sia d’estate che d’inverno, sono in grado di far risparmiare notevolmente sulle bollette. Niente condizionatori né termosifoni, a tenerci al caldo in inverno e freschi in estate, ci pensano le mura domestiche ed un’accorta progettazione. La casa passiva in questione, è quella realizzata da PassivHaus Zentrum in collaborazione con Saint-Gobain a Cogoleto, in provincia di Genova.
A guardarla, non sembrerebbe poi così speciale, ma andando oltre l’apparenza, si scoprono i suoi molteplici pregi. Si tratta infatti di una casa energeticamente autosufficiente, ben isolata sia termicamente che acusticamente, dotata di un sistema di recupero e ricircolo delle acque piovane, utilizzate per gli scarichi domestici e per scopi irrigui. Un impianto di solare termico provvede al riscaldamento dell’acqua e uno fotovoltaico alla fornitura di energia elettrica. La ventilazione, necessaria per il comfort termo-igrometrico, avviene tramite un apposito impianto, che garantisce i dovuti ricambi d’aria.
A testimonianza che quella di realizzare case passive è una pratica che, qualora diventasse abitudine, gioverebbe all’ambiente quanto ai proprietari, c’è l’azzeramento della spesa annua per riscaldamento e raffrescamento della casa. Il costo annuo della climatizzazione, sia invernale che estiva per un edificio che, come quello in esame, è caratterizzato da un indice energetico di 8,8 kWh/mq annui, sarebbe in realtà di 65 euro, azzerati però dalla presenza di pannelli fotovoltaici in copertura. Un risultato simile, nella casa passiva di Cogoleto, è stato ottenuto grazie sia a pannelli in lana di vetro per la tamponatura esterna che a serramenti con doppia vetrocamera.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Cnr premia “Fuel Buster”, l’eco-veicolo alimentato da un pannello fotovoltaico

E’ lungo poco più di 3 metri, alto 90 centimetri e pesa 96 chili. E’ Fuel Buster: il veicolo ibrido alimentato da un pannello fotovoltaico e una cella a combustibile idrogeno che ha vinto il concorso per giovani inventori INVfactor anche tu genio, organizzato da Cnr, ministero della Gioventù e Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.
A realizzare l’auto ibrida sono stati gli studenti dell’I.P.S.I.A. ‘A. Ferrari’ di Maranello. Considerata la prossimità con la Ferrari, c’é da dire che il prototipo del veicolo è stato testato proprio nel circuito di Fiorano.
Il secondo premio è andato ad un’invenzione nata da un incontro, quello tra i ragazzi dell’Istituto tecnico industriale ‘Galileo Galilei’ di Bolzano e Klaus Marsoner. Klaus è un giovane di 30 anni colpito da un grave handicap motorio inseguito ad un incidente stradale. Gli studenti, per lui hanno realizzato Softline, un poggiatesta regolabile, con cuscinetti gonfiabili, collegabile a qualsiasi tipo di sedile.
Al terzo posto si è classificata un’invenzione che strizza l’occhio al risparmio energetico nel campo della mobilità. E’ SYV (Solar Hybrid Vehicle), una bicicletta con pannello solare e pedalata assistita, con motore brishless e batterie agli ioni di litio. SYV può fare fino a 40 km (alla media di 25km/h) senza consumare altro che energia solare. E nei giorni di pioggia si usa il motore. Costo con la pioggia: 11 centesimi di euro.
La giuria ha conferito anche il premio ‘Creativita’ femminile’ che è andato ad un gruppo di studentesse del Liceo Scientifico Salutati di Montecatini Terme, che hanno inventato una scarpa da ginnastica dotata di solenoide che converte l’energia meccanica prodotta dalla camminata (o corsa) in energia elettrica.
I premiati parteciperanno al Ligh-10 Accendi la luce sulla scienza, iniziative del Cnr nell’ambito della ‘Notte europea dei ricercatori’.

