Articoli relativi a ‘Nucleare’

Margherita Hack commenta il suo sì al nucleare

“Ci sono molte paure anche irrazionali: siamo circondati dalle centrali nucleari. Noi siamo costretti a comprare energia, anche nucleare. Dobbiamo pagarla agli altri perchè siamo completamente dipendenti dall’estero e, se ci fosse un disastro in uno di questi paesi noi avremmo tutti i danni senza averne i vantaggi. Quello per cui invece bisogna essere prudenti e’ stabilire bene modalita’ e luoghi dove mettere le scorie. Io sono un’ambientalista, so che l’energia nucleare inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere, a cui ricorriamo effettivamente visto che non disponiamo del nucleare. Essere a favore del nucleare da un punto di vista scientifico non vuol dire certo essere a favore di Berlusconi. Credo che intanto si dovrebbero sfruttare al massimo le energie rinnovabili, il solare, che e’ utilizzato piu’ dalla Svezia che dall’Italia, che e’ il paese del sole. Le rinnovabili non saranno sufficienti per i bisogni sempre crescenti dell’industria, quindi bisognerà per forza ricorrere al nucleare”.

Parla Margherita Hack, in un’intervista al ‘Riformista’, sottolineando il pericolo che corre l’Italia rimanendo legata ad altri paesi produttori di energia. Ricorda la prudenza per le scorie e per lo smaltimento, ma sottolinea che l’energia nucleare inquina molto meno rispetto allo sfruttamento di metano e carbone. Infine la temporaneità delle rinnovabili costringerà prima o poi l’Italia verso il nucleare.

Fonte: Liquida; Adnkronos

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New York Times: il solare costa meno del nucleare

Negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University.
Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare, spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover. Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora (12,3 centesimi di euro/kWh).
Il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse. Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da tre miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare ed eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.
I costi dell’energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l’aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell’Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell’Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.

Fonte: Corriere

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Nucleare: Ue, fumata nera su stress test, nessun accordo

Discussione continuerà il 19 e 20 Maggio a Praga

Nessun accordo sui criteri e le modalita’ degli stress test per i 143 impianti nucleari europei: gli esperti delle 27 autorita’ nazionali responsabili della sicurezza nucleare, riuniti a Bruxelles, ”hanno fatto progressi, ma non hanno raggiunto – ha riferito la Commissione Ue – nessuna decisione finale”. Il commissario Ue all’energia Gunter Oettinger ha deciso di riconvocare una nuova riunione del gruppo Ensreg il 19 e il 20 maggio a Praga.

La discussione tra i 27 stati membri – precisa la Commissione Ue – ”proseguira’ anche a livello tecnico”.

L’allungamento dei tempi non preoccupa piu’ di tanto Oettinger: ”il contenuto e’ piu’ importante della tabella di
marcia. L’opinione pubblica si aspetta stress test credibili per coprire una vasta gamma di rischi e di questioni di sicurezza. Ed e’ su questo che stiamo lavorando”, ha dichiarato il commissario tedesco, determinato a non mettere la sua firma sotto test di resistenza che non siano adeguati alle problematiche sollevate dal disastro nucleare giapponese.
In particolare, Oettinger ritiene che le 143 centrali nucleari europee debbano essere messe alla prova anche per far
fronte a rischi di attacchi terroristici, incluso l’eventualita’ di aerei kamikaze, sull’esempio dell’attacco alle Torri gemelle
dell’11 settembre 2001 a New York.

Oltre al rischio terrorista, il commissario chiede che i test di resistenza tengano conto anche dei rischi del fattore umano, delle catastrofi naturali e dell’eventualita’ di incidenti. Ma la determinazione del commissario si scontra con le
resistenze di molti paesi. La Francia, che ospita ben 55 centrali nucleari sul proprio territorio, e’ contraria in
particolare ad includere nei test gli attacchi aerei e terroristici.  I rischi dovuti ad attacchi terroristici e alla
possibile caduta (anche accidentale) di aerei su un reattore sono gia’ stati tenuti in conto da Bruxelles, a partire dall’11
settembre 2001, in tutti i casi di approvazione e finanziamento per nuove centrali nucleari.
Il loro inserimento negli standard comuni terrebbe quindi conto di una prassi gia’ seguita, ma si scontra con problemi
relativi alla sicurezza nazionale di ciascun stato membro.  Il vertice Ue del marzo scorso, che ha lanciato gli stress
test, non ha fissato una scadenza precisa per la loro attuazione. L’ambizione pero’ e’ di riuscire a raggiungere
l’accordo tra i 27 al Consiglio dei ministri dell’Energia, il 10 giugno prossimo a Lussemburgo.

