Articoli relativi a ‘riciclo’

Legambiente, NAU! e gli occhiali in plastica riciclata

Il binomio tra NAU! prima insegna di ottica fast fashion monomarca italiana, e Legambiente ha dato vita agli innovativi occhiali in plastica riciclata al fine di sensibilizzare consumatori e opinione pubblica alle tematiche ambientali. Disponibili sia nella versione vista che in quella sole, gli occhiali ecologici per uomo e per donna sono realizzati con gli scarti delle normali produzioni di occhiali. L’iniziativa segna un ulteriore impegno della catena che  è diventata sponsor tecnico di Goletta Verde, il vascello ambientalista ambasciatore della salute dei mari da più di 20 anni. NAU! ha come obiettivo quello di proporre collezioni innovative ad alto livello ma con un prezzo ragionevole. Per far ciò, niente fronzoli ma sistemi diretti e semplicità di gestione.

Fonte: SoloStyle

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Londra: Jellyfish, il teatro costruito con rottami e materiali di scarto

 

Jellyfish (”Medusa”) è un teatro costruito nel cuore di Londra con scarti, rottami e materiale di risulta tra cui predominano 800 pallet, i bancali in legno che si usano nei magazzini e nei mercati per appoggiarvi la merce. E’ perfettamente a norma di legge (120 posti a sedere) e sarà inaugurato la settimana entrante, per una breve stagione. Lo stanno tirando su volontari e disoccupati: ma i biglietti si pagano. Giusto per rovesciare i normali processi economici: i rifiuti diventano qualcosa di utile, qualcosa che ha valore. Guardate le immagini. Il teatro nasce da un’idea di Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, due artisti tedeschi. Il progetto si chiama Oikos, che in greco antico significa “casa”: la radice comune di ecologia e economia. Oikos è anche il titolo di uno dei due spettacoli in cartellone. Il secondo è “Protozoa”. Tutti e due parlano di persone che ricostruiscono la loro vita dopo catastrofi politiche ed ambientali. Finita la stagione, il teatro verrà smantellato ed i suoi eterogenei componenti saranno avviati al riciclaggio: edifici del genere, pare, hanno una breve vita. Jellyfish ha un’essenziale struttura portante in acciaio: il resto è appunto di pallets, boccioni vuoti dell’acqua (un’intera parete), listelli di legno per pavimenti. Leggi la notizia sul Guardian

Fonte: Blogeko

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Ecco il MAI: modulo abitativo tecnologico

Dal lavoro congiunto tra CEii Trentino, Cnr-Ivalsa e Habitech, in collaborazione con circa 30 aziende artigiane trentine, nasce MAI (Modulo Abitativo Invalsa), prefabbricata in casa passiva legno ad elevato livello di modularità e sostenibilità. Si tratta di un modello di abitazione ecosostenibile al 100%, costituita da materiali riciclati rinnovabili il cui reperimento e produzione avviene entro un raggio limitato dal luogo d’origine. Il legno, naturalmente, proviene da foreste certificate di conifere.
La casa è composta da cinque moduli prefabbricati e trasportabili (superficie di 2,5×4 m per un’altezza di 3,5 m) che, insieme, formano un edificio di 33 metri quadrati. L’interno è composto da cinque vani: due stanze da letto, un bagno, una cucina, un soggiorno, totalmente arredati e completi di tutti i comfort ad alto risparmio energetico, a cui vanno aggiunte due terrazze esterne di 16 metri quadrati. Per quanto concerne poi gli aspetti tecnologici, la scelta dei progettisti di MAI è stata quella di adoperare un sistema integrato di solare termico in copertura ed un tetto verde, capace di controllare lo scarico a terra delle acque piovane, per coprire due dei cinque moduli. Gli involucri esterni delle pareti consentono di ottenere valori di trasmittanza e sfasamento termici pari a quelli di una casa passiva, eliminando completamente l’uso dei sistemi di riscaldamento tradizionali.
Il risparmio energetico è garantito da sistemi di controllo e gestione degli impianti meccanici e di illuminazione, oltre che da accorgimenti in fase di progetto. La resistenza al fuoco, infine, è garantita sia dall’uso di una facciata ventilata di tavole in legno con guaina traspirante impermeabile, sia da uno speciale rivestimento interno: tale combinazione consente la protezione totale degli strati di fibra di legno dagli agenti esterni.
Con questo sistema, fa notare con legittimo orgoglio il responsabile scientifico del progetto Ario Ceccotti, “una volta arrivati sul posto, non bisogna fare altro che avvitare dei bulloni… inoltre, è possibile costruire edifici di qualsiasi grandezza e forma architettonica”. Oltre al sistema a incastro, l’aspetto innovativo di ‘Mai’ è il ri-uso dei pannelli. La sua struttura portante (solai, pareti e coperture) è interamente realizzata con tavole di X-lam provenienti dalle prove effettuate nei quattro anni di studi in seno al progetto Sofie. Un vero e proprio ‘riciclo’, che rende questo edificio un prototipo dal design e dall’architettura estremamente curati, un concentrato di tecnologia, ricerca ed estetica. Tali peculiarità rendono per adesso MAI un’ottima testimonial adatta alla partecipazione ad eventi sulla sostenibilità ed un valido tester per indagini non invasive condotte da Cnr-Ivalsa: la strada per un abitare sostenibile è lunga ma credo che la direzione sia finalmente quella giusta.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Alice Leonardi e il design di recupero

