Articoli relativi a ‘New York’

New York: il primo parco giochi disegnato da un’archistar

E poi dicono che New York non è una città a misura di bambino. In una poco appetibile area di parcheggio di Lower Manhattan il sindaco Michael Bloomberg ha appena inaugurato il nuovo Imagination playground di Burling Slip, parco giochi per i più piccoli firmato da uno degli architetti simbolo della città, David Rockwell, già progettista del Buddha Bar, del ristorante di Alain Ducasse al St. Regis, di quelli di Nobu, ma anche del nuovo Kodak Theatre di Los Angeles, il palco degli Oscar.
Rockwell l’ha disegnato gratis, nell’ambito del progetto “PlaNYC” con cui l’amministrazione Bloomberg vuole far diventare New York un tripudio di spazi pubblici e verdi, magari firmati da archistar.
Nell’ Imagination Playground – a due passi da Wall Street – i giovani newyorkers hanno a disposizione uno spazio a froma di otto, con un’area multi livello dove giocare con acqua e sabbia, giocattoli e attrezzi sparsi da prendere liberamente, uno staff a disposizione per il gioco e la sicurezza. Rockwell, poi, ha disseminato il parco con simboli che richiamano la storia di quella zona di New York, South Street Seaport, una delle più importanti per gli antichi scambi commerciali della città: quindi, ecco cascate e canali, corde su cui arrampicarsi, alberi da barca e carrucole, e anche una rampa con in cima un telescopio per scrutare l’orizzonte come i vecchi marinai. L’architetto si è talmente appassionato al progetto che il suo gruppo ha messo a disposizione ben 2 milioni di dollari per i primi stipendi. E ha permesso alla figlia Lola, di 8 anni, di aiutarlo a disegnare quel parco «a forma di nocciolina».

Fonte: Luxury24

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New York: terminata la Beekman Tower

Con i suoi 265 metri di altezza distribuiti su 76 piani complessivi, la Beekman Tower, progettata da Frank Gehry e appena terminata,è diventata il grattacielo residenziale più alto di Manhattan.
A destinazione d’uso mista, la torre ospita 903 unità residenziali, una scuola elementare pubblica, un centro di assistenza ambulatoriale per l’ospedale di New York Downtown all’interno del quale vi sono i nuovi uffici per il personale medico, un’area commerciale di circa 120 mq al piano terra e un parcheggio interrato di 2400 mq con 175 posti auto.
Sebbene non sia lontana dalla City Hall, dal Woolworth Building ed dal ponte di Brooklyn, la Beekman Tower sorge in una zona di Manhattan che ospita pochi grattacieli e ciò determina un significativo impatto nello skyline della lower Manhattan. La torre, rivestita con un sistema di facciata continua in acciaio e vetro, presenta l’inconfondibile geometria asimmetrica e ondulata che contraddistingue le architetture di Gehry. L’edificio poggia su un basamento in muratura color terracotta all’interno del quale trovano spazio la scuola elementare, gli uffici ospedalieri, l’ingresso alle residenze e un piccolo spazio commerciale. In corrispondenza della copertura del basamento, al 7° piano, vi sono una piscina coperta e ulteriori spazi per attività riservate ai residenti.
Alla luce dell’articolato progetto messo a punto per la facciata continua, ciascun piano della torre presenta una propria configurazione. Ogni appartamento risulta, pertanto, caratterizzato da una geometria differente, a seconda del profilo che segue per collegarsi alla facciata esterna: le “pieghe” della parete ondulata danno forma a spazi differenti all’interno di ciascuna unità.
La pelle in acciaio e vetro della torre riflette i colori degli edifici attigui, catturando le luci che si alternano nelle diverse ore del giorno. I primi proprietari dovrebbero entrare in possesso della propria residenza nella primavera di quest’anno.

