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Lione: il ‘cubo arancione’ di Jakob + MacFarlane Architects

Il progetto Le Cube Orange dello studio Jakob + MacFarlane Architects fa parte degli interventi urbanistici di recupero e riqualificazione del porto vecchio di Lione con la conversione dei docks e degli immobili industriali che sorgono sulla sponda del fiume Saône.
Queste zone portuali, inizialmente fatte di capannoni (la Sucrière, les Douanes, les Salins, la Capitainerie) gru, elementi funzionali legati al fiume, mutano in un territorio, oggetto di sperimentazione, al fine di creare un nuovo paesaggio che si articoli verso il fiume e le colline circostanti. Le Cube Orange è l’headquarter della società immobiliare Cardinal Group e del nuovo showroom RBC.
Il progetto è concepito come un semplice «cubo», in cui è stato creato un gigantesco buco, per rispondere alle necessità di luce, ventilazione e viste. Questo foro crea un vuoto perforando la costruzione orizzontalmente dall’esterno, lato fiume, verso l’interno e verso l’alto attraversando la terrazza.
Il cubo, adiacente un capannone già esistente (l’edificio Salins, composto da tre arcate), è progettato su una maglia regolare (29 x 33m) fatta di pilastri in cemento su 5 livelli. Una facciata leggera, con aperture apparentemente casuali è completata da un’ulteriore facciata perforata con patterns pixelati che riproducono il moto del fiume. Il colore arancione si riferisce alla vernice al minio, un colore industriale spesso utilizzato per le zone portuali.
Al fine di creare il vuoto, Jakob + MacFarlane ha lavorato con una serie di “perturbazioni volumetriche”, legate alla sottrazione di tre volumi “conici” su tre livelli: nell’angolo della facciata, nel tetto e al livello dell’ingresso. Queste “perturbazioni” generano spazi e relazioni tra l’edificio, i suoi utenti e il sito all’interno di un programma comune.
La prima perturbazione si basa sul rapporto visivo diretto con la struttura ad arco della hall, la sua vicinanza e la sua forma a contrafforte. Permette di collegare i due elementi architettonici e di creare nuovi spazi, a doppia altezza, protetti all’interno dell’edificio.
Una seconda, ellittica, rompe la regolarità della struttura portante di quattro piani a livello dell’angolo della facciata rivolta verso il fiume. Questa perforazione genera un atrio enorme nella profondità del volume, circondato da una serie di corridoi collegati agli uffici. Il piano della facciata è, quindi, spostato verso l’interno, creando un rapporto estremamente dinamico con l’edificio che cambia geometria a seconda della posizione dello spettatore. All’ultimo livello vi è una grande terrazza da cui si può ammirare il panorama su tutta Lione, la Fourvière e la Confluence.
Per lo showroom al piano terra Jakob + MacFarlane ha deciso di adottare lo stesso linguaggio adottato per il Cubo, basandosi sul movimento fluido del fiume Saône e portandolo all’interno di questo spazio immaginato come un’estrapolazione della facciata. Lo showroom contiene un “fiume” virtuale in tre dimensioni, una lunga parete porosa a L con 60 “alveoli” che ospitano pezzi di design. Ogni “alveolo” è unico per taglio e forma e dona una visuale particolare di ogni prodotto in essa contenuto. I visitatori vengono direzionati dalla parete in un percorso che inizia con un ingresso scenografico e prosegue verso spazi più intimi che si affacciano sulle rive del fiume. In questa zona dello showroom si trovano delle piattaforme, che sembrano quasi isole, su cui vengono presentati prodotti particolari.

Fonte: ArchiPortale

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