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Oslo: coi rifiuti campani combustibile per anni

C’è un paese, in Europa, che fa pubblicità ai rifiuti campani. È la Norvegia che, già da qualche settimana, sogna di poter bruciare la monnezza campana. La tv pubblica norvegese, Nrk, ha dedicato alcuni servizi giornalistici a quella che viene definita «una ghiotta opportunità»: la quale, se colta al volo, andrebbe a incrementare la capacità energetica del paese scandinavo. La clemenza (interessata) dei norvegesi arriva fino al punto di eludere del tutto le informazioni su quanto avviene in Campania: sull’emergenza ambientale e sulle responsabilità politiche del disastro. Invece, si spiega ai telespettatori che favorire il trasferimento dei rifiuti campani a tremila chilometri di distanza significherebbe assicurarsi combustibile per molti anni. Abbiamo inviato due nostri rappresentanti a Napoli — ha commentato Gerner Bjerkås, responsabile della comunicazione dell’agenzia per l’energia di Oslo — perché è nell’interesse di tutti che la capitale norvegese riempia il proprio inceneritore.
Ottantamila tonnellate di frazione secca destinata a quattro impianti: tre norvegesi e uno svedese. Secondo i piani, la Provincia di Napoli dovrebbe pagare 90 euro a tonnellata.
Il trasporto, poi, sarebbe garantito dalle navi che arrivano nel porto partenopeo cariche di cartone e legno: anziché farle rientrare a vuoto, ripartirebbero cariche di rifiuti. La fase sperimentale — secondo la tv norvegese — sarà avviata all’inizio del prossimo anno, con i primi viaggi. Germania primo importatore In Italia, il 90 per cento dei rifiuti esportati finisce negli impianti degli altri paesi europei. In vetta c’è la Germania che importa il 47 per cento dei rifiuti speciali e quasi la totalità degli speciali pericolosi. Quindi, c’è la Grecia, con il 18 per cento dei rifiuti accolti. Il Regno Unito, con il 10%; la Francia, con il 4%. Ma anche la Cina importa l’8 per cento della spazzatura made in Italy. Un milione e 400 mila sono le tonnellate di rifiuti importati in Italia e si tratta prevalentemente di speciali non pericolosi. Dalla Germania arriva il 25% della spazzatura importata; segue la Svizzera, con il 23 per cento; e la Francia, con il 21%. L’Italia importa soprattutto legno, metalli, vetro, materiale in plastica, veicoli fuori uso e imballaggi.
La Norvegia è lieta di accogliere la nostra spazzatura. Tuttavia, occorre che la gara bandita dalla Sap.Na — la società provinciale partenopea — venga svolta, dato che l’avviso pubblico richiedeva al mercato soltanto una manifestazione di interesse. Ma perché Norvegia, Svezia, Germania sono pronte e, anzi, chiedono di bruciare i nostri rifiuti? La verità è che si trovano ad aver osservato in pieno le disposizioni del cosiddetto principio di precauzione della Ue, in virtù del quale ogni regione, land o paese che sceglie di realizzare un piano di smaltimento e riciclo dei rifiuti deve pianificare una dotazione energetica superiore al fabbisogno previsto, in modo tale da assicurare, in caso di lavori di manutenzione o di stop imposto all’attività di un impianto, la possibilità di poter far riferimento all’impianto più vicino. A tutto questo, si aggiunge che nei paesi nordici il freddo si fa sentire e, soprattutto, è la crisi a ridurre la produzione del rifiuto domestico.
Anche Napoli con la crisi economica ha ridotto di quasi un punto e mezzo percentuale — secondo fonti Asìa — la produzione media di spazzatura nel 2009 rispetto al 2008: si è passati dalle 585 mila tonnellate di due anni fa alle 568 mila dell’anno scorso. Fino allo scorso ottobre, il calo registrato è stato di quasi l’un per cento e il trend su base annua proietta un dato finale che potrebbe aggirarsi intorno alle 559 mila tonnellate. Sempre secondo l’azienda municipalizzata di Napoli, tuttavia, un altro nodo da sciogliere riguarda il deposito di spazzatura proveniente dalle città limitrofe al capoluogo campano. Ci sono grandi città vicino a Napoli — spiega Daniele Fortini, ad di Asìa — che dal 2009 al 2010 sono passati ad una riduzione della produzione del rifiuto solido urbano del 20%. Certo, fanno la differenziata spinta. Ma la riduzione della spazzatura di casa come si giustifica? La crisi economica ha messo in ginocchio intere città virtuose? Noi, quasi ogni mattina, siamo costretti a raccogliere 140 tonnellate di rifiuti abbandonate durante la notte in una strada di collegamento periferico con i comuni vicini. Sui 1926 denunciati, l’anno scorso, per abbandono di rifiuti per strada, sa quanti sono stati i cittadini napoletani? Soltanto undici.
L’assessore all’ambiente della Campania, Giovanni Romano, attacca il Comune di Napoli e l’Asìa per le 1800 tonnellate giacenti sulle strade cittadine. Ma Asìa fa sapere che 81 suoi mezzi sono rimasti in coda davanti allo stir di Caivano, l’altra notte, con tempi di previsione di scarico di circa 28 ore. Con, ovviamente, un incremento vertiginoso dei costi. Così è accaduto a Chiaiano, dove, nelle ultime ore, sono stati respinti 32 autocompattatori di Napoli. Arbitrio e discrezionalità dei gestori degli impianti — confessano gli operatori dell’azienda di Napoli — impediscono che gli stessi stir e le discariche possano lavorare il doppio di quanto fanno. Insomma, il ciclo di smaltimento resta fragile. Ma il sospetto che di tanto in tanto qualcosa non vada per il verso giusto si fa sempre più largo. Dalla prossima settimana — annuncia l’assessore Romano — mille tonnellate di rifiuti campani prenderanno la strada del Lazio, dove saranno smaltiti in 4 o 5 giorni. E il governatore Stefano Caldoro ha confermato che Puglia, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche e Molise hanno offerto piena disponibilità ad accogliere una parte dei rifiuti dalla Campania. Siamo ancora alle intese. A Napoli la situazione è disperata, sebbene la quantità di monnezza non cresca in termini esponenziali come, invece, accade in provincia dove, in pochi giorni, si è passati da 9 mila a 11 mila tonnellate per strada. E le soluzioni, per ora, sono solo oggetto di trattativa tra Regioni e paesi scandinavi.

Fonte: CorriereDelMezzogiorno

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