Articoli relativi a ‘Londra’

Concorso: una fontana per ogni Parco Reale londinese

Il Royal Parks Foundation di Londra ha lanciato un concorso di design per la progettazione di una nuova fontana da installare all’interno dei Parchi Reali di Londra. Gli 8 parchi Reali di Londra sono tra i più grandi spazi pubblici in tutto il mondo, attrazione per milioni di visitatori, ma molti giochi d’acqua e fontanelle pubbliche, che risalgono ad alcune generazioni fa, necessitano di essere rinnovate o sostituite, e vi è la necessità di ulteriori nuove fontane di acqua potabile che soddisfino le esigenze dei visitatori.
Obiettivo di questo concorso è quello di trovare il disegno e il progettista del modello di questa nuova fontana potabile. Il concorso è aperto ai designer e ai progettisti di tutto il mondo che dovranno inviare il materiale entro il prossimo 22 settembre 2010. Il vincitore vedrà il proprio lavoro trasformato in realtà nei Parchi. Il disegno vincente dovrebbe idealmente avere le seguenti caratteristiche:
– risultare seducente, accattivante, suscettibile di essere posizionata in vari ambienti diversi e non solo nei parchi, eventualmente anche all’interno di residenze private;
– essere di facile installazione, pulizia ed essere costituita da un materiale resistente e lavabile;
– avere un sistema che limiti gli sprechi di acqua ed eviti i problemi di drenaggio, che consenta di garantire sicurezza e igiene;
– poter essere free standing ma anche con una variazione minima poter essere installata appoggiata ad una parete.

Fonte: ArchiPortale

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Londra a impatto zero

Da anni Londra punta ad essere una capitale verde a impatto zero. Gli spazi verdi costituiscono i 2/3 del territorio londinese. Oltre ai Parchi Reali e spazi come la Lee Valley Regional Park, troviamo bellezze inferiori in termini di estensione, tra cui i giardini delle innumerevoli piazze della città, aperti ai visitatori in determinati giorni dell’anno.
Essere green a Londra è molto facile, in quanto è una città accessibile sia a piedi che in bicicletta, servita inoltre da una rete capillare di trasporto pubblico, che si propone di ridurre del 10% le emissioni di Co2 per le 10 principali fermate della città entro il 2025. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile non c’è dunque che l’imbarazzo della scelta.
Per chi volesse visitare la città evitando emissioni di CO2, suggeriamo il più efficiente mezzo di trasporto cittadino: la bicicletta; Boris Bikes offre convenientissimi noleggi giornalieri ad 1 sterlina, e gratuiti al di sotto dei 30 minuti. La London Bicycle Company offre tour guidati a prezzi contenuti.
Garden Barges Square è una comunità galleggiante stanziata sul Tamigi lungo gli ormeggi del Tower Bridge, i cui abitanti vivono nei barge, tipiche imbarcazioni fluviali britanniche, e coltivano orti e giardini sui ponti e i tetti.
Neal’s Yard è invece un quartiere interamente convertito al biologico, che ospita negozi, ristoranti e spazi comunitari rigorosamente organici.
Per mangiare organico e biologico a Londra c’è l’imbarazzo della scelta. Si possono menzionare: lo Zilli Green, fantastico ristorante vegetariano italiano; il Mildreds in Piccadilly Circus, che propone deliziosi menu di cucina internazionale, preparati con ingredienti a chilometri zero; The Portobello, uno dei ristoranti più caratteristici, che da anni offre alla sua clientela piatti preparati con ingredienti da agricolture biologiche britanniche.
Per gli acquisti bio invece si può passeggiare tra le bancarelle vegane del mercato di Leadenhall, o andare al Daylesford, catena di supermercati rigorosamente bio. Per non dimenticare i diversi Farmers Markets, in cui si possono acquistare prodotti direttamente da agricoltori e piccoli produttori.
Anche alcuni alberghi a Londra hanno scelto la via dell’ecosostenibilità seguendo misure e criteri ecologici: l’Hotel Rafayel, 5 stelle, nonostante le grandi dimensioni, ha adottato sistemi di ultima generazione per la ventilazione naturale ed il riciclo dell’acqua piovana. L’Hotel Savoy offre persino l’assistenza di un maggiordomo ecologico, che accompagna gli ospiti in un tour della Londra verde, per sottolineare le potenzialità ecologica della città e proporre ai turisti percorsi alternativi, utilizzando i mezzi pubblici a basso impatto come il bus ad idrogeno, o una delle 6.000 biciclette del comune di Londra.