Recupero, riciclo e creatività alla base del lavoro di Alice Leonardi, una giovanissima eco designer milanese che, affascinata dagli oggetti abbandonati, scartati, gettate via, decide di rivalorizzarli. Superando automatismi mentali che ci fanno associare ad ogni oggetto una determinata funzione, la giovane designer dà sfogo alla sua creatività realizzando lavori che sorprendono per la loro originalità.
E allora, ecco che scarti meccanici si trasformano in orologio e un classico gratta formaggio, soppiantato dai nuovi apparecchi elettronici, si trasforma in una lampada, la grattaluce per l’appunto. Le sperimentazioni, sempre legate al tema del riuso e riciclo di vecchi oggetti, avvengono presso LEALICI, un laboratorio artistico-artigianale alla continua ricerca di nuove forme e nuovi design. Lampade e oggetti di arredo hanno un grandissimo spazio all’interno del laboratorio… ce ne sono di tutti i tipi: pezzi unici, nati da incontri speciali tra scarti, e pezzi ripetibili, ovvero quelli con cui, come ama definire la stessa designer, la storia non è mai finita. Associare ad un oggetto una funzione diversa da quella a cui siamo solitamente abituati, fa sorridere, riflettere, sorprendere. Pensate ad esempio ad un imbuto attaccato al soffitto e un filo che lo attraversa con uno scolapasta all’altra estremità. Una fusione assurda? No! Un originalissimo lampadario che crea effetti di luce esclusivi. Ti piacciono i lavori di Alice Leonardi e vuoi vederne degli altri? Clicca qui.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Delft University: la scrivania fatta riciclando i libri

Quando la sostenibilità incontra design e tecnologia, il risultato non può che essere un’opera architettonica d’avanguardia. La Delft University of Technology, e più precisamente la biblioteca dell’ateneo, sulla scia delle ultime tendenze in fatto di recupero e riciclo creativo ne propone un esempio molto particolare: un front desk che poggia su una struttura fatta interamente di libri riciclati. A meno di un anno dal disastroso incendio che ha colpito l’edificio, comportando la perdita di buona parte dei volumi in dotazione, la nuova biblioteca ha aperto nuovamente le porte agli studenti offrendo loro una struttura completamente nuova, divertente e molto luminosa, unita a una ricca collezione di testi che hanno rimpiazzato quelli andati persi. Ad accogliere gli studenti all’ingresso c’è, appunto, il tavolo della reception che fa da padrone fra gli elementi architettonici inseriti nel nuovo edificio. Coloratissimo, realizzato in vetro e tomi assemblati con cura, questo gioiellino del design attesta l’amore della scuola per i libri e l’eco-architettura. Gli angoli, particolarmente solidi, conferiscono all’intera struttura la giusta stabilità mentre lo schema seguito per disporre i libri fa si che, da diverse angolazioni, sia possibile leggerne il dorso e conoscere il titolo del prezioso tassello. Un ripiano di vetro trasparente sovrasta volumi, giornali e riviste sottostanti, garantendo ulteriore solidità e conservazione nel tempo.
Dopo il distruttivo incendio che ha colpito l’intero edificio, l’apertura di uno spazio innovativo, luminoso e molto originale dove poter studiare si è rivelata una boccata d’aria fresca per i giovani aspiranti dottori. La nuova biblioteca include aree dedicate ai lavori di gruppo, postazioni internet e comode poltrone dove leggere in completo relax e un’intera collezione di libri tematici sull’eco-design e l’architettura sostenibile che, speriamo, possano ispirare altri progetti come la ‘libro-scrivania’.

