Articoli relativi a ‘eolico’

La prima auto ad energia eolica ha attraversato l’Australia

E’ l’Australia il paese dove per prima l’auto eolica ha percorso ben 5 mila km. Il tutto ad un prezzo di 12 euro.
L’auto, costruita in Germania dai due guidatori, Dirk Gion e Stefan Simmerer, si ricarica di notte con una turbina eolica mobile. Gli autori di questo primo esperimento si sono detti non solo felici per quanto hanno fatto ma anche per aver dimostrato ai più scettici che era possibile osare così tanto. L’auto è un modello piccolo che pesa solo 200 chili contro una tonnellata che è il peso normale di un automobile media.

Fonte: Ecoseven

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Pantelleria: bloccato progetto dell’eolico off-shore

38 aerogeneratori da 6 Mw ciascuno, con un diametro di circa 126 metri, a circa 25 – 35 miglia dalla costa sud orientale della Sicilia, il progetto della Four Wind srl è stato bocciato dalla Regione siciliana con un plauso da parte delle associazioni ambientaliste.
La Regione, infatti, aveva già fermato il progetto dal titolo “Centrale eolica off shore Banco di Pantelleria e Banchi di Avventura” per l’appartenenza della zona alla rete “Natura 2000”, per la protezione degli habitat, per il pericolo sismico e la difesa del sistema ittico. La conferma è arrivata anche dalla Commissione Via del Governo.

Fonte: EcoSeven

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L’eolico nipponico resiste al sisma e tiene accese le luci dopo il terremoto

La situazione nella centrale nucleare di Fukushima, seriamente danneggiata per via del terremoto e del conseguente tsunami che si è abbattuto sul nord est del Giappone la settimana scorsa, continua a tenere il mondo col fiato sospeso e lo stato nipponico in deficit di energia.
Tokio rischia, come abbiamo visto, il black out per via dell’interruzione della produzione di corrente da parte delle varie centrali atomiche che si sono bloccate al momento del sisma. Anche qui in Italia, in un primo momento, quando ancora non era evidente la gravità della situazione, il fronte nuclearista aveva provato, soprattutto nelle parole di Chicco Testa, a portare le centrali atomiche giapponesi che, pur obsolete di 40 anni avevano resistito ad un terremoto di magnitudo 9, come esempio della sicurezza della tecnologia nucleare. Ad una settimana dalla catastrofe anche le voci più convinte dell’energia atomica non parlano più o comunque si sono prese “un momento di riflessione”.
Riflessione che dovrebbe arrivare anche dal prendere atto di come, al momento, le vere centrali che hanno resistito al sisma e che attualmente stanno alimentando il Paese in ginocchio sono quelle eoliche, alla faccia di chi afferma che l’eolico non è in grado di sopravvivere ad una catastrofe naturale di tali proporzioni. L’industria del vento giapponese non solo ha retto, ma è attualmente funzionante e capace di tenere le luci accese durante la crisi di Fukushima.
Come ha assicurato Yoshinori Ueda, Presidente dell’ International Committee of the Japan Wind Power Association & Japan Wind Energy Association in un articolo sull’Huffington Post non si sono verificati danni agli impianti eolici di tutti i mebri dell’associazione. Sopravvissuti anche gli impianti del parco eolico offshore Kamisu, situato a circa 300 chilometri dall’epicentro del sisma.
Ueda ha confermato che, non solo le maggiori turbine eoliche del paese sono pienamente operative, ma che le aziende elettriche hanno chiesto ai proprietari dei vari parchi eolici di intensificare le operazioni di produzione di elettricità per cercare di compensare, quanto possibile, le carenze di energia elettrica nella parte orientale del paese. Eurus Energy Japan, il più grande operatore eolico in Giappone, proprietario del 22% di tutte le turbine a vento del paese, nonché filiale della TEPCO, ha confermato che sono in funzione attualmente 174.9 MW con otto parchi eolici su 11, in pratica il 64% del totale. I tre parchi eolici residui (Kamaishi 42.9MW, Takinekoshirai 46MW, Satomi 10.02MW) sono fermi a causa del guasto alla rete causati dal terremoto e dallo tsunami anche se due di questi stanno per essere ripristinati a breve. Una dimostrazione di affidabilità e una riflessione in più che dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i Paesi che in questo momento stanno riconsiderando l’energia nucleare nel proprio piano energetico nazionale. Italia in primis.