Fonte: BlogEcologia

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Londra: residenziale di lusso griffato Rogers

Non è ancora del tutto completo ma già rappresenta una delle icone del residenziale di lusso londinese il complesso Neo Bankside, progettato dal premio Pritzker Richard Rogers in posizione attigua alla Tate Modern, sulla riva meridionale del Tamigi.
La zona di Bankside è una delle parti più antiche di Southwark, area cittadina che negli ultimi anni è stata soggetta a grandi processi di trasformazione e rigenerazione urbana, incoraggiati dalla realizzazione di interventi quali la Tate Modern, il Globe Theatre e il Millennium Bridge.
A soli sei minuti a piedi dalla fermata di zona della metropolitana, il complesso Neo Bankside comprende cinque edifici (alti da 6 a 24 piani), il primo dei quali (articolato su 12 piani) è stato consegnato nel gennaio 2011.
199 le unità abitative “premium”, 34 quelle dedicate al “social housing”. Si va dai monolocali per finire agli attici con quattro camere da letto, per una superficie totale di 28.600 metri quadri. Il costo medio di un appartamento si aggira sui 6 milioni di euro.
A livello stradale sono inseriti gli spazi retail per un totale di 1.044 metri quadri. Una reception comune per tutti gli edifici è collocata nel punto centrale dello schema, alla base del più alto tra gli edifici del complesso. Nelle aree comuni sono previste sale da the, spa, area wi-fi per internet e sicurezza 24 ore su 24. Un ulteriore livello interrato dedicato a impianti e magazzini è posto sotto l’intero lotto. L’acquisto di un posto auto in garage si aggira sui 95mila euro.
Il progetto adotta un linguaggio contemporaneo che risponde creativamente all’articolazione e alla varietà cromatica del contesto architettonico, mediando tra i diversi stili architettonici e le scale che caratterizzano l’area. Questa varietà è in qualche modo ripresa attraverso i materiali costruttivi utilizzati, che vanno dai mattoni dai toni caldi simili a quelli degli edifici vittoriani della Southwark Street e della Tate Modern, al rigore fatto d’acciaio e vetro del complesso a funzione terziaria del Bankside 1/2/3 progettato da Allies and Morrison, spiegano da Rogers Stirk Harbour & Partners.
La controventatura esterna conferisce profondità visiva alle facciate della struttura, “ammorbidite” dalla presenza di schermi lamellari in legno, posti tra i due strati della pelle a doppio involucro vetrato ed alternati a solidi pannelli coibentati, dai colori caldi. L’intero intervento sarà ultimato all’inizio del 2012 in vista delle future Olimpiadi, che si terranno a Londra nell’estate dell’anno prossimo.

Fonte: ArchiPortale

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La scheggia di Renzo Piano: il grattacielo senza parcheggi

Incompleta, comincia a svettare nella skyline di Londra, ma quando sarà terminata è destinata a diventare la torre più alta d’Europa. Eppure il grattacielo griffato da Renzo Piano in corso di costruzione non distante dal London Bridge non piace a tutti. Anzi tra i suoi più fieri oppositori c’è il principe Carlo.
Il Shard London Bridge, o anche Shard of glass sarà come un’enorme scheggia di vetro e acciaio non distante dal Ponte di Londra. Con i suoi 87 piani fa parte di una riqualificazione che prevede la risistemazione della piazza antistante, del ponte e dell’ingresso diretto alla vicina metropolitana per un’operazione valutata oltre 2 miliardi di euro.
The Shard sarà alto 310 metri e al suo interno ospiterà un albergo 5 stelle, uffici per 7mila impiegati e soprattutto negli ultimi piani appartamenti di lusso da 12 milioni di euro l’uno. In cima 4 livelli tutti vetrati per un panorama d’eccezione. Attenzione ai consumi energetici, soluzioni tecnologiche innovative e quasi totale assenza di parcheggi caratterizzano gli aspetti più tecnici. L’intera riqualificazione verrà completata entro maggio 2012 in tempo per le Olimpiadi che catalizzeranno le attenzioni mondiali sulla capitale del Regno Unito.
La città dove fervono i lavori si presenterà all’appuntamento con un look completamente rinnovato, interi quartieri ricostruiti e nuove strutture sportive, su cui hanno messo la firma alcuni degli architetti più importanti del Mondo. Ma il progetto che fa più discutere è quello dell’archystar genovese. Se infatti il sindaco di Londra, Boris Johnson ha definito The Shard un esempio del superamento della crisi economica da parte di Londra, il principe Carlo ha parlato di “un’enorme saliera” criticando apertamente la sua forma.
Due dei principali giornali londinesi stanno cavalcando la polemica: il Financial Times e il Daily Telegraph hanno dedicato intere pagine al nuovo edificio ben prima che sia finito. Molti cittadini ritengono che il disegno sia fuori posto, perché mal si amalgama con il resto delle costruzioni sul lungo fiume. Il destino della nuova torre insomma sembra essere lo stesso del grattacielo firmato da Norman Foster a forma di enorme pallottola oppure – come è stato soprannominato – di cetriolo, “the Gherkin”. Una struttura che ormai è diventata emblematica della nuova Londra e non manca di essere visitata dai turisti e rappresentata in film e fiction.