Fonte: GreenMe

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L’impegno eco-sostenibile della Nike

La parola ecosostenibile non basta più. Né a molti consumatori, né alle aziende, che cercano strade sempre più sofisticate – e credibili – per essere rispettose dell’ambiente e per consegnare così alle generazioni future un pianeta in buone condizioni e non prosciugato dagli eccessi consumistici delle società occidentali.
Si inserisce in questo quadro l’iniziativa del colosso americano dell’abbigliamento sportivo Nike, che ha progettato – e rilasciato sul mercato – un innovativo software “open source”. Battezzato “Environmental apparel design tool“, il programma è nato con l’obiettivo di supportare le imprese che operano nel campo dell’abbigliamento per diminuire l’impiego di risorse naturali nella produzione di capi e prodotti. Il software fa parte del progetto Considered Design e metterlo a punto non è stata impresa semplice: ci sono voluti sette anni e un investimento di sei milioni di dollari.
Ma il risultato è che usando l’Environmental apparel design tool, i designer possono fare scelte in tempo reale che contribuiscono a diminuire sensibilmente l’impatto ambientale del loro lavoro. Ogni software però, come sanno sia gli sviluppatori sia gli utenti, è perfettibile e per questo Nike ha deciso di farne un programma “open source”.
Questo strumento è nato per aiutare i designer a porre in essere scelte sostenibili all’inizio del processo di creazione del prodotto – spiega Hannah Jones, vice presidente Nike Sustainable business and innovation –. Negli ultimi quattro anni ci ha permesso di creare prodotti con standard di sostenibilità innovativi. Rendendo fruibile il nostro tool vogliamo in primo luogo migliorarlo e al contempo speriamo di porre le basi per creare in futuro standard industriali globali, comuni a tutti i produttori, per far si che vengano adottati processi di progettazione che tutelino l’ambiente e vengano messi in vendita prodotti davvero ecosostenibili.
Le magliette da calcio Nike, indossate in occasione dei campionati del mondo in Sud Africa, sono un esempio di come l’Environmental apparel design tool sia stato d’aiuto per progettare le divise più ecologiche e tecnologicamente avanzate della storia del calcio, che sono state realizzate in poliestere riciclato al 100% grazie al riutilizzo di quasi 13 milioni di bottiglie in plastica, pari a circa 254 tonnellate di rifiuti altrimenti destinati alla discarica.
Soltanto nell’ultimo anno, Nike ha raddoppiato l’utilizzo di poliestere riciclato risparmiando complessivamente 82 milioni di bottiglie di plastica altrimenti destinate anch’esse alla discarica. Secondo i calcoli fatti da Nike, se tutti i produttori di abbigliamento si impegnassero a convertire almeno un terzo della loro produzione in poliestere riciclato, la domanda di questo materiale sarebbe maggiore rispetto alla produzione annuale di bottiglie in Pet, che non contribuirebbero quindi ad alimentare le discariche di rifiuti.
In aggiunta all’Environmental apparel design tool, Nike lancerà nel corso del 2011 il Footwear design tool, il Material assessment tool e il Water assessment tool, tutti programmi creati per ottimizzare l’uso di risorse. Impegni che si integrano con il recente lancio da parte di Nike di GreenXchange (GX), un mercato basato sul web dove le aziende possono collaborare e condividere brevetti e strumenti che possano condurre a nuovi modelli di business sostenibili e innovativi.
Il 2010 è stato per Nike – che controlla, tra gli altri, i marchi Converse e Cole Haan – un ottimo anno, specie considerando l’ancora incerto clima economico generale: nel primo trimestre fiscale 2011 (che per il calendario americano è finito il 31 agosto 2010), Nike ha avuto ricavi per 5,2 miliardi di dollari, in crescita dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2009 a cambi correnti e del 10% a cambi costanti. Ottima anche la redditività, con dividendi in crescita del 10% a 1,14 dollari per azione.