Fonte: GreenMe

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Spagna: da marzo prima fonte elettricità

L’energia eolica nel mese di marzo ha rappresentato la prima fonte di elettricità in Spagna, per la prima volta nella storia. Lo ha annunciato il gestore elettrico Ree.
I parchi eolici hanno coperto il 21% della domanda e raggiunto un record mensile con la produzione di 4.738 gigawatts, il 5% in più rispetto al marzo 2010, ha spiegato Ree in un comunicato. Le energie rinnovabili, di cui la Spagna è uno dei leader mondiali, complessivamente hanno fornito il 42,2% della domanda di elettricità, cifra tuttavia in calo rispetto al marzo 2010 (48,5%), mese che aveva registrato una forte produzione idraulica. Quest’ultima ha rappresentato il 17,3% della domanda nel marzo 2011, l’energia solare il 2,6%. Il nucleare ha fornito il 19% dell’elettricità e il carbone il 12,9%. Nel primo trimestre, le energie rinnovabili complessivamente hanno soddisfatto il 40,5% della domanda, di cui il 21% con l’eolica.
Con la produzione di energia eolica di marzo si potrebbe coprire il consumo elettrico mensile di un Paese come il Portogallo, ha dichiarato in un comunicato l’Associazione delle imprese eoliche (Aee). Questo storico record raggiunto dall’eolica dimostra che questa energia, oltre ad essere autoctona, pulita e sempre più competitiva, è già in grado di rifornire tre milioni di case spagnole, ha sottolineato il suo presidente, José Donoso. Secondo l’Aee, questo forte aumento dell’energia eolica è la principale ragione per la quale il 2010 è stato il primo anno in cui la Spagna ha esportato elettricità in Francia. La Spagna è stata nel 2009 il quarto produttore mondiale di energia eolica grazie ad una politica di sostegno attivo portata avanti negli ultimi anni.

Fonte: LaStampa

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Eolico: in programma impianti per oltre 2000 mw a Panama

L’Autorità panamense dei servizi pubblici ha assegnato la licenza di generazione e vendita di energia elettrica a 5 progetti eolici per una capacità totale installata di 565 MW.
Le località interessate sono quelle di Toabre (225 MW), Anton (105 MW), Nuevi Chagres (169 MW), Marañón (18 MW) e Portobelo (48 MW).
Dei cinque progetti solo quello di Toabre è già in fase avanzata di costruzione: dovrebbe essere inaugurato il prossimo mese di ottobre. Gli altri impianti sono in fase di progettazione definitiva, con apertura dei cantieri prevista in queste settimane per la centrale di Anton (che dovrebbe entrare in servizio nel marzo 2012) e nei prossimi mesi per le altre tre, tutte da completare entro il 2013. L’Autorità panamense ha inoltre annunciato di stare valutando ulteriori richieste di licenza di produzione elettrica presentate da altri 14 progetti eolici per una capacità totale di 1.480 MW. Se anche questi progetti fossero tutti realizzati, nel giro di pochi anni la potenza eolica installata nel Paese (2.045 MW) sarebbe superiore a quella di tutte le altre fonti messe insieme. Attualmente, infatti, Panama dispone di 1.850 MW elettrici installati, di cui 1.030 termici e 820 idroelettrici. Per mitigare l’impatto dei prezzi del petrolio e facilitare lo sviluppo delle energie rinnovabili nel Paese, il governo panamense ha presentato in questi giorni all’Assemblea Nazionale un disegno di legge che prevede forme di incentivazione espressamente pensate per promuovere lo sviluppo di parchi eolici.

