Articoli relativi a ‘Indonesia’

Benvenuti nel Contentainer: il policlinico riciclato dove si fa cultura

«È un tentativo di colmare gli effetti di un divario sociale sempre più evidente in Indonesia. La popolazione cresce e si allarga contemporaneamente la fascia di emarginazione. Troppe persone non hanno accesso ai servizi sociali essenziali». Così gli architetti dello studio Dpavilion di Surabaya spiegano il progetto Social Contentainer.
Si tratta di un policlinico gratuito con servizi sanitari di base e un centro ricreativo per l’emancipazione culturale della popolazione, con una biblioteca e i computer collegati a Internet. Il nome nasce dalla contrazione delle parole container+entertainer perché, continuano gli architetti, «in un paese come questo i ragazzi non trovano molte possibilità per un sano intrattenimento, c’è un gran bisogno anche di questo». La scelta di usare container nasce dalla volontà di riciclare materiale usato in via di smaltimento, l’idea di incastrarli in una struttura complessa e colorata è frutto nella necessità di renderlo visibile da ogni punto di Batu, il villaggio nella zona est di Java che lo ospita.
Ma l’impiego alternativo di container in Indonesia è anche una metafora: in un paese che vive di esportazioni a costi bassissimi, dove poco o niente è prodotto al livello locale per la crescita locale, i container simboleggiano l’elemento che contiene le merci che vanno e vengono per arricchire altre zone del mondo. Usarli come pezzi di un’architettura di servizio è fortemente significativo anche per un altro motivo: convertire un contenitore mobile di merci a contenitore di essere umani statico, è un atto simbolico di cambiamento. «Contentainer riflette una rapida evoluzione culturale, pensiamo sia possibile costruire spazi liberi, aperti, cosmopoliti», concludono gli architetti.
In una considerazione più ampia sul ruolo e il significato dell’architettura contemporanea Contentainer è un piccolo progetto che si pone come un esempio di un’idea realizzata che non si cura delle dicotomie bello-brutto, giusto-sbagliato, iconico-anonimo. È un felice esempio di architettura unica e contestuale, genius loci del nuovo millennio. Il loro manifesto è: “Kere bisa hore” che in indonesiano significa “anche un mendicante può”.

Fonte: Luxury24

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L’indonesia investe nel geotermico

Ambizioso piano indonesiano per favorire lo sviluppo del settore geotermico. L’intenzione del governo è di aggiungere, entro il 2014, ulteriori 4.000 MW geotermici ai 1.200 MW oggi installati, contribuendo così a portare l’energia elettrica a sempre più zone isolate con l’obiettivo di renderla disponibile per il 90% dei cittadini. Da notare che l’Indonesia è composta da circa 17.000 isole, con una popolazione di quasi 225 milioni di abitanti, di cui circa 78 milioni non ha ancora accesso all’elettricità. Il progetto è stato riconfermato nel corso del Congresso Mondiale sulla Geotermia apertosi domenica scorsa e che si concluderà oggi (30 aprile 2010) nell’isola di Bali.

Il potenziale geotermico delle zone intorno ai circa 150 vulcani attivi dell’arcipelago indonesiano è stimato essere il maggiore al mondo (pari al 40% dell’intero potenziale mondiale) e potrebbe costituire un fondamentale volano per lo sviluppo del Paese e per la riduzione delle sue emissioni inquinanti e climalteranti. L’Indonesia è una delle maggiori economie del sud est asiatico nonché terzo emettitore al mondo di gas serra. Attualmente nel Paese sono attivi solo 7 campi geotermici, mentre i siti idonei ad essere sfruttati sono più di 250. L’obiettivo del governo nella geotermia fa parte di un più ampio piano di sviluppo dell’intero settore elettrico. Che, tra l’altro, prevede di installare nuova potenza elettrica per circa 10.000 MW entro il 2012 (prevalentemente a carbone) e altri 10.000 MW da fonti rinnovabili (tra cui i 4.000 geotermici) entro il 2014. Il piano di sviluppo geotermico è stato definito “molto ambizioso” dallo stesso Surya Darma, presidente dell’Indonesian Geothermal Association. Il problema non è solo la ristrettezza dei tempi visto che 4 anni sono davvero pochi per confermare le conoscenze sui giacimenti, effettuare gli studi di fattibilità e realizzare gli impianti. Il problema maggiore è quello dei finanziamenti, poiché 4.000 MW geotermici richiedono circa 9 miliardi di euro. A tal fine il governo indonesiano sta cercando l’appoggio di investitori privati e di partner internazionali come Giappone e USA, oltre che di finanziamenti da parte di istituzioni come la World Bank.

Fonte: Lastampa.it

Consulta anche: Rinnovabili.it

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