Fonte: BlitzQuotidiano

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Pop, minimal o riciclata: la bicicletta solidale dei designer

Ci riuscirono gli inglesi, già qualche anno fa, a sdoganare la bicicletta nell’immaginario chic al punto da renderla bandiera dell’eco-sostenibile di classe. Niente sudore a nudo da Critical Mass o abiti stropicciati da studente trafelato, ma il caschetto politicamente corretto ed ecologicamente sostenibile del biondissimo sindaco di Londra Boris Johnson (che lo salvò più volte dal lancio inconsulto di oggetti dai finestrini dei Suv nel traffico). Allora i giornali britannici narravano indignati il ratto delle due ruote del futuro premier conservatore, David Cameron, e Vivienne Westwood arrivava pedalando al suo atelier milanese.
Adesso in Francia ci si sono messi anche 12 creativi di tutto il mondo a ricordare quanto è cool andare in bicicletta, soprattutto in edizione limitatissima. Il progetto charity si chiama Be Cycle and Fashion e fra i suoi organizzatori ha un portale multimediale internazionale dedicato alla solidarietà, La Chaine du Coeur. I proventi delle vendite saranno destinati ad Act Responsible, un’associazione che promuove campagne pubblicitarie di utilità sociale o ambientale.
Risultati molto diversi fra loro ma stessa base di partenza per tutti e 12: una “fixed gear” della Peugeot – per dirla con i tecnicismi un modello celebre di bici “a scatto fisso”, quelle nate per la pista da corsa e adattate alle strade di città. La più bella in assoluto (almeno se siete femmine, da piccole vi lasciavate vestire da confetto e tuttora possedete una Graziella con cestino) è quella disegnata dalla madrina del progetto, la spagnola Agatha Ruiz De La Prada, che sotto la canna ha appiccicato uno dei suoi cuori fuxia e l’ha abbinato con pedali arancioni. Chi invece la vorrebbe griffatissima, con buona pace del minimalismo, le preferirà probabilmente la bicicletta secondo Kenzo, con due fiori colorati al posto dei raggi. Per chi ha le gambe lunghe (molto lunghe) c’è la bici geometricamente modificata da Marithé+François Girbaud (i due francesi, moglie e marito, che fra il resto si sono inventati un modo di stingere i loro vendutissimi jeans evitando di sprecare acqua), e per le maniache della raccolta differenziata il trentenne Ylan Anoufa ha usato tappi di alluminio avanzati (più di 500). Se poi per voi la vita è una lotta e vi siete francamente stancate di scegliere, il designer di Peugeot, François Duris, ha inventato una bicicletta con due facce e due anime, mezza kitsch e mezza essenziale. Fra gli altri creativi che hanno partecipato al progetto – il cui prototipo però non è ancora stato svelato dagli organizzatori – c’è anche l’enfant prodige belloccio del design europeo, Ito Morabito (marchio Ora Ito), il ragazzo che divenne famoso per aver virtualmente creato una borsa ergonomica di Louis Vuitton che le clienti cercavano inutilmente nelle boutique monomarca. Guarda la galleria.

Fonte: Luxury24

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Rinnoviamoci!: Orti urbani nel cuore di Londra per i Giochi 2012