Fonte: LaStampa

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La Danimarca dice stop a petrolio e carbone

Carbone e petrolio non sono sinonimo di energia pulita: questo concetto è già entrato nelle idee della gente, che sta iniziando a sensibilizzarsi sull’importanza dello sviluppo sostenibile. Detto questo, passare dalle parole ai fatti non è certo una scelta facile. Moltissimi paesi del mondo stanno incrementando il business delle energie rinnovabili. Le fonti alternative stanno conoscendo una vera espansione, ma i combustibili fossili costituiscono ancora ovunque una parte fondamentale del pacchetto energetico.
L’ addio alle fonti tradizionali di energia sembra lontano? Eppure la Danimarca dà il primo segnale concreto di volerle abbandonare. Un’agenzia governativa danese ha infatti annunciato di recente che il 2050 potrebbe essere la data utile a congedare i combustibili fossili in tutto il paese. Un obiettivo tanto ambizioso quanto importante: quali strategie intende seguire lo stato?
Bastano due parole: energia eolica. Sotto questo punto di vista la Danimarca è davvero fortunata: oltre il 20% del consumo di elettricità proviene dal vento. È in assoluto la percentuale più alta al mondo, e addirittura nei giorni particolarmente ventosi si raggiunge il 40% di tutta l’elettricità prodotta da un paese delle dimensioni della Spagna. Attualmente la Danimarca produce 3mila megawatt di energia dalle centrali eoliche, principalmente offshore, una quantità che dovrebbe crescere a 18 mila nei prossimi 40 anni. Quindi il governo danese intende sfruttare l’eolico sei volte di più rispetto al presente. Certo, la strategia prevede anche qualche punto dolente: per scoraggiare il ricorso alle fonti energetiche tradizionali, si prevede di aumentare di dieci volte le tasse sui combustibili fossili, passando dagli attuali 5 corone per gigajoule a 50 corone entro il 2030. Una sfida che non spaventa il Primo Ministro danese Lars Rassmussen: l’obiettivo è possibile, anche se ha implicazioni sul piano del debito e dei posti di lavoro che vanno studiate. Ma sappiamo che dobbiamo partire adesso per raggiungerlo.

Fonte: Liquida

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Eolico: Italia è paese più caro d’Europa

In Italia gli impianti a energia eolica costano in media 113 euro per megawatt l’ora, contro i 68 della Spagna, i 65 della Germania, i 54 della Danimarca, i 79 euro della media Europea. Lo afferma il rapporto Italian renewables index (Irex) 2011.
Secondo lo studio nato per analizzare il settore e destinato alle aziende quotate in Borsa e a quelle del comparto che studiano le nazioni dove progettare nuovi impianti, i maggiori costi italiani dipendono da diversi fattori: orografia complessa, vento meno costante, ma anche minori incentivi, prezzi delle tecnologie superiore, prestiti bancari piu’ cari, tempi di autorizzazione incerti e Comuni che impongono ‘opere compensative’ particolarmente onerose.
All’inizio i Comuni dove si dovevano mettere gli impianti hanno varato canoni di concessione sconosciuti all’estero, poi esclusi per legge, quindi ora chiedono scuole o strade nuove, afferma Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, la societa’ di consulenza che ha stilato la ricerca, e docente di Economia e gestione dei servizi ambientali all’Universita’ Bocconi di Milano.

Fonte: Ansa

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Power Flowers: quando l’eolico è bello

Amsterdam, la patria dei mulini a vento, è ora la patria dei Power Flowers. Dietro al suggestivo nome si nasconde un modo per usare l’energia eolica in zone densamente abitate. Create dall’ Amsterdam Based Studio, NL Architects, i Power Flowers sono molto di più di quanto dice il loro nome. Gli architetti hanno dotato le turbine di piccole eliche che raggruppate in piccoli gruppi aiutano a generare energia elettrica.
I Power Flower sono costruiti con una struttura simile a un albero. Montati su un asse verticale questi ”fiori” possono produrre energia dal vento e le turbine possono anche essere collegare con smart grid o pannelli solari. Ideali anche per un uso domestico o commerciale.

Fonte: EcoBlog

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Eolico: Obama accelera su sviluppo offshore