Fonte: Luxury24

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Bioedilizia: le piastrelle da soffitto nascono dalle bottiglie di plastica

Grazie ad una costante attività di ricerca, alla dedizione e al desiderio di sperimentare degli addetti ai lavori, la bioedilizia sta davvero facendo passi da gigante. L’obiettivo principale è di studiare e realizzare progetti che siano salutari sia per l’uomo che per l’ambiente, impiegando esclusivamente materiali atossici ed eco-compatibili. È questo il caso, ad esempio, di un prodotto proveniente dalla costa occidentale degli Stati Uniti: pannelli e piastrelle da soffitto derivati dal riciclo della plastica. A prima vista, sembrerebbe un po’ assurdo o, alla meglio, improbabile, riuscire a conciliare plastica e bioedilizia: e invece la soluzione escogitata da Ceilume, un’azienda californiana all’avanguardia nella produzione di rivestimenti per interni, ha smentito ogni possibile pregiudizio. L’azienda ha infatti lanciato una linea di piastrelle in un materiale innovativo, appositamente realizzato, testato e brevettato. Stiamo parlando di Ceilume-P40-Plus, un composto proviene per il 60% dal riciclo; di questa percentuale, ril 40% è rappresentata proprio da bottiglie di plastica destinate a finire in discarica. L’ innovativa collezione di piastrelle da soffitto ecosostenibili di Ceilume, Sustainable Ceiling Tiles, è attualmente disponibile in sei stili diversi. Oltre a provenire dal riciclo, le piastrelle sono a loro volta riciclabili. Sono poi semplici da installare, non avendo bisogno di trattamenti particolari. Tra le loro caratteristiche troviamo la proprietà di riflettere la luce, che consente di sfruttare al meglio l’illuminazione naturale e di risparmiare sia energia che costi di bolletta, e quella di non assorbire né umidità né cattivi odori. Per questo, e per il fatto di essere facilmente pulibili, le Sustainable Ceiling Tiles sono particolarmente indicate per i soffitti di bagni e cucine.Il Ceilume-P40-Plus, il materiale “inventato” dalla Ceilume per rendere ecologici e sostenibili i suoi pannelli e le sue piastrelle, è stato recentemente premiato ai Bloom Awards dell’American Society of Interior Design, nella categoria dei materiali innovativi.

Fonte: Greenme

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Bulb box: progetto promosso da Ikea, Ecolight e Wwf per il riciclo delle lampadine a risparmio energetico