Ecco il primo testo selezionato nell’ambito del premio Rinnoviamoci!, concorso di scrittura giornalistica dedicata alle tematiche ambientali, promosso da Repubblica.it insieme al centro studi Cts  e da Modus Vivendi .
Il vincitore finale si aggiudicherà una borsa di studio per un master in Comunicazione ambientale. Giornalismo, divulgazione, green economy.
Questa settimana è stato scelto l’articolo di Agnese Cretella, sull’esperienza londinese degli orti urbani per promuovere la diffusione di alimenti sostenibili e locali, evitando la grande distribuzione. Con un occhio ai Giochi olimpici che la capitale britannica ospiterà nell’estate 2012.
IN recente studio pubblicato dal London Assembly, organismo di controllo che vigila sull’attività del sindaco, è emerso che il 75% di tutta la frutta e la verdura venduti a Londra passano dalla grande distribuzione. Questo significa che il fruttivendolo dietro casa sta diventando qualcosa di molto raro, e in molti si stanno rimboccando le maniche per coltivare gli ortaggi nel proprio giardino o nel parco locale. Incrementare la quantità di cibo prodotto localmente ha un senso in termini economici in un periodo di aumento dei prezzi dei generi alimentari, ed è anche sostenibile per l’ambiente e per la nostra salute. Consumare verdure fresche e di stagione ci assicura infatti una percentuale di nutrienti più elevata rispetto a quelle acquistate nei supermarket. Proprio l’aumentare l’accesso ai prodotti locali nelle aree urbane sta alla base della campagna Capital Growth 2 che è stata lanciata il 4 Novembre 2008 a Londra dal sindaco Boris Johnson insieme a Rosie Boycott, presidente agguerrita (il cognome infatti calza a pennello) di un nuovo organo municipale – il London Food – il quale coordina una serie di progetti volti a rivoluzionare il rapporto dei londinesi con il cibo. Capital Growth si propone di individuare, mappare e ridistribuire gli appezzamenti di terreno intorno Londra che potrebbero essere utilizzati da gruppi di aspiranti giardinieri per il proprio fabbisogno o per conto della loro comunità locale. Oltre ad offrire agli interessati supporto finanziario per la fase iniziale, viene offerta anche una formazione di base per la gestione di un orto urbano. Molte delle realtà che hanno già aderito sono costituite da sedi di quartieri e comuni, scuole, ospedali, zone residenziali e parchi. La pratica dell’agricoltura urbana non è una novità e viene predicata da anni nella capitale in primis dal London Food Link, il quale raccoglie tutte le organizzazioni e gli individui che si occupano di promuovere un sistema alimentare più sostenibile ed etico per Londra. I membri di questo network sono i più disparati, sono agricoltori o scrittori, ristoratori o dirigenti di comunità. Anche gli allotment (orti urbani) sono una tradizione che risale all’epoca Vittoriana e ai quali si ha accesso attraverso delle graduatorie comunali: Capital Growth sta aiutando anche queste organizzazioni ad espandersi e rinforzarsi incoraggiandone la nascita di nuove. Un altro lato etico della medaglia è che Capital Growth è legato a filo diretto con le Olimpiadi che si terranno nell’estate del 2012 a Londra. Il sottotitolo del progetto infatti è “2012 nuovi spazi per coltivare cibo per Londra entro il 2012”, l’intento del sindaco è quello di riuscire ad arrivare a 2012 nuovi spazi proprio in tempo per i giochi olimpici, in modo da poter sostenerli dal punto di vista alimentare solo con il cibo proveniente dalla capitale. La missione è ambiziosa, ed è stato recentemente proposto di allargare CG alle aree più simboliche della città convertendo le aiuole inutilizzate intorno alla Torre di Londra, al Marble Arch, e sul terrazzo della galleria Hayward in spazi pubblici per la coltivazione dei vegetali, in modo da rappresentare simbolicamente un modello di vita sostenibile. La London Development Agency ha finanziato inizialmente il progetto per una cifra di 87.000 sterline, fondi che sono stati raddoppiati nel giro di poco più di un anno. Per il momento CG può contare su 611 spazi. Ce la faranno ad arrivare a raccogliere 2012 orti urbani? Per saperlo dovremo aspettare l’inizio dei giochi olimpici.

Fonte: LaRepubblica

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Savoy, l’hotel amato da Monet, Churchill, Bogart, Monroe diventa un tempio della sostenibilità