Fonte: Archiportale

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New York pubblica i dati sul consumo energetico di 25mila edifici commerciali

Quest’anno, per la prima volta, i proprietari di 25.000 immobili commerciali a New York hanno l’obbligo di rendere pubblico il consumo energetico dei loro edifici. I dati saranno pubblicati sotto forma di pagella e disponibili a tutti. I funzionari sperano in questo modo di stimolare le aziende a svolgere le riqualificazioni necessarie per migliorare i propri punteggi, onde evitare brutte figure a livello mediatico. Questo impegno nasce dalla ricerca di alternative al sistema di certificazione energetica Leed, che secondo molti ingegneri, architetti e proprietari di casa, non misura con precisione il consumo energetico e i costi.
Entro quest’anno, infatti, l’ American Society of Heating, Refrigeration and Air-Conditioning Engineers introdurrà un indice di utilizzo energetico per gli edifici. Lo scorso anno, invece, la Fondazione Greenprint ha rilasciato il suo primo indice per il monitoragio delle emissioni di 600 edifici. Ma il problema maggiore di questi sistemi è che non possono pubblicare i dati scoperti senza il consenso del proprietario. Un problema che affligge anche il Leed, il quale raccoglie dati dal 2009 ma non è autorizzato a rilasciarli e quindi ad utilizzarli in maniera costruttiva. La novità nella nuova legge di New York è proprio il fatto che potrà rivelare informazioni sulle performance energetiche degli edifici, con o senza il consenso dei proprietari.

Fonte: Casa&Clima

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A New York: il primo grattacielo certificato Leed Platinum

Il secondo edificio più alto di New York è diventato anche il primo grattacielo commerciale a certificazione Leed Platinum, il più alto riconoscimento del Green Building Council. I 54 piani dell’edificio, con oltre 2.000 metri quadrati sono occupati dalla Bank of America e rappresentano il primo ufficio di grandi dimensioni ad ottenere l’etichetta Platinum. Il grattacielo possiede un sistema di filtraggio dell’aria che rimuove il 95% del particolato, le pareti vetrate massimizzano l’ingresso di luce naturale mentre un sistema di ventilazione a pavimento consente ai lavoratori di controllare la temperatura nello spazio appena circostante. L’edificio ha anche un impianto di cogenerazione al settimo piano, il quale cattura l’energia termica che altrimenti andrebbe sprecata, e la utilizza per ridurre il fabbisogno energetico dell’edificio di quasi due terzi. Nel frattempo, i refrigeratori nel seminterrato preparano il ghiaccio per raffreddare l’edificio durante il giorno. Tutte queste funzionalità sono state progettate per risparmiare sulle bollette elettriche e migliorare la produttività del lavoratore, entro un massimo di sette anni. Ad esempio, il sistema idrico del grattacielo cattura e ri-utilizza l’acqua piovana, risparmiando 7,7 milioni di galloni di acqua potabile ogni anno. I servizi pubblici connessi includono un passaggio pedonale e un giardino urbano che agisce da veranda. Inoltre, il progetto prevede l’apertura del Teatro Stephen Sondheim, certificato Leed Gold, il primo teatro green di Broadway, originariamente costruito da Henry Miller nel 1918.

Fonte: Casa&Clima

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La sfida di New York

Se Londra usa il pedaggio d’ingresso in città per disincentivare l’uso dell’auto, Parigi ha lanciato Vélib, il parco-biciclette da affittare e Pechino ha costruito sei linee di metrò nuove per le Olimpiadi, New York è decisa a fare ancora meglio. Come?

Adottando progressivamente le soluzioni verdi delle sue rivali e puntando al primato, per diventare il modello della metropoli del terzo millennio, nell’èra post-automobile. È una competizione che può diventare un business, e trasformare i mega-agglomerati urbani nei laboratori della Green Economy. Per questo New York prepara una vera rivoluzione del traffico, che deve portare all’emarginazione dell’auto privata dalle sue strade.

Approfondisci l’articolo su La Repubblica.

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MoMA: “Small Scale, Big Change”, 11 progetti che migliorano la vita

Dobbiamo ripensare le condizioni per la coesistenza, dovremmo imparare dalle favelas, scriveva all’inizio di questo secolo il filosofo francese Jacques Derrida pensando all’uomo contemporaneo.
Questo pensiero racchiude il senso profondo di Small Scale, Big Change: New Architectures for Social Engagements la mostra che si chiuderà il 3 gennaio 2011 al MoMA di New York.
Sono stati scelti 11 progetti architettonici realizzati, o in via di realizzazione, in cinque continenti, pensati per migliorare le condizioni di vita degli uomini che li abitano. Scuole, case, infrastrutture, disegnate da architetti locali o stranieri, tutti mossi dall’intento della partecipazione sociale. Progetti che rifuggono le imposizioni dall’alto e ragionati con le persone a cui sono destinati. Progetti di inclusione. Ne emerge una figura nuova di architetto del Ventunesimo secolo, non più solo un progettista tecnico, ma un moderatore del cambiamento socio-politico-economico. Cliccate la gallery per scoprire i progetti in mostra.