È possibile compiere un passo in più per aiutare l’ambiente grazie alla Bulb box Ikea che contribuisce al corretto riciclo e recupero delle lampadine a risparmio energetico esauste.
Il progetto è stato ideato e promosso da Ikea, Wwf Italia e dal consorzio Raee Ecolight.
Presso tutti i 18 punti vendita Ikea in Italia è possibile ritirare la Bulb box, una semplice scatola dove raccogliere le lampadine a basso consumo che ormai non funzionano più e riconsegnarla nei negozi.
Un gesto semplice che produrrà almeno tre vantaggi: le lampadine a risparmio energetico così raccolte saranno avviate verso un corretto percorso di smaltimento e recupero dal consorzio Ecolight; per ogni scatola consegnata, Ikea donerà al Wwf un euro per i suoi progetti di conservazione e, infine, in cambio della Bulb box ai clienti IKEA Family verrà dato un buono per una confezione di tre lampadine a basso consumo “Sparsam E27” da 11W.
L’obiettivo è raccogliere almeno la metà delle scatole che sono in distribuzione, precisa in una nota Riccardo Giordano, environmental manager di Ikea Italia. Che significa, riciclare oltre 100mila lampadine evitando così la dispersione nell’ambiente di una quota significativa di sostanze inquinanti pericolose come mercurio e polveri fluorescenti, ma anche permettendo il recupero di quasi 7 tonnellate di vetro.
L’iniziativa, la prima in Italia di questo genere, è già stata proposta con successo in Norvegia.
Vogliamo fare un altro passo avanti nell’attenzione per l’ambiente – prosegue Giordano – stimolare i nostri clienti a recuperare correttamente le lampadine a risparmio energetico. E stimolare, nel contempo, all’uso di lampadine che consumano l’80% in meno delle tradizionali lampadine a incandescenza e hanno una durata circa dieci volte superiore. Secondo la normativa le lampadine a risparmio energetico sono a tutti gli effetti dei Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Contrariamente alle tradizionali lampadine a incandescenza quelle a risparmio energetico devono essere trattate con attenzione: per il loro contenuto di mercurio -in media ne hanno un milligrammo, ma tanto basta a contaminare 4mila litri d’acqua-, sono classificate come rifiuti pericolosi, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio che si occupa della gestione e dello smaltimento dei Raee che ritirerà la lampadine esauste raccolte. Un loro corretto trattamento permette non solamente di smaltire le componenti inquinanti, ma anche di recuperare vetro che viene riutilizzato, per esempio, nella creazione di oggetti in vetro, nuove lampadine, ma anche piastrelle. L’anno scorso, in Italia, sono state raccolte più di 900 tonnellate tra lampadine a risparmio energetico e neon. Nei soli primi sei mesi di quest’anno, la raccolta sta raggiungendo le 1.400 tonnellate, facendo così presagire almeno un raddoppio rispetto al 2009. Per il Wwf si tratta di un’iniziativa che va nel percorso di sensibilizzazione dei cittadini su un corretto uso dell’energia e smaltimento dei rifiuti. Con un semplice ed efficace gesto si può contribuire in prima persona a ridurre le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici ed evitare la dispersione di sostanze tossiche dell’ambiente causate da un non corretto smaltimento delle lampade fluorescenti compatte. Il Wwf ricorda che ormai siamo in piena fase di transizione nell’uso delle vecchie lampadine a incandescenza in virtù della normativa europea che ha sancito la progressiva messa al bando delle vecchie lampade a incandescenza: già oggi sono fuori mercato quelle con potenza da 100 e da 75 watt , entro il 2011 toccherà a quelle 60W e da settembre 2012 tutte le altre di inferiore potenza.
L’Unione Europea, attraverso l’eliminazione delle lampade inefficienti, conta nel 2020 di arrivare a risparmiare, nel solo settore domestico, circa 39 miliardi di kWh all’anno (rispetto ai consumi stimati per quella data) e questo eviterà l’emissione di oltre 15 milioni di tonnellate di CO2.

Fonte: LaStampa

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Studioata e il progetto “Riluci”: lampade sostenibili da vecchie insegne

Studioata, studio di architettura torinese impegnato nel campo delle costruzioni, della grafica e del design ha ideato un sistema per riciclare le insegne dei negozi, continuamente sostituite e conferite in discarica.
Un’insegna assume un valore storico e affettivo, ricorda momenti ed emozioni vissuti in un paese, un quartiere o una città e sostituirla significa sradicarla dal suo contesto e allontanare gli abitanti dai ricordi ad essa collegati.
Studioata le fa  rivivere, trasformandole in corpi illuminanti e pezzi unici di design, con qualche modifica in chiave sostenibile, le vecchie lettere delle insegne diventano lampade, abatjour, luci d’arredo. Il progetto è stato intitolato Riluci: le vecchie insegne faranno luce di nuovo e saranno il simbolo di una nuova vita, all’insegna della sostenibilità ambientale.