Hotel SavoyRiapre l’hotel amato da Monet, Churchill, Bogart e Marilyn Monroe. E diventa un tempio della sostenibilità. Seduto in una delle stanze del Savoy, guardando fuori, Claude Monet ritraeva le Rive del Tamigi. In quella stessa camera, anni o decenni dopo, avrebbero soggiornato Charlie Chaplin, Marilyn Monroe, Frank Sinatra, Humphrey Bogart. Il piano terra era il regno incontrastato del barman Harry Craddock, autore di uno dei cocktail più noti al mondo: il Martini Dry. Winston Churchill e il suo staff, invece, erano soliti sedersi al ristorante per pranzo: le discussioni politiche prendono una piega migliore se accompagnate da buon cibo.
La grandezza dell’hotel Savoy di Londra si può comprendere solo ripercorrendo tutte le vite che dal 1889, anno in cui Richard D’Oyly Carte lo fondò, ad oggi si sono sfiorate tra quelle mura. In una sorta di Castello dei destini incrociati che si appresta ad un nuovo capitolo: dopo tre anni di ambizioso ed accurato restauro – i rumor parlano di oltre 200milioni di sterline (circa 230 milioni di euro) – ha riaperto il 10 ottobre.
L’hotel, 268 tra stanze e suite gestite dal gruppo Fairmont Hotels, presenterà in versione rinnovata le sue location storiche: il Thames foyer; il River Restaurant, tempio della cucina francese contemporanea dello chef Ryan Murphy; l’American Bar e il leggendario Savoy Grill, oggi gestito dalla Gordon Ramsey Holdings e guidato dallo chef Stuart Gilles, i cui piatti si ispirano a quelli del grande chef Escoffier. Un mix tra tradizione e innovazione: l’interior design, curato da Pierre Yves Rochon, evoca lo storico stile eduardiano e Art Deco che fin dall’Ottocento ha caratterizzato il Savoy. Tra le novità ci sono le Royal Suites – la seconda notte in una delle due nuove suites costa solo un pound, equivalente del costo di una notte ai tempi della prima apertura, nel 1889 – il Beaufort Bar e la Savoy Tea area. Contemporanea e lussuosa anche l’area fitness: dalle pareti in vetro o dalla piscina al rooftop si gode una splendida vista su Londra.
L’hotel non perde il suo carattere avanguardistico – lo stesso che nell’Ottocento lo fece diventare un luogo simbolo della Londra di lusso – e riapre con un progetto originale: il maggiordomo ecologico. Se l’hotellerie di lusso si sta orientando sempre di più verso le politiche sostenibili per ridurre i consumi, il Savoy ha pensato di proporre un accorgimento green rivolto direttamente alle esigenze degli ospiti: per sapere qual è il miglior ristorante eco della City o l’ultimo edificio realizzato seguendo i dettami della green architecture basterà rivolgersi all’eco butler, insomma. Il Savoy ha investito molto sul tema della sostenibilità ambientale sia sul piano dei progetti – che spaziano dal recupero dell’olio delle cucine, trasformato in biodisel, al riciclo di candele, francobolli e computer in collaborazione con alcune associazioni di beneficienza – sia , di conseguenza, su quello economico: la cifra destinata alla tecnologia environmental friendly è di 2,4 milioni di sterline.

Fonte: Luxury24

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Apre a Londra il “Serpentine Gallery”: padiglione temporaneo 2010

Apre domani al pubblico il padiglione 2010 della Serpentine Gallery londinese. Il padiglione-simbolo dell’appuntamento annuale con la celebre manifestazione artistica sarà ospitato nei Kensington Gardens della capitale britannica fino al prossimo 17 ottobre. Oramai diventata location internazionale di sperimentazione architettonica, la Serpentine Gallery segue una lunga tradizione che vuole come autore del progetto un architetto di fama internazionale che, al momento dell’invito, non ha ancora ultimato un’opera nel Regno Unito. La firma scelta per quest’anno è di Jean Nouvel, che ha immaginato una struttura dalle audaci geometrie color rosso vivo. Lunedì pomeriggio l’architetto francese sarà alla Serpentine Gallery per spiegare al pubblico le sue scelte progettuali. La struttura disegnata da Nouvel propone una combinazione di materiali leggeri e spettacolari strutture metalliche a sbalzo. Il tutto immaginato nella vivace colorazione del rosso – che a Londra contraddistingue le cabine telefoniche, le cassette della posta e gli autobus urbani – in contrasto con il verde naturale del parco. Una parete autoportante di 12m presenta una inclinazione che sembra voler sfidare la legge di gravità. Dotata di un’ampia copertura retrattile, la struttura consente una sistemazione versatile degli spazi interni ed esterni.  
È un privilegio – commenta il direttore di Arup David Glover – poter dare il nostro contributo anche quest’anno nella progettazione del padiglione. L’impegno di Arup per il Serpentine Pavilion è testimonianza di quanto crediamo nel progetto nonché dell’esperienza positiva che la nostra squadra ha potuto vivere lavorando al fianco dei più bravi architetti contemporanei. Lo studio Ateliers Jean Nouvel è rinomato per un approccio alla progettazione rigoroso e contestuale che comporta l’apprezzamento di tutte le sue architetture. Senza dubbio il padiglione di qest’anno non sarà un’eccezione.
Fonte: Edilportale

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