Fonte: Luxury24

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Il design made in Italy invade SoHo: fino all’8 gennaio

Giacca Armani un po’ datata e occhiali neri, Gary Gordon entra nella Scavolini Soho Gallery, 900 metri quadrati inaugurati un mese fa a West Broadway, a due passi da quella Greene Street che a Manhattan è diventato il quartiere del design italiano. L’architetto americano, presidente dell’Associazione amici newyorkesi del Rossini opera festival, ammira in vetrina la cucina rossa a isola battezzata Flux progettata da Giorgetto Giugiaro: un gioiello da 15mila dollari che attira lo sguardo ammirato di Christopher Mueller di Urbahn Architects e delle altre centinaia di progettisti e interior decorator in giro per SoHo.
E’ lunedì sera ed è scattata la maxioperazione I Saloni MilanoNew York – organizzata da Cosmit, Federlegno-arredo, Ice e ministero dello Sviluppo economico – che coinvolge fino all’8 gennaio venti showroom o flagship store dei più celebri marchi italiani, con degustazione di cibi e vini in collaborazione con Eataly, il tempio newyorchese del food. L’iniziativa è soprattutto B2B, ma punta calamitare l’attenzione del cliente finale di categoria affluent, dai gusti generalmente classici e poco avvezzo ai segreti delle preziose produzioni d’alta gamma.
Sul mercato americano c’è da rimboccarsi le maniche, visto che l’export italiano crescerà del 10% a 553 milioni nelle stime di fine 2010, ma è pur sempre crollato a un terzo di dieci anni fa (si veda Il Sole 24 Ore del 28 novembre). Nel legno-arredo – dice Carlo Guglielmi, presidente del Cosmit – abbiamo un sistema industriale unico al mondo che coniuga cultura, creatività e innovazione, caratteristiche d’eccellenza che ci aprono le porte alle collaborazioni con i migliori architetti e designer internazionali. Qui a New York mettiamo in campo un lavoro di squadra che intende valorizzare tutto questo.
Certo, quando il business delle costruzioni rallenta, come negli Usa, lo sviluppo si complica. Bisogna essere flessibili – dice Francesco Farina, Ceo di Scavolini Usa – ad esempio producendo forni di 16 centimetri più grandi dello standard, altrimenti non ci sta il tacchino del Thanksgiving, anche se qui si cucina una volta all’anno.
Da B&B Italia, la live performance di Mariella riscalda l’ambiente: tra i Bend Sofa gialli di Patricia Urquiola e le colonne in ghisa, la bionda Ghislaine Vinas di GV Interiors chiacchiera con Andy Goldsborough, uno degli interior designer più celebri della Grande Mela, e con l’amministratore delegato Giorgio Busnelli in dolcevita beige. Kartell accoglie gli ospiti con un gigantesco wallpaper di piazza Duomo e gli oggetti trasparenti e coloratissimi che hanno fatto la storia del marchio. Puntiamo sul made in Milano – racconta l’a.d. Claudio Luti davanti alla sedia Louis Ghost rossa firmata da Philippe Starck – che nel design vale ancor più del made in Italy.
Sceglie Milano e le sue icone anche FontanaArte: nell’ingresso, foto di Gio Ponti e schizzi del maestro; all’interno, Arturo Toscanini che dirige alla Scala negli anni ’50. Questa è la lampada Amax – dice ancora Guglielmi, a.d. di FontanaArte – progettata per la Triennale di Seul, un altro simbolo dell’Italia nel mondo.
Molteni&C Dada mette in palio tra i visitatori dello store: il mobile Carteggio disegnato nel 1987 da Aldo Rossi in un inedito verde Prussia. Domani a Miami – spiega la giovane Giulia Molteni in minigonna nera e tacchi alti – apriamo un negozio nel Design District durante Art Basel con un’installazione di Arik Levy.
Per Federico Materazzi, executive vice president Americhe di Poltrona Frau, è fondamentale spiegare agli interior designer che la pelle Frau utilizzata per una poltrona Archibald di Jean-Marie Massaud è conciata in 20 fasi anziché le tradizionali sette: così si motiva il prezzo di 4mila dollari. Nell’A&D Building, di fronte al palazzo che ospita Bloomberg, Giorgio Cesana, consigliere delegato di Cesana, presenta Piano Aquarium, la cabina-doccia con vasca dei pesci incorporata: E’ appena arrivata, la venderemo a 15mila dollari. Patrizio Chiarparini, general manager Nord America di Giorgetti, racconta come gli sforzi di educare i consumatori verso uno stile più contemporaneo passano anche per la poltrona Arabella: telaio a corsetto che “avvolge” il corpo, colori fragola, verde mela, giallo. Prezzo? Dai 5mila dollari. Da Flou il presidente Rosario Messina lancia il pigiama di lino in regalo a chi ordina un letto entro l’8 gennaio: tutto (o quasi) per convincere i consumatori a stelle e strisce.