L’obiettivo dell’amminsitrazioen statunitense è accelerare lo sviluppo di impianti eolici in mare (offshore). A tal fine i responsabili dei Dipartimenti degli Interni e dell’Energia, Ken Salazar e Steven Chu, hanno annunciato finanziamenti di 50,5 milioni di dollari per sviluppare una rete di distribuzione elettrica idonea al trasporto dell’elettricità da esse prodotte nelle aree ad alta densità abitativa del Medio Atlantico. L’annuncio è stato dato in occasione della presentazione di un piano strategico nazionale a favore dell’eolico offshore, una tecnologia che è oggi considerata negli USA un tassello essenziale per il raggiungimento dell’obiettivo indicato dal presidente Obama di coprire entro il 2035 l’80% della domanda elettrica USA con fonti pulite e a ridotta emissione di CO2. Il programma, che sarà coordinato dai due Dipartimenti, è volto a promuovere e a sostenere lo sviluppo di un’industria eolica nazionale che sia competitiva a livello mondiale. Al tempo stesso, il varo del programma sottintende l’impegno degli uffici federali a favorire una crescita che sia rispettosa dei vincoli ambientali e che non entri in conflitto con gli altri usi della risorsa oceanica. Sotto il profilo tecnico il piano intende fornire assistenza a tutte le iniziative che promettono di contenere i costi, di fornire soluzioni ingegneristiche affidabili e ad elevato rendimento e di garantire un adeguato livello di integrazione con la rete elettrica. Secondo quanto ha dichiarato Chu, la strategia nazionale per lo sviluppo di questo settore si pone come obiettivo quello di ottenere l’installazione di 10.000 MW di potenza entro il 2020 e di accelerare la crescita nel decennio successivo per arrivare entro il 2030 ad un contributo di 54.000 MW dall’eolico offshore.

Fonte: LaStampa

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Eolico sì, eolico no. 25% in meno le installazioni in Italia

Nuova fiammata nella diatriba tra favorevoli e contrari alle pale eoliche in Italia. Alcune organizzazioni ambientaliste, piu’ sensibili alla tutela del paesaggio, ne parlano come un supremo e inutile scempio, e denunciano la cecita’ di chi difende questo ”imbroglio da fermare”. Amici della terra, Comitato nazionale del paesaggio, Italia Nostra e Mountain Wilderness Italia hanno rinfocolato la polemica con una recente conferenza stampa congiunta in cui si sono dichiarati ”favorevoli alle rinnovabili e all’ efficienza”, ma assolutamente contrari all’eolico e al ‘fotovoltaico a terra’, ovvero ai grandi impianti solari sui terreni una volta agricoli. Cosi’, nonostante l’Associazione nazionale energia del vento (Anev) sottolinei come nell’ultimo anno in Italia ci sia stato un crollo delle istallazioni eoliche (-25%), Rosa Filippini, leader storica degli Amici della terra, chiede una moratoria di tutte le istallazioni e autorizzazioni per evitare assalto alla diligenza prima che entrino in vigore le nuove regole del settore che sono ora all’esame delle Camere. Oreste Rutigliano, di Italia Nostra, parla di un massacro in pieno svolgimento, con una lobby dell’eolico ancora piu’ rabbiosa e intenta a succhiare incentivi all’infinito nonostante che nel nostro paese il funzionamento delle pale eoliche sia modesto, con una media di ‘pieno regime’ di appena 1550 ore l’anno. Anche Vittorio Sgarbi ci va giu’ duro definendo l’eolico una turpe speculazione economica.
Il presidente del Comitato nazionale del paesaggio, Carlo Ripa di Meana si appella al Presidente della Repubblica perche’ ci difenda ”dall’assalto ai valori tutelati dall’articolo 9 della Costituzione” e chiede ”un contrattacco” che ci liberi da questa vergogna: un prelievo delle gia’ scarse risorse operato da ”speculatori di una finanza torbida”, con l’ acquiescenza, quando non addirittura complicita’ di settori dell’ambientalismo nostrano. E cosi’ – chiamata in causa direttamente da una ‘lettera aperta’ inviata dal presidente onorario di Mountain Winderness, Carlo Alberto Pinelli – Legambiente risponde alle accuse di ”sacrificare l’ambiente al mantenimento in vita della costosa Goletta Verde”, ovvero di vendersi in qualche modo alla lobby dell’eolico. Il responsabile energia dell’associazione del cigno verde, Edoardo Zanchini difende senza se e senza ma l’eolico come ”fonte di energia che funziona”, pur riconoscendo che ”senza dubbio in alcune parti d’Italia, soprattutto al sud, si sono fatti errori”. Per Zanchini, ”occorre un cambio di modello energetico” e Legambiente, insieme ad altre organizzazioni, si batte per questo. ”Ci battiamo per l’eolico. Sono sette anni che su questo, come sul solare a terra, chiediamo delle regole e finalmente nel luglio 2010 sono state approvate le linee guida per l’approvazione dei progetti di impianti eolici”, sette anni di lavoro, mentre ”altri si occupavano solo di paesaggio”. Le pecche dell’eolico – sottolinea Zanchini – come i ‘certificati verdi’ troppo generosi o le infiltrazioni mafiose, sono colpe della politica e che la politica e’ chiamata a risolvere. In quanto alla questione ‘estetica’ Zanchini ricorda come gli impianti eolici di una certa taglia, in Italia rappresentino solo il 3%, e quindi, sul nostro territorio si possono percorrere centinaia e centinaia di chilometri senza vedere una sola pala eolica. Discorso analogo per il fotovoltaico a terra: e’ vero, occupa terreno agricolo ma, una volta smontato, ”il terreno torna agricolo, mentre non accade cosi’ per la cementificazione delle nostre coste e delle nostre periferie”.