Fonte: Ansa

 

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Parigi: apre scuola impatto energetico zero

A Pantin, alle porte di Parigi, con l’inizio del nuovo anno scolastico sarà inaugurata una scuola a energia passiva, che consuma meno energia di quella che produce. L’edificio, spiegano i progettisti al settimanale Journal du Dimanche, ha il tetto coperto di pannelli solari, che assicurano la fornitura di elettricità, tubi solari per il riscaldamento dell’acqua e sistemi di illuminazione dei banchi all’interno che sfruttano il riflesso della luce esterna. Per il riscaldamento, invece, sfrutta l’energia geotermica tramite un impianto sotterraneo. La struttura è stata inoltre orientata in modo da sfruttare al meglio i raggi del sole e le correnti d’aria, ed è fornita di tripli vetri e giunture stagne. Il costo per la costruzione è stato di 14 milioni di euro, il 25% circa in più che per una scuola normale, ma il risparmio energetico consentirà di ammortizzare la differenza entro 15-20 anni.

Fonte: Ansa

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Vivere secondo natura a Ozzano dell’Emilia: Dulcamara

A Ozzano dell’Emilia si trova Dulcamara una piccola cooperativa che vuole costruire qualcosa insieme: vivere con quello che la terra ci dà, creare in autonomia il nostro lavoro, mangiare cibi sani e puliti, confrontarsi e crescere, ricercare una soddisfazione di lavoro e di vita, personale e di gruppo, scegliere e sperimentare comportamenti più rispettosi della Terra. Abbiamo fatto la scelta di non fuggire per i monti ma di restare vicini alla città, di scommettere anche sulla sostenibilità economica del nostro lavoro. Crediamo profondamente nel valore della diversità come garanzia per il futuro, diversità biologica ma anche culturale.
Cosa offre Dulcamara? Ospitalità: che non è solo consumo turistico ma scambio e partecipazione: abbiamo fatto la scelta di non fuggire per i monti ma di restare vicini alla città, di scommettere anche sulla sostenibilità economica del nostro lavoro. Crediamo profondamente nel valore della diversità come garanzia per il futuro, diversità biologica ma anche culturale.

Per conoscere le attività e le iniziative di Dulcamara, per fare un salto in questo piccolo paradiso situato alle porte bolognesi, vai qui.

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Energia: l’idroelettrico salverà l’India

In India il 40% della popolazione non ha accesso alla rete elettrica e un terzo degli imprenditori lamenta la scarsa affidabilità del sistema elettrico e l’alto costo dell’energia elettrica. Ma, al tempo stesso, l’economia indiana è oggi al secondo posto al mondo per tasso di crescita, e il Paese è al sesto per consumi energetici, pari al 3,4% della domanda totale mondiale. Per sostenere la crescita economica e superare le difficoltà attuali è  urgente un sensibile incremento della capacità di generazione elettrica. Il settore idroelettrico potrebbe fornire un rilevante contributo. Attualmente il 64% del fabbisogno elettrico del Paese viene soddisfatto da circa 99.600 MW di impianti termoelettrici, prevalentemente a carbone. La potenza idroelettrica installata è di 37.000 MW e soddisfa il 24% della domanda. Inoltre le risorse potenziali sono molto elevate e guardate con favore per le preoccupazioni ambientali legate all’inquinamento degli impianti a carbone e alle emissioni di CO2. Si stima che il potenziale realizzabile ammonti ad almeno 84.000 MW da grandi impianti e a 6.870 MW da mini-impianti. Inoltre le agenzie governative hanno già individuato 56 potenziali siti per l’eventuale realizzazione di impianti a pompaggio, mentre sono non meno di 85 i progetti di impianti in via di realizzazione o proposti.

Fonte: LaStampa

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Alghe produttrici di “bioelettricità verde”

Gli scienziati dell’Università di Stanford (Usa), per la prima volta sono riusciti a rubare corrente da un’alga. Una quantità infinitesima, ma hanno messo a punto un metodo che potrebbe avere interessanti sviluppi. Può essere il primo passo verso la produzione di bioelettricità ad alto rendimento. Siamo i primi a estrarre elettroni dalle cellule vegetali viventi, dice Won Hyoung Ryu, a capo della ricerca pubblicata sulla rivista Nano Letters.
Gli scienziati hanno costruito un piccolo e appuntito nano elettrodo d’oro, appositamente progettato per essere introdotto all’interno delle cellule. Quindi lo hanno delicatamente spinto attraverso la membrana di una cellula algale di Chlamydomonas. È questo piccolo elettrodo lo strumento per catturare gli elettroni che la luce ha stimolato. Le piante infatti, attraverso organuli specifici contenuti nelle cellule, i cloroplasti, con la fotosintesi convertono l’energia luminosa in energia chimica immagazzinandola negli zuccheri. La luce penetra negli organuli e fa saltare gli elettroni a un livello energetico più elevato. Gli scienziati di Stanford hanno intercettato questi elettroni dopo che sono stati eccitati dalla luce, nel momento in cui possedevano la loro massima energia. Attraverso il piccolo elettrodo d’oro infilato nel cloroplasto li hanno dirottati fuori dalla cellula per generare una minuscola corrente elettrica. Il risultato è la produzione di energia senza rilascio di carbonio in atmosfera. Questa è una delle fonti più pulite per produrla, afferma Ryu.
Ora, la domanda è se questa metodologia sia economicamente conveniente. Siamo in grado di estrarre da ogni cellula un solo picoampere, quantità così piccola che servirebbe un trilione di cellule che funzionassero per un’ora per produrre una quantità di energia pari a quella immagazzinata in una batteria alcalina. Inoltre le cellule muoiono dopo un’ora. I prossimi passi potrebbero essere quelli di ottimizzare il design dell’elettrodo per allungare la vita delle cellule e di utilizzare piante con cloroplasti più grandi per poter catturare più elettroni.

