Articoli relativi a ‘Rimini’

L’ex Colonia Novarese di Rimini

Tutta la costa Romagnola da Ravenna fino a Cattolica, durante il ventennio fascista, diviene uno tra i luoghi più accreditati per la costruzione di colonie per bambini, per le federazioni fasciste del nord-Italia. Il timore che la presenza di colonie marine, possa costituire un freno, alla costruzione di ville e pensioni e svalutare gli arenili e i fabbricati limitrofi esistenti, spinge i maggiori Comuni della riviera a confinarle in aree periferiche del proprio territorio, datata 1934, la colonia novarese di Rimini venne costruita in 120 giorni. La costruzione originale e razionale, con la sua sagoma simile ad un transatlantico, consta dopo le modifiche di 5 livelli fuori terra. La lunghezza del fabbricato è di 117 metri, ed era capace di contenere 1200 persone. Al centro del prospetto sorge come elemento distintivo, una torre littoria dell’altezza di circa 30 metri, sulla quale erano apposti tre fari: nelle tonALITà DEL verde, il bianco ed il rosso, visibili a distanza. La colonia di Rimini era fornita di tutti i servizi necessari e dei più moderni sistemi tecnici, era dotata di palestra, aveva un arenile proprio, nonché un terreno annesso di circa 37.000 mq. Vista la distanza dalla stazione di Rimini, per facilitare lo sbarco dei bimbi, si era ottenuta dal Comune una fermata del treno, speciale. L’arredamento completo della colonia, era stato curato in modo particolare, al fine di non far assumere l’aspetto monotono di una casa di cura. Dal 1937, il complesso fu dotato di un padiglione infermeria anch’esso completamente autonomo. Ad oggi la costruzione è stata completamente lasciata a se stessa, nonostante costituisca assieme a molte altre colonie della Provincia di Rimini, un pezzo di storia del nostro paese.

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Servizio video Chiara Vannoni

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Sferisterio riminese (1816): ciò che ne resta

Lo sferisterio di Rimini, cominciato nell’ottobre del 1815, fu terminato nel giugno dell’anno seguente e inaugurato il 24 giugno 1816 con una partita fra locali e noti giocatori forestieri. Nell’Ottocento lo sport di gran lunga più popolare era il gioco del pallone, che – a dispetto del nome – niente ha a che spartire col calcio attuale. Si giocava con una coriacea palla di cuoio e nodosi bracciali di legno ricoperti di aculei, in quattro contro quattro. Gli sferisteri dove si disputavano le partite, erano muniti, da un lato, di un altissimo muro di mattoni, contro cui si faceva rimbalzare la palla. In questo secondo dopoguerra è stata fatta piazza pulita dei generosi doni di Angelo Antimi, abbattendo improvvidamente lo sferisterio e radendo al suolo Villa Sartoni col suo parco, per costruirvi proprio il Palazzetto dello Sport. A Rimini dell’antico sferisterio resta solo un portale coperto d’edera, che fu murato nel secondo dopoguerra e si trova tuttora in Via Massimo D’Azeglio.

Servizio di Chiara Vannoni.

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La Fonte Sacramora a Rimini

Elemento caratteristico di Viserba sono le sorgenti naturali d’acqua provenienti da falde acquifere del sottosuolo, una delle quali ha preso il nome di Sacramora. La Fonte, di antica origine e simbolo del territorio versa attualmente in uno stato di abbandono e degrado che non merita. Il video a documentazione della situazione attuale.

Una leggenda risalente al Medioevo fa risalire il nome Viserba a “fundus viserbae” derivato dal latino dell’epoca da “via acerba” ovvero strada arida, acerba. Tale nome si fa risalire ad un’antica leggenda, in cui si narra del ritrovamento avvenuto tra l’anno 961 e 973 nel mare Adriatico di un arca marmorea contenente il corpo di un martire. Il martire reo di essere confessore di Cristo, venne chiuso nell’arca con alcuni serpenti e sassi arenari, infine gettato in mare. Il luogo del ritrovamento del martire prese il nome di Sacramora, ovvero “fermata sacra”. In questa zona, all’epoca paludosa, delle pozze di acqua davano origine a fonti sorgive dal sottosuolo, una di queste pozze prese così il nome di Sacramora, le cui acque ancora oggi sono ritenute salutari e diuretiche. Fonte: EdicolaWeb.net

Video realizzato da Chiara Vannoni.