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Design 4: la Tennis Ball Chair

Il designer Hugh Hayden, ha interpretato l’eco-design in termini di riciclo, e lo ha fatto in un modo davvero curioso: riciclando palline da tennis!
Una poltrona realizzata interamente con palline da tennis (297 in totale) è l’ultima novità dell’eco-design. Dal colore sgargiante e allegro, una volta usate e pronte per essere gettate via, le palline da tennis, un po’ più morbide per via dell’utilizzo, si assemblano per diventare una comoda poltrona. L’impatto ambientale della sedia è bassissimo per due motivi: è prodotta semplicemente assemblando materiali destinati alla discarica e le palline da tennis che la compongono sono caratterizzate da una grande durabilità. Leggi anche: Breathing chair; Mozzarella chair; Node chair.
Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

 

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Packaging Spoonlidz: il cucchiaio del futuro!

La società americana Spoonlidz ha brevettato un packaging con un particolare coperchio-cucchiaio: stacca, ripiega e mangia! Spoonlidz è un packaging ideale per cibi al cucchiaio (gelati, yogurt, creme, formaggi freschi) ottimo per spuntini o pranzi veloci. Rimosso dal barattolino il coperchio di cartone, basta staccare la linguetta (ripiegata sotto il coperchio stesso) e piegare a mezza luna la parte circolare per creare il manico e formare così il pratico cucchiaino. Sistema comodo e assolutamente igienico, il cucchiaino è  ripiegato sotto il coperchio, in modo da preservare la parte che entrerà a contatto con il cibo. Spoonlidz biodegradabile, realizzato interamente in cartone riciclato ricoperto con un sottilissimo strato di cera naturale (per evitare il contatto diretto del cartone col prodotto). Ovviamente il sistema può essere integrato su qualsiasi prodotto o packaging con costi finali estremamente bassi o nulli. Spoonlidz è eco friendly, economico ed ideale per i prodotti mordi e fuggi, un modo per sostituire i cucchiai di plastica riducendo notevolmente l’impatto ambientale. Guarda il video.

Fonte: Architettura&Design

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Ekokook: la cucina che ricicla tutto quello che avanza

Lo spreco trasformato in risorsa. Ogni residuo, considerato in passato un problema perché generatore di gas tossici dannosi per l’ambiente e per l’uomo, diventerà parte fondamentale di un processo di riciclaggio che punta a riutilizzare tutto. Questa la tesi da cui sono partiti, quasi dieci anni fa, i designer di Faltazi lab e che ha portato alla creazione di Ekokook, la rivoluzione francese della cucina. Struttura a isola, ecocompatibile, predisposta per ridurre i consumi, preparare cibi sani e mettere in pratica forme di stoccaggio intelligente, permette la produzione stessa di energia. La parte inferiore è progettata in modo da compattare e pressare i rifiuti solidi (assemblati attraverso la raccolta differenziata), mentre quelli organici vengono trasformati in concime. Il frigorifero è dotato di compartimenti stagni che evitano di disperdere energia e l’acqua viene utilizzata sia per cucinare che annaffiare le piante, mentre quella filtrata è impiegata nel forno a vapore e nella lavastoviglie. Molti vorrebbero fare la raccolta differenziata, ma spesso si scoraggiano di fronte alla difficoltà di doversi ricordare il colore di ogni materiale e all’inevitabile confusione che ne segue. Verde per il vetro, blu per la plastica, rosso per qualcos’altro. Questa nuova cucina ha un disegno su ogni sportello, semplice ed esplicativo che ricorda all’aspirante ambientalista cosa fare affinché si completi l’iter del riciclaggio. Un progetto complesso che ha come obiettivo quello di raggiungere l’autosufficienza energetica in casa e soprattutto in cucina.