Fonte: Ilcorrieredellasera

 

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Energia: boschi fotovoltaici ricaricano auto elettriche

Il parcheggio per auto elettriche E_TREE assomiglia a un boschetto: ogni albero ha una chioma fotovoltaica con cui produrre energia elettrica per ricaricare i veicoli. I pali su cui sono montati i pannelli solari hanno l’aspetto di tronchi e i pannelli stessi, piatti, hanno la forma di una fronda. I pannelli ruotano e si inclinano come enormi girasoli per ottimizzare la cattura della luce nell’arco del giorno. Il designer Neville Mars si è ispirato alla natura, applicandone forme e funzioni alle necessità urbane. Mars si è formato alla scuola olandese di design e le sue idee sulla trasformazione urbana sostenibile hanno poi trovato applicazione a Pechino. Dirige la Dynamic City Foundation progetto di dimensioni enormi per combattere la sproporzionata crescita degli agglomerati urbani in Cina.

Fonte: Ecowiki
Foto: BurbTv

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Austria: prima cabine telefoniche, ora produttori di energia

L’uso dei cellulari ha rivoluzionato il nostro stile di vita. Si stima che il 20% dei bambini in seconda elementare ne possegga uno. E’ per questo che si è acceso recentemente il dibattito riguardante le cabine telefoniche. Cosa farne? I pareri sono contrastanti, ma gli austriaci sembrano aver deciso: le vecchie cabine telefoniche diventeranno delle piccole stazioni produttrici di energia. Il simbolo di un vecchio modo di comunicare, nuova icona del futuro.
Presso le ex cabine telefoniche, grazie a Telekom Austria, l’operatore di telefonia austriaco, sarà possibile ricaricare  le bici, le moto e le auto elettriche e incentivare l’acquisto e l’utilizzo di tali mezzi di trasporto che consentono di abbattere le emissioni inquinanti. L’utilizzo delle auto elettriche non è ancora diffuso in Austria, ma si stima che nel 2020 saranno oltre 400 mila i veicoli elettrici che circoleranno in Austria. La sperimentazione coinvolgerà 29 cabine, la prima delle quali è stata attivata il 4 maggio a Vienna. L’idea però, visti i tempi di ricarica, è da perfezionare. Per caricare una bici ci vogliono infatti circa 20 minuti, per uno scooter 80 mentre la ricarica di un’auto può impiegare fino a 6 ore. E’ per questo motivo che il servizio per il momento è gratuito ma si prevede che, una volta diventato perfettamente efficiente, costerà meno di 10 euro a ricarica, prezzo che potrà essere pagato tramite il cellulare.
Anche la Spagna si sta dando da fare in tema di mobilità sostenibile e il Comune di Madrid ha individuato una trentina di vecchie cabine telefoniche che entro due anni, grazie ai finanziamento del Governo spagnolo, diventeranno punti di ricarica delle autovetture elettriche.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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India: grande progetto per il fotovoltaico, ma vuole solo pannelli indiani