Approfondisci su: ChiamamiCittà; ComunediRimini

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Rimini: “Biodiversiamoci”, terza edizione di Ambiente Festival, dal 29 ottobre

Nel cuore di Rimini dal 29 ottobre al 7 novembre 2010 si rinnova l’appuntamento della città con Biodiversiamoci, terza edizione di AmbienteFestival.
Dieci giorni di incontri, spettacoli, presentazioni, mostre, eventi e laboratori che coinvolgeranno e contageranno tutta la società civile, avvolgendo la città di verde biodiverso, per dare corpo a una sostenibilità a portata di mano, concreta e praticabile. Promosso dall’Amministrazione Comunale di Rimini, Assessorato alle Politiche Ambientali ed Energetiche, in collaborazione con RiminiFiera – di cui affianca e completa la manifestazione Ecomondo, punto di riferimento internazionale per le tecnologie “verdi” – con una nutrita schiera di partner privati e istituzionali, con il patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini e dell’Università di Bologna, AmbienteFestival nasce come iniziativa di divulgazione popolare, la prima in Italia basata su una filosofia di progettazione partecipata people to people.
Per diffondere una nuova cultura dell’ambiente, più consapevole e incentrata sulla responsabilità diretta di cittadini, imprese, istituzioni e associazioni per uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. Il 2010 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Biodiversità e Ambiente Festival quest’anno sarà imperniato sul binomio Biodiversità ed Energie sostenibili. La biodiversità garantisce la base stessa della vita biologica per ogni abitante della Terra, e sulla questione energetica si basa lo sviluppo e la sopravvivenza delle società contemporanee e future.
Il programma, definito anche in modo partecipato con il coinvolgimento dei principali stakeholders sul territorio, si svilupperà attraverso quattro filoni: Mostre e spettacoli, per “animare festosamente”, Incontri, convegni e presentazioni, per “ascoltare facilmente”, Laboratori ed educational dedicati ai ragazzi e alle scuole, per “apprendere fattivamente”, e Voci del territorio. Con convegni nazionali, spettacoli teatrali e happenings artistici, talk show, mostre a tema ri-uso e re-design, eventi in piazza, degustazioni a km.0, incontri e dibattiti, presentazione di libri, educationals e laboratori per giovani e adulti, “Boutique etica” e spazi dove le aziende sostenibili, i produttori ecocompatibili, l’associazionismo per l’ambiente e gli enti locali “virtuosi” incontreranno la società civile. Più di cento eventi che trasformeranno Rimini per dieci giorni in un punto di riferimento nazionale delle tematiche ambientali.

Fonte: EdilPortale

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L’ex Colonia Murri di Bellariva (RN)

L’intero complesso della colonia Murri, realizzato dalle Opere Pie di Bologna ed Imola nel 1911, è intitolato al famoso patologo dell’Università di Bologna Augusto Murri morto nel 1932, fu utilizzato fra le due Guerre Mondiali per ospitare e curare i bambini affetti di scofolosi, più tardi ospitando semplicemente bambini poveri. Con la battaglia di sfondamento della linea gotica, l’edificio subì forti danneggiamenti, ma essendo la colonia vincolata ai Beni Architettonici ed Ambientalisti, rimase per anni un buco nero nella zona di Bellariva.

Negli anni, diverse sono state le delibere del Comune atte a ridare vita all’area, nel 1991 si costituì il diritto di superficie nei confronti di Rimini and Rimini Spa. A seguito negli anni 1993 e 1994, nel 2002, nel 2006 , 2007 e nel marzo 2008. Ad oggi, nell’ultima delibera datata settembre 2010, viene ridefinito il progetto di riqualificazione e il diritto di superficie per 90 anni nei confronti della Rimini and Rimini Spa, al termine dei quali tutte le opere torneranno in possesso dell’Amministrazione comunale.

Interviene il sindaco Alberto Ravaioli: “Si tratta di una proposta che in attuazione dell’Accordo di programma riguarda sia l’area della ex Murri, sia l’area di Mediterranea, sia l’area Ceschina, che prevede il rifacimento di piazzale Gondar, una rotatoria in prossimità di via Portofino, il rifacimento di via Portofino fino al sottopasso – conclude il sindaco -. Sono previste inoltre opere idrauliche, compresa la vasca di laminazione, e la riqualificazione di tutta l’area verde della Murri e di Mediterranea, del piazzale della Chiesa di Bellariva, di superfici pubbliche in area Ceschina, nonché oltre 1700 parcheggi in parte interrati, in parte a raso, in parte sopraelevati, a disponibilità sia del pubblico, sia del privato. Nel frattempo è stato portato a conclusione il procedimento per la realizzazione, attraverso project financing, del sistema di parcheggi sul lungomare”.