Fonte: Ansa

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Eolico: bando egiziano da mille megawatt

Annunciata per il prossimo gennaio in Egitto la gara per scegliere le imprese cui affidare la costruzione di impianti eolici per circa 1.000 MW , da realizzare prevalentemente lungo la costa del Mar Rosso.
Lo ha dichiarato alla stampa il ministro egiziano dell’Energia, Hassan Younes, precisando che lo svolgimento della gara si comporrà di due fasi. Durante la prima, che si svolgerà appunto a gennaio, saranno assegnati i lavori per i primi 500 MW, mentre i rimanenti 500 MW troveranno allocazione nel mese di luglio.
Il contratto di vendita dell’energia prodotta dai nuovi impianti prevede l’acquisto per 20 anni da parte della compagnia elettrica nazionale, che la distribuirà ai consumatori sulla base di prezzi stabiliti dal governo. Il ministro ha ribadito l’impegno del governo di ricavare entro il 2020 da fonti rinnovabili, e in particolare dall’eolico e dal solare, il 20% dell’energia necessaria a coprire il fabbisogno del Paese.
L’intera capacità di generazione dell’Egitto assomma oggi a 25.000 MW e l’intenzione del governo è quella di portare questo valore a 58.000 MW entro il 2027, mobilitando investimenti per 110 miliardi di dollari.

Fonte: LaStampa

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Mar del Nord: rete offshore per 10 paesi dell’Unione Europea

La costruzione di una rete elettrica che collega i parchi eolici offshore del mare del nord con i Paesi che vi si affacciano è ormai una realtà. I ministri di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Lussemburgo, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Belgio, hanno firmato il 3 novembre a Bruxelles, insieme alla commissione Europea, un accordo per dare il via alla realizzazione dei lavori. Ciò comporta l’impegno a superare non solo problemi tecnici, commerciali, ma anche burocratici e amministrativi. Bisogna, infatti, abbattere le costose barriere che esistono tra i Paesi dell’Unione europea per poter importare ed esportare facilmente l’elettricità. L’accordo prevede, inoltre, una necessaria semplificazione delle procedure di autorizzazione e definisce un programma di lavoro con la descrizione precisa delle azioni che andranno intraprese. Vengono istituiti tre gruppi di lavoro, che includono i governi, i regolatori, gli operatori del sistema di trasmissione e la commissione Europea, che faranno rapporto due volte l’anno ai ministri dell’Energia. Per realizzare la supergrid, così viene chiamata la rete offshore del mare del nord, si dovranno posizionare migliaia di chilometri di cavi sottomarini su una superficie di 760 chilometri quadrati. La spesa finale ammonterà a 32 miliardi di euro, meno di quanto si spenderebbe se ogni Paese facesse indipendentemente i suoi collegamenti. Al di là degli enormi vantaggi a livello di approvvigionamento energetico, per cui si stima che la capacità energetica dell’offshore europeo sia superiore a quella fornita dal petrolio medio orientale, non vanno ignorate le possibilità occupazionali. Si parla della creazioni da 100 a 150.000 posti di lavoro per la realizzazione del progetto entro il 2020-2030. La supergrid offshore è destinata a produrre entro il 2030, secondo la commissione Ue, una capacità di energia eolica di 150 GW. Si produrranno 563 Twh (terawattora), pari al 16% del consumo elettrico europeo, ma nel 2050 la rete potrà rispondere al 46% della domanda.