Fonte: Luxury24

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New York: il Memorial Museum firmato Snøhetta. L’inaugurazione nel 2011

New York si prepara all’inaugurazione del National September 11 Memorial & Museum, il progetto realizzato in memoria della tragedia che l’11 settembre 2001 colpì il World Trade Center causando il crollo delle torri gemelle e la morte di circa 3.000 persone. Il Memoriale sarà ufficialmente inaugurato tra un anno esatto, in occasione del 10° anniversario del tragico evento. Il progetto prevede anche la realizzazione del Memorial Museum Pavilion, un museo progettato dallo studio norvegese Snøhetta
Il National September 11 Memorial sarà disegnato da due grandi vasche che colmeranno il vuoto lasciato dalle torri gemelle occupandone l’ingombro originale. Le vasche sorgeranno in uno spazio profondo 4 metri rispetto al livello della strada; saranno circondate da numerosi alberi e costantemente fornite d’acqua da un flusso simile a quello di una cascata. L’enormità della tragedia sarà costantemente evocata dai nomi delle vittime dell’11 settembre 2001, che saranno incisi sulle pareti dello spazio sotterraneo. Il progetto, dal titolo “Reflecting Absence”, porta la firma degli architetti Michael Arad e Peter Walker, vincitori nel 2004 del concorso internazionale di progettazione.
Attorno alle vasche di Reflecting Absence sorgerà la Memorial Plaza, progettata da Peter Walker and Partners Landscape Architecture. Sarà un ampio spazio verde, in cui si alterneranno prato e pavimentazione in granito, destinato ad ospitare ben 400 alberi. Il 28 agosto scorso sono stati piantati i primi dodici. 
Il Memorial Museum sarà una struttura destinata ad attività culturali. Il progetto rappresenta una prudente reazione al carattere orizzontale del memoriale disegnato dalle due grandi vasche, che sorgeranno nelle immediate vicinanze. Il museo avrà il compito di offrire ai visitatori l’opportunità di ricordare quanto accaduto l’11 settembre 2001 e di riflettere sulle conseguenze della cancellazione del ricordo. Alcuni elementi evocheranno chiaramente le torri gemelle, altri ne saranno solo un’allusione. Il cuore della struttura si svilupperà attorno ad un grande atrio vetrato che farà da ingresso al museo e che consentirà ai visitatori di guardare all’interno. Qui troveranno spazio i due tridenti del World Trade Center. Si tratta delle colonne portanti di acciaio che fungevano da sostegno strutturale alle Torri Gemelle, rimaste in piedi anche dopo il crollo. Pochi giorni fa è stato portato a Ground Zero il primo dei due tridenti. Il secondo sarà posizionato nei prossimi giorni. L’atrio sostiene il carico di una complessa rete di strutture collocate nel sottosuolo. Ne risulta una soluzione strutturale disegnata da elementi diagonali che conferiscono all’edificio una insolita identità scultorea che compensa la verticalità delle vecchie colonne esposte nell’atrio. Il museo sarà rivestito in metallo (facciata e copertura), composto da un mosaico di più superfici riflettenti; reminiscenza della facciata delle torri del WTC. La riflessività cangiante della superficie darà maggiore visibilità anche alle vicine vasche del memoriale.

Fonte: Archiportale

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