Servizio video Chiara Vannoni.

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L’ex Convento San Francesco a Rimini

Di quello che fu il convento di San Francesco a Rimini oggi resta ben poco. Situato in via IV Novembre, proprio dietro  il Tempio Malatestiano di Rimini, il primo chiostro risale al 1330. Con il passare del tempo alcuni locali del convento, soprattutto il refettorio e la sala capitolare, furono arricchiti da affreschi di noti pittori riminesi; alcuni sono stati attribuiti a Giotto. La presenza dei francescani, con il passare dei secoli, fu messa in particolare evidenza dalla biblioteca cui fece seguito una intensa attività libraria riminese dopo il 1430 e prima del 1452, quando viene aperta la biblioteca di Cesena. Chiesa e convento sono stati distrutti in buona parte dai bombardamenti dell’ultima guerra, ad oggi ciò che resta dell’antico convento San Francesco sono le mura di cinta che delimitano la struttura di cui rimane solo il ricordo, sotto gli occhi di tutti nel pieno centro di Rimini.

Servizio Chiara Vannoni.

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L’Anfiteatro Romano a Rimini

L’Anfiteatro Romano di Rimini costituisce con l’arco d’Augusto e il ponte di Tiberio il terzo fra i grandi monumenti romani del Riminese. Sorge all’angolo est-nord-est della vecchia città romana. Eretto probabilmente nel II sec. d.C., oggi non rimangono che poche vestigia di quello che fu uno dei maggiori anfiteatri dell’Emilia Romagna. La sua funzione di luogo per combattimenti gladiatori non resistette a lungo. Già nel tardo impero l’anfiteatro fu incorporato nelle mura che venivano erette per resistere alle sempre più minacciose invasioni dei barbari e assunse una funzione militare di struttura adattata a forte. La facciata esterna che fronteggiava il mare ebbe chiuse le arcate per un fronte di ben 63 metri[1]. Non era peraltro questa una novità se ricordiamo come l’anfiteatro castrense di Roma sia stato inglobato nelle mura aureliane.

L’altra funzione, sorte tristemente comune a quella di tanti monumenti dell’antichità romana, fu quella di “cava” di pietre e laterizi ben squadrati, ottimi, in tempi di ristrettezze economiche, per la costruzione di altri edifici

Persa la funzione ludica, e non essendo costantemente necessarie le funzioni di difesa, l’anfiteatro, la cui struttura chiusa e massiccia era singolarmente adatta, divenne anche sede del lazzaretto. In epoca medievale, il grande edificio era già ridotto a un immane cumulo di rovine, circondato da terreni abbandonati e, se non incolti, limitati a poveri orti. Nel 1843, per opera dello storico della città Luigi Tonini (1807-1874) i resti della costruzione furono nuovamente riportati parzialmente alla luce. Cento anni dopo, durante la Seconda guerra mondiale Rimini subì pesanti bombardamenti e gravissimi danni; l’area dell’anfiteatro fu destinata a deposito di macerie.

Servizio Chiara Vannoni.

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Edicola del VII secolo, complesso S.Girolamo di Rimini

L’Oratorio di San Girolamo a Rimini, andato distrutto nel bombardamento del 24 marzo 1944, fu costruito negli anni 1626-38 sul luogo del quattrocentesco oratorio di San Primo, grazie alle offerte degli aggregati della confraternita.Ad oggi una delle poche cose rimaste dell’antico oratorio è l’edicola. Compresa nel complesso del San Girolamo, posizionata sul retro e forse per questo dimenticata. Si tratta di una antica edicola del VII secolo ad oggi affacciata su un parcheggio retrostante il San Girolamo.

Servizio Chiara Vannoni.

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L’antico Palazzo Lettimi a Rimini

Palazzo Lettimi rientra sicuramente tra le maggiori perdite che la seconda guerra mondiale ha arrecato al patrimonio storico artistico di Rimini, che costituiva uno dei pochissimi palazzi nobili di epoca rinascimentale della provincia. Il vuoto che ha lasciato la distruzione di palazzo Lettimi non è solo visiva, ma anche culturale: la storia del palazzo costituisce infatti una pagina importante delle vicende riminesi che con la scomparsa dell’edificio vanno recuperate dalle nebbie della storia. Questo video a testimonianza della attuale situazione in cui versa l’edificio cinquecentesco.

Servizio di Chiara Vannoni.

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