 

Fonte: Ansa


 

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Nucleare: sondaggio, 3 italiani su 4 contrari all’atomo

Cresce la percentuale dei cittadini italiani contrari al nucleare, passata dal 71% prima della catastrofe giapponese al 75% attuale, pari a 3 italiani su 4.
Nel mondo il numero di contrari all’atomo e’ passato dal 32% nella situazione pre-catastrofe all’attuale 43%. E’ il risultato di un sondaggio della Doxa, che in Italia ha condotto 1000 interviste telefoniche su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 15 anni ed oltre, e da Win-Gallup International, il piu’ grande e storico network di istituti di ricerca indipendenti, che tra il 21 marzo e il 10 aprile 2011 ha intervistato un campione di oltre 34.000 individui in 47 paesi di tutto il mondo.
In Italia, dopo il disastro di Fukushima, la percentuale dei contrari al nucleare è cresciuta al 75% (+4%), i favorevoli sono il 24% (-4%) e gli indecisi 1%. Ma gli italiani si dicono preoccupati anche relativamente al “rischio prossimità”. Il 30% si direbbe “moltissimo preoccupato” da un incidente nucleare in Italia originato da un Paese vicino o lontano che ha delle centrali nucleari, il 30% “molto”. A costoro si aggiungono un 25% di mediamente preoccupati, mentre i non preoccupati sono il 15%. Il 51% del campione, poi, e’ in disaccordo con l’idea secondo cui le centrali nucleari piu’ vicine all’Italia sono opportunamente sicure contro il rischio d’incidenti.
Nel mondo in media il numero dei contrari al nucleare è passato al 43%, l’11% in piu’ rispetto al periodo precedente alla tragedia di Fukushima. E se i favorevoli al nucleare superavano del 25% i contrari, in seguito ai recenti avvenimenti tale differenza è scesa al 6%. La caduta più evidente è stata rilevata in Giappone, dove i favorevoli al nucleare sono passati dal 62% al 39%, mentre i contrari sono passati dal 28% al 47%. Negli Usa i contrari sono passati dal 37% pre-catastrofe all’attuale 44% (+7%). Anche in Francia si evidenzia un aumento dei contrari al nucleare che passano dal 33% pre-Fukushima all’attuale 41%. L’Austria è la nazione al mondo con la maggiore avversione al nucleare con il 90% di contrari, (+3%), subito seguito dalla Grecia 89% (+3%). Anche in Germania si è avuto un sensibile aumento dei contrari (dal 64% all’attuale 72%).

Fonte: Ansa

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Spot televisivi per convincere gli italiani sul nucleare!

La stretta di mano tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy consacra il ritorno dell’Italia tra i paesi favorevoli al nucleare, anche se il presidente del Consiglio ha riconosciuto la necessità di convincere l’opinione pubblica sulla sicurezza delle future centrali. La Francia vede nel nostro paese uno sbocco importante per la sua industria nucleare – con la costruzione di quattro centrali entro il 2030. Berlusconi sa però che gli italiani sono esitanti di fronte alla scelta del governo (3 italiani su 4 non vogliono centrali in casa) e ha ricordato che molte centrali francesi sono a ridosso delle Alpi e che un eventuale incidente, sia pur impensabile, avrebbe conseguenze anche da noi. Bisognerà in ogni caso far opera di persuasione per far passare la paura, magari con l’aiuto delle tv francesi e con le testimonianze di chi vive vicino agli impianti atomici. Secondo il presidente del Consiglio, abbiamo di fronte, in attesa che si aprano effettivamente i cantieri, un periodo di maturazione dell’opinione pubblica italiana. L’idea di mandare in onda spot televisivi di “informazione” è stata esternata da Berlusconi al termine dell’incontro bilaterale di Parigi con il presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy. Informazione tra virgolette, per ammissione dello stesso Berlusconi che ha annunciato una serie di interviste ai cittadini francesi che vivono felicemente a fianco di una centrale nucleare. Eppure, ha continuato, la decisione di ricominciare con il nucleare è doverosa. Eravamo un paese all’avanguardia in questo campo, Enrico Fermi era italiano, nel 1964 avevamo già una centrale atomica in funzione. Ma dopo l’abbandono del nucleare, ha aggiunto, in Italia l’energia viene pagata dai cittadini e dalle imprese circa il 30% in più di quel che pagano gli altri concittadini europei, il che ci mette in difficoltà per quel che riguarda la competitività delle imprese.

Fonte: LaRepubblica

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