Il governo indiano ha deciso che nella prima fase del programma che prevede la realizzazione di 20 mila MW solari (tra fotovoltaico e a concentrazione) da installare entro il 2022, potranno essere utilizzate solo celle fotovoltaiche costruite in India. Saranno consentite importazioni di celle solo nel caso in cui l’industria nazionale non sia in grado di far fronte alla domanda. Lo hanno anticipato alla stampa indiana funzionari del ministero per le Energie nuove e rinnovabili, precisando che per la prima fase del programma solare verranno emesse rigide linee-guida da rispettare. Sulla decisione hanno influito le pressioni esercitate dall’industria nazionale, che nel solare è ancora piccola ma in forte crescita. In passato molte aziende estere si sono dimostrate interessate a entrare nel mercato solare indiano, in particolare quelle cinesi. Per evitare di dover dipendere massicciamente dall’importazione, l’India sta ora tentando di recuperare il tempo perduto.
La prima fase del programma Jawaharlal Nehru National Solar Mission prevede l’installazione di 1.300 MW solari entro il marzo 2013. Le tariffe incentivanti previste per la prima fase del programma sono pari a circa 0,30 euro/kWh per il fotovoltaico e 0,26 euro/kWh per il solare termodinamico. Dopo aver scatenato una guerra dei prezzi che ha colpito duramente l’industria europea e statunitense di pannelli e celle solari di silicio cristallino (-20% per le tedesche Conergy e Solarworld), la Cina ora punta a conquistare il mercato anche nelle turbine eoliche. Questo settore è ora dominato dalla danese Vestas, dall’americana General Electric e dalla spagnola Gamesa, ma le cinesi Sinovel Wind, Xinjiang Goldwind Science & Technology Co. e Dongfang Electric hanno già scalato la top ten dei produttori mondiali e sono pronte a competere sui mercati mondiali. Goldwind, dopo aver realizzato unità produttive in Germania e in Australia, ne ha aperta un’altra a Chicago. Sinovel ha esportato quest’anno in India dieci turbine da 1,5 megawatt ognuna e ha acquistato tecnologie americane per turbine da 5 MW. Una turbina in Cina costa cirta 600 mila euro per megawatt, mentre in Europa e negli Usa il costo è superiore agli 815 mila.

Fonte: CorrieredellaSera

 

 

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Dalle biomasse, energia elettrica per 30 milioni di cinesi

Lo sfruttamento delle biomasse per la produzione elettrica (impiego di residui di colture agricole, rifiuti urbani, fanghi di depurazione) potrebbe soddisfare il fabbisogno di 30 milioni di cinesi, soprattutto di coloro che abitano nelle aree rurali del Paese. Circa il 50% dei 200 milioni di abitanti di queste zone ancora utilizzano lampade a petrolio per illuminare le proprie abitazioni e bruciano legna o rifiuti agricoli per riscaldarsi e cuocere i cibi. Il dato è fornito dal rapporto Rural Biomass Energy 2020 in the People’s Republic of China, pubblicato dall’ Asian Development Bank . Per sfruttare questo grande potenziale la Cina deve riuscire a investire per lo sviluppo del settore 60 miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni. I tre quarti di questa cifra dovrebbero andare direttamente alle famiglie, mentre il 20% per la realizzazione di impianti di generazione elettrica e di produzione di combustibile liquido. Ad investire sulle biomasse dovrebbe essere congiuntamente sia il settore pubblico che da quello privato. Gli investimenti pubblici sono indirizzati soprattutto ai progetti che coinvolgono gli agricoltori, mentre i finanziamenti privati sono rivolti, ad esempio, a stimolare il settore della ricerca tecnologia. Oggi – conclude il rapporto della ADB il governo cinese si sta concentrando molto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare eolico, solare e idroelettrica. Ma il potenziale rappresentato dalle biomasse come fonte di energia rinnovabile è tuttora ampiamente sottovalutato a causa dei costi, dei vincoli tecnologici da superare e di una normativa ambientale locale a volte confusa.

Fonte: LaStampa

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Solare: nuova tecnica per migliorare efficienza pannelli