Il nostro progetto è basato su quattro elementi essenziali – fanno sapere dal laboratorio – gestione degli sprechi, salute in cucina, riduzione del consumo energetico e stoccaggio intelligente. Ci concentriamo sui materiali che si trovano tra l’abitazione e le risorse esterne: ogni muro, balcone, finestra, porta o persiana può essere utilizzata come supporto per un’installazione ecocompatibile. Ogni installazione che interagisce con elementi esterni (lo scarico del lavandino, il secchio della spazzatura, etc.) è in grado di produrre un eco-beneficio immediato. Tutta l’aria, l’acqua, il vento e il sole che raggiungono la casa devono essere viste come preziose risorse da catturare e usare.

Fonte: Luxury24_Ilsole24ore

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Savno: l’ecoedificio costruito con i rifiuti

A Conegliano Veneto, il nuovo edificio della Savno, azienda pubblica addetta ai Servizi Ambientali del Veneto Nord Orientale è costruito, ad eccezione delle strutture portanti in cemento armato, interamente con materiali riciclati e riciclabili. L’intento è quello di diffondere presso la collettività la cultura del recupero e del riuso, e di illustrare concretamente i risultati che si possono ottenere attraverso il reimpiego delle risorse nei processi produttivi che danno nuova vita ai materiali. Al fine di ridurre i consumi energetici, l’edificio è stato progettato in modo da risultare un involucro semplice e compatto per ridurre ogni dispersione di calore. Un impianto geotermico, le cui sonde scendono per circa 150 metri sotto il suolo, garantisce il riscaldamento e il raffrescamento dell’edificio ad emissioni zero attraverso l’energia fornita dall’accumulo della massa terrestre con un notevole risparmio rispetto ai sistemi tradizionali. Oltre a ciò, per ridurre l’impatto termico ed ambientale, sul tetto dell’edificio è stato realizzato un giardino pensile utilizzando anche il compost proveniente dalla raccolta differenziata che, oltre a concorrere al raggiungimento di elevati standard per quanto attiene ad esempio l’isolamento termico, la climatizzazione e la regimentazione delle acque piovane, consente di creare un tassello della rete di connessione ecologica necessaria per ricucire il sistema delle aree verdi urbane che si fa sempre più frammentato.
L’acqua piovana raccolta sul tetto, una volta filtrata e depurata, è utilizzata al 70% per gli scarichi w.c., mentre il rimanente 30% viene utilizzato per bagnare il giardino pensile, mantenendo così costanti le caratteristiche di isolamento termoacustico dello stesso. Particolare cura è stata riposta anche nella progettazione degli interni che, in linea con i criteri di costruzione dell’intero edificio, sono stati pensati con caratteristiche e materiali ecologici e “poveri” nel senso di un uso ordinario ma che valorizza le specificità degli stessi. La scelta dei materiali, dei decori e dell’arredamento segue infatti scrupolosi “criteri ambientali” ed ha la funzione di trasmettere un preciso messaggio di ecosostenibilità. Un esempio eccezionale di come si può vivere secondo natura. Approfondisci qui.

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Antonio Diana: ambientalista dell’anno

Ha ottenuto oltre un terzo dei voti inviati dai lettori de La Nuova Ecologia e rappresenta la Campania che ce la fa: il Premio Ambientalista dell’anno 2010, assegnato da Legambiente alle persone che svolgono un ruolo importante nella tutela del territorio, è stato vinto da Antonio Diana, l’imprenditore casertano che con il suo impegno nel recupero e nel riciclo della plastica, è riuscito a portare occupazione e qualità ambientale nel territorio campano, proprio nel settore dei rifiuti.  Anche quest’anno, come nelle precedenti edizioni, il vincitore è stato scelto attraverso il voto popolare tra un gruppo di candidati selezionati preliminarmente dalla giuria di esperti presieduta da Alberto Fiorillo (portavoce Legambiente) e composta da Giuseppe Onufrio di Greenpeace, dalla giornalista tv Tessa Gelisio, da Filippo Solibello, conduttore di Caterpillar, dal giornalista Toni Mira di Avvenire e dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
La premiazione, per l’attinenza tra il vincitore e la tematica dell’incontro, ha avuto luogo questa mattina ad Avellino nell’ambito della presentazione di “Comuni ricicloni Campania”, l’iniziativa che segnala le realtà territoriali che hanno saputo affrontare e vincere, attraverso diverse buone pratiche, la sfida della gestione dei rifiuti. 
Antonio Diana è il fondatore e l’amministratore delegato della Erreplast di Caserta, azienda che si occupa del recupero di materie plastiche da reinserire nel ciclo industriale. Fondata nel ’99 dai fratelli Diana per riprendere la strada avviata dal padre Mario, oggi questa realtà industriale rappresenta la più grande piattaforma integrata di recupero e riciclo di plastica con una capacità di trattamento di 80.000 tonnellate di rifiuti. L’imprenditore ha avuto il merito di dimostrare che si può fare impresa in maniera seria e coerente a Caserta come a Milano e che un’Italia diversa è possibile, nonostante le pressioni della criminalità organizzata.
E’ significativo – ha dichiarato Marco Fratoddi, direttore de La Nuova Ecologia – che nel mezzo dell’ennesima emergenza rifiuti in Campania, il voto popolare abbia premiato un imprenditore della green economy che ha contrapposto l’innovazione alla crisi e che ha realizzato il suo progetto senza compromessi, coniugando trasparenza e qualità ambientale, in un territorio difficile come quello campano. Sul podio, con Diana, il secondo e il terzo classificato: al secondo posto, con 372 voti, si è piazzato Giorgio Crepaldi, portavoce di un comitato cittadino che si batte contro la costruzione di una centrale a carbone; al terzo, con un distacco di poche preferenze, le sei protagoniste del film “Donne contro l’Ilva”, diretto da Valentina D’Amico, che racconta la storia vera di sei attiviste impegnate contro lo strapotere dell’acciaieria tarantina.  A seguire, il sindaco di Capo Rizzuto Carla Girasole, impegnata contro l’abusivismo edilizio, il magistrato Mario Spagnuolo, per la sua forte azione di contrasto alla criminalità organizzata calabrese e al malaffare del cemento e l’immigrato afgano Yassouf Amini, un giovane rifugiato politico che con la sua storia ha dimostrato come l’ambientalismo possa diventare una forma d’integrazione per i cittadini.

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Carpisa e la “Green Revolution”

Dal 6 al 27 marzo Carpisa lancia la sua Green Revolution, iniziativa per il recupero e il riciclo di materiali utili delle borse vecchie. Basta consegnare borse vecchie e malandate nel negozio Carpisa più vicino per contribuire a un corretto smaltimento e per ricevere in cambio una eco-shopper. Green Revolution è anche una campagna e un catalogo: Carpisa ha realizzato con materiali riciclati e riciclabili alcune linee di borse e accessori della prossima collezione primavera/estate. I costumi, realizzati dalla designer Silvia Aymonin, sono stati realizzati utilizzando il tyvek, materiale traspirante, completamente riciclabile e privo di sostanze tossiche. I dettagli sono stati impreziositi da materiali di riciclo – bottiglie, latte, giornali – disegnato dall’artista Roxy in the box . Per informazioni, visita il sito di Carpisa

Fonte: MarieClaire

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Le maglie dei Mondiali di calcio 2010 sono ecosostenibili

A Londra le nuove maglie dei mondiali di calcio che partiranno il prossimo 11 Giugno in Sudafrica saranno ecosostenibili: ognuna prodotta dal riciclo di 8 bottiglie di plastica. Il processo, che prevede il prelievo delle bottiglie dalle discariche giapponesi e taiwanesi e la produzione di filati poi convertiti in tessuto, oltre a risparmiare sulle materie prime permette di ridurre il consumo di energia fino al 30% rispetto alla produzione con poliestere vergine. Sono state finora mostrate la maglia del Brasile, quella della nazionale Inglese, del Portogallo, Olanda, Usa, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Serbia e Slovenia. L’iniziativa è considerevole soprattutto in considerazione della gran risonanza che uno sport come il calcio ha nel mondo. Pensate solo a quante persone interessate al calcio, giungerà la notizia!

Fonte: AcquistiVerdi

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