Articoli relativi a ‘Greenpeace’

Rinnovabili: polemiche sugli incentivi

La proposta di decreto che riorganizza il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili rischia di bloccare lo sviluppo del settore in Italia. Lo affermano alcune tra le principali associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente e Wwf) assieme a tre delle più importanti organizzazioni del settore delle rinnovabili (Fondazione sviluppo sostenibile, Kyoto Club e Ises Italia), che propongono una serie di emendamenti per migliorare il decreto, garantire stabilità al mercato delle rinnovabili, l’efficienza negli incentivi e il perseguimento degli obiettivi fissati al 2020. Secondo le associazioni, infatti, lo schema di decreto, pur contenendo alcuni elementi positivi (incentivazione della generazione termica e della biomassa), prevede una revisione dei meccanismi incentivanti che rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, soprattutto di eolico e solare fotovoltaico.
L’attuale sistema degli incentivi ha consentito all’Italia di attirare investimenti per miliardi di euro con sviluppo della produzione di energia e la creazione di posti di lavoro. Risultati raggiunti anche grazie a un sistema nazionale di incentivi «che necessita di una profonda revisione per eliminare alcune distorsioni interne e rispondere in maniera più efficace agli obiettivi europei al 2020». Le critiche al decreto sulle rinnovabili, che recepisce la direttiva europea, sono ingenerose», ha replicato Stefano Saglia, sottosegretario dello Sviluppo economico con delega all’energia. «Sul decreto all’esame delle commissioni parlamentari siamo aperti al confronto». Secondo il sottosegretario «l’Italia resterà il primo Paese europeo per incentivi, mentre Paesi leader del settore come Spagna e Germania stanno riducendo gli incentivi pubblici. Il nostro progetto tende a ridurre i sussidi gradualmente e a sostituire il meccanismo dei certificati verdi. Se l’attuale meccanismo se non verrà corretto, nel 2020 avremo un esborso di 9 miliardi di euro». Ma l’Ewea, l’associazione dell’industria eolica europea, chiarisce che l’Italia è l’ultima della classe, con il Lussemburgo, in Europa nella produzione di energia rinnovabile. Nell’Unione europea 25 Stati prevedono di poter rispettare gli obiettivi fissati da Bruxelles sulle rinnovabili o addirittura di superarli. L’Italia è sotto dello 0,9% rispetto all’obiettivo del 17% e ha informato la Commissione europea che intende utilizzare il meccanismo di cooperazione per raggiungere il suo obiettivo nazionale. Peggio di noi sta solo il Lussemburgo con un deficit del 2,1%.
L’Anev, Associazione nazionale energia dal vento, denuncia un malessere tra gli operatori del settore, con il primo anno nel 2010 di crescita dell’eolico in Italia: riduzione del 25% della potenza annua rispetto agli anni passati. Tendenza, secondo l’Anev, che mette a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi comunitari al 2020 e allo stesso tempo l’occupazione dei 67 mila addetti nel settore ipotizzati. «Il tutto a causa della normativa che ha fortemente penalizzato l’eolico nazionale per il calo drastico degli incentivi». La potenza cumulativa raggiunta di 5.797 MW al 31 dicembre 2010 «potrebbe ancora consentire il raggiungimento dei valori necessari per ottemperare all’obbligo comunitario», ma «solo mediante un tempestivo adeguamento della normativa», conclude l’associazione.

Fonte: CorrieredellaSera

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Greenpeace: attacco alle piattaforme petrolifere nell’artico

All’alba di ieri attivisti di Greenpeace sono riusciti a scalare la piattaforma petrolifera Stena Don, situata nelle gelide acque al largo della Groenlandia, eludendo l’imponente schieramento militare della marina danese. I quattro esperti climber, provenienti da Stati Uniti, Finlandia, Germania e Polonia, sono riusciti a bloccare le operazioni di perforazione e sono equipaggiati per rimanere appesi sulla piattaforma diversi giorni.
Le grandi compagnie petrolifere devono restare fuori dall’Artico. Piattaforme come questa , impegnate in esplorazioni petrolifere – avverte Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – potrebbero far scattare la scintilla della corsa al petrolio nell’Artico, mettendo a rischio questo fragile ecosistema e il clima globale. Il disastro del Golfo del Messico ha chiaramente dimostrato che è tempo di liberarci della schiavitù del petrolio.
Se gli attivisti riusciranno a bloccare tali operazioni anche per pochi giorni sarà difficile per la compagnia britannica Cairn Energy terminare le attività di esplorazione prima dell’arrivo dell’inverno, quando le rigide condizioni ambientali renderanno impossibile ogni attività di ricerca di petrolio.
Fermare questo mostro durante le prossime settimane – continua Monti – vorrebbe dire fermare ogni attività petrolifera nell’Artico fino al prossimo anno, un tempo che speriamo sia sufficiente a ottenere una moratoria mondiale per l’ estrazione di idrocarburi in alto mare.
I climber sono partiti a bordo di gommoni provenienti dalla Esperanza, una delle navi di Greenpeace, impegnata da qualche settimana in un tour nell’Artico contro le perforazioni petrolifere, mentre un’altra delle navi, l’Arctic Sunrise, si trova nel Golfo del Messico per svolgere analisi indipendenti sull’impatto della marea nera.

Fonte: Il sostenibile

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Feltrinelli si converte alla carta certificata FSC

Dopo il duro attacco di Greenpeace e Terra contro gli editori italiani, ecco i primi risultati. Feltrinelli, editore storico del panorama italiano, ha annunciato che si impegnerà ad utilizzare, per i propri libri, solo ed esclusivamente carta certificata FSC (Forest Stewardship Council), proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile e responsabile. Una grossa vittoria per Greenpeace che porta avanti la campagna Salvaforeste.

Fonte: Liquida

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