Fonte: Ansa

 

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Eolico: arriva la pala mobile, montata su un camion

Anche l’irregolarità dei venti non sarà più un problema per l’energia eolica: ora le pale eoliche si potranno spostare a piacimento, a seconda dell’andamento dei venti (ma anche delle necessità energetiche). La società americana Pope Design, specializzata in veicoli ad alta tecnologia, ha infatti costruito una pala eolica mobile, montata su un camion. Durante il trasporto la pala è disposta orizzontalmente, e viene issata quando arriva a destinazione.
Il meccanismo è semplicissimo, tanto che basta una sola persona per guidare il veicolo, montare la pala, ancorarla al suolo e metterla in funzione. Il veicolo è alimentato da un motore elettrico, che può essere rifornito direttamente sfruttando l’energia prodotta dalla sua stessa turbina, ma che può anche passare al diesel, in caso di necessità. La pala mobile potrà essere usata per vari scopi, per esempio per fornire l’elettricità stagionale a scuole e uffici, ma sarà particolarmente utile per rifornire le località lontane dalla rete elettrica, fra cui basi militari e centri di ricerca in ambienti isolati come le zone polari. Se si vuole avere una potenza maggiore, basterà schierare una flotta di camion, ognuno con la sua pala, e spostarli nella località desiderata. Insomma, la pala mobile potrà essere usata in tutti i campi di applicazione delle pale eoliche fisse. Tranne, per ora, i parchi eolici off-shore.

Fonte: LaStampa

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Energia marina: potenziale doppio del nucleare

Uno studio realizzato da Frost & Sullivan mette in luce che l’energia tratta dal mare (moto ondoso, le maree, le correnti) costituisce una risorsa più affidabile e prevedibile rispetto a fonti come l’eolico e il solare, con un potenziale in grado di soddisfare il 20 per cento dell’attuale domanda elettrica mondiale. A livello mondiale l’energia da mare ha un potenziale stimato in 6.000 terawattora annui (ossia il doppio di quanto produce tutto il nucleare del mondo) per gli impianti a moto ondoso e di altri 700 TWh per quelli alimentati dalle maree: un mercato che potrebbe arrivare a mille miliardi di dollari. Tra i vantaggi di questa fonte, rispetto alle altre rinnovabili come eolico e solare, c’è la maggiore prevedibilità della produzione. Già ora governi e aziende stanno investendo molto nel settore: come Gran Bretagna, dove si dedicano decine di milioni di sterline in diversi progetti e nella ricerca. Con la crisi finanziaria però c’è stato un rallentamento e alcuni progetti sono stati messi in stand-by o abbandonati, come l’impianto da 9 milioni di euro per sfruttare il moto ondoso che doveva essere realizzato ad Agucadoura in Portogallo da Pelamis Wave Power e Babcock & Brown. Occorreranno almeno altri 5-10 anni, stima il rapporto, prima che le tecnologie escano dalla fase dimostrativa e i costi inizino a scendere. L’ostacolo maggiore sono i grossi investimenti necessari: attualmente il costo di un megawatt di potenza per un impianto a moto ondoso è di circa 2,4 milioni di euro.

Fonte: LaStampa

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Google investe 39 milioni di dollari nell’eolico

Se la tendenza generale è investire sulle energie rinnovabili, Google segue l’onda annunciando il suo primo investimento in un progetto di energia rinnovabile su larga scala: 38,8 milioni di dollari investiti per implementare un parco eolico in Nord Dakota, fornendo l’energia necessaria ad alimentare più di 55mila case.

Approfondisci su: Liquida

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Eolico. La Francia punta sull’off-shore

Nel corso del dibattito parlamentare per il rinnovo della legge per lo sviluppo sostenibile (cosiddetta Grenelle Environnement, del 2007), il governo di Parigi ha presentato un programma di sviluppo dell’energia eolica che prevede un’accelerazione della potenza installata off-shore, con circa 6.000 MW entro il 2020. L’obiettivo esplicitamente dichiarato è duplice: da un lato soddisfare le esigenze ambientali e di riduzione delle emissioni climalteranti previste dalla legge in discussione; dall’altro sviluppare una industria nazionale capace di competere a livello internazionale nel settore. Un piano per il quale il governo francese si è mosso con largo anticipo. Già dalla primavera 2009, infatti, l’esecutivo parigino ha chiesto ai prefetti delle regioni costiere considerate più favorite (Bretagna, Loira, Alta-Normandia, Aquitania e Provenza-Costa Azzurra) di avviare una ampia consultazione tra tutte le parti interessate per identificare tutti gli eventuali ostacoli e i problemi tecnici, normativi e ambientali delle varie zone. Questa indagine, che dovrà concludersi entro la fine di giugno, consentirà di presentare nell’estate una selezione di una dozzina di aree favorevoli allo sviluppo dell’eolico-off-shore. Parallelamente è inoltre intenzione del governo adottare nuove norme che semplifichino fortemente le procedure per l’approvazione dei progetti e per la connessione degli impianti alla rete elettrica nazionale. Quindi entro ottobre 2010 è prevista la prima gara per l’assegnazione di concessioni in mare per 3.000 MW eolici. I progetti dovranno essere selezionati entro il marzo 2011.

Fonte: LaStampa

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Eolico: riprende a correre dopo rallentamento nel 2010

Nel 2011 saranno installati a livello mondiale impianti eolici per 45.000 MW, portando a 240.000 MW la potenza cumulata in funzione nel mondo. La previsione è della World Wind Energy Association (WWEA) che corregge al rialzo le stime diffuse recentemente dalla GWEC (Global Wind Energy Association), sottolineando però che i 37.642 MW eolici installati nel 2010 hanno rappresentano, in termini percentuali di crescita, il risultato più deludente dal 2004. Un risultato che peraltro sarebbe stato di molto più modesto senza lo straordinario concorso della Cina, che ha realizzato da sola quasi 19.000 MW, compensando in parte il calo registrato in Europa e nel Nord America. In base al nuovo rapporto fornito dal WWEA, a fine 2010 la capacità eolica installata nel mondo ha raggiunto i 196.630 MW, equivalenti ad una produzione annua di 430 miliardi di kWh, corrispondente a sua volta al 2,5% dei consumi elettrici del Pianeta. Con riferimento al valore di mercato, il WWEA stima in 40 miliardi di euro il fatturato globale del settore nel 2010 ed indica in 670.000 unità il personale addetto. Quanto alle previsioni a medio e a lungo termine, il WWEA prevede che per il 2015 la capacità eolica globale installata si porterà a 600.000 MW, per poi raggiungere e superare 1,5 milioni di MW nel 2020. Alla crescita dell’eolico prevista per l’anno in corso è però probabile che l’Italia parteciperà in modo ridotto. Commentando i dati del WWEA, l’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) ha osservato che il nostro Paese ha già subito nel 2010 “il primo vero stop da molti anni nella crescita di potenza installata” e rischia pertanto di essere scavalcato in Europa nel 2011 sia dalla Francia che dal Regno Unito.

Fonte: Ansa

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Nel 2010 Europa e Cina a velocità doppia rispetto America

Grossa frenata per l’industria eolica americana, che nel terzo trimestre di quest’anno (luglio-settembre 2010) ha installato solo 395 nuovi MW. Il totale della capacità eolica installata negli USA nel periodo gennaio settembre 2010 è così stato di 1.634 MW, con un calo del 72% rispetto al 2009. Da notare che lo scorso anno il 39% di tutta la nuova potenza elettrica installata negli USA era eolica, contro il 13% da carbone. Nei primi 9 mesi del 2010 il rapporto si è esattamente invertito: 14% di eolico e 39% di carbone.
Secondo l’American Wind Energy Association (AWEA), nel 2010 l’installazione di impianti eolici in Europa e in Cina sta procedendo a una velocità rispettivamente doppia e tripla rispetto agli Stati Uniti. L’AWEA attribuisce la responsabilità alla mancanza di politiche energetiche americane a lungo termine, che comporta “assenza di certezze per gli affari”, mentre le politiche adottate in Europa e in Cina hanno convogliato investimenti per 25 miliardi di euro: quasi 4 volte il valore americano. Secondo Denise Bode, amministratore delegato dell’AWEA, “gli Stati Uniti possono riacquistare la leadership mondiale, ma resteranno tagliati fuori dalla competizione se i decisori politici a livello federale non agiscono rapidamente stabilendo uno standard nazionale per le energie rinnovabili, e garantendo maggiori certezze agli industriali del settore”.

Fonte: LaStampa

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