Una nuova tecnica potrà ridurre i cali di energia dei pannelli solari, rendendoli più efficienti ed economici, e si potrà applicare sia ai pannelli sui tetti delle case sia agli impianti più grandi. Il dispositivo si chiama SPV1020 ed è stato realizzato dalla ST Microelectronics, società multinazionale con sede a Ginevra ma formata dalla fusione di società italiane e francesi. Attualmente i pannelli solari possono perdere fino al 20% dell’energia prodotta se anche solo una piccola parte del pannello si trova all’ombra. Questo inconveniente può influire sulla scelta del sito per l’impianto o addirittura mettere in dubbio la fattibilità del progetto. Per risolvere questo problema si usa la tecnica informatica chiamata Maximum Power-Point Tracking, che regola i circuiti di uscita dei pannelli compensando automaticamente le oscillazioni dovute alle variazioni di luminosità e temperatura o a difetti del pannello. Il nuovo dispositivo si applica a ogni singolo pannello, a differenza della tecnica usata finora che stima i valori medi su tutti i pannelli dell’impianto. La maggiore precisione consente di massimizzare l’energia prodotta da ogni singolo pannello, che non sarà più influenzata da eventuali cali o anomalie in un pannello vicino. Massimizzare l’efficienza e l’affidabilità è un elemento cruciale per fornire energia rinnovabile a costi competitivi. Lo sviluppo di prodotti innovativi come questo rafforza la nostra posizione di leadership nel campo delle tecnologie per le energie rinnovabili, ha commentato Pietro Menniti, direttore generale della Divisione industriale e conversione di potenza della ST Microelectronics.

Fonte: LaStampa

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Francia: i marciapiedi producono energia

Tolosa dà il via alla sperimentazione di un nuovo metodo per produrre energia che potrebbe rivoluzionare l’intero sistema di illuminazione delle città. Attraversando un passaggio pedonale un uomo produce, con la pressione dei piedi, un’energia pari a 50 watt, sufficienti ad alimentare in modo pulito una serie di piccole lampadine al suolo. Ogni passo su piccole mattonelle in plexiglas di 65 centimetri quadrati produce vibrazioni sufficienti che, trasformate da un generatore, creano energia elettrica. “Le strade pedonali potrebbero diventare delle fonti formidabili di energia pulita”, dichiara Alexandre Marciel, vice sindaco di Tolosa e promotore del progetto. “Tolosa sarà la prima città a dimostrare che è possibile riciclare l’attività urbana in energia elettrica“. Il marciapiede sperimentale è stato concepito dalla società olandese Sustainable Dance Club, che a Rotterdam ha lanciato, già da qualche tempo, una discoteca illuminata in parte dagli stessi utenti (leggi qui). L’azienda vorrebbe dotare di questo sistema stazioni, aeroporti, centri commerciali. Fra le applicazioni possibili anche l’alimentazione di colonnine per ricaricare telefoni e computer. “Un’autentica rivoluzione intellettuale.” Gli spostamenti non saranno più considerati come un consumo di energia, ma come una fonte energetica.

Fonte: LaStampa.it

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L’Africa e il fotovoltaico

Il fotovoltaico in Africa potrebbe combattere povertà e cambiamenti climatici. Allo stato attuale due miliardi di persone non hanno accesso alla rete elettrica: utilizzano kerosene e legna per procurarsi luce e calore, combustibili fossili che producono tonnellate di anidride carbonica e fumi tossici. In Africa, serve luce, calore, energia per pompare l’acqua, caricare i cellulari, ascoltare la radio e pescare di notte, energia per le scuole, gli ospedali e i servizi comunitari. E se c’è qualcosa che in Africa non manca è il sole. Il fotovoltaico ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili rendendo le comunità più indipendenti e in grado di svilupparsi e diminuirebbe fortemente le emissioni di gas serra. Il primo a introdurre il fotovoltaico in Africa fu nel 1077 il missionario Bernard Verspieren, fondatore di una scuola agronomica a Mali mettendo in funzione la prima pompa fotovoltaica. L’unico inconveniente di questi pozzi è che la luce solare ha fluttuazioni continue: corrente e potenziale aumentano e diminuiscono, il motore accelera e decellera in proporzione all’ora della giornata e alle condizioni metereologiche. Il motore non funziona di notte e gira lentamente in situazioni metereologiche di nuvoloso. Per ovviare a questi inconvenienti si utilizzano degli accumulatori per garantire la presenza di energia a tutte le ore. Nello stesso periodo una studentessa del Politecnico di Parigi, Dominique Campana, svolgeva la sua tesi di dottorato sulla possibilità di alimentare pompe con celle fotoelettriche. Dominique costruì un prototipo e riuscì a farlo funzionare in una regione molto arida della Corsica, con ottimi risultati. La notizia fece il giro del mondo. Numerosi sono i progetti umanitari che si impegnano ad aiutare le popolazioni ad acquistare pannelli fotovoltaici, uno di questi programmi è Solar Aid.

Fonte: Energia in tutte le